Ultimissime

 

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili chiede a Presidente Repubblica di conferire Medaglia d’oro alla memoria per il giovane turista eroe morto domenica a Cetraro, in Calabria, dopo aver salvato due bambine che stavano annegando 

 

 

Cetraro

Una Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per “il gesto eroico del giovane turista salernitano, Gianluca Sirica, che domenica scorsa nel mare di Cetraro, in Calabria, ha perso la vita per salvare due bambine che stavano annegando”. E’ quanto chiede il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, al Capo dello Stato, per, afferma, “non  dimenticare e onorare, invece, degnamente questo valoroso cittadino morto per un gesto di coraggio e eroismo”. “L’Italia è un Paese che dimentica troppo facilmente e non sa onorare i suoi eroi. Non è giusto. Chi ha sacrificato la propria vita per gesti di coraggio e eroismo non deve essere dimenticato ma ricordato e onorato degnamente. Con il conferimento della Medaglia d’oro alla memoria da parte del Presidente della Repubblica. E’ quello che chiediamo per questo giovane turista salernitano, Sirica, morto dopo aver salvato, domenica nel mare di Cetraro, due bambine che stavano annegando. Un gesto straordinario di un giovane che ha rischiato, e purtroppo perso, la vita, buttandosi in mare, per salvare due bambini, pur consapevole di non saper nuotare. Un atto che non può essere assolutamente dimenticato. Tre anni fa Diritti Civili ha chiesto e ottenuto dal Quirinale la medaglia d’oro per altri sette eroi, che persero la vita nell’adempimento del proprio dovere e per salvare altre vite umane. Nel 2007 vincemmo la battaglia per ricordare e onorare degnamente sette eroi (tra cui due valorosi calabresi, la guardia giurata Luigi Rende di Reggio Calabria e il giovane caporale di Lappano, Eugenio Nigro), morti tutti durante l’estate di tre anni fa. Dopo le istanze di Diritti Civili, la Medaglia d’oro venne infatti conferita al manovale bosniaco Dragan Cigan, morto nel mare di Jesolo, dopo aver salvato due fratellini trevigiani che stavano annegando; al pilota emiliano dell’aereo canadair della Protezione Civile, Andrea Golfera, deceduto in Abruzzo mentre coraggiosamente tentava di spegnere un rogo; al giovane vigilante calabrese Luigi Rende, rimasto ucciso a Reggio Calabria, mentre si opponeva con coraggio ad una banda di rapinatori; ai due coraggiosi piloti campani Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone, volontari dell’Associazione “Humanitas”, che precipitando, e perdendo la vita, con il loro elicottero antincendio a Marina di Camerota, in provincia di Salerno, scongiurarono una strage, evitando, con un atto di eroismo, di abbattersi sui numerosi turisti presenti in quel momento sulla spiaggia; al coraggioso caporale calabrese Eugenio Nigro, morto mentre cercava di spegnere un incendio che minacciava il suo piccolo paese di Lappano, alle porte di Cosenza; al giovane eroe pugliese Pietro Maggiolini che perse la vita dopo aver eroicamente salvato tre giovani amiche che stavano annegando nel mare di Palinuro (Sa)”.

 

28 luglio 2010

                                                                                                            

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Costi politica e sacrifici calabresi. Corbelli chiede a Consiglio regionale di tagliare indennità-scandalo, di piu' addirittura di quelle di Sarkozy e Zapatero!

 

 

Catanzaro

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo il taglio delle indennità dei deputati (meno 1000 euro netti al mese) denuncia “lo scandalo della mancata riduzione della ricchissima indennità dei consiglieri, assessori regionali calabresi e dei due presidenti, Consiglio e Giunta, che percepiscono quasi il triplo dei loro colleghi della Lombardia, addirittura più del Premier spagnolo Zapatero e quasi il doppio di quanto incassa il presidente della Francia, Sarkozy: 11316 lo stipendio mensile di un consigliere della Calabria, 3602 l’indennità mensile di un consigliere della Lombardia, 7296 lo stipendio mensile di Zapatero, 6714 euro l’indennità mensile del Presidente francese. C’è di più, e più scandaloso, come viene riportato nel libro La Casta delle Regioni di Emilio Fuccillo: un consigliere regionale della Calabria percepisce al mese più di quanto incassano, messi insieme, un consigliere belga (5500 euro), uno tedesco (2280) e uno svizzero (zero euro!) che fanno in totale 7780 euro! Il mancato taglio delle (ricchissime) indennità dei consiglieri, degli assessori regionali calabresi e dei presidenti della Giunta e del Consiglio rappresenta una beffa e uno schiaffo ai cittadini calabresi, chiamati a nuovi sacrifici. Mentre la Camera dei Deputati dà un primo segnale (anche se ancora insufficiente) per la riduzione dei costi della Politica, tagliando di mille euro netti mensili l’indennità dei deputati, e la stessa cosa si appresta a fare il Senato, il Consiglio regionale non tocca minimamente (nemmeno di un euro!) lo stipendio dei consiglieri, degli assessori e dei due Presidenti. L’Assemblea di Palazzo Campanella ha anzi di recente votato e aumentato di molto le spese di gestione. Uno scandalo nello scandalo. Reso ancora più inaccettabile in una regione, come la Calabria, alle prese con una crisi gravissima. Diritti Civili chiede al Consiglio regionale un gesto di dignità, responsabilità e rispetto dei calabresi, chiamati a fare nuovi sacrifici, soprattutto dei tanti disoccupati e di chi sopravvive con una pensione sociale-vergogna  di 250 euro al mese: la riduzione del cinquanta per cento delle indennità dei consiglieri, degli assessori e dei presidenti del Consiglio e della Giunta regionali. Chiediamo che un consigliere e un assessore regionali abbiano non più della stessa indennità del… presidente della Francia o al massimo del Premier spagnolo, che certamente hanno ben altre responsabilità istituzionali nazionali e internazionali  rispetto all’ultimo consigliere regionale calabrese”.

 

27 luglio 2010

 

 

 

 

 

 

 

MINACCE A GIORNALISTA: CORBELLI, GOVERNO SOTTOVALUTA EMERGENZA



(ANSA) - COSENZA, 23 LUG - "E' l'ennesimo atto intimidatorio
nei confronti della stampa calabrese da parte della 'ndrangheta
che tenta di condizionare e imbavagliare l'informazione in
questa regione e che conferma la gravità della situazione
calabrese, una vera e propria emergenza sociale sottovalutata
dal Governo e dalle Istituzioni". E' quanto afferma, in una
nota, il leader di Diritti civili, Franco Corbelli, che esprime
solidarietà al giornalista del Quotidiano della Calabria,
Saverio Puccio.
"La Calabria infatti - prosegue Corbelli - vanta purtroppo
un altro triste primato: è la regione con il maggior numero di
giornalisti minacciati dalla criminalità organizzata. Un dato e
un fatto gravi e inquietanti che non possono essere né
sottovalutati, né ignorati".
Corbelli chiede per questo al "Ministro degli Interni,
Roberto Maroni, di garantire una forma di protezione e di tutela
di tutti quei giornalisti calabresi, impegnati quotidianamente a
raccontare tutte le delicate inchieste di mafia e politica di
questa regione e proprio per questo finiti nel mirino e oggetto
di pesanti minacce della potente e sanguinaria 'ndrangheta
calabrese. Al collega Puccio va la solidarieta' di tutti i
calabresi onesti. Il grave atto intimidatorio da lui subito
inquieta perché evidente appare il mandante e chiaro
l'obiettivo: la mafia e il condizionamento dell'informazione che
Puccio al pari degli altri giornalisti calabresi impegnati, con
i loro giornali, su questo fronte, difficile, delicato e
rischioso, svolge con professionalità e correttezza,
occupandosi, sul suo giornale, di clamorose inchieste di mafia e
politica". (ANSA).




 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

 

Malasanità. Corbelli dopo neonata calabrese morta per chiusura reparto ospedale e mancanza autoambulanza, chiede immediata istituzione Garante salute Calabria. “Una tragedia che la struttura del Garante avrebbe potuto evitare”. 

 

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della salute della Calabria, approvata, all’unanimità, dal Consiglio regionale calabrese, il 30 giugno 2008, interviene sul caso della neonata di Amendolara, deceduta mentre veniva trasportata in elisoccorso dall’ospedale di Rossano all’Annunziata di Cosenza, dopo che non era stato possibile ricoverarla a Trebisacce per la chiusura del reparto di ginecologia  del nosocomio locale e per questo ricoverata a Rossano, con un auto privata per la mancanza di una autoambulanza, parla di “un altro gravissimo caso di malasanità, l’ennesima vergogna, una nuova drammatica pagina nera della sanità calabrese, una tragedia che si poteva e doveva evitare, una vicenda che conferma l’assoluta urgenza e indispensabilità dell’istituzione del Garante della Salute che se operativo avrebbe potuto evitare un simile tragico epilogo, perchè una delle principali funzioni di questa innovativa struttura (operativa 24 ore al giorno attraverso un numero verde e una serie di sportelli informativi per i diversi casi ed emergenze, delle varie patologie; una struttura di controllo e pronto intervento che viene aggiornata istante per istante)”è quella di programmare e coordinare in tempo reale interventi e ricoveri per casi gravi, urgenti e particolari. Corbelli “assolve i medici che non hanno, in questo caso, alcuna responsabilità come del resto ha confermato con grande dignità e onestà la madre della neonata, e addebita la responsabilità di quanto accaduto esclusivamente alla cattiva gestione, alla disorganizzazione della sanità calabrese. Quanto accaduto conferma da un lato l’emergenza sanità in Calabria, che non è certo scomparsa con l’uscita di Agazio Loiero e il cambio, con l’arrivo di Giusepe Scopelliti, alla guida della Regione, e dall’altro dimostra come uno dei problemi più urgenti da affrontare è quello del coordinamento tra le diverse strutture e unità operative, oggi purtroppo completamente assente. Manca infatti un punto di riferimento certo, semplice e immediato per i pazienti cui rivolgersi in caso di necessità. Compito questo che, così come previsto nell’apposita legge, che Diritti Civili ha promosso ed elaborato e il Consiglio regionale approvato, all’unanimità, oltre due anni fa, svolge appieno il Garante della Sanità”. Il leader di Diritti Civili se la prende con tutti, anche con “la Commissione parlamentare sugli errori sanitari che, afferma, interviene solo dopo le tragedie, per inutili e propagandistiche iniziative di indagine, e non riesce invece a promuovere una sola concreta,a efficace, azione di prevenzione, che non ha speso sino ad oggi una sola parola, che non ha fatto alcun intervento ufficiale e istituzionale sulla mancata istituzione, a oltre due anni dall’approvazione della legge, del Garante della Salute della Calabria, la struttura in grado di scongiurare questi casi di malasanità, di salvare delle vite umane. Irresponsabilmente e colpevolmente nessuno ne parla. Anche la stampa nazionale tace sulla mancata istituzione del Garante, preferendo continuare con la criminalizzazione di una intera regione, dopo ogni caso di malasanità. Una cosa è certa: non istituire il Garante della salute equivale ad essere corresponsabili di queste tragedie (in alcuni casi veri omicidi!). Il Consiglio regionale oggi può (deve) nominare e istituire il Garante della salute immediatamente. Diritti Civili chiede che la elezione del Garante della salute venga messa al primo punto dell’ordine del giorno della prossima riunione dell’Assemblea di Palazzo Campanella”.

 

22 luglio 2010

 

 

 

 

MALASANITA' CALABRIA. ALTRI INTERVENTI NELLA PAGINA POLITICA

 

 

'NDRANGHETA E POLITICA. DIRITTI CIVILI CHIEDE CHIAREZZA SU "CASO REGGIO" (nella pagina Politica)

 

 

MONDIALI: CORBELLI, NAZIONALE RESTITUISCA SOLDI A REGIONE CALABRIA

 
(AGI) - Catanzaro. - Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo la "debacle azzurra" chiede al governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, di "interrompere immediatamente la sponsorizzazione della nazionale di calcio e di chiedere la restituzione della ingente somma corrisposta sino ad oggi. Al di la' del divieto imposto dalla manovra Tremonti, - scrive Corbelli - che dovrebbe impedire agli Enti Locali di sponsorizzare le squadre di calcio, chiedo che la Regione Calabria, dopo la vergogna della nazionale di calcio eliminata in modo inglorioso dai mondiali, interrompa subito la sponsorizzazione degli azzurri, che non ha prodotto alcuni risultato utile e produttivo per il rilancio della regione che anzi dopo la disfatta mondiale in Sudafrica non solo vanifica i sacrifici economici fatti a suo tempo dalla Giunta Loiero, ma ha finito con il danneggiare la stessa immagine della Calabria, quale sponsor di una squadra indegna di rappresentare, calcisticamente, il nostro Paese. Questa nazionale della vergogna, - dice Corbelli - per colpa del suo allenatore e dei vertici della Figc che lo hanno difeso contro tutti e tutto, non merita di essere sponsorizzata con i soldi dei calabresi. Chiedo al presidente Scopelliti che i milioni di euro della Regione Calabria destinati alla nazionale vengano dati invece alle squadre professionistiche calabresi".

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

 

Continua dramma (e ingiustizia) piccola Jannate, bambina gravemente malata, figlia di immigrati. Nuovo intervento Presidente Fini dopo appello Corbelli

 

 

Cosenza

Continua il dramma (e l’ingiustizia) della piccola Jannate, la bambina di 2 anni, nata in Italia, residente a Sant'Onofrio, nel Vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica, che vive solo grazie ad un respiratore artificiale attaccato ad una macchina a cui viene negato il diritto ad una piccola pensione, nonostante il riconoscimento della invalidità al 100%, perché i suoi giovanissimi e poverissimi genitori non hanno un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, ma un permesso biennale che viene ogni due anni regolarmente rinnovato.  Nonostante l’immediato intervento del Presidente della Camera. Gianfranco Fini, dopo l’appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, il caso non è purtroppo ancora risolto. “Non si è riusciti a sbloccare la situazione, superare l’assurdo legislativo, far prevalere l’aspetto umano e riconoscere il diritto della bambina di ricevere dallo Stato italiano la misera piccola pensione. L’assurdità e disumanità della legge – afferma Corbelli - sta colpendo la piccola Jannate e la sua poverissima famiglia.  La bambina dopo dieci mesi di ricovero nel reparto di rianimazione pediatrica dell’ ospedale civile di Cosenza da settembre è ospitata in un piccolo appartamento di fronte al nosocomio cosentino, per continuare le cure e le terapie. Per avere una idea del  dramma della famiglia e della solidarietà scattata basta ricordare che da settembre il fitto dell’appartamento viene pagato grazie ad una colletta fatta dal primario e dagli altri medici di rianimazione dell’Annunziata”. Corbelli, che da oltre un anno si sta occupando di questo caso, riuscendo a far ottenere il diritto alla pensione alla bambina (la cui erogazione viene però adesso impedita dall’assurda legge italiana, perché i genitori della piccola non hanno un permesso di soggiorno a tempo indeterminato ma biennale) , informa di aver, ieri, nuovamente, sentito al telefono il consigliere politico del presidente Fini, dott. Alessio, che lo ha informato del nuovo intervento di Fini per il caso della bambina. Nel maggio scorso il presidente della Camera, dopo l’appello di Corbelli, era intervenuto presso la Prefettura di Vibo Valentia e il direttore generale dell’Inps. “Voglio ancora una volta pubblicamente ringraziare il presidente Fini per la sensibilità dimostrata  per il drammatico caso umano (e la grande ingiustizia che continua a subire) della piccola Jannate, prosegue Corbelli. Il Presidente della Camera ha dimostrato che la sua iniziativa politica, dentro e fuori il Parlamento, a favore dei diritti degli immigrati, in particolare dei bambini, è giusta, sacrosanta e doverosa in un Paese civile. Serve soprattutto, come nel caso della piccola Jannate, ad aiutare bambini poveri e malati ”.

 

23 giugno 2010

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

 

DOPO APPELLO DIRITTI CIVILI, FINI INTERVIENE PER AIUTARE BIMBA GRAVEMENTE MALATA, FIGLIA DI POVERI IMMIGRATI. LA SODDISFAZIONE DI CORBELLI CHE RINGRAZIA IL PRESIDENTE DELLA CAMERA

 

 

Vibo Valentia

Immediato intervento del Presidente della Camera. Gianfranco Fini, dopo l’appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, per il caso della piccola Jannate, la bambina di 2 anni, nata in Italia, residente a Sant'Onofrio, nel Vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica, che vive solo grazie ad un respiratore artificiale attaccato ad una macchina a cui viene negato il diritto ad una piccola pensione, nonostante il riconoscimento della invalidità al 100%, perché i suoi genitori non hanno un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, ma un permesso biennale che viene ogni due anni regolarmente rinnovato. Lo rende noto, con soddisfazione, Corbelli, che informa di “aver ricevuto una telefonata del consigliere politico del presidente Fini, dott. Alessio, che lo ha informato dell’immediato intervento di Fini presso la Prefettura di Vibo Valentia e del direttore generale dell’Inps. Corbelli aveva chiesto al presidente Fini di incontrare, in occasione della sua visita in Calabria la bambina e i suoi genitori, attualmente ospitati (dopo oltre dieci mesi di degenza, al reparto di rianimazione dell’ospedale dell’Annunziata) in un piccolo appartamento di fronte il nosocomio di Cosenza”. Corbelli  aveva parlato con la segreteria particolare del presidente Fini, alla quale aveva recapitato tutta la documentazione relativa al caso della piccola Jannate e si era detto fiducioso in un intervento del presidente della Camera. “Voglio pubblicamente ringraziare il presidente Fini per la sensibilità dimostrata, afferma Corbelli. Grazie al suo intervento la piccola Jannate potrà ottenere il diritto a riscuotere la pensioncina che pèrmetterà ai suoi poverissimi genitori di poter continuare a restare in Italia e curarla. E’ da un anno che Diritti Civili sta lottando per aiutare questa bambina, insieme al primario e agli altri medici del reparto di rianimazione pediatrica dell’ospedale di Cosenza. Oggi grazie al presidente Fini finalmente si vince anche questa importante e bella battaglia civile e umanitaria. Fini ha dimostrato che la sua iniziativa politica, dentro e fuori il Parlamento, a favore dei diritti degli immigrati, in particolare dei bambini, è giusta, sacrosanta e doverosa in un Paese civile. Serve soprattutto, come nel caso della piccola Jannate, ad aiutare bambini poveri e malati. Il presidente Fini mi ha comunicato che in occasione del suo impegno a Cosenza, non incontrerà i genitori della bambina per evitare strumentalizzazioni politiche. A lui preme soltanto aiutare quella bambina, far riconoscere il suo diritto. E’ quello che ha subito fatto, con discrezione, dopo l’appello di Diritti Civili. Evitando la luce dei riflettori e le strumentalizzazioni. Anche per questo Diritti Civili lo ringrazia”.

 

maggio 2010

 

 

 

IMMIGRAZIONE: CORBELLI A FINI, DARE PENSIONE A BIMBA MALATA

(ANSA) - COSENZA, 15 MAG - Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ha rivolto un appello al presidente della Camera, Gianfranco Fini, per il caso della piccola Jannate, la bambina di 2 anni, nata in Italia, residente a Sant'Onofrio, nel Vibonese. "Alla bimba, affetta da una rara forma di malattia genetica, che vive solo grazie ad un respiratore artificiale attaccato ad una macchina - afferma Corbelli - viene negato il diritto ad una piccola pensione (nonostante il riconoscimento della invalidità al 100%), perché i suoi genitori non hanno un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, ma un permesso annuale che viene ogni anno regolarmente rinnovato". "Jannate - prosegue - è figlia di una coppia di giovanissimi immigrati marocchini (il padre, venditore ambulante, la madre, casalinga, da più di 10 anni in Italia), per oltre 10 mesi ricoverata e assistita amorevolmente al reparto di rianimazione dell'Ospedale Civile di Cosenza". Corbelli chiede a Fini di "intervenire per questa iniziativa umanitaria e questa battaglia di giustizia sociale a favore di una bambina povera e sfortunata" e invita il presidente della Camera "a far visita, in occasione della sua prossima visita in Calabria, martedì 18 a Catanzaro, alla piccola Jannate, quale segno della vicinanza dello Stato al suo dramma e per rendersi conto di persona, vedendo quella bimba, quale grande ingiustizia, quale crudeltà, quale barbarie, quale immane vergogna si sta consumando in Calabria (nell'ignobile silenzio e disinteresse delle Istituzioni) negando il sacrosanto diritto alla indennità a questa bambina". (ANSA).

 

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili denuncia: “Negato diritto pensioncina a bambina, nata in Italia, gravemente malata e invalida al 100%, perché figlia di immigrati”!

 

Vibo Valentia

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia quella che definisce “una grande ingiustizia, una autentica vergogna, un ignobile disinteresse delle Istituzioni e il totale abbandono in cui è lasciata una bambina, Jannate, 2 anni, nata in Italia, residente a Sant’Onofrio, nel Vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica, che vive solo grazie ad un respiratore artificiale attaccato ad una macchina, figlia di una poverissima coppia di giovanissimi immigrati marocchini (il padre, venditore ambulante, la madre, casalinga, da più di 10 anni in Italia), per oltre 10 mesi ricoverata (e assistita amorevolmente) al reparto di rianimazione dell’Ospedale Civile di Cosenza, a cui viene negato il diritto ad una piccola pensione (nonostante il riconoscimento della invalidità al 100%), perchè i suoi genitori non hanno un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, ma un permesso annuale che viene ogni anno regolarmente rinnovato. La pensioncina, anche se misera, – afferma Corbelli - è assolutamente indispensabile per i poverissimi genitori perché permetterebbe loro di poter sostenere le spese necessarie per continuare a curare la bambina, che si trova da poco tempo ospitata, a Cosenza, in un piccolo appartamento, vicino l’Annunziata, proprio per poter proseguire le necessarie e indispensabili terapie che va ad effettuare ogni giorno personale specialistico dell’ospedale civile cosentino, messo a disposizione dall’ex direttore generale dell’Asp, Franco Petramala.”. Corbelli si occupa di questo drammatico caso umano da oltre un anno e grazie alle sue denunce e appelli, e all’intervento del direttore generale dell’Asp di Vibo, Curia, è riuscito a far ottenere, lo scorso anno, la visita dell’Asp di Cosenza (città dove è ricoverata la bambina), l’inoltro della pratica alla competente Inps di Vibo Valentia e il riconoscimento del diritto alla pensione di invalidità. Una legge assurda, vergognosa, disumana, che calpesta i diritti più elementari, impedisce l’erogazione di questa pensioncina perché i genitori della bambina non hanno un permesso di soggiorno indeterminato, ma solo annuale, che viene ogni anno regolarmente rinnovato. Per la legge italiana infatti per poter usufruire del diritto alla pensione, anche se il bambino invalido è nato in Italia, è necessario che il permesso dei genitori immigrati sia a tempo indeterminato. Una assurdità legislativa. Una vergogna. Un fatto indegno di un Paese civile e di uno Stato di diritto. Di cui nessuno parla, di cui nessuno si occupa. Come se quella bambina gravemente malata e quei genitori poveri, dignitosi e disperati non esistessero! Chiedo che al di là della stessa legge, iniqua e incostituzionale, si ponga fine a questa ingiustizia, si cancelli questa onta e si eroghi la pensioncina ai genitori di questa povera e sfortunata bambina”.

 

 

12 maggio 2010

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili chiede indagine parlamentare per suicidi in carcere. “Una strage. Ogni anno tra 50 e 60 detenuti si tolgono la vita in cella! Quest’anno sono già 24 i suicidi”

 

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo l’ennesimo suicidio in carcere (l’ultimo, in ordine di tempo, quello di un giovane calabrese, nella casa circondariale di Como, è il 24mo suicidio dall’inizio dell’anno) parla “di una strage che non può più essere ignorata, che deve essere fermata, scongiurata e chiede che su queste tragedie venga aperta, insieme alle inchieste della magistratura competente, una indagine parlamentare per accertare e denunciare le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere, ammassati come animali, nelle celle, gli oltre 60 mila detenuti, le violenze, anche da parte di altri detenuti, che alcuni di loro subiscono e il contesto in cui questi suicidi maturano”. “Diritti Civili, da venti anni, lotta per difendere i diritti delle persone detenute. Abbiamo condotto – afferma Corbelli - innumerevoli battaglie davanti alle carceri di  molte città italiane e di fronte a tutte le sedi Istituzionali a Roma. In questi lunghi anni abbiamo denunciato il dramma e la vergogna delle carceri italiane, i diritti violati dei detenuti, soprattutto di quelli più poveri, emarginati e malati. Le nostre lotte sono finite finanche sul più importante giornale del mondo, The New York Times, che nel febbraio del 1995 dedicò una inchiesta alle battaglie del leader di Diritti Civili(Corbelli) in Italia. Con le nostre iniziative e denunce abbiamo fatto approvare, dal Parlamento, anche delle leggi importanti, come quella che evita il carcere alle madri detenute con bambini da 0 a 3 anni da assistere. Abbiamo più volte denunciato il dramma dei suicidi in carcere. Ogni anno in media in Italia si registrano tra 50 e oltre 60 suicidi. Dall’inizio di quest’anno si è già arrivati a 24 suicidi in cella. L’ultimo quello di un giovane calabrese nel carcere di Como. Una autentica strage, di cui quasi nessuno parla. E’ ora di dire basta a questo massacro e di fare luce e giustizia su quello che accade nelle prigioni italiane. Per questo insieme alla azione della magistratura occorre che venga promossa una indagine parlamentare che accerti le condizioni in cui sono costretti a vivere (!) gli oltre 60 mila detenuti a fronte di una capienza di meno di 50 mila posti. Un Paese civile ha il dovere di intervenire per cercare di capire ed evitare il dramma dei suicidi in carcere, che quasi sempre vede come vittime dei poveri cristi, i senza volto e senza diritti, i dannati e sepolti vivi delle carceri, condannati all’oblìo, all’emarginazione, alla morte. E’ gente che non fa notizia neanche quando decide, commettendo un errore grave e imperdonabile, di suicidarsi. A questi detenuti viene calpestata la dignità e negato di fatto il diritto alla vita”!

 

6 maggio 2010

 

 

 

Il dramma dei bambini in cella. La lunga battaglia di Diritti Civili, iniziata 16 anni fa.

Lettera a Corbelli di un bambino e della sua mamma “detenuti” in carcere.  (Nella Pagina Giustizia)

 

 

 

SANITA. DIRITTI CIVILI CHIEDE A NUOVO GOVERNATORE CALABRIA INTERVENTI PRIORITARI

(NELLA PAGINA POLITICA)

 

           

 

                                                                                         

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

 

Corbelli: “Sono tutti responsabili. La Calabria chieda scusa per la violenza razzista di Rosarno”

 

 

Reggio Calabria

La Calabria chieda scusa per la barbarie di Rosarno. Sono tutti responsabili di aver consentito in questi anni lo sfruttamento degli immigrati, trattati e pagati come schiavi, costretti a vivere in condizioni allucinanti e disumane”. E’ quanto afferma, in una nota, il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, da molti anni impegnato a fianco di tanti immigrati, poveri e malati. “I fatti di Rosarno hanno arrecato un danno devastante per la Calabria. E’ stato come uno tsunami che si è abbattuto sulla regione, sulla sua immagine. Ancora una volta la Calabria è stata sbattuta in prima pagina su tutti i media italiani e internazionali per fatti negativi. Dopo la nomea di mafiosità adesso spunta anche quella di razzismo. Calabresi mafiosi e razzisti. Dopo Rosarno e la caccia al negro, ci siamo guadagnati questa nuova offesa. Indigna la violenza razzista così come fa anche molta rabbia l’ipocrisia di quanti oggi condannano i fatti di Rosarno e il razzismo ma in tutti questi anni hanno sempre chiuso gli occhi e taciuto di fronte alla disumanità nella quale sono stati costretti a vivere gli immigrati nella Piana di Gioia Tauro”.

 

 

 

Una grande conquista. Dopo Garante Salute Calabria, senatore Marino (Pd), adotta nostra iniziativa e chiede istituzione Garante Salute Nazionale(segue notizia Agenzia Ansa)

 

 

SANITA':CORBELLI,PROPOSTA MARINO SU GARANTE NOSTRA VITTORIA

 

         

            (ANSA) - CATANZARO, "Dopo il Garante della Salute

della Calabria, promosso, per la prima volta in Italia, dal

leader dal movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, e

approvato, all'unanimità, con una apposita legge, dal Consiglio

regionale il 30 giugno 2008, il senatore Ignazio Mario (Pd),

presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul

servizio sanitario nazionale, adotta questa iniziativa e propone

l'istituzione del Garante della Salute nazionale". E' quanto si

afferma in una nota del movimento.

   "E' una grande vittoria - afferma Corbelli -e una importante

conquista civile. Il riscatto di una intera regione, la

Calabria, dopo i tanti drammatici casi di malasanità. Il

Garante della Salute calabrese diventa, con la proposta del

senatore Pd e della senatrice Anna Finocchiaro, il modello di

riferimento per l'intero Paese. L'iniziativa di Diritti Civili,

una lunga e ininterrotta battaglia iniziata esattamente due anni

fa, continua dunque a riscuotere consenso e successo anche fuori

dai confini regionali. Anche il America il presidente Barak

Obama ha istituito, dopo la Calabria, la stessa figura, il

Garante pubblico della sanità".

   "C'é da essere non solo soddisfatti - prosegue Corbelli - 

ma orgogliosi, come calabresi, di aver ideato, istituito e

indicato all'intero Paese il Garante della Salute, una struttura

innovativa, semplice e rivoluzionaria per combattere e prevenire

la malasanità, la disorganizzazione, la violazione, in materia

di assistenza sanitaria, dei diritti dei cittadini. Meraviglia

comunque che il senatore Marino ignori, e non dica, che questa

figura e la struttura del Garante sono state già licenziate in

Calabria, con apposita proposta di legge presentata da Diritti

Civili, esattamente due anni fa e recepita e approvata dal

Consiglio regionale calabrese".(ANSA).

 

 

 

 

Dopo Garante Salute Calabria, senatore Marino (Pd), adotta nostra iniziativa e chiede istituzione Garante Salute Nazionale. Corbelli (Diritti Civili): “Grande conquista. Riscatto di un’intera regione”.

 

 

Catanzaro

Dopo il Garante della Salute della Calabria, promosso, per la prima volta in Italia, dal leader dal Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, e approvato, all’unanimità, con una apposita legge, dal Consiglio regionale della Calabria il 30 giugno 2008, il senatore Ignazio Mario (Pd), presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale, adotta questa iniziativa e propone l’istituzione del Garante della Salute nazionale. “E’ una grande vittoria. afferma, soddisfatto e orgoglioso, Corbelli Una importante conquista civile. Il riscatto di una intera regione, la Calabria, dopo i tanti drammatici casi di malasanità. Il Garante della Salute della Calabria diventa, con la proposta del senatore Pd e della  senatrice Finocchiaro, il modello di riferimento per l’intero Paese. L’iniziativa di Diritti Civili, una lunga e ininterrotta battaglia iniziata esattamente due anni fa, continua dunque a riscuotere consenso e successo anche fuori dai confini regionali. Anche il America il presidente Barak Obama ha istituito, dopo la Calabria, la stessa figura, il Garante pubblico della sanità. Il disegno di legge del Pd, che vede primo firmatario il senatore Ignazio Marino, chirurgo di fama internazionale, è un nuovo, ulteriore, prestigioso riconoscimento all’iniziativa di Diritti Civili. C’è da essere non solo soddisfatti, ma orgogliosi, come calabresi, di aver - continua Corbelli -  ideato, istituito e indicato all’intero Paese il Garante della Salute, una struttura innovativa, semplice e rivoluzionaria per combattere e prevenire la malasanità, la disorganizzazione, la violazione, in materia di assistenza sanitaria, dei diritti dei cittadini. La Calabria, con questa iniziativa di Diritti Civili, ha indicato all’Italia ( e non solo) la strada da perseguire per una assistenza sanitaria degna di un Paese civile e soprattutto per salvaguardare i diritti fondamentali dei cittadini, in particolare di quello meno abbienti. Meraviglia comunque che il senatore Marino, che ha preannunciato il disegno di legge per l’istituzione del Garante della salute nazionale, ignori (e non dica) che questa figura e questa struttura del Garante  è stata già licenziata in Calabria, con apposita proposta di legge presentata da Diritti Civili, esattamente due anni fa e recepita e approvata dal Consiglio regionale calabrese, a fine giungo 2008 Stupisce  e indigna infine che il Consiglio regionale della Calabria non abbia ancora provveduto alla nomina del Garante della Salute nonostante il relativo bando sia scaduto da 15 mesi, esattamente dal 15 ottobre 2008”.

 

7 gennaio 2010

 

 

       

Annullate elezioni primarie in Calabria. Vinta importante battaglia, evitato un enorme spreco di denaro pubblico (nella pagina Politica)

 

 

 

AUTOVELOX: DIRITTI CIVILI, NO A SFRUTTAMENTO DA PARTE COMUNI

 

 

           

            (ANSA) - CATANZARO, GEN - "C'é uno sfruttamento da parte

di molti comuni dell'autovelox per impinguare le casse comunali,

ripianare i debiti ed evitare la bancarotta". E' quanto

afferma, in una nota, il leader del movimento Diritti Civili,

Franco Corbelli, che chiede alla magistratura di "indagare su

questi profittatori, che con l'installazione di questi controlli

elettronici della velocità in punti assolutamente inutili,

nascosti, pericolosi, creano seri rischi di incidenti agli

automobilisti".

   Per Corbelli è necessario inoltre che "le somme incassate,

con autovelox utili in punti opportuni e critici, vadano non

alle amministrazioni comunali ma alle famiglie vittime della

strada. Nonostante il Governo abbia, recentemente, decretato e

stabilito che l'autovelox possa essere utilizzato solo dalla

Polizia stradale, questo è quanto è stato annunciato, continua

lo scandalo e, in alcuni casi, la truffa di molti comuni che

pieni di debiti, per incapacità amministrative e spreco di

denaro pubblico, cercano di evitare la bancarotta e far quadrare

in qualche modo i conti a spese degli automobilisti, di tanta

gente che si reca al lavoro, in ufficio, a scuola, che va 

trovare un parente in ospedale". (ANSA).

 

 

 

SANITA':CORBELLI A ORLANDO,CONSIGLIO REGIONE NOMINI GARANTE

 

           

            (ANSA) - COSENZA, 14 DIC - "Voglio denunciare al presidente

della Commissione parlamentare sugli errori sanitari, Leoluca

Orlando, oggi in Calabria, l'ingiustificato ritardo della nomina

del garante della Salute da parte del consiglio regionale e del

suo presidente, Giuseppe Bova". Lo afferma in una nota il

leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore

della proposta di legge per l'istituzione del Garante della

Salute della Calabria, approvata, all'unanimità, il 30 giugno

2008, dal Consiglio regionale calabrese".

   "Nonostante - aggiunge - siano passati 14 mesi dalla

scadenza del bando il consiglio regionale, e nella fattispecie

il presidente Bova, che dovrebbe per legge esercitare i poteri

sostituivi, in violazione dello Statuto della Regione, che

impone la nomina del Garante entro e non oltre 90 giorni dalla

scadenza del bando, continua irresponsabilmente a rinviare

questa nomina, nonostante in Calabria si continui, purtroppo, a

morire per la malasanità e la disorganizzazione. La Commissione

parlamentare presieduta da Orlando chieda conto al presidente

Bova di questo grave, incomprensibile e ingiustificato ritardo

della nomina del Garante".

   "Anche il Sole 24Ore, nei mesi scorsi, ha denunciato -

prosegue Corbelli - e severamente stigmatizzato questa grave

inadempienza del Consiglio regionale per la mancata elezione del

Garante. Il Garante della Salute è una grande, storica

conquista civile, un esempio di buona sanità, una svolta

epocale e radicale per la sanità calabrese. Una struttura al

servizio dei cittadini, per difendere i loro diritti in materia

di assistenza sanitaria. Un modello, il Garante della Sanità,

da poco istituto anche negli Usa, da parte del presidente Barack

Obama. il Garante della Salute è una struttura innovativa,

semplice e rivoluzionaria per combattere la malasanità, la

disorganizzazione, la violazione dei diritti dei

malati".(ANSA).

 

 

 

Calabria. Sanità. Cancellare vergogna ticket sanitario, fatto pagare in ospedale per misurare la febbre ai bambini!

(Il comunicato, con la denuncia di Diritti Civili, nella pagina Politica)

 

 

 

UN’ALTRA IMPORTANTE BATTAGLIA VINTA DA DIRITTI CIVILI
Segue notizia Agenzia ANSA. Hanno dato spazio alla vicenda della piccola Jannate il TG RAI CALABRIA, LA GAZZETTA DEL SUD(Redazione di Vibo), Il QUOTIDIANO, CALABRIA ORA, IL DOMANI e altri media calabresi

 

 

SANITA':CORBELLI,PRESTO INDENNITA' A BIMBA CON MALATTIA RARA

 

          

            (ANSA) - COSENZA, 5 DIC - "Dopo l'appartamento è stato

finalmente riconosciuto il diritto alla pensione e

all'indennità di accompagnamento alla piccola Jannate, la

bambina di 19 mesi, nata in Italia, residente a Sant'Onofrio,

nel Vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica,

che vive solo grazie ad un respiratore artificiale attaccato ad

una macchina". E' quanto afferma, in una nota, il leader di

Diritti civili, Franco Corbelli.

   La piccola, spiega Corbelli, "é figlia di una poverissima

coppia di giovanissimi immigrati marocchini (il padre, venditore

ambulante, la madre, casalinga, da 10 anni in Italia), da oltre

8 mesi ricoverata all'Ospedale Civile di Cosenza".

   "La bambina, nei mesi scorsi - prosegue il leader di Diritti

civili - ha avuto il riconoscimento alla pensione dalla

Commissione medica di Cosenza e mercoledì scorso la

documentazione è stata esaminata dalla competente sede Inps di

Vibo che deve adesso dare l'ok definitivo per l'avvio dell'iter

per la liquidazione della pensioncina e dell'indennità di

accompagnamento".

   "Una nuova bella pagina di solidarietà sta per essere

scritta. Ancora una volta Diritti Civili - sostiene ancora

Corbelli - ha lottato, da solo, con il sostegno dei maggiori

media calabresi, per aiutare una bambina disabile, bellissima e

sfortunata. Nel silenzio e disinteresse ignobili delle

Istituzioni, che non hanno, in questi mesi, mai risposto ai nostri

appelli".(ANSA).

 

 

 

DIRITTI CIVILI VINCE BATTAGLIA: BERLUSCONI ANNULLA VISITA IN CALABRIA

“ERA SOLO UN PRETESTO PER EVITARE IL PROCESSO MILLS A MILANO”!

 

In questa pagina tutti i nostri interventi, riportati dall’ANSA, dall’AGI, dalle altre Agenzie di Stampa, da CALABRIA ORA, dal QUOTIDIANO, dal DOMANI.

 

 

 

INFRASTRUTTURE: A3; CORBELLI, DA BERLUSCONI DOPPIO SCHIAFFO

         

            (ANSA) - COSENZA, 4 DIC - Il leader del movimento Diritti

Civili, Franco Corbelli, dopo l'annullamento della visita di

Silvio Berlusconi in Calabria, "esprime soddisfazione per la

decisione dei giudici di Milano che non hanno accolto la

richiesta di legittimo impedimento avanzata dai legali del

premier per la visita in Calabria, per l'inaugurazione di una

galleria della Sa-Rc".

   "Siamo stati facili profeti. I fatti - afferma Corbelli -

hanno dimostrato che avevamo ragione. La visita di Berlusconi in

Calabria era infatti solo un pretesto per non andare al Processo

di Milano. Nei giorni scorsi avevamo invitato, con una lettera

aperta, lo stesso Presidente del Consiglio ad annullare la

visita, a non venire il 4 dicembre, in Calabria (per partecipare

ad una inutile passerella per l'inaugurazione di una galleria

dell'A3 in provincia di Reggio Calabria) e a recarsi invece ed

essere presente in aula a Milano per adempiere ad un suo preciso

dovere civile, morale e istituzionale, quale imputato di

corruzione in atti giudiziari nel Processo Mills".

   Secondo Corbelli "il premier ha dato oggi un doppio schiaffo

alla Calabria; ha cercato di utilizzare la nostra regione per

sfuggire ai giudici di Milano e quando l'ipotesi giustificazione

non è stata accolta dai giudici milanesi non ha, Berlusconi,

esitato un attimo a scaricare la Calabria ed ad annullare la sua

visita in provincia di Reggio".

   "Quanto accaduto - sostiene il leader di Diritti civili - è

la conferma che per il premier la Calabria è una regione che

non merita alcuna attenzione e considerazione da parte del suo

Governo. Non a caso il Presidente-Cavaliere da due anni, da

quando ha vinto le elezioni, non è mai stato nella nostra

regione nonostante le solenni promesse elettorali e le tante

drammatiche emergenze calabresi". (ANSA).

 

 

 

 

 

 

MILLS:CORBELLI A GIUDICI,ASSENZA BERLUSCONI E'INGIUSTIFICATA

 

           

            (ANSA) - COSENZA, 3 DIC - Il leader del movimento Diritti

civili, Franco Corbelli, ha reso noto di "avere chiesto ai

giudici milanesi del processo Mills di non accogliere la

giustificazione dell'assenza del Premier all'udienza di domani e

di ritenerla assolutamente inaccettabile".

   "Diritti Civili, che opera da oltre 20 anni in Calabria,

ogni giorno, sul fronte sociale e dei diritti - è scritto in

una nota - ha ritenuto giusto e doveroso, dopo l'appello a

Berlusconi, rivolgersi direttamente ai giudici di Milano e

informarli che la visita di Berlusconi in Calabria è

assolutamente inutile e serve solo a giustificare la sua assenza

all'udienza del Processo Mills".

   "La prova inconfutabile che si tratta solo di un pretesto -

riporta ancora il comunicato - è la notizia anticipata

dall'avvocato del premier, Niccolò Ghedini, venerdì scorso e

ripresa da tutti i media italiani che Berlusconi non sarebbe

andato all'udienza del processo Mills il 4 dicembre perché

impegnato lo stesso giorno in Consiglio dei Ministri. Due giorni

dopo è cambiata la giustificazione: niente più Consiglio dei

Ministri ma inaugurazione in Calabria di una galleria, visita

questa, nella nostra regione, in precedenza, nelle settimane

scorse, annullata dallo stesso Presidente del Consiglio. Quando

cioé non serviva per il processo Mills".

   "Non è corretto perciò - sostiene Corbelli - che

Berlusconi si ricordi e utilizzi la Calabria, dopo due anni,

dalla sua vittoria elettorale e dalle sue promesse solenni (di

nominare un Ministro calabrese; nell'Esecutivo non c'é invece

neppure uno straccio di sottosegretario calabrese), di assoluta

latitanza e di totale silenzio sulle mille drammatiche

problematiche regionali, solo per non farsi processare a

Milano".(ANSA).

 

 

 

MILLS: CORBELLI, PREMIER VADA A PROCESSO E NON IN CALABRIA

CATANZARO
(ANSA) - CATANZARO, 30 NOV -
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, con una lettera aperta ha rivolto un invito al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, affinché annulli la visita in programma il 4 dicembre in Calabria per partecipare al processo Mills. Nella lettera Corbelli evidenzia che la "sua presenza alla inaugurazione di una galleria della Sa-Rc è solo una iniziativa propagandistica, assolutamente inutile, mentre una sua visita in Calabria sarebbe stata assai più importante, apprezzata e doverosa in occasione di altri, recenti drammatici eventi che hanno caratterizzato anche la stessa A3, in occasione della tragedia di Altilia-Rogliano, quando crollò un pezzo della medesima autostrada travolgendo e uccidendo degli ignari automobilisti". Il coordinatore di Diritti Civili ricorda che "Berlusconi, nonostante le solenni promesse elettorali, fatte in occasione delle Politiche 2008, non sia mai venuto in Calabria, dopo la vittoria elettorale. Promise pubblicamente alla Calabria che avrebbe nominato un Ministro calabrese e invece nel suo esecutivo non c'é neppure uno straccio di Sottosegretario calabrese. Il Premier, negli ultimi due anni, non è mai stato in Calabria, adesso invece sceglie e utilizza la Calabria per una inutile passerella, l'inaugurazione di una galleria, per evitare di essere presente al processo Mills di Milano e quindi per non farsi giudicare. Una offesa per tutti i calabresi. Ritengo che sia giusto e, ripeto, doveroso che il Presidente del Consiglio annulli la visita a Reggio Calabria e vada invece in Tribunale a Milano a farsi processare come qualsiasia altro cittadino. E' questo quello che si aspetta il Paese dal capo del Governo". "Berlusconi - conclude Corbelli - lasci stare la parata dell'inaugurazione della galleria dell'A3, anche perché la sua presenza non è affatto necessaria e anzi certamente inopportuna in una autostrada-scandalo ridotta ad un colabrodo, una autentica vergogna nazionale che continua".(ANSA).

 

 

Ultimo scippo ai danni di Cosenza e della Calabria : dopo 115 anni, chiude sede Banca d’Italia. Notizia Ansa con denuncia Diritti Civili nella pagina Politica

 

 

 

Nella Pagina Politica la nuova denuncia di Diritti Civili su drammatica emergenza sicurezza scuole in Calabria

 

 

 

 

Notizia Ansa e a seguire Comunicato Diritti Civili su caso bambina malata.

 

 

SANITA':CORBELLI, VERGOGNOSO DISINTERESSE PER PICCOLA MALATA
COSENZA
(ANSA) - COSENZA, 25 NOV - "Sono vergognosi il disinteresse di tutte
le istituzioni, e il totale abbandono in cui è lasciata una bambina,
Jannate, 18 mesi, nata in Italia, residente a Sant'Onofrio, nel
vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica". E' quanto
afferma, in una nota, il leader del movimento Diritti civili Franco
Corbelli. "La piccola, che vive solo grazie ad un respiratore
artificiale attaccato ad una macchina - prosegue Corbelli - è figlia
di una poverissima coppia di giovanissimi immigrati marocchini (il
padre, venditore ambulante, la madre, casalinga, da 10 anni in Italia)
è da oltre 8 mesi ricoverata all'Ospedale Civile di Cosenza. La
coppia, che aspetta di vedersi corrisposto il diritto ad una piccola
pensione, ha assoluto bisogno di un aiuto economico perché deve
lasciare il nosocomio cosentino e trasferirsi in un appartamentino
vicino all'Annunziata per permettere alla famiglia (oltre ai genitori
una sorellina un po' più grande) di poterle stare vicino e assisterla
24 ore al giorno". "Corbelli, nel luglio scorso - riporta la nota -
aveva chiesto agli Organismi competenti di 'riconoscere l'invalidità,
il diritto alla pensione e alla indennità di accompagnamento per la
bambina e alle altre istituzioni preposte di erogare un contributo. Purtroppo da molti mesi è
tutto fermo. La pensioncina non è stata ancora corrisposta e nessun
aiuto economico è stato dato alla famiglia della bambina. Una
vergogna. Un fatto indegno di un Paese civile, ospitale e solidale. La
bambina è come se fosse stata dimenticata, continua a restare nel
reparto di rianimazione dell'Annunziata, nessuna risposta e nessun
aiuto economico è arrivato da nessun ente". (ANSA)

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili accusa: “Bambina di 18 mesi, figlia di poverissimi immigrati, gravemente malata (vive attaccata a respiratore artificiale), da 8 mesi “dimenticata” in ospedale all’Annunziata, ignorata dalle Istituzioni”.

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia quello che definisce “il vergognoso disinteresse di tutte le Istituzioni (in particolare il Comune e la Provincia di Cosenza), e il totale abbandono in cui è lasciata una bambina, Jannate, 18 mesi, nata in Italia, residente a Sant’Onofrio, nel Vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica, che vive solo grazie ad un respiratore artificiale attaccato ad una macchina, figlia di una poverissima coppia di giovanissimi immigrati marocchini (il padre, venditore ambulante, la madre, casalinga, da 10 anni in Italia), da oltre 8 mesi ricoverata all’Ospedale Civile di Cosenza, che aspetta di vedersi corrisposto il diritto ad una piccola pensione, che ha assoluto bisogno di un aiuto economico perché deve lasciare il nosocomio asentino a trasferirsi in un appartamentino vicino all’Annunziata per permettere alla famiglia della piccola (oltre ai genitori una sorellina un po’ più grande) di poterle stare vicino e assisterla 24 ore al giorno”. Corbelli, nel luglio scorso, aveva chiesto agli Organismi competenti di “riconoscere l’invalidità, il diritto alla pensione e alla indennità di accompagnamento per la bambina e alle altre Istituzioni preposte di erogare un contributo e di mettere a disposizione un piccolo appartamento nei pressi dell’ospedale dell’Annunziata per consentire ai genitori di poter riportare la bambina a casa e avere così la possibilità di portarla e curala quotidianamente al vicino nosocomio bruzio”. Purtroppo da molti mesi è tutto fermo.

La pensioncina non è stata ancora corrisposta e nessun aiuto economico è stato dato alla famiglia della bambina. Una vergogna. Un fatto indegno di un Paese civile, ospitale e solidale. La bambina è come se fosse stata dimenticata, continua a restare nel reparto di rianimazione dell’Annunziata, nessuna risposta è arrivata nonostante i ripetuti pubblici appelli di Diritti Civili, nessuno si è mai degnato di andare a far visita in ospedale a questa bambina, a incontrare i loro genitori. Il dramma di quella bambina l’hanno tutti letteralmente ignorato. Provo per questa triste e drammatica vicenda tanta vergogna e tanta. Solo i medici e i paramedici del reparto di rianimazione dell’ospedale di Cosenza (che hanno chiesto nuovamente l’intervento di Diritti Civili) continuano “con grande amore e impegno ad assistere questa bambina e ad aiutare i loro genitori. Chi ha aiutato, in questi mesi, la famiglia della piccola Jannate è l’Associazione Gianmarco De Maria di Cosenza”. 

 

 

25 novembre 2009

(nella stessa pagina altri precedenti inetrevnti su questa vicenda) 

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Nave veleni. Diritti Civili “Basta con questa telenovela che ha distrutto Cetraro”!

 

 

Cetraro(Cosenza)

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo le nuove rivelazioni di un settimanale sul relitto di Cetraro, interviene per “chiedere a tutti di porre fine alla telenovela della nave dei veleni che ha già prodotto danni devastanti e, in gran parte, irrimediabili”. “Adesso basta con la storia della nave dei veleni. Basta con questa telenovela che ha letteralmente distrutto, in Italia e nel mondo, l’immagine e l’economia di Cetraro. Basta con questo scontro (più che diversità di vedute), tra diverse Procure e fra magistrati. Il relitto di Cetraro non è la nave dei veleni. Che si prenda atto di questo e si chiuda finalmente questa brutta storia, cercando di rilanciare e riscattare l’immagine della cittadina tirrenica. E’ incomprensibile e inammissibile  quello che sta accadendo. Nonostante le assicurazioni del Procuratore Nazionale Antimafia, Grasso, e del Procuratore di Catanzaro, Lombardo, si continuano ad avanzare dubbi e sospetti. C’è incredibilmente quasi delusione che quel relitto non sia la nave dei veleni; è come se nel mare di Cetraro si stesse cercando un giacimento di petrolio, un tesoro e non invece una presunta nave dei veleni. In questa vicenda hanno sbagliato tutti:  il Governo (per il grave e ingiustificato ritardo dell’intervento, effettuato solo 45 giorni dopo il ritrovamento del relitto), i responsabili dei diversi Enti calabresi che hanno precise responsabilità per aver, indirettamente, con la loro condotta, avallato (non contrastando subito e adeguatamente)  la campagna (dei grandi media nazionali e internazionali) di criminalizzazione del mare di Cetraro, per la vicenda della cosiddetta nave dei veleni. Anziché convocare consigli comunali straordinari e cavalcare la tempesta mediatica e la protesta popolare si sarebbe dovuto immediatamente smontare la bufala della nave dei veleni, così come ha fatto sin dall’inizio il Movimento Diritti Civili. Invece i sindaci hanno purtroppo contribuito, con la loro condotta, ad alimentare la campagna di demonizzazione e distruzione di Cetraro. Spero che finalmente si capisca che in Calabria le vere, drammatiche emergenze ambientali sono altre e non invece la cosiddetta nave (fantasma) dei veleni”!

 

14 novembre 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Influenza A. Diritti Civili denuncia “Un ingiustificato allarmismo sta terrorizzando l’intero Paese”.

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli,  denuncia quello che definisce “l’ingiustificato allarmismo che si continua a provocare e alimentare con lo stillicidio di notizie sui presunti casi e sulle morti per l’influenza A” e chiede che “responsabilmente i grandi media nazionali interrompano la divulgazione (e aggiornamento in tempo reale) del vero e proprio bollettino delle persone colpite e decedute per questa malattia e osservino invece un doveroso silenzio per quei pazienti, deceduti per altre gravi patologie preesistenti e che invece vengono tutti associati al virus A creando panico in tutte le famiglie italiane”. “Quanto sta accadendo è un fatto gravissimo, un vero e proprio allarme sociale – afferma Corbelli - che va immediatamente denunciato e cancellato. Così come è accaduto nel recente passato (che evidentemente non ha insegnato nulla!) per altre emergenze sanitarie (dalla mucca pazza all’influenza aviaria, tutte fortunatamente rivelatasi poi solo dei falsi allarmi) si sta letteralmente terrorizzando il Paese con una informazione assolutamente superficiale e irresponsabile che non tiene conto della realtà dei fatti ma punta solo alla denuncia clamorosa, al bollettino dei morti e dei nuovi malati sbattuto ogni giorno e ogni momento in prima pagina, nei telegiornali e sui giornali. Ogni persona che muore con qualche sintomo collegabile ad una normale influenza viene subito associato al virus A.  Senza ancora nessuna certezza medico scientifica, senza neppure aspettare i risultati dell’autopsia dei casi di morti sospetti. Nonostante questo tipo di influenza A sia molto meno grave della comune influenza stagionale si è riusciti a trasformarla in un incubo per tutti, buttando il Paese nella paura, nell’angoscia. Questo spiega poi le fila di genitori con bambini in braccio al  Pronto Soccorso degli ospedali italiani. Bisogna assolutamente arrestare questa perversa spirale informativa, porre un freno a questo ingiustificato allarmismo. Per questo Diritti Civili chiede e auspica che i media si limitino a dare le notizie necessarie sui sintomi, sulle precauzioni, sui comportamenti da adottare, a fornire un vademecum informativo su questa influenza, evitando bollettini di morti e nuovi malati, che servono solo a terrorizzare le famiglie italiane e creare problemi, disagi e quasi sempre falsi allarmi e ingiustificate paure nelle persone. Sono certo che, così come del resto dicono anche molti esperti, l’influenza A si rivelerà, così come è stato per la mucca pazza e la aviaria, solo un falso allarme e i suoi effetti saranno assai meno gravi di una comune influenza di stagione. Perché allora allarmare e terrorizzare ancora una volta il Paese?”

 

3 novembre 2009

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Nave dei veleni. Diritti Civili “Risarcire Cetraro per devastanti danni subiti. Concerto Capodanno dalla cittadina calabrese in diretta su Raiuno” 

 

Un grande evento televisivo, il concerto della notte di Capodanno, in diretta su Raiuno dal porto di Cetraro, e una raccolta fondi, nella stessa serata, da destinare ai pescatori, per risarcire, riscattare e rilanciare, in Italia e nel mondo, la cittadina del Tirreno del devastante danno arrecato dalla stessa Tv di Stato e dagli altri grandi media televisivi e scritti, nazionali e internazionali, con la campagna sulla cosiddetta nave del veleni. E’ l’iniziativa che viene preannunciata dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che, afferma in una nota, “illustrerà nei prossimi giorni al Governatore calabrese, Agazio Loiero”, e che “si dice certo sarà sicuramente sostenuta e patrocinata dalla Regione Calabria”. Corbelli auspica che “l’artista illustre della serata di Cetraro possa essere il cantautore romano Antonello Venditti, che avrebbe così una grande occasione per riparare alla sua nota gaffe sulla Calabria di qualche settimana fa”. Il leader di Diritti Civili, “sin dall’inizio deciso oppositore dell’ipotesi che il relitto di Cetraro fosse la nave dei veleni”, invita tutti “i partiti, i parlamentari calabresi dei due schieramenti, i rappresentanti delle Istituzioni e i mezzi d’informazione locali a mettere da parte le polemiche e a sostenere questa importante iniziativa, indispensabile e fondamentale per il rilancio di Cetraro nel mondo”. “A chi vuole il bene di Cetraro e della Calabria chiediamo di sostenere l’iniziativa di Diritti Civili per la realizzazione del grande evento televisivo, il concerto di Capodanno, su Raiuno, dal porto cetrarese. Non è più il tempo delle polemiche e degli scontri politici. Diritti Civili, che ha mille ragioni per attaccare tutti sulla vicenda della presunta nave dei veleni, mette da parte le polemiche e lancia la grande idea per il riscatto e il rilancio dell’immagine di Cetraro, dopo il violento tsunami che l’ha colpita e devastata. Solo con un grande evento televisivo internazionale si può iniziare a risalire la china, uscire dal tunnel e far recuperare immagine, credibilità e splendore alla città del Tirreno Cosentino.  Purtroppo i grandi media nazionali e internazionali, dopo aver per oltre un mese criminalizzato il mare di Cetraro continuano adesso ad ignorare la notizia che la cosiddetta nave dei veleni era solo un vecchio piroscafo. La Rai, la Tv di Stato, deve per questo farsi carico di una azione riparatrice, ospitando un grande evento televisivo, in diretta su Raiuno, dal porto di Cetraro, la notte di Capodanno”.

 

1 novembre 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Corbelli: ”La cosiddetta nave dei veleni di Cetraro è solo una colossale bufala! Diritti Civili lo ha, da solo, denunciato per un mese e mezzo”! 

 

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che “per un mese e mezzo è stato l’unico in Calabria e in Italia ad avanzare forti dubbi e perplessità, a non credere minimamente alla cosiddetta nave dei veleni, a denunciare che si trattava di un allarmismo assolutamente ingiustificato che stava distruggendo l’immagine e l’economia di Cetraro e i paesi costieri vicini, che quel relitto in fondo al mare era solo una vecchia, innocua imbarcazione abbandonata”, dopo le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha escluso che il relitto di Cetraro sia la nave Cunski e che ha anche detto che non è stata rilevata nessuna radioattività sino a 300 metri di profondità nel mare della cittadina tirrenica”, afferma, in una nota, che “viene finalmente, anche se con colpevole ritardo da parte del Governo, confermato che Cetraro è stato ingiustamente criminalizzato sulla base solo di ipotesi investigative e giornalistiche (dei grandi media nazionali e internazionali) basate sul nulla”. Il leader di Diritti Civili si dice comunque stupito e sconcertato dalla reazione della Regione Calabria, dell’assessore regionale all’Ambiente, Silvio Greco, e di altri soggetti (politici e dell’Associazionismo) alla rassicurante comunicazione del Ministro Prestigiacomo. “Anziché tirare un sospiro di sollievo e rallegrarsi per la fine di un incubo la Regione Calabria e altri soggetti incredibilmente e irresponsabilmente sembra vogliano continuare ad alimentare l’ingiustificato allarmismo e la campagna di criminalizzazione della vecchia carcassa rinvenuta nel mare di Cetraro. Una reazione inspiegabile che rischia di vanificare l’azione e l’iniziativa del Governo che, anche se con grave ritardo, pone fine alla campagna contro Cetraro. Si prenda atto che il relitto nelle acque di Cetraro non è la Cunski, non è la nave dei veleni, che non c’è nessun bidone di rifiuti  tossici, nessuna radioattività, che quel tratto di costa è tra i più belli, puliti e sicuri. Quello che personalmente avevo detto con una prima dichiarazione alle Agenzie di Stampa giovedì 17 settembre scorso e denunciato continuamente, purtroppo da solo e inascoltato, in questo mese e mezzo su tutti i media calabresi. Il 23 settembre avevo rivolto un appello al responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, invitandolo a venire a Cetraro, per affrontare personalmente questa emergenza ambientale, sociale ed economica. Non lo ha mai fatto in questi 45 giorni. Bertolaso infatti non si è mai visto in Calabria in questi ultimi mesi.  Non mi interessa dire che avevo ragione, che sono stato l’unico in questo mese e mezzo a non credere assolutamente alla nave dei veleni, a denunciare la campagna di criminalizzazione, quel che importante adesso è cercare di riparare in qualche modo al devastante danno arrecato a Cetraro, ai pescatori, all’economia, di questa cittadina e dei centri vicini. Bisogna per questo innanzitutto smetterla di avanzare nuovi dubbi e sospetti. Per il bene di Cetraro e della Calabria. Chi ha sbagliato (e sono tanti a vari importanti livelli istituzionali) avallando la bufala della cosiddetta nave dei veleni abbia l’onestà di fare autocritica o stia zitto”.

 

 

 31 ottobre 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili: “Verità e giustizia per Crotone, vera drammatica emergenza ambientale calabrese”

 

 

Crotone

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, lancia  un appello-denuncia per quella che definisce “la vera drammatica emergenza ambientale della Calabria, quella di Crotone, dei 24 siti inquinati e soprattutto delle scuole contaminate, costruite sui rifiuti tossici delle fabbriche dei veleni”. Corbelli invita “a non abbassare la guardia, a tenere accesi i riflettori e l’attenzione delle Istituzioni sul caso Crotone, sul dramma dei bambini, dei giovani studenti e dei loro genitori che non sanno ancora oggi se quegli edifici scolastici costruiti sui rifiuti tossici (veleni delle fabbriche) hanno provocato malattie e gravi danni alla salute dei loro figli e ancora aspettano, a distanza di anni, delle risposte certe e soprattutto degli interventi adeguati per affrontare questa gravissima emergenza”. Corbelli esprime “delusione e preoccupazione per la scarsa attenzione dedicata dalle Istituzioni e dai grandi media nazionali al caso Crotone. Il Governo, regionale e nazionale, deve capire che la prima vera emergenza ambientale (e per la tutela della salute) è Crotone, sono i 24 siti inquinati, sono soprattutto le scuole al veleno, della città Pitagorica, sono quei bambini, quei giovani studenti, i loro genitori che devono essere rispettati, difesi, aiutati, monitorati.. Occorre istituire una task force medico-scientifica, di alto livello, per il caso Croton, che affianchi e supporti gli altri organismi già operativi. Per questo bisogna tenere accesi i riflettori su questa drammatica emergenza. La città crotonese è una polveriera, una bomba radioattiva, pronta ad esplodere. O forse, purtroppo, in parte già esplosa. In silenzio e nell’indifferenza generale. Con effetti devastanti. sulla salute delle persone e in particolare dei bambini, quelli più esposti e maggiormente a rischio. Verità e giustizia per questi bambini e per Crotone. I tanti morti di Crotone per tumore sono dovuti ai siti inquinati e alle scuole contaminate? A queste inquietanti domande bisogna dare, si ha il dovere di dare delle risposte certe e immediate”.  

 

 

27 ottobre 2009

 

 

 

 

NAVE VELENI: CORBELLI, DISTRUTTA CETRARO PER INNOCUO RELITTO

 

         

            (ANSA) - COSENZA, 23 OTT - "Hanno distrutto Cetraro per un

vecchio, innocuo relitto abbandonato in mare". E' quanto

afferma, in una nota, il leader del Movimento Diritti Civili,

Franco Corbelli, che evidenzia "forti dubbi e perplessità

sulla ipotesi dei bidoni radioattivi che sarebbero contenuti nel

relitto, rinvenuto nel mare di Cetraro".

   Corbelli parla di "una campagna mediatica nazionale e

internazionale che irresponsabilmente continua ad additare il

mare della splendida cittadina tirrenica come la discarica dei

veleni d'Italia, senza uno straccio di prova, di riscontro, di

verifica, di certezza, assestando un colpo mortale a questo

centro e ai paesi vicini. Non c'era certo bisogno del parere

degli esperti, che spiegano solo oggi, oltre un mese dopo il

ritrovamento della nave, che quel tipo di fusti, che si

intravedono dalle immagini, non possono contenere veleni, per

capire che quel relitto di Cetraro è solo una vecchia innocua

imbarcazione abbandonata".

   Il leader di Diritti civili parla di "danno d'immagine ed

economico incalcolabile e irrimediabile per la cittadina

tirrenica e l'hinterland. E' come se fosse stata colpita da un

violento tsunami". (ANSA).

 

 

Segue comunicato integrale Diritti Civili su questa vicenda

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

J’accuse di Diritti Civili: “Hanno distrutto Cetraro per un vecchio, innocuo relitto abbandonato in mare”!

 

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli,  ribadisce tutti i suoi “forti dubbi e le sue perplessità sulla ipotesi dei bidoni radioattivi che sarebbero contenuti nel relitto, rinvenuto nel mare di Cetraro”, denuncia quella che ritiene “una campagna mediatica nazionale e internazionale che irresponsabilmente continua ad additare il mare della splendida cittadina tirrenica come la discarica dei veleni d’Italia, senza uno straccio di prova, di riscontro, di verifica, di certezza, assestando un colpo mortale a questo centro e ai paesi vicini”  e dichiara in modo perentorio “non c’era certo bisogno del parere degli esperti (che spiegano solo oggi, oltre un mese dopo il ritrovamento della nave, che quel tipo di fusti, che si intravedono dalle immagini, non possono contenere veleni) per capire che quel relitto di Cetraro è solo una vecchia innocua imbarcazione abbandonata”. Corbelli parla di “danno d’immagine ed economico incalcolabile e irrimediabile per la cittadina tirrenica e l’hinterland, è come se fosse stata colpita da un violento tsunami”e addebita la responsabilità alla “martellante campagna dei grandi media nazionali e internazionali, al mancato intervento sino ad oggi del Governo Berlusconi che non ha  fatto subito chiarezza su una vicenda inquietante e ancora oggi caratterizzata da troppi lati oscuri e misteri, alla Procura di Paola che dopo aver meritoriamente aperto l’inchiesta non ha fermato lo stillicidio di notizie e ipotesi investigative e giornalistiche basate sul nulla (le sole immagini di quel relitto) e all’assoluta incapacità delle diverse Amministrazioni a tutti i livelli (comunali, provinciali e regionali) di fronteggiare e contrastare sin dall’inizio questa campagna contro Cetraro. I rappresentanti delle Istituzioni ed Enti locali calabresi interessati anziché avallare, dall’inizio di questa vicenda, i grandi media nazionali e mondiali, anziché andare in processione dal Procuratore di Paola solo per ringraziarlo ed elogiarlo e contribuire così indirettamente ad alimentare la diffusione di un allarmismo assolutamente ingiustificato avrebbero dovuto subito chiedere verità e giustizia e contrastare questa devastante campagna di demonizzazione del mare di Cetraro, così come del resto anche per la zona di Serra d’Aiello. Per capire che si tratta(va) di una colossale bufala bastava prendere le dichiarazioni del pentito, l’ex boss mafioso Francesco Fonti, condannato a oltre 50 anni di carcere per traffico di droga, che oltre a chiamare in causa per il traffico dei rifiuti gli ex presidenti del Consiglio, Bettino Craxi e Ciriaco De Mita, e l’ex ministro degli Esteri,, Gianni De Michelis, con i quali a suo dire si incontrava regolarmente (!) per concordare le azioni criminali (!), arrivava addirittura ad accusare l’ex ministro Riccardo Misasi di essere il mandante dell’affondamento della nave dei veleni nel mare di Cetraro, praticamente nelle stesse acque dove aveva la villa (in un centro limitrofo) e dove trascorreva le vacanze e faceva il bagno l’esponente politico calabrese e la sua famiglia! Eppure non sono bastate neppure queste accuse inverosimili e assurde a fermare la campagna mediatica contro Cetraro. Il Movimento Diritti Civili è stato l’unico ad aver manifestato, un mese fa,  subito dopo il ritrovamento del relitto, “forti dubbi” e perplessità sulla tesi che il mare antistante Cetraro potesse essere stato scelto in questi anni dalla ‘ndrangheta come pattumiera d’Italia per depositarvi rifiuti tossici, scorie nucleari, veleni provenienti da ogni parte d’Europa e del Mediterraneo. Avevamo affermato che prima di presentare, al mondo intero, il mare di Cetraro come la discarica dei veleni d’Europa era (è) opportuno e doveroso aspettare il risultato (certo) del contenuto di questo relitto e dei bidoni che si troverebbero all’interno. Purtroppo invece il danno irrimediabile è stato già fatto. L’immagine di Cetraro e di quel tratto di mare del Tirreno Cosentino, in Italia e nel mondo, continua ogni giorno ad essere associata alla nave dei veleni e della morte”.

 

23 ottobre 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Dubbi e perplessità di Corbelli su gravi accuse a Fondazione Campanella di Catanzaro

 

 

Catanzaro

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria, approvata, all’unanimità, dal Consiglio regionale il 30 giugno 2008, interviene sulla vicenda della Fondazione Campanella, definita “grave, sconcertante e inquietante”, manifesta “forti dubbi e perplessità per l’inaudita gravità delle accuse che se confermate dovrebbero portare, più che ad una segnalazione, come ha fatto La Guardia di Finanza, alla Corte dei Conti, all’arresto immediato, ad una condanna esemplare e al carcere duro per i responsabili di un simile crimine contro l’umanità, consumato sulla pelle e sulla speranza di tanti malati di cancro e dei loro familiari”. Corbelli afferma che “se troveranno conferma le gravissime accuse per la Calabria sarà un danno devastante, un colpo durissimo all’immagine, alla credibilità delle stesse Istituzioni, a pochi mesi dalle Elezioni Regionali del 2010. Pur nel rispetto del lavoro delle Fiamme Gialle di fronte ad una Fondazione Campanella dipinta come una sorta di Ente fantasma, vero e proprio centro di malaffare, c’è da restare sconcertati e perplessi. Fortemente perplessi! C’è da chiedersi come sia stato possibile da parte della Regione erogare ingenti finanziamenti in modo illegittimo a questa Fondazione, tali da procurare un danno erariale di 90 milioni di euro; chi doveva effettuare i controlli (e non li ha eseguiti) cosa ha fatto? Il Presidente Loiero e la sua Giunta erano a conoscenza dell’operato della Fondazione Campanella? Sono certo che se fossero vere quelle accuse il primo a denunciarle e a bloccare i finanziamenti sarebbe stato lo stesso Governatore calabrese! Possibile che questa Fondazione abbia percepito una somma così ingente e non abbia prodotto in questi anni completamente nulla, così come sostiene la Finanza? Se è così che fine hanno fatto questi 90 milioni di euro? Sono interrogativi legittimi che meritano una doverosa e immediata risposta. Per il bene della Calabria (e della Fondazione Campanella) mi auguro che queste gravissime accuse vengano respinte (in modo inconfutabile) dagli interessati. Personalmente, e da vecchio garantista, resto con i miei dubbi e le mie perplessità di fronte a queste accuse mostruose. Rispetto e apprezzo la Guardia di Finanza ma non credo che la Fondazione Campanella possa essersi macchiata di reati così gravi e orrendi”.   

 

20 ottobre 2009

 

 

 

SANITA':COSENZA;CORBELLI,POTENZIARE REPARTO NEUROCHIRURGIA

COSENZA
(ANSA) - COSENZA, 10 OTT - Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per l'istituzione del Garante della Salute della Calabria, approvata, all'unanimità, dal Consiglio regionale della Calabria il 30 giugno 2008, in una nota sostiene che la "nel reparto di Neurochirurgia dell'Ospedale civile di Cosenza c'é una situazione di emergenza". "E' necessario - aggiunge - i posti letto per evitare, come purtroppo continua a succedere, che dei malati vengano sistemati e tenuti per giorni in un lettino nel corridoio. Serve il potenziamento dell'organico del personale medico e paramedico. Devo denunciate l'incredibile vicenda che ha visto alcuni medici di questo reparto acquistare di tasca proprio o anticipare per un lungo periodo la somma necessaria per acquistare alcuni attrezzi di lavoro e apparecchiature indispensabili e urgenti per la cura di alcuni degenti. Il reparto di Neurochirurgia, diretto dal prof. Corriero, è un esempio di buona sanità, è un fiore all'occhiello dell'ospedale dell'Annunziata, un centro di eccellenza regionale, vi operano bravi medici e chirurghi che andrebbero tutti ricordati e ringraziati perché fanno piccoli grandi miracoli quotidiani. Vengono in questo reparto da tutta la Calabria per farsi curare e operare. Purtroppo il reparto, che ho visitato nei giorni scorsi, va avanti solo grazie alla grande professionalità e abnegazione dei medici e alla collaborazione del caposala e dei paramedici che si letteralmente sacrificano per far fronte alle numerose e quotidiane esigenze ed emergenze". "Il reparto - prosegue Corbelli - necessita di alcuni interventi immediati. L'aumento dei posti letto, il potenziamento dell'organico medico e degli infermieri. E poi la possibilità di poter acquistare di tutto ciò che serve per operare al meglio e in condizioni di sicurezza. E' successo infatti che alcuni attrezzi di lavoro, finanche la macchinetta per il taglio dei capelli dei pazienti e l'apparecchiatura indispensabile per curare il collo a un giovane paziente, ed evitargli così di restare paralizzato a letto per molti mesi, lo abbiano dovuto acquistare due medici del reparto con soldi di tasca propria in un caso e con l'anticipo della somma nell'altro. Per evitare che si ripetano episodi del genere e che soprattutto, come è successo lo scorso anno, per un ricovero mancato di un paziente di fuori provincia, non possibile per l'assoluta mancanza di posti, venga scelto un capro espiatorio e colpito, ingiustamente, un medico bravissimo e assolutamente innocente di Neurochirurgia, l'Azienda ospedaliera cosentina valorizzi questo reparto, questo centro di eccellenza, ascolti e aiuti tutti i bravi professionisti che vi operano ogni giorno con grande professionalità, passione, sacrifici e rischi personali".

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Alluvione Messina e (mancato) minuto silenzio nei campi di calcio. Diritti Civili attacca Lega Calcio, chiede dimissioni responsabili e riparazione vergogna nazionale. “Sud discriminato anche per una tragedia immane, come quella messinese”. Intervento di Corbelli al “Processo di Biscardi”

 

Roma

Il coordinatore del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, condanna “la scelta della Lega Calcio che ha fatto osservare, domenica, un minuto di silenzio solo per le partite delle squadre siciliane per ricordare le vittime della drammatica alluvione di Messina”, parla di “decisione gravissima, assolutamente ingiustificata, di discriminazione del Sud anche di fronte ad una tragedia immane, di comportamento irresponsabile dei vertici del calcio italiano, che dovrebbero dimettersi per questa vergogna nazionale” e chiede che “si ripari a questa ingiustizia e offesa facendo osservare, per le partite della Nazionale e, domenica prossima, in occasione delle partite di serie B e degli altri campionati, un minuto di silenzio in tutti i campi di calcio italiani”. “Quanto accaduto domenica, con il minuto di silenzio solo per le partite delle squadre siciliane, è un fatto di inaudita gravità. Una offesa nei  confronti di una intera comunità così pesantemente colpita da una devastante calamità naturale e l’ennesima, ignobile discriminazione nei confronti del Sud. E’ una scelta che umilia, è come se la tragedia di Messina fosse un fatto solo siciliano, un lutto solo per una provincia e una regione e non invece una grande tragedia nazionale, di un intero Paese. Per la Lega Calcio (e non solo) una tragedia al Sud (anche se immane come quella di Messina) è una tragedia di… serie B, che non merita neppure un minuto di raccoglimento in tutti i campi, ma solo pochi secondi di silenzio nelle partite delle squadre siciliane. Un fatto indegno di un Paese civile! Chi ha deciso di far osservare il minuto di silenzio solo per le squadre siciliane dovrebbe dimettersi o essere immediatamente cacciato. Non può continuare a far parte di un  organismo importante come la Lega Calcio. A questa vergogna  bisogna comunque in qualche modo riparare. Diritti Civili chiede per questo che domenica prossima e per le gare della Nazionale di Calcio si osservi un minuto di silenzio in tutti i campi di calcio. Per ricordare degnamente le vittime della alluvione di Messina. Come è giusto, corretto e doveroso in una Nazione civile”. Intanto anche il popolare “Processo di Biscardi” si è occupato della denuncia e della iniziativa di Diritti Civili, ospitando in diretta, lunedì sera, il leader del Movimento, Franco Corbelli.

 

6 ottobre 2009

 

Emergenza scuola . Appello mobilitazione

(nella pagina Politica)

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Relitto abbandonato nel mare di Calabria. Diritti Civili: “Per Cetraro è peggio di uno tsunami! Danni devastanti e irreparabili. Dubbi (e ancora nessuna certezza) su Tirreno cosentino discarica veleni d’Europa! Troppi punti oscuri. Fare subito chiarezza”.

 

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene sul relitto rinvenuto al largo delle acque di Cetraro, parla di “danno d’immagine ed economico devastante e irrimediabile per la cittadina tirrenica, è come se fosse stata colpita da un violento tsunami”, chiede che “si faccia subito chiarezza su una vicenda inquietante e ancora oggi caratterizzata da troppi lati oscuri e misteri”. Corbelli pur “rispettando le ipotesi investigative e le confessioni del pentito, pare supportate dalle prime immagini del relitto”, è l’unico che manifesta “forti dubbi” e si mostra “assai perplesso sulla tesi che il mare antistante Cetraro possa essere stato scelto in questi anni dalla ‘ndrangheta come pattumiera d’Italia per depositarvi rifiuti tossici, scorie nucleari, veleni provenienti da ogni parte d’Europa e del Mediterraneo”. “Prima di presentare, al mondo intero, Cetraro come la discarica dei veleni d’Europa era (è) opportuno e doveroso aspettare il risultato (certo) del contenuto di questo relitto e dei bidoni che si troverebbero all’interno. Purtroppo invece il danno irrimediabile è stato già fatto. A prescindere se sarà dimostrato ( oppure no) che siamo in presenza della cosiddetta nave dei veleni e delle scorie nucleari, per Cetraro e per quello splendido pezzo di costa tirrenica, è già stato peggio di uno tsunami. Un danno devastante.:L’immagine di Cetraro e di quel tratto di mare del Tirreno Cosentino in Italia  e nel mondo è oramai associata alla nave de veleni e della morte. Per la bella cittadina tirrenica e i paesi limitrofi un danno incalcolabile e irreparabile, al di là di quello che sarà poi il risultato delle analisi e delle indagini. In questa inquietante vicenda diversi sono i punti oscuri che vanno tutti immediatamente chiariti e accertati. Perché dopo tanti anni si (ri)scopre solo adesso la nave dei veleni al largo di Cetraro? Perché non si è fatto nulla in questi anni? Perché le diverse Amministrazioni competenti e interessate non hanno chiesto e preteso in tutti questi anni che si facesse chiarezza su quella nave in fondo al mare di Cetraro? Perché non si è indagato se nella zona in questi anni si siano registrati eventuali morti sospette, per malattie tumorali, causate da inquinamento radioattivo? Risulta invece, come ha dichiarato nei giorni il primario oncologo dell’ospedale di Paola, Filippelli, che i casi di tumore riscontrati nella zona sono dovuti a cause diverse dall’inquinamento radioattivo. Perché nessuno ha dato credito alle rivelazioni del pentito? Perché non sono state, in questi anni, riscontrate le sue dichiarazioni e le sue gravissime accuse? E se quel relitto al largo di Cetraro si rivelasse (fra sei mesi, un anno…) solo una vecchia carcassa abbandonata, senza l’ombra di un solo bidone di veleni, chi ripagherebbe e riparerebbe al danno immane arrecato alla cittadina del Tirreno, alla sua immagine, alla sua economia, al suo futuro?”.

 

4 ottobre 2009

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Sanità. Diritti Civili. ”Garante Salute istituito in America dal Presidente Obama, ignorato in Calabria da Giunta e Consiglio regionali”!

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute, approvata, all’unanimità, dal Consiglio regionale della Calabria il 30 giugno 2008 e ancora oggi inattuata, dopo l’approvazione, ieri, da parte della Giunta regionale del piano per salvare la sanità calabrese (ed evitare il commissariamento), denuncia il “mancato inserimento e riferimento della figura e della struttura del Garante nei provvedimenti indicati e adottati dall’Esecutivo Loiero”. Corbelli sottolinea anche il paradosso che “mentre in Calabria l’istituzione del Garante della Salute continua ad essere disattesa, in violazione dello stesso Statuto regionale, la medesima struttura (Garante pubblico della Sanità) viene creata, un anno dopo l’approvazione della legge in Calabria, in America dal presidente Barack Obama”. “Nel piano approvato dalla Giunta regionale per salvare la sanità ed evitare il commissariamento manca finanche un semplice riferimento ad una struttura importante, una novità assoluta e rivoluzionaria, assai efficace per denunciare, combattere e prevenire casi di malasanità e di disorganizzazione: il Garante della Salute, di competenza del Consiglio regionale e, nella fattispecie, del suo presidente, Giuseppe Bova. Il bando per il Garante della salute è già scaduto da quasi un anno (dal 15 ottobre 2008) e Giunta e Consiglio regionale continuano ad ignorarlo. Succede così che il Garante della Salute sbarca in America e continua invece a mancare, a non essere nominato in Calabria, la regione letteralmente devastata dalla malasanità e dalla disorganizzazione (otto morti nel solo mese di agosto per malasanità)”. Corbelli, che da anni lotta per l’istituzione del Garante della Salute per combattere la malasanità, esprime “soddisfazione per la stessa scelta del presidente Obama, che, mentre combatte per far approvare la sua rivoluzionaria riforma sanitaria che garantisce l’assistenza a tutti gli americani, ha infatti già deciso l’istituzione e la scelta del Garante della Sanità, individuando per questo incarico Sanjay Gupta, popolare giornalista-medico della Cnn”. Ma insieme all’orgoglio per aver creato, per primi in Italia e nel mondo, “qualcosa di innovativo, una novità assoluta, rivoluzionaria, fatta propria finanche dal Presidente Usa”, il leader di Diritti Civili, non nasconde “la sua delusione e la sua amarezza per la mancata nomina e la non istituzione a tutt’oggi in Calabria di questa struttura, assai importante per denunciare, combattere e prevenire casi di malasanità, di disorganizzazione, per coordinare interventi urgenti, per fornire informazioni utili per la cura di malattie rare, per cancellare la vergogna e le ingiustizie delle lunghe liste di attesa, per dare, 24 ore al giorno, attraverso un numero verde, un riferimento immediato e semplice a tutti cittadini in materia di assistenza sanitaria. Una grande conquista civile per una regione, la Calabria, tristemente nota in Italia e nel mondo purtroppo anche per la malasanità”.

  

16 settembre 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Emergenza scuola. Massacro precari e insegnanti bambini disabili. Diritti Civili chiede a Napolitano di intervenire e rivedere sua posizione (sbagliata) dello scorso anno

 

 

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un appello al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che invita “a rivedere la sua posizione dello scorso anno a sostegno dei tagli nelle scuole”, e a “intervenire a favore della giusta e sacrosanta battaglia dei precari” e in particolare per quello che definisce “il dramma e la grande ingiustizia dei bambini malati e disabili lasciati soli, senza insegnanti di sostegno, per colpa del decreto del Governo che taglia professori e cancella classi e scuole. Una situazione particolarmente grave in Calabria. Corbelli giudica il provvedimento di legge del Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che toglie l’insegnante di sostegno ai bambini malati e diversamente abili, “un fatto grave, incostituzionale, indegno di un Paese civile”. “Il Governo per ridurre i costi della scuola ha tagliato anche l’insegnante di sostegno a molti bambini gravemente malati e portatori di gravi handicap. Sono questi gli effetti devastanti che ha prodotto il decreto del Ministro Gelmini, varato lo scorso anno. Diritti Civili continua a ricevere segnalazioni di genitori disperati e indignati, che si sono visti i loro bambini disabili privati dell’insegnante di sostegno. Se non sarà assegnato un insegnante di sostegno ai loro bambini malati e diversamente abili molti genitori saranno costretti a non mandare più a scuola i loro figli. Si tratta di grandi ingiustizie che colpiscono dei bambini innocenti già così duramente segnati da un destino crudele. Chiediamo al Presidente della Repubblica di intervenire su questa vera e propria emergenza sociale della scuola, su queste misure ingiuste e punitive del Governo nei confronti di migliaia e migliaia di precari, di insegnanti di sostegno letteralmente buttati in mezzo ad una strada, insieme alle loro famiglie. Invitiamo il Capo dello Stato ad intervenire in particolare sul dramma e sulla grande ingiustizia dei bambini disabili abbandonati al loro destino. Lo scorso anno purtroppo il Presidente della Repubblica, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, bocciando di fatto tutte le opposizioni parlamentari che contestavano la falsa riforma della Gelmini, commise un grave errore parlando di “scelte coraggiose del Governo, di tagli necessari nella scuola, di non sostenibili posizioni di difesa dell’esistente…”. Da Napolitano ci aspettiamo e auspichiamo invece una parola di condanna per una riforma della scuola e per una politica che penalizza i bambini malati, diversamente abili e le categorie più povere, deboli ed emarginate”.

 

14 settembre 2009

 

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello Diritti Civili per bambina di Sant’Onofrio, figlia di immigrati, gravemente malata, da 5 mesi “dimenticata” in ospedale a Cosenza e che nessuno aiuta!

 

Vibo Valentia

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un nuovo appello per aiutare una bambina, la piccola Jannate, 17 mesi, nata in Italia, residente a Sant’Onofrio, nel Vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica, vive grazie ad un respiratore artificiale attaccato ad una macchina, figlia di una poverissima coppia di giovanissimi immigrati marocchini (il padre, venditore ambulante, la madre, casalinga, da 10 anni in Italia), da 5 mesi ricoverata all’Ospedale Civile di Cosenza, che ha bisogno di un aiuto economico e di un piccolo appartamento vicino al nosocomio cosentino per permettere alla famiglia della piccola (oltre ai genitori una sorellina un po’ più grande) di poterle stare vicino e assisterla 24 ore al giorno”. Corbelli, nel luglio scorso, aveva chiesto all’Asp di Vibo Valentia di “riconoscere l’invalidità, il diritto alla pensione e alla indennità di accompagnamento per la bambina e alle altre Istituzioni preposte di erogare un contributo e di mettere a disposizione un piccolo appartamento nei pressi dell’ospedale dell’Annunziata per consentire ai genitori di poter riportare la bambina a casa e avere così la possibilità di portarla e curala quotidianamente al vicino nosocomio bruzio”. Dopo l’appello di Corbelli l’unico ad intervenire è stato il direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia, Curia, che aveva provveduto ad inoltrare la pratica all’Asp di Cosenza per l’accertamento della invalidità della bambina, presso l’ospedale di Cosenza. Purtroppo da oltre un mese è tutto fermo. La bambina è come se fosse stata dimenticata, continua a restare nel reparto di rianimazione dell’Annunziata, nessuna risposta e nessun aiuto economico è arrivato da nessun Ente. Solo medici e paramedici del reparto di rianimazione dell’ospedale di Cosenza continuano “con grande amore e impegno ad assistere questa bambina e ad aiutare i loro genitori. Bisogna subito completare l’iter per l’assegnazione della pensioncina e trovare anche un piccolo appartamento nei pressi dell’ospedale di Cosenza per evitare che i genitori siano costretti ogni giorno ad una fatica massacrante, recarsi, la mattina presto, da Sant’Onofrio a Cosenza e viceversa, la sera tardi, per far ritorno a casa. Chi sta aiutando la famiglia della piccola Jannate è l’Associazione Gianmarco De Maria di Cosenza. Sono queste le iniziative immediate e urgenti da porre in essere, in attesa di portare la bambina in qualche centro specializzato in Italia e all’estero, con la speranza di poterla fare guarire. Da quando è all’ospedale di Cosenza la piccola, bellissima Jannate ha comunque già fatto registrare dei progressi straordinari”.

 

3 settembre 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili denuncia nuovo gravissimo caso malasanità in Calabria. Muore neonata

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute, approvata all’unanimità, dal Consiglio regionale calabrese, il 30 giugno 2008, e a tutt’oggi ancora inattuata, denuncia e “chiede giustizia per un nuovo gravissimo caso di malasanità in Calabria”. “Una giovane donna calabrese partoriente non viene ricoverata e trattenuta in un ospedale della regione, nonostante i chiari sintomi pre-parto, ma rimandata a casa, perde la bambina che nasce priva di vita, il giorno successivo, poche ore dopo il mancato ricovero”, si legge nella nota di Diritti Civili. La giovane donna ha scritto a Corbelli, raccontando la sua drammatica vicenda, auspicando il suo intervento e chiedendo che questo nuovo caso di malasanità venga, attraverso Diritti Civili, “fatto conoscere alle autorità competenti e all’opinione pubblica per chiedere e ottenere giustizia”. La donna ha chiesto di salvaguardare e rispettare la sua privacy e il suo dolore. “Se i Commissari del Ministro Sacconi che saranno domani, lunedì, in Calabria vogliono ascoltarmi - afferma Corbelli - sono pronto a dare tutte le informazioni su questa drammatica vicenda, chiedendo che si faccia chiarezza e giustizia su questo nuovo caso di malasanità, rispettando la privacy di questa donna, così come la stessa, che ho sentito telefonicamente, mi ha chiesto di fare, con grande dignità”. Corbelli, alla luce anche di questa nuova tragica vicenda e degli altri gravi casi di malasanità di queste ultime settimane, ritorna a chiedere “con forza la immediata elezione del Garante della Salute, il cui bando è scaduto da quasi un anno (dal 15 ottobre 2008)” e condanna “l’ingiustificato silenzio della stampa nazionale su questa importante battaglia e sul colpevole ritardo e sulla inadempienza del Consiglio regionale per l’istituzione del Garante (una grande struttura, operativa 24 ore al giorno, che serve per combattere e prevenire casi di malasanità e di disorganizzazione nella sanità). Una battaglia quella per il Garante della salute  sostenuta invece dai maggiori media calabresi e da Idv di Di Pietro”. “A Diritti Civili continuano ad arrivare denunce, segnalazioni, richieste di intervento per casi di malasanità, anche particolarmente gravi e drammatici, di chi ha perso un proprio caro, come nel caso di oggi della giovane donna partoriente, che anziché alle Istituzioni sceglie di rivolgersi a chi come il nostro Movimento da oltre venti anni si batte per difendere i diritti dei cittadini, in particolare per quanto attiene alla sanità e alla salute. Purtroppo nonostante la drammatica emergenza sanità in Calabria e una legge approvata da 14 mesi, il Garante della Salute continua a non essere nominato dal Consiglio regionale calabrese”, conclude Corbelli.  

 

2 settembre 2009

 

 

 

Ancora Malasanità e scandalo mancata elezione Garante Salute Calabria (I comunicati nella pagina Politica)

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Emergenza carceri. Diritti Civili denuncia il dramma e l’ingiustizia di un detenuto,  gravemente malato e, da tre anni, in Calabria, in isolamento in una cella (per le sue gravi patologie) a cui è stata negata la scarcerazione.

 

 

 

Ancora una nuova battaglia del leader del Movimento Diritti Civili “a favore dei diritti dei detenuti, malati gravi e sepolti vivi nella carceri del nostro Paese”. Franco Corbelli, denuncia oggi il “dramma e l’ingiustizia di un detenuto, M. P. , rinchiuso in un carcere calabrese, gravemente malato, affetto da un morbo raro, da epatite cronica e da altre malattie, tenuto, da tre anni, per le sue gravi patologie, in isolamento in una cella dove riesce a muoversi solo grazie all’aiuto delle stampelle, a cui viene negata la sospensione della pena e la scarcerazione per questi gravi motivi di salute”. L’uomo disperato ha scritto una lettera a Corbelli chiedendo il suo aiuto. Il leader di Diritti Civili si rivolge ai giudici competenti chiedendo di “voler accogliere la richiesta di questo detenuto gravemente malato e di mandarlo agli arresti a casa per permettergli di potersi curare adeguatamente e vivere accanto ai suoi familiari per essere assistito e per meglio affrontare le brutte malattie che lo stanno distruggendo giorno dopo giorno.” Corbelli riferisce di aver ricevuto un accorato appello da parte di questo detenuto che gli descrive “la situazione drammatica che sta vivendo, la sua condizione di malato grave e la disperazione per non sapere più cosa fare per poter ritornare a casa, almeno agli arresti domiciliari, per essere curato e assistito dalla sua famiglia con tutto l’affetto di cui ha bisogno per affrontare le sue gravissime patologie”. “Questo detenuto è un malato grave, mi ha descritto tutte le malattie di cui è affetto. Eppure continua a restare in carcere. E’ uno dei tanti senza volto (e senza diritti), uno dei disperati delle prigioni, malato e dimenticato in una cella, addirittura da tre anni in isolamento per le sue gravi malattie. Non conosco questo detenuto, non sono a conoscenza della sua vicenda giudiziaria. Non ho personalmente – continua Corbelli - alcuna competenza per intervenire sotto l’aspetto processuale. Rispetto l’operato dei giudici, ma di fronte ad un detenuto malato grave chiedo solo un atto di umanità: la sua scarcerazione o almeno gli arresti domiciliari per consentirgli di affrontare le sue malattie accanto ai suoi familiari. Auspico soltanto, anche in questo caso e per questa vicenda giudiziaria, un provvedimento di giustizia giusta e umana”.

 

24 agosto 2009

 

 

 

Emergenza carceri. Diritti Civili denuncia il dramma e l’ingiustizia di un detenuto,  gravemente malato e, da tre anni, in Calabria, in isolamento in una cella (per le sue gravi patologie) a cui è stata negata la scarcerazione.

 

 

 

Ancora una nuova battaglia del leader del Movimento Diritti Civili “a favore dei diritti dei detenuti, malati gravi e sepolti vivi nella carceri del nostro Paese”. Franco Corbelli, denuncia oggi il “dramma e l’ingiustizia di un detenuto, M. P. , rinchiuso in un carcere calabrese, gravemente malato, affetto da un morbo raro, da epatite cronica e da altre malattie, tenuto, da tre anni, per le sue gravi patologie, in isolamento in una cella dove riesce a muoversi solo grazie all’aiuto delle stampelle, a cui viene negata la sospensione della pena e la scarcerazione per questi gravi motivi di salute”. L’uomo disperato ha scritto una lettera a Corbelli chiedendo il suo aiuto. Il leader di Diritti Civili si rivolge ai giudici competenti chiedendo di “voler accogliere la richiesta di questo detenuto gravemente malato e di mandarlo agli arresti a casa per permettergli di potersi curare adeguatamente e vivere accanto ai suoi familiari per essere assistito e per meglio affrontare le brutte malattie che lo stanno distruggendo giorno dopo giorno.” Corbelli riferisce di aver ricevuto un accorato appello da parte di questo detenuto che gli descrive “la situazione drammatica che sta vivendo, la sua condizione di malato grave e la disperazione per non sapere più cosa fare per poter ritornare a casa, almeno agli arresti domiciliari, per essere curato e assistito dalla sua famiglia con tutto l’affetto di cui ha bisogno per affrontare le sue gravissime patologie”. “Questo detenuto è un malato grave, mi ha descritto tutte le malattie di cui è affetto. Eppure continua a restare in carcere. E’ uno dei tanti senza volto (e senza diritti), uno dei disperati delle prigioni, malato e dimenticato in una cella, addirittura da tre anni in isolamento per le sue gravi malattie. Non conosco questo detenuto, non sono a conoscenza della sua vicenda giudiziaria. Non ho personalmente – continua Corbelli - alcuna competenza per intervenire sotto l’aspetto processuale. Rispetto l’operato dei giudici, ma di fronte ad un detenuto malato grave chiedo solo un atto di umanità: la sua scarcerazione o almeno gli arresti domiciliari per consentirgli di affrontare le sue malattie accanto ai suoi familiari. Auspico soltanto, anche in questo caso e per questa vicenda giudiziaria, un provvedimento di giustizia giusta e umana”.

 

24 agosto 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello Diritti Civili per bambina, figlia immigrati, gravemente malata

 

 

Vibo Valentia

Una nuova, importante battaglia civile e iniziativa umanitaria. Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un appello “a favore di una bambina, Jannate, 16 mesi, nata in Italia, residente a Sant’Onofrio, nel Vibonese, gravemente malata, per una rara forma di malattia genetica, vive grazie ad un respiratore artificiale attaccato ad una macchina, figlia di una poverissima coppia di giovani immigrati marocchini (il padre, venditore ambulante, la madre, casalinga, da 10 anni in Italia), da 4 mesi ricoverata all’Ospedale Civile di Cosenza, che ha bisogno di un aiuto economico e di un piccolo appartamento vicino al nosocomio cosentino per permettere alla famiglia della piccola (oltre ai genitori una sorellina un po’ più grande) di poterle stare vicino e assisterla 24 ore al giorno”. Corbelli a questo proposito rivolge oggi un appello “all’Asp di Vibo Valentia affinché riconosca ed eroghi la piccola pensione e la indennità di accompagnamento per la bambina e alle altre Istituzioni preposte (Comune, Provincia di Cosenza) perché eroghino un contributo e mettano a disposizione un piccolo appartamento nei pressi dell’ospedale dell’Annunziata per consentire ai genitori di poter riportare la bambina a casa e avere così la possibilità di portarla e curala quotidianamente al vicino nosocomio bruzio”. Corbelli è stato nei giorni scorsi contattato dai medici del reparto di rianimazione dell’ospedale di Cosenza che stanno “con grande amore e impegno assistendo questa bambina e aiutando i loro genitori. Una storia di straordinaria solidarietà. Una vicenda che continua, ogni giorno, a commuovere tutti”. “Quello che da quattro mesi stanno facendo i medici e paramedici del reparto di rianimazione per questa bambina e i loro genitori va sottolineato ed elogiato pubblicamente. Sono stati loro a chiedermi di intervenire. Cosa che ho subito fatto e continuerò a fare per aiutare questa bambina e i loro genitori. Intanto va subito riconosciuta e assegnata alla piccola la pensione e l’indennità di accompagnamento. Va anche trovato un piccolo appartamento nei pressi dell’ospedale di Cosenza per evitare che i genitori siano costretti ogni giorno ad una fatica massacrante, recarsi, la mattina presto, da Sant’Onofrio a Cosenza e viceversa, la sera tardi, per far ritorno a casa. Chi sta aiutando molto la famiglia della piccola Jannate è anche l’Associazione Gianmarco De Maria. Si sta provvedendo anche a cambiare la carrozzina e metterne  a disposizione della bambina una più agevole. Sono queste le iniziative immediate e urgenti da porre in essere, in attesa di portare la bambina in qualche centro specializzato in Italia e all’estero, con la speranza di poterla fare guarire. Da quando è all’ospedale di Cosenza la piccola, bellissima Jannate ha comunque già fatto registrare dei progressi straordinari. Per questo oggi si è deciso da parte di tutti di portare all’attenzione dell’opinione pubblica questo caso umano, per sollecitare i vari interventi delle diverse autorità competenti”.

 

5 agosto 2009

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili denuncia il dramma di un giovane detenuto calabrese (in carcere da 15 mesi, in attesa di processo per un piccolo reato) malato terminale di cancro a cui sono stati negati gli arresti domiciliari!

 

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia il “dramma di un giovane detenuto calabrese, R.C. , 38 anni, malato terminale, in carcere da 15 mesi in attesa di processo, per un piccolo reato (che lui comunque nega disperatamente), a cui (su richiesta del pm) sono stati negati i domiciliari, e chiede ai giudici del Tribunale che lo stanno giudicando di voler accogliere questa richiesta e di mandarlo agli arresti a casa per permettergli di vivere accanto ai suoi familiari per meglio affrontare la terribile malattia che lo sta uccidendo giorno dopo giorno.” Corbelli riferisce di aver ricevuto un accorato appello dalla sorella di questo ragazzo che gli descrive “la situazione drammatica del proprio congiunto, malato gravemente, e la disperazione della loro famiglia che non sanno più cosa fare per poterlo riportare a casa, almeno agli arresti domiciliari, per poterlo assistere con tutta le cure e l’affetto di cui ha bisogno per affrontare la sua gravissima patologia”. “Questo giovane  è malato terminale di cancro e ha gravi problemi cardiaci subentrati con la malattia. Nei giorni scorsi questo detenuto ha avuto un edema polmonare, è stato ricoverato d’urgenza in ospedale, è rimasto 12 ore in rianimazione. Quindi dal nosocomio è stato di nuovo riportato in carcere. La gravità della sua malattia è stata accertata ed è attestata da cartelle cliniche degli ospedali di Bologna, Napoli, Catanzaro, Cosenza. Eppure continua a restare in carcere, in attesa del processo che doveva svolgersi nei giorni scorsi e che è stato rinviato. Non conosco questo detenuto, non sono a conoscenza della sua vicenda giudiziaria. Mi è stato riferito dalla sorella che ha solo qualche piccolo precedente penale per piccoli reati. Non ho personalmente – continua Corbelli - alcuna competenza per intervenire sotto l’aspetto processuale. Rispetto l’operato dei giudici, ma di fronte ad un malato terminale lasciato in carcere (da 15 mesi, in attesa del processo) chiedo solo un atto di umanità: la sua scarcerazione o almeno gli arresti domiciliari per consentirgli di affrontare la sua malattia accanto ai suoi familiari. Auspico soltanto un provvedimento di giustizia giusta e umana”.

 

 

28 luglio 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili denuncia silenzio istituzionale e chiede intervento Ministro Maroni per testimone giustizia che protesta in Calabria

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, esprime solidarietà alla giovane testimone di giustizia M. C. , che a Crotone da “una settimana sta protestando davanti alla Prefettura, attuando lo sciopero della fame per denunciare l’abbandono da parte dello Stato nei confronti suoi e della sua famiglia” e chiede al “Ministro degli Interni, Roberto Maroni, di intervenire, incontrare questa donna e far rispettare i suoi sacrosanti diritti. E’ gravissimo il silenzio e l’isolamento istituzionale nei confronti di questa giovane testimone di giustizia. Lo Stato è completamente assente e latitante, nonostante la disperata protesta. Solo il Prefetto di Crotone .- continua Corbelli - segnala questo caso ogni giorno al Viminale, ma senza ottenere alcuna risposta e soluzione a questo drammatico problema. Cos’altro deve accadere perché le Istituzioni preposte degnino di un minimo di attenzione e di risposta questa donna, che ha avuto il coraggio 17 anni fa di denunciare le cosche di Strongoli! Si aspetta un epilogo tragico prima di intervenire? Si può consentire che a settembre questa donna venga addirittura sfrattata, messa in mezzo ad una strada e con il rischio di essere uccisa? Si può addirittura negare , come è avvenuto, a questa testimone di poter stazionare, per qualche attimo, dentro la Prefettura per evitare i malori dovuti al grande caldo che l’hanno costretta (più volte in questi giorni) al ricovero in ospedale? Perché gli viene negato il reinserimento nel programma di protezione? Perché continua  a tacere il Ministro degli Interni? Chiediamo al responsabile del Viminale di venire a Crotone, incontrare, ascoltare le ragioni di questa donna e della sua famiglia e salvaguardare i suoi diritti. Questo è il compito e il dovere di un Paese civile, del Governo di una Nazione democratica e di uno Stato di diritto e non invece abbandonare al suo destino questa coraggiosa testimone di giustizia”. 

 

25 luglio 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Sanità. Diritti Civili denuncia lo scandalo di Crotone: “Per problemi di budget, negati (da sei mesi) cateteri, ventilatori polmonari, sacche per stomia a migliaia di malati”!

 

Crotone

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria, continua la sua ricognizione sulla malasanità calabrese, denuncia oggi quello che definisce “un nuovo caso di cattiva gestione della sanità, un fatto gravissimo, assurdo e inaccettabile, indegno di un Paese civile che penalizza, e mette a rischio, le persone, i malati più poveri: alla ASP di Crotone permangono non autorizzate da oltre 6 mesi per problemi di budget: le richieste (oltre 3000 mila le domande sino ad oggi) di assistenza protesica, si tratta di presidi necessari alla vita quotidiana dei pazienti (cateteri, sacche per stomia, ventilatori polmonari - tutto bloccato dal dicembre 2008)”. “Mentre il Consiglio Regionale continua irresponsabilmente a rinviare la nomina del Garante della Salute in Calabria – afferma Corbelli - la sanità oltre che essere sommersa in un mare di debiti è letteralmente allo sbando. Il caso di Crotone è clamoroso, inverosimile e gravissimo: di fatto viene negata da sei mesi, dal dicembre 2008, l’assistenza protesica a migliaia di malati che hanno fatto richiesta e aspettano invano di avere dispositivi vitali, salvavita (immediati e urgenti) quali cateteri, ventilatori polmonari, sacche per stomia. La giustificazione assurda, incredibile che viene data dall’Asp di Crotone è che non si possono soddisfare queste richieste per problemi di budget. Non ci sono soldi per acquistarli. Si può arrivare  a tanto? Si può pensare di risparmiare, per risanare la voragine dei debiti, negando l’assistenza ai malati? Anziché tagliare i veri, grandi sprechi e scandali della sanità calabrese si colpiscono le fasce più povere e deboli! Si può negare a questi malati un loro sacrosanto diritto, garantito dalla legge e dalla Costituzione: il diritto all’assistenza sanitaria? Si può mettere a rischio la salute e la vita di questi pazienti? La negazione di questi dispostivi protesici viola nello specifico una legge precisa, il Dm. 332/99 (recante norme di assistenza protesica) che all’articolo 4. comma 5, recita testualmente che “L’autorizzazione alla fornitura del dispositivo protesico, dell’ortesi o dell’ausilio prescritto è rilasciata dall’azienda Usl di residenza dell’assistito previa verifica dello stato di avente diritto del richiedente. La azienda Usl si pronuncia sulla richiesta di autorizzazione tempestivamente e comunque; in caso di prima fornitura, entro venti giorni dalla richiesta. In caso di silenzio della Usl, trascorso tale termine, l’autorizzazione alla prima fornitura si intende concessa. . . . . “. In molti casi sono addirittura passati sei mesi dalla richiesta! Ma al di là della stessa norma si può giustificare una situazione simile? In nome delle economie di bilancio e del risparmio è legislativamente previsto (e accettabile) il blocco arbitrario di qualsiasi tipo di  fornitura ai pazienti? Se per questi ritardi e queste mancate consegne dei dispositivi protesici qualche paziente muore di chi è la responsabilità? Giustamente i pazienti sono molto preoccupati, non sanno più a chi rivolgersi per far valere i loro diritti. Temono per la loro salute e la loro vita. E’ stato chiesto l’intervento di Diritti Civili, che continua a supplire, in Calabria, alla mancata nomina e presenza del Garante della Salute. Per questo oggi abbiamo denunciato questa grande ingiustizia, una vergogna, un vero scandalo, certamente un fatto non degno di un Paese civile e chiediamo che venga subito cancellato, rispettando i diritti di questi pazienti  e fornendo loro tutti il materiale protesico di cui hanno bisogno per poter continuare a curare la loro patologia e avere una vita dignitosa”.  

 

17 luglio 2009

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili: “In molti importanti ospedali della regione la situazione è drammatica. Gravi carenze. Pazienti a rischio. Eleggere subito Garante Salute Calabria, cui bando è scaduto da 9 mesi”!

 

 

Reggio Calabria

“In molti importanti ospedali della regione la situazione, soprattutto in questo periodo estivo, è gravissima, in alcuni casi drammatica, per gravi carenze strutturali e di organico, per questo c’è l’assoluta necessità e urgenza dell’istituzione della struttura del Garante della Salute per dare un riferimento , semplice e immediato, e un aiuto concreto ai cittadini-pazienti (a rischio in queste condizioni) e agli stessi operatori delle strutture ospedaliere (medici, paramedici) che non sanno più come fronteggiare questa vera e propria emergenza sanitaria”. E’ quanto afferma, in una nota, il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria, licenziata dal Consiglio provinciale di Cosenza il 17 gennaio 2008 e approvata, all’unanimità, il 30 giugno 2008, dal Consiglio regionale calabrese, che rinnova il suo appello al Presidente dell’Assemblea di Palazzo Campanella, Giuseppe Bova, e a tutti i capigruppo e consiglieri regionali che invita a voler subito procedere alla elezione del Garante, una figura e una struttura destinati a rivoluzionare la sanità calabrese e diventare un modello di riferimento per l’intero Paese, con l’istituzione, a breve, anche del Garante della Salute nazionale e soprattutto dare risposte ai problemi e alle richieste dei pazienti e degli operatori sanitari”. “Il Garante è una novità assoluta, primo caso del genere in Italia, adottato e istituito, dopo la Calabria, anche dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha nominato subito dopo il suo insediamento il Garante pubblico della Salute. Il Garante della Salute della Calabria, ottenuto dopo una lunga battaglia del Movimento Diritti Civili, è una grande vittoria e una storica conquista civile, un esempio di buona sanità, una svolta epocale e radicale per la sanità calabrese. Una struttura al servizio e per difendere i diritti dei cittadini in materia di assistenza sanitaria e per – afferma Corbelli - tutelare e mettere gli operatori sanitari (medici, paramedici) in condizioni di operare al meglio e in sicurezza. Un modello innovativo, semplice e rivoluzionario per combattere e prevenire la malasanità, la disorganizzazione e gli scandali del mondo della sanità. Chiedo che il Consiglio regionale, scaduto già da nove mesi (dal 15 ottobre 2008) il bando, al quale hanno partecipato moltissimi aspiranti candidati, proceda alla elezione del Garante. Il Garante della Salute della Calabria, prima struttura del genere in Italia, oltre a denunciare e accertare casi di cattiva sanità, di disservizi, di disorganizzazione, di violazione dei diritti dei cittadini, anche dei detenuti, in materia di assistenza sanitaria, ad effettuare controlli in tutte le strutture sanitarie e ospedaliere pubbliche, a fornire informazioni utili (e collaborazione per eventuali ricoveri e visite) sui centri di eccellenza in Italia e all’estero per la cura di malattie rare e particolarmente gravi, a combattere la vergogna delle lunghe liste di attesa, opererà in perfetta sinergia con gli operatori sanitari (medici, paramedici), servirà anche a coordinare interventi per casi urgenti e drammatici. Attraverso un numero verde, sempre operativo, 24 ore su 24, verranno raccolte tutte le segnalazioni dei cittadini per problemi legati alla sanità”.

 

16 luglio 2009

 

 

 

Comunicato stampa movimento Diritti Civili

 

Immigrati: Diritti Civili attacca Governo: “Calpesta i diritti umani”

 

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, critica il Governo Berlusconi per i “provvedimenti anti-immigrati, parla di “leggi indegni di un Paese civile e democratico, che calpestano la dignità della persona umana”. “Il Governo di una grande Nazione democratica non può considerare criminali e negare il diritto d’asilo politico e soprattutto l’assistenza a persone povere e disperate, in fuga dai loro Paesi per fame, guerra e persecuzioni. Trasformare il reato la presenza clandestina in Italia significa calpestare letteralmente i diritti umani e civili di interi Paesi e popoli, indigenti e affamati. I provvedimenti razzisti contro gli immigrati sono una delle pagine più nere e vergognose del Governo Berlusconi-Bossi. Il presidente del Consiglio per assecondare la Lega e per catturare qualche consenso in più considera criminale chi arriva, da clandestino, in Italia per chiedere aiuto e per salvarsi. L’Italia anziché accoglierli e aiutarli li arresta e li respinge, di fatto in questo modo li condanna a morte: condannate al carcere o uccisi (dalla fame, dalla guerra, dalle malattie o dalla crudele repressione delle dittature) nei loro Paesi. Diritti Civili da oltre 20 anni continua ad aiutare tanti immigrati, poveri, malati e onesti. Tanti quelli che anziché respingere abbiamo aiutato e salvato e che oggi vivono perfettamente integrati nel nostro Paese, come dimostrano i tanti casi umani di migranti (malati) che abbiamo fatto restare in Calabria. Gli immigrati non vanno criminalizzati indiscriminatamente, o deportati come gli Ebrei durante il Nazismo, ma accolti, identificati e aiutati a vivere dignitosamente. Solo i criminali che arrivano in Italia e delinquono vanno assicurati alla giustizia e rispediti nei loro Paesi”.

 

10 luglio 2009

 

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Calabria. Solidarietà. Corbelli rinuncia a 6700 euro (fondi Gruppo Consiliare) per destinarli ai poveri dell’Africa.

 

Cosenza

In Calabria va in scena l’altra faccia della Politica, quella della Solidarietà: un consigliere provinciale devolve la sua indennità e quella del suo Gruppo Consiliare a favore dei poveri. Protagonista il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che ha reso noto di aver chiesto  agli Uffici competenti dell’Amministrazione provinciale di devolvere interamente la somma spettante al suo Gruppo Consiliare (maturata sino ad oggi) ad una iniziativa di solidarietà a favore dei bambini poveri dell’Africa, che sarà posta in essere dalla Associazione “Stella Cometa onlus” di don Battista Cimino e Padre Antonio Abbruzzini. Si tratta, si legge in una nota, di una somma consistente, 6700 euro, accumulata negli ultimi due anni (2008 e 2009), non utilizzata e risparmiata da Corbelli e destinata oggi ad una bella iniziativa benefica: la realizzazione di un pozzo della vita in un Paese povero dell’Africa, per dare acqua a tanti bambini e alla popolazione di un intero villaggio e l’invio di medicinali per curare gravi malattie. Lo stesso Corbelli aveva destinato subito dopo il terremoto dell’Abruzzo la sua indennità di consigliere provinciale agli sfollati dell’Aquila. In questi cinque anni il leader di Diritti Civili ha utilizzato la sua indennità di consigliere provinciale (1100 euro al mese) per finanziare decine di iniziative di solidarietà, campagne umanitarie e per la vita, in Calabria, in Italia e all’estero. “Il Gruppo consiliare provinciale Diritti Civili ha avuto assegnata, in questi cinque anni, una somma mensile di 400 euro, che ha utilizzato esclusivamente per l’acquisto dei quotidiani calabresi, per promuovere, con inserzioni a pagamento sempre sulla stampa locale, la campagna per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria e per sostenere alcune importanti iniziative di solidarietà. Abbiamo risparmiato e accumulato, come Gruppo Diritti Civili, in questi anni una somma pari a 6700 euro (4700 euro per il 2008 e 2000 per il 2009). Questo importo di oltre 13 milioni di vecchie lire è stato da me messo a disposizione della Provincia di Cosenza per essere assegnato all’Associazione ‘Stella Cometa’ dei due frati missionari, don Battista Cimino e padre Antonio Abruzzini, per  essere utilizzato interamente per realizzare un pozzo della vita in un villaggio povero dell’Africa (che sarà individuato dai due missionari) e per portare dei medicinali salvavita. Sono contento e orgoglioso di utilizzare in questo modo i soldi della mia indennità di consigliere e del Gruppo Diritti Civili. Ringrazio il presidente Oliverio di aver  accolto questa mia richiesta di destinare queste somme ( a me spettanti) per scopi sociali e campagne umanitarie”.

 

10 luglio 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili denuncia il dramma e l’ingiustizia di un dializzato e invalido(senza una gamba) dimenticato da tutte le Istituzioni.

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia “il dramma di un dializzato e invalido (con una gamba amputata), F.A. , e della sua famiglia, dimenticati da tutte le istituzioni”, rende noto il testo di una lettera fattagli pervenire dalla moglie di quest’uomo e chiede un “immediato intervento delle autorità competenti, per cancellare la grande e grave ingiustizia di questa persona in dialisi e con grave disabilità”. Questo il testo della missiva della donna al leader di Diritti Civili. “Gentile Sig. Corbelli, mi rivolgo a lei perchè conosco e apprezzo la forza con cui combatte per far valere i diritti umani. Sono la Sig.ra G. G., vivo a Cosenza nel centro storico della città. Mi trovo in serie difficoltà per la situazione familiare che sto vivendo. Mio marito, invalido perchè diabetico, ha subito varie operazioni che hanno portato all'amputazione di una gamba al di sopra del ginocchio. Tre volte a settimana viene sottoposto a dialisi e la collocazione della mia abitazione su di una scalinata non permette un trasporto agevole. Dopo un ricovero d'urgenza, al nostro ritorno a casa abbiamo trovato tutto allagato a causa dei forti temporali che quest'inverno hanno causato anche danni al tetto e la camera dove mio marito si può sistemare è diventata impraticabile, compreso il letto inutilizzabile. Chiedo una sistemazione della scalinata nel vicolo in cui abito, la sistemazione fatta non permette neanche di farlo scendere in carrozzina. Purtroppo non ho ricevuto nessun aiuto. Ho scritto al Sindaco di Cosenza, lettera che risale a febbraio, ma nessuna risposta. Le istituzioni non hanno ascoltato la mia richiesta di aiuto e non trovo giusto che mio marito non possa godere pienamente del diritto alla salute e all'assistenza. La prego di vagliare la mia situazione. Chiedo sostegno in questa situazione che aumenta il dramma che già vivo e lede i diritti fondamentali di un cittadino, nonché la dignità umana della persona”.

 

1 giugno 2009

 

 

Negato diritto voto a casa a invalidi 100% e paralizzati. Denuncia e appello di Diritti Civili (Il comunicato nella Pagina Politica)

 

Diritti Civili a Loiero. Annulli ticket sanitario in Calabria. Penalizza i più poveri

(il comunicato nella pagina Politica)

 

 

Immigrati - La vergogna del Governo italiano

(Il comunicato nella pagina Politica)

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Sole 24Ore denuncia ritardo nomina Garante Salute Calabria. Diritti Civili chiede convocazione Consiglio regionale straordinario. “In Calabria si continua a morire di malasanità e per disorganizzazione e da oltre sei mesi, scaduto il bando, si aspetta la elezione del Garante”.

 

Catanzaro

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria, approvata, all’unanimità, il 30 giugno 2008, dal Consiglio regionale calabrese, dopo l’articolo del Sole 24Ore, che, nella prima pagina dell’inserto Sud, di mercoledì 6 maggio, denunciava la mancata nomina a distanza di oltre sei mesi dalla scadenza del bando, del Garante della Salute, rivolge un appello al presidente della Regione, Agazio Loiero, al Presidente dell’Assemblea di Palazzo Campanella, Giuseppe Bova, e a tutti i capigruppo regionali, che invita “a rispettare lo Statuto e a convocare un Consiglio straordinario e a procedere alla elezione del Garante, una figura e una struttura destinati a rivoluzionare la sanità calabrese e diventare un modello di riferimento per l’intero Paese, con l’istituzione, a breve, anche del Garante della Salute nazionale”. “Anche il Sole 24Ore si è occupato, dopo la denuncia di Diritti Civili, del Garante della Salute e ha denunciato il ritardo della sua elezione, nonostante il bando sia scaduto da oltre sei mesi (dal 15 ottobre 2008). Il Consiglio regionale viola purtroppo lo Statuto regionale che impone la  nomina del Garante entro e non oltre 90 giorni dalla scadenza del bando. Purtroppo invece la elezione di questa figura continua ad essere rinviata e nel frattempo in Calabria, come dimostrano i tragici episodi degli ultimi giorni, si continua a morire di malasanità, per colpa della disorganizzazione e di una assurda burocrazia. Il Garante della Salute della Calabria è un’importante vittoria (una delle più belle e importanti battaglie del Movimento Diritti Civili, nel suo ventennale impegno) e una grande, storica conquista civile, un esempio di buona sanità, una svolta epocale e radicale per la sanità calabrese. Una struttura al servizio e per difendere i diritti dei cittadini in materia di assistenza sanitaria. C’è da essere non solo soddisfatti ma orgogliosi, come calabresi, di aver - continua Corbelli -  ideato, istituito e indicato all’intero Paese e al mondo intero (come dimostra l’istituzione, da parte del presidente Baraci Obama,  del Garante della Sanità anche in America) il Garante della Salute, una struttura innovativa, semplice e rivoluzionaria per combattere e prevenire la malasanità, la disorganizzazione, la violazione dei diritti dei malati. Il Consiglio regionale ha il dovere d’ufficio e istituzionale di procedere subito alla elezione del Garante della Salute. Chiediamo che questo avvenga immediatamente. La Calabria, devastata dalla malasanità, non può più aspettare”.

 

20 maggio 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Ancora malasanità in Calabria. Anziano muore per mancato trasporto elisoccorso. Secondo gravissimo caso negli ultimi quattro mesi. Intervento di Diritti Civili

 

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute, approvata dal Consiglio Regionale calabrese il 30 giugno 2008, interviene dopo la morte dell’anziano di Rossano, investito da un’auto e deceduto per il mancato trasporto in elisoccorso dall’ospedale rossanese a quello di Cosenza, parla di “un nuovo, gravissimo caso di malasanità, dopo quello (simile) del giovane di Trebisacce, morto, nel gennaio scorso, dopo che gli era stato rifiutato il trasferimento in eliambulanza dalla cittadina dello Ionio all’ospedale di Brindisi”. “E’ una morte assurda. La seconda in meno di quattro mesi, per colpa del mancato intervento dell’elisoccorso. Un fatto gravissimo, inaccettabile, indegno di un Paese civile. Mi domando a cosa serve continuare a tenere in funzione (e spendere milioni di euro all’anno) quell’elicottero se poi quando serve per salvare una vita umana non lo fanno levare in volo e lo bloccano a terra per assurde questioni burocratiche e per clausole contrattuali. Questa nuova tragedia si poteva e doveva evitare con un minimo di organizzazione e coordinamento tra le strutture regionali e i responsabili dell’Elisoccorso. Il Garante della Salute se fosse stato già operativo avrebbe potuto evitare questa nuova morte assurda, perché uno dei compiti di questa nuova struttura è proprio quello di coordinare interventi per casi gravi e urgenti, come nel caso dell’anziano pensionato di Rossano. Il Garante della Salute è in grado di intervenire tempestivamente, di attivare le procedure di pronto soccorso e far ricoverare nelle strutture ospedaliere specializzate (anche fuori regione) i pazienti in gravi condizioni e che rischiano la vita. A parte comunque quello che sarà il ruolo del Garante della Salute, resta il nuovo dramma, l’assurda morte dell’anziano di Rossano. Quel pensionato andava subito trasferito in elisoccorso a Cosenza. Non doveva essere negato il trasporto dai responsabili regionali dell’elisoccorso. Purtroppo è la seconda negli ultimi quattro mesi che l’utilizzo dell’eliambulanza viene negato ad una persona malata e ferita (che poi muore), solo perché il tipo di intervento è considerato secondario e la convenzione (tra regione e società che gestisce servizio di elisoccorso) non lo prevede. Questo episodio, finito purtroppo tragicamente, dimostra quanto sia da cambiare radicalmente l’organizzazione, il coordinamento del sistema sanitario e di pronto intervento nella sanità soprattutto in Calabria. La morte di questo 80enne pensionato è un atto di accusa alle inefficienze, alla pessima organizzazione, alla cattiva sanità. Bisogna che venga subito fatta, da parte della magistratura competente, chiarezza, verità e giustizia su questo caso di malasanità e di grave disorganizzazione. Chi ha sbagliato paghi. Quell’anziano e la sua famiglia meritano rispetto e giustizia”.

 

5 maggio  2009

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

Per non dimenticare. Nuovo appello Diritti Civili. Aiutiamo le popolazioni dell’Abruzzo colpite dal violento sisma. Corbelli devolve indennità consigliere provinciale

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, “profondamente turbato come tutti per l’immane tragedia che ha colpito l’Abruzzo per il violento terremoto del mese scorso”, esprime solidarietà alle popolazioni colpite, rende noto di aver devoluto la sua indennità di consigliere provinciale (di Cosenza) alla iniziativa di raccolta fondi promossa dalla Regione Abruzzo, invita tutti gli eletti dei vari Enti a devolvere le loro indennità, chiede alle Istituzioni, Associazioni e cittadini, di “dare un aiuto immediato e concreto, un segno tangibile di vicinanza e solidarietà, agli sfollati e alle famiglie delle vittime di questo terribile sisma”. Corbelli chiede in particolare che la Provincia di Cosenza, che per iniziativa del Gruppo Diritti Civili, è stato il primo Ente pubblico italiano ad aiutare le popolazioni del Sud Est Asiatico (colpite, nel dicembre 2004, dal violento maremoto), del Pakistan, devastata da un terribile terremoto, nel 2005, si adoperi concretamente promuovendo una sottoscrizione popolare (apertura di un conto corrente per una raccolta fondi) e mettendo a disposizione, come Ente, il massimo delle risorse finanziarie disponibili, per iniziative eccezionali di solidarietà, per dare un aiuto concreto (in denaro, come chiede la Protezione Civile) alle popolazioni così duramente colpite dal violento sisma”. “La tragedia che ha colpito l’Aquila e la sua provincia deve far crescere la solidarietà popolare. Dobbiamo tutti fare qualcosa di fronte ad una catastrofe così grande e alle grida di aiuto che arrivano dall’Abruzzo. Bisogna aiutare gli sfollati, le famiglie delle vittime del terremoto. Diritti Civili ha fatto come sempre la sua parte, devolvendo la mia indennità di consigliere provinciale alla iniziativa promossa dalla Regione Abruzzo. Indennità che in questi cinque anni ho devoluto per decine di iniziative di solidarietà e casi umanitari, in Italia e all’estero”.

 

 2 maggio 2009

 

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Intervento Diritti Civili dopo ultimi gravissimi fatti di violenza in Calabria: “Una barbarie inaudita”!

 

 

Catanzaro

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene dopo i nuovi gravissimi episodi di violenza degli ultimi giorni in Calabria, parla di “barbarie inaudita, che colpisce, devasta e mina alle fondamenta della convivenza civile una intera regione. Episodi di una brutalità tale che non possono essere etichettati solo come un fatto di recrudescenza del fenomeno criminale e mafioso, né come un problema di ordine pubblico, si tratta di un autentico massacro della dignità umana, della brutale cancellazione di ogni valore, principio cristiano di rispetto, solidarietà, umanità. Bisogna interrogarsi perchè si arrivi a uccidere e bruciare, per vendetta dopo una lite o un furto di un’auto, un giovane, ieri ad Acri, nei mesi scorsi a Lamezia; e sempre ieri un altro cadavere carbonizzato è stato rinvenuto a Catanzaro. Perché questa ferocia? Perché i nostri giovani arrivano a tanto odio, a questi episodi di crudeltà inaudita? E’ solo responsabilità del disagio sociale, familiare, dell’alcool, della droga o, piuttosto, siamo di fronte al fallimento di un modello (scuola, famiglia, governo, detentori potere) di società mediatica, violenta, insensibile, scevra da ogni sentimento, priva di idealità, valori, principi positivi, influenzata (negativamente) dal quotidiano e violento bombardamento dei grandi media, dalla violenza che ogni giorno ci raccontano i potenti mezzi d’informazione, dalle scene di crudeltà (e dagli approfondimenti di popolari talk show televisivi, esperti in dibattiti e racconti dell’horror) che vengono trasmesse da tutte le grandi televisioni, in un mix, irreale e devastante, tra realtà e fiction, che non si riesce più a distinguere tra quello che è reale e quello che è solo finzione televisiva e cinematografica. Tutti dovremmo interrogarci, capire le ragioni vere, per cercare di prevenire, educare (a partire dalla famiglia, dalla scuola, dal Governo, dal Parlamento, da chi detiene il controllo e il potere dei grandi media) alla non violenza, alla legalità, al rispetto, ai valori, ad iniziare da quelli sacri della dignità umana e della vita. Purtroppo invece ci si scaglia contro il Papa e la Chiesa quando denunciano il degrado morale e culturale e richiamano al valore e al rispetto dei principi cristiani; ci si limita ancora solo a raccontare la violenza e ad accettarla passivamente. Senza reagire. Quasi con rassegnazione come se uccidere e bruciare una persona, dopo una lite, o dopo un furto di una macchina, fosse un fatto normale, uno dei tanti episodi di cronaca quotidiana e non invece un fatto orribile che dovrebbe scuotere tutte le coscienze e provocare una reazione forte e collettiva”.

 

2 aprile 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili denuncia dramma e scandalo sospensione (per due anni!) misera pensione (450 euro al mese) accompagnamento ad anziani, poveri, soli, malati e invalidi al 100%, sottoposti ogni anno a visita di revisione.  Appello a Governo e Parlamento per eliminare grave ingiustizia.

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia quello che definisce “lo scandalo e il dramma ignorato di tantissimi poveri pensionati, uomini e donne, invalidi al 100%, non autosufficienti, che, per effetto della visita di revisione cui vengono sottoposti ogni anno in base ad una legge assurda e ingiusta, hanno da oltre un anno, e in alcuni casi anche da due anni, sospesa l’indennità di accompagnamento, con la quale pagano le badanti per l’assistenza che queste lavoratrici straniere prestano loro 24 ore al giorno”. Corbelli chiede l’intervento del Governo e del Parlamento per “un immediato intervento legislativo che superi la burocrazia assurda ed elimini questa ingiustizia”. “C’è una vergogna, che purtroppo va avanti da molto tempo, che deve essere subito cancellata. E’ quella di tantissimi poveri pensionati, uomini e donne, molti rimasti soli, malati, invalidi al 100%, non autosufficienti, che sopravvivono grazie ad una miseria di pensione (circa 500 euro al mese!) e che destinano interamente l’indennità di accompagnamento (meno di 450 euro al mese) per pagare le badanti che li assistono. Succede che questi anziani, nonostante le loro gravi condizioni di salute, vengono ogni anno (in altri casi due anni) sottoposte ad una visita di revisione per la riconferma dell’indennità di accompagnamento. Lo scandalo è che ogni qualvolta vengono chiamati alla visita di controllo automaticamente gli viene sospesa l’indennità per l’accompagnatore. La sospensione, per colpa di una burocrazia assurda, di inaccettabili lungaggini burocratiche, dura incredibilmente, ingiustificatamente e vergognosamente oltre un anno, spesso anche due anni; si verifica infatti il paradosso che l’anziano passato l’anno viene richiamato alla nuova visita di controllo e intanto si ritrova ancora sospesa l’indennità della precedente visita di revisione (in alcuni casi la sospensione dura da due anni). Domando: è possibile, è tollerabile in un Paese civile che succeda una cosa del genere, che si penalizzi e butti nella disperazione questi anziani, queste persone povere, sole, malate? Come è possibile che una volta superata la visita di controllo per riottenere di nuovo l’erogazione dell’assegno di accompagnamento occorrono uno o addirittura due anni? Perché si fanno rimanere queste pratiche ferme nei vari uffici per mesi e anni? E’ tollerabile una ingiustizia del genere? Il Governo e il Parlamento hanno una idea della disperazione e della rabbia di questi pensionati che si vedono sospesa l’indennità e non sanno come pagare le badanti che le assistono amorevolmente permettendogli di poter fare una vita dignitosa? Chiediamo che i ministri competenti e il Parlamento affrontino subito questo drammatico problema ed elimino questa ingiustizia. In un Paese normale sarebbe giusto, corretto e doveroso che un anziano, malato, disabile, che viene chiamato a visita e riconosciuto invalido riottenga subito la sua misera pensione di accompagnamento e non invece dopo due anni di attesa”.

 

27 marzo 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Intervento Diritti Civili dopo omicidio Locri davanti ad una scuola. “Fatto grave e inquietante. Occorre intervento Istituzioni per affrontare emergenza giustizia Locride e forte reazione popolare”

 

 

Reggio Calabria

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene dopo l’omicidio di Locri, davanti ad una scuola, parla “di episodio grave e inquietante, di mancata strage di bambini”, chiede “pene durissime (l’ergastolo) per gli autori di questi efferati fatti di sangue che mettono a rischio anche la vita di bambini”, denuncia quella che definisce “continua ad essere l’emergenza giustizia nella Locride per la totale mancanza di magistrati nella locale Procura, esprime solidarietà alla città di Locri e annuncia che chiederà al sindaco, Macrì, di organizzare una grande manifestazione popolare per dire no alla criminalità e alla violenza, per risvegliare le coscienze e far rinascere e ripartire quella Primavera di legalità e libertà locrese che , nata dopo l’omicidio di Francesco Fortugno, tante speranze aveva suscitato in tutti i calabresi e non solo”. “L’omicidio di Locri, davanti ad una scuola inquieta, preoccupa e allarma. L’agguato (mortale) poteva avere conseguenze ancora più drammatiche e tragiche e trasformarsi in una nuova strage di bambini innocenti, che stavano per uscire dalla scuola. Chi spara davanti ad un edificio scolastico, in presenza di bambini, merita pene pesantissime: l’ergastolo. Occorre condannare duramente chi mette a rischio la vita dei bambini. Non è bastata la tragedia vissuta lo scorso anno dal piccolo Antonio, il bambino di Melito Porto Salvio, che nel corso di un agguato mafioso davanti all’asilo, rimase gravemente ferito e miracolosamente si salvò, grazie a  Dio, dopo mesi di cure e sofferenza, per fermare la mano omicida e la crudeltà di assassini feroci che programmano un agguato mortale davanti ad una scuola mentre stanno per uscire dall’edificio scolastico i bambini. Sconcerta inoltre che l’omicidio sia avvenuto a pochi metri di distanza dal Palazzo di Giustizia di Locri, lo stesso (la Procura) che paradossalmente anziché essere potenziato per fronteggiare questa escalation criminale e mafiosa, e garantire, insieme alla forze dell’ordine, la legalità e la sicurezza dei cittadini e dei bambini, tra pochi mesi resterà solo con il Procuratore capo e due sostituti, dopo la  richiesta (accolta) di trasferimento in altre sedi degli altri quattro pm e il rifiuto di giovani magistrati e giudici a venire nella Locride e in altre Procure e Tribunali a rischio della Calabria. La Locride si trova a fronteggiare una  emergenza giustizia, che continua e si aggrava giorno dopo giorno, al di là delle motivazioni del fatto di sangue di ieri. Non può per pertanto questa parte di Calabria essere abbandonata dal Governo e dalle Istituzioni”.

 

22 marzo 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Istituto Papa Giovanni. Corbelli: ”Gravissimo errore trasferimento forzato malati in altre strutture. Spettacolare e spropositato intervento forze dell’ordine. Serra d’Aiello come Beirut”

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, si schiera a fianco dei pazienti e dei lavoratori del Papa Giovanni XXIII,  la casa di cura per disabili gravi di Serra d’Aiello, in provincia di Cosenza, definisce un “gravissimo errore il trasferimento forzato dei malati in altre (lontane) strutture”. Corbelli parla di “un intervento spettacolare e spropositato delle forze dell’ordine, adatto più ad un teatro e ad una azione di guerra che non al trasferimento di alcune centinaia di pazienti disabili”. “Prima la criminalizzazione (mediatica nazionale) della casa di cura di Serra d’Aiello, con ipotesi di reato inverosimili e allucinanti (traffico di organi, sparizioni e, addirittura, omicidi di pazienti), tutte da verificare e dimostrare. Oggi il blitz delle forze dell’ordine. Rispetto ma non condivido la decisione della Procura di Paola di trasferire i malati del Papa Giovanni in altre strutture sanitarie. Non condivido soprattutto l’incredibile e massiccio schieramento di carabinieri, polizia e guardia di finanza, addirittura in tenuta antisommossa, come se anziché in una casa di cura per disabili si dovesse entrare e attaccare un covo di terroristi.  Sono allibito e amareggiato per quanto accaduto. Questa mattina più che a Serra d’Aiello sembrava di essere a Beirut. La magistratura non può sostituirsi alla politica. Il problema del Papa Giovanni doveva essere risolto dalle Amministrazioni e Istituzioni competenti e dal Governo centrale, che non può chiamarsi fuori da questa drammatica emergenza dei malati e disabili gravi dell’istituto di Serra d’Aiello. Il destino dei malati e della struttura di Serra d’Aiello non lo può stabilire e decidere la magistratura. I magistrati fanno bene (adempiendo ad un loro preciso dovere) ad intervenire in presenza di ipotesi di reato, per individuare e perseguire i responsabili, per far rispettare la legalità. A proposito aspettiamo adesso di vedere gli sviluppi e i risultati dell’altra clamorosa indagine della magistratura sulle gravissime e inquietanti ipotesi di reato di traffico d’organi, sparizioni e, addirittura, omicidi di pazienti dell’istituto Papa Giovanni. Aspettiamo di vedere provate queste allucinanti ipotesi di reato. Ma il Papa Giovanni resta un problema essenzialmente politico e amministrativo che non può certo essere risolto con il trasferimento forzato dei malati in altri istituti lontani. Togliere e allontanare i degenti dal Papa Giovanni e chiudere questa struttura  significa non solo penalizzare i dipendenti ma arrecare disagi e un danno incalcolabile agli stessi pazienti, che andavano invece particolarmente tutelati proprio per la loro condizione di grave disabilità. Il problema del Papa Giovanni si doveva risolvere garantendo una condizione dignitosa (e di sicurezza) ai malati nella stessa struttura di Serra d’Aiello, in quella che è da sempre la loro casa”.

 

20 marzo 2009

(Altro precedente intervento, sull’istituto Papa Giovanni, nella stessa pagina)

 

 

 

 

Carenza magistrati. Drammatica emergenza giustizia in Calabria. Intervento Diritti Civili (Il comunicato nella pagina Politica)

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Istituto Papa Giovanni. Corbelli: ”No alla criminalizzazione. Non credo a quelle accuse agghiaccianti e inverosimili di sparizioni e omicidi di pazienti”

 

 

Cosenza

“No alla criminalizzazione dell’istituto Papa Giovanni XXIII. Mi rifiuto di credere che possano essere vere quelle agghiaccianti accuse di sparizioni e addirittura di assassini di pazienti e malati commessi all’interno della struttura di Serra d’Aiello. Se fossero vere e provate queste notizie di reato (così orribile) l’Istituto Papa Giovanni andrebbe non solo chiuso ma letteralmente raso al suolo e i responsabili di questi crimini così orrendi condannati all’ergastolo, senza alcuna attenuante. Queste accuse terribili vengono fuori adesso mentre sta per essere effettuato lo sgombero e il trasferimento dei malati dalla struttura di Serra d’Aiello in altri istituti dislocati nella provincia cosentina. Chiedo che la Procura di Paola vada fino in fondo per l’accertamento dei gravissimi fatti denunciati (e resi noti oggi da La Repubblica e dal Quotidiano della Calabria) e soprattutto per tutelare i pazienti (e i dipendenti) dell’istituto Papa Giovanni XXIII”. E’ quanto afferma, in una nota, il leader del Movimento Diritti Civili. Franco Corbelli, sin dall’inizio schierato a fianco dei pazienti e dei lavoratori del Papa Giovanni. Corbelli continua a ritenere un “grave errore il trasferimento dei malati in altre lontane strutture”. “Le accuse di sparizioni e assassini di pazienti del Papa Giovanni di Serra d’Aiello lasciano letteralmente sgomenti e senza parola. Sono talmente atroci da apparire per questo inverosimili, improbabili. Aspetto le risultanze dell’indagine della magistratura per credere a questi orrori. Intanto sino a quando tutto ciò non sarà provato in modo assolutamente incontrovertibile i pazienti del Papa Giovanni non devono essere trasferiti. Quell’istituto non deve essere criminalizzato, per accuse così orribili e infamanti. Al Papa Giovanni ci sono stati malaffare, truffe, ruberie su cui sta indagando la Procura di Paola. Ma trasformarlo e farlo apparire adesso anche come una clinica degli orrori, degli assassini dei malati, senza aspettare prima i risultati dell’indagine della magistratura, è un fatto grave, inaccettabile, che va respinto con forza, nel rispetto della Costituzione. In quell’istituto di Serra d’Aiello, va ricordato, hanno, per anni, lavorato tante persone, medici e paramedici con grande passione e dedizione per gli ammalati. Bisogna rispettare questi lavoratori e gli stessi pazienti. Non trasformare il Papa Giovanni in clinica degli orrori e degli omicidi senza uno straccio di prove, di riscontri oggettivi, sulla base solo di supposizioni e suggestioni”.

 

13 marzo 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili chiede al Ministro Maroni di venire in Calabria, visitare e chiudere la ex cartiera-vergogna di Rosarno. “Situazione grave, disumana, indegna di un Paese civile”.

 

 

Reggio Calabria

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo la nuova denuncia della stampa calabrese, sulla “ex cartiera vergogna di Rosarno, dove quasi mille immigrati, vivono ammassati in condizioni disumane e allucinanti”, rivolge un nuovo appello al Ministro degli Interni, Roberto Maroni, che invita a “venire in Calabria, nella cittadina del reggino, visitare e chiudere questa ex fabbrica, una onta immane, un caso di crudeltà, il massacro dei diritti umani, la negazione della civiltà e della solidarietà, di fronte a cui un popolo civile non può e non deve restare immobile e silente, ma deve reagire e ribellarsi”. Corbelli giudica “la vicenda, coraggiosamente denunciata ancora una volta dai maggiori media calabresi, della ex cartiera di Rosarno, dove vivono ammassati come delle bestie centinaia e centinaia di immigrati, un fatto indegno di un Paese civile”, e chiede che “venga realizzato un centro di prima accoglienza nella piana di Gioia Tauro, requisendo qualcuno degli immobili confiscati alla mafia. “A Rosarno purtroppo non è cambiato nulla. Si è avviata solo la vaccinazione. La situazione degli immigrati ammassati come animali nell’ex cartiera resta grave, disumana (e a forte rischio) per le condizioni brutali in cui sono costretti a vivere centinaia di persone. La ex cartiera di Rosarno va per questo immediatamente chiusa e gli immigrati trasferiti in un luogo, dove venga rispettata la loro dignità di essere umani. Non possono più essere lasciati in quelle condizioni in attesa che si decida quale soluzione adottare. La ex cartiera della disumanità e della inciviltà va immediatamente smantellata. Quel museo dell’orrore deve essere subito chiuso e cancellato. E’ questo il dovere di un Paese civile e democratico. Le vergogna di quella ex cartiera, quel lager di immigrati è un colpo a cuore per ogni essere umano e una vergogna per il nostro Paese. Si intervenga subito, senza perdere più tempo. Si requisisca magari, se c’è la possibilità, qualche immobile sequestrato alla ‘ndrangheta e lo si destini per questo scopo sociale e umano, quale centro di  accoglienza per questi immigrati di Rosarno. Il Ministro Maroni (a cui compete l’intervento, secondo quanto ha dichiarato nelle settimane scorsi, a margine di un incontro con il Presidente della Regione, Agazio Loiero, il responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso) venga anche in Calabria a visitare la cartiera-vergogna di Rosarno, per rendersi personalmente conto che è assolutamente urgente la sua chiusura”.

 

9 marzo 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Il Garante della Salute sbarca in America. Barack Obama  adotta lo stesso “modello calabrese” per rivoluzionare sanità americana. La grande soddisfazione di Diritti Civili che ha ideato, promosso e fatto approvare in Calabria, lo scorso anno, questa figura.

 

Catanzaro

Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Washington Post, il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, avrebbe deciso l’istituzione e la scelta del Garante della Sanità (si tratterebbe di Sanjay Gupta, popolare giornalista-medico della Cnn,). Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che per primo in Italia e nel mondo ha ideato e promosso, un anno e mezzo fa, questa figura e questa struttura (il Garante della Salute), licenziata dal Consiglio provinciale di Cosenza il 17 gennaio 2008 e approvata definitivamente dal Consiglio regionale della Calabria il 30 giugno 2008, esprime grande soddisfazione ed esulta per quella che definisce “una grande conquista civile” e, oggi, dopo la scelta del Presidente americano di adottare, per la sanità, negli Usa, lo stesso modello di garanzia “calabrese”, un “motivo di orgoglio per una intera regione (la Calabria) tristemente nota in Italia e nel mondo solo purtroppo per fatti di ‘ndrangheta e violenza”. “La Calabria, in questo caso, recependo e approvando la proposta di Diritti Civili del Garante della Salute, ha dato una prova di grande responsabilità, sensibilità e lungimiranza”. Lo stesso Corbelli ricorda che un senatore del Pd, Ignazio Marino, dopo l’approvazione della proposta di legge di Diritti Civili per la creazione del Garante della Salute della Calabria (“una battaglia sostenuta dalla sola stampa calabrese, che va pubblicamente ringraziata ed elogiata per il fondamentale contributo dato anche per questa importante conquista civile”), aveva preannunciato, nei mesi scorsi, la presentazione in Parlamento di un disegno di legge per l’istituzione del Garante della Salute nazionale. “Per una volta la Calabria, dopo tanti record negativi, può orgogliosamente rivendicare un primato positivo a livello mondiale, una novità rivoluzionaria e assoluta nella sanità che la più grande potenza del mondo, gli Usa, ha fatto propria: il Garante pubblico della Sanità. Dopo la nomina di un italo-americano (di origine calabrese), Leon Panetta, alla direzione della Cia, il nuovo presidente degli Usa sembra guardare alla Calabria anche per rivoluzionare la sanità in America, per salvaguardare i diritti di tutti all’assistenza sanitaria, con l’istituzione appunto del Garante della Salute. Un esempio di buona politica e buona sanità. E’ singolare e significativo che sia proprio la Calabria, la regione criminalizzata proprio (e anche) per la malasanità, a indicare la strada, il modello da seguire per difendere i diritti di tutti all’assistenza sanitaria, per combattere la cattiva sanità, la disorganizzazione, la violazione dei diritti elementari dei cittadini, per prevenire nuovi casi di malasanità e altre tragedie. In un paese normale (e giusto) anche questa Calabria positiva e propositiva dovrebbe trovare spazio e attenzione sui grandi media, nazionali e internazionali. E non solo per fatti di cronaca e di criminalità”.

  

5 marzo 2009

(Tutti gli altri comunicati sul Garante della Salute della Calabra sono nella pagina Politica)

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Maltempo. Calabria. Appello Diritti Civili a Bertolaso per drammatica emergenza sfollati e cimitero Fagnano. La disperazione di 500 famiglie e di una intera comunità.

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili e consigliere provinciale, Franco Corbelli, dopo aver chiesto, nel corso del Consiglio provinciale di lunedì scorso, l’intervento della Provincia di Cosenza per affrontare e coordinare insieme alle altre amministrazioni e Istituzioni preposte, l’emergenza sfollati, interviene oggi per denunciare il dramma che oltre 500 famiglie stanno vivendo in provincia di Cosenza, dopo essere state costrette ad abbandonare le loro abitazioni, a causa del maltempo. Corbelli chiede di sapere quanti sono gli sfollati, quali i paesi interessati, quali gli interventi concreti posti subito in essere, come viene affrontata questa emergenza. Lo stesso coordinatore di Diritti Civili aveva chiesto, lunedì in Consiglio al Presidente Mario Oliverio la convocazione di un immediato summit, una riunione operativa, alla presenza di tutti i sindaci dei comuni interessati al problema sfollati ed emergenza frane. Corbelli aveva anche sollecitato l’erogazione di un contributo straordinario per queste famiglie, rimaste senza casa. Aveva chiesto che il Consiglio di lunedì si occupasse esclusivamente dell’emergenza maltempo. “Mi dispiace dover prendere atto che nessuna delle mie richieste è stata accolta. Purtroppo mi sono scontrato con la rigidità del regolamento(assurdo) che non ha addirittura neppure consentito l’accoglimento della mia proposta di dedicare la seduta del Consiglio di lunedì, anziché alla trattazione di vecchi punti (presentati in alcuni casi molti mesi fa) all’ordine del giorno, solo all’emergenza maltempo e al drammatico problema degli sfollati. Almeno questo (il richiamo al regolamento) è quanto ha risposto il presidente Trento. Resta oggi la gravità della situazione sfollati e l’emergenza frane e viabilità, che va riconosciuto l’assessorato alla Viabilità di Arturo Riccetti sta affrontando con grande impegno. Quanti sono e chi si occupa degli sfollati? Come e dove sono stati sistemati? In che condizioni (difficili e precarie) vivono? Il compito di affrontare l’emergenza sfollati è stato delegato dal responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ai comuni. I sindaci, da soli e senza fondi sufficienti e strutture adeguate, sono in grado di far fronte a questa emergenza? Chiedo che le autorità competenti diano delle risposte a queste legittime e doverose domande. I comuni non devono essere lasciati da soli per affrontare questo drammatico problema. La Protezione Civile nazionale intervenga come ha fatto per casi simili in altre regioni del Paese per affrontare il problema sfollati. Ci sono 500 famiglie che hanno perso la casa che vivono nella disperazione assoluta. Non si possono abbandonare o dimenticare queste persone e nuclei familiari. Non può calare il silenzio istituzionale su questo drammatico problema”. Altra emergenza denunciata da Diritti Civili quella del cimitero di Fagnano Castelo(Cs) in parte letteralmente crollato e con 230 bare penzolanti, che rischiano di aprirsi e di provocare una vera e propria epidemia. Corbelli ha effettuato un sopralluogo direttamente sul posto.

 

18 febbraio 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili denuncia caso bambino diabetico disprezzato e discriminato a scuola per sua malattia!La lettera della mamma del piccolo

 

 

Roma

Il Movimento Diritti Civili denuncia “il caso di un bambino calabrese, diabetico (del quale non viene fatto il nome per ragioni di privacy e tutela dei diritti dei minori), che per la sua malattia non è stato portato in gita scolastica e viene disprezzato e discriminato in classe ”.  Il leader di Diritti Civili, Franco Corbelli, esprime “grande indignazione” per quello che definisce “un fatto gravissimo, una vergogna. una barbarie nei confronti di un bambino malato, un fatto indegno di un Paese civile”, chiede “il rispetto di tutti i bambini, e una particolare attenzione per quelli malati e disabili”, auspica “l’intervento delle autorità scolastiche preposte per la soluzione di questa vicenda” e rende noto il testo della dignitosa lettera che la mamma del bambino gli ha fatto recapitare, chiedendogli di divulgarla. “Egr. dott Corbelli, sono la mamma di un bambino diabetico di 12 anni, ammalatosi all’età di 7. Dopo un comprensibile sconforto iniziale, ho insegnato a mio figlio che la malattia faceva parte della sua vita ma non era la sua vita, che poteva svolgere tutte le attività alla pari dei suoi coetanei, e vivere a pieno ogni esperienza. Lui vive la sua condizione in modo egregio, si fa tutte le iniezioni da solo, ed è un bambino intelligente e vivace. Durante il suo percorso scolastico da allora ha dovuto affrontare più volte l’ignoranza, i pregiudizi, ma non da chi ci si aspetta crudeltà, non dai bambini, certo no, ma proprio da alcuni insegnanti, che non hanno dimostrato la minima sensibilità, né un accenno di vocazione alla professione. Ho promesso a mio figlio di non lasciare mai più cadere nel nulla un tale comportamento. Il mio bambino quando frequentava le Elementari non è stato portato in gita scolastica a causa della sua malattia. Adesso una docente , nella scuola che lui frequenta, si è lasciata andare ad uno sfogo immotivato a dire anche di tutta la classe, nei riguardi di mio figlio, senza alcun rispetto per la sua malattia. Una giovane insegnante ha poi trovato mio figlio in lacrime e ha informato dell’accaduto la direzione scolastica. Si discute tanto dell’educazione alla legalità nella nostra regione, del bullismo nelle classi e dell’educazione scarsa che viene data ai nostri figli sul rispetto, sui valori e poi ci si comporta in questo modo nei confronti di un bambino malato. Si dovrebbe vergognare chi si comporta in questo modo nei confronti di un bambino malato, vergognarsi dal profondo per il suo comportamento. Lui è un bambino, lui come altri affrontano ogni giorno la propria debolezza fisica. Lui è un ragazzino che merita rispetto. Naturalmente farò in modo che la giustizia faccia il suo corso. Il diverso come tale ha una ricchezza inestimabile da donare agli altri. E questo è un valore fondamentale che ogni società civile ha il dovere di difendere. Invece ho visto l'imbarazzo di molti quando mio figlio si buca in pubblico, se pranziamo in un ristorante. I veri invalidi sono le persone che non hanno la sensibilità, l'intelligenza, la forza, di vedere con gli occhi del cuore. Le chiedo di aiutarmi, di intervenire e far conoscere questa vicenda che le ho descritto”.                        

 

3 febbraio 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Maltempo. Emergenza scuole. Corbelli chiede immediata verifica condizioni sicurezza edifici scolastici in Calabria. Anche il Governo, dopo la lunga battaglia di Diritti Civili, ha finalmente preannunciato controlli in tutte le scuole del Paese.

 

Catanzaro

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che da anni si batte per la sicurezza delle scuole, esprime soddisfazione e apprezza gli interventi preannunciati nei giorni scorsi dal Governo per una verifica di tutti gli edifici scolastici del nostro Paese, parla, dopo la violenta ondata di maltempo che ha colpito la Calabria, di “vera e propria emergenza sicurezza delle strutture scolastiche più fatiscenti e obsolete”, chiede alle Amministrazioni competenti (Comuni, Province, Regione) di voler “disporre, in attesa degli interventi governativi, che hanno tempi burocratici lunghi, una immediata verifica delle condizioni di stabilità di tutti gli edifici scolastici della regione particolarmente a rischio”. “Dopo l’ondata di maltempo e la pioggia incessante che hanno investito la Calabria, causando frane, smottamenti e la tragedia sull’A3, c’è, insieme a quella delle strade, una emergenza scuole che va affrontata immediatamente, senza perdere tempo. Apprezziamo gli interventi preannunciati nei giorni scorsi dal Ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, per un controllo in tutte le scuole italiane. Finalmente i nostri appelli sono stati accolti dal Governo. Non vogliamo rivendicare alcun merito, per quella che è una lunga e vecchia battaglia che Diritti Civili in solitudine, con il sostegno della sola stampa calabrese, sta portando avanti, da anni, in Calabria e nel resto del Paese. L’ultimo nostro appello lo avevamo lanciato alla vigilia di Natale chiedendo ai sindaci, ai presidenti delle Province di approfittare della chiusura delle scuole per le Festività Natalizie per verificare le condizioni di sicurezza di tutti gli edifici scolastici. Oggi vogliamo richiamare l’attenzione delle autorità preposte sulla assoluta priorità e urgenza di una verifica immediata delle condizioni di sicurezza delle scuole in Calabria. I controlli preannunciati oggi dal Governo richiederanno purtroppo tempi burocratici lunghi. Occorre per questo che, così come stiamo chiedendo da tempo, siano le amministrazioni competenti a intervenire subito con un controllo della stabilità degli edifici scolastici, almeno di quelli fatiscenti, vecchi e particolarmente a rischio. Bisogna fare in fretta. L’acqua incessante di questi giorni può avere arrecato danni enormi a queste vecchie strutture con il rischio di possibili cedimenti strutturali e crolli. Queste scuole per questo motivo vanno subito monitorate e se il caso chiuse,  in attesa di essere messe in sicurezza. Non vanno assolutamente dimenticati, né certamente sottovalutati i tanti episodi di crolli che si sono verificati nei mesi scorsi in Calabria e in Italia, miracolosamente in molti casi senza provocare vittime e in una occasione purtroppo anche con una tragedia, come nel Liceo di Rivoli, in Piemonte, dove per la caduta di un pezzo di soffitto della scuola ha perso la vita un giovanissimo studente. Dobbiamo assolutamente evitare che si ripetano simili tragedie. Bisogna prevenire,  soprattutto considerando che oltre il 50% delle scuole in Italia sono a rischio, come denunciato nei mesi scorsi dalla Protezione Civile”.

 

30 gennaio 2009

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Tragedia su A3 ed emergenza maltempo in Calabria. Diritti Civili denuncia silenzio e abbandono Istituzioni.

 

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo la frana e il crollo di un pezzo della A3, nei pressi di Rogliano, che ha travolto e ucciso due persone, denuncia oggi “l’abbandono e il silenzio del Governo e del responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso, di fronte a questa tragedia e alla drammatica emergenza maltempo che sta affrontando, da sola, la Calabria”. Corbelli accusa inoltre l’Esecutivo Berlusconi e Bertolaso “non solo di non essersi ancora recati in Calabria ma di non aver neppure fatto alcun intervento su questa emergenza e neanche espresso una sola parola di cordoglio per le due vittime”.  La Calabra sprofonda, l’A3 crolla, due persone perdono la vita travolte da una frana sulla stessa autostrada, una strage è stata evitata solo per un miracolo, la regione di fatto è quasi isolata e il Governo e Bertolaso continuano a tacere e latitare, mentre addirittura vergognosamente dei tg(e gr) Rai hanno già cancellato la notizia dai notiziari! Dov’è Berlusconi, dove sono i Ministri competenti, dov’è Bertolaso, dove sono le Istituzioni? Perché nessuno è intervenuto, perché nessuno ha speso una sola parola su questa tragedia e sulla drammatica emergenza che sta affrontando, in perfetta solitudine, la Calabria? Perché lo stesso Bertolaso, nessun Ministro, né il presidente del Consiglio, Berlusconi, si sono recati in Calabria? Perché addirittura nessuna Istituzione del Paese ha espresso una sola parola di cordoglio per le due vittime? Per altre tragedie ed emergenze meno gravi di quella calabrese il Governo e Bertolaso sono prontamente intervenuti, recandosi immediatamente sul posto, promettendo e subito deliberando aiuti. Le massime Istituzioni del Paese, per altre tragedie, non hanno fatto mancare un loro messaggio di cordoglio. Per la Calabria invece solo silenzio e abbandono. Ancora una volta questa regione anche nelle tragedie paga un prezzo assurdo di discriminazione ed emarginazione. Un comportamento da parte di tutte le Istituzioni che offende e umilia tutti i calabresi”.

 

27 gennaio 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Il Garante della Salute sbarca in America. Barack Obama  adotta lo stesso “modello calabrese” per rivoluzionare sanità americana. La grande soddisfazione di Diritti Civili che ha ideato, promosso e fatto approvare in Calabria, lo scorso anno, questa figura.

 

 

Catanzaro

Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Washington Post, il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, avrebbe deciso l’istituzione e la scelta del Garante della Sanità (si tratterebbe di Sanjay Gupta, popolare giornalista-medico della Cnn,). Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che per primo in Italia e nel mondo ha ideato e promosso, un anno e mezzo fa, questa figura e questa struttura (il Garante della Salute), licenziata dal Consiglio provinciale di Cosenza il 17 gennaio 2008 e approvata definitivamente dal Consiglio regionale della Calabria il 30 giugno 2008, esprime grande soddisfazione ed esulta per quella che definisce “una grande conquista civile” e, oggi, dopo la scelta del Presidente americano di adottare, per la sanità, negli Usa, lo stesso modello di garanzia “calabrese”, un “motivo di orgoglio per una intera regione (la Calabria) tristemente nota in Italia e nel mondo solo purtroppo per fatti di ‘ndrangheta e violenza”. “La Calabria, in questo caso, recependo e approvando la proposta di Diritti Civili del Garante della Salute, ha dato una prova di grande responsabilità, sensibilità e lungimiranza”. Lo stesso Corbelli ricorda che un senatore del Pd, Ignazio Marino, dopo l’approvazione della proposta di legge di Diritti Civili per la creazione del Garante della Salute della Calabria (“una battaglia sostenuta dalla sola stampa calabrese, che va pubblicamente ringraziata ed elogiata per il fondamentale contributo dato anche per questa importante conquista civile”), aveva preannunciato, nei mesi scorsi, la presentazione in Parlamento di un disegno di legge per l’istituzione del Garante della Salute nazionale. “Per una volta la Calabria, dopo tanti record negativi, può orgogliosamente rivendicare un primato positivo a livello mondiale, una novità rivoluzionaria e assoluta nella sanità che la più grande potenza del mondo, gli Usa, ha fatto propria: il Garante pubblico della Sanità. Dopo la nomina di un italo-americano (di origine calabrese), Leon Panetta, alla direzione della Cia, il nuovo presidente degli Usa sembra guardare alla Calabria anche per rivoluzionare la sanità in America, per salvaguardare i diritti di tutti all’assistenza sanitaria, con l’istituzione appunto del Garante della Salute. Un esempio di buona politica e buona sanità. E’ singolare e significativo che sia proprio la Calabria, la regione criminalizzata proprio (e anche) per la malasanità, a indicare la strada, il modello da seguire per difendere i diritti di tutti all’assistenza sanitaria, per combattere la cattiva sanità, la disorganizzazione, la violazione dei diritti elementari dei cittadini, per prevenire nuovi casi di malasanità e altre tragedie. In un paese normale (e giusto) anche questa Calabria positiva e propositiva dovrebbe trovare spazio e attenzione sui grandi media, nazionali e internazionali. E non solo per fatti di cronaca e di criminalità”.

  

22 gennaio 2009

(Tutti gli altri comunicati sul Garante della Salute della Calabra sono nella pagina Politica)

 

 

Banche e Usura. Intervento Diritti Civili

(Il comunicato nella Pagina Politica)

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Malasanità. “Verità e giustizia per giovane donna di Reggio, morta in ambulanza senza medico. Loiero apra indagine interna”. Il marito della donna ha chiesto l’intervento di Diritti Civili

 

 

Reggio Calabria

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria, approvata dal Consiglio regionale calabrese il 30 giugno scorso, chiede che venga fatta “verità e giustizia sulla morte della giovane donna di Reggio Calabria, Antonella Laganà, 47 anni, deceduta, dopo un malore nel suo negozio, su un’ambulanza, sprovvista di medici a bordo, mentre veniva trasportata in ospedale”. Corbelli, in attesa degli sviluppi dell’indagine avviata dalla magistratura reggina, chiede al Presidente della Regione e assessore regionale alla sanità, Agazio Loiero, l’apertura di una indagine interna su questo “caso di malasanità”. L’intervento di Corbelli è stato chiesto dal marito della sfortunata donna, Antonino Sorbo. L’uomo ha telefonato al leader di Diritti Civili per chiedergli di aiutarlo in questa “battaglia di verità e giustizia per la morte della moglie”. “L’assurda morte di quella povera donna non può essere dimenticata e archiviata come un fatto accidentale. Si ha il dovere di fare piena luce  su quanto accaduto. Sul perchè su quell’ambulanza, che ha prestato soccorso alla donna, non vi fosse nessun medico a bordo, ma solo un autista e un barelliere. Non basta certo la giustificazione dei responsabili del 118 che si trattava di un codice giallo e che le due altre ambulanze medicalizzate fossero, in quel momento, impegnate per altri interventi urgenti. Tutte le ambulanze devono essere attrezzate con un medico a bordo per affrontare una emergenza, come nel caso della donna reggina, poi deceduta. Quanto accaduto è un fatto gravissimo. A quella donna di fatto non è stata purtroppo fornita alcuna assistenza medica. L’ambulanza si è limitata infatti solo a trasportarla agli ospedali Riuniti di Reggio. Il marito della signora Laganà ha lanciato accuse gravissime. L’autopsia stabilirà se un intervento medico immediato avrebbe potuto salvare la vita alla giovane donna reggina. Resta il fatto che è inaccettabile che ci siano ambulanze sprovviste di personale medico e paramedico specializzato a bordo. L’ambulanza non è una taxi. Serve per assicurare al paziente il primo intervento medico-specialistico che in molti casi può salvare la vita. La tragedia di Reggio sembra già cancellata e archiviata, come una disgrazia, in attesa di qualche novità dal fronte giudiziario. Si ha il dovere invece di mantenere alta l’attenzione su questo caso, di non far calare il silenzio e l’oblio su questa tragedia. Di non lasciare da soli i familiari (il marito e i due figli) di questa donna a combattere la loro battaglia di verità e giustizia. Per questo Diritti Civili chiede al Presidente Loiero di promuovere una inchiesta interna per accertare, e nel caso perseguire, eventuali responsabilità ai vari livelli. Si chiede solo giustizia per la morte assurda di una giovane donna di 47 anni, sposata e madre di due figli”.

 

9 gennaio 2009

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili chiede al presidente Loiero di creare in Calabria Centro grandi ustionati. I casi degli ultimi giorni e l’appello di un genitore, con un bambino, gravemente ustionato e in cura, da due anni, fuori regione

 

Catanzaro

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute, approvata dal Consiglio regionale calabrese il 30 giugno scorso, chiede all’Assessore regionale alla Sanità e presidente della Regione, Agazio Loiero, la creazione in Calabria di un Centro grandi ustionati, “assolutamente indispensabile e urgente come purtroppo dimostrano – afferma - i due episodi degli ultimi giorni del bambino di Reggio colpito da un petardo, gravemente ferito e trasferito al Centro ustionati di Catania e il giovane bruciato a Curinga, nel Lamentino, e anche lui destinato a Catania”. Corbelli, che da tanto tempo si batte per questa conquista civile del Centro ustionati, rende noto l’appello di un genitore calabrese con un bambino di due anni, rimasto gravemente ustionato nel 2007, all’età di 15 mesi, e costretto da quasi due anni a recarsi ogni mese per le cure nel Centro grandi ustioni di Brindisi. L’uomo ha chiesto aiuto a Corbelli per questa battaglia civile. La lettera di questo padre è una denuncia su alcune carenze della sanità calabrese. “In Calabria abbiamo tanti ospedali fotocopia, tanti reparti di medicine, tante cardiologie perchè manca proprio un Centro per ustionati? Scrivo questo non perchè vivo personalmente tutti i disagi che implica la mia situazione, ma per evidenziare un serio problema che può coinvolgere chiunque. Sarei felice se lei dott. Corbelli portasse avanti questa battaglia civile. Perché negare anche a noi poveri cristi calabresi il diritto di cure in Calabria?”. La risposta del leader di Diritti Civili non si è fatta attendere.  La Sicilia ha 2 Centri Grandi Ustioni, la Puglia altri 2, la Campania ne ha 1, poi rimane Cesena, Roma e il Nord. Anche la Calabria ha tutto il diritto – afferma Corbelli - di avere un Centro grandi ustioni. Per quanti, piccoli e  adulti, rimasti gravemente feriti, come nel caso di questi ultimi giorni del bambino di Reggio e del giovane di Curinga, hanno immediato e continuo bisogno di queste strutture specializzate e di questo tipo di cure. Chiedo per questo e confido nell’intervento e nella sensibilità del Governatore Loiero, che sono certo attiverà subito tutte le procedure per la creazione di un Centro grandi ustionati anche in Calabria”.

 

6 gennaio 2009

 

      

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili denuncia baraccopoli rom (con molti bambini) disumana e pericolosa a Cosenza e chiede realizzazione struttura accoglienza.

 

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia “la situazione di degrado, di disumanità e di pericolo in cui vivono numerose famiglie rom (con la presenza di molti bambini), in delle baraccopoli dietro la stazione ferroviaria Vaglio Lise e a ridosso dell’ex mercato ortofrutticolo, chiede l’intervento del Sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, la realizzazione, da parte del comune bruzio insieme all’Amministrazione Provinciale, di una struttura di accoglienza per questi immigrati poverissimi”.  “La tragedia della povertà dei giorni scorsi a Roma, con la morte del bambino rumeno e della sua mamma, per l’incendio nella loro baracca, è servita a richiamare l’attenzione e ad accendere i  riflettori sul dramma dimenticato della comunità rom che vive in tende-vergogna, in alloggi di fortuna, pericolosi, in condizioni igieniche allucinanti e disumane. A Cosenza purtroppo questo problema continua, anche dopo lo sgombero forzato, dello scorso anno, delle baracche lungo il fiume Crati. La città bruzia infatti è purtroppo un luogo simbolo in Italia delle baracche-vergogne dei rom. Oggi la situazione è di nuovo assai grave e preoccupante. Le nuove baraccopoli di Vaglio Lise e dell’ex mercato ortofrutticolo sono una onta, un fatto indegno di un Paese civile. Occorre intervenire immediatamente, eliminando queste vergogne, aiutando quelle famiglie, dando un’assistenza dignitosa a quei bambini che in quelle condizioni si ammalano e rischiano la vita. Quanto accaduto a Roma deve essere un monito e un campanello d’allarme. Bisogna agire prontamente, per prevenire, prima che sia troppo tardi. Bisogna evitare che si ripeta una tragedia come quella di Roma. Per questo chiedo che il sindaco Perugini intervenga subito, dia corso a quel progetto di realizzazione di un campo sosta per i rom, che pare sia stato accantonato per mancanza di risorse. A questo proposito, anche nella mia veste di consigliere provinciale, chiedo al Presidente della Provincia, Mario Oliverio, di voler sostenere, con un adeguato finanziamento, la realizzazione di questa struttura di accoglienza. Bisogna aiutare questa povera gente che viene da noi in cerca di lavoro e di fortuna. Bisogna non chiudere gli occhi di fronte al dramma di quei bambini innocenti e dei loro genitori. Ricordo a tutti che a volte in quelle baracche si consumano immani tragedie, a tutti sconosciute, come nel caso dei due fratellini rom non vedenti, Marko (vede da un solo occhio) e Branko (completamente cieco), che 7 anni fa Diritti Civili scoprì proprio in una di quelle tende-vergogne di Vaglio Lise. I due fratellini, ciechi, da allora sono riuscito a togliere da quella baracca, a farli ospitare, insieme alla loro famiglia, dal luglio del 2001, in una casa di Rende (messa a disposizione gratuitamente dal comune di Rende), a farli iscrivere a scuola. Da sette anni questi fratellini continuano a restare in Italia (grazie a dei permessi straordinari di soggiorno che faccio rinnovare ogni anno dalla Questura di Cosenza), ad essere curati e operati a Bologna, a vivere una vita dignitosa. La stessa (vita dignitosa) che chiedo per tutti gli altri bambini rom della baraccopoli di Vaglio Lise”.

 

29 dicembre 2008

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili chiede a Governo varo decreto che preveda ergastolo per chi spara ai bambini

 

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo “il grave fatto di sangue di Briatico, nel Vibonese, esprime grande preoccupazione per la nuova strage familiare e per il ripetersi di episodi di violenza ai danni di bambini innocenti” e chiede al Governo un “intervento immediato con un decreto ad hoc che preveda un inasprimento della pena (sino all’ergastolo per i casi più gravi) per questo tipo di reato contro i bambini”. “Nei giorni scorsi a Briatico si è sfiorata una tragedia ancora più atroce di quella accaduta. Quei colpi sparati sull’autista dello scuolabus avrebbero potuto provocare una strage di bimbi innocenti, che grazie a Dio è stata evitata. Ancora una volta dei bambini vengono fatti oggetti di episodi di violenza. Un fatto gravissimo. Chi spara su un bambino è il peggiore dei criminali, non merita alcuna pietà. Anche se si tratta di un presunto pazzo. Basta con la violenza sui bambini! Occorre reagire. Far capire che i bambini non si toccano, che bisogna rispettarli, che a nessuno, neanche a un pazzo o criminale, è consentito di sparare contro dei bambini e di restare impunito o cavarsela con un piccola condanna.. Diritti Civili chiede al Governo un intervento immediato, un decreto ad hoc che inasprisca la pena, sino all’ergastolo, per chiunque spari e faccia del male ad un bambino”.

 

23 dicembre 2008

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

Giovane di colore, figlio adottivo di italiani, ucciso da pirata strada in Campania. La battaglia dei genitori. Diritti Civili chiede giustizia.

 

 

Roma
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, chiede che “venga fatta luce e resa giustizia al giovane di colore, Luigi Ciaramella, 19 anni, figlio adottivo di una coppia di italiani, residenti ad Aversa, in provincia di Caserta, investito da un pirata della strada e tragicamente scomparso il 31 luglio 2008 mentre si recava al Lido di Ischitella a lavorare”. Corbelli ha ricevuto, nei giorni scorsi, una richiesta di aiuto dal papà di Luigi, che da tre mesi si batte per conoscere la verità sulla tragica scomparsa di suo figlio e che con grande amarezza denuncia come “nessuno lo ascolta solo perché il suo ragazzo era uno di colore”. Il leader di Diritti Civili ha chiesto, nei giorni scorsi scorsi, l’intervento del Ministro di Grazia e Giustizia, Alfano. Dopo gli appelli di Corbelli di questo caso si è occupato venerdì 5 dicembre un popolare programma di Raiuno. “Il mio Luigi – ha scritto il papà del giovane a Corbelli - era molto amato in paese ed era molto responsabile nella vita, poiché in inverno studiava e accompagnava a scuola i bambini della città di Aversa e in estate lavorava come bagnino in un noto lido di Ischitella. Mio figlio, di carnagione scura, era di origini brasiliane, in quanto io e mia moglie Elena lo avevamo adottato fin dalla tenera età, crescendolo con tanto amore e rispetto verso il prossimo. In un incidente stradale ha perso la vita mio figlio di soli 19 anni. Era la mattina del 31 Luglio 2008 e Luigi si apprestava a raggiungere in auto il Lido per iniziare una nuova giornata di lavoro. Mentre percorreva la strada che collega Trentola Ducenta a Ischitella si presume che un'auto o furgone o trattore di colore blu lo abbia spinto in un fossato dove era collocato un grande palo dell'Enel, schiantandosi e perdendo la vita. Da quel momento per noi è iniziato un incubo, in quanto non solo come genitori abbiamo perso la nostra unica ragione di vita ma nello stesso tempo abbiamo riscontrato delle grandi irresponsabilità verso quelle persone che hanno prestato i primi soccorsi. Alcuni elementi ci hanno fatto dubitare fin dall'inizio dell'operato di tutte le persone coinvolte, in quanto abbiamo riscontrato delle discriminazioni razziali determinate dal colore della pelle di Luigi e, grazie alla forza che ci trasmette ancora nostro figlio, con perseveranza stiamo proseguendo nella ricerca della verità. Quando è successo l’incidente erano circa le ore 07.45 del mattino del 31 luglio 2008: la strada notoriamente è molto trafficata e dunque com'è possibile che nessuno abbia visto niente? Sull'accaduto si ha il dovere di fare chiarezza, oltre ogni possibile dubbio. Perché si voleva subito chiudere questo caso? Non si può giustificare una così profonda lesione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Per tutto il mese di Agosto ho chiesto spiegazioni ovunque
ma trovavo solo uffici chiusi o personale che scaricava su altri il problema. Dai primi di settembre il cerchio si sta stringendo in quanto i nuovi responsabili del caso hanno ricostruito l’accaduto e di conseguenza le dinamiche dell'incidente. Un genitore ha il diritto di sapere come è morto il proprio figlio, ha il diritto di sapere chi l'ha scaraventato nel fossato, ha il diritto di chiedere se qualcuno abbia visto qualcosa, ha il diritto di sensibilizzare l'opinione pubblica, i media. Prego il Movimento Diritti Civili di aiutarmi, ditemi qualcosa e datemi delle prove certe che non mi facciano pensare che nel 2008 mio figlio sia stato lasciato morire perchè "Negro".


7 dicembre 2008

(seguono, in questa pagina, precedente intervento su questo caso e lettera aperta del papà di Luigi Ciaramella)

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

 

Diritti Civili denuncia situazione esplosiva e drammatica carcere Castrovillari e caso detenuto malato TBC.

 

Cosenza

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia la “drammatica ed esplosiva situazione in cui versa il carcere di Castrovillari, il caso di uno dei detenuti, un cittadino extracomunitario con sospetto di TBC e la mancata protezione sanitaria nei confronti del personale dell’istituto penitenziario, che per ragioni del proprio servizio viene in contatto con questo recluso” e chiede l’intervento del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano. “Il carcere di Castrovillari è in una situazione drammatica ed esplosiva, è sovraffollato all'inverosimile soprattutto da detenuti stranieri. In una cella di due metri per due ci sono fino a tre detenuti stipati in letti a castello. Vi è un grande spreco di denaro pubblico, difatti parte dei detenuti proviene dalle carceri del nord Italia. Ma siccome nelle sedi di provenienza non hanno concluso i processi si verifica che, dopo poche settimane che hanno raggiunto Castrovillari, debbano essere ricondotti al nord per espletare le cause in corso, con grande dispendio di uomini e mezzi della Polizia Penitenziaria. Il personale di Polizia Penitenziaria – afferma Corbelli - espleta turni di otto ore in sezioni detentive sovraffollate, da solo, deve badare fino a 40 detenuti. Al personale di Polizia Penitenziaria non gli viene garantito il riposo a seguito del turno notturno e neppure il congedo dopo le molte ore di straordinario effettuate. In questa realtà drammatica e pericolosa c’è da registrare poi il caso di un detenuto extracomunitario con sospetto di TBC. Per affrontare questa situazione particolarmente delicata,ma per fortuna curabile e sanabile, l'Amministrazione non ha previsto alcuna protezione sanitaria nei confronti del personale che per ragioni del proprio servizio viene in contatto con il detenuto. Questa vicenda sta provocando comprensibile preoccupazione tra tutti gli altri detenuti e lo stesso personale del carcere. Chiedo al Ministro della Giustizia, Alfano, di intervenire per garantire il diritto all’assistenza sanitaria del detenuto malato, condizioni umane, di tutela e di rispetto dei diritti di tutti i reclusi e per il personale del carcere, costretto ad operare per garantire la legalità in situazioni di oggettiva difficoltà e in violazione, spesso, di diritti elementari e fondamentali”.

 

4 novembre 2008  

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

Caso giovane colore, figlio adottivo italiani, ucciso da pirata strada. Appello Diritti Civili al Ministro Alfano.

 

 

Roma
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, chiede l’intervento del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, perché “venga fatta luce e resa giustizia al giovane di colore, Luigi Ciaramella, 19 anni, figlio adottivo di una coppia di italiani, residenti ad Aversa, in Campania, investito da un pirata della strada e tragicamente scomparso il 31 luglio 2008 mentre si recava al Lido di Ischitella a lavorare”. Corbelli ha ricevuto una richiesta di aiuto dal papà di Luigi, che da tre mesi si batte per conoscere la verità sulla tragica scomparsa di suo figlio e che con grande amarezza denuncia come “nessuno lo ascolta solo perché il suo ragazzo era uno di colore”. “Il mio Luigi – scrive il papà del giovane a Corbelli - era molto amato in paese ed era molto responsabile nella vita, poiché in inverno studiava e accompagnava a scuola i bambini della città di Aversa e in estate lavorava come bagnino in un noto lido di Ischitella. Mio figlio, di carnagione scura, era di origini brasiliane, in quanto io e mia moglie Elena lo avevamo adottato fin dalla tenera età, crescendolo con tanto amore e rispetto verso il prossimo. In un incidente stradale ha perso la vita mio figlio di soli 19 anni. Era la mattina del 31 Luglio 2008 e Luigi si apprestava a raggiungere in auto il Lido per iniziare una nuova giornata di lavoro. Mentre percorreva la strada che collega Trentola Ducenta a Ischitella si presume che un'auto o furgone o trattore di colore blu lo abbia spinto in un fossato dove era collocato un grande palo dell'Enel, schiantandosi e perdendo la vita. Da quel momento per noi è iniziato un incubo, in quanto non solo come genitori abbiamo perso la nostra unica ragione di vita ma nello stesso tempo abbiamo riscontrato delle grandi irresponsabilità verso quelle persone che hanno prestato i primi soccorsi. Alcuni elementi ci hanno fatto dubitare fin dall'inizio dell'operato di tutte le persone coinvolte, in quanto abbiamo riscontrato delle discriminazioni razziali determinate dal colore della pelle di Luigi e, grazie alla forza che ci trasmette ancora nostro figlio, con perseveranza stiamo proseguendo nella ricerca della verità. Quando è successo l’incidente erano circa le ore 07.45 del mattino del 31 luglio 2008: la strada notoriamente è molto trafficata e dunque com'è possibile che nessuno abbia visto niente? Sull'accaduto si ha il dovere di fare chiarezza, oltre ogni possibile dubbio. Perché si voleva subito chiudere questo caso? Non si può giustificare una così profonda lesione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Per tutto il mese di Agosto ho chiesto spiegazioni ovunque ma trovavo solo uffici chiusi o personale che scaricava su altri il problema. Dai primi di settembre il cerchio si sta stringendo in quanto i nuovi responsabili del caso hanno ricostruito l’accaduto e di conseguenza le dinamiche dell'incidente. Un genitore ha il diritto di sapere come è morto il proprio figlio, ha il diritto di sapere chi l'ha scaraventato nel fossato, ha il diritto di chiedere se qualcuno abbia visto qualcosa, ha il diritto di sensibilizzare l'opinione pubblica, i media. Vi prego, ditemi qualcosa e datemi delle prove certe che non mi facciano pensare che nel 2008 mio figlio sia stato lasciato morire
perchè "Negro". Corbelli chiede al Ministro Alfano: “Perchè per questo ragazzo, investito e ucciso da un pirata della strada, la Giustizia italiana continua a tacere? Perché si trattava, come denuncia il suo genitore, solo di un giovane negro?”!


31 ottobre 2008

 

 

LETTERA APERTA
GIUSTIZIA PER LUIGI CIARAMELLA

Come tutti ben sanno, le vicende degli ultimi giorni in Italia sono state caratterizzate da annunci apparsi sui vari media dove l'argomento principale, mio malgrado nel 2008 è ancora il razzismo, argomento che riesce dopo tanti secoli a calpestare la dignità umana solo per la differenza del colore della pelle. E' assurdo che nell'era consumistica, dove un afroamericano si appresta a diventare il Presidente del paese più potente del mondo, sentiamo ancora frasi del tipo "6 NERI UCCISI A CASERTA" e riscontriamo che solo se si accendono i riflettori su casi estremi come questi, i colpevoli vengono arrestati in pochi giorni. Ma di cosa stiamo parlando? Ci rendiamo conto del razzismo che vive ancora nel nostro paese, giudicando persone in base al colore della loro pelle. Addirittura ci sono episodi che vedono persone responsabili che chiudono casi anticipatamente, in quanto giudicato con superficialità solo per il colore della pelle delle vittime. Premesso questo, sento la necessità di raccontarvi ciò che è avvenuto nello scorso mese di Luglio, dove in un incidente stradale ha perso la vita mio figlio di soli 19 anni. Era la mattina del 31 Luglio 2008 e Luigi ragazzo di 19 anni si apprestava a raggiungere in auto il Lido per iniziare una nuova giornata di lavoro. Luigi era molto amato in paese ed era molto responsabile nella vita, poiché in inverno studiava e accompagnava a scuola i bambini della città di Aversa e in estate lavorava come bagnino in un noto lido di Ischitella. Luigi, di carnagione scura, era di origini brasiliane, in quanto io e mamma Elena lo avevamo adottato fin dalla tenera età, crescendolo con tanto amore e rispetto verso il prossimo. Mentre percorreva la strada che collega Trentola Ducenta a Ischitella si presume che un'auto o furgone o trattore di colore blu lo abbia spinto in un fossato dove era collocato un grande palo dell'Enel, schiantandosi e perdendo la vita. Da quel momento per noi è iniziato un incubo, in quanto non solo come genitori abbiamo perso la nostra unica ragione di vita ma nello stesso tempo abbiamo riscontrato delle grandi irresponsabilità verso quelle persone che hanno prestato i primi soccorsi. A tal proposito vi elenchiamo alcuni elementi che ci hanno fatto dubitare fin dall'inizio dell'operato di tutte le persone coinvolte, in quanto abbiamo riscontrato delle discriminazioni razziali determinate dal colore della pelle di Luigi e, grazie alla forza che ci trasmette ancora nostro figlio, con perseveranza stiamo proseguendo nella ricerca della verità:
Erano circa le ore 07.45 del mattino del 31 luglio 2008: la strada notoriamente è molto trafficata e dunque, com'è possibile che nessuno abbia visto niente? Come mai nella mattinata della tragedia sul luogo dell'incidente non è sceso nessuno? Visto che era il 31 luglio, non è che forse erano tutti frettolosi per partire per le vacanze?
Quando chiamai mio figlio sul suo cellulare con sorpresa mi risposero e senza un minimo di sensibilità mi dissero che dovevo andare a "piangermi" il ragazzo all'obitorio dell'Ospedale di Caserta. Forse mi scambiarono per il padre del "Negro"?
Dal portafoglio di mio figlio sparirono dei soldi che io personalmente diedi la stessa mattina e addirittura sparirono anche le sue scarpe. I primi soccorritori mi dissero che mio figlio finì nel fossato da solo mentre successivamente riscontrando della vernice di colore blu diversa dalla vernice dell'auto su cui viaggiava, dimostrai che la versione redatta dai soccorritori era incorretta e che forse dopo l'incidente mio figlio poteva essere ancora vivo e bisognoso di aiuto.
Sull'accaduto si rende necessario fare chiarezza, oltre ogni possibile dubbio, sullo svolgimento dei fatti. E’ mio diritto sapere come nostro figlio è tragicamente scomparso. Non si può giustificare una così profonda lesione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Per tutto il mese di Agosto ho chiesto spiegazioni ovunque ma trovavo solo uffici chiusi o personale che scaricava su altri il problema. Devo però dire che dai primi di settembre il cerchio si sta stringendo in quanto i nuovi responsabili del caso, affiancati da professionisti di stimata capacità come l'Avv. Ferdinando Trasacco, e l'Ing. Dott Carbonelli del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, hanno ricostruito il caso e di conseguenza le dinamiche dell'incidente. Un genitore ha il diritto di sapere come è morto il proprio figlio, ha il diritto di sapere chi l'ha scaraventato nel fossato, ha il diritto di chiedere se qualcuno abbia visto qualcosa, ha il diritto ha sensibilizzare l'opinione pubblica, i media. Prego il Movimento Diritti Civili di aiutarmi, ditemi qualcosa, datemi delle prove certe che non mi facciano pensare che nel 2008 mio figlio sia stato lasciato morire perchè "Negro".

                                                                                                                                        Biagio Ciaramella, papà di Luigi

                                                                     

31 ottobre 2008

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili “Non lasciamo soli coniugi Scutellà. Sosteniamo loro battaglia per verità e giustizia morte giovanissimo figlio per malasanità”.

 

 

Reggio Calabria

“Non lasciamo soli i genitori di Flavio Scutellà. Sosteniamo la loro battaglia di verità e giustizia sulla assurda morte del loro giovanissimo figlio”. E’ l’appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute, licenziata il 17 gennaio 2008 dal Consiglio provinciale di Cosenza e approvata il 30 giugno scorso, all’unanimità, dal Consiglio regionale calabrese. Il coordinatore di Diritti Civili si dice molto colpito “dalla dignitosa e coraggiosa protesta dei genitori di Flavio Scutellà che giustamente chiedono giustizia per la morte del loro figlioletto. Uno Stato di diritto ha il dovere di dare delle risposte a questi genitori, che per colpa della malasanità hanno perso il loro bambino. Le stesse risposte devono essere date a tutti i familiari delle vittime degli altri casi di malasanità. Uno dei compiti più importanti del Garante della Salute, che tra breve, dopo la lunga battaglia di Diritti Civili, sarà eletto dal Consiglio regionale, è quello di sostenere le battaglie di verità e giustizia sui casi di malasanità. Ai coniugi Scutellà, così duramente colpiti nei loro affetti familiari più cari, esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza, assicuro l’impegno del nostro Movimento a combattere con loro questa sacrosanta battaglia. Da un anno continuano a soffrire per la perdita del loro adorato figlio, non è giusto, non è accettabile che debbano essere costretti anche a incatenarsi e fare lo sciopero della fame per ottenere verità e giustizia per la assurda morte del loro Flavio. Chiedo alle autorità preposte che si proceda con l’indagine con assoluta celerità e chi ha sbagliato paghi. Come è giusto e  doveroso in un Paese civile, nel rispetto della legge e del giovanissimo Flavio. La memoria di questo ragazzino calabrese deve essere onorata facendo piena luce e giustizia sulla sua morte e non lasciando i responsabili impuniti e ai loro posti”.

 

30 ottobre 2008  

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Bambina disabile senza insegnante sostegno è caduta a scuola e si è fatta male. Silenzio Istituzioni.

 

 

Catanzaro

La bambina disabile calabrese, Martina, 7 anni, nata senza un braccino, senza un piedino e con paresi facciale, rimasta  senza insegnante di sostegno alle Elementari di Catanzaro, è caduta a scuola e si è fatta male. Lo rende noto il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che ritorna ad attaccare il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, e il Presidente del Consiglio, Berlusconi, “insensibili e silenti di  fronte a questo caso umano e di ingiustizia” e a chiedere il ritiro del decreto (taglia insegnanti e cancella istituti) del Governo sulla scuola. “Il Ministro Gelmini e il suo presidente (tutore) Berlusconi, stanno calpestando i diritti dei bambini malati e disabili (gravi), come la piccola Martina, che ha avuto assegnata solo per due ore al giorno l’insegnante di sostegno, costringendo di fatto i suoi genitori a ritirarla e non mandarla più a scuola. Il caso di questa bambina è una crudeltà, un fatto indegno di un Paese civile. Solo per questa vergogna la Gelmini e il suo presidente-tutore dovrebbero dimettersi. Invece continuano, insieme all’altro ministro spaccone, Brunetta, a provocare i cittadini, gli studenti e operatori del mondo della scuola, arrivando addirittura a penalizzare anche i bambini malati e diversamente abili. Questi personaggi e questo Governo stanno portando il Paese letteralmente verso il baratro, con il rischio che dalla protesta di piazza si arrivi alla violenza. Ieri a Milano ci sono state purtroppo le prime avvisaglie in questo senso. E le irresponsabili dichiarazioni di oggi di Berlusconi (repressione dura contro le proteste degli studenti) non fanno che buttare benzina sul fuoco. Il caso della bambina disabile calabrese è di inaudita gravità ed è emblematico dei danni devastanti prodotti del decreto legge Gelmini sulla scuola, con i tagli indiscriminati degli insegnanti precari e di sostegno e la cancellazione di migliaia di istituti. Questa bambina, nonostante le sue condizioni di salute, non ha più l’insegnante di sostegno. Solo per due ore al giorno c’è chi a scuola si prende cura di lei, dopo viene di fatto lasciata sola e la mamma è costretta ad andare a prendersela e, se non riavrà l’insegnante, a ritirarla definitivamente da scuola. Nei giorni scorsi la bambina ha avuto, a scuola, una crisi, è caduta e si è fatta male. Domando al Ministro Gelmini e al suo presidente-tutore: si può togliere l’insegnante di sostegno a questa bambina, senza un braccino, senza un piedino, con una paresi facciale, si possono così brutalmente calpestare i diritti sacrosanti di questa bambina, già così duramente colpita e segnata dal destino? E’ questa la riforma per cambiare la scuola? Quella di penalizzare i bambini malati e portatori di gravi handicap?”.

 

25 ottobre 2008

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Bambini malati e disabili (gravi) senza insegnante sostegno. Corbelli al Ministro Gelmini. “Venga in Calabria ad incontrarli, per rendersi conto del  dramma e dell’ingiustizia che stanno vivendo”!

 

 

Catanzaro

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che invita “a venire in Calabria per incontrare i due bambini malati e diversamente abili calabresi, il piccolo Paolo, 6 anni, sordomuto, invalido al 100%, affetto da rara e grave patologia, e la piccola Martina , 7 anni, nata senza un braccino, senza un piedino e con paresi facciale, rimasti senza insegnante di sostegno e impossibilitati a frequentare le loro scuole, la Scuola Materna e la Prima Elementare di Catanzaro, per colpa del decreto del Governo che ha tagliato circa 90 mila docenti precari e cancellato migliaia di scuole”. Continua così, senza sosta, la battaglia del Movimento Diritti Civili a favore di questi due bambini calabresi, malati e disabili(gravi). “Intanto dopo la stampa calabrese, che nei giorni scorsi ha dedicato particolare attenzione al dramma e all’ingiustizia dei due bambini, anche Unomattina, il popolare programma di Raiuno, ha ospitato in studio a Roma i genitori di uno dei due bimbi disabili, il piccolo Paolo. Quella a favore dei due piccoli portatori di gravi handicap è una battaglia di giustizia, civiltà e umanità. Gli appelli di Diritti Civili a favore di questi due bambini – afferma Corbelli - sono purtroppo sino ad oggi caduti nel vuoto. L’ingiustizia continua. I genitori dei due bambini mi hanno telefonato per informarmi che non è ancora cambiato nulla. Chiediamo che vengano rispettati i diritti di questi piccoli portatori di gravi handicap. I due bambini devono avere il loro insegnante di sostegno. E’ doveroso in un Paese civile. Il caso dei piccoli disabili di Catanzaro è di particolare gravità. Deve essere subito cancellata questa ingiustizia, una vera e propria disumanità. Devono essere rispettati i sacrosanti e fondamentali diritti di questi due bimbi malati e disabili (gravi). Non ci fermeremo sino a quando non sarà assegnato un insegnante di sostegno a questi due bambini. Il Ministro dell’Istruzione non dice il vero quando afferma che nessun insegnante di sostegno è stato tagliato: a Martina e Paolo li hanno tolti. La Gelmini si occupi invece di questi due bambini malati e con gravi disabilità. Compia un gesto bello, solidale e significativo. Venga in Calabria ad incontrare i due bambini e i loro genitori. Basta vederli i piccoli Paolo e Martina per rendersi conto della grande ingiustizia, una vera crudeltà, commessa ai loro danni”.

 

20 ottobre 2008

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Battaglia vinta. Loiero risponde all’appello di Diritti Civili. Avrà assistenza sanitaria in classe bambina calabrese affetta da grave allergia, che rischia la vita per andare a scuola.

 

 

Una nuova, importante battaglia civile e umanitaria è stata vinta. A lieto fine in Calabria la commovente storia di una bambina calabrese, B. , 5 anni, residente in un piccolo centro in provincia di Cosenza, affetta da una gravissima allergia che vuole andare a scuola, anche a rischio della propria vita, e della sua mamma che lotta e si sacrifica (restando con lei in classe, per assisterla, tutta la giornata) per la sua figlioletta per esaudire questo suo desiderio e far rispettare il suo sacrosanto diritto: avere una figura professionale specializzata che può, in caso di bisogno, prestarle assistenza, un primo soccorso in classe, determinante per salvarle la vita. Grazie al presidente della Regione, Agazio Loiero, questa bambina avrà un infermiere specializzato a disposizione a scuola. Il Governatore calabrese ha prontamente risposto all’appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che aveva nei giorni scorsi chiesto il suo intervento e quello del Ministro dell’Istruzione, Maristella Gelmini. “Una nuova, importante battaglia civile e umanitaria è stata vinta. Oggi ho sentito al telefono il Presidente Loiero e il direttore generale dell’Asp di Cosenza, Franco Petramala, e ho avuto le bella notizia che la Regione si farà carico del problema e metterà a disposizione di questa bambina una assistenza sanitaria a scuola. Ringrazio il presidente Loiero per la grande sensibilità e umanità dimostrate anche in questa occasione, insieme al direttore Petramala. A differenza del Ministro Gelmini, che non risponde agli appelli umanitari, il Governatore calabrese, andando al di là delle stesse competenze della Regione, ha subito preso a cuore il dramma di questa bambina e della sua famiglia ed ha immediatamente avviato a soluzione questo problema. Già a partire dalla prossima settimana il direttore Petramala distaccherà infatti una figura sanitaria specializzata a scuola per questa bambina”. La madre di questa bimba aveva chiesto aiuto al leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che era subito intervenuto, rivolgendo un appello al Ministro Gelmini e al Presidente Loiero. La mamma di questa bambina aveva anche scritto allo stesso Ministro dell’Istruzione ma senza ottenere alcuna risposta. La donna nel suo appello a Corbelli aveva scritto: “Mia figlia ha 5 anni compiuti il 30 gennaio di quest'anno ed il 15 settembre ha iniziato la scuola primaria. Un inizio difficile, poiché la mia bambina è affetta da una gravissima forma di allergia (a tutte le proteine del latte animale e quindi derivati e conservanti) nonché soggetto asmatico e costretta ad assumere una medicina ed in caso di shock anafilattico un altro tipo di medicinale (che porta sempre con se nello zainetto). E’ sotto cura al Gemelli di Roma. Nel mese di febbraio 2008 mi sono recata presso la Scuola elementare del mio comune per portare a conoscenza del problema la Direttrice didattica ed in seguito ho scritto una lettera sempre alla stessa, per far si che mia figlia possa andare a scuola in tutta tranquillità e non rischiare di morire. La mia bambina non può sentire né odori né toccare tutto ciò che riguarda latte e quindi merendine, cioccolate, prodotti conservati con lattosio,creme, biscotti etc., praticamente lei deve stare in un ambiente dove i bambini non usino creme, profumi e merende fatte di latte. Nei giorni scorsi in classe si è sentita male, non riusciva a respirare aveva un attacco di broncospasma ed è stata portata da noi genitori d'urgenza in Ospedale a Cosenza. La mia è una richiesta da Mamma che non vuole perdere una figlia. A tutt'oggi dopo colloqui con Direttrice, Sindaco e Carabinieri il problema c'è e non riescono a risolverlo. Basterebbe che le venisse assegnata una figura professionale che l’assistesse in classe, in caso di bisogno”. Il sogno di questa bambina e della sua mamma sarà adesso esaudito.

 

11 ottobre 2008

(in questa pagina il nostro precedente intervento su questo caso)

 

 

 

Delusione per silenzio Presidente Repubblica sui casi, ricordati in questa pagina, dei bambini malati e disabili (gravi) privati del loro insegnante di sostegno, "grazie" al decreto del Governo, elogiato dallo stesso Napolitano

(il comunicato nella pagina Politica)

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello di Diritti Civili a Istituzione Presidenza Consiglio Ministri per i due bambini disabili calabresi, piccolo sordomuto e bimba senza un braccino e senza un piedino, rimasti senza insegnante di sostegno e impossibilitati a frequentare la scuola.

 

Roma

Continua la battaglia del Movimento Diritti Civili a favore dei due bambini malati e diversamente abili calabresi, il piccolo P. , 6 anni, sordomuto, invalido al 100%, affetto da rara e grave patologia, e la piccola M. , 7 anni, nata senza un braccino, senza un piedino e con paresi facciale, rimasti senza insegnante di sostegno e impossibilitati a frequentare le loro scuole, la Scuola Materna e la Prima Elementare di Catanzaro, per colpa del decreto del Governo che ha tagliato circa 90 mila docenti precari e cancellato migliaia di scuole. Il leader di Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge oggi un appello al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a favore di questi due bambini. “Quella a favore dei due piccoli portatori di gravi handicap è una battaglia di giustizia, civiltà e umanità. L’appello di Diritti Civili a favore di questi due bambini, diffuso grazie alla sensibilità dei media calabresi, è purtroppo sino ad oggi caduto nel vuoto. Il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, continua infatti a tacere. L’ingiustizia prosegue. Per questo oggi mi rivolgo direttamente al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al quale chiedo di far rispettare – afferma Corbelli - i diritti di questi piccoli portatori di gravi handicap. I due bambini devono avere il loro insegnante di sostegno. E’ doveroso in un Paese civile. Il caso dei piccoli disabili di Catanzaro è di inaudita gravità. Deve essere subito cancellata questa ingiustizia, una vera e propria disumanità, un fatto vergognoso che non fa certo onore alla scuola e al Governo italiano. Devono essere rispettati i sacrosanti e fondamentali diritti di questi due bimbi malati e disabili (gravi). Se necessario Diritti Civili è pronto a promuovere anche eclatanti iniziative di protesta. Insieme ai genitori e ai loro bambini. Sono proprio i piccoli P. e M., i due bambini disabili (gravi), con la loro innocenza e sofferenza a far comprendere il dramma e l’ingiustizia che stanno vivendo insieme alle loro famiglie. Si può togliere e negare l’insegnante di sostegno a due bambini, uno sordomuto, invalido al 100% e affetto da rara e grave patologia e l’altra, nata senza un braccino, senza un piedino e con una paresi facciale? Per un fatto di umanità prima ancora che di giustizia vanno aiutati questi due bambini già così duramente colpiti e segnati da un destino crudele! Auspichiamo che il presidente Berlusconi, messo a conoscenza di questi due casi umani, dei drammi di questi due bambini e delle loro famiglie, voglia personalmente e prontamente intervenire per esaudire le legittime aspettative, i desideri e il sogno di questi due bambini, di avere, come è loro diritto, un insegnante di sostegno. Il Cavaliere metta per un attimo da parte i suoi problemi giudiziari (e le polemiche con i giudici) e compia un gesto di grande significato e valore umano, che sarebbe apprezzato da tutti nel Paese. Se si vuole risparmiare sui costi eccessivi dello Stato, si eliminino gli sprechi, gli scandali, ma non si privino due piccoli malati e disabili (gravi) del loro insegnante di sostegno”.

 

4 ottobre 2008

(seguono nostri precedenti interventi sui due piccoli disabili)

 

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

Grazie al Decreto del Governo! 

Senza insegnante sostegno bambina disabile calabrese, senza un braccino, senza un piedino e con paresi facciale! Appello al Presidente della Regione Calabria e al Ministro dell'Istruzione 

 

 

Il Movimento Diritti Civili denuncia un “nuovo, gravissimo caso di una bambina disabile calabrese, rimasta senza insegnante di sostegno, per colpa del decreto taglia professori e cancella scuole del Ministro dell’Istruzione, Maristella Gelmini”. Il nuovo caso denunciato viene definito dal leader di Diritti Civili “di inaudita gravità, una vergogna, una disumanità”. “Si tratta di una bambina di sette anni, M. , nata dopo un parto sbagliato, senza un braccino, senza un piedino e con una paresi facciale, iscritta alla Prima Elementare. La bambina, figlia di due giovani disoccupati calabresi, ha bisogno naturalmente di un insegnante di sostegno che la segua per tutta la giornata scolastica, così come è avvenuto lo scorso anno alla scuola materna statale, dove era iscritta. Quest’anno invece dopo il decreto(scure!) del Governo sulla scuola la piccola M. non ha più l’insegnante di sostegno per tutta la mattinata. Ma solo per due ore! Il Governo Berlusconi per risparmiare ha tagliato anche l’insegnante di sostegno per questa bambina senza un piedino, senza un braccino e con una paresi facile. Sono questi i risultati gravi, vergognosi e drammatici che ha prodotto il decreto del Governo sulla scuola. La mamma della piccola M. mi ha telefonato per parteciparmi il suo dramma e la ingiustizia che stanno vivendo e per chiedermi di aiutarla. Se non sarà assegnata una insegnante di sostegno i genitori di questa bambina saranno costretti a non mandarla più a scuola. Domando: si può arrivare a tanto, ad una simile ingiustizia, vera e propria crudeltà nei confronti di una bambina in quelle condizioni, senza un piedino, senza un braccino e con una paresi facciale? Si rendono conto il ministro dell’Istruzione, Gelmini, e il presidente del Consiglio, Berlusconi, cosa hanno prodotto, quali effetti devastanti, quali grandi ingiustizie e drammi umani hanno causato con il loro decreto massacra insegnanti? Chiedo alle autorità preposte, di intervenire, cancellare questa grande ingiustizia nei confronti di questa piccola disabile e riparare uno dei più gravi danni prodotto con il decreto taglia insegnanti e cancella scuole. Questa bambina ha tutto il diritto di avere un suo insegnante di sostegno e di andare a scuola. Per lo Stato e il Governo invece questo diritto non esiste. Un fatto indegno di un Paese civile”!

 

2 ottobre 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

Bambina affetta da grave allergia (che rischia la vita per andare a scuola) senza assistenza sanitaria in classe! Appello al Presidente della Regione Calabria

 

Il caso di una bambina, B. , 5 anni, affetta da una gravissima allergia che vuole andare a scuola, anche a rischio della propria vita, e della sua mamma-coraggio che lotta e si sacrifica per la sua figlioletta per esaudire questo suo desiderio e far rispettare il suo sacrosanto diritto. La madre di questa bimba ha scritto e chiesto aiuto al leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che subito è intervenuto. Corbelli rivolge oggi pubblicamente un appello al Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, e al Presidente  della Regione, Agazio Loiero, per questa bambina che non può andare a scuola, nel suo piccolo paese in Calabria, perchè affetta da una gravissima forma di allergia e non ha una figura professionale (un infermiere specializzato) che può, in caso di bisogno, prestarle assistenza, un primo soccorso in classe, determinante per salvarle la vita. La mamma di questa bambina, B., ha già scritto anche allo stesso Ministro Gelmini. “La storia di questa bambina sta commuovendo tutto il suo piccolo paese. Sono tutti mobilitati per aiutarla: la direttrice della scuola, il comune, finanche i carabinieri. Il coraggio della mamma di questa bambina è ammirevole, afferma Corbelli. Continua a combattere contro l’indifferenza delle Istituzioni preposte, vuole giustamente che sua figlia possa frequentare la scuola. Ma per la particolare e grave patologia di cui soffre la piccola B. ha bisogno in classe di un assistente professionale ad hoc, un infermiere specializzato, che possa prestarle soccorso in caso di necessità e salvarle la vita. Purtroppo sino ad oggi questo diritto le viene negato. Per questo rivolgo oggi un appello al Ministro Gelmini e al presidente Loiero, sollecitando un personale intervento per aiutare ed esaudire il sogno di questa bambina. Compete infatti alla Regione, d’accordo con il Ministero dell’Istruzione, distaccare e assegnare questa figura professionale alla bambina”. Scrive la mamma della piccola  B. nel suo appello a Corbelli. “Mia figlia ha 5 anni compiuti il 30 gennaio di quest'anno ed il 15 settembre ha iniziato la scuola primaria. Un inizio difficile, poiché la mia bambina è affetta da una gravissima forma di allergia (a tutte le proteine del latte animale e quindi derivati e conservanti) nonché soggetto asmatico e costretta ad assumere una medicina ed in caso di shock anafilattico un altro tipo di medicinale (che porta sempre con se nello zainetto). E’ sotto cura al Gemelli di Roma. Nel mese di febbraio 2008 mi sono recata presso la Scuola elementare del mio comune per portare a conoscenza del problema la Direttrice didattica ed in seguito ho scritto una lettera sempre alla stessa, per far si che mia figlia possa andare a scuola in tutta tranquillità e non rischiare di morire. La mia bambina non può sentire né odori né toccare tutto ciò che riguarda latte e quindi merendine, cioccolate, prodotti conservati con lattosio,creme, biscotti etc., praticamente lei deve stare in un ambiente dove i bambini non usino creme, profumi e merende fatte di latte. Nei giorni scorsi in classe si è sentita male, non riusciva a respirare aveva un attacco di broncospasma ed è stata portata da noi genitori d'urgenza in Ospedale. La mia è una richiesta da Mamma che non vuole perdere una figlia. A tutt'oggi dopo colloqui con Direttrice, Sindaco e Carabinieri il problema c'è e non riescono a risolverlo. Basterebbe che le venisse assegnata una figura professionale specializzata che l’assistesse in classe, in caso di bisogno”. “Intanto, proprio oggi, la mamma-coraggio ha vinto una prima battaglia e ha ottenuto l’autorizzazione per restare lei in classe, da sola, con la sua bambina per l’intera giornata. Un grande sacrificio (questa donna ha infatti dovuto rinunciare anche al lavoro) in attesa – conclude Corbelli - che venga però subito assegnata alla piccola B. la figura professionale specializzata, come è suo diritto, come è giusto e degno di un paese civile”.
 

27 settembre 2008

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello di Diritti Civili per bambino disabile calabrese, ritirato dalla scuola, perchè senza insegnante di sostegno! Sono questi i risultati del decreto del Ministro dell'Istruzione, Gelmini! 

 

 

Catanzaro

“Un bambino calabrese di 6 anni, P. C. , invalido al 100%, sordomuto, affetto da una patologia rara, non può frequentare la scuola materna, ed è stato per questo ritirato dai suoi genitori, perché per colpa dei tagli del decreto del Ministro dell’Istruzione, Gelmini, non ha più un insegnante di sostegno”. A denunciare questo drammatico caso e a chiedere l’intervento delle autorità preposte è il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, a cui ha telefonato, oggi, per chiedere aiuto il papà del bambino. “La vicenda del piccolo P. dimostra quali danni devastanti ha prodotto il decreto taglia insegnanti del Ministro Gelmini. Questo bambino sordomuto, invalido al 100%, affetto da una malattia rara, non può andare a scuola perché manca un insegnante di sostegno, che è stato tagliato dal decreto del Governo. Il papà di questo piccolo disabile oggi mi ha telefonato per raccontarmi questa triste vicenda e questa grande ingiustizia. Questo bambino che per la sua patologia rara, viene da alcuni anni portato, dai genitori, con grandi sacrifici, in alcuni centri specialistici italiani, l’anno scorso ha potuto frequentare regolarmente l’anno scolastico a Bologna, dove è dovuto rimanere per cure e terapie, e dove ha avuto, dalle autorità scolastiche e comunali bolognesi, tutta l’assistenza necessaria. Quest’anno, ritornato in Calabria, dove risiede con la sua famiglia, il papà l’ha iscritto ad una scuola materna della sua città, ma incredibilmente per colpa del decreto Gelmini questo bambino di fatto è senza insegnante di sostegno. Nella scuola dov’è iscritto infatti c’è un insegnante di sostegno ma deve occuparsi di tre bambini disabili. Questo insegnante però si trova ad operare in tre plessi scolastici diversi. Di conseguenza può dedicarsi al piccolo P. un solo giorno la settimana. Per questo motivo il padre del bambino si è visto costretto, con amarezza e sofferenza, a ritirarlo dalla scuola materna. Il genitore è andato ad esporre il problema e a parlare con il direttore della scuola materna che l’ha però indirizzato al Comune, all’assessorato all’istruzione, dove non hanno previsto alcun tipo di intervento e di aiuto per questo piccolo disabile sordomuto. Da qui la denuncia del padre, la telefonata e la richiesta di aiuto a Diritti Civili. Questi sono i risultati che ha prodotto il decreto taglia scuola e massacra precari del Governo Berlusconi. Chiedo che le autorità preposte, governative, scolastiche, comunali, pongano subito fine a questa grande ingiustizia, una autentica vergogna, un fatto indegno di un Paese civile e rispettino i diritti di questo bambino disabile, sordomuto, invalido al 100% e affetto da patologia rara, che ha tutto il diritto e il bisogno di andare a scuola ed avere il suo insegnante di sostegno”!

 

23 settembre 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili chiede scarcerazione detenuto calabrese, omosessuale e sieropositivo, violentato e picchiato in cella e critica Guardasigilli e Governo per silenzio e mancato intervento. “I teppisti di Napoli, che hanno devastato un treno, subito liberi, questo giovane, stuprato, da tre mesi ancora in carcere per tentato furto di un tubo di rame”!

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, chiede l’immediata scarcerazione, con la revoca degli arresti domiciliari, del giovane detenuto calabrese, 40 anni, omosessuale e sieropositivo, stuprato, picchiato e minacciato in prigione, messo quindi (per un mese) in isolamento in una cella con topi e scarafaggi e trasferito, prima di essere mandato (dieci giorni fa) agli arresti domiciliari, dalla casa circondariale calabrese, teatro della violenza (il carcere Siano di Catanzaro), in un altro carcere siciliano (quello di Siracusa), in un reparto riservato ai condannati per reati sessuali! Corbelli denuncia inoltre “il silenzio del Ministro della Giustizia, Alfano, e del Governo su questo drammatico e gravissimo caso”. Il coordinatore di Diritti Civili con un esposto-denuncia, aveva chiesto al Guardasigilli di intervenire “per fare luce e giustizia su questa turpe e disumana vicenda, indegna di un Paese civile”. “Dal Guardasigilli e dal Governo non è arrivata alcuna risposta, nessun intervento, nessuna presa di posizione. Solo un silenzio vergognoso! Come possono continuare a tacere il Ministro Guardasigilli e il Governo su quanto accaduto in Calabria, dove un giovane omosessuale e malato di Aids, dopo essere stato brutalmente stuprato, picchiato e minacciato da altri detenuti quando hanno appreso che era sieropositivo, e messo in isolamento per trenta giorni, con topi e scarafaggi, e trasferito, successivamente, in un carcere siciliano, in un reparto con condannati per reati sessuali, è da tre mesi ancora in carcere (da 10 giorni ai domiciliari) con l‘accusa di aver tentato di rubare un tubo di rame! Il processo inizierà alla fine di settembre. Mentre a Napoli dei (pseudo) tifosi teppisti devastano un treno e vengono subito scarcerati, in Calabria un giovane, innocuo, inerme, omosessuale e  sieropositivo, bisognoso di continue cure mediche, orfano di entrambi i genitori, viene tenuto in carcere da oltre 90 giorni per un tentativo di furto. E’ questa la giustizia giusta (e umana) che vuole e invoca il Governo Berlusconi? Perché il Guardasigilli, dopo la denuncia di Diritti Civili, l’interpellanza urgente degli onorevoli Paola Concia e Roberto Giochetti del Pd e l’intervento del presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, non è ancora intervenuto? Perché nessun esponente del Governo ha chiesto scusa a questo giovane? Perché questo giovane continua ancora a restare detenuto, sotto forma di arresti domiciliari? Perché nessuno ha chiesto la immediata scarcerazione di questo ragazzo gay e sieropositivo, che deve ogni giorno sottoporsi per la sua malattia a tre ore di terapia in ospedale e che per la sua malattia, e il reato contestato del tutto irrilevante, non doveva essere neanche e mai arrestato? Stupisce il silenzio del Ministro e del Governo e indigna quello del giornale L’Unità che è stato l’unico quotidiano di sinistra a non aver dedicato neppure un rigo allo stupro del giovane omosessuale. Evidentemente è questo il nuovo corso del giornale diretto da Concita De Gregorio: ignorare le battaglie per i diritti civili”. Il giovane subito dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari aveva, nei giorni scorsi, telefonato a Corbelli per denunciare, piangendo, la brutale violenza subita in carcere.

 

 18 settembre 2008

(Seguono, in questa stessa pagina, precedenti interventi su questo caso)

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili ha chiesto intervento Ministro Giustizia  per caso detenuto calabrese, omosessuale e sieropositivo, violentato e picchiato in cella. Il giovane voleva suicidarsi. Lo abbiamo salvato

 

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ha recapitato un esposto-denuncia al Ministro di Grazia e Giustizia, Angelino Alfano,  per il caso del giovane detenuto calabrese, 40 anni, omosessuale e sieropositivo, stuprato, picchiato e minacciato in prigione, messo quindi (per un mese) in isolamento in una cella con topi e scarafaggi e trasferito, prima di essere mandato (pochi giorni fa) agli arresti domiciliari, dalla casa circondariale calabrese, teatro della violenza, in un altro carcere siciliano, in un reparto riservato ai condannati per reati sessuali! Corbelli ha chiesto al Guardasigilli di intervenire “per fare luce e giustizia su questa turpe e disumana vicenda, indegna di un Paese civile”. Il leader di Diritti Civili rivela oggi altri particolari che aggravano la drammaticità di questa storia. Questo detenuto infatti vive da solo, è orfano di entrambi i genitori. Corbelli rivela di aver con il suo intervento e la sua denuncia salvato la vita di questo giovane. “Quando mi ha telefonato per raccontarmi il suo dramma, la sua sofferenza per la brutale violenza subita ho avuto la netta sensazione di trovarmi dall’altra parte del telefono una persona disperata, rassegnata, per il quale, come mi ha detto piangendo, la vita non aveva più alcun senso. Ho temuto fortemente che potesse compiere qualche insano gesto, che volesse suicidarsi. Nell’istanza presentata al Gip per chiedere la scarcerazione di questo detenuto si faceva esplicito riferimento al forte rischio suicidio. Ho cercato di rasserenarlo, assicurandogli il mio intervento e il mio aiuto. Oggi l’ho risentito. L’ho trovato più sereno. Mi ha ringraziato per averlo salvato. Sta cercando adesso di superare il difficile momento. La sua situazione familiare purtroppo è drammatica. Questo giovane infatti vive da solo, è orfano di entrambi i genitori. Ogni giorno adesso ha il permesso di uscire alcune ore la mattina per recarsi in ospedale per sottoporsi alla terapia. Vuole giustizia per quello che ha subito. E’ quello che ho chiesto anch’io, con il mio esposto, al Ministro della Giustizia, al quale naturalmente ho rivelato l’identità del detenuto e il carcere catanzarese dove ha subito la brutale violenza. Ci sarà adesso l’apertura di una immediata inchiesta del Guardasigilli, per rispondere anche alla interrogazione parlamentare presentata, dopo la denuncia di Diritti Civili, da due deputati e all’intervento del presidente di Arcigay. La storia è allucinante. Il giovane detenuto arrestato per tentato furto, nel giugno scorso, viene rinchiuso in un carcere calabrese. Dichiara subito al medico dell’istituto di pena la sua omosessualità e sieropositività. In cella agli inizi di luglio subisce una violenza bestiale, viene ripetutamente violentato da alcuni detenuti, che quando poi scoprono che è sieropositivo lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. Il giovane viene per questo messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi, vi resta per oltre un mese. Successivamente viene quindi trasferito dalla Calabria in un carcere siciliano e incredibilmente e irresponsabilmente rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali! Vi resta solo pochi giorni. Viene quindi riportato nel carcere calabrese. Da pochi giorni il giovane ha ottenuto gli arresti domiciliari. Intanto chi lo ha violentato in cella e anche gli altri detenuti, dell’intera struttura ospedaliera, che sono venuti a contatto con lui, vivono con l’incubo di aver contratto l’Aids.  

 

 

30 agosto 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Corbelli denuncia: “Giovane detenuto calabrese, omosessuale e sieropositivo, stuprato, picchiato e minacciato in cella. Messo in isolamento con topi e scarafaggi. Nel carcere adesso è incubo Aids”

 

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia quella che definisce “una barbarie indegna di un Paese civile, il dramma e la inaudita violenza subita in carcere da un giovane detenuto calabrese, 40 anni, omosessuale e sieropositivo (per rispetto della privacy, evitiamo di fare nome e iniziali del recluso e quello della casa circondariale calabrese), stuprato, picchiato e minacciato in prigione, messo quindi in isolamento in una cella con topi e scarafaggi”. “E’ un episodio di una brutalità e disumanità inaudite. Un giovane calabrese di 40 anni da qualche giorno agli arresti domiciliari mi ha  raccontato per telefono la sua allucinante e dolorosa odissea. Arrestato per tentato furto, nel giugno scorso, viene rinchiuso in un carcere calabrese. Dichiara subito alla direzione dell’istituto di pena calabrese la sua omosessualità e sieropositività. In cella agli inizi di luglio subisce una violenza bestiale, viene ripetutamente violentato da alcuni detenuti, che quando poi scoprono che è sieropositivo lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. Il giovane viene per questo messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi. Successivamente viene quindi trasferito in un carcere di un’altra regione e per alcuni giorni incredibilmente e irresponsabilmente rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali! Intanto chi lo ha violentato in cella e anche gli altri detenuti, dell’intera struttura ospedaliera, che sono venuti a contatto con lui, vivono con l’incubo di aver contratto l’Aids. Da pochi giorni il giovane ha ottenuto gli arresti domiciliari. Mi ha telefonato per raccontarmi, piangendo, con rabbia e dignità, il suo dramma, la sua sofferenza, la sua disperazione. Sono profondamente indignato per quanto accaduto. Chiedo che venga fatta luce e giustizia su questo gravissimo episodio, accertate e perseguite le responsabilità a tutti i livelli. Quel giovane merita rispetto, solidarietà e giustizia. Naturalmente chiedo che in questo carcere venga fatto un attento esame per verificare se a seguito della violenza al giovane omosessuale sieropositivo si siano registrati casi di infezione da Hiv in altri detenuti che devono naturalmente essere seguiti con attenzione e curati adeguatamente per evitare il dilagare della malattia e per scongiurare che si diffonda in questa casa circondariale della Calabria la psicosi Aids”.

 

29 agosto 2008

 

 

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Continua battaglia Diritti Civiliper verità e giustizia su morte detenuto iracheno. Denuncia silenzio Istituzioni e grandi media (quotidiani e tg Rai, Mediaset e La 7) e appello a Istituzione Quirinale.

L'appello di Corbelli (diffuso da Agi, Ansa e Adnkronos) ripreso da Corriere della Sera e Rainews24.

 

 

Roma

Non si placano le polemiche e non si ferma la battaglia e la richiesta di verità e giustizia, del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, per la morte del giovane detenuto iracheno, Ali Juburi, 40 anni, nel carcere dell’Aquila. Corbelli oggi fa una pesante denuncia, si offre per pagare le spese del viaggio in Italia della madre del giovane immigrato (che vive in Iraq) e chiede l’intervento del Presidente della Repubblica e Presidente del Csm, Giorgio Napolitano.  “Quel giovane iracheno, condannato ad un anno per tentata rapina, non doveva restare in carcere. Perché non gli sono stati riconosciuti i benefici previsti per condanne inferiori ai tre anni? Perché nessuno lo ha ascoltato durante il suo sciopero della fame, attuato per gridare la sua innocenza e durato tre mesi? Perché nessun parlamentare è andato a fargli visita in cella, mentre in un carcere vicino, quello di Sulmona, c’era la fila di deputati e senatori per andare a trovare l’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco? Perchè tutti i cosiddetti pseudogarantisti e i grandi quotidiani nazionali e Tg (e Gr) Rai, Mediaset, La 7 (tranne il Corriere della Sera e Rainews24) continuano a tacere su questa grande ingiustizia, vera e propria barbarie, un fatto indegno di un Paese civile e di uno Stato di diritto? Perché né il Ministro della Giustizia, al quale ieri abbiamo rivolto un appello, ripreso dal Corriere della Sera e da Rainews24, né nessun altro rappresentante istituzionale e di governo è ancora intervenuto su questa vicenda, che calpesta i diritti fondamentali, la dignità e cancella la vita di una persona e copre di vergogna il nostro Paese? Di fronte alla latitanza del Governo e delle altre alte cariche istituzionali e al silenzio dei tg nazionali e dei grandi giornali (tranne pochissime eccezioni), asserviti e proni al nuovo potere politico, chiedo l’intervento del Presidente della Repubblica e Presidente del Csm. Anche se in vacanza il Capo dello Stato intervenga pubblicamente per evitare che la morte di questo giovane detenuto, questa grande ingiustizia, questa vergogna nazionale venga subito dimenticata, cancellata e rimossa. A Napolitano, nella sua qualità anche di Presidente del Csm, chiedo di attivare tutte le procedure, secondo quelle che sono le sue prerogative costituzionali, per evitare che cali il silenzio e venga invece fatta piena luce e giustizia su questo gravissimo fatto, non degno di un Paese democratico. La verità, al di là della vicenda processuale, è che questo giovane iracheno è morto per colpa di un clima ostile e di una sorta di criminalizzazione degli immigrati che il Governo Berlusconi ha scatenato nel Paese. Ha ragione e condivido per questo la posizione e le forti critiche all’Esecutivo del settimanale cattolico Famiglia Cristiana. Il Movimento Diritti Civili è pronto a farsi carico delle spese di viaggio per permettere alla madre del giovane, che vive in Iraq, di venire in Italia per riprendersi il corpo di suo figlio che un Paese non civile, non democratico, non giusto e non umano, non ha saputo rispettare, aiutare e salvare”.

 

15 agosto 2008

(Segue precedente intervento su questa vicenda)

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Corbelli(Diritti Civili) chiede intervento Ministro Giustizia per morte detenuto iracheno a L'Aquila

 

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, da oltre 20 anni impegnato a difendere i diritti delle persone in carcere, chiede l’intervento del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per il caso del giovane detenuto iracheno morto, nella casa circondariale dell’Aquila, dopo uno sciopero della fame, iniziato per gridare a tutti la sua innocenza. Il giovane immigrato era stato condannato ad un anno di reclusione dal Tribunale di Milano per tentata rapina. Corbelli chiede l’apertura di una immediata inchiesta per “accertare eventuali responsabilità a tutti i livelli per quanto accaduto e per acclarare perché il giovane iracheno continuasse a restare in carcere e non godesse dei benefici previsti per condanne inferiori ai tre anni e perché nonostante lo sciopero della fame, iniziato per gridare la sua innocenza, nessuno lo ha ascoltato ed è intervenuto”. “Un detenuto che muore in carcere non fa più notizia, Se poi si tratta di un immigrato, non interessa a nessuno. Su questo drammatico caso – afferma Franco Corbelli – non deve invece calare il silenzio. Chiedo verità e giustizia per questa morte. Il Ministro della Giustizia oltre a inventarsi Lodi per evitare e bloccare i processi al suo padrone politico e Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si occupi anche, come è suo dovere, di questi casi, di queste ingiustizie, di questi fatti indegni di un Paese civile e di uno Stato di diritto. Si occupi il Guardasigilli dei sepolti vivi, dei senza volto e senza diritti delle prigioni. Non calpesti questo Governo i loro diritti, la loro dignità. Questo Esecutivo non indichi e non additi all’opinione pubblica gli immigrati come dei delinquenti, e quelli in carcere tutti colpevoli comunque e a prescindere, calpestando letteralmente il principio di presunzione di innocenza. Non dedichi il Ministro la sua attenzione solo ai personaggi eccellenti finiti dietro le sbarre o quelli famosi che rischiano di finirci. Un giovane iracheno è morto in cella gridando (inascoltato) la sua innocenza. E se veramente era innocente? Chi pagherà per questa morte? Il Ministro Guardasigilli faccia il suo dovere ed apra una immediata inchiesta, al di là di quella che doverosamente sarà avviata anche dalla magistratura competente”.

 

12 agosto 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello Diritti Civili per bambino calabrese di 6 mesi, gravemente malato, al cui genitore (sottoposto a misura prevenzione) è stata negata autorizzazione per accompagnarlo in ospedale

 

Catanzaro

Appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, per un bambino calabrese gravemente malato, di appena 6 mesi, che deve essere immediatamente ricoverato in un ospedale della regione, che ha il papà S.P., 36 anni sottoposto alla misura di prevenzione, al quale è stato negato dal giudice il permesso per poterlo accompagnare nel nosocomio. “Ho ricevuto la telefonata dell’avvocato del papà di questo bambino – afferma Corbelli - che mi ha chiesto di intervenire subito per aiutare quest’uomo e consentirgli di poter accompagnare il suo bambino in ospedale, dove deve essere subito ricoverato. Il papà del piccolo è da venerdì scorso sottoposto a misura di prevenzione e non può allontanarsi dal suo piccolo e lontano comune dove risiede con la famiglia Gli è stata negata l’autorizzazione a poter accompagnare il suo figlioletto, con la motivazione che non si ritiene necessaria la sua presenza accanto al bambino. Rispetto come sempre l’operato della magistratura ma mi chiedo solo come si fa a negare ad un padre di accompagnare in ospedale il suo bambino di 6 mesi, gravemente malato? Chiedo pertanto al giudice competente di revocare subito questo divieto e permettere all’uomo di poter accompagnare il suo bambino in ospedale”.

 

10 agosto 2008

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello di Corbelli per pensionato calabrese invalido, solo al mondo, vive con 257 euro al mese, che disperato ha espresso la volontà di farla finita. “Sono preoccupato per la sorte di quest’uomo”!

 

Catanzaro

Un invalido civile calabrese di 54 anni, rimasto solo, senza parenti, che sopravvive con una pensione di 257 euro al mese, ha telefonato al leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, chiedendogli di aiutarlo, di interessarsi del suo drammatico caso, raccontandogli, piangendo, tutta la sua disperazione e la sua volontà di porre fine alla sua esistenza e alla sua sofferenza. Corbelli, che ha reso noto la notizia, spiega di essere rimasto molto colpito dalla telefonata e dalla drammatica vicenda di quest’uomo. “Un uomo cinquantaquattrenne, rimasto solo al mondo, disperato, costretto a sopravvivere con una pensione vergogna di invalidità civile di 257 euro al mese, mi ha telefonato martedì sera per raccontarmi il suo dramma, l’ingiustizia che sta vivendo e per manifestarmi piangendo, la sua volontà di farla finita. Ho cercato di tranquillizzarlo, gli ho promesso che il Movimento Diritti Civili cercherà in tutti i modi di aiutarlo, che continuerà a battersi per far aumentare queste pensioni-vergogna, che lotteremo per aiutare persone come lui, sole al mondo, emarginate, che (soprav)vivono in condizioni di assoluta indigenza. Quello che mi ha telefonato era un uomo disperato, che piangendo, singhiozzando mi ha detto che non ce la fa più a vivere, che preferisce farla finita, per non continuare più a soffrire. Ho cercato di rasserenare questo poveruomo. Rendo nota questa telefonata perché è mio dovere farlo, perché gliel’ho promesso, perché l’opinione pubblica, le Istituzioni, il Governo, il Parlamento sappiano quali sono i dramma veri che si consumano nel silenzio e nell’indifferenza generali. Mi chiedeva quest’uomo piangendo: come si fa a vivere con 257 euro al mese? Come si fa a rispondere a una domanda del genere? Perché non si aumentano queste pensioni-vergogna? Perché tutti i partiti presenti in Parlamento non si occupano di questi problemi reali e drammatici di tanta povera gente? Cosa si aspetta prima di intervenire? Che quell’uomo si suicida? Sono preoccupato per la sorte di quest’uomo, che non conosco, che non so dove abita, che cosa faccia, che non ho più sentito dopo la drammatica telefonata di martedì sera. A questo povero pensionato rinnovo il mio appello ad avere fiducia, a superare questo momento di disperazione. A chi di competenza, alle Istituzioni, ai nostri Governanti, al Parlamento, chiedo di occuparsi del problema delle pensioni-miseria di 257 euro, che li si porti, con un decreto legge importante, immediato, urgente, ad almeno 500 euro, per aiutare (e salvare) in questo modo tanta povera gente, malata, sfortunata, per consentirgli di (soprav)vivere in modo dignitoso”.

 

27 luglio 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili chiede intervento Istituzione Quirinale per difendere e proteggere magistrato Manzini.

 

 

Vibo Valentia

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene sul caso del pm della Dda Marisa Manzini, a cui hanno “quasi azzerato la scorta” e chiede l’intervento del Presidente della Repubblica e Presidente del Csm, Giorgio Napolitano, per “difendere, proteggere e non lasciare sola questo coraggioso magistrato, che rischia la vita per combattere la ‘ndrangheta e per difendere la legalità”. “L’inspiegabile, ingiustificata riduzione, quasi una cancellazione totale, del servizio di scorta a questo magistrato antimafia è un grave errore ed equivale ad un segnale negativo e inquietante, una sorta di resa alla criminalità organizzata, una sconfitta dello Stato. Bisogna tutelare questo magistrato e quanti come lei combattono la ‘ndrangheta, mettendo a rischio anche la propria vita. Occorre una risposta forte, un messaggio preciso, un intervento autorevole. Per questo chiedo al Presidente della Repubblica di intervenire, al di là di quelle che sono le sue prerogative costituzionali. Faccia sentire la presenza e la vicinanza dello Stato a questo coraggioso giudice, al quale deve essere subito ridato e confermato il servizio di scorta che aveva sino a pochi giorni fa. Il Capo dello Stato faccia anche una telefonata a questo magistrato. Sarebbe un gesto particolarmente significativo e, da tutti, molto apprezzato. Se cediamo anche sul fronte della legalità è la fine di ogni speranza per la Calabria e per i calabresi onesti, che sperano e lottano per poter cambiare questa regione e vivere in una terra finalmente libera dal potere mafioso”.

 

5 luglio 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili chiede intervento Ministro Frattini per profughi afgani che chiedono riconoscimento status rifugiati e asilo politico in Italia per sfuggire vendetta e condanna a morte dei talebani

 

 

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene a favore dei cittadini e profughi afgani (complessivamente oltre un centinaio, attualmente ospiti del Centro di prima accoglienza di Crotone) che da giorni stanno protestando per chiedere il riconoscimento dello status di rifugiati e l’asilo politico che gli permetterebbe di sfuggire alla feroce vendetta dei talebani. Corbelli chiede l’intervento del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, per sbloccare e risolvere questa vicenda, nel rispetto delle leggi nazionali e internazionali e dei diritti di questi profughi afgani. “Un grande Paese democratico come l’Italia non può non rispettare i diritti civili, politici e umani di chi come questi cittadini, profughi afgani, chiede la protezione internazionale e il riconoscimento dello status di rifugiati, per sfuggire alla vendetta e condanna a morte dei talebani. Il problema di questi profughi, che portano sul proprio corpo i segni della violenza dei talebani, è legato al rispetto delle leggi nazionali ed europee che prevedono che il provvedimento per riconoscere lo status di rifugiato spetta al Paese europeo dove si è arrivati e registrati per primi. Nella fattispecie si tratta della Grecia, dove questi cittadini afgani sono arrivati provenienti dall’Afghanistan. Occorre dare una risposta a questi cittadini e profughi afgani. L’asilo politico è un loro diritto. Per questo chiedo al Ministro degli Esteri, Frattini, di intervenire, di sbloccare questa vicenda e di evitare che questi cittadini vengano rimandati in Afghanistan dove li aspetterebbe la vendetta dei talebani. Un Paese civile, uno Stato di diritto deve saper distinguere tra immigratati irregolari, che vanno comunque accolti, trattati con spirito di solidarietà e se non in regola con la nostra legge sull’immigrazione rimandati nei loro paesi, e i profughi e i rifugiati a cui va riconosciuto l’asilo politico”. Corbelli ricorda che cinque anni fa, nel 2003, dopo una battaglia di Diritti Civili iniziata nel settembre del 2002 e durata diversi mesi, fece ottenere l’asilo politico in Italia ad un giovane profuga e patriota cubano, Oriel De Armas Peraza, residente da diversi anni a Vicenza, che se espulso dal nostro Paese rischiava il carcere, la tortura e la condanna a morte, emessa a Cuba nei suoi confronti, per le sue idee politiche, dal regime di Fidel Castro.

 

29 giugno 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Bambino di Melito Porto Salvo, rimasto ferito durante sparatoria. Appello di Diritti Civili

 

Reggio Calabria

Il coordinatore del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, chiede ai rappresentanti del Governo, delle Istituzioni e alla magistratura di dare una risposta all’accorata richiesta di giustizia della mamma del piccolo Antonio, il bambino calabrese, rimasto gravemente ferito venerdì 6 giugno, nel corso di una sparatoria a Melito Porto Salvo. “Il dignitoso, sofferto sfogo e la richiesta di giustizia della mamma del piccolo Antonio, pubblicati questa mattina dalla Gazzetta del Sud, devono smuovere le coscienze di tutti: dei rappresentanti delle Istituzioni e dei semplici cittadini. Chi sa qualcosa parli. Aiuti la magistratura e gli inquirenti – afferma Corbelli - a fare luce sul grave episodio. Basta con l’omertà. Si raccolga il disperato grido di aiuto di quella donna. Non lasciamo soli i genitori del piccolo Antonio. Combattiamo insieme a loro per questa giusta causa. La stampa, continui pure a censurare gli interventi e gli appelli di Diritti Civili, ma tenga almeno alta l’attenzione sul dramma di questo bambino e sulla battaglia di verità e giustizia dei suoi genitori. E’ inoltre grave e assolutamente ingiustificato che nessun rappresentante del Governo, né delle altre Istituzioni nazionali del Paese, abbia pensato di far visita in ospedale al bambino, per portare una parola di conforto ai genitori e una testimonianza di impegno e presenza dello Stato. Sono passati quasi dieci giorni, da quando il piccolo Antonio è ricoverato al Bambin Gesù, e nessun rappresentate del Governo e delle Istituzioni nazionali è andato a fargli visita in ospedale. Ai genitori di Antonino – continua Corbelli - voglio ribadirgli tutta la mia vicinanza, tutto il mio affetto, il mio augurio per il loro bambino e dirgli che da quel maledetto venerdì sera il mio pensiero e quello di tanta altra gente è per Antonino. Aspetto, come tutti, ogni istante, di avere notizie positive del piccolo Antonio. In questo momento la sola cosa importante è la guarigione e salvezza del bambino. I responsabili di questa barbarie non potranno sfuggire alla giustizia e pagare duramente per quello che hanno fatto. Adesso però il pensiero, l’augurio, la preghiera continua è solo e soltanto per il piccolo Antonio. Aspettiamo il miracolo dai bravi medici dell’ospedale Bambin Gesù, che stanno facendo di tutto per salvare quel bambino innocente e fare questo bellissimo regalo alla sua famiglia e a tutti noi che stiamo continuando a vivere con ansia e a soffrire per questo dramma”.

 

17 giugno 2008

 

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello Diritti Civili a Rino Gattuso per piccola Erika, bambina calabrese affetta da rara malattia, che può essere curata e salvata solo negli Usa.

 

 

 

Appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, al calciatore Rino Gattuso per la piccola Erika, la bambina calabrese di 5 anni, affetta da Encefalopatia post vaccinica, che può essere curata e salvata solo in un centro altamente specializzato negli Usa. La famiglia della piccola non ha i mezzi finanziari per pagare i costi di questo viaggio della speranza: occorrono oltre 250 mila euro. Erika a luglio deve essere ricoverata a New York. I genitori della piccola, che portano avanti la loro battaglia, con grande dignità e dedizione, per salvare la loro bambina, nel mese scorso, hanno incontrato e chiesto aiuto a Corbelli. Il coordinatore di Diritti Civili invita tutti a sostenere (anche con un piccolo contributo) questa iniziativa di solidarietà che va  avanti da tempo in Calabria. Un appello particolare Corbelli lo rivolge al calciatore calabrese Rino Gattuso, bandiera del Milan e della Nazionale Azzurra, campione in campo e fuori, per la sua grande sensibilità, umanità e disponibilità ad aiutare chi ha bisogno. “Purtroppo nonostante la buona volontà di molti non si è ancora riusciti a raccogliere la somma necessaria per coprire le enormi spese previste per il ricovero della bambina in America. Occorre per questo un nuovo, grande gesto di generosità dei calabresi e delle istituzioni per compiere questo primo miracolo. Personalmente ho fatto il mio dovere e ho dato il mio contributo. Un grande aiuto lo può dare Gattuso, calciatore campione dentro e fuori il campo, così come ha fatto in altre simili occasioni. A lui chiedo, più che un aiuto economico, un intervento, un appello sulla stampa a favore di questa bambina. Sono certo che Gattuso risponderà positivamente a questa richiesta di Diritti Civili e non farà mancare il suo sostegno a questa causa umanitaria. La Regione Calabria ha già dato il suo contributo. La Provincia di Cosenza farà altrettanto. Purtroppo non basta, perché la somma da raccogliere è assai elevata. Per questo bisogna rilanciare la gara di solidarietà e aiutare la piccola Erika, dobbiamo dare a lei la possibilità di essere curata e, ci auguriamo, guarita.  Al Movimento Diritti Civili è stato chiesto di intervenire per questo nuovo, drammatico caso umano. Abbiamo subito accolto l’accorato appello di una mamma coraggiosa e ci impegneremo a continuare a sostenere questa causa umanitaria, insieme a tutti quei calabresi che non negano mai il loro aiuto alle persone bisognose, in particolare ai bambini più poveri e sfortunati. Per questo abbiamo pensato a Gattuso, campione di calcio e di solidarietà. Intanto l’appello che rivolgo ai calabresi è quello di dare ognuno anche solo un piccolo contributo, con un versamento sul conto corrente aperto dai genitori di Erika. Queste le coordinate per il bonifico bancario. C/c bancario 000000103766. Codice paese: IT ; Cin Ibam 79 ; Cin Bban N ; Abi 07062 ; Cab 80580. Intestato a Marino Rosetta. Causale: "Aiutate a far volare Erika”.

 

16 giugno 2008

 

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Lettera Quirinale.“Presidente Repubblica non ha in agenda, per i prossimi mesi, una visita in Calabria”. Diritti Civili rinnova l'appello al Capo dello Stato

 

 

Roma

“Il Presidente della Repubblica non ha in agenda per i prossimi mesi, per i suoi molteplici impegni istituzionali, una visita in Calabria; la vicenda, che lei con solerzia ci segnala, sarà tenuta presente in occasione di un futuro eventuale viaggio del Presidente in questa regione”. E’ quanto scrive la Presidenza della Repubblica in una lettera recapitata al leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che informa di aver ricevuto la missiva del Quirinale dopo il suo appello al Capo dello Stato con l’invito a venire in Calabria. Corbelli rinnova oggi il suo appello a Napolitano: “Signor Presidente trovi un giorno nella sua agenda ma venga presto in Calabria, come segnale di attenzione dello Stato per questa Regione, in un momento particolarmente difficile e drammatico per questa terra, aggredita dalla ‘ndrangheta, emarginata, discriminata e penalizzata dal Governo Centrale, dai Partiti e dalle Istituzioni e quale messaggio di speranza per il futuro. Con rispetto mi permetto di insistere e chiederle, anche alla luce del gravissimo fatto di sangue accaduto venerdì scorso a Melito Porto Salvo, di venire in Calabria e di iniziare la sua visita proprio dal paese e dalla famiglia di quel bambino, vittima innocente di un agguato mafioso, che lotta tra la vita e la morte all'ospedale Bambin Gesù di Roma e per il quale tutti noi calabresi, addolorati e indignati, preghiamo”.

 

7 giugno 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Immigrazione e solidarietà. Battaglia vinta. Corbelli: “I due fratellini Rom non vedenti, Marko e Branko 9 e 10 anni, resteranno in Italia per essere curati e operati, lunedì prossimo, a Bologna”

 

 

 

Dalla Calabria una storia diversa, di solidarietà vera, legata al dramma dell’immigrazione clandestina. Marko e Branko, i fratellini Rom di 10 e 9 anni, nati in Italia (a Cosenza), non vedenti (il primo vede da un solo occhio, il secondo completamente cieco), potranno restare nel nostro Paese e continuare a curarsi. Lunedì prossimo saranno ricoverati e operati a Bologna. Ancora una volta il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, è riuscito a vincere una importante battaglia civile e a far ottenere un nuovo permesso straordinario che consente ai due bambini di poter usufruire delle cure in Italia.  Sono stati infatti rilasciati i due tesserini sanitari, che erano scaduti da tempo e che impedivano il ricovero dei piccoli all’ospedale di Bologna, dove vengono periodicamente sottoposti a cure e piccoli, delicati interventi per eliminare i dolori, evitare infezioni e mantenere la vista all’unico occhio dal quale vede uno dei due bambini, Marko. “I due bambini potranno così essere subito ricoverati e operati, lunedì prossimo, a Bologna. Per ottenere questo importante risultato e farli restare e curare in Italia è stato necessario forzare la stessa, severa legge sull’immigrazione. In mancanza infatti del permesso di soggiorno, non ancora consegnato ai genitori (una coppia di immigrati irregolari, da 15 anni in Italia), non era possibile rilasciare i tesserini sanitari, indispensabili per il ricovero nella struttura ospedaliera bolognese. Per superare questo assurdo burocratico e ottenere una autorizzazione straordinaria – afferma Corbelli - ho fatto visitare nei giorni scorsi i due bambini all’ospedale di Cosenza, dove è stata certificata l’urgenza del ricovero all’ospedale Maggiore di Bologna. La documentazione medica dell’Annunziata è stata quindi subito portata in Questura a Cosenza e all’Asl competente dove sono stati rilasciati dal dirigente responsabile (che ho contattato telefonicamente) i due tesserini. I due bambini saranno adesso subito ricoverati a Bologna, dove lunedì saranno visitati e operati. Ancora una volta, in Calabria, ha prevalso e vinto la solidarietà per i due bambini rom non vedenti. Purtroppo sono sette anni che devo ogni anno lottare chiedendo e ottenendo, grazie alla collaborazione di persone sensibili e coraggiose, anche una forzatura della stessa legge per evitare l’espulsione dal nostro Paese e far restare in Italia e continuare a curare questi due bambini. La storia di questi due fratellini è un esempio di come si possa coniugare la solidarietà con la legalità, con riferimento al problema e al dramma dell’immigrazione”. Branko e Marko hanno rischiato, sei anni fa, di finire tragicamente la loro esistenza nella tenda-vergogna, accanto ad una discarica, alle porte di Cosenza, città dove sono nati e hanno sempre vissuto. Li ha salvati Corbelli, nel giugno dl 2001, togliendoli dalla piccola tenda, dove vivevano in condizioni igieniche disumane e allucinanti, sistemandoli in una casa (messa a disposizione dal comune di Rende, città dove si sono perfettamente integrarti e dove tutti li vogliono bene), facendoli ricoverare e operare negli ospedali di Cosenza e Bologna, iscrivendoli a scuola, facendogli ottenere ogni anno (dopo manifestazioni di protesta, denunce e appelli alle massime Istituzioni del Paese da parte del Movimento Diritti Civili) un permesso straordinario di soggiorno per permettergli di restare nel nostro Paese per continuare le cure e fare una vita dignitosa insieme ai loro poveri genitori.

 

6 giugno 2008

(In questa stessa pagina tutti gli altri interventi sulla lunga battaglia per Marko e Branko)

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Iniziativa Diritti Civili. Medaglia d’Oro per tutti sette giovani eroi morti estate scorsa. In occasione del 2 Giugno, Festa della Repubblica, consegnate Onorificenze.Nomi Eroi: Dragan Cigan, Andrea Golfera, Luigi Rende, Eugenio Nigro, Giovanni Baldi, Pierluigi Schiavone, Pietro Maggiolini.

 

 

Roma

I sette giovani eroi morti l’estate scorsa mentre coraggiosamente tentavano di spegnere degli incendi, per difendere la legalità e per salvare altre vite umane sono stati tutti ricordati e onorati, in occasione del 2 Giugno, Festa della Repubblica, con il conferimento e la consegna alla memoria della Medaglia d’Oro al Valor Civile. Una battaglia civile condotta e vinta dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che ha chiesto e ottenuto dal Presidente della Repubblica l’assegnazione della Medaglia d’Oro per gesti di coraggio ed  eroismo per sette eroi, un cittadino bosniaco e sei italiani. L’alta onorificenza è stata consegnata sabato scorso, 31 maggio, a Brindisi, alla famiglia del giovane eroe pugliese Pietro Maggiolini, morto l’11 agosto scorso, dopo aver coraggiosamente ed eroicamente salvato tre ragazze sue amiche che stavano annegando nel mare di Palinuro, in provincia di Salerno; sempre sabato è avvenuta la consegna, a Reggio Calabria, dell’onorificenza alla famiglia del giovane vigilante calabrese Luigi Rende, rimasto ucciso a Reggio il primo agosto scorso, mentre si opponeva con coraggio ed eroismo ad una banda di rapinatori; il 2 giugno è stata invece assegnata a Cosenza la Medaglia d’Oro al giovane caporale Eugenio Nigro, morto lunedì 6 agosto dello scorso anno, all’età di 21 anni, nel coraggioso ed eroico gesto di spegnimento di un incendio che minacciava il suo paese di Lappano, nella Presila, alle porte di Cosenza. Medaglia d’oro anche per il manovale bosniaco Dragan Cigan, morto nel mare di Jesolo, il 22 luglio scorso, dopo aver eroicamente salvato due fratellini trevigiani che stavano annegando; per il pilota emiliano dell’aereo Canadair della Protezione Civile, Andrea Golfera, deceduto lunedì 23 luglio mentre coraggiosamente tentava di spegnere un rogo in Abruzzo; per i due piloti campani Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone, volontari dell’Associazione “Humanitas”, precipitati con l’elicottero a Marina di Camerota, in provincia di Salerno, il 9 agosto scorso, mentre erano impegnati in operazioni antincendio; evitarono eroicamente di abbattersi sulla spiaggia, affollata di turisti. “Questi eroi non saranno dimenticati, ma ricordati e onorati degnamente con il conferimento della Medaglia d’oro”, afferma, soddisfatto, Corbelli, che per mesi ha perorato questa causa in contatto con il Quirinale da dove è stato, in questo periodo, continuamente informato sugli sviluppi delle sue diverse istanze per il conferimento della Medaglia d’oro alla memoria di questi sette eroi. Proprio sabato mattina è stata recapitata dal Quirinale una nuova lettera a Corbelli, con la quale il Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari Giuridici, Alberto Ruffo, informa del conferimento, da parte del Capo dello Stato, in data 2 maggio, della Medaglia d’oro al Valor Civile, alla memoria del signor Pietro Maggiolini. Una missiva giunta al leader di Diritti Civili poche ore prima della consegna della Medaglia d’oro ai familiari di Maggiolini, avvenuta sabato mattina, alle ore 11 a Cisternino (Brindisi) nella villetta Papa Giovanni Paolo II, e dalla stessa famiglia del giovane eroe pugliese comunicata a Corbelli.  

 

4 Giugno 2008

(Seguono in questa stessa pagina gli altri precedenti interventi su questa iniziativa) 

 

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Storia di solidarietà per piccoli Rom. Appello Diritti Civili per fratellini nomadi non vedenti, Marko e Branko:“Manca permesso soggiorno e non possono essere ricoverati a Bologna, dove devono essere subito operati”.

 

 

 

Dalla Calabria una storia diversa, di solidarietà per i bambini Rom. Mentre in Italia è guerra e caccia al popolo Rom, in Calabria vince la solidarietà e continua a commuovere l’odissea dei piccoli Marko e Branko, fratellini nomadi nati in Italia, di 10 e 9 anni, non vedenti (il primo vede da un solo occhio, il secondo completamente cieco), che grazie ad una lunga battaglia, che va avanti ininterrottamente da 7 anni, del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, non sono stati espulsi dall’Italia, dove invece continuano a rimanere ed essere adeguatamente curati. Oggi i due bambini devono essere ricoverati urgentemente a Bologna, ma un intoppo burocratico non permette il ricovero nell’ospedale del capoluogo emiliano: occorre infatti rinnovare i tesserini sanitari dei due bambini, che sono scaduti da tempo. Per farlo però occorre che venga prima  concesso il permesso di soggiorno, che a tutt’oggi non è ancora stato consegnato ai genitori (due immigrati irregolari) dei piccoli Marko e Branko. Corbelli rivolge a questo proposito un appello al Questore di Cosenza, Raffaele Salerno, che ha dimostrato attenzione per questi bambini Rom, ricevendoli lo scorso anno insieme ai loro genitori e allo stesso Corbelli, in occasione del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari. “I due bambini devono essere subito ricoverati a Bologna per essere sottoposti a controlli e piccoli interventi per eliminare i dolori, evitare infezioni e per salvare l’unico occhio dal quale vede uno dei due fratellini, Marko. E’ necessario consegnare il permesso di soggiorno per poter ottenere i tesserini sanitari dei due bambini, necessari per il ricovero nella struttura ospedaliera bolognese. Per questo mi appello al Questore di Cosenza e confido in un suo pronto intervento. La storia di questi due bambini è un esempio di come si possa coniugare la solidarietà con la legalità, con riferimento al problema e al dramma dell’immigrazione”, afferma Corbelli. Branko e Marko hanno rischiato, sei anni fa, di finire tragicamente la loro esistenza nella tenda-vergogna, accanto ad una discarica, alle porte di Cosenza, città dove sono nati e hanno sempre vissuto. Li ha salvati Corbelli, nel giugno dl 2001, togliendoli dalla piccola tenda, dove vivevano in condizioni igieniche disumane e allucinanti, sistemandoli in una casa (messa a disposizione dal comune di Rende, città dove si sono perfettamente integrarti e dove tutti li vogliono bene), facendoli ricoverare e operare negli ospedali di Cosenza e Bologna, iscrivendoli a scuola, facendogli ottenere ogni anno (dopo manifestazioni di protesta, denunce e appelli alle massime Istituzioni del Paese da parte del Movimento Diritti Civili) un permesso straordinario di soggiorno per permettergli di restare nel nostro Paese per continuare le cure e fare una vita dignitosa insieme ai loro poveri genitori.

 

19 maggio 2008

(Gli altri precedenti comunicati su Marko e Branko sono in questa stessa pagina)

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Iniziativa e appello di Diritti Civili : "Aiutiamo le popolazioni della Birmania e della Cina colpite da gravissime calamità naturali"

 

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili e capogruppo provinciale Franco Corbelli, chiede al Presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, di erogare, come Ente, un contributo a favore delle popolazioni della Birmania e della Cina, colpite da due devastanti calamità naturali, che hanno provocato migliaia di morti, feriti e senza tetto. Corbelli, che denuncia anche il silenzio e la mancata sottoscrizione di raccolta fondi da parte dei grandi media italiani per queste tragedie, ricorda come la Provincia di Cosenza in questi anni, abbia sempre puntualmente e immediatamente risposto agli appelli di Diritti Civili e sia ogni volta intervenuta di fronte a grandi catastrofe umanitarie: come nel caso del maremoto che sconvolse il 26 dicembre 2004 il Sud Est Asiatico e per il violento terremoto che devastò il Pakistan, nel 2005. “La Provincia di Cosenza, continua  a dimostrarsi nei fatti, come quella più solidale d’Italia. A parte tutte le iniziative di solidarietà in ambito locale, che spesso vanno al di là delle competenze specifiche dell’Amministrazione e del Consiglio provinciali, la Provincia di Cosenza è stata in assoluto in Italia il primo Ente a intervenire, nel 2004, con un aiuto economico dopo il maremoto che sconvolse il Sud Est Asiatico;  la stessa cosa abbiamo fatto, l’anno dopo, nel 2005, in occasione de terribile terremoto che devastò il Pakistan e che venne da tutti subito dimenticato e ignorato. Oggi di fronte alle due nuove, grandi tragedie che hanno colpito la Birmania e la Cina chiedo al presidente Oliverio, ben conoscendo e apprezzando la sua sensibilità e attenzione per queste iniziative di solidarietà e campagne umanitarie, di aiutare anche, con l’erogazione di un contributo, anche questi due Paesi. Quello dell’Amministrazione e del Consiglio provinciale di Cosenza sarà un atto di grande solidarietà e impegno civile e umanitario che ci auguriamo venga imitato anche da tutti gli altri Enti pubblici italiani. Tutti i colleghi capigruppo e consiglieri provinciali sono da sempre particolarmente sensibili e attenti al sociale e ai drammi dell’umanità più povera e sofferente. Purtroppo anche per queste due grandi catastrofe ci tocca invece registrare in Italia il silenzio e l’indifferenza generali. Le due tragedie sono già scomparse dalle prime pagine dei grandi media e nessuna sottoscrizione è stata aperta né dai giornali, né dalla Rai e né da Mediaset, come invece è stato fatto nel passato per eventi assai meno gravi delle tragedie che hanno colpito la Birmania e la Cina.  Purtroppo anche il silenzio e l’indifferenza, che accompagnano queste immani tragedie, continuano ad uccidere. Queste catastrofi sembra che non commuovano nessuno. Come è possibile, infatti, che a tutt’oggi telegiornali Rai, Mediaset e la 7 e grandi giornali non abbiano non solo non promosso alcuna sottoscrizione (come invece hanno fatto per altri eventi meno importanti, anche solo per un po’ di danni a qualche teatro italiano!), ma neppure reso noto i conti correnti che alcune Associazioni di volontariato nazionali e internazionali hanno aperto per la raccolta di fondi a favore della popolazione della Birmania e della Cina? Tanta gente che vuole fare un’offerta non sa a chi rivolgersi e come fare! Tutto ciò oltre che profondamente ingiusto è anche vergognoso, scandaloso, indegno di un Paese civile”.

 

16 maggio 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Nuova battaglia di Diritti Civili. Appello-denuncia

“Detenuto calabrese non può recarsi a casa e stare accanto ai suoi due gemellini usciti dal coma e ancora gravemente malati dopo drammatico incidente stradale. L’uomo non vede i suoi due bambini da un anno”!

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia il dramma di due gemellini calabresi di otto anni, rimasti gravemente feriti e in coma per alcuni giorni, dopo un drammatico incidente stradale, mentre si recavano a trovare il loro papà, M. C. , 46 anni, in carcere e che da un anno non vedono più il loro genitore che vorrebbero avere accanto e riabbracciare. “Ancora una volta viene chiesto al Movimento Diritti Civili di intervenire per un caso umano e di ingiustizia che vede, questa volta, vittime innocenti due bambini, due gemellini di 8 anni, un maschietto e una femminuccia, residenti con la loro mamma in provincia di Reggio Calabria, rimasti in coma per giorni dopo un grave incidente, che chiedono di poter avere accanto il loro papà, attualmente detenuto, per scontare i restanti due anni di carcere di una pena complessiva di quattro anni, in un lontano istituto di pena del cosentino. I bambini a seguito di quel drammatico sinistro hanno riportato gravi lesioni e devono essere costantemente e adeguatamente curati. Non vedono il loro genitore da un anno. Chiedono di poterlo avere vicino. Purtroppo, mi scrive un fratello del detenuto e zio dei bambini, tutte le istanze di trasferimento in un carcere vicino casa sono state respinte. Rigettate anche le richieste del detenuto di permessi per incontri con i figli minori , gravemente malati. I due gemellini miracolosamente usciti dal coma e scampati alla morte non possono vedere il loro papà, detenuto in carcere. Non può certo questa definirsi una giustizia giusta e umana, degna di un Paese civile e di uno Stato di diritto. Purtroppo nessuno si occupa di questi drammatici casi umani e di ingiustizia, nella fattispecie, dei diritti negati di due fratellini malati e del loro papà, uno dei tanti senza volto delle prigioni italiane. Tacciono i garantisti, i Ministri, i partiti, i neoparlamentari nominati dai leader politici. Tacciono i grandi media nazionali e addirittura anche certa stampa locale. Questi sepolti vivi, fantasma delle carceri e i loro familiari chiamano Diritti Civili per avere giustizia e rispetto dei loro diritti, almeno di quelli fondamentali. Soprattutto, come in questo caso, se si tratta di bambini innocenti, miracolosamente usciti dal coma  e gravemente malati. Rivolgo un appello e chiedo al giudice competente di questa vicenda giudiziaria di porre subito fine a questa ingiustizia, di permettere subito a questo detenuto di recarsi a casa dai suoi due gemellini malati e bisognosi di cure e di affetto. Chiedo inoltre che venga accolta la istanza di trasferimento di questo detenuto in un carcere vicino casa, per permettergli di scontare il resto della sua condanna, avendo la possibilità di poter vedere, incontrare e stare insieme ai suoi due bambini malati”.

 

13 maggio 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili vince nuova importante battaglia umanitaria. Esaudito il desiderio del piccolo Marco, bambino calabrese gravemente malato. Il suo papà, detenuto ad Ancona, mandato ai domiciliari in Calabria per stargli vicino, assisterlo e aiutarlo a vincere la sua brutta malattia. 

 

 

Una nuova, importante battaglia civile e umanitaria vinta dal Movimento Diritti Civili. “Un bambino calabrese, Marco, 8 anni, gravemente malato, che chiedeva, per vincere la sua malattia, di aver accanto il papà D. L., 48 anni, detenuto nel carcere di Ancona (per scontare una condanna per un reato non grave), ha avuto esaudito il  suo desiderio. Il genitore infatti ha ottenuto gli arresti domiciliari ed è nella sua abitazione, in un piccolo centro della Calabria, ad assistere il suo bambino.  “Un atto di giustizia giusta e umana, degno di un Paese civile e di uno Stato di diritto”, l’ha definito Franco Corbelli, che per perorare questa causa e vincere questa difficile battaglia si è battuto lo scorso anno, per mesi, con denunce sulla stampa e appelli “all’allora Ministro della Giustizia, Mastella, che non ha mai risposto, e al Presidente della Repubblica, Napolitano, che è invece intervenuto”. E il leader di Diritti Civili dopo aver appreso, oggi, dal legale della famiglia del piccolo Marco, del lieto fine di questa storia, ringrazia il Capo dello Stato “ancora una volta sensibile, pronto a rispondere agli appelli di Diritti Civili a favore di un bambino malato e a intervenire”. Corbelli aveva denunciato questo caso, nel maggio del 2007, dopo aver ricevuto un appello della mamma del piccolo Marco. “Più volte avevo denunciato il dramma e l’ingiustizia di questo bambino malato che da 8 mesi non vedeva il suo genitore detenuto nel lontano carcere di Ancona. Il piccolo Marco, residente con la mamma, in un paese della Calabria, per la sua malattia è in cura presso un centro specializzato della regione, la Divisione di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera di Reggio Calabria, come attesta la documentazione medica che mi era stata consegnata un anno fa dal legale del genitore del bambino. Il piccolo per combattere la sua brutta malattia aveva bisogno di avere accanto il suo genitore. Per questo un anno fa, dopo aver inutilmente chiesto l’intervento dell’allora ministro della Giustizia, Mastella (che non ha mai risposto agli appelli di Diritti Civili) mi rivolsi a Napolitano scrivendo tra l’altro: “Signor presidente della Repubblica, un bambino, gravemente malato, le chiede di aiutarlo a realizzare il suo desiderio e il suo sogno: poter aver, a casa, il suo papà, detenuto in un carcere lontano dalla Calabria, attualmente si trova ad Ancona. Vuole accanto il suo genitore per poter, con il suo affetto, combattere e vincere la sua brutta malattia che non gli permette di poter lasciare la sua casa in Calabria per andare a trovare il suo papà. Presidente quello che questo bambino le chiede, con tutto il candore dei suoi 7 anni, è solo un atto di giustizia giusta e di pietà umana. Può un Paese civile, uno Stato di diritto negare il sacrosanto diritto di questo bambino malato? Lo chiedo a Lei signor Presidente, Garante supremo delle Istituzioni del nostro Paese, tutte silenti e latitanti, al pari della cosiddetta società civile e dei grandi media nazionali (tutti tranne Libero) di fronte alle ingiustizie e ai drammi della povera gente e dei bambini innocenti e indifesi”. Il presidente Napolitano aveva successivamente risposto a Corbelli comunicandogli che era intervenuto, chiedendo informazioni su questo caso al Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria). Oggi la notizia che il detenuto ha ottenuto gli arresti domiciliari e il piccolo Marco ha di nuovo così accanto il suo papà che l’aiuterà a vincere la sua malattia.

 

7 maggio 2008

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Sit-in di Corbelli a Reggio per  manifestare solidarietà a Gratteri e invitare la Calabria a reagire contro la ‘ndrangheta

 

 

Reggio Calabria

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, questa mattina a Reggio Calabria ha attuato un sit-in davanti al Tribunale per manifestare solidarietà al pm antimafia Nicola Gratteri ,dopo il ritrovamento di una microspia nel suo ufficio, e per lanciare significativamente da un luogo simbolo, il Palazzo di Giustizia reggino, un appello alla Calabria alla mobilitazione contro la ‘ndrangheta e a favore dei magistrati coraggiosi come il sostituto procuratore Gratteri. Corbelli ha voluto manifestare personalmente, con la sua presenza davanti al Tribunale di Reggio, “la sua vicinanza al magistrato Gratteri, particolarmente impegnato nella lotta alla ‘ndrangheta e per questo assai esposto e a rischio”. Corbelli paragona Gratteri “ai giudici-eroi Falcone e Borsellino e si dice fortemente preoccupato per l’incolumità e la vita del magistrato reggino, dopo la microspia scoperta nella sua stanza, all’interno della Procura reggina”. Corbelli con la sua iniziativa ha “voluto manifestare solidarietà a Gratteri, a tutti quei magistrati come lui coraggiosamente impegnati sul fronte antimafia e per la difesa della legalità in Calabria e a quegli imprenditori e amministratori che trovano il coraggio di resistere e ribellarsi alla ‘ndrangheta”. Parole di sdegno ha usato il leader di Diritti Civili anche per condannare il gravissimo attentato di Gioia Tauro ai danni dell’imprenditore Princi. “Siamo alla barbarie”, ha detto Corbelli. “Occorre per questo una forte e immediata reazione dello Stato e della società civile. La Calabria deve reagire, non può più restare silente e immobile di fronte a questi gravissimi attacchi alle Istituzioni. Gratteri è un giudice simbolo, da oltre 20 anni vive blindato per combattere la potente e sanguinaria ‘ndrangheta. Oggi rischia la vita. La microspia scoperta nel suo ufficio è un campanello d’allarme, un segnale inquietante e allarmante che c’è qualcuno che, dopo averlo spiato, lo vorrebbe eliminare. Gratteri è diventato un magistrato scomodo, un ostacolo da eliminare. Bisogna per questo creare intorno a lui una grande rete di protezione da parte dello Stato e una straordinaria catena di solidarietà umana da parte della società civile calabrese. Non bisogna lasciarlo, né farlo sentire solo e isolato. Deve avvertire intorno a sé la presenza delle Istituzioni e della sua gente. Bisogna scuotere le coscienze dei calabresi. Far capire che è giunto il momento di reagire per vincere la difficile battaglia. C’è bisogno di una rivoluzione culturale, sociale e morale per una nuova primavera calabrese. Ne va del futuro della nostra regione. Per queste ragioni sono andato oggi a Reggio, davanti al Palazzo di Giustizia. Difendere Gratteri significa difendere la legalità, la legge, mantenere viva la speranza che la Calabria potrà un giorno debellare il fenomeno della ‘ndrangheta”.       

 

 

28 aprile 2008

(In questa stessa pagina e nella pagina Politica gli altri interventi sul caso Gratteri)

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili denuncia “Gratteri rischia come Falcone e Borsellino” e invita “Calabria e movimento studentesco alla mobilitazione”.

 

 

Reggio Calabria

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo il ritrovamento di una microspia nell’ufficio del pm antimafia Nicola Gratteri , parla di “fatto gravissimo e inquietante”, chiede alle Istituzioni preposte dello Stato di non lasciare solo il coraggioso magistrato e invita la Calabria e in particolare i giovani del mondo della scuola a scendere in piazza per manifestare vicinanza e solidarietà al sostituto procuratore reggino e per dire no alla mafia, in una regione, la Calabria, aggredita e in balìa della criminalità organizzata, come purtroppo conferma il gravissimo attentato di ieri all’imprenditore Princi di Gioia Tauro. Corbelli vede molte analogie tra quanto accaduto a Gratteri e quanto accadde a Palermo ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Attenti a non sottovalutare l’episodio della microspia. E’ un segnale allarmante, significa – afferma Corbelli - che Gratteri è nel mirino non solo della ‘ndrangheta. Gratteri come Falcone e Borsellino, eroici giudici antimafia, traditi, spiati primi di essere uccisi. Per questo il magistrato reggino va adeguatamente protetto dallo Stato e sostenuto dalla società civile e dall’opinione pubblica. Invito tutti in Calabria (e non solo) a manifestare solidarietà a Gratteri. In particolare rivolgo un appello alla mobilitazione al mondo studentesco, ai tanti giovani, a cui il magistrato antimafia reggino si sente molto legato e che continua a incontrare in tante scuole della Calabria, e in altre regioni italiane, per educare alla legalità, per spiegare la difficoltà e i rischi della lotta alla mafia, la pericolosità della potente ‘ndrangheta, per insegnare il senso dello Stato, il rispetto della legge, il perseguimento di una giustizia giusta e uguale per tutti. Ai giovani dico: fate sentire forte la vostra voce e la vostra solidarietà a questo coraggioso magistrato, che significa dire un forte no alla mafia. Fatelo nelle forme che ritenete più opportune. In piazza, a scuola, con una riflessione, un dibattito, uno sciopero bianco, uno striscione appeso alle finestre dei vostri edifici scolastici. Ma fatevi sentire. Fate sentire forte la voce della Calabria pulita, onesta, che non si arrende alla mafia e che si schiera con i magistrati coraggiosi, come Nicola Gratteri”.

 

27 aprile 2008

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Istituzione Quirinale risponde ad appello Diritti Civili e interviene per detenuto calabrese, gravemente malato, cieco, che rischia di morire in cella.

 

 

 

Roma

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha subito risposto all’appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ed è immediatamente intervenuto  per il caso del detenuto calabrese, A. G. , 47 anni, cieco, gravemente malato, che rischia di morire nel carcere della Calabria dove si trova recluso, per scontare un residuo pena di due anni e due mesi, di una condanna complessiva di quattro anni. Corbelli, che da oltre un mese porta avanti ininterrottamente, e come sempre da solo, la sua battaglia per salvare questo detenuto cieco e morente, dopo aver più volte denunciato “il silenzio e il disinteresse di tutti su questo dramma e su questa grande ingiustizia” aveva rivolto, martedì 15 aprile, un appello al capo dello Stato e Presidente del Csm, Napolitano. “Immediato, come al solito, è stato l’intervento di Napolitano”. dichiara Corbelli. Oggi è infatti arrivata dal Quirinale al leader di Diritti Civili la missiva con la risposta del capo dello Stato. Il Direttore dell’Ufficio per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia del Quirinale, Loris D’Ambrosio, ha informato Corbelli dell’intervento della Presidenza della Repubblica presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.  Il leader di Diritti Civili ringrazia il presidente Napolitano “che, afferma, dimostra ancora una volta la sua grande sensibilità e particolare attenzione nei confronti delle persone più deboli ed emarginate. Napolitano è un presidente realmente e concretamente accanto agli ultimi, a quelli che, gravemente malati, soffrono, spesso dimenticati nelle carceri del nostro Paese. E’ grazie a lui, e al suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, che Diritti Civili da anni riesce a portare all’attenzione, a risolvere tanti casi umani e a cancellare molte ingiustizie.  Purtroppo i tanti (pseudo) garantisti di questo Paese, pronti a scendere in piazza e promuovere petizioni per i personaggi eccellenti indagati e arrestati, continuano a tacere su questo grave caso di giustizia negata nei confronti di un povero cristo, uno dei tanti senza volto e senza diritti delle prigioni. Un uomo, cieco, gravemente malato, sta morendo in un carcere calabrese, e nessuno pensa di intervenire, di spendere una sola parola. Nonostante gli appelli di Diritti Civili dei giorni scorsi, hanno taciuto e chiuso gli occhi tutti i partiti e tutti i candidati-nominati alle passate Elezioni Politiche. E’ questo il trattamento e il destino che tocca ai poveri cristi, ai dannati e sepolti vivi delle carceri. Condannati all’oblìo,  all’emarginazione, alla morte. E’ gente che non fa notizia neanche quando decide, commettendo un errore grave e imperdonabile, di suicidarsi. A questi detenuti di fatto viene negato il diritto alla assistenza sanitaria e calpestata la dignità. Per fortuna c’è il presidente Napolitano che ci aiuta a combattere e vincere queste ingiustizie. Con il suo autorevole intervento otterremo giustizia e aiuteremo anche questo detenuto cieco e molto malato, prima che sia troppo tardi”.

 

23 aprile 2008

(Segue, in questa pagina, il precedente intervento su questo caso con l'appello al Presidente Napolitano)

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello Diritti Civili a Istituzione Quirinale per detenuto calabrese, gravemente malato, cieco, che rischia di morire in cella.

 

Reggio Calabria

Il Movimento Diritti Civili continua la sua battaglia per salvare il detenuto calabrese, A. G. , 47 anni, gravemente malato, che sta diventando completamente cieco e rischia di morire in carcere, denuncia “il silenzio e il disinteresse su questo dramma e su questa grande ingiustizia” e rivolge oggi un appello al capo dello Stato e Presidente del Csm, Giorgio Napolitano. Franco Corbelli si chiede che “fine abbiano fatto i (pseudo) garantisti di questo Paese, perché continuano a tacere su questo grave caso di giustizia negata”. “Un uomo, cieco, gravemente malato, sta morendo in un carcere calabrese, e nessuno pensa di intervenire, di spendere una sola parola. Nonostante l’appello di Diritti Civili dei giorni scorsi, hanno taciuto e chiuso gli occhi tutti i partiti e tutti i candidati-nominati alle Elezioni Politiche. E’ questo il trattamento e il destino che tocca ai poveri cristi, ai senza volti e senza diritti delle prigioni. Condannati all’oblìo,  all’emarginazione, alla morte. E’ gente che non fa notizia neanche quando decide, commettendo un errore grave e imperdonabile, di suicidarsi. A questi detenuti di fatto viene negato il diritto alla assistenza sanitaria e calpestata la dignità. Mentre i politici, con elezioni incostituzionali, continuano a dividersi scranni parlamentari e poltrone, io da 20 anni lotto, da solo, per difendere i diritti di queste persone recluse e malate. Ho tolto dalle prigioni in questi anni tanti poveri cristi, diversi extracomunitari, malati e innocenti.  Continuerò a combattere per aiutare e salvare questa persona malata e non vedente, per porre fine a questa grande ingiustizia”. Questo detenuto ha scritto a Corbelli, nei giorni scorsi, chiedendogli di aiutarlo, “prima che sia troppo tardi”. Il leader di Diritti Civili chiede che “vengano rispettati i diritti elementari e fondamentali di questa persona reclusa all’assistenza sanitaria, stante il suo grave stato di salute, assolutamente incompatibile con il regime carcerario. Per questo va immediatamente scarcerato e mandato ai domiciliari o in una struttura ospedaliera in grado di curare le sue gravi patologie. Di fronte al silenzio e alla insensibilità di tutte le Istituzioni rivolgo un appello al Presidente della Repubblica e del Csm, Giorgio Napolitano. Confido, così come è avvenuto per altri appelli di Diritti Civili per diversi casi umanitari e di ingiustizia, in un suo autorevole e decisivo intervento”.

 

15 aprile 2008

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

Giovani fratelli imprenditori calabresi si ribellano e denunciano ‘ndrangheta. Costretti a fuggire dalla Calabria sono da 18 mesi abbandonati dallo Stato. Hanno scritto al Movimento Diritti Civili. 

 

Reggio Calabria.

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rende nota la dignitosa e drammatica denuncia recapitatagli dal papà dei tre giovani fratelli imprenditori calabresi , ex titolari del noto ristorante “Al Valantain” di Villa San Giovanni, vittime della mafia del racket, che “dopo aver coraggiosamente denunciato la ‘ndrangheta, abbandonati dallo Stato, hanno dovuto chiudere il loro locale e lasciare, fuggire dalla Calabria per non perire; da 18 mesi – come scrivono nella loro e-mail a Corbelli - vivono poveri, senza aver mai avuto un solo euro dal Governo, in un luogo sconosciuto, per motivi di sicurezza, ospiti di un industriale che gli ha dato un lavoro, si ritrovano in solitudine, nell’emarginazione totale, nella disperazione, nel dolore, in condizioni indicibili, da latitanti forzati, volontari e esiliati dal potere occulto”. Corbelli si era subito schierato al loro fianco e due anni fa, nel febbraio 2006, li aveva accompagnati dall’allora Prefetto di Reggio Calabria, Luigi De Sena, per perorare la loro giusta causa. “Da allora purtroppo lo Stato non ha fatto nulla per aiutarli, anzi, come mi scrive il padre di questi giovani imprenditori, li ha abbandonati e perseguiti, con istanze di fallimento e ingiunzioni di pagamento. Chiedo che vengano rispettati – afferma Corbelli - i diritti di questi giovani imprenditori che hanno avuto il coraggio di ribellarsi alla ‘ndrangheta. Lo Stato ha il dovere di aiutarli ad uscire dal buio e dalla disperazione dove sono sprofondati. Per comprendere il dramma e la sofferenza che questi giovani e i loro genitori stanno vivendo pubblichiamo integralmente sul nostro sito internet, a seguire in questa stessa pagina, la loro drammatica lettera, indirizzata anche al presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, il quale non ha mai risposto agli appelli di questi giovani imprenditori. Spero che serva a porre fine a questa grande ingiustizia. Questi giovani devono essere aiutatati. Lo chiedo al Governo, non importa se provvisorio, al Ministro degli Interni, Amato, al vice ministro degli Interni, il reggino Marco Minniti, che ben conosce questa storia ma che non mi risulta abbia fatto sino ad oggi nulla di concreto per aiutare questi giovani e la loro famiglia”. Continua con la pubblicazione della lettera.

27 febbraio 2008

 

Questa la coraggiosa lettera a Diritti Civili del papà dei giovani fratelli imprenditori anti-'ndrangheta

 

Stimato Dottore,
con la presente per parteciparle le vicende di coloro i quali hanno denunziato la ndrangheta e che, fuggiti per non perire, sono ora nella posizione di ”latitanti forzati, volontari ed esiliati dal potere occulto”. Sono il papà di V. , E. e A. , titolari del fù Ristorante “Al Valantain”di Villa San Giovanni
, ubicato in un sito dove la natura si è veramente sbizzarrita come bellezza e scenari, a pochi km da Reggio Calabria. Mi sono chiesto infinite volte, perché nella mia vita ormai sono infinite le occasioni, dove risiede il senso della speranza e dell’attesa, quando ti trovi nel mezzo del dolore, e dell’orrore, della disperazione, in una solitudine e nell’ emarginazione totale, se ne è valso veramente la pena vivere 18 mesi di iniraccontabile, stressante vita in una solitudine indicibile. Le domando e mi domando:  perché la solitudine? Essa è per tanti versi più terribile della ndrangheta stessa. E se la speranza e l’attesa, avendo lì un luogo, avessero anche parole per esprimerle che non fossero stupide banalità di circostanza, ma parole di verità; perché la speranza, è verità o non lo è !! Ma mi domando: può fare qualcosa il Governo o lo Stato, quando la massa del popolo è lontana, distratta sonnolente? Allontanati tacitamente, da uno Stato impotente, sbattuti in una realtà, per amore di Dio anche migliore, improvvisamente lasciati in una solitudine che come un anaconda ha avviluppato tutta la famiglia; eccoci adesso agnelli azzannati dai lupi, i lupi che sono stati e rimangono forti a tutto. Eccoci colpevolizzati e perseguiti dallo Stato, si quello Stato a cui con tanta fiducia ci siamo rivolti per tutelarci, ed al quale certamente senza alcuna remore mi rivolgerei e mi rivolgo ancora. Lo Stato di diritto, lo Stato che ci ha sempre detto e in questi tempi urla “io ci sono!” ma che tante volte nelle sue peripezie sonnecchia. La nostra partenza avrà fatto pensare a qualche buontempone che la nostra famiglia ha preso i…..soldi di questo Stato , orbene confermo che dalle vicende “Al Valantain”, o da altro, la mia famiglia non ha percepito nessun euro, in contraltare ha ricevuto notifiche d’istanza fallimentare, solleciti con ingiunzioni e avvisi di garanzia per calunnia, istanze dalla banca, si quella banca che appurate le nostre determinazioni a denunziare le minacce da ignoti, con grande fretta convocò mia figlia titolare del conto per parteciparLe la chiusura del conto in quanto “cliente a rischio”…ma siamo seri, su!! diciamo a tutti compreso al Dr. Montezemolo e alle Ass.ni Industriali siciliane, alle quali la presente è stata inviata e in riscontro ho ricevuto un silente silenzio, quando scegli di essere dalla parte dei giusti diventi appestato, infame (come si dice da noi) e sei solo!! Sì, solo contro tutti , e con l’indigenza del vivere quotidiano che ti stritola. Dicano piuttosto, e di questo mi appello a Lei , che cosa è la” legge 44/99 ” cui noi siamo stati destinatari dal prefetto De Sena , cosa effettivamente garantisce a chi decide di denunziare quali i suoi sviluppi concreti a tutela del denunziante-nessuna o quasi rispecchia le grandi frasi apposte su manifesti in ogni caserma dei CC. Polizia o GDF-
Tutto ciò concorda con quanto predetto sempre dagli uomini politici di quello Stato, che in ordine di tempo si affacciano, secondo la gravità delle circostanze , di fatti delittuosi, in Calabria, “Denunziate e non sarete soli, lo Stato sarà con voi” , e spesso elargiscono bellissime corone di fiori o pomposi funerali di stato (sic!) sempre spesso ahimé ..a futura memoria. Finiamola con gli editti o con le passerelle in televisione, e con tutti questi esperti che pontificano , ma che ne sanno della verità? Della molotov lanciata dentro con te e la tua famiglia con le pallottole a casa con gli attentati quasi giornalieri con statue incappiate o con attese ad appuntamenti in sperdute piazzole dell’Aspromonte . E tanto altro ancora…Mi dica, è giusto tutto ciò? Dopo 18 mesi di lotta e tribolazioni con vessazioni minacce e terrore subite da tutta la mia famiglia da un ignoto nemico? E soltanto per aver detto no! E mi creda lo ripeterei , il no all’arroganza. Lo Stato in questa circostanza credo abbia perso, si il silenzio anche da parte dello Stato questo non lo annoveravo assolutamente, i miei figli , tutti insieme, avevano creato una propria attività investito un gruzzoletto speravano di poter lavorare in pace, in fondo non era altro che un semplice ristorante, sì un semplice ristorante in un posto dove adesso campeggiano i grandi capannoni dell’A3 e a conferma dei tempi mi conferma, il perchè il locale non è stato bruciato o fatto saltare. E’ giusto infine parteciparLe che la somma degli anni dei miei figli, neofiti imprenditori, è di 73 anni complessivi ….. e per lo Stato sono protestati e vicini al fallimento…!e che la mia giovane prima figlia a causa delle tensioni vissute ha abortito della creatura che portava in grembo. La presente, dopo quasi due anni di silenzio, è dovuta alla rabbia, alla violenza cui mi sento oggetto alla luce degli ultimi eventi , “onore alla Mafia con fiction, spazi incredibili a soggetti che meriterebbero solo l’applicazione delle leggi dello Stato. La storia del Ristorante Al Valantain, documentata, è avallata da due cartoni di “cartacce”è stata riportata dai mass media nazionali e locali , Rai International e SKY. La nostra famiglia non ha inteso non intende e non intenderà mai avere denaro dallo Stato avrebbe gradito viceversa la sua presenza e la sua tutela e non la solitudine cui ci siamo trovati, la grandissima riconoscenza va ad imperituro ad un operatore industriale , si un cittadino, che con grande trascendo di solidarietà ci ha accolti, dato un lavoro, una casa e la tranquillità facendoci riconquistare la dignità ci tutela; sì, il “supplente di uno Stato” che nei fatti concreti e giornalieri dei suoi “ non Eroi ma disperati” è latitante.!!! La prego voglia tenere, alla Sua discrezione professionale sia i nostri nomi e principalmente il luogo in cui ci troviamo, per la nostra sicurezza. Grazie.

27 febbraio 2008

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Dopo istanza Diritti Civili, concessa Medaglia d’oro a giovane eroe calabrese Eugenio Nigro. Grazie Presidente.

 

 

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, concede la Medaglia d’oro al giovane eroe calabrese Eugenio Nigro. Lo rende noto il leader di Diritti Civili, Franco Corbelli, che informa di aver ricevuto una lettera della Presidenza della Repubblica, con la quale viene informato del positivo esito finale dell’istruttoria per il conferimento della massima onorificenza alla memoria del giovane caporale Eugenio Nigro, che ha perso la vita, lunedì 6 agosto, per “l’eroico gesto di spegnimento di un incendio che minacciava il suo paese di Lappano, nella Presila, alle porte di Cosenza”. Corbelli dopo aver presentato, mercoledì 8 agosto, l’istanza al Capo dello Stato e dopo alcune telefonate aveva ricevuto il 9 settembre scorso la prima comunicazione del Quirinale, che lo informava che era stata avviato l’iter previsto per l’assegnazione della Medaglia d’oro al Caporale Nigro. Il 21 dicembre con una nuova lettera, a firma del Consigliere per gli Affari Interni della Presidenza della Repubblica, Alberto Ruffo, veniva comunicato a Corbelli che, dopo la relazione del Prefetto di Cosenza, la istanza per la Medaglia d’oro al Caporale Eugenio Nigro era all’esame della Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile presso il Ministero degli Interni. Adesso la terza lettera del Quirinale, a firma sempre del Consigliere Ruffo, con la quale si informa Corbelli che “ la Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile, nella seduta del 10 gennaio, ha espresso parere favorevole alla Concessione della Medaglia d’oro al Valor Civile alla memoria del caporale Eugenio Nigro, deceduto il 6 agosto, mentre era impegnato nello spegnimento di un incendio”. Si aspetta adesso, nei prossimi giorni, la convocazione dei genitori di Nigro al Quirinale per la consegna della Medaglia d’oro. Corbelli ringrazia il capo dello Stato per aver accolto l’istanza di Diritti Civili e ricorda che anche il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, aveva chiesto, nell’ottobre scorso, l’assegnazione della Medaglia d’oro alla memoria del 21enne eroe calabrese Eugenio Nigro. “Eroi come il giovane militare Nigro non saranno dimenticati, ma ricordati e onorati degnamente con l’assegnazione della Medaglia d’oro. I genitori e la sorella di Eugenio Nigro meritavano questo grande e significativo riconoscimento per il loro eroe. Il presidente della Repubblica, che ringrazio, nonostante i suoi impegni istituzionali particolarmente gravosi in questi giorni di crisi di governo, continua a dimostrare una grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi, come il giovane caporale Nigro, ha sacrificato la propria vita per salvare il suo paese da un incendio. La Medaglia è stata assegnata a Nigro, così come è stata concessa, grazie sempre al presidente Napolitano, che ha accolto le diverse istanze di Diritti Civili, ad altri eroi che come il militare calabrese hanno perso la vita l’estate scorsa mentre cercavano di spegnere dei roghi, dopo aver salvato altre vite umane e mentre difendevano la legalità”.

 

4 febbraio 2008

 

 

 

 

Flash. Approvata dal Consiglio provinciale di Cosenza la proposta di legge promossa da Diritti Civili per l'istituzione del Garante della Salute della Calabria. Prima struttura del genere in Italia.

(i particolari nella pagina Politica)                   

 

 

Solidarietà

Aiutiamo le vittime dell’acciaieria di Torino

 

 

 

Sosteniamo la iniziativa di solidarietà “Per le vittime dell’acciaieria di Torino – Fondo 581”, promossa dalla Fondazione La Stampa Specchio dei Tempi, supplemento del quotidiano La Stampa di Torino.

 

 

Queste le coordinate per il versamento

 

                                                

      Bonifico bancario su  C/c Bancario n. 100000120118     Abi 03069  Cab 01000  Cin V

                                         Banca Intesa Sanpaolo Spa

                                         Piazza S. Carlo 156 - Torino

                                         Intestato a: “Fondazione La Stampa Specchio dei tempi”

                                         Causale: “Per le vittime dell’acciaieria di Torino – Fondo 581”                                                                                                                  

                                                                

 Per ulteriori informazioni www.specchiodeitempi.org                                                                                

                                                                               

 Dicembre 2007 - Gennaio 2008                                      

  

                              

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili critica parlamentari (“per colletta-vergogna”), si appella a Istituzioni per aiutare famiglie operai morti rogo acciaieria Torino.

 

 

Roma

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, si dice “profondamente indignato dalla mancata solidarietà di tutti i parlamentari (che come ha rivelato nei giorni scorsi Il Giornale di Milano hanno dato solo un contributo di 9 euro a testa) ai sette operai dell’acciaieria di Torino, deceduti nel dicembre scorso nell’incendio sviluppatosi all’interno della loro fabbrica”, informa che “da circa un mese, dopo aver devoluto la sua indennità di consigliere provinciale, sta sostenendo sul sito internet di Diritti Civili una iniziativa di solidarietà (sopra riportata, in questa stessa pagina) a favore delle famiglie di questi coraggiosi e sfortunati lavoratori”. Corbelli, profondamente deluso dal comportamento dei deputati e senatori, chiede ai Presidenti della Camera e del Senato un “gesto riparatore per non dimenticare, ma onorare degnamente la memoria dei sette operai e aiutare economicamente le loro famiglie” . “Un Paese civile ha il dovere di aiutare le famiglie di tutte le vittime degli incidenti sul lavoro, una strage continua che giustamente continua a denunciare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché non venga ignorata e soprattutto scongiurata per il futuro. Oggi non vanno dimenticate ma aiutate e sostenute – continua Corbelli - le famiglie dei sette operai della Thyssenkrupp di Torino (Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rondino, Giuseppe Demasi) “morti mentre tentavano di salvare i loro compagni dal rogo della loro fabbrica. I parlamentari con la colletta-vergogna (meno di 10 euro da parte di ogni deputato e senatore a favore delle famiglie dei sette operai morti nell’acciaieria) hanno scritto una pagina indegna che non fa certo onore all’intero Parlamento. Bisogna subito cancellare questo atto ignobile. I presidenti della Camera e del Senato provvedano a riparare a questa onta nella forma e nei modi che riterranno opportuni e possibili. I sette operai hanno perso la vita per cercare di salvare dalle fiamme altri loro compagni. Vorrei che questo gesto di coraggio non venisse dimenticato, ma doverosamente ricordato e onorato. Tra i sette operai c’è anche un giovane calabrese, Giuseppe Demasi. Auspico per questo che, così come ha fatto Diritti Civili, anche le istituzioni calabresi partecipino alla gara di solidarietà per aiutare le famiglie del giovane operaio calabrese e degli altri suoi colleghi”. 

 

 

Gennaio-Giugno 2008

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili, battaglia vinta. Medaglia d’oro per i sette eroi morti l’estate scorsa e subito dimenticati dai grandi media.

 

 

Roma

Una Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per tutti i sette eroi che questa estate hanno perso la vita per salvare altre vite umane, per difendere la legalità e per spegnere gli incendi che hanno devastato molte regioni italiane. E’ la battaglia vinta dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che per mesi si è battuto per “non far dimenticare e onorare, invece, degnamente questi sette eroi caduti nell’adempimento del proprio dovere e per gesti di coraggio e eroismo”. Corbelli ringrazia il capo dello Stato, che con grande sensibilità ha accolto le istanze di Diritti Civili, e lamenta invece il “silenzio dei media sui riconoscimenti a questi eroici personaggi che con grande coraggio sacrificando la propria esistenza hanno salvato altre giovani vite ed evitato delle stragi”. “L’Italia è un Paese che dimentica troppo facilmente i suoi eroi. Non è giusto. Chi ha sacrificato la propria vita per gesti di coraggio e eroismo non deve essere dimenticato ma ricordato e onorato degnamente. Così come ha fatto il Presidente Napolitano con il conferimento della Medaglia d’oro. Così come invece non hanno fatto i media nazionali, che li hanno subito dimenticati e ignorati finanche quando è stato ad essi assegnato, dopo le istanze di Diritti Civili, il massimo riconoscimento dalla Presidenza della Repubblica. Dalla fine di luglio Diritti Civili ha iniziato la sua battaglia per ricordarli e onorali degnamente questi sette eroi. Ci siamo riusciti. Tre medaglie d’oro sono state già assegnate. Le altre quattro, già definite, stanno per essere firmate dal Presidente Napolitano proprio in questi giorni. Alla vigilia di Natale è giusto e doveroso ricordarli e indicarli questi eroi come esempio per tutti”. Corbelli ricorda che, dopo le istanze di Diritti Civili, la Medaglia d’oro è stata già conferita al manovale bosniaco Dragan Cigan, morto nel mare di Jesolo il 22 luglio scorso, dopo aver salvato due fratellini trevigiani che stavano annegando; al pilota emiliano dell’aereo canadair della Protezione Civile, Andrea Golfera, deceduto il 23 luglio in Abruzzo mentre coraggiosamente tentava di spegnere un rogo; al giovane vigilante calabrese Luigi Rende, rimasto ucciso a Reggio Calabria l’1 agosto scorso, mentre si opponeva con coraggio ad una banda di rapinatori. La Medaglia d’oro, sempre su richiesta di Diritti Civili,.sta per essere conferita dal Presidente Napolitano anche ai due coraggiosi piloti campani Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone, volontari dell’Associazione “Humanitas”, che precipitando, e perdendo la vita, con il loro elicottero antincendio il 9 agosto a Marina di Camerota , in provincia di Salerno, hanno scongiurato una strage, evitando, con un atto di eroismo, di abbattersi sui numerosi turisti presenti in quel momento sulla spiaggia; al coraggioso caporale calabrese Eugenio Nigro, morto, il 6 agosto, mentre cercava di spegnere un incendio che minacciava il suo piccolo paese di Lappano, alle porte di Cosenza; al giovane eroe pugliese Pietro Maggiolini che l’11 agosto ha perso la vita dopo aver eroicamente salvato tre giovani amiche che stavano annegando nel mare di Palinuro (Sa).

 

29 dicembre 2007

                                                                                                            

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Bambino gravemente malato. Appello di una madre coraggio a Corbelli

 

 

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, risponde all’accorato e disperato appello di una madre coraggio, Angela, di un piccolo centro dell’Alto Tirreno Cosentino, che vive da sei anni, insieme al marito, entrambi disoccupati, il dramma del suo bambino Vito, 10 anni, gravemente malato, affetto dalla sindrome di Lennox Gestaut e bisognoso di continue cure e terapie. La donna dopo aver scritto alle diverse Istituzioni, tra cui anche l’ex Assessore regionale alla Sanità, Doris Lo Moro e il Ministro della Salute, Livia Turco, e non aver ottenuto alcuna risposta e nessun aiuto, nei giorni scorsi ha rivolto un accorato appello sulla stampa a Corbelli, chiedendo il suo intervento perché “venga riconosciuto il diritto ad una vita dignitosa a un bambino gravemente malato e ai genitori che l’assistono”. “Signor Corbelli , mi rivolgo a lei, ha scritto la signora Angela in una struggente lettera aperta, con la speranza che possa ascoltare questa mia disperata richiesta di aiuto”. Il dramma di questa famiglia e del loro bambino inizia 6 anni fa, il 26 ottobre 2001, quando il piccolo Vito che allora aveva 4 anni venne colpito per la prima volta da un attacco di epilessia. Da quel momento inizia il calvario, il lungo e doloroso percorso per ospedali, centri riabilitativi, terapie finché nel 2003 non venne diagnosticato al bambino, alla neuropsichiatria infantile del Careggi Cto di Firenze, la sindrome di Lennox Gestaut. “Da allora tutti i nostri sogni sono svaniti, siamo stati catapultati in una realtà drammatica. La stupenda famiglia che avevamo creato con tanti sacrifici non c’era più. Ad accudire il nostro bambino siamo io, mio marito e l’altra nostra figlia quindicenne. Abbiamo combattuto contro tutto e tutti – scrive questa madre coraggio nella lettera aperta a Corbelli - per ottenere quello che crediamo sia un nostro sacrosanto diritto. Oggi siamo stanchi. Continuiamo a lottare per nostro figlio ma le forze sento che vengono a mancare; subentra la stanchezza fisica e mentale, i problemi economici e lo stress. Siamo anche noi degli essere umani. Il nostro Vito necessita di assistenza continua, bisogna portarlo alla terapia riabilitativa tre volte alla settimana; bisogna imboccarlo, lavarlo, stargli sempre accanto. Mio marito per assisterlo ha fatto troppe assenze e ha perso anche il posto di lavoro e da allora è disoccupato. Quando capita a va a fare qualche giornata, ma niente di più. E’ sempre alla ricerca di un lavoro che non riesce a trovare. Perché non viene dato un lavoro a noi genitori di bambini diversamente abili? Bambini che noi dobbiamo curare e aiutare a crescere. Chi tutela noi genitori dandoci un lavoro per aiutare e poter continuare a curare e assistere i nostri bambini disabili? Chi tutela noi genitori quando dietro a un finto sorriso nascondiamo tutte le nostre lacrime, il nostro dolore, la rabbia , la dignità calpestata per il loro bene? Restano l’amarezza, la solitudine, la delusione che gli altri, comprese le Istituzioni, ti fanno sentire. Signor Corbelli, ci aiuti, ascolti il nostro disperato grido di aiuto”. Corbelli, rimasto profondamente colpito da questa triste e drammatica vicenda, chiede che questo appello dignitoso e accorato di questa madre coraggio non resti inascoltato. “Chi può (il Sindaco del paese dove abita questa famiglia, la Provincia, La Regione, il Ministro della Salute) aiutino i genitori di questo bambino. Mi impegnerò subito perché questa donna e il suo bambino vengano aiutati. E’ solo per aiutare questa povera gente che, disperata si rivolge a me quale ultima speranza, che continuo a combattere anche di fronte al silenzio, alla indifferenza e insensibilità di tutti”.

 

18 dicembre 2007

 

 

Giustizia.

Concessi arresti domiciliari giovane detenuto disabile foggiano, costretto sedia a rotelle.

 

FOGGIA

Ha ottenuto gli arresti domiciliari ed ha lasciato il carcere di Foggia il giovane detenuto pugliese paraplegico Andrea B. , 25 anni, disabile al 100%, costretto alla sedia a rotelle. Un'altra battaglia civile vinta dal Movimento Diritti Civili

 

10 dicembre 2007 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili   

 

Malasanità. Dopo nuova tragedia di Vibo, Diritti Civili: “Fermare massacro giovani vite umane, giustizia per morte studentessa e appello a Consiglio Regionale: Istituire subito Garante Salute Calabria”

                       

 

Il Movimento Diritti Civili dopo la nuova tragedia di Vibo Valentia, la tragica scomparsa della giovane studentessa Eva Ruscio, durante un intervento alle tonsille, chiede che venga fatta luce e giustizia su questa morte assurda e rivolge un appello al Consiglio Regionale della Calabria sollecitando “l’immediata istituzione del Garante della Salute, una “struttura assolutamente urgente e indispensabile per monitorare costantemente la situazione in tutti gli ospedali e strutture sanitarie della regione, coordinare interventi urgenti e prevenire casi di malasanità”. Franco Corbelli invita gli esponenti dei partiti politici a “evitare polemiche, a non strumentalizzare queste disgrazie e a lavorare tutti uniti per dare risposte ai problemi della gente, soprattutto della salute, e per evitare che si ripetano tragedie del genere”. “Non si può continuare a morire in questo modo. Non si possono spezzare delle giovanissime vite umane, e buttare per sempre nel dolore atroce e nella disperazione delle intere famiglie, per delle banali operazioni. Occorre reagire. Fare qualcosa per fermare questo massacro di giovani vite umane. Alla magistratura chiediamo di andare fino in fondo, di accertare e punire i responsabili della scomparsa della giovane Eva. Dopo questa nuova, assurda morte di questa studentessa e alla luce dei tanti casi di malasanità che continuano purtroppo a verificarsi in Calabria, rivolgo un appello al Consiglio Regionale, nella sua interezza, invitandolo ad accogliere la proposta di Diritti Civili, che ha già ottenuto il parere favorevole della Prima Commissione Consiliare della Provincia di Cosenza, e a istituire subito, superando le lungaggini burocratiche e istituzionali, la struttura del Garante della salute. Pur consapevole che questa figura del Garante non riuscirà purtroppo a risolvere tutti i problemi della sanità e ad evitare tutte le tragedie sono assolutamente convinto della straordinaria utilità ed efficacia di questa struttura, una grande opportunità per i calabresi. Il Garante della salute rappresenta una priorità per la Calabria; è una vera e propria rivoluzione nel campo della sanità calabrese, nell’interesse e a difesa dei diritti dei cittadini. Dopo la nuova tragedia di oggi a Vibo, la morte della giovane Eva, che fa seguito a quelle dell’altra studentessa vibonese Federica Monteleone, del giovanissimo Flavio Scutellà e alla luce delle numerose denunce sui casi di malasanità (le ultime, purtroppo finite tragicamente, sono proprio di questi ultimi giorni) diventa ancora più importante e urgente l’istituzione della figura del Garante della Salute, proprio per difendere e garantire i diritti di tutti i cittadini. La proposta servirà a dotare la Regione Calabria della struttura del Garante della Salute per controllare ininterrottamente la situazione nelle strutture ospedaliere della regione, verificare eventuali disservizi, casi di disorganizzazione, violazioni dei diritti dei degenti, coordinare interventi per casi urgenti e drammatici. La struttura del Garante raccoglierà, attraverso un numero verde, operativo 24 ore, le segnalazioni e le denunce dei cittadini sui casi di malasanità; provvederà quindi ad effettuare le verifiche e i relativi controlli. Il Garante è una figura istituzionale autorizzata ad avere accesso in qualsiasi struttura sanitaria pubblica della Regione, chiedere e ottenere tutte le informazioni utili alle indagini esperite, naturalmente nel rispetto della privacy della persona. Il Garante della salute sono certo servirà non solo a denunciare ma a scongiurare in futuro tanti casi di malasanità, evitando così nuove tragedie umane”. 

 

5 dicembre 2007

 

 

 

Solidarietà

AIUTIAMO I BAMBINI

DEL BANGLADESH E DI KIEV

 

Sosteniamo le campagne umanitarie

dell'Unicef per il Bangladesh, colpito dal violento ciclone (www.unicef.it)

e quella di Soleterre per i bambini malati gravi di Kiev (www.soleterre.it)

 

Novembre - Dicembre 2007

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili chiede intervento Ministro Salute, Turco, per casi malasanità e diritti negati dei malati

 

 

Il Movimento Diritti Civili interviene per chiedere giustizia e rispetto dei diritti delle persone vittime di casi di malasanità, di operazioni chirurgiche andate male e malattie contratte in ospedale, da degenti, personale medico e paramedico, durante il loro lavoro. Franco Corbelli, che chiede e sollecita l’intervento del Ministro della Salute, Lidia Turco, nella fattispecie richiama il caso, reso noto oggi dal Domani della Calabria, della donna, Adriana M., 61 anni, di Catanzaro, che da 15 anni aspetta ancora di essere risarcita per il cattivo esito di una operazione di ernia del disco cui si era sottoposta, e che le ha rovinato la vita; dell’infermiere calabrese in pensione Antonio B. , 59 anni, che ha contratto, nell’ospedale dove lavorava, un’infezione e che anche lui aspetta invano di avere l’indennizzo, i benefici così come previsto dalla legge 210/1992, della vicenda del paziente in coma non trasferito in elisoccorso, per un ritardo di tre minuti, dell’ambulanza, e della neonata di Corigliano, deceduta dopo essere stata dimessa dall’ospedale. “Ieri ho ricevuto la lettera di un ex infermiere in pensione, il signor Antonio B., che mi denunciava il suo dramma e l’ingiustizia che sta subendo e mi chiedeva di aiutarlo. Oggi Il Domani della Calabria ha reso noto la drammatica storia di una donna che dopo un intervento chirurgico, di cattivo esito, si è vista la vita, sua e del marito distrutta, aspetta da 15 anni, dopo due sentenze del Tribunale a lei favorevoli, di avere ancora quantificato il risarcimento. Sono due storie di ingiustizie, di diritti negati. Così come il caso del paziente in coma non trasportato con l’elisoccorso dall’ospedale di Lamezia a quello di Rossano per un ritardo di tre minuti dell’ambulanza o il dramma della neonata morta a Corigliano. Chiedo al Ministro della Salute, Livia Turco, di intervenire, di far rispettare i diritti di queste sfortunate persone e dei loro familiari. Un Paese civile ha il dovere di adempiere ai propri doveri che sono quelli di rispettare i diritti di tutte le persone, delle vittime di casi di malasanità e disorganizzazione, di operazioni andate male, di malattie infettive contratte durante lo svolgimento del proprio lavoro, come nel caso del paziente in coma di Lamezia, della signora di Catanzaro, dell’ex infermiere, della neonata di Corigliano. Purtroppo per questa povera gente i diritti non esistono, vengono negati e calpestati. Al Ministro Turco chiedo di assicurare che ci sia giustizia per queste persone e per tutte quelle che ogni giorno sono vittime di malasanità, di ingiustizie e diritti negati. Sono proprio questi casi drammatici che dimostrano quanto sia importante e indispensabile la struttura del Garante della Salute che Diritti Civili sta portando avanti, nelle sedi istituzionali, e che presto diventerà legge regionale della Calabria, primo e unico caso del genere in Italia”.

 

2 Dicembre 2007

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello di Diritti Civili per due fratellini rimasti orfani di entrambi i genitori e poverissimi

 

 

 

Il Movimento Diritti Civili rivolge un appello per due fratellini calabresi, Samuele e Verena, di Acquaformosa, piccolo centro in provincia di Cosenza, rimasti, da pochi giorni, dopo la morte del padre e la scomparsa, tre anni fa, della mamma, orfani di entrambi i genitori e poverissimi. Per aiutare questi due piccoli orfani il comune di Acquaformosa e la locale Parrocchia hanno aperto un conto corrente postale per la raccolta di fondi. Il coordinatore di Diritti Civili, che domani stesso devolverà un suo contributo, invita tutti ad aderire a questa gara di solidarietà e chiede alla Regione Calabria e alla Provincia di Cosenza di erogare un contributo per questi due sfortunati fratellini. “La tragedia che ha colpito questa famiglia e il destino crudele che si è accanito contro questi due fratellini ha molto colpito tutti noi. Questi due orfanelli, Samuele, che studia all’Industriale di Castrovillari e Verena, che frequenta la seconda media ad Acquaformosa, dopo aver perso la mamma, Filomena, 35 anni, pochi anni fa, dopo una lunga malattia, nei giorni scorsi hanno visto morire all’improvviso anche il loro papà, Francesco, 39 anni, operaio, colpito da un infarto. Sono rimasti da soli, senza il sostegno economico dei loro genitori. Per questo vanno aiutati. Non possiamo lasciarli soli, non dobbiamo abbandonarli, né dimenticarli. Bene hanno fatto il Comune di Acquaformosa e la Parrocchia locale – afferma Franco Corbelli - ad aprire un conto corrente per la raccolta fondi. Quello che possiamo e dobbiamo fare è dare ognuno di noi un aiuto. Chiedo alla Regione e al suo presidente Agazio Loiero, alla Provincia di Cosenza e al presidente Mario Oliverio di erogare un contributo. Rendo noto questo appello, sulla stampa e anche sul nostro sito Internet www.diritticivili.it , perché l’iniziativa del Sindaco e della Chiesa di questo piccolo centro albanese del cosentino non resti inascoltata e non cada nel vuoto, ma venga amplificata, attraverso i media, supportata dalle Istituzioni, dai cittadini e da chi, come il Movimento Diritti Civili, da sempre promuove e partecipa a queste gare di solidarietà per aiutare chi ha bisogno, come nel caso, drammatico, dei due piccoli orfani. Aiutiamoli. Chiedo a tutti un piccolo gesto di solidarietà”. Queste le coordinate del conto corrente postate aperto dal Sindaco di Acquaformosa e dalla locale Parrocchia. Conto corrente postale n. 85613677. Intestato a Giovanni Manoccio e Amedeo Vittorio Marchianò. Causale versamento. “Per Samuele e Verena”.

 

1 Dicembre 2007

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Grande successo maratona televisiva su TELEUROPA NETWORK per OCCHIOBAMBINO, con raccolta fondi per acquisto strumento per diagnosticare e prevenire gravi patologie agli occhi nei neonati. Servono 160 mila euro.

 

 

Cosenza

Grande successo della maratona televisiva per la raccolta di fondi per sostenere Occhiobambino, la gara di solidarietà per l’acquisto di un importante strumento diagnostico, Ret Cam II, per la cura di gravi patologie agli occhi nei neonati, il cui costo è di 160 mila euro. L’iniziativa è stata promossa dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, e dall’emittente regionale Teleuropa Network. Lo speciale televisivo è andato in onda in diretta giovedì 29 novembre, dalle ore 15 alle 17 e dalle 20,30 alle 22,30, ed è stato condotto dalla giornalista Rosalba Baldino. Insieme a lei in studio erano presenti lo stesso Corbelli, il promotore dell’iniziativa Occhiobambino, il dottor Alessandro Tortorella, dirigente medico dell’Unità Operativa di Oculistica dell’Annunziata, il primario di Oculistica dello stesso ospedale civile di Cosenza, dott. Aurelio Scrivano. Corbelli, in una nota, parla di “una importante iniziativa e di un grande impegno e sforzo televisivo reso possibile grazie alla disponibilità e alla sensibilità dell’editore di Ten, Antonio Gatto, del direttore e della intera redazione del network regionale. Questa maratona televisiva per la raccolta di fondi, per l’acquisto dell’importante strumento che serve a diagnosticare e prevenire gravi patologie agli occhi nei neonati, voluta da Diritti Civili e subito sostenuta dall’editore di Ten, servirà a dare un aiuto concreto alla lodevole iniziativa del dottor Tortorella e del primario Scrivano che purtroppo sino ad oggi ha raccolto solo una piccolissima parte della somma necessaria per l’acquisto di questa fondamentale apparecchiatura per curare  neonati con problemi di vista che se non diagnosticati in tempo portano alla cecità assoluta. Sino ad oggi infatti sono stati raccolti solo 12 mila euro. Ne servono altri 140 mila, che speriamo di raccogliere con questa maratona televisiva”.   Il leader di Diritti Civili, per questa iniziativa si batte da mesi, ha rivolto un appello anche ai sindaci dei 155 comuni della provincia cosentina per quella che definisce “una grande battaglia civile per il raggiungimento di un straordinario obiettivo e la creazione di una importante struttura diagnostica al servizio di tutti i futuri nascituri, soprattutto di quelli figli di persone più povere. Serve una mobilitazione straordinaria e una grande gara di solidarietà  Dotare il reparto di oculistica dell’ospedale dell’Annunziata di questo moderno e sofisticato apparecchio – conclude Corbelli - significa salvare la vista a molti bambini che nascono (tanti in provincia di Cosenza e in Calabria) purtroppo con gravi patologie che se non individuate e curate in tempo portano purtroppo alla perdita della vista”. Nel corso della maratona televisiva Corbelli ha illustrato anche la sua proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria. Per dare un contributo a questa iniziativa di solidarietà, queste sono le coordinate del conto corrente aperto dal dott. Tortorella per Occhiobambino. Banca Bcc Mediocrati – Filiale di Cosenza. C/c n. 103117. Abi: 07062. Cab: 16200. Causale: “Per iniziativa Occhiobambino”.

 

30 Novembre 2007

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Dopo istanza Diritti Civili e relazione Prefetto Salerno sottoposta a Commissione Ricompense Valore e Merito Civile richiesta conferimento Medaglia d’oro a piloti-eroi Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone. 

 

 

Napoli

Il Movimento Diritti Civili ha reso noto che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sottoposto all’esame della Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile la sua istanza per il conferimento della Medaglia d’oro alla memoria per i due piloti campani Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone, volontari dell’Associazione “Humanitas”, precipitati con l’elicottero a Marina di Camerota, in provincia di Salerno, il 9 agosto scorso, mentre erano impegnati in operazioni antincendio. Dopo la richiesta di Corbelli, recapitata al Quirinale il 10 agosto, il capo dello Stato ha subito avviato l’istruttoria per l’assegnazione della massima onorificenza alla memoria per i due piloti-eroi. Il coordinatore di Diritti Civili il 9 settembre aveva ricevuto una prima lettera della Presidenza della Repubblica con la quale lo si informava dell’avvio dell’istruttoria per l’assegnazione della Medaglia d’oro. Oggi è stata recapitata a Corbelli la nuova missiva del Quirinale, a firma del Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari Interni, Alberto Ruffo. Questo il testo della lettera. “Gentile Dottore, di seguito alla mia lettera del 7 settembre scorso, Le comunico che, sulla base degli elementi acquisiti dal Prefetto di Salerno, è stato sottoposto all’esame della Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile il gesto di coraggio compiuto dai piloti Sig. Giovanni Baldi e Sig. Pierluigi Schiavone, volontari dell’Associazione “Humanitas”, precipitati a Marina di Camerota, con un elicottero impegnato nel servizio di avvistamento incendi. Mi riservo di farLe pervenire ulteriori notizie. Cordialissimi saluti. Alberto Ruffo”.  Corbelli ha ringraziato il capo dello Stato per aver accolto l’istanza di Diritti Civili. “Eroi come i due piloti Baldi e Schiavone non saranno dimenticati, ma ricordati e onorati degnamente con il conferimento della Medaglia d’oro. Il Presidente della Repubblica ha ancora una volta dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi ha sacrificato la propria vita per spegnere degli incendi, appiccati da piromani assassini. La Medaglia d’oro, già conferita, dopo le istanze di Diritti Civili, ad alcuni valorosi, sarà assegnata a Baldi e Schiavone e ad altri eroi ancora che come i due piloti campani hanno perso la vita l’estate scorsa mentre cercavano di spegnere dei roghi, dopo aver salvato altre vite umane e mentre difendevano la legalità”. Il Movimento Diritti Civili incassa dunque un nuovo importante risultato con l’oramai prossimo conferimento della Medaglia d’oro ai due piloti. La Presidenza della Repubblica nelle settimane scorse ha informato Corbelli che, dopo le istanze di Diritti Civili, la Medaglia d’oro è stata conferita al manovale bosniaco Dragan Cigan, morto  nel mare di Jesolo, il 22 luglio scorso, dopo aver eroicamente salvato due fratellini trevigiani che stavano annegando; al pilota emiliano dell’aereo canadair della Protezione Civile, Andrea Golfera, deceduto lunedì 23 luglio in Abruzzo mentre coraggiosamente tentava di spegnere un rogo; al giovane vigilante calabrese Luigi Rende, rimasto ucciso a Reggio Calabria l’1 agosto scorso, mentre si opponeva con coraggio ad una banda di rapinatori.

 

15 Novembre 2007

 

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili su trasferimento Vescovo antimafia, Giancarlo Bregantini

 

 

Reggio Calabria

Il Movimento Diritti Civili definisce il trasferimento del Vescovo Giancarlo Bregantini una “perdita, una sciagura per la Calabria, un tradimento della Chiesa nei confronti dei calabresi e di quanti si battono contro la ‘ndrangheta, il malaffare,  per il cambiamento e riscatto di questa regione”. Perchè viene all’improvviso trasferito Monsignor Bregantini? Il coordinatore di Diritti Civili avanza dei dubbi inquietanti. “Bregantini viene trasferito per le sue coraggiose denunce antimafia? Per le sue prese di posizione sul caso Fortugno? Per aver denunciato che il collaboratore di giustizia Bruno Piccolo, morto suicida, era stato abbandonato dallo Stato? Per il suo viaggio a Duisburg, per pregare sul luogo della strage di Ferragosto e per incontrare i familiari delle persone uccise? Perché si manda via il Vescovo Antimafia ma anche quello del dialogo, della ricerca del confronto con quelli che sbagliano e uccidono? Chi e perché ha deciso di mandare via il Vescovo scomodo? Se non sono stati i poteri forti e occulti dicano e spieghino la Chiesa e il Vaticano le ragioni (vere) di questo trasferimento. Non basta parlare di normale avvicendamento , perché Bregantini, per la sua storia, il suo impegno civile e antimafia, per quello che rappresenta nell’immaginario collettivo, per il suo forte carisma, non è un Vescovo qualsiasi, uno dei tanti. Se la Chiesa non vuole perdere la credibilità e la fiducia, non solo dei calabresi, spieghi le ragioni vere di questo provvedimento e, soprattutto, annulli (se è ancora in tempo) questo trasferimento, lasci Bregantini nella sua diocesi di Locri a continuare la sua opera evangelica, il suo impegno sociale e contro la ‘ndrangheta. Una cosa è certa: la Calabria senza Bregantini diventa ancora più povera e abbandonata. Ci lasciano sempre più soli a combattere contro la ‘ndrangheta e il malaffare”.

 

7 Novembre 2007

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Dopo istanza Diritti Civili avviata istruttoria per assegnazione Medaglia d’oro a giovane eroe pugliese Pietro Maggiolini.

 

 

Bari

Il Movimento Diritti Civili rende noto che, a seguito della sua istanza, recapitata al Quirinale nell’agosto scorso, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha avviato l’istruttoria per l’assegnazione della Medaglia d’oro alla memoria al giovane eroe pugliese Pietro Maggiolini, morto l’11 agosto scorso, dopo aver coraggiosamente ed eroicamente salvato tre ragazze sue amiche che stavano annegando nel mare di Palinuro, in provincia di Salerno. Franco Corbelli, coordinatore di Diritti Civili, dopo aver recapitato, ad agosto subito dopo la tragedia, l’istanza al capo dello Stato ha ricevuto oggi la comunicazione del Quirinale. Il Consigliere per gli Affari Interni della Presidenza della Repubblica, Alberto Ruffo, ha informato ufficialmente, con una missiva, Corbelli che l’istruttoria per la concessione della Medaglia sta per essere completata. Ecco il testo della lettera della Presidenza della Repubblica a Corbelli.  “Gentile Dottore, mi riferisco alla cortese istanza che Ella ha inteso far pervenire all’indirizzo del Signor Presidente della Repubblica, auspicando la concessione di un riconoscimento onorifico alla memoria del Signor Pietro Maggiolini per il gesto di coraggio compiuto in data 11 agosto scorso. In proposito desidero informarLa che - acquisiti gli elementi informativi di rito dal Prefetto di Salerno – questo Segretariato Generale ha provveduto a sottoporre la questione alla competente Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile del Ministero dell’Interno. Mi riservo di farLe pervenire ulteriori notizie. Cordialissimi saluti. Alberto Ruffo”. Corbelli ringrazia il capo dello Stato per il suo immediato intervento. “Eroi come il giovane pugliese Maggiolini non saranno dimenticati, ma ricordati e onorati degnamente con il conferimento della Medaglia d’oro. Il presidente della Repubblica ha ancora una volta dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi, come il giovane pugliese, ha sacrificato la propria vita per salvare tre giovani sue amiche. La Medaglia d’oro sarà assegnata da Napolitano subito dopo il parere favorevole della Commissione del Ministero dell’Interno”. Il Movimento Diritti Civili vince dunque una nuova battaglia “per non dimenticare, ma ricordare e onorare degnamente con la Medaglia d’oro eroi come il giovane pugliese Pietro Maggiolini. Diritti Civili ha chiesto nei mesi scorsi il massimo riconoscimento onorifico per sette eroi morti tragicamente in Italia durante la scorsa estate per spegnere degli incendi, per difendere la legalità e per salvare, come nel caso di Maggiolini, altre vite umane. Nelle settimane e nei giorni scorsi il Quirinale ha informato Corbelli che la medaglia d’oro è stata, a seguito delle diverse istanze di Diritti Civili, conferita al manovale bosniaco Dragan Cigan, morto  nel mare di Jesolo, il 22 luglio scorso, dopo aver eroicamente salvato due fratellini trevigiani che stavano annegando; al pilota emiliano dell’aereo Canadair della Protezione Civile, Andrea Golfera, deceduto lunedì 23 luglio mentre coraggiosamente tentava di spegnere un rogo in Abruzzo e al giovane vigilante calabrese Luigi Rende, rimasto ucciso a Reggio Calabria il primo agosto scorso, mentre si opponeva con coraggio ed eroismo ad una banda di rapinatori.

 

31 Ottobre 2007

 

 

 

Comunicato stampa Movimento Diritti Civili

 

Dramma immigrazione. Diritti Civili “Aiutare i profughi e i familiari delle vittime”

 

 

Il Movimento Diritti Civili interviene sul dramma dell’immigrazione, chiede al Governo, nel rispetto delle leggi vigenti, di aiutare i profughi (ed economicamente anche i familiari delle vittime) che arrivano sulle nostre coste e afferma che la Calabria, anche in occasione del tragico sbarco di Roccella, ha “mostrato il suo vero volto, che è quello dell’accoglienza, della solidarietà e dell’umanità”. “La Calabria di fronte alla tragedia dell’immigrazione, ad un problema immane che come ha denunciato oggi il Presidente della Repubblica, Napolitano, dovrebbe interessare l’intera Europa, ha ancora una volta dato una risposta di grande civiltà, solidarietà e umanità. Dall’impegno della Regione Calabria a quello straordinario della Chiesa, delle Associazioni di volontariato e delle forze dell’ordine che si sono subito attivate e prodigate per dare assistenza ai profughi e per collaborare alle ricerche dei clandestini dispersi in mare. C’è da essere fieri di questa Calabria, di questa terra ospitale. Questa regione solidale e positiva purtroppo non fa notizia. E’ la stessa Calabria che accoglie i due fratellini Marko e Branko, piccoli profughi serbi, non vedenti e, grazie al questore di Cosenza, Raffaele Salerno, che ha accolto l’appello di Diritti Civili, li fa restare in Italia per poterli continuare a curare. Chi arriva nel nostro Paese fuggendo da guerra, fame e miseria deve, nel rispetto delle leggi vigenti, essere accolto e aiutato. Soprattutto quando si tratta di bambini e di persone malate. Bisogna evitare che si ripetano tragedie come quelle accadute in queste ore in Calabria e in Sicilia. Non compete a noi dare risposte e indicare soluzioni per questo drammatico problema dell’immigrazione clandestina. Ci sono i Governi delle varie Nazioni preposti a farlo. Il nostro Paese ha invece il dovere di accogliere e aiutare chi sbarca sulle nostre coste, anche se da clandestino, in cerca spesso di una salvezza. La Calabria questi profughi li accoglie e li aiuta, grazie all’opera meravigliosa dei tanti volontari e delle Istituzioni locali. E’ di questa regione positiva, tollerante e accogliente che si dovrebbe parlare sui grandi media nazionali. E non invece della solita Calabria, terra di ‘ndrangheta e di scandali”. Corbelli chiede al Governo Prodi di aiutare economicamente i familiari delle persone rimaste vittime durante gli sbarchi di ieri in Calabria e in Sicilia.

 

29 Ottobre 2007

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Dopo istanza Diritti Civili e parere favorevole Ministero Interno concessa medaglia d’oro a eroico vigilante calabrese Luigi Rende. 

 

 

Reggio Calabria

Il Movimento Diritti Civili vince una nuova, importante battaglia per “non dimenticare e onorare degnamente la memoria di quanti hanno perso la vita per un gesto di coraggio e di eroismo e nell’adempimento del proprio dovere”. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso la medaglia d’oro al giovane vigilante calabrese Luigi Rende, rimasto ucciso mercoledì 1 agosto scorso a Reggio Calabria, mentre coraggiosamente affrontava e si opponeva ad una banda di rapinatori. Lo rende noto il leader di Diritti Civili, Franco Corbelli, che aveva a questo proposito presentato, il 5 agosto, una istanza al capo dello Stato, chiedendo il conferimento della Medaglia d’oro per il vigilante Rende “per il gesto di coraggio e di eroismo”. Oggi la Presidenza della Repubblica ha, con una missiva, comunicato ufficialmente a Corbelli la notizia della concessione della medaglia d’oro alla guardia giurata. L’ok definitivo è stato dato martedì scorso, 23, dalla Competente Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile. Questo il testo della lettera, a firma del Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari Interni, dott. Alberto Ruffo, recapitata questa mattina a Corbelli. “Egregio Dottore, di seguito all’unita nota del 20 settembre scorso, Le comunico che la Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile, nella seduta del 23 c.m., ha espresso parere favorevole alla concessione della Medaglia d’oro al Valor Civile alla memoria di Luigi Rende. L’occasione mi è gradita per inviarle cordiali saluti. Alberto Ruffo”.  Il Quirinale aveva già comunicato al leader di Diritti Civili, con due missive, una che viene richiamata nella lettera di oggi e un’altra, del 7 settembre scorso, che “per la richiesta di Diritti Civili per la medaglia d’oro a Luigi Rende era stato subito interessato il Prefetto di Reggio Calabria per l’avvio dell’istruttoria di rito” e nell’altra missiva del 20 settembre che “l’istanza era passata all’esame della competente Commissione per le Ricompense al Valore e Merito Civile del Ministero dell’Interno”. Corbelli ringrazia il capo dello Stato per aver accolto le diverse istanze di Diritti Civili e per le cortesi e tempestive comunicazioni da parte dei competenti Uffici del Quirinale. “Il Movimento Diritti Civili da 20 anni si batte contro le ingiustizie, per una giustizia giusta, per aiutare chi ha bisogno e lotta, con successo, perché eroi come il vigilante Rende, e altri per i quali ho chiesto (e in due casi già ottenuto) le massime onorificenze alla memoria, non vengano dimenticati, ma ricordati e onorati degnamente con il conferimento della Medaglia d’oro. Il presidente della Repubblica, che non mi stancherò mai di ringraziare, ha ancora una volta – afferma Corbelli - dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi, come il vigilante calabrese, ha perso la vita per difendere la legalità, opponendosi eroicamente ad una banda di rapinatori. Diritti Civili ha vinto una nuova, importante battaglia civile: la Medaglia d’oro assegnata a Luigi Rende e ad altri eroi che come la guardia giurata calabrese hanno perso la vita l’estate scorsa mentre cercavano di difendere la legalità, di salvare altre vite umane e nel tentativo eroico di spegnere gli incendi appiccati da piromani assassini. Da calabrese affermo con orgoglio che la Calabria vera è quella di Luigi Rende e dell’altro nostro eroe, il giovane militare cosentino Eugenio Nigro, morto, questa estate, mentre coraggiosamente cercava di spegnere un incendio che minacciava il suo paesino di Lappano, alle porte di Cosenza; anche lui presto, così come da Diritti Civili chiesto, sarà insignito della medaglia d’oro”.  Corbelli incassa dunque un nuovo successo nella sua battaglia “per non dimenticare, ricordare e onorare degnamente gli eroi morti questa estate in Italia”. Alla fine di settembre il Presidente della Repubblica, accogliendo una istanza dello stesso leader di Diritti Civili, ha conferito la medaglia d’oro al manovale bosniaco Dragan Cigan, 31 anni, con moglie e due figli, residente a San Martino di Lupari nel Padovano, morto annegato, il 22 luglio scorso, dopo aver salvato due fratellini trevigiani, di sette e dieci anni, che stavano affogando nel mare di Jesolo.  La Medaglia d’oro, si legge nella nota di Diritti Civili, sta per essere conferita anche al pilota emiliano Andrea Golfera, precipitato il 23 luglio scorso mentre a bordo dell’aereo canadair della Protezione Civile cercava di spegnere un incendio in Abruzzo. Lo ha comunicato, alla fine di settembre, la Presidenza della Repubblica a Corbelli.

 

27 Ottobre 2007

(Seguono in questa stessa pagina gli altri precedenti comunicati su questa iniziativa)

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Dopo istanza Diritti Civili sarà conferita medaglia d’oro a pilota emiliano Andrea Golfera.

 

 

Roma

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, conferirà la medaglia d’oro al pilota emiliano Andrea Golfera, morto, lunedì 23 luglio scorso, mentre coraggiosamente a bordo di un aereo canadair della Protezione Civile tentava di spegnere un incendio in Abruzzo. Lo rende noto il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che aveva a questo proposito presentato, mercoledì 8 agosto, una istanza al capo dello Stato, chiedendo il conferimento della Medaglia d’oro per il pilota Golfera “per il gesto di coraggio”. Il Quirinale ha comunicato ufficialmente, con una missiva, a Corbelli che la richiesta di Diritti Civili per la medaglia d’oro a Golfera è all’esame della competente Commissione per le Ricompense al Valore e Merito Civile del Ministero dell’Interno. Questo il testo della lettera del Consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari Interni, Alberto Ruffo, al leader di Diritti Civili. “Gentile dottore, dopo le cortesi istanze che Ella ha inteso far pervenire all’indirizzo del Signor Presidente della Repubblica, auspicando la concessione di riconoscimenti onorifici alla memoria del pilota Andrea Golfera e altri (che vengono citati nella lettera del Quirinale) La informiamo che sono state interessati i Prefetti delle Province ove si sono verificati gli eventi, per l’avvio dell’istruttoria di rito. La vicenda della tragica morte del pilota del canadair della Protezione Civile, Andrea Golfera, precipitato in data 23 luglio scorso è all’esame della Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile del Ministero dell’Interno. Mi riservo di farle pervenire ulteriori notizie”. Corbelli ringrazia il capo dello Stato per aver accolto la istanza di Diritti Civili. “Il Movimento Diritti Civili si batte perché eroi come il pilota Golfera, e altri per i quali ho chiesto le massime onorificenze alla memoria, non vengano dimenticati, ma ricordati e onorati degnamente con il conferimento della Medaglia d’oro. Il presidente della Repubblica ha ancora una volta – afferma Corbelli - dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi, come il pilota Golfera, ha perso la vita per tentare di spegnere un incendio in Abruzzo, appiccato da piromani assassini. La Medaglia d’oro sarà assegnata a Golfera e ad altri eroi che come il pilota emiliano hanno perso la vita l’estate scorsa mentre cercavano di spegnere dei roghi, dopo aver salvato altre vite umane e mentre difendevano la legalità”. Pochi giorni fa il Presidente della Repubblica accogliendo una istanza dello stesso Corbelli,  ha conferito la medaglia d’oro al manovale bosniaco Dragan Cigan, 31 anni, con moglie e due figli, residente a San Martino di Lupari nel Padovano, morto annegato, il 22 luglio scorso, dopo aver salvato due fratellini trevigiani, di sette e dieci anni, che stavano affogando nel mare di Jesolo.

 

26 Settembre 2007

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Scritta oggi in Calabria una pagina di grande solidarietà. Piccola festa in Questura a Cosenza per i due fratellini Rom non vedenti

Rilasciato un permesso straordinario di soggiorno per motivi umanitari. Un fatto, questo, nuovo e di grande importanza.  

Il Questore e Corbelli, entrambi commossi, definiscono l’avvenimento di oggi un “segnale importante per l’intero Paese”.

 

 

Una pagina di grande solidarietà, da Libro Cuore, è stata scritta oggi in Calabria. Una piccola festa, con tanto di regali, palloncini, un piccolo buffet, voluta dal Questore di Cosenza, Raffaele Salerno, e organizzata all’interno della Questura per festeggiare i due fratellini Rom non vedenti e il lieto fine di una storia che da sei anni continua a commuovere tutti in Calabria e nel resto del Paese. I piccoli Branko e Marko non saranno espulsi e potranno continuare a restare in Italia, per essere curati. Il Questore Salerno ha voluto incontrare i piccoli Branko e Marko, 9 e 8 anni, i loro genitori e il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che per questa causa umanitaria si batte ininterrottamente dal giugno del 2001, da quando ha tolto i due fratellini dalla tenda-vergogna, alle porte della città di Cosenza, dove erano nati e dove avevano vissuto in condizioni igieniche disumane. Il Questore ha consegnato ai genitori di Branko e Marko il nuovo permesso straordinario di soggiorno. L’autorizzazione speciale a differenza del passato non è più per ragioni di salute ma per motivi umanitari. “Un segnale importante per l’intero Paese”, lo hanno definito il nuovo Questore, da poco nella città bruzia, e Corbelli. Il coordinatore di Diritti Civili ha ringraziato il Questore Salerno per quello che ha definito un “gesto bellissimo, di grande valore e significato”.  E’ stato un incontro molto cordiale e toccante. Insieme al Questore erano presenti anche il dirigente Polizia Amministrativa e dell’Immigrazione, Franco Massimino, il dirigente dell’Ufficio Immigrazione, Francesca Parasporo, il capo di Gabinetto, Paola Fabris. Il Questore, visibilmente commosso, ha regalato ai due bambini e ai loro tre fratelli un berretto e uno zainetto della Polizia. Il Questore Salerno ha ringraziato Corbelli, al quale ha regalato un berretto della Polizia di Stato, per il suo continuo impegno a favore di questi due bambini e della loro famiglia, ha espresso la sua soddisfazione e ha definito quella di oggi “una giornata importante che serve a far capire che si può benissimo coniugare la legalità, il diritto con la solidarietà nei confronti degli immigrati e non solo. La Polizia è una grande famiglia al servizio della collettività. Il nostro compito è quello di far rispettare la legge e di aiutare chi ha bisogno. Oggi tutti insieme abbiamo portato a termine una iniziativa molto bella e di grande significato”. Corbelli, anche lui felice e commosso, ha ricordato il suo continuo impegno che va avanti da 6 anni per i piccoli Marko e Branko. “E’ dal giugno 2001 (da quando l’amico e collega Pino Nano mi telefonò una sera per informarmi di questo dramma umano e per chiedermi di intervenire) che combatto ininterrottamente per far rispettare i diritti di questi due bambini, per farli restare in Italia, per farli curare, per aiutarli a risolvere i diversi problemi. Quella che è stata scritta oggi nella Questura di Cosenza è una pagina di grande e vera solidarietà, che fa onore alle Istituzioni e a tutto il Paese”. I genitori di Marko e Branko hanno espresso parole di ringraziamento “per Corbelli (da sei anni il nostro angelo custode) per il Questore, per il Comune di Rende” e hanno definito questa giornata “un sogno che abbiamo sempre sperato un giorno si avverasse”.  Ottenuto il permesso, e quindi il tesserino sanitario, i due bambini accompagnati dai genitori la prossima settimana si recheranno di nuovo all’ospedale Maggiore di Bologna, per essere sottoposti a nuovi piccoli, delicati interventi.  Marko deve essere operato per mantenere la vista dall’unico occhio vedente e l’altro, Branko, completamente non vedente, deve continuare le terapie per evitare infezioni ed eliminare i dolori.

 

17 Settembre 2007

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Diritti Civili: “Vinta nuova, importante battaglia. Resteranno in Italia fratellini Rom non vedenti. Nuovo permesso straordinario di soggiorno”

 

 

I due fratellini Rom non vedenti non saranno espulsi e potranno restare in Italia. Una nuova, difficile battaglia vinta dal Movimento Diritti Civili. “La più importante e la più bella di tutte le nostre innumerevoli battaglie fatte in 20 anni, a cui sono particolarmente affezionato. Una grande conquista civile che fa onore alle Istituzioni e all’intero Paese”, afferma Franco Corbelli, soddisfatto e contento. Otterranno un nuovo permesso straordinario, per motivi umanitari, e potranno continuare a rimanere nel nostro Paese, per essere curati, i piccoli Branko e Marko, 8 e 9 anni, i due bambini Rom non vedenti, nati a Cosenza, figli di immigrati irregolari, che rischiavano di essere mandati via dall’Italia domani, venerdì 14 settembre, alla scadenza dell’ultima autorizzazione speciale di soggiorno, concessa loro nel marzo scorso, per motivi di salute, dalla Questura di Cosenza. Il nuovo permesso sarà concesso domani. A renderlo noto è lo stesso Corbelli che questa mattina ha accompagnato alla Questura di Cosenza i due bambini e i loro genitori. Il coordinatore di Diritti Civili ha incontrato la dirigente dell’Ufficio immigrazione, Francesca Parasporo, che da anni segue, insieme alla sua collega Tocci, la vicenda dei due bambini e che, afferma Corbelli, “come al solito ha dimostrato grande disponibilità, sensibilità e umanità e per questo voglio ringraziarla. Per il settimo anno consecutivo siamo riusciti ad ottenere un provvedimento straordinario, che permette ai bambini e ai loro genitori di restare in Italia. Il rinnovo del permesso di soggiorno non è una operazione semplice. Ogni volta infatti si tratta di una forzatura della legge sull’immigrazione. Ma su tutto per fortuna prevale l’umanità, il rispetto del dramma e del bisogno di assistenza sanitaria dei due fratellini non vedenti. Adesso la speranza è che i genitori dei bambini, nati in Italia, possano finalmente ottenere la cittadinanza italiana essendo nel nostro Paese, con regolari permessi di soggiorno, da oltre 5 anni. C’è infatti in discussione in Parlamento una proposta di legge che prevede il riconoscimento della cittadinanza per quegli immigrati che abbiano trascorso, regolarmente autorizzati, almeno 5 anni in Italia. Come appunto nel caso dei bambini e dei loro genitori. Aspettiamo a proposito della cittadinanza anche un intervento e una risposta del Ministro degli Interni, Giuliano Amato, al nostro appello”. Corbelli ininterrottamente da oltre 6 anni aiuta e si batte per questi due bambini. Li ha salvati togliendoli, nel giugno dl 2001, dalla piccola tenda-vergogna, dove vivevano in condizioni igieniche disumane e allucinanti, sistemandoli in una casa (messa a disposizione dal Comune di Rende), facendoli ricoverare e operare negli ospedali di Cosenza e Bologna, iscrivendoli a scuola, facendogli ottenere ogni anno un permesso straordinario di soggiorno per permettergli di restare nel nostro Paese per continuare le cure e i piccoli, continui interventi a cui devono sottoporsi i due bambini all’ospedale Maggiore di Bologna, dove i due piccoli si recheranno di nuovo agli inizi di ottobre. Marko deve essere operato per mantenere la vista dall’unico occhio vedente e l’altro, Branko, completamente non vedente, curato per evitare infezioni ed eliminare i dolori.

 

13 Settembre 2007

 

 

 

Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili

 

Appello Diritti Civili a Ministro Amato e Questore Cosenza per fratellini Rom non vedenti, Marko e Branko. Venerdì scade l’ultimo permesso straordinario di soggiorno e i due bambini e i loro genitori (immigrati irregolari) rischiano di essere espulsi dal nostro Paese

 

 

Appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, al Ministro degli Interni, Giuliano Amato, e al nuovo Questore di Cosenza, Raffaele Salerno, a favore dei piccoli nomadi Branko e Marko, i due fratellini non vedenti, nati a Cosenza, figli di immigrati irregolari, che rischiano di essere, tra 48 ore, espulsi dall’Italia, perché dopodomani, venerdì 14 settembre, scadrà l’ultimo permesso straordinario di soggiorno, concesso loro nel marzo scorso, per motivi umanitari, dalla Questura di Cosenza. Se infatti non si otterrà un nuovo provvedimento straordinario i due fratellini e i loro genitori dovrebbero lasciare il nostro Paese. Lo rende noto lo stesso Corbelli, grazie al cui incessante impegno che va avanti ininterrottamente da oltre 6 anni, i due bambini rom, Branko e Marko, 8 e 9 anni, non vedenti (il più piccolo, Branko, completamente cieco, l’altro, Marko, vede da un solo occhio), figli di una coppia di immigrati clandestini, continuano a restare nel nostro Paese per essere curati e assistiti. Corbelli li ha salvati togliendoli, nel giugno dl 2001, dalla piccola tenda-vergogna, dove vivevano in condizioni igieniche disumane e allucinanti, sistemandoli in una casa (messa a disposizione dal Comune di Rende), facendoli ricoverare e operare negli ospedali di Cosenza e Bologna, iscrivendoli a scuola, facendogli ottenere ogni anno (dopo manifestazioni di protesta, denunce e appelli alle massime Istituzioni del Paese da parte del Movimento Diritti Civili, che hanno fatto registrare gli interventi dell’ex presidente del Consiglio Berlusconi e l’anno scorso del Presidente della Repubblica, Napolitano) un permesso straordinario di soggiorno per permettergli di restare nel nostro Paese per continuare le cure e i piccoli, continui interventi a cui devono sottoporsi i due bambini all’ospedale Maggiore di Bologna; uno, Marko, per mantenere la vista dall’unico occhio vedente e l’altro, Branko, completamente non vedente, per evitare infezioni ed eliminare i dolori. “Continuano ancora oggi purtroppo le peripezie di questi due fratellini. Ogni anno infatti – afferma Corbelli - rischiano di essere espulsi dall’Italia. Dopodomani, venerdì, scade l’ultimo loro permesso straordinario di soggiorno e i due bambini e i loro genitori se non otterranno una nuova autorizzazione speciale dovrebbero lasciare il nostro Paese. Per loro sarebbe la fine di ogni speranza. Non hanno più un Paese, il loro villaggio nell’ex Jugoslavia, dove vivevano i genitori, è stato distrutto dalla guerra. Ancora una volta mi appello alle Istituzioni competenti, al Ministro degli Interni, Amato, e al nuovo Questore di Cosenza, Salerno, che essendo da poco nella città brucia non conosce questa vicenda, perché si eviti questa ingiustizia. L’espulsione dall’Italia di questi bambini e dei loro genitori sarebbe una crudeltà inaudita, un fatto indegno di un Paese civile. Chiedo che venga concesso un nuovo permesso straordinario di soggiorno e venga finalmente riconosciuto il diritto alla cittadinanza italiana a questi bambini (nati in Italia) e ai loro genitori per permettergli di restare nel nostro Paese per continuare così a curarsi nei centri specializzati. Ho fatto preparare ai genitori dei bambini tutta la documentazione necessaria. Il certificato medico lo ha rilasciato il primario di Oculistica dell’ospedale Civile di Cosenza, Aurelio Scrivano, che ho sentito ieri al telefono. Per il settimo anno consecutivo domani mattina accompagnerò personalmente in Questura i piccoli Marko e Branko e i loro genitori. Mi auguro che non ci sia bisogno di inscenare una protesta per ottenere un diritto sacrosanto dei due bambini. La situazione purtroppo – continua Corbelli - si è fatta ancora più difficile e drammatica per l’aggravarsi delle condizioni del piccolo Branko. Agli inizi di ottobre i