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In questa pagina tutta la storia di una campagna umanitaria andata
avanti ininterrottamente per tre mesi.
Informazione
Per una nostra scelta non
pubblichiamo mai sul nostro sito le foto delle persone che aiutiamo. Mettiamo
comunque gratuitamente a disposizione di tutti i media e i siti che sostengono
le nostre iniziative umanitarie le foto delle persone protagoniste delle nostre
campagne di solidarietà. Basta chiedercelo inviando una e-mail
a diritticivili@tiscalinet.it
Comunicato stampa Movimento Diritti Civili
Diritti Civili denuncia “Emergenza profughi
in Calabria. 1003 richiedenti asilo politico. Centinaia e
centinaia i ricorsi pendenti da anni presso Tribunale Catanzaro”
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo la
nuova protesta degli immigrati, l’ultima quella di ieri a Cetraro, dopo quelle
clamorose di Crotone dell’ottobre scorso, denuncia quello che definisce “il
drammatico e dimenticato problema, una vera emergenza sociale, delle migliaia e
migliaia di migranti e profughi che aspettano da anni di avere una risposta
alla richiesta di asilo politico e all’ottenimento e
al rinnovo del permesso di soggiorno. In Calabria attualmente
ci sono 1019 migranti in attesa di una risposta alle loro istanze da parte
dello Stato. Di questi 1003 sono richiedenti asilo. Ci sono poi centinaia e centinaia di ricorsi pendenti da anni presso il Tribunale di
Catanzaro di rifugiati che aspettano di ottenere la protezione umanitaria in
Italia. Sono casi di disperazione di tanti poveri immigrati costretti ad
aspettare anche degli anni prima di vedersi riconosciuto un loro diritto.
Diritti Civili sono oltre 20 anni che combatte per difendere i diritti civili e
umani di tanti immigrati. Negli ultimi mesi abbiamo risolto, dopo un lunga battaglia, i casi di Kate e Alexandrina, due
giovani immigrate, della Nigeria e della Romania. Tanti sono i casi di migranti
disperati, che non conosciamo, che chiedono , come
hanno fatto ieri con la protesta di Cetraro, rispetto per i loro diritti. E’
gente povera e disperata, che per protesta, per rivendicare i loro diritti,
deve inscenare proteste clamorose, arrivando addirittura a minacciare il
suicidio, come è successo nell’ottobre dello scorso
anno a Crotone. Spesso per questi migranti si consumano tragedie in solitudine,
nel silenzio e nella indifferenza delle istituzioni.
Oggi c’è questa emergenza profughi che aspettano di
ottenere l’asilo, la protezione umanitaria o il permesso di soggiorno. Un Paese
civile, uno Stato di diritto ha il dovere di dare delle risposte a questi
immigrati che spesso fuggono dalla guerra, dalla miseria, dalla fame, dalle
malattie, dalle persecuzioni per cercare aiuto e fortuna in Italia e in altre
Nazioni democratiche. Non possiamo trattarli come fantasmi. Sono degli essere umani e come tali vanno trattati e
rispettati”.
5 febbraio 2012
Comunicato stampa Movimento Diritti
Civili
Tribunale
sorveglianza Cosenza sta per firmare provvedimento
affidamento servizi Alexandrina (giovane rumena che ha perso suoi tre bambini
in incendio), da 8 mesi ai domiciliari in Calabria. Corbelli “Vinta nuova
importante battaglia. Sta per essere scritta un’altra bellissima pagina di
solidarietà e di giustizia giusta e umana”
Cosenza
Il giudice del Tribunale di sorveglianza, Sergio Caliò (lo stesso che si occupò
del caso di Kate Omoregbe, la ragazza nigeriana che se espulsa dall’Italia
rischiava la lapidazione nel suo paese), sta per porre fine alla lunga
carcerazione domiciliare e firmare il provvedimento di affidamento ai servizi
della giovane rumena Alexandrina Natalina Lacatus, 24 anni, agli arresti
domiciliari in Calabria dal 31 maggio 2011, dopo il rigetto, lo scorso anno,
con due diverse sentenze della Corte di Appello di Catanzaro,
della richiesta di estradizione avanzata dal suo Paese,
Romania dove era rimasta due mesi. Due anni fa la giovane rumena era arrivata
in Calabria, dove aveva raggiunto un fratello. Il 26 aprile 2011 era stata
arrestata dai carabinieri di Cassano e rinchiusa nel carcere di Castrovillari,
in esecuzione di un mandato di cattura del suo Paese. Il 31 maggio dello scorso
anno
Caliò sta per firmare il provvedimento. Lo farà subito non appena avrà
l’informativa richiesta. La relazione degli assistenti sociali (che ho sentito
al telefono) che hanno seguito Alexandrina in questi mesi è stata eccellente,
così come del resto la informativa dei carabinieri di Cassano che hanno
confermato il comportamento corretto ed esemplare tenuto da Alexandrina in
questi otto mesi di carcerazione domiciliare. Finalmente dunque questa
nuova sofferenza di Alexandrina sta per finire. La ragazza avrà l’affidamento
ai servizi e l’autorizzazione ad uscire di casa e andare a lavorare in una
azienda agricola della
Sibaritide che le ha fatto un regolare contratto di lavoro. Dopo aver l’estate
scorsa impedito l’estradizione e il carcere in Romania per Alexandrina oggi sta
per essere scritta la parola fine a questa vicenda. Ho sentito Alexandrina
continuamente in questi mesi. L’ho aiutata quando era in carcere, ho
contribuito insieme ai suoi due legali a farla scarcerare, ho continuato ad
aiutarla anche dopo. Era oltre che profondamente ingiusto assolutamente
disumano far pagare con il carcere questa povera e sfortunata ragazza per la
tragedia che l’aveva colpita con la morte dei suoi tre bambini. Alexandrina era
nella casa circondariale di Castrovillari, dove era detenuta anche Kate
Omoregbe (la ragazza nigeriana che ho salvato impedendo che venisse
espulsa e facendole ottenere l’asilo politico in Italia: la giovane rischiava
la lapidazione nel suo Paese). Sono soddisfatto e felice di aver dedicato
questi nove mesi soprattutto per queste due cause umanitarie di due ragazze
povere e sfortunate. Un ringraziamento di cuore va ai media calabresi che mi
sono stati, come al solito, vicini, in queste due battaglie di giustizia giusta
e umana e in queste importanti iniziative di solidarietà”.
31 gennaio 2012
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Sarà Tribunale sorveglianza
Cosenza (non più Catanzaro) a decidere su destino di Alexandrina(giovane
rumena che ha perso suoi tre bambini in incendio), da 8 mesi ai domiciliari.
Appello Corbelli al giudice Caliò
Cosenza
Sarà il giudice del
Tribunale di sorveglianza, Sergio Caliò (lo stesso che si occupò del caso di
Kate Omoregbe, la ragazza nigeriana che se espulsa dall’Italia rischiava la
lapidazione nel suo paese), a decidere sul destino della giovane rumena
Alexandrina Natalina Lacatus, 24 anni, agli arresti domiciliari in Calabria dal
31 maggio 2011, dopo il rigetto, con due diverse sentenze della Corte di Appello di Catanzaro, della richiesta di estradizione
avanzata dal suo Paese,
25 gennaio 2012
La battaglia di verità e giustizia
di Diritti Civili per Franco Morelli, il consigliere regionale calabrese
ingiustamente arrestato
(Nella pagina Giustizia la notizia Ansa sul comunicato
di Diritti Civili)
ROMENA ARRESTATA:CORBELLI,NEGATO
PERMESSO PER NOZZE FRATELLO
(ANSA) - COSENZA, 13 GEN - "La
giustizia ha scritto una
brutta pagina. Ad Alexandrina, la
giovane ragazza rumena di 24
anni, agli arresti domiciliari a
Sibari dal 31 maggio scorso,
non è stato consentito di partecipare
al matrimonio del
fratello, che si è svolto a Rosarno,
dove il giovane lavora
insieme agli altri immigrati". E'
quanto afferma, in una nota,
Franco Corbelli, leader del movimento
Diritti civili.
"Ho cercato - prosegue Corbelli - in tutti i modi sino
all'ultimo momento, anche telefonando
personalmente più volte
oltre che all'avvocato della ragazza,
anche all'Ufficio del
Tribunale di sorveglianza di
Catanzaro, di perorare questa
iniziativa meramente umanitaria e per
evitare che si consumasse
questa ingiustizia. Purtroppo non ci sono
riuscito. Sono
profondamente deluso e amareggiato.
Non credo che sia questa una
giustizia giusta e umana, quella che
impedisce ad una giovane
donna, già così duramente colpita da
un destino crudele, per
la morte, in un incendio, dei suoi tre
bambini, di poter
partecipare al matrimonio del
fratello".
"Mi auguro che adesso - conclude Corbelli - si ponga
finalmente fine alla sua sofferenza e
venga concesso
l'affidamento ai servizi visto che la
ragazza ha finito, da
tempo, il periodo di prova con gli
psicologi e ha presentato
regolare contratto di lavoro con una
azienda agricola della
Sibaritide. Tenerla ancora prigioniera
in casa serve solo a
procurarle altro dolore e altra
sofferenza". (ANSA).
TAGLI TRENI CALABRIA.
DIRITTI CIVILI DENUNCIA AD TRENITALIA
(nella pagina Politica
la notizia Ansa)
Denuncia Diritti Civili su
dramma carceri e detenuti gravemente malati
(Nella pagina Giustizia)
ROMENA ARRESTATA:CORBELLI,
SIA MANDATA A MATRIMONIO FRATELLO
(ANSA) - CATANZARO, 27 DIC -
Il leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, in una nota, chiede al giudice di sorveglianza del
Tribunale di Catanzaro di consentire ad Alexandrina Natalina Lacatus,
la romena di 24 anni agli arresti domiciliari a Sibari dal 31 maggio
scorso per la morte dei suoi tre bambini avvenuta in un incendio nel
2008 in Romania, di partecipare giovedì al matrimonio del fratello che
si svolgerà a Rosarno. "Dopodomani - afferma Corbelli - si sposa a
Rosarno, dove lavora insieme agli altri immigrati, il fratello di
Alexandrina. La giovane, che è in attesa dell'affidamento, ha
presentato, attraverso i suoi due legali istanza al Tribunale di
Sorveglianza di Catanzaro chiedendo l'autorizzazione a partecipare al
matrimonio. Chiedo ai giudici di Catanzaro di accogliere questa
domanda. Un Paese civile non può non esaudire il desiderio di questa
ragazza, già così duramente colpita da questa immane tragedia che ha
segnato per sempre la sua vita. Sono sette mesi che Diritti Civili
combatte per aiutare questa povera e sfortunata ragazza. Abbiamo già
vinto, insieme ai due legali della ragazza, una prima importante
battaglia grazie a dei giudici, quelli della Corte di Appello di
Catanzaro, particolarmente sensibili, che hanno negato l'estradizione
e quindi evitato il carcere nel suo Paese ad Alexandrina, condannata
in Romania, in modo assolutamente ingiusto e disumano, a tre anni di
reclusione per omicidio colposo, per la morte dei suoi tre bambini".
"Adesso - conclude Corbelli - è giusto che ad Alexandrina venga
consentito di partecipare al matrimonio del fratello".
IMMIGRAZIONE: MESSAGGIO NIGERIANA PER
NATALE, GRAZIE A TUTTI
(ANSA) - COSENZA, 23 DIC -
"Dopo cinque anni trascorrerò il
Natale non più dietro le sbarre, in
una cella, ma insieme alle
suore, a Suor Rosalia, a suor Anna
Silvia e alle altre ragazze
dell'Istituto Sant'Anna di Lodi che mi
hanno accolto con grande
amore e mi vogliono bene". Lo
scrive, in un messaggio per
Natale di Kate Omoregbe, la nigeriana
che rischiava la
lapidazione nel suo Paese e che è
rimasta in Italia grazie alle
iniziative in suo favore di Franco
Corbelli, leader del
movimenmto Diritti civili.
"Non vedrò più, come ho fatto per quattro anni ad ogni
Natale, prigioniera, triste e
piangente nella mia piccola cella
- aggiunge Kate Omoregbe - le montagne
innevate e il cielo
azzurro del Pollino. Finalmente potrò
festeggiare il Natale
come tutti, da donna libera. Ringrazio
le migliaia di persone
che in Italia e da tutto il mondo mi
hanno aiutato. Un pensiero
particolare va al mio angelo
salvatore, che il Signore, una
mattina di luglio, mi ha fatto
conoscere, Franco Corbelli, che
mi ha salvata e continua anche adesso
ad aiutarmi per ogni mio
problema. Ringrazio la città di Lodi
che mi ha accolto con
grande affetto e
Nel carcere di Castrovillari ho
trovato grande umanità. Da lì
é iniziata la mia speranza e sono
incominciati la mia salvezza
e la mia rinascita. Oggi sono
finalmente serena e felice di
essere una donna libera in un paese
libero".
"Voglio adesso fare qualcosa, insieme al Movimento dei
diritti civili - conclude Kate - per
aiutare tutte quelle
ragazze povere e sfortunate come
me". (ANSA).
Comunicato Stampa Movimento Diritti
Civili
Rischio terremoto e sicurezza scuole.
“Situazione molto preoccupante”. Diritti Civili chiede immediata verifica
condizioni sicurezza edifici scolastici della città di Cosenza,
dell’hinterland, in particolare dei comuni della Valle del Crati e delle altre
zone del Cosentino, interessate da sciame sismico
Cosenza
Il leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, che da anni si batte per la sicurezza delle scuole, dopo il
“comprensibile e giustificato allarme creato dallo sciame sismico che da più
tempo continua a colpire il cosentino e in particolare le zone della Valle del
Crati e del Pollino, esprime “forte preoccupazione per la condizione di
sicurezza delle strutture scolastiche più fatiscenti e obsolete” in particolare
dei comuni interessati ai movimenti tellurici, chiede alle Amministrazioni
competenti (Comuni, Province, Regione) di voler “predisporre una immediata
verifica, utilizzando il periodo delle festività, delle condizioni di stabilità
di tutti gli edifici scolastici particolarmente a rischio”. “Lo sciame sismico
che sta interessando dopo la vasta area del Pollino, anche la città di Cosenza,
il suo hinterland e in particolare
21 dicembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Appello Diritti Civili al
giudice sorveglianza di Catanzaro per Alexandrina (giovane rumena che ha perso
suoi tre bambini in incendio), da quasi 7 mesi ai domiciliari. “Liberi per Natale questa povera e sfortunata
ragazza rumena”
Catanzaro
“Tra pochi giorni sarà
Natale. Sarà il terzo Natale che Alexandrina trascorrerà senza i suoi tre
bambini, che un destino crudele (un incendio nella sua abitazione) le ha
strappato un maledetto pomeriggio di tre anni fa, fine dicembre 2008. Sono
quasi sette mesi che Diritti Civili combatte per aiutare questa povera e
sfortunata ragazza rumena, che la stampa calabrese, tranne le solite poche
lodevoli eccezioni, sembra aver dimenticato e cancellato. Abbiamo già vinto,
insieme ai due legali della ragazza , Brandi Cordasco Salmena e Lucente, una
prima importante battaglia grazie a dei giudici, quelli della Corte di Appello
di Catanzaro, particolarmente sensibili, che hanno negato l’estradizione e
quindi evitato il carcere, nel suo Paese, ad Alexandrina, condannata dalla
giustizia della Romania, in modo assolutamente ingiusto e disumano, a tre anni
di reclusione per omicidio colposo, per la morte dei suoi tre bambini. Adesso è
giusto che Alexandrina (che mi telefona chiedendomi, piangendo, di continuare
ad aiutarla), che è agli arresti domiciliari in Calabria (a Sibari) dal 31
maggio scorso, venga per Natale definitivamente scarcerata e possa iniziare a
lavorare (ha da poco ottenuto un contratto con una azienda agricola della
Sibaritide) per cercare di ricostruirsi una vita dopo l’immane tragedia che ha
subito e che ha purtroppo segnato per sempre in modo indelebile e drammatico la
sua esistenza. Confido per questo in un atto di giustizia e di umanità del
giudice di sorveglianza di Catanzaro. E’ questo l’appello che faccio oggi, a
pochi giorni dal Natale, per questa povera e sfortunata ragazza, che sono anche
andato, nel mese di maggio, a incontrare nel carcere di Castrovillari, dove era
detenuta”. E’ quanto afferma, in una nota, il leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, rivolgendosi al giudice di sorveglianza del Tribunale
di Catanzaro al quale chiede di concedere, prima di Natale, l’affidamento ai
servizi alla giovane rumena Alexandrina Natalina Lacatus, 24 anni, arrestata
martedì 26 aprile 2011 dai carabinieri di Corigliano e rimasta nel carcere di
Castrovillari sino al 31 maggio scorso (quando è stata, dai giudici della Corte
di Appello di Catanzaro, respinta la richiesta di estradizione, avanzata dalla
Procura generale, concessa la scarcerazione e disposti i domiciliari in
Calabria), in esecuzione di un mandato di cattura del suo Paese (
17 dicembre 2011
SCUOLA:CORBELLI,FONDAZIONE CARICAL
AIUTERA'BIMBO NON VEDENTE
(ANSA) - COSENZA, 13 DIC - Il Presidente
della Fondazione
Carical, Mario Bozzo, è disponibile e
pronto ad aiutare il
piccolo Domenico, il bambino non
vedente di Castrovillari al
quale di fatto viene negato il diritto
allo studio perché la
scuola è sprovvista di materiale didattico
idoneo. Lo rende
noto il leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli.
Bozzo ha informato personalmente Corbelli dopo aver visto
l'appello del leader del Movimento
Diritti Civili.
"
farsi carico del problema del piccolo
Domenico, mi ha detto il
presidente Bozzo che ho incontrato e
che ringrazio per la
sensibilità dimostrata anche in questa
occasione. Oggi ho
telefonato al papà del piccolo
Domenico per informarlo della
disponibilità della Fondazione
Carical".
Il leader di Diritti Civili, nei giorni scorsi, aveva
denunciato rivolto un appello al
direttore dell'Ufficio
scolastico regionale, Francesco
Mercurio, ed al sindaco di
Castrovillari, Franco Blaiotta, per
fare in modo che la scuola
si dotasse del materiale didattico
adeguato alle persone non
vedenti.
"Con il mio appello - conclude Corbelli - avevo auspicato un
immediato intervento del Direttore
dell'Ufficio Scolastico
Regionale e del sindaco Blaiotta. E'
arrivata invece prima e
subito la risposta del presidente
della Fondazione Carical,
Mario Bozzo, che ringrazio
pubblicamente insieme a quei media
calabresi che hanno dato spazio
all'appello di Diritti
Civili".(ANSA).
(in questa pagina il
precedente intervento su questo caso)
La battaglia di verità e
giustizia di Diritti Civili per Franco Morelli, il consigliere regionale
calabrese ingiustamente arrestato
(sotto la notizia
dell’Agenzia AGI e nella pagina Giustizia il comunicato di Diritti Civili)
'NDRANGHETA: MORELLI, "NON HO COMMESSO ILLECITI"
(AGI) - Catanzaro, 10 dic.
- Franco Morelli, il consigliere regionale della Calabria arrestato nei giorni
scorsi nell'ambito dell'operazione "Infinito" della Dda di Milano, si
difende dal carcere. A fasri portavoce di Morelli, che nega ogni
responsabilita', e' il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli.
"Morelli - afferma Corbelli - e' in un vero e proprio incubo. Non riesce a
darsi una spiegazione di quello che gli e' successo. E' visibilmente molto
provato. Ha gia' perso 10 chili. Alla moglie, - riferisce - che ha incontrato
pochi giorni dopo il suo arresto, ha detto guardandola negli occhi, con lo
sguardo perso nel vuoto: "Perche' sono qui, perche' mi hanno arrestato,
come e' possibile che io sia qui in carcere. Cosa ho fatto di male, di cosi'
grave? Non ho mai commesso alcun illecito. Durante tutta la mia vita ho solo
sempre aiutato tanta povera gente..". Dopo aver denunciato "la sua
forte preoccupazione per lo stato di salute di Franco Morelli che ha perso 10
kg in sette giorni", Corbelli) chiede l'intervento del Ministro di Grazia
e Giustizia, Paola Severino, per quella che definisce "una grande
ingiustizia e una tragedia che si sta consumando nel silenzio e
nell'indifferenza generali, interrotti solo dal massacro mediatico, nei
confronti di una persona perbene, da tutti stimata sino al momento
dell'arresto". Corbelli, in una nota trasmessa all'Agi, parla di
"violazione dei diritti piu' elementari che impediscono ai familiari di
poter finanche portare gli indumenti pesanti necessari per l'inverno, perche'
e' consentito portare ogni mese al detenuto un massimo di 20 kg di roba
(alimentari o altri prodotti e vestiti). I familiari - aggiunge - possono
vederlo solo 4 ore al mese. Lunedi' Morelli vedra' per la prima volta dal
momento del suo arresto le sue due figlie, che insieme alla loro mamma
(Ermelinda Pugliese, moglie di Morelli) si recheranno dalla Calabria al carcere
di Opera, in Lombardia Quello che sta vivendo". Corbelli aggiunge:
"Si possono calpestare in questo modo i diritti, la stessa dignita' umana
di una persona, cancellare la sua storia vissuta tutta all'insegna della
correttezza, onesta' e grande umanita'? Si puo' trattare come un pericoloso
criminale una persona perbene, indagata ma non ancora ne' condannata, ne'
rinviata a giudizio, ne' processata. Perche' - domanda - non vengono concessi
subito gli arresti domiciliari a Franco Morelli, considerando che si tratta di
un incensurato e di una persona onesta e perbene? Se al processo, come sono
certo, sara' dimostrata la sua totale innocenza chi mai potra' ripagare e
risarcire della grande sofferenza e dell'immane dolore Morelli e la sua
famiglia?". (AGI)
La protesta di Diritti
Civili contro la manovra anti-Calabria e anti-Sud del Governo Monti
(la notizia Ansa, sul
nostro comunicato, nella pagina Politica)
SCUOLA:CORBELLI,AIUTARE
BIMBO NON VEDENTE A SEGUIRE LEZIONI
LEADER DIRITTI CIVILI
DENUNCIA EPISODIO IN COMUNE COSENTINO
(ANSA) - COSENZA, 5 DIC - Un
bambino non vedente di otto anni
non riesce a frequentare
la scuola perché l'istituto non è
dotato del materiale
didattico idoneo. La vicenda è stata resa
nota dal leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli,
che ha rivolto un appello
al Direttore scolatico regionale,
Francesco Mercurio, per
fornire la scuola del materiale
necessario.
Corbelli ha ricevuto una lettera dal padre
del bambino,
anch'egli non vedente e
residente in un comune della provincia
di Cosenza.
"Mi rivolgo a lei - scrive il padre del
bimbo a Corbelli -
in quanto mio figlio è non
vedente e gli viene negato il
diritto allo studio perché
la scuola è sprovvista di materiale
didattico idoneo e
l'amministrazione comunale è assente. Tutto
iniziò tre anni fa quando
mio figlio iniziò a frequentare la
prima elementare,
nonostante abbiamo fornito alla scuola tutti i
contatti per poter
attrezzarsi di materiale tiflo didattico e
facendo incontri tra
scuola, Amministrazione comunale e
Responsabile tecnica
preposta a tutt'oggi Domenico frequenta la
terza elementare
continuando a non avere il materiale. Da
due
anni lotto per difendere i
diritti del mio bambino non
vedente".
Sulla vicenda il leader del Movimento
Diritti Civili ha
affermato che si tratta di
"una storia triste, che colpisce
profondamente e che spero
trovi immediata soluzione. Auspico un
immediato intervento del
Direttore dell'Ufficio Scolastico
Regionale e del sindaco
del comune dove risiede il piccolo
Domenico".(ANSA).
Caso Morelli. Lettera aperta
di Corbelli al pm Boccassini e al Gip Gennari. “L’arresto del consigliere
regionale calabrese è un clamoroso errore giudiziario”
(Sotto notizia ANSA e nella pagina Giustizia il comunicato di Diritti
Civili)
‘NDRANGHETA,
CORBELLI :” ARRESTO MORELLI ERRORE
GIUDIZIARIO”
ANSA 3 dic. Il leader
del movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ha reso noto di avere scritto
una lettera aperta al pm di Milano, Ilda Boccassini, e al Gip Giuseppe Gennari,
in cui esprime "forti perplessità in merito all'inchiesta sulla
'ndrangheta che ha portato in carcere, per quello che ritengo un clamoroso
errore giudiziario - afferma - la persona sbagliata, il consigliere regionale
Franco Morelli, con unìaccusa in particolare (concorso esterno in associazione
mafiosa) tanto devastante quanto assurda e inverosimile, per chi (appena)
conosce la storia del politico calabrese''. Secondo Corbelli, "lascia
esterrefatti leggere quelle accuse (dei pm e del giudice milanesi) di cinismo,
spregiudicatezza, di mafia nei confronti di Morelli. Si è scatenato un vero e
proprio massacro mediatico, un processo sommario, una condanna preventiva,
senza bisogno di processo e di sentenze. Si tratta di una grande ingiustizia.
E' stato abbandonato da tutti, come se si trattasse di un criminale e non
invece di una persona perbene, generosa. Solo Diritti Civili continua a
difenderlo. Nessuno che ha il coraggio e l'onestà di dire e scrivere che
Morelli è agli antipodi della mafia, della cultura mafiosa, che dei suoi 14
mila voti ottenuti alle elezioni regionali del 2010, nella circoscrizione di
Cosenza (non in quella di Reggio o di Milano, dove pare abbiano una certa
influenza elettorale i Lampada-Valle), non ce n'é neppure uno che puzza di
mafia. Morelli è uno che raccoglie consensi per il suo modo di fare, la sua
bonomia, la sua presenza sul territorio. Prende una valanga di voti per i tanti
amici e le tante parrocchie che l'hanno sostenuto, per tutte quelle cene e
feste sino all'alba con tanti elettori-sodali sparsi nei diversi comuni della
provincia cosentina". "Morelli - conclude Corbelli - è questo, con
tutti i suoi pregi e i suoi difetti, ma associarlo alla mafia, identificarlo
addirittura come la cosiddetta zona grigia, il volto politico della
'ndrangheta, e' una bestemmia, la negazione di una verità storica, acclarata,
indiscutibile, da tutti conosciuta in Calabria. Oggi intanto la moglie di
Morelli, Ermelinda Pugliese, mi ha telefonato e, piangendo, mi ha
ringraziato".(ANSA)
‘NDRANGHETA/
CORBELLI: ARRESTO MORELLI PROVVEDIMENTO INGIUSTO
ANSA. 30/11/2011
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, esprime, in una nota, ”piena, forte solidarietà al consigliere
regionale della Calabria, Francesco Morelli, finito oggi in carcere nell’ambito
di una operazione della Dda della Procura di Milano”.
Corbelli, nella nota, parla di “un arresto che lascia letteralmente sgomenti e
sconcertati perché colpisce una persona perbene, un uomo generoso, unanimemente
conosciuto e apprezzato come un galantuomo. Fermo restando il rispetto che si
deve all’operato dei magistrati e dei giudici, ritengo l’arresto di Franco
Morelli, un fatto gravissimo, un provvedimento ingiusto e assolutamente
spropositato. Morelli non andava arrestato”.
“Sono certo che la vicenda giudiziaria che lo riguarda – afferma Corbelli –
sarà subito chiarita con la scarcerazione del consigliere regionale. Conosco e
sono amico da tanti anni di Franco Morelli. Voglio esprimere a lui, in questo
momento drammatico e doloroso della sua vita, tutta la mia amicizia, la mia
solidarietà e vicinanza e ricordare che in questi anni tante battaglie civili e
grandi conquiste civili, ottenute dal movimento Diritti Civili, sono state
possibili grazie soprattutto all’aiuto disinteressato di Morelli”.
(Nella pagina Giustizia il comunicato
di Diritti Civili)
Comunicato Stampa Movimento
Diritti Civili
Diritti Civili dopo morte
rumeno per assideramento nel campo nomadi lungo il fiume Crati a Cosenza. “Un
fatto grave, indegno di un Paese civile. A Cosenza disumana baraccopoli Rom,
con molti bambini a rischio. Intervenire subito per evitare immane tragedia”
Cosenza
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo la morte per assideramento di un giovane
romeno di 44 anni nel campo rom, parla di una “tragedia preannunciata che si
poteva e doveva evitare”, denuncia ancora una volta quello che definisce lo
“scandalo della baraccopoli dimenticata, la situazione di degrado, di
disumanità, di condizioni igieniche allucinanti e di pericolo in cui vivono
numerose famiglie nomade (con la presenza di molti bambini), nell’accampamento
lungo il fiume Crati”, invita il Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, a
“continuare l’azione intrapresa a favore di questa comunità, per la
cancellazione di questo ghetto, e riprendere il vecchio progetto, accantonato,
dal suo predecessore, Perugini, pare per mancanza di risorse, della
realizzazione di una struttura di accoglienza per questi immigrati
poverissimi”. “La morte per il freddo di un ospite del campo nomade lungo il
fiume Crati - afferma Corbelli - è una tragedia che colpisce non solo la
comunità rom ma l’intera città, è un fatto gravissimo che si poteva e doveva
evitare. E’ uno scandalo inaccettabile che nel 2011 nella città di Cosenza si
possa morire per assideramento. È un episodio indegno di un Paese civile. Siamo
di fronte alla violazione dei diritti elementari e fondamentali di ogni essere
umano, che vengono in questo modo letteralmente cancellati e calpestati. Il 9
giugno scorso un incendio aveva colpito la baraccopoli rom. Solo per un
miracolo si era evitata la tragedia. In quell’occasione il primo appello che
avevo rivolto al neo sindaco di Cosenza, Occhiuto, era stato quello di
affrontare subito la vergogna del campo Rom, una emergenza sociale. Oggi la
tragedia con la morte per assideramento di un rumeno. Invito il sindaco a
continuare e completare l’operazione del campo rom. Quell’accampamento-disumano
è una assoluta priorità, pensando soprattutto a quello che può succedere con
l’arrivo delle piogge e del maltempo in quella baraccapoli che ospita, sulle
rive del fiume, anche molti bambini. Bisogna intervenire, prevenire in tempo,
prima che succeda qualche immane tragedia! Il comune di Cosenza si muova di
concerto con le altre amministrazioni competenti. Bisogna assolutamente non
abbassare la guardia sul dramma dimenticato della comunità rom che a Cosenza
vive in tende-vergogna, in alloggi di fortuna, pericolosi, in condizioni
igieniche allucinanti e disumane. Oggi la situazione è di nuovo assai grave e
preoccupante. Sono anni che Diritti Civili denuncia questo scandalo. Due anni
fa sono personalmente andato per Natale a portare anche un regalo alla comunità
rom del fiume Crati. Occorre intervenire immediatamente, eliminando queste
vergogne, aiutando quelle famiglie, dando un’assistenza dignitosa e sicura a
tutti, soprattutto a quei bambini che in quelle condizioni si ammalano e
rischiano la vita. Quanto accaduto questa notte, con la morte di un giovane
rumeno, per assideramento, deve essere un monito e un campanello d’allarme.
Bisogna agire subito, per prevenire, prima che sia troppo tardi. Bisogna
aiutare questa povera gente che viene da noi in cerca di lavoro e di fortuna.
Bisogna non chiudere gli occhi di fronte al dramma di quella comunità e in
particolare di quei bambini innocenti. Ricordo a tutti che a volte in quelle baracche
si consumano immani tragedie, a tutti sconosciute, come nel caso dei due
fratellini rom non vedenti, Marko e Branko che nell’estate del 2000 Diritti
Civili scoprì proprio in una di quelle tende-vergogne sulle rive del Crati, che
salvò e che da 11 anni continua ad aiutare”.
29 novembre 2011
La nigeriana Kate Omoregbe ha ricevuto la
cittadinanza di Lodi
A rendere nota la notizia è stato ancora una
volta il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della campagna
umanitaria «per salvare Kate»
25/11/2011.
AGI «Kate Omoregbe è cittadina di Lodi. Da alcuni
giorni infatti ha ottenuto la carta di identità e la residenza nel comune
lodigiano, dove, da due mesi, è ospitata presso l’istituto religioso Sant'Anna
e dove lavora come badante, assistendo una anziana donna centenaria, la ragazza
nigeriana che, se espulsa, rischiava nel suo paese la lapidazione e la morte
per il suo rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di
sposare una persona, un musulmano, molto più grande di lei (che l’aveva
violentata) e per non essersi voluta convertire (lei che è cristiana) alla
religione islamica». Lo rende noto il leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, promotore della campagna umanitaria «per salvare Kate», andata
avanti ininterrottamente per due mesi. La giovane nigeriana di 34 anni era
detenuta nella casa circondariale di Castrovillari (dove ha finito di scontare,
il 5 settembre scorso, con un abbuono di 90 giorni per buona condotta, una condanna
a quattro anni e quattro mesi, per detenzione di una piccola quantità di droga,
rinvenuta durante una perquisizione, nel febbraio del 2008, in un appartamento
che la ragazza divideva a Roma, dove lavorava come badante, con altre tre sue
connazionali: reato che la ragazza ha sempre con forza ribadito di non avere
mai commesso), aveva chiesto asilo politico per poter restare in Italia e non
essere espulsa per evitare, nel suo Paese la condanna a morte. Il 7 settembre
le è stato concesso l’asilo politico in Italia sotto forma di protezione
umanitaria. Il 19 ottobre l’ultimo atto giudiziario: il giudice di sorveglianza
del tribunale di Cosenza, Sergio Caliò, aveva riconosciuto la non pericolosità
della Omoregbe.
«Nei giorni scorsi il comune di Lodi le ha concesso la
residenza – dice Corbelli – e le ha rilasciato la carta di identità. L’epilogo
finale e positivo di una lunga battaglia, andata avanti per tutta l’estate».
GOVERNO: BONOFIGLIO, SILENZIO SU
PROPOSTA PER DIRITTI CIVILI
(ANSA) - COSENZA, 23 NOV - Il responsabile del Centro Studi
regionale sulla illegalità, Gianfranco
Bonofiglio, interviene,
con una nota, sul suo appello al
presidente incaricato del
Consiglio, Mario Monti, con il quale
ha chiesto l'istituzione di
un Sottosegretariato ai diritti civili
e alla solidarietà e ha
indicato per questo incarico, quella
che definisce "una figura
super partes, un apolitico, un
personaggio di grande capacità,
esperienza, competenza, di assoluta
moralità, il calabrese
Franco Corbelli, leader indiscusso e
stimato da oltre 25 anni
del Movimento Diritti Civili".
Bonofiglio si dice "sorpreso e
deluso dal silenzio e dal mancato
sostegno dei parlamentari e
politici calabresi a questa sua
proposta che, afferma, se
concretizzata rappresenterebbe una
svolta storica per l'intero
Paese, per la difesa delle categorie
più povere, deboli ed
emarginate e, con la nomina di
Corbelli, un riferimento
importante per
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Vinta una importante battaglia. Dopo appello Corbelli, intervento
Presidente Repubblica. Donna vibonese malata (in dialisi da oltre 30 anni)
riavrà pensione che era stata sospesa da
gennaio.
Vibo Valentia
Sta per essere cancellata una
grande ingiustizia e vinta una nuova, importante battaglia civile. Riavrà
presto la pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento (che erano
state sospese da dieci mesi) e non dovrà restituire i 4000 euro, regolarmente
percepiti, Domenica (Nica) Mazzè, 46 anni, emodializzata di Vibo Valentia, da
oltre 30 anni in dialisi, alla quale è stato sospeso (da gennaio) il misero
assegno complessivo di 700 euro al mese. Dopo la battaglia e l’appello del
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, è intervenuto il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che attraverso il suo
competente Ufficio ha investito del problema
22 novembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Appello Kate per Alexandrina
(giovane rumena che ha perso suoi tre bambini in incendio). Erano entrambe
detenute nel carcere di Castrovillari.
Appello di Kate
Omoregbe per Alexandrina Natalina
Lacatus, la ragazza rumena di 24 anni, dal 31 maggio 2011 agli arresti
domiciliari in Calabria, per la morte dei suoi tre bambini, avvenuta, in
Romania, il 28 dicembre 2008, durante un incendio sviluppatosi per cause
accidentali, mentre la giovanissima donna era uscita per andare a comprare del
pane ai suoi tre figlioletti, lasciati a letto, a dormire, e con il caminetto
acceso per riscaldare la stanzetta, in quel freddo pomeriggio d’inverno.
Alexandrina, arrestata martedì 26 aprile 2011 dai carabinieri di Corigliano e
rimasta nel carcere di Castrovillari sino al 31 maggio scorso (quando è stata,
dai giudici della Corte di Appello di Catanzaro, respinta la richiesta di
estradizione, avanzata dalla Procura generale, concessa la scarcerazione e
disposti i domiciliari in Calabria), in esecuzione di un mandato di cattura del
suo Paese (
20 novembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Nuovo appello Corbelli per
Alexandrina (giovane rumena che ha perso suoi tre bambini in incendio), da 6
mesi ai domiciliari, rimasta sola e dimenticata!
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un “nuovo, accorato appello al giudice
di sorveglianza del Tribunale di Catanzaro al quale chiede di concedere
l’affidamento ai servizi alla giovane sfortunata ragazza rumena Alexandrina
Natalina Lacatus, 24 anni, arrestata martedì 26 aprile 2011 dai carabinieri di
Corigliano e rimasta nel carcere di Castrovillari sino al 31 maggio scorso
(quando è stata, dai giudici della Corte di Appello di Catanzaro, respinta la
richiesta di estradizione, avanzata dalla Procura generale, concessa la
scarcerazione e disposti i domiciliari in Calabria), in esecuzione di un
mandato di cattura del suo Paese (
19 novembre 2011
(in questa pagina tutta la
lunga battaglia di Diritti Civili per aiutare e salvare Alexandrina)
Bonofiglio(Centro Studi regionale sulla
illegalità) chiede a Mario Monti di istituire Sottosegretariato “per i diritti
civili e la solidarietà” e propone Corbelli
(nella pagina Politica e sotto notizia Ansa)
La risposta di Diritti
Civili(nella breve notizia Ansa che segue in questa pagina e con il comunicato
integrale nella pagina Politica)
GOVERNO: CORBELLI, BENE IDEA
DELEGA AI DIRITTI CIVILI
(ANSA) - COSENZA, 16 NOV - Il leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, in una nota, ringrazia il responsabile del Centro
Studi regionale sulla illegalità, Gianfranco Bonofiglio, per l'appello
rivolto ieri al presidente incaricato del Consiglio, Mario Monti, con
il quale chiede l'istituzione di un Sottosegretariato ai diritti
civili e alla solidarietà e indica per questo incarico, quale "figura
super partes, apolitica, di grande capacità, esperienza, competenza,
di assoluta moralità, lo stesso Corbelli, leader indiscusso e stimato
da oltre 25 anni del Movimento Diritti Civili".(ANSA).
GOVERNO:BONOFIGLIO, ISTITUIRE
SOTTOSEGRETARIO DIRITTI CIVILI
(ANSA) - CATANZARO, 15 NOV - Il
responsabile del Centro studi
regionale sulla illegalità,
Gianfranco Bonofiglio, in una nota,
rivolge un appello al
presidente incaricato del Consiglio, Mario
Monti, al quale chiede "l'istituzione
di un sottosegretariato
ai diritti civili e alla
solidarietà" e indica per questo
incarico quella che definisce
"una figura super partes, un
apolitico, un personaggio di
grande capacità, esperienza,
competenza, di assoluta
moralità, il calabrese Franco Corbelli,
leader da oltre 25 anni del
Movimento Diritti Civili".
"A Mario Monti - prosegue - chiedo un
gesto simbolico forte,
che serve a dare un reale
segnale di cambiamento e una autentica
svolta rispetto al passato,
la istituzione di un
sottosegretariato ai diritti
civili e alla solidarietà. Una
struttura del genere è
presente negli Usa e finanche in
Marocco. Sarebbe un messaggio
di grande valore e di speranza per
milioni di persone che vivono
condizioni di particolare disagio
e sono vittime ogni giorno di
piccole e grandi ingiustizie".
(ANSA).
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Appello Diritti Civili a
giudici Corte di Appello per concessione affidamento servizi ad Alexandrina,
giovane rumena ai domiciliari in Calabria (dal 31 maggio scorso) per morte suoi
tre bambini in incendio, sviluppatosi per cause accidentali in Romania nel 2008
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un appello ai giudici della Corte di
Appello di Catanzaro ai quali chiede di concedere l’affidamento ai servizi alla
giovane rumena Alexandrina Natalina Lacatus, 24 anni, arrestata martedì 26
aprile 2011 dai carabinieri di Corigliano e rimasta nel carcere di
Castrovillari sino al 31 maggio scorso (quando è stata, dagli stessi giudici
della Corte di Appello, respinta la richiesta di estradizione, avanzata dalla
Procura generale, concessa la scarcerazione e disposti i domiciliari in
Calabria), in esecuzione di un mandato di cattura del suo Paese (
10 novembre 2011
SANITA': CORBELLI, A
RISCHIO FUTURO CENTRO SCREENING NEONATALE
APPELLO DI DIRITTI CIVILI
: C'E' PESANTE CARENZA DI PERSONALE
(ANSA) - CATANZARO, 5 NOV -
"E' gravissima e pericolosa la
situazione del Centro
regionale di screening neonatale per la
totale carenza di
personale". E' quanto denuncia il leader del
movimento Diritti civili
Franco Corbelli.
Corbelli, in una nota, chiede l'intervento
del presidente
della Regione Giuseppe
Scopelliti, commissario per la sanità,
ed evidenzia "il
rischio che corrono i 18 mila bambini che
nascono ogni anno in
Calabria e che devono essere sottoposti
agli esami previsti".
Nella nota il leader di Diritti civili
riferisce di "un
accorato appello che gli è
stato rivolto dal responsabile di
questa struttura, il prof.
Giuseppe Parlato", e chiede a
Scopelliti " un
intervento immediato per prevenire e
scongiurare danni
irreversibili e possibili tragedie, per
malattie non diagnosticate
in tempo nei bambini".
"Non si può in nome sempre del
famigerato piano di rientro
dal deficit sanitario -
sostiene ancora Corbelli - tagliare su
queste importantissime
strutture e mettere così a rischio la
salute e la vita di tutti
i 18 mila bambini che ogni anno
nascono in Calabria. Non
intervenire configura pesanti
responsabilità anche sul
piano penale. Per questo mi appello al
Governatore Scopelliti, al
quale chiedo di affrontare subito e
personalmente questo grave
problema e mettere il Centro
regionale screening
neonatale in condizioni di operare con
efficienza e sicurezza".
(ANSA).
Appello dializzati a
Diritti Civili per denunciare ingiustizia (nella pagina Politica)
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Appello Diritti Civili a Napolitano
per donna in dialisi da oltre 30 anni a cui hanno sospeso da gennaio pensione e
indennità accompagnamento. La donna ha telefonato a Corbelli
Vibo Valentia
Appello del leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, al presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, per Domenica (Nica) Mazzè, 46 anni, emodializzata, da oltre
30 anni in dialisi, alla quale è stata sospesa (da gennaio) la misera pensione
di invalidità e l’indennità di accompagnamento (complessivamente sui 700 euro
al mese). La donna oggi ha telefonato a Corbelli per ringraziarlo per il suo
intervento dei giorni scorsi e per raccontargli della sua sofferenza, della
grande ingiustizia che sta subendo e della nuova beffa dell’Inps, che non solo
non le riconosce i mesi di pensione non corrisposti (a partire da gennaio la
pensione è sospesa), ma le ha chiesto di rifare la domanda di aggravamento e le
ha ribadito la richiesta di restituire la somma di oltre 4000 euro, contro cui
ha ovviamente la donna, gravemente malata, ha presentato ricorso ma la prima
udienza è stata fissata per aprile 2012 e, come lei stessa ha amaramente detto,
‘Chissà se ci arrivo..’ “. Corbelli parla “di una vergogna dell’Inps senza
precedenti, che purtroppo continua, di un caso che calpesta i diritti elementari
di una persona malata e la stessa dignità umana” e invoca per questo, “al di là
delle sue prerogative costituzionali, l’intervento del Presidente della
Repubblica, quale garante supremo dei diritti di tutti i cittadini italiani. Il
capo dello Stato per altre situazioni più o meno simili, anzi meno gravi e
scandalose di questa, è intervenuto, ha fatto sentire la sua voce. Spero lo
faccia anche per la giovane donna dializzata di Vibo”. Il leader di Diritti
Civili chiede che “si ponga immediatamente fine a questa grande ingiustizia,
ridando pensione e assegno alla povera donna”, e si domanda “come è possibile
continuare ad accanirsi in questo modo contro una povera donna gravemente
malata e purtroppo nella fase terminale della sua vita. Tre anni fa l’Inps aveva
di nuovo sospeso la misera pensione che era stata poi a distanza di molti mesi
ridata mentre la donna era in coma per l’aggravamento delle sue condizioni di
salute. Da gennaio la vergogna si ripete, ancora una volta, nel silenzio e
nell’indifferenza pressoché generali. E’ assolutamente inaccettabile e
intollerabile che possa accadere tutto ciò senza che ci sia una ferma protesta,
senza che nessuno paghi per queste autentiche vergogne”. Corbelli era già
intervenuto su questa vicenda nei giorni scorsi, “dopo, afferma, aver ricevuto una lettera da parte di un medico
de1 reparto di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale di Vibo che ha in cura questa
donna da molti anni e dopo aver visto le immagini in tv e la sofferenza di
questa persona malata, che non riesce neanche a camminare se non aiutata da
qualcuno e ha bisogno di continue trasfusioni per una grave anemia. Oltretutto
non ha la possibilità di sperare in un trapianto per motivi clinici. Vive solo
con l’aiuto di un fratello sposato e disoccupato. Oggi piangendo – conclude
Corbelli - mi ha chiesto dia continuare ad aiutarla (cosa che naturalmente
proseguirò a fare),perché non ce la fa a più a continuare a vivere in queste
condizioni”.
3 novembre 2011
(segue precedente
intervento su questo caso umano)
Sospesa pensione a donna in
dialisi da 30 anni. Appello di Corbelli.
Vibo Valentia. AGI. 28
ottobre. Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene
sulla vicenda di Domenica (Nica) Mazzè, emodializzata, da 30 anni in dialisi,
alla quale è stata sospesa la pensione di invalidità e l’indennità di
accompagnamento. Corbelli parla “di una vergogna dell’Inps e di chi
criminalizza, a tutti i livelli, i veri invalidi, di un caso che calpesta i
diritti elementari di una persona malata e la stessa dignità umana”, chiede che
“si ponga immediatamente fine a questa grande ingiustizia, ridando pensione e
assegno alla povera donna”, e si domanda se “è accettabile e tollerabile che
possa accadere tutto ciò senza che ci sia una ferma protesta, una reazione di
sdegno, senza che nessuno paghi per queste autentiche vergogne”. Corbelli
interviene “dopo, afferma, aver ricevuto una lettera da parte di un medico de1
reparto di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale di Vibo che ha in cura questa
donna da molti anni e dopo aver visto le immagini in tv e la sofferenza di
questa persona malata. Rendo noto questa missiva di questo sensibile dottore
(il cui nome non faccio per rispetto del suo ruolo e della sua privacy) perché
spiega in modo chiaro, esaustivo e onesto il dramma e la grande ingiustizia che
sta vivendo questa povera donna”. “Caro signor Corbelli, sono un medico del
reparto di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale di Vibo. Consapevole della sua
grande sensibilità, le scrivo per segnalarle un caso eclatante che riguarda una
nostra paziente emodiliazzata. Si chiama Nica (Domenica) Mazzè, ha 46 anni di
cui oltre 30 trascorsi in dialisi. Purtroppo le sue condizioni cliniche sono
tutt’altro che buone e, senza entrare in particolari, basta dire che non riesce
neanche a camminare se non aiutata da qualcuno e ha bisogno di continue
trasfusioni per una grave anemia. Oltretutto non ha la possibilità di sperare
in un trapianto per motivi clinici. Vive solo con l’aiuto di un fratello
sposato e disoccupato. Ebbene, Nica ha avuto qualche mese fa la ‘bella sorpresa
’ di vedersi revocata la pensione e l’indennità di accompagnamento, oltre alla
richiesta di rimborso di oltre 4000 euro. Ha ovviamente presentato ricorso ma
la prima udienza è stata fissata per aprile 2012 e, come lei stessa ha
amaramente detto, ‘Chissà se ci arrivo..’. Questa lettera l’ho scritta di mia
iniziativa, perché voglio bene a questa persona che ho curato (insieme ai miei
colleghi) in tutti questi anni e con cui si è stabilito un rapporto di grande
cordialità e amicizia. Non possiamo tollerare una simile ingiustizia nei
confronti di una persona che si sente umiliata, offesa nella sua dignità per lo
più in una fase (purtroppo) terminale della sua esistenza terrena. Sicuro della
sua attenzione la saluto con grande stima e cordialità”.
La storia di Kate Omoregbe
Corbelli: "non sarà più espulsa"
Riconosciuta la non pericolosità di Kate
Omoregbe, la ragazza nigeriana che, dopo aver scontato una condanna per droga, rischiava
l'espulsione dall’Italia e la lapidazione
19/10/2011
- ANSA - Il
giudice di sorveglianza del tribunale di Cosenza, Sergio Caliò, ha riconosciuto
la non pericolosità di Kate Omoregbe, la ragazza nigeriana che, dopo aver
scontato una condanna per droga, rischiava l'espulsione dall’Italia e la
lapidazione nella sua nazione di origine per essersi rifiutata di sposare un
uomo più grande di lei. La decisione del giudice è arrivata questa mattina e la
notizia è stata resa nota dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli che si è impegnato molto negli ultimi mesi per la giovane nigeriana:
«La decisione del giudice di sorveglianza – afferma Corbelli - cancella in
questo modo il provvedimento di espulsione della giovane immigrata che era
stato emesso nel 2008 dal Tribunale di Roma, contestualmente alla sentenza di
condanna per la detenzione di una piccola quantità di droga. Il provvedimento
di espulsione era stato temporaneamente sospeso il 7 settembre scorso per la
richiesta di asilo politico della ragazza, alla quale era stata riconosciuta
dallo Stato italiano la protezione umanitaria». Corbelli stamane ha incontrato
il giudice Caliò al quale ha espresso tutta la sua gratitudine per «la grande
sensibilità e umanità dimostrate». Il leader di diritti Civili ha poi informato
per telefono Kate, ospite di un istituto di suore a Lodi. «Era talmente felice
– ha aggiunto Corbelli – che per la gioia si è messa a piangere. È finito un
incubo, mi ha detto. Per me, dopo tanta sofferenza, ricomincia una nuova vita
in un Paese libero».
Caso Kate, ok dal Tribunale
di Cosenza: cancellato provvedimento espulsione
Cosenza, 19 ottobre - (Adnkronos)- La
vicenda della cittadina nigeriana salvata dalla lapidazione lo scorso 7
settembre con il riconoscimento della protezione umanitaria, alla fine
della condanna avuta per droga - per altro lei si è sempre professata innocente
- si conclude felicemente. Questa mattina, informa il
leader del movimento Diritti Civili Franco Corbelli, che l'ha seguita per oltre
due mesi, il Tribunale di Sorveglianza di Cosenza ha decretato la non
pericolosita' della ragazza, cancellando in questo modo il provvedimento di
espulsione a suo carico. Corbelli questa mattina ha incontrato il giudice
Calio', subito dopo l'udienza. Lo ha ringraziato ''insieme ai suoi colleghi e
collaboratori del suo ufficio per la grande sensibilita' e umanita' dimostrate
per questo delicato e complesso caso umano e giudiziario''. Subito dopo
Corbelli ha informato per telefono Kate, ospite di un istituto di suore a Lodi.
''Era talmente felice -ha riferito il leader del movimento che ha promosso la
campagna umanitaria- che per la gioia si e' messa a piangere. Ha ringraziato
Diritti Civili e tutti quelli che l'hanno aiutata a vincere questa sua
difficile battaglia per la liberta' e per la vita. E' finito un incubo, mi ha
detto. Per me, dopo tanta sofferenza, ricomincia una nuova vita in un paese
libero''.
La giovane nigeriana di 34
anni era detenuta nel carcere di Castrovillari, dove ha finito di scontare, il
5 settembre scorso, con un abbuono di 90 giorni per buona condotta, una
condanna a quattro anni e quattro mesi, per detenzione di una piccola quantita'
di droga.
Lo stupefacente e' stato
trovato durante una perquisizione, nel febbraio del
Kate aveva chiesto asilo
politico per poter restare in Italia, dove si trova da dieci anni, con regolare
permesso di soggiorno, e non essere espulsa per evitare, nel suo Paese, il
patibolo, la lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per questo e' stata
anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una persona, un musulmano, molto
piu' grande di lei e che l'aveva violentata, e di non volersi convertire dal
cristianesimo alla religione islamica.
Comunicato stampa del
Movimento Diritti Civili
Kate ha vinto oggi
definitivamente la sua battaglia. Non sarà espulsa, potrà restare in Italia e
ottenere l’asilo politico. La felicità della giovane nigeriana e la
soddisfazione di Corbelli che ha incontrato e ringraziato il giudice Caliò,
dopo l’udienza di questa mattina al Tribunale di Cosenza. Finisce oggi dopo tre
mesi la lunga campagna di Diritti Civili.
Cosenza
Kate Omoregbe ha vinto oggi
definitivamente la sua battaglia. Questa mattina è stato infatti rimosso
l’ultimo ostacolo e scongiurata così l’espulsione dal nostro Paese. Potrà adesso
restare in Italia e ottenere l’asilo politico. Il giudice di sorveglianza del
tribunale di Cosenza, Sergio Caliò, questa mattina ha riconosciuto e decretato
la non pericolosità della ragazza nigeriana, che di fatto cancella in questo
modo il provvedimento di espulsione della giovane immigrata, che era stato
emesso dal Tribunale di Roma , nel 2008, contestualmente alla sentenza di
condanna per una vicenda di detenzione di una piccola quantità di droga (reato
che la ragazza ha comunque sempre giurato e negato di aver mai commesso). Il
provvedimento di espulsione era stato temporaneamente sospeso il 7 settembre
scorso (due giorni dopo la
scarcerazione) per la richiesta di asilo politico della ragazza, alla quale era
stata riconosciuta dallo Stato italiano la protezione umanitaria. A dare la
notizia è il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore
della campagna umanitaria “per salvare Kate”, andata avanti ininterrottamente
per due mesi (da quando ha ricevuto, il 21 luglio, dal carcere di
Castrovillari, dove era detenuta, la lettera con l’accorata richiesta di aiuto
della ragazza nigeriana) e sostenuta da una petizione internazionale che ha
fatto registrare 12.556 adesioni da tutto il mondo(da 60 Nazioni di tutti i
cinque Continenti). La giovane nigeriana di 34 anni era detenuta nel carcere di
Castrovillari (dove ha finito di scontare, il 5 settembre scorso, con un
abbuono di 90 giorni per buona condotta, una condanna a quattro anni e quattro
mesi, per detenzione di una piccola quantità di droga, rinvenuta durante una
perquisizione, nel febbraio del
19 ottobre 2011
Comunicato stampa del
Movimento Diritti Civili
Caso Kate. Domani
(mercoledì) udienza finale al Tribunale di Cosenza per annullare il
provvedimento di espulsione, sospeso il 7 settembre scorso dopo la richiesta di
asilo politico e la concessione della protezione umanitaria. Corbelli sicuro.
“Domani finalmente finirà l’odissea giudiziaria di Kate”
Cosenza
Domani, mercoledì 19
ottobre, dovrebbe finalmente concludersi l’odissea giudiziaria di Kate
Omoregbe, la giovane nigeriana di 34 anni che era detenuta nel carcere di
Castrovillari (dove ha finito di scontare, il 5 settembre scorso, con un
abbuono di 90 giorni per buona condotta, una condanna a quattro anni e quattro
mesi, per detenzione di una piccola quantità di droga, rinvenuta durante una
perquisizione, nel febbraio del
18 ottobre 2011
Le battaglie di giustizia di
Diritti Civili. Scarcerato detenuto malato(nella pagina Giustizia)
ANSA
- Sabato 15 Ottobre 2011
''Kate ha trovato, e iniziato da pochi giorni, un
lavoro come badante a Lodi. Assiste una centenaria. E' felice e ringrazia tutti
quelli che l'hanno aiutata''. Ne dà Franco Corbelli, leader di Diritti civili e
promotore della campagna umanitaria per salvare la donna nigeriana di 34 anni
che il 7 settembre scorso ha ottenuto la protezione umanitaria dallo Stato dopo
essere stata detenuta nel carcere di Castrovillari dove aveva chiesto asilo
politico per non essere espulsa nel suo Paese e dove rischiava di essere
lapidata e uccisa per il rifiuto di sposare una persona molto piu' grande di
lei e di convertirsi dal cristianesimo alla religione islamica. ''Kate oggi -
afferma Corbelli - è come se fosse rinata. All'Istituto Sant'Anna ha trovato una
vera famiglia. Prega ogni giorno e ringrazia tutti quelli che l'hanno aiutata.
La mattina si alza a pregare con suor Rosalia e suor Anna Silvia. Vederla in
ginocchio in cappella, commuove tutte le suore. Kate ha sempre pregato nei
momenti piu' brutti e dolorosi della sua vita. Da quando e' stata scarcerata la
sento ogni giorno e continuo ad aiutarla. Dopo il lavoro che ha trovato e
iniziato da pochi giorni, Kate spera adesso di riprendere gli studi e
laurearsi. Vuole studiare lingue. Parla molto bene l'inglese. Sogna di fare un
giorno la giornalista''.
Nuovo suicidio in carcere.
Intervento di Diritti Civili(Nella
pagina Giustizia)
Sanità, la
denuncia di Guccione e Corbelli: "Giovane in coma e senza assistenza”
ANSA. Cosenza 8 ottobre.
Il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione e il leader del movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, in una nota congiunta denunciano il
"gravissimo e ingiustificato caso di abbandono da parte delle istituzioni
di un giovane di Tarsia, Luca Pizzi, 34 anni, in coma irreversibile da sette
anni in seguito ad arresto cardiaco, verificatosi durante un esame medico
all'Ospedale civile di Cosenza". Guccione e Corbelli chiedono che
"vengano garantiti i diritti di questo ragazzo all'assistenza a domicilio
e al risarcimento danni". "Questo giovane - sostengono - nel 2004,
alla vigilia del suo matrimonio, durante un normale esame ha avuto un arresto
cardiaco, è entrato in coma e da allora non si è più ripreso. E' stato dapprima
ricoverato per un breve periodo a Chieti, quindi per quattro anni al centro
risveglio del Sant'Anna di Crotone. Da oltre tre anni è a casa, in una piccola
abitazione nelle campagne di Tarsia. E' in un lettino, viene alimentato
attraverso un sondino. Accanto a lui c'é la mamma, che con grande amore lo
assiste e non lo lascia un attimo da sette anni". "Purtroppo -
proseguono Guccione e Corbelli - questo ragazzo non ha alcuna assistenza
specialistica domiciliare, come è invece suo sacrosanto diritto. Quando la
famiglia ha una necessità per Luca e chiama un medico, le viene risposto di
portarlo in ospedale". Guccione e Corbelli, nei giorni scorsi, hanno
incontrato il commissario dell'Asp di Cosenza, Gianfranco Scarpelli,
esponendogli il caso e ottenendo "assicurazione che sarebbe stata subito
disposta una assistenza domiciliare". Stamani Guccione e Corbelli si sono
recati di nuovo a casa del ragazzo e hanno dichiarato che "purtroppo ad
oggi non è stata ancora attivata alcuna assistenza. Abbiamo contattato
nuovamente Scarpelli e cercato, invano, il responsabile medico del distretto di
Roggiano. Intanto c'é da registrare e denunciare l'altro scandalo inaccettabile
della causa per il risarcimento danni, ferma da sette anni". (ANSA)
DARFUR. APPELLO DI CORBELLI PER
AZZARA’
(AGI) - Catanzaro, 6 ott. - Il leader
del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un appello per Francesco
Azzara', il volontario calabrese rapito, il 14 agosto scorso, in Darfur,
"a cui - afferma - si sente particolarmente vicino, cosi' come a tutti i
volontari e missionari che in ogni parte del mondo sono portatori di pace, di
solidarieta' e umanita'.
Mi auguro che Francesco possa finalmente gia' nelle prossime ore essere
liberato e possa far ritorno a casa, dai suoi familiari. Sono oramai passati
oltre 50 giorni dal suo rapimento. Purtroppo e' ancora in mano ai suoi
sequestratori, nonostante piu' volte sia stata data per imminente la sua
scarcerazione. Sperando e immaginando di poter parlare ai rapitori di
Francesco, vorrei dire loro che sono oltre 25 anni che combatto per difendere i
piu' poveri, gli ultimi, i deboli e gli emarginati. Sono decine e decine -
continua - gli immigrati, tanti quelli dei paesi dell'Africa, che in questi
anni ho aiutato e salvato. Ho promosso numerose gare di solidarieta' a favore di
paesi poveri colpiti da calamita' e catastrofe umanitaria. Ho anche allestito e
organizzato un aereo cargo carico di aiuti alimentari per i bambini poveri e
malati dell'Etiopia, che nel febbraio del 2003, ho personalmente consegnato
all'aeroporto di Roma all'ambasciatore Etiope in Italia. Faccio dall'Italia
quello che Francesco e altri volontari e missionari come lui fanno operando
direttamente nei paesi poveri del Terzo Mondo per aiutare chi ha bisogno, gli
indigenti, i malati, gli emarginati. Per tutto quello che in questi lunghi anni
ho fatto a favore degli immigrati e soprattutto per quello che Francesco, ha
fatto,- conclude - lasciando
Diritti Civili denuncia
Emergenza profughi in Calabria. 1003 richiedenti asilo politico (nella pagina
Politica)
SOLIDARIETA': PREMIO A
CORBELLI DA ASSOCIAZIONE CARABINERI
COSENZA
(ANSA) – COSENZA - L'associazione carabinieri in congedo di
Paola, guidata dal suo decano, maresciallo Francesco Allotta, "al
fine, si legge in un comunicato, di dare concretezza alla coraggiosa
opera di solidarietà umana, dimostrata da oltre vent'anni da Franco
Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili, ha deciso di
assegnargli una targa, quale significativo riconoscimento". "Franco
Corbelli - afferma Allotta - è il nostro Gandhi di Calabria, per cui è
giusto che sia donato un segno imperituro e tangibile a questo signore
che meriterebbe, almeno, la nomina di senatore a vita, per i tanti e
difficili compiti che quotidianamente assolve, da oltre 20 anni, a
favore di tanta povera gente data per vinta della società".
Diritti civili, un’associazione
di carabinieri in congedo premia Corbelli
COSENZA. AGI. L’associazione
carabinieri in congedo di Paola, guidata dal suo decano, maresciallo Francesco
Allotta, “al fine - si legge in un comunicato - di dare concretezza alla
coraggiosa opera di solidarietà umana, dimostrata da oltre vent’anni da Franco
Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili, ha deciso di assegnargli una
targa, quale significativo riconoscimento”. “Franco Corbelli - afferma Allotta
- è il nostro Gandhi di Calabria, per cui è giusto che sia donato un segno
imperituro e tangibile a questo signore che meriterebbe, almeno, la nomina di
senatore a vita, per i tanti e difficili compiti che quotidianamente assolve,
da oltre 20 anni, a favore di tanta povera gente data per vinta della società.
Sono proprio di questi giorni le due ultime importanti campagne umanitarie e
straordinarie conquiste civili ottenute dal leader del Movimento Diritti
Civili. Grazie a Corbelli - si legge - la ragazza nigeriana Kate non sarà
lapidata e potrà vivere una vita serena in Italia. Grazie sempre a Corbelli, la
giovane rumena Alexandrina, che ha vissuto l’immane tragedia di perdere i suoi
tre bambini in un incendio, non sarà estradata in Romania e non sarà quindi
condannata alla ingiusta e disumana punizione del carcere nel suo Paese, ma
resterà in Italia, per rifarsi una vita. L’Associazione nazionale carabinieri
fisserà una data per la consegna del prestigioso riconoscimento, con la
collaborazione del Presidente dell’Anc Cosimo Polito, del segretario,
maresciallo Francesco Bruno, dei consiglieri sezionali Tullio Di Bella,
Salvatore Caruso, Mario Naccarato, Saverio Maiorano, Salvatore Farina, Pasquale
De Rosa”.
L’altra lunga battaglia
per salvare Alexandrina
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Le campagne umanitarie di
Diritti Civili. Alexandrina come Kate. Resterà in Italia. Avrà l’affidamento.
La giovane rumena (ai domiciliari, in Calabria, per morte suoi tre bambini in
incendio, sviluppatosi per cause accidentali) non sarà estradata e condannata
al carcere in Romania.
Kate e Alexandrina. Due
storie diverse ma simili, le due ultime battaglie, promosse, condotte
(ininterrottamente, quasi ogni giorno, per oltre cinque mesi, da fine aprile a
tutt’oggi) e portate a buon fine dal Movimento Diritti Civili per salvare le
due giovani immigrate, detenute tutte e due nel carcere di Castrovillari. Dopo
la ragazza nigeriana, sta per essere scritto un finale lieto anche per la
drammatica vicenda umana della giovanissima rumena, Alexandrina. Natalina
Lacatus, 24 anni, arrestata martedì 26 aprile dai carabinieri di Corigliano e
rinchiusa nel carcere di Castrovillari, in esecuzione di un mandato di cattura
del suo Paese (
26 settembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Kate è a Lodi, all’Istituto
“Sant’Anna”. L’ospitale città lodigiana saprà aiutarla, come ha fatto
Kate Omoregbe, dopo aver
lasciato la struttura di accoglienza di Roma, dove è rimasta per 14 giorni, da
mercoledì sera, 21 settembre, è a Lodi, all’Istituto religioso “Figlie di
Sant’Anna”, che la ospiterà e l’aiuterà a trovare un lavoro. Si conclude con
l’arrivo a Lodi di Kate la campagna umanitaria (promossa dal leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che va avanti ininterrottamente da
quasi due mesi e che ha fatto registrare, attraverso una petizione
internazionale, l’adesione di 12.556 cittadini di tutto il mondo, di 60 Nazioni
di tutti i cinque Continenti) per salvare la giovane nigeriana di 34 anni, che
dopo essere, lunedì 5 settembre, uscita (con 90 giorni di anticipo per buona
condotta) dal carcere di Castrovillari, dopo aver finito di scontare una
condanna a quattro anni e quattro mesi, emessa dal Tribunale di Roma, nel 2008,
per una accusa di detenzione di una piccola quantità di droga, che sarebbe stata
trovata durante una perquisizione, nel
25 settembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Corbelli preannuncia clamorosa
novità: “Si va verso revisione processo. Kate è innocente e vittima di
clamoroso errore giudiziario. La ragazza nigeriana ascoltata , per alcune ore,
dalla Questura di Roma”. Rinviato l’incontro della giovane immigrata con il
Ministro. Mercoledì l’arrivo di Kate a Lodi
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore, da quasi due mesi, della campagna
umanitaria a favore di Kate Omoregbe, preannuncia una “clamorosa novità, una
importante iniziativa che potrebbe radicalmente cambiare e riscrivere la
vicenda processuale e lo stesso destino della ragazza nigeriana di 34 anni, che
dopo essere, lunedì 5 settembre, uscita (con 90 giorni di anticipo per condotta
esemplare) dal carcere di Castrovillari, dopo aver finito di scontare una
condanna a quattro anni e quattro mesi per una accusa di detenzione di una
piccola quantità di droga, che sarebbe stata trovata durante una perquisizione,
nel
18 settembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Corbelli risponde ad un
intellettuale(!) nigeriano. “Kate ha detto la verità. I fatti lo dimostrano
inconfutabilmente. Chi la denigra è solo un bugiardo e un calunniatore”.
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della campagna umanitaria per
salvare Kate Omoregbe, risponde all’editoriale apparso oggi su un giornale
della Nigeria, riportato dall’Agi, che accusa la ragazza nigeriana di non aver
detto la verità e il Governo e il parlamento italiano di averle creduto . “Dopo
il portavoce del presidente della Nigeria adesso anche qualche giornale
nigeriano scopre finalmente con due mesi di ritardo il caso di Kate. Dopo le
falsità del portavoce della Nigeria (che addirittura è arrivato a dire che era
una montatura anche quella di Amina, la donna nigeriana condannata alla
lapidazione per adulterio, per la quale si è mobilitato il mondo intero) adesso
è il turno di un altro sconosciuto signore, un cosiddetto intellettuale che
definisce la storia di Kate inverosimile e accusa il Governo italiano e gli
italiani di averle creduto. E’ vergognoso e scandaloso che per difendere
l’immagine (indifendibile) della Nigeria si tenti di screditare questa ragazza
e di sporcare una straordinaria pagina di solidarietà promossa da Diritti
Civili e sostenuta, con una petizione internazionale, da 12.556 cittadini di
tutto il mondo (hanno aderito 60 Nazioni di tutti i cinque Continenti). Come
può questo intellettuale dire un cumulo di falsità, denigrare Kate, senza
minimamente (lui che insegna e vive negli Usa) conoscere quella ragazza, la sua
famiglia, la sua storia? Anche a lui come al portavoce del Presidente bisogna
ricordare che Kate non ha mai detto di essere stata condannata allo sfregio del
viso e alla morte per una sentenza di un Tribunale, ma per regole non scritte,
punizioni orrende previste per chi si ribella ad un matrimonio combinato e si
rifiuta (da cattolica) di convertirsi alla religione islamica. Questo
intellettuale ha detto delle falsità. Kate è nata a Benin City (nel sud della
Nigeria) ma proprio per il matrimonio la
sua famiglia si trasferisce a Sokoto (nel Nord del Paese, dove risiede l’uomo
musulmano che l’ha violentata e che avrebbe dovuto sposare). A Sokoto, ricordo,
che esistono queste regole disumane di punizione. Kate viene definita, anche da
questo intellettuale, una criminale e una spacciatrice. E’ falso. È stata
condannata (ingiustamente, lo dimostreremo con la revisione del processo) non
per spaccio per detenzione di una piccola quantità di droga, trovata
nell’appartamento che la ragazza divideva a Roma con altre tre sue
connazionali. Un reato (per il quale ha scontato tre anni e mezzo di carcere: i
primi 10 mesi a Rebibbia e due anni e sei mesi a Castrovillari) che la giovane
ha sempre con forza negato, giurando di non aver mai fatto uso né di droga, né
di alcol, né di aver mai fumato una sigaretta. Ricordo a questi denigratori di
turno che Kate era in Italia, prima dell’arresto, da 8 anni, aveva sempre
lavorato, onestamente, come badante, ottenendo un regolare permesso di soggiorno.
Ricordo che per la sua buona condotta è uscita, lunedì 5 settembre, dal carcere
di Castrovillari con 90 giorni di anticipo. Ricordo che prima di avere ottenuto
l’asilo, sotto forma di protezione umanitaria, è stata interrogata al Cie di
Roma dall’apposita Commissione, per due giorni di seguito, per oltre 16 ore.
Sono stati fatti tutti i riscontri. Solo dopo è stata concessa la protezione
umanitaria. Come si può liberamente e impunemente insultare questa ragazza,
senza conoscerla? Che ne sanno questi denigratori di turno della tragedia, di
quello che sta soffrendo da quindici anni Kate? Come possono persone che non lo
conoscono, che non sanno nulla della sua storia fare certe affermazioni? Come
possono dichiarare che ha detto il falso. Che ne sanno della violenza che ha
subito da quell’uomo, molto più grande di lei, che volevano farle sposare. Che
ne sanno di tutto quello che ha dovuto sopportare e subire per quattro anni per
il suo rifiuto di sposare questa persona e per aver difeso la sua fede
cristiana e non essersi convertita alla religione islamica. Lo sanno che per
questo, per aver difeso la sua libertà e la sua fede cristiana, è stata
ripudiata dalla sua famiglia. Perché altrimenti avrebbe dovuto fuggire, 11 anni
fa, dal suo Paese, subito dopo aver conseguito il diploma e rinunciando al suo
sogno che era quello di continuare gli studi, andare all’Università e
laurearsi? Lo sanno che in tre anni e
mezzo di ingiusta detenzione in Italia non ha mai ricevuto in carcere né la
visita, né una lettera, né una telefonata della sua famiglia. Nessuno, né i
suoi genitori, né i suoi sei fratelli, né la sorella più piccola (a cui è molto
legata e che è stata l’unica della famiglia con la quale, in questi anni, prima
di essere arrestata, si sentiva al telefono) l’hanno mai cercata. Non basta
questo per dimostrare che è stata ripudiata e condannata dalla sua famiglia?
L’unica persona che ha incontrato in carcere, in questi tre anni e mezzo, è
stato il sottoscritto (Corbelli), al quale ha scritto, nel mese di luglio, dal
carcere in un momento di disperazione, chiedendo di essere aiutata e salvata.
Se non aveva nulla da temere ritornando in Nigeria perché avrebbe dovuto accusare la sua
famiglia e l’uomo che l’ha violentata, pochi giorni prima di uscire dal
carcere, dopo aver ultimato di scontare la sua condanna? Basta questo per dimostrare che Kate ha detto la verità e chi
l’accusa è solo un volgare bugiardo e calunniatore”.Corbelli ha infine reso
noto che oggi ha parlato con
13 settembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Kate andrà a Lodi (l’arrivo
entro pochi giorni), all’istituto religioso Sant’Anna. Corbelli ”Finisce qui
questa straordinaria pagina di solidarietà che ha coinvolto il mondo intero”.
Il leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, promotore, ininterrottamente, per 50 giorni, della
campagna umanitaria per salvare Kate Omoregbe, ha reso noto che la ragazza
nigeriana, che dopo essere stata scarcerata lunedì scorso (era detenuta a
Castrovillari da due anni e 6 mesi, dopo i primi dieci mesi trascorsi a
Rebibbia) ha ottenuto mercoledì scorso, dopo due giorni di interrogatori e di
verifiche al Cie di Roma da parte dell’apposita Commissione, l’asilo politico,
sotto forma di protezione umanitaria, non verrà in Calabria. Ha scelto
l’istituto religioso Sant’Anna di Lodi, che per primo quand’era ancora detenuta
ha espresso la sua volontà di ospitarla. Kate, che ho sentito, di nuovo questa
mattina, ringrazia
12 settembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Corbelli replica al portavoce
del Presidente della Nigeria: “Kate ha detto la verità, per questo ha avuto,
dopo due giorni di interrogatori e di verifiche al Cie di Roma, la protezione
umanitaria. E’ falso e ignobile affermare il contrario. Sfido questo signore a
portare davanti alle telecamere della tv della Nigeria la famiglia e il
violentatore di questa ragazza per dimostrare che la storia non è vera. Se non lo fa è un
bugiardo e un calunniatore al pari di tutti coloro che tentano di screditare
questa ragazza”!
Cosenza
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della campagna umanitaria per
salvare Kate Omoregbe, si dice “indignato per le dichiarazioni del portavoce
del presidente della Nigeria, rilasciate al corrispondente dal Paese africano
di una agenzia di stampa italiana, l’Agi, difende a spada tratta la giovane
nigeriana, parla di un (falso) scoop inseguito da giorni da un giornalista (che
mi aveva più volte contattato) e sfida il governo della Nigeria a portare
davanti alle telecamere della televisione della Nigera la famiglia e il
violentatore (e mancato sposo) di questa ragazza per dimostrare che la storia
non è vera”. “Confermo che la storia di Kate è tutta vera. E semplicemente
falso quanto affermato dal portavoce del presidente della Nigeria ad un
giornalista corrispondente dalla Nigeria di una Agenzia di stampa che alla
ricerca di uno scoop da alcuni giorni mi telefonava per dirmi che la storia gli
sembrava incredibile e che in Nigeria non risultavano condanne emesse da un
tribunale per questa ragazza. Ho spiegato che la ragazza, come è stato sempre
detto, non era stata condannata da nessun Tribunale ma da regole non scritte
del suo Paese, come mi ha descritto Kate nella missiva che mi ha mandato dal carcere.
Credo a Kate. Sulla base di quali informazioni il portavoce del presidente
della Nigeria dichiara che è tutto falso? Kate, come mi ha scritto nella
lettera, chiedeva di essere salvata perché, per essersi rifiutata di sposare
una persona (un musulmano) molto più grande di lei che l’aveva anche violentata
e per non convertirsi alla religione islamica, lei che è cattolica, era di
fatto, se ritornava in Nigeria, condannata ad essere sfregiata con l’acido e ad
essere uccisa. Il portavoce del Presidente Nigeria sulla base di quale indagine
espletata può dichiarare che Kate ha detto il falso? Quella ragazza ha detto la
verità. E falso chi dichiara il contrario, solo per difendere l’immagine del
suo Paese o per il gusto di uno scoop (boomerang per lui, mi dispiace per la
sua Agenzia, l’Agi, a cui va invece tutta la mia stima). Kate ha ottenuto la
protezione umanitaria dopo essere stata interrogata al Cie di Roma per due
giorni di seguito da una commissione e da alcuni giudici. Sono state fatte
ritengo le dovute verifiche e per questo è stato concessa la protezione
umanitaria. Kate è uscita dal carcere con 90 giorni di anticipo per condotta
esemplare. Kate è innocente anche per l’accusa di detenzione di droga che l’ha
portata in carcere. Dimostreremo anche questo. Sfido il Portavoce del
presidente della Nigeria a portare davanti alle telecamere della tv della
Nigera la famiglia di questa ragazza e l’uomo che volevano farlo sposare e che
l’ha anche violentata per dimostrare che ha detto il falso. Se non lo fa è un bugiardo
e un calunniatore al pari di tutti coloro che tentano di screditare questa
giovane nigeriana. Questo falso scoop serve solo a distruggere definitivamente,
ad ammazzare, una ragazza che dopo anni di sofferenza, di violenza e di
ingiusta detenzione stava finalmente e lentamente uscendo da un tunnel
maledetto”.
9 settembre 2011
KATE HA AVUTO l’ASILO
POLITICO IN ITALIA
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Corbelli “Kate sarà
temporaneamente ospitata in un istituto religioso”.
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della campagna umanitaria per
salvare Kate Omoregbe, ha reso noto di aver di nuovo parlato, questa mattina e
pochi minuti fa, con la ragazza nigeriana che dopo essere stata scarcerata
lunedì scorso (era detenuta a Castrovillari da due anni e 6 mesi, dopo i primi
dieci mesi trascorsi a Rebibbia) ha ottenuto ieri l’asilo politico, sotto forma
di protezione umanitaria. Corbelli aveva ricevuto per primo la notizia della
libertà di Kate, mercoledì pomeriggio, quando la ragazza nigeriana lo aveva
chiamato mentre era ancora al Cie di Roma. Ieri e questa mattina la giovane
immigrata ha chiamato di nuovo il leader di Diritti Civili per chiedergli quale
struttura scegliere tra quelle che hanno offerto la disponibilità ad
accoglierla . “Questa mattina ho di nuovo parlato con lei. Mi ha chiesto quale
domicilio doveva comunicare alle autorità competenti. Ci siamo lasciati in
attesa di individuare la soluzione ottimale. Ieri subito dopo la telefonata con
Kate ho contattato e parlato con il Presidente della Regione Giuseppe
Scopelliti che aveva nei giorni scorsi manifestato la disponibilità ad aiutare
e dare ospitalità alla ragazza nigeriana. Stiamo valutando in queste ore quale
sia la soluzione ottimale per Kate”. Intanto Kate resterà ancora ospite in una
struttura religiosa”. La giovane nigeriana di 34 anni era detenuta nel carcere
di Castrovillari (dove ha finito di scontare una condanna a quattro anni e
quattro mesi, per detenzione di una piccola quantità di droga, rinvenuta
durante una perquisizione in un appartamento che la ragazza divideva a Roma,
dove lavorava come badante, con altre tre sue connazionali: reato che la
ragazza ha sempre con forza ribadito di non avere mai commesso), aveva chiesto
asilo politico per poter restare in Italia (dove si trova da dieci anni, con
regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa per evitare, nel suo
Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per questo è
stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una persona molto più
grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei che è cristiana)
alla religione musulmana.
9 settembre 2011
Venerdì 09 Settembre 2011 12:03
ANSA- AGI -
ADNKRONOS “Ora che la vicenda della giovane nigeriana, Kate
Omoregbe, - ha detto Agazio LOIERO (Autonomia e Diritti) - si è conclusa
con il lieto fine dell’asilo politico, voglio complimentarmi ancora una volta
con Franco Corbelli. Il ruolo di Corbelli e del suo movimento, Diritti civili,
è estremamente importante in Calabria, un territorio in cui troppo spesso i
diritti vengono confusi o non sono riconosciuti. Per questo – ha aggiunto
LOIERO - ho sempre guardato con grande attenzione e talvolta addirittura con
ammirazione al lavoro che Corbelli svolge, consapevole dell’importanza della
tutela dei diritti umani in una regione multietnica come la nostra”.
Ringrazio il Presidente
Loiero (f.c.)
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Kate a Corbelli. “Ho avuto
l’asilo politico. Sono felicissima”.
Cosenza
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, promotore della campagna umanitaria per salvare Kate Omoregbe, ha
reso noto, in una breve nota, di aver di nuovo poco fa parlato con la ragazza
nigeriana che dopo essere stata scarcerata lunedì scorso (era detenuta a
Castrovillari da due anni e 6 mesi, dopo i primi dieci mesi trascorsi a
Rebibbia) ha ottenuto oggi l’asilo politico. Corbelli aveva ricevuto per primo
la notizia della libertà di Kate, questo pomeriggio, quando lo aveva chiamato
mentre era ancora al Cie di Roma. “Kate mi ha appena chiamato di nuovo. Ho di
nuovo parlato con lei. Mi ha comunicato la notizia della concessione dell’asilo
politico. Era felicissima. Mi ha ringraziato piangendo. Ieri era invece presa
dallo sconforto, subito dopo il suo arrivo al Cie di Roma. Era triste e
piangeva, poco fa mi ha manifestato tutta la sua felicità. Non pensava che
l’asilo sarebbe arrivato così presto. Era pronta ad andare in una struttura
religiosa sino al 19 ottobre, data che era sta fissata per l’udienza al
Tribunale di sorveglianza di Roma per giudicare sulla sua richiesta di asilo
politico in Italia. Sono felicissimo. Aspetto di incontrarla di nuovo per
parlare del suo futuro in Italia”. La giovane nigeriana di 34 anni era detenuta
nel carcere di Castrovillari (dove ha finito di scontare una condanna a quattro
anni e quattro mesi, per detenzione di una piccola quantità di droga, rinvenuta
durante una perquisizione in un appartamento che la ragazza divideva a Roma,
dove lavorava come badante, con altre tre sue connazionali: reato che la
ragazza ha sempre con forza ribadito di non avere mai commesso), ha chiesto
asilo politico per poter restare in Italia (dove si trova da dieci anni, con
regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa per evitare, nel suo
Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per questo è
stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una persona molto più
grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei che è cristiana)
alla religione musulmana.
7 settembre 2011
KATE E’ STATA SCARCERATA.
ABBIAMO VINTO UNA GRANDE
BATTAGLIA DI CIVILTA’
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Kate ha telefonato a Corbelli.
“E’ felice. Uscirà dal Cie di Roma. Andrà in una struttura religiosa”
Cosenza
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, promotore della campagna umanitaria per salvare Kate Omoregbe, ha
reso noto, in una breve nota, di aver parlato con la ragazza nigeriana che dopo
essere stata scarcerata lunedì scorso (era detenuta a Castrovillari da due anni
e 6 mesi, dopo i primi dieci mesi trascorsi a Rebibbia) si trova adesso al Cie
di Roma. “Ho parlato con Kate, mi ha telefonato, è felice, dopo un momento di
sconforto, subito dopo il suo arrivo al Cie di Roma. Ieri era triste e
piangeva, oggi mi ha gridato tutta la sua felicità. Dopo averla fatta uscire
dal carcere di Castrovillari adesso la farò subito uscire anche dal Cie di
Roma. Mi ha chiesto dove andare. Gli consiglierò di andare, almeno sino al 19
ottobre, quando si discuterà al Tribunale di sorveglianza di Roma della sua
richiesta di asilo politico in Italia, in una delle tante strutture religiose
che hanno offerto la loro disponibilità ad accoglierla”. La giovane nigeriana
di 34 anni era detenuta nel carcere di Castrovillari (dove ha finito di
scontare una condanna a quattro anni e quattro mesi, per detenzione di una
piccola quantità di droga, rinvenuta durante una perquisizione in un
appartamento che la ragazza divideva a Roma, dove lavorava come badante, con
altre tre sue connazionali: reato che la ragazza ha sempre con forza ribadito
di non avere mai commesso), ha chiesto asilo politico per poter restare in
Italia (dove si trova da dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e non
essere espulsa per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la
morte per il suo rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua
famiglia) di sposare una persona molto più grande di lei (che non ama) e di non
volersi convertire (lei che è cristiana) alla religione musulmana.
7 settembre 2011
Comunicato stampa del
Movimento Diritti Civili
Caso Kate. Trasmesse oggi
al Presidente della Repubblica le firme della petizione internazionale on line:
12.556 adesioni da 60 Nazioni di tutti i cinque Continenti
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della campagna umanitaria per
salvare Kate Omoregbe, che va avanti ininterrottamente da oltre 40 giorni (da
quando ha ricevuto, il 21 luglio, dal carcere di Castrovillari, dove era
detenuta, la lettera con l’accorata richiesta di aiuto della ragazza nigeriana)
informa che dopo la scarcerazione della giovane nigeriana, avvenuta lunedì
pomeriggio, la petizione internazionale on line, wvv.thepetitionsite.com
/appeal to save Kate (appello per salvare Kate), indirizzata al presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, promossa, con straordinario successo da
una delle maggiori associazioni mondiali americane per i diritti umani, Care 2,
è stata sospesa e le 12.556 firme raccolte sono state già trasmesse al Capo
dello Stato. “Voglio ringraziare le 12.556 persone che da ogni parte del mondo
hanno aderito a questa petizione internazionale curata in Italia da Marco Galli
che, raccogliendo l’appello di Diritti Civili, ha promosso questa straordinaria
gara di solidarietà sul web. E’ un risultato eccezionale, in due settimane sono
arrivate 12.556 adesioni. Si era partiti con l’obiettivo di raggiungere 500
firme. Poi 1500. Siamo arrivati alla incredibile cifra di 12.556. Le firme sono
ancora consultabili sul web. Hanno aderito cittadini di 60 Nazioni di tutti i
cinque Continenti: dall’Europa, all’Africa, dall’America all’Asia,
all’Australia. Adesioni alla campagna di Diritti Civili “per salvare Kate” sono
arrivate dall’Italia, da tutta l’Europa e dai Paesi più lontani del Pianeta:
dal Brasile, dal Canada, dalla Cina, dalla Cina, dal Giappone, da Costarica,
dal Bangladesh, dalla Malesia, dall’India, dal Sudafrica, dal Pakistan, dalla
Russia, dalla Svezia, dalla Finlandia, dall’Irlanda, dal Messico, dalla
Colombia, da Singapore, dall’Argentina, dal Marocco, dalla Repubblica
Dominicana, dalla Giamaica, dal Camerum, dall’Australia. Tutti chiedono al
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di impedire che si consumi
questo crimine orrendo. Kate non deve essere espulsa. Deve restare in Italia
per evitare la lapidazione. “Kate è stata scarcerata dopo la lunga battaglia
del Movimento Diritti Civili. Resterà in Italia, non sarà espulsa. Anche se ci
sarà ancora da combattere. Continuerò a stare accanto a Kate, come ho fatto per
40 giorni. Da lunedì sera – afferma Corbelli - la giovane nigeriana si trova al
Cie di Roma. Il 19 ottobre c’è l’udienza preliminare al Tribunale di Roma per discutere
la sua richiesta di asilo politico. Abbiamo evitato, con la nostra campagna
umanitaria, che Kate venisse rimandata in Nigeria, sfregiata con l’acido e
lapidata, per essersi rifiutata di sposare una persona molto più grande di lei
e per non essersi convertita alla religione musulmana, lei che è cattolica.
Abbiamo vinto una grande battaglia di civiltà. Sono ancora oggi felice e
commosso per quell’abbraccio davanti al carcere all’uscita di Kate dalla casa
circondariale di Castrovillari”.
7 settembre 2011
Kate è stata scarcerata.
L’abbraccio commovente di Kate e Corbelli davanti al carcere . ”Abbiamo vinto
una battaglia di grande civiltà” .
“Kate è stata scarcerata.
Resterà in Italia, non sarà espulsa. Abbiamo evitato che venisse rimandata in
Nigeria, sfregiata con l’acido e lapidata. Abbiamo vinto una grande battaglia
di civiltà. Sono felice e commosso”. Sono le prime parole del leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, subito dopo la scarcerazione di Kate
Omoregbe. Ad aspettare, ieri, davanti al carcere di Castrovillari la giovane
nigeriana c’era il leader di Diritti Civili. Kate è scesa, nell’atrio
all’interno del carcere, dalla macchina della polizia, si è inginocchiata e
piangendo ha abbracciato e ringraziato Corbelli. “Devo a te la mia libertà, sei
stato il mio salvatore. Dio ti benedica. Ringrazio quanti sostenendo la
iniziativa del tuo Movimento dei diritti civili mi hanno aiutato dall’Italia e
da ogni parte del mondo. Sono felice. Non pensavo che sarebbe mai arrivato
questo giorno. Quando ti ho scritto 40 giorni quella lettera per chiederti di
aiutarmi ero presa dalla disperazione. Pensavo di non farcela a resistere. Mai
avrei immaginato che dopo pochi giorni saresti venuto a trovarmi in carcere. Lo
hai fatto per tre volte. Sei l’unica persona che in tre anni e mezzo di carcere
è venuta trovarmi in carcere. Per me, quando sei venuto a trovarmi, la prima
volta, è stato un giorno di gioia e di speranza. Pensavo però che non ce
l’avrei fatta. Oggi invece sono qui libera. Questa notte dalla gioia non ho
dormito aspettavo con ansia che arrivasse subito l’alba. Voglio restare nel
vostro Paese, in Calabria per continuare gli studi, laurearmi, farmi una
famiglia. Sono da dieci anni in Italia. Mi sento cittadina di questo bellissimo
Paese”. Kate è libera. E’ stata momentaneamente per alcuni giorni trasferita in
un centro di accoglienza a Roma, prima di essere affidata ad una struttura in
Calabria in attesa della udienza del 19 ottobre del competente Tribunale di
Cosenza che discuterà la sua richiesta di asilo politico. Il provvedimento di
espulsione di Kate, emesso dal tribunale di Roma, contestualmente alla condanna
nel 2008, è stato sospeso.
6 settembre 2011
Straordinario successo della
petizione internazionale per salvare kate. Superate le 12550 adesioni. Adesioni da tutto il mondo,
da 60 Nazioni di tutti i cinque Continenti.
La petizione è sospesa. Le
firme saranno consegnate al Presidente della Repubblica
ww.thepetitionsite.com
/appeal to save Kate
Media che si occupano
del caso di KATE e della campagna di DIRITTI CIVILI
Avvenire (una nuova intera
pagina)
Il Messaggero
Il Secolo XIX
Il Giorno
Resto del Carlino
il Gazzettino
L’Unità
Il Corriere della Sera
(che ha attribuito ad altri la nostra battaglia!)
Tg1
Tg2
Tg3
Tg La7
Studio Aperto
Tg5
Sky (che vergognosamente
non ha citato Diritti Civili)
Servizio e appello di
Rainews24
Prima pagina di CALABRIA
ORA
Prima pagina del DOMANI
Prima pagina della
GAZZETTA DEL SUD
Prima pagina del
QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
Articoli del GIORNALE DI
CALABRIA
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Corbelli: “Lunedì si conoscerà
il destino di Kate. Un caso giudiziario complicato. La giovane nigeriana
rischia l’espulsione dall’Italia e la lapidazione nel suo Paese. Un crimine
orrendo che bisogna assolutamente scongiurare”. Kate ha chiesto alla direzione
del carcere di Castrovillari di informare Corbelli dell’ora della sua uscita.
Migliaia di adesioni da tutto il mondo alla petizione internazionale
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della campagna umanitaria per
salvare Kate Omoregbe, che va avanti ininterrottamente da oltre 40 giorni, a
poche ore dalla scarcerazione della giovane nigeriana, previsto per domani
mattina, lunedì, avendo la ragazza terminato già ieri, sabato, il suo periodo
di detenzione, grazie ai 90 giorni di abbuono concessi dal giudice per la buona
condotta della giovane nigeriana, parla di “una situazione assai complessa, di
un caso giudiziario di non facile soluzione per l’ostacolo del provvedimento di
espulsione, emesso, nel 2008, nei confronti della ragazza insieme alla sentenza
di condanna, dal Tribunale di Roma, e di fatto immediatamente esecutivo alla
fine del periodo di carcerazione, che non chiarisce se domani mattina la
giovane immigrata sarà, una volta lasciata la casa circondariale di
Castrovillari, una cittadina libera, o se alla stessa verrà notificato il
provvedimento di espulsione e l’adozione delle misure previste in questi casi,
con il trasferimento in un Cie(Centro di identificazione ed espulsione) in
attesa che le autorità preposte si pronuncino sulla richiesta di asilo politico
presentata una decina di giorni fa dalla ragazza. L’unica certezza è
l’accoglimento, da parte del giudice, della richiesta di scarcerazione
anticipata. Infatti il fine pena della ragazza era il 16 novembre, con i 90
giorni di abbuono ha finito ieri la sua detenzione. La giovane nigeriana, 34
anni, è detenuta nel carcere di Castrovillari (da due anni e sei mesi, dopo i
primi dieci mesi trascorsi a Rebibbia), per una condanna a quattro anni e
quattro mesi, per detenzione di una piccola quantità di droga, rinvenuta, nel
febbraio del 2008, durante una perquisizione in un appartamento che la ragazza
divideva a Roma, dove lavorava come badante, con altre tre sue connazionali:
reato che la ragazza ha sempre con forza ribadito di non avere mai commesso.
Kate ha chiesto asilo politico per poter restare in Italia (dove si trova da
dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa per
evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo
rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una
persona molto più grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei
che è cristiana) alla religione musulmana. “Il caso di Kate si sta purtroppo
rivelando assai complicato. L’unica certezza è che la ragazza ha finito la sua
detenzione e deve essere per questo immediatamente scarcerata. Quello che non
si sa e se sarà subito espulsa o se potrà continuare a restare in Italia (in
attesa della risposta del Governo alla sua richiesta di asilo politico) come
cittadina libera (ospite di un istituto di suore di Lodi, che hanno dato la
loro disponibilità ad accoglierla) o se la stessa ragazza sarà confinata in un
Cie (Centro di identificazione ed espulsione). Domani insieme al provvedimento
di scarcerazione conosceremo il destino di Kate. Una cosa è certa: senza la
straordinaria campagna umanitaria di Diritti Civili domani questa ragazza (nel
silenzio e nell’anonimato assoluti) sarebbe stata imbarcata su un aereo e
rispedita nel suo Paese, di fatto, in questo modo, condannata a morte, allo
sfregio del viso con l’acido e alla lapidazione per aver difeso la sua libertà
e la sua fede cristiana. Un crimine orrendo che dobbiamo assolutamente
scongiurare. Dimostreremo anche, chiedendo la revisione del processo,
l’assoluta innocenza di Kate rispetto al reato per il quale è stata condannata
e tenuta in carcere per 3 anni e 6 mesi”. Kate ha chiesto alla direzione del
carcere di Castrovillari di informare Corbelli dell’ora esatta della sua uscita
“perché, ha scritto, è la persona che l’ha salvata e che vuole trovare, lei che
non ha nessuno in Italia che l’aspetta, fuori dalla casa circondariale, da
cittadina libera”. Prosegue intanto, con straordinario successo, la petizione
on line internazionale, ww.thepetitionsite.com /appeal to
save Kate (appello per salvare
Kate), indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad opera
di una delle maggiori associazioni mondiali americane per i diritti umani Care
2, che, raccogliendo l’appello e sostenendo la campagna di Diritti Civili, in
poco più di dieci giorni, ha già superato quota 1700 adesioni da 56 Nazioni di
tutti i cinque Continenti.
4 settembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Corbelli: “Kate sarà
scarcerata lunedì mattina. Se non sarà sospeso il provvedimento di espulsione
sarà subito espatriata e di fatto condannata a morte nel suo Paese. Prosegue da
tutto il mondo la mobilitazione per evitare l’espulsione dall’Italia e la
lapidazione in Nigeria. Ci si avvia a superare le 1700 adesioni da 56 Nazioni”
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della campagna umanitaria per
salvare Kate Omoregbe, che va avanti ininterrottamente da oltre un mese,
informa che la giovane nigeriana sarà scarcerata lunedì mattina, denuncia il
rischio che la ragazza possa essere immediatamente espatriata e mandata a
morire nel suo Paese se non sarà sospeso il provvedimento di espulsione emesso
nel 2008, dal Tribunale di Roma (insieme alla sentenza di condanna) già
trasmesso alla direzione del carcere di Castrovillari (dove Kate è detenuta, da
due anni e sei mesi, dopo i primi dieci mesi trascorsi a Rebibbia) e
immediatamente esecutivo alla fine della detenzione .Corbelli , che oggi si è
recato di nuovo al carcere castrovillarese, rende noto che la giovane nigeriana
ha finito oggi la sua detenzione. Il giudice ha accolto la domanda di
scarcerazione anticipata riconoscendo 90 giorni di abbuono per buona condotta.
Il fine pena era il 16 novembre. Con i giorni condonati ha finito oggi di
scontare la condanna. La ragazza doveva quindi essere scarcerata già nella
giornata di oggi (sabato). Slitta purtroppo per un intoppo a lunedì mattina.
Resta adesso però l’ostacolo del provvedimento di espulsione. Purtroppo è una
lotta contro il tempo. Il provvedimento del giudice per la sospensione del
rimpatrio deve arrivare entro oggi, o al massimo entro domani, altrimenti per
Kate lunedì scatta inesorabile l’espulsione dall’Italia e la condanna a morte
nel suo Paese. La giovane nigeriana di 34 anni è detenuta nel carcere di
Castrovillari (dove sta finendo di scontare una condanna a quattro anni e
quattro mesi, per detenzione di una piccola quantità di droga, rinvenuta
durante una perquisizione in un appartamento che la ragazza divideva a Roma,
dove lavorava come badante, con altre tre sue connazionali: reato che la
ragazza ha sempre con forza ribadito di non avere mai commesso), ha chiesto
asilo politico per poter restare in Italia (dove si trova da dieci anni, con
regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa per evitare, nel suo
Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per questo è
stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una persona molto più
grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei che è cristiana)
alla religione musulmana. “Dieci giorni fa la ragazza – continua Corbelli - ha
presentato istanza per ottenere asilo politico in Italia. La domanda è stata
trasmessa dalla direzione del carcere alla competente Questura di Cosenza. Si
aspetta adesso che venga esaminata e giudicata. In attesa proprio di questa
risposta noi chiederemo che venga sospeso il provvedimento di espulsione,
altrimenti immediatamente esecutivo già a partire dal momento della
scarcerazione della ragazza, che avverrà lunedì mattina. La ragazza se sarà
sospeso il provvedimento di espulsione sarà subito accolta dalle suore della
Casa di Accoglienza di Lodi. Prosegue intanto, con straordinario successo, la
petizione on line internazionale, ww.thepetitionsite.com /appeal to save Kate
(appello per salvare Kate), indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ad opera di una delle maggiori associazioni mondiali americane per
i diritti umani Care 2, che, raccogliendo il nostro appello e sostenendo la
campagna di Diritti Civili, si avvia a superare, in poco più di dieci giorni,
le 1700 adesioni da 56 Nazioni di tutti i cinque Continenti: dall’Europa,
all’Africa, dall’America all’Asia, all’Australia. Adesioni alla campagna di
Diritti Civili per salvare Kate dall’Italia, da tutta l’Europa e dai Paesi più
lontani del Pianeta: dal Brasile, dal Canada, dal Costarica, dal Bangladesh,
dalla Malesia, dall’India, dal Sudafrica, dal Pakistan, dalla Russia, dalla
Svezia, dal Messico, dalla Colombia, da Singapore, dall’Argentina, dal Marocco,
dalla Repubblica Dominicana, dalla Giamaica, dall’Australia. Tutti chiedono al
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di impedire che si consumi
questo crimine orrendo. Kate non deve essere espulsa. Deve restare in Italia
per evitare la lapidazione. A sostegno della campagna umanitaria di Diritti
Civili sono state già presentate due interrogazioni parlamentari bipartisan, ai
ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia, Francesco Nitto
Palma, di tredici senatori (Rutelli, Bruno, Molinari, Russo, Milana, Baio,
Digilio, Germontani, Contini, Fistarol, D’Alia, Negri e il senatore e
Sottosegretario all’Economia, Antonio Gentile), si è registrato anche
l’intervento del presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, del sindaco
di Castrovillari, Franco Blaiotta, della Comunità di Sant’Egidio, dell’ex
Governatore calabrese, Agazio Loiero, della Cisl e dell’Islam Moderato che,
raccogliendo l’appello di Corbelli, hanno tutti chiesto un atto umanitario per
evitare l’espulsione di Kate dall’Italia e salvarle in questo modo la vita”.
Dopo la stampa calabrese, che ha dato come sempre un grande contributo, anche
la stampa nazionale continua ad interessarsi alla vicenda della ragazza
nigeriana. Dopo Avvenire, l’Unità, Studio Aperto, il Tg5 ieri intanto un nuovo
servizio del Tg3 è stato dedicato al drammatico caso umano di Kate e alla
battaglia di Diritti Civili.
3 settembre 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Corbelli a Napolitano “Salvare
Kate prima che sia troppo tardi. Oggi (sabato) dovrebbe essere scarcerata ma
rischia l’espulsione dall’Italia e la lapidazione nel suo Paese (Nigeria) se
non sarà sospeso il provvedimento di espulsione. Migliaia di adesioni (oltre
1600 sino ad oggi) da 56 Nazioni di tutto il mondo alla petizione
internazionale”. Nuovo servizio del Tg3 oggi alle 14,30.
Cosenza
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, promotore della campagna umanitaria per salvare Kate Omoregbe, che va
avanti ininterrottamente da oltre un mese, a poche ore dalla scarcerazione
della giovane nigeriana, afferma in una nota che “Kate è a un passo dalla
liberta. La giovane nigeriana ha infatti finito oggi la sua detenzione. Il
giudice ha accolto la domanda di scarcerazione anticipata riconoscendo 90
giorni di abbuono per buona condotta. Il fine pena era il 16 novembre. Con i
giorni condonati ha finito oggi di scontare la condanna. La ragazza dovrebbe
quindi essere scarcerata nella giornata di domani (sabato). Resta adesso però
l’ostacolo del provvedimento di espulsione. Purtroppo è una lotta contro il
tempo. Il provvedimento del giudice per la sospensione del rimpatrio deve
arrivare entro oggi, altrimenti per Kate scatta inesorabile l’espulsione
dall’Italia e la condanna a morte nel suo Paese”. Kate è detenuta nel carcere
di Castrovillari (dove sta finendo di scontare una condanna a quattro anni e
quattro mesi, per detenzione di una piccola quantità di droga, rinvenuta
durante una perquisizione in un appartamento che la ragazza divideva a Roma,
dove lavorava come badante, con altre tre sue connazionali: reato che la
ragazza ha sempre con forza ribadito di non avere mai commesso, ha sempre
dichiarato di non aver mai fatto uso né di droga, né di alcol, né di aver mai
fumato una sigaretta), ha chiesto asilo politico per poter restare in Italia
(dove si trova da dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e non essere
espulsa per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per
il suo rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di
sposare una persona molto più grande di lei (che non ama) e di non volersi
convertire (lei che è cristiana) alla religione musulmana”. Corbelli mercoledì
scorso si è recato di nuovo nel carcere di Castrovillari per incontrare, per la
seconda volta, la giovane nigeriana che chiede di essere aiutata e salvata.
Oggi il leader di diritti Civili denuncia il rischio che “la ragazza possa
essere immediatamente espatriata e mandata a morire nel suo Paese se non sarà sospeso
il provvedimento di espulsione emesso nel 2008, dal Tribunale di Roma (insieme
alla sentenza di condanna) già trasmesso alla direzione del carcere di
Castrovillari e rivolge un accorato appello al presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano (al quale domani saranno recapitate le migliaia di adesioni
(oltre 1610 quelle già pervenute sino ad oggi) alla petizione
internazionale, www.thepetitionsite.com /appeal to save kate, promossa da una delle maggiori associazioni
americane per i diritti umani, Care2”) invitandolo “ad intervenire su questo
drammatico caso umano, e a farlo subito, oggi stesso, prima che sia troppo
tardi”. Intanto ieri il Tg3, alle 14,30, ha dedicato un nuovo servizio al caso
di Kate e alla battaglia di Diritti Civili
2 settembre 2011
Caso Kate
Servizio e appello(4
settembre) di RAINEWS 24
Diversi servizi del TG3-
Molti articoli di AVVENIRE – Speciale de L’UNITA’
Servizio del Tg5(1
settembre) nell’edizione delle ore 8
Reportage di due pagine
(1 settembre) del QUOTIDIANO DELLA CALABRIA a firma del vice direttore GIANNI
CERASUOLO
Prime Pagine di CALABRIA
ORA e IL DOMANI
Articoli de
31 agosto,1, 2 e 3
settembre, servizi del Tg Rai Calabria
Nuovo servizio (31
agosto) a STUDIO APERTO.
Speciale di VANITY
FAIR.IT(che riportiamo sotto)
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Nuovo incontro in carcere di
Corbelli con la ragazza nigeriana condannata a morte per aver rifiutato
matrimonio combinato (con un anziano) e per non volersi convertire alla
religione musulmana! L’accorato appello di Kate, che tra pochi giorni uscirà
dal carcere. ”Aiutatemi, salvatemi dalla lapidazione”. Le telecamere di Studio
Aperto e Canale 5 ieri sono entrate nel carcere di Castrovillari. Migliaia le adesioni alla petizione internazionale.
Nuovo incontro, mercoledì
mattina, del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, con la
giovane nigeriana, Kate Omoregbe, detenuta, da due anni e sei mesi (dopo i primi
dieci mesi di detenzione a Rebibbia), nel carcere di Castrovillari (dove sta
finendo di scontare una condanna a quattro anni e quattro mesi, uscirà tra
pochi giorni, nella prima decade di settembre, con un anticipo di due mesi,
rispetto al fine pena, previsto per il 16 novembre, per il suo esemplare
comportamento di detenuta) che ha chiesto asilo politico per poter restare in
Italia (dove si trova da dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e non
essere espulsa per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la
morte per il suo rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua
famiglia) di sposare una persona molto più grande di lei (che non ama) e di non
volersi convertire (lei che è cristiana) alla religione musulmana”. Corbelli dopo
aver ricevuto, nel luglio scorso, una lettera della ragazza con una accorata
richiesta di aiuto, continua ininterrottamente da oltre un mese la battaglia
per salvare la giovane immigrata. Il 18 agosto aveva già incontrato la ragazza
in carcere. Ieri mattina il nuovo incontro, voluto dalla giovane nigeriana. ”A
pochi giorni dalla scarcerazione Kate ha chiesto di incontrarmi di nuovo. Ha
voluto ringraziare tutti coloro che, sostenendo la campagna umanitaria di
Diritti Civili, stanno dando la loro adesione alla petizione internazionale,
indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di una delle
più importanti Associazioni americane per i diritti umani, Care 2, (per aderire
basta cliccare su www.thepetitionsite.com / appeal to save Kate) che in dieci
giorni ha superato le 1500 adesioni da 54 Nazioni di tutti i cinque Continenti:
dall’Europa, all’Africa, dall’America all’Asia, all’Australia. Adesioni alla
campagna di Diritti Civili per salvare Kate oltre che dall’Italia e dai Paesi
europei finanche dai Paesi più lontani del Pianeta: dal Brasile, dal Canada,
dal Costarica, dal Bangladesh, dalla Malesia, dall’India, dal Sudafrica, dal
Pakistan, dalla Russia, dalla Finlandia, dal Messico, dalla Colombia,
dall’Argentina, dall’Australia. Kate quando le ho detto di questa straordinaria
mobilitazione scattata in tutto il mondo a suo favore si è commossa, ha pianto,
ha pregato e ringraziato il Signore. Ha giurato e ribadito, con forza, la sua
innocenza rispetto all’accusa di detenzione di una piccola quantità di droga,
rinvenuta durante una perquisizione, nel febbraio del 2008, nell’appartamento
che la ragazza divideva a Roma con altre tre ragazze nigeriane. Una vicenda
questa che l’è costata il carcere è il rischio oggi di essere lapidata se
espulsa dall’Italia e rimandata nel suo Paese, da dove era scappata undici anni
fa, per sfuggire a quel matrimonio con un uomo anziano e per non convertirsi
alla religione musulmana, lei che è cristiana. Chiede a Dio di aiutarla, di
salvarla. Ha paura però che una volta fuori dal carcere resterà sola, se non
sarà accolta in tempo la sua richiesta di asilo in Italia, se non sarà sospeso
il provvedimento di espulsione emesso dal Tribunale di Roma insieme alla
sentenza di condanna e dovesse essere espulsa l’aspetta una fine orrenda. Sono
mi ha detto le regole, quelle scritte e quelle non scritte del mio Paese. Per
quello che ho fatto, per aver difeso la mia libertà e la mia fede cristiana,
pagherò con la vita, con il patibolo con la lapidazione. Salvatemi prima che sia
troppo tardi. E’ il messaggio accorato che ha voluto lanciare a pochi giorni
dalla scarcerazione”. Ieri intanto le telecamere di Studio Aperto e Canale 5
sono entrate, con l’inviato Massimiliano Di Dio, nel carcere di Castrovillari,
per raccontare la storia di Kate, la lunga battaglia di Diritti Civili e
raccogliere l’accorato appello della giovane nigeriana.
1 settembre 2011
Mobilitazione internazionale per
salvare la ragazza che tra qualche giorno uscirà da un carcere italiano e sarà
espulsa in Nigeria. Ad attenderla la pena di morte per aver rifiutato le nozze
combinate
31 agosto - di
Francesco Oggiano
Kate Omoregbe, 34 anni d'età e qualche giorno ancora da scontare,
ha molta più paura della pena che l'attende fuori dal carcere. Perché una volta
uscita dal penitenziario di Castrovillari (Cosenza) tornerà in Nigeria e sarà
lapidata per aver rifiutato un matrimonio combinato e la conversione
all'islamismo.
La
LA FUGA DALLA NIGERIA
Kate ha iniziato il suo lungo viaggio dalla Nigeria anni fa, quando la famiglia
le impose di cambiare religione e di sposare un 60enne. Era un amico dello zio
e un uomo benestante, proprietario di una ditta di trasporti: tanto le doveva
bastare. Ma a Kate non bastava. E da buona cristiana non voleva neanche
convertirsi all'islamismo. Una notte, dopo l'ennesimo pestaggio subito dai
familiari, decise di fuggire: attraverso il confine e passò in Niger. Poi andò
in Mali e dopo un viaggio durato tre mesi in Marocco. Qui trovò una donna
cattolica che la ospitò in casa nonostante fosse clandestina. Conobbe altri
nigeriani e si avventurò con loro su una imbarcazione di fortuna. Andò bene:
dopo due giorni tutti toccarono la costa spagnola. Attraversò l'Europa e arrivò
a Roma, dove ottenne un permesso di soggiorno e una casa da dividere con altre
quattro connazionali.
L'ARRESTO PER DROGA
Iniziò a lavorare come badante fino a una mattina di febbraio del 2008, quando
i poliziotti le entrarono in casa e vi trovarono un bel po' di marijuana. «Non
era mia», ha sempre sostenuto Kate. Arrestata, venne condannata a quattro anni
e sei mesi dal Tribunale di Roma. Restò per dieci mesi a Rebibbia, poi venne
trasferita a Castrovillari. In carcere è diventata una detenuta modello,
addetta alle pulizie e stimata dai secondini.
Con la sua buona condotta si è guadagnata uno sconto di pena. Lunedì prossimo,
massimo martedì, sarà scarcerata, prelevata dalla Questura e caricata su un
aereo alla volta della Nigeria. Franco Corbelli, presidente dell'associazione
«Diritti Civili», sta lottando contro il tempo. «L'obiettivo è trovare
un'associazione umanitaria che prenda Kate in custodia come volontaria. Questo
ci permetterà di guadagnare qualche giorno in attesa che il Ministero valuti la
richiesta di asilo politico». Molte associazioni hanno risposto all'appello.
Corbelli è in trattativa. Nei giorni scorsi ha mobilitato mezzo Parlamento in
favore di Kate: a sostegno della campagna umanitaria di «Diritti Civili» sono
state presentate due interrogazioni parlamentari al ministro dell'Interno e
della Giustizia da parte di tredici senatori; si sono espressi il presidente
della Provincia di Cosenza, il sindaco di Castrovillari,
«L'asilo politico deve essere concesso a persone che rischiano la vita se
ritornano nel loro Paese. Kate non rischia, se sarà espulsa verrà uccisa
certamente», continua Corbelli, che ha incontrato Kate questa mattina. «Ha
detto che per legge sarà ammazzata. Ma è commossa per la mobilitazione in suo
favore». E' fiducioso? «Sì. Anche se non sarà facile per via della condanna per
droga. Lei ha sempre sostenuto di essere innocente, non ha mai fumato neanche
una sigaretta. Vuole solo restare in Italia e sfuggire alla morte». La corsa
contro il tempo continua. Cinque giorni, 120 ore: poi si apriranno le porte.
NIGERIANA RISCHIA LAPIDAZIONE: NUOVO
INCONTRO CON CORBELLI
(ANSA) - COSENZA, 31 AGO - Nuovo
incontro, questa mattina,
del leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, con la
giovane nigeriana, Kate Omoregbe,
detenuta nel carcere di
Castrovillari dove sta finendo di
scontare una condanna a
quattro anni e quattro mesi. La
giovane ha chiesto asilo
politico per poter restare in Italia e
non essere espulsa ed
evitare, nel suo Paese, la
lapidazione.
"A pochi giorni dalla scarcerazione - afferma Corbelli in
una nota - Kate ha chiesto di
incontrarmi di nuovo. Ha voluto
ringraziare tutti coloro che,
sostenendo la campagna umanitaria
di Diritti Civili, stanno dando la
loro adesione alla petizione
internazionale, indirizzata al
presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, di una delle più
importanti Associazioni
americane per i diritti umani, Care 2,
che in una settimana ha
superato le 1.080 adesioni da 54
Nazioni dei cinque
continenti".
"Quando le ho detto di questa straordinaria mobilitazione
scattata in tutto il mondo a suo
favore - dice Corbelli - Kate
si è commossa, ha pianto, ha pregato e
ringraziato il Signore.
Ha paura che una volta fuori dal
carcere resterà sola, se non
sarà accolta in tempo la sua richiesta
di asilo in Italia, se
non sarà sospeso il provvedimento di
espulsione emesso dal
Tribunale di Roma insieme alla
sentenza di condanna e se dovesse
essere espulsa l'aspetta in Nigeria
una fine orrenda".
"'Salvatemi prima che sia troppo tardi': è questo -
riferisce Corbelli - il messaggio
accorato che ha voluto
lanciare oggi Kate a pochi giorni dalla
sua scarcerazione".
(ANSA).
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Corbelli incontrerà di nuovo
Kate nel carcere di Castrovillari, a pochi giorni dalla scarcerazione. “Una
corsa contro il tempo per salvarla dalla lapidazione”. Sempre oggi le telecamere
di Mediaset entreranno in carcere per raccogliere l’appello della ragazza
nigeriana. Continua intanto lo straordinario successo della petizione on line
internazionale di Care2(importante Associazione americana per i diritti umani),
oltre 920 adesioni da tutto il mondo(ultimo aggiornamento di martedì 30 agosto, ore
24). Altra petizione in
Italia di Articolo 21 e altro grande successo di partecipazione
Mentre si avvicina il
momento della scarcerazione (previsto tra pochi giorni, nella prima decade di
settembre, con due mesi di anticipo, per la sua esemplare condotta come
detenuta) e si spera della permanenza in Italia (obiettivo purtroppo né
semplice, né facile da raggiungere), prosegue, da oltre un mese, senza
soluzione di continuità, la campagna umanitaria promossa dal leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, per salvare Kate Omoregbe, la
giovane nigeriana di 34 anni detenuta nel carcere di Castrovillari (dove sta
finendo di scontare una condanna a quattro anni e quattro mesi, con l’accusa,
sempre respinta dalla ragazza, di detenzione di una piccola quantità di droga,
trovata, durante una perquisizione, in un appartamento che Kate divideva con
altre quattro sue giovani connazionali) che ha chiesto asilo politico per poter
restare in Italia (dove si trova da dieci anni, con regolare permesso di
soggiorno) e non essere espulsa per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la
lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per questo è stata anche ripudiata
dalla sua famiglia) di sposare una persona molto più grande di lei (che non
ama) e di non volersi convertire (lei che è cristiana) alla religione
musulmana”. Domani mattina, mercoledì, Corbelli, incontrerà di nuovo, nella
casa circondariale della città del Pollino. Dopo la visita del 18 agosto il leader
del movimento Diritti Civili è stato autorizzato, per motivi umanitari, dal
ministero della Giustizia di incontrare nuovamente la giovane immigrata.
Corbelli ringrazia il Guardasigilli Francesco Nitto Palma, il capo del Dap,
Franco Ionta, il direttore del carcere castrovillarese, Fedele Rizzo, “con il
quale, afferma, è in costante contatto, per la particolare attenzione,
sensibilità e grande umanità che sta dimostrando insieme al commissario Maria
Molinaro e al comandante degli agenti penitenziari di Castrovillari, Maurizio
Petrassi, e a tutto il personale della casa circondariale, anche in questa
occasione, per aiutare la giovane nigeriana”. A sostegno della campagna
umanitaria di Diritti Civili sono state già presentate due interrogazioni
parlamentari bipartisan, ai ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della
Giustizia, Francesco Nitto Palma, di tredici senatori (Rutelli, Bruno,
Molinari, Russo, Milana, Baio, Digilio, Germontani, Contini, Fistarol, D’Alia,
Negri e il senatore e Sottosegretario all’Economia, Antonio Gentile), si è
registrato anche l’intervento del presidente della Provincia di Cosenza, Mario
Oliverio, del sindaco di Castrovillari, Franco Blaiotta, della Comunità di
Sant’Egidio, del deputato del Pdl Souad Sbai, della Cisl e dell’Islam Moderato
che, raccogliendo l’appello di Corbelli, hanno tutti chiesto un atto umanitario
per evitare l’espulsione di Kate dall’Italia e salvarle in questo modo la
vita”. Prosegue intanto con straordinario successo la petizione internazionale,
indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di una delle
più importanti Associazioni americane per i diritti umani, Care 2, (per aderire
basta cliccare su www.thepetitionsite.com / appeal to save Kate) che in una
settimana ha fatto registrare oltre 920 adesioni (ultimo aggiornamento di
martedì 30 agosto, alle ore 24) da 54 Nazioni di tutti i cinque Continenti:
dall’Europa, all’Africa, dall’America all’Asia, all’Australia. Adesioni alla
campagna di Diritti Civili per salvare Kate oltre che dall’Italia e dai Paesi
europei finanche dai Paesi più lontani del Pianeta: dal Brasile, dal Canada,
dal Costarica, dal Bangladesh, dalla Malesia, dall’India, dal Sudafrica, dal
Pakistan, dalla Russia, dalla Finlandia, dal Messico, dalla Colombia,
dall’Australia. “Oggi vado di nuovo ad incontrarla per informarla della
straordinaria gara di solidarietà scattata in tutto il mondo per salvare Kate.
È una corsa contro il tempo. Mancano pochi giorni alla scarcerazione, dobbiamo
ottenere prima che lasci il carcere l’annullamento o la sospensione del
provvedimento di espulsione, emesso, nel 2008, dal Tribunale di Roma insieme
alla sentenza di condanna per un reato di detenzione di droga (trovata, durante
una perquisizione, in un appartamento che la ragazza divideva con altre quattro
sue giovani connazionali) che Kate ha sempre giurato di non aver mai commesso e
per il quale chiederemo la revisione del processo, per dimostrare l’assoluta
innocenza della giovane nigeriana.”. Corbelli informa infine che “dopo gli
articoli della stampa calabrese, dell’Avvenire, dell’Unità, i servizi di Studio
Aperto e del Tg3, domani le telecamere di Mediaset entreranno nel carcere di
Castrovillari per incontrare Kate, raccontare la lunga battaglia di Diritti
Civili e per raccogliere l’appello della giovane nigeriana che chiede di
restare in Italia per essere salvata dalla lapidazione nel suo Paese”.
30 agosto 2011
Gli appelli di Articolo 21(www.articolo21.org/98/appello/salviamo kate
dalla lapidazione)
ALTRA PETIZIONE. SALVIAMO KATE
DALLA LAPIDAZIONE
Molte centinaia le adesioni
già pervenute
Kate Omoregbe Nigeriana di
34 anni rischia la lapidazione. E' detenuta in Italia per consumo di droga,
condannata a quattro anni di carcere. Sta per uscire ma ciò che l'aspetta è una
condanna ben più brutale e disumana. Se verrà rispedita nel suo Paese sarà
sottoposta alla lapidazione per aver rifiutato di sposare un uomo molto più
anziano di lei. Kate ha fatto richiesta di asilo politico ma se non verrà
accolta il suo destino potrebbe essere inesorabilmente segnato. Lanciamo
l'appello per salvare Kate. Le firme saranno consegnate nei prossimi giorni al
presidente della Repubblica.
p.s. (di Franco Corbelli)
A chi (uno o due al
massimo) nei commenti sul blog di Articolo
Per sostenere la campagna di
Diritti Civili aderite alla petizione internazionale indirizzata al presidente
della Repubblica italiana. Andate sul sito dell’Associazione americana per i
diritti umani CARE 2 www.thepetitionsite.com / appeal to save kate e date la vostra adesione alla iniziativa per
salvare la giovane nigeriana dalla lapidazione.
Si può firmare anche la
petizione di Articolo21
(www.articolo21.org/98/appello/salviamo
kate dalla lapidazione).
Blog | di Stefano Corradino IL FATTO QUOTIDIANO
30 agosto 2011
Più informazioni su: Franco Corbelli,
Giorgio
Napolitano, Kate Omoregbe,
lapidazione
Salviamo Kate dalla
lapidazione
Si chiama Kate ma non è la duchessa di
Cambridge, sposa di William. E’ nigeriana, ha 34 anni e rischia la lapidazione se sarà rimpatriata nel suo
Paese d’origine da cui è fuggita.
Kate Omoregbe è in
Italia, condannata a scontare quattro anni di carcere per detenzione di droga.
Nel 2008 divideva la sua abitazione con altre ragazze. Un giorno mentre si
trova da sola in casa il suo appartamento viene perquisito. C’è della droga, di
modica quantità. Lei si dichiara innocente ma non le credono. La rinchiudono
nella casa circondariale della città del Pollino dove si trova tuttora, in
attesa di uscire, in anticipo, per buona condotta.
Ma ciò che la attende fuori dal carcere è ben più
allarmante, come ha raccontato Franco Corbelli del Movimento Diritti Civili,
che l’ha incontrata nella casa circondariale di Castrovillari: Kate sarà rimpatriata
in Nigeria dove l’aspetta un destino ben più atroce: la lapidazione. E’ la pena
prevista per aver rifiutato, neanche ventenne, un matrimonio combinato con una persona
molto più grande di lei, un anziano autista di quasi 60 anni che lei non conosce,
non ama, non vuole.
Kate ha chiesto asilo politico ma se tale richiesta non verrà accettata tra
pochi giorni sarà rispedita in Nigeria e subirà la disumana punizione.
Si contano sulle dita giornali e media che se ne sono
occupati, molto più interessati a descrivere minuziosamente il fatidico
sì dell’altra Kate, sull’altare di Westminster. La petizione ufficiale internazionale ha
raccolto poco più di 500 firme, appena 64 sono coloro che hanno aderito alla pagina Facebook italiana allestita per
sensibilizzare il popolo della rete.
Sul sito di Articolo21
è stato lanciato un appello per Kate e
le firme saranno consegnate nei prossimi giorni al presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano. Sperando di fare in tempo.
·
Domenica 28 agosto ancora
una volta i quotidiani calabresi, CALABRIA ORA, IL DOMANI e Il QUOTIDIANO(che
dedica un altro articolo anche ieri, lunedì) e L’AVVENIRE, con un articolo a
firma di Viviana Daloiso, si occupano del caso di Kate e della campagna di
Diritti Civili
Sabato 27 agosto anche L’UNITA’, con un reportage a firma di Claudio Cordova, ha dedicato una
intera pagina al caso di Kate e alla battaglia di Diritti Civili.
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
La campagna per Kate. La
petizione internazionale (appeal to save Kate) ha superato le 500 adesioni da
oltre 50 Nazioni dei cinque Continenti. Una pagina intera dell’Unità al caso
della ragazza nigeriana e alla battaglia di Diritti Civili.
E’ stato raggiunto e
superato l’obiettivo prefissato delle 500 adesioni per la petizione promossa da
una delle maggiori associazioni mondiali americane per i diritti umani (Care 2)
che, a sostegno della campagna umanitaria iniziata, un mese fa, dal Movimento
Diritti Civili ha lanciato una straordinaria petizione on line internazionale
(Appeal to save Kate - Appello per salvare Kate) indirizzata al presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, consultabile sul sito
www.thepetitionsite.com. Lo rende noto il leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, promotore della campagna a favore di Kate Omoregbe, la giovane
nigeriana di 34 anni, detenuta nel carcere di Castrovillari (dove sta finendo
di scontare una condanna a quattro anni e quattro mesi) che ha chiesto asilo
politico per poter restare in Italia (dove si trova da dieci anni, con regolare
permesso di soggiorno) e non essere espulsa per evitare, nel suo Paese (da dove
è fuggita dieci anni fa per difendere la sua libertà e la sua fede cristiana),
il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per questo è stata
anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una persona molto più grande di
lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei che è cristiana) alla
religione musulmana”. “In pochi giorni la petizione – afferma Corbelli - ha
fatto registrare oltre 500 adesioni da oltre 50 Nazioni di tutti i cinque
Continenti. Adesioni oltre che dall’Italia dai Paesi più lontani dell’America,
dell’Asia, dell’Australia, dell’Africa, dell’Europa: dal Brasile, dal Canada,
dal Costarica, dal Bangladesh, dalla Malesia, dall’India, dal Sudafrica, dal
Pakistan, dalla Russia, dal Messico, dalla Colombia, dall’Australia. Oltre
naturalmente a tutti i maggiori Paesi europei e altre Nazioni di altri
Continenti. Un successo di partecipazione straordinario. Intanto dopo la stampa
calabrese (impegnata, come sempre, a sostenere le campagne umanitarie di
Diritti Civili), l’Avvenire, il Tg3, Studio Aperto, anche l’Unità dedica oggi
(venerdì) un’intera pagina al caso di Kate Omoregbe e alla battaglia del
Movimento Diritti Civili”. Corbelli dopo aver ricevuto, nel mese di luglio, una
lettera della ragazza, con una accorata richiesta di aiuto, ha subito promosso
la campagna umanitaria per salvare Kate e la scorsa settimana si è recato nel
carcere di Castrovillari ad incontrarla”. A sostegno della campagna umanitaria
di Diritti Civili sono state già presentate due interrogazioni parlamentari
bipartisan, ai ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia,
Francesco Nitto Palma, di tredici senatori (Rutelli, Bruno, Molinari, Russo,
Milana, Baio, Digilio, Germontani, Contini, Fistarol, D’Alia, Negri e il
senatore e Sottosegretario all’Economia, Antonio Gentile), si è registrato
anche l’intervento del presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio,
del sindaco di Castrovillari, Franco Blaiotta, della Comunità di Sant’Egidio,
del deputato del Pdl Souad Sbai, della Cisl e dell’Islam Moderato che,
raccogliendo l’appello di Corbelli, hanno tutti chiesto un atto umanitario per
evitare l’espulsione di Kate dall’Italia e salvarle in questo modo la vita”.
27 agosto 2011
NIGERIANA RISCHIA LAPIDAZIONE:
CORBELLI, 500 FIRME PETIZIONE
(ANSA) - COSENZA, 27 AGO - E' stato
raggiunto l'obiettivo
prefissato delle 500 adesioni per la
petizione promossa da una
delle maggiori associazioni mondiali
americane per i diritti
umani (Care 2) che, a sostegno della
campagna umanitaria
iniziata, un mese fa, dal Movimento
Diritti Civili ha lanciato
una straordinaria petizione on line
internazionale in favore
della giovane nigeriana, Kate
Omoregbe, che rischia la
lapidazione. Lo rende noto il leader
del Movimento diritti
civili, Franco Corbelli.
La petizione online è indirizzata al presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, ed è
consultabile sul sito
www.thepetitionsite.com.
"In pochi giorni la petizione - afferma Corbelli - ha fatto
registrare 500 adesioni da oltre 50 Nazioni
di tutti i cinque
Continenti. Un successo di
partecipazione straordinario. Intanto
dopo la stampa calabrese, l'Avvenire,
il Tg3, Studio Aperto,
anche l'Unità dedica oggi un'intera
pagina al caso di Kate
Omoregbe e alla battaglia del
Movimento Diritti Civili".(ANSA).
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Kate è innocente. Chiederemo
revisione processo per evitare espulsione dall’Italia e lapidazione in Nigeria.
Prosegue con successo la petizione internazionale. Adesioni da tutto il mondo
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della campagna umanitaria a favore
di Kate Omoregbe, preannuncia una “clamorosa e importante iniziativa che
potrebbe cambiare il destino della ragazza nigeriana di 34 anni detenuta nel carcere
di Castrovillari (dove sta finendo di scontare una condanna a quattro anni e
quattro mesi per una accusa di detenzione di una piccola quantità di droga, che
sarebbe stata trovata durante una perquisizione in un appartamento che la
ragazza divideva a Roma con altre quattro giovani connazionali nigeriane) che
ha chiesto asilo politico per poter restare in Italia (dove si trova da dieci
anni, con regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa per evitare, nel
suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per
questo è stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una persona molto
più grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei che è
cristiana) alla religione musulmana”. Corbelli, che ricorda “prosegue, da
alcuni giorni, con grande successo, nonostante l’ignobile silenzio su questo
caso dei media nazionali (tranne pochissime eccezioni), la petizione on line
internazionale (indirizzata al Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano), dell’Associazione americana per i diritti umani, Care 2,
(www.thepetitionsite.com / Appeal to save Kat, Appello per salvare Kate) con
circa (nel primo pomeriggio di oggi, venerdì) 500 adesioni da oltre cinquanta
Nazioni da tutti i cinque Continenti”, afferma che “Kate è vittima di un
clamoroso errore giudiziario“, e annuncia che “sarà chiesta la revisione del
processo per dimostrare l’assoluta innocenza della giovane nigeriana”. Il fine
pena di Kate (detenuta a Castrovillari, da due anni e sei mesi, dopo 10 mesi di
detenzione nel carcere romano di Rebibbia) è previsto per il 16 novembre ma per
la sua buona condotta ha avuto alcuni mesi di abbuoni , dovrebbe essere
scarcerata tra pochi giorni, nella prima decade di settembre. Corbelli ha
incontrato nei giorni scorsi la ragazza nel carcere della città del Pollino e
ha raccolto la storia di questa ragazza, la sua fuga avventurosa dalla Nigeria,
nel settembre del 2000, per evitare il matrimonio combinato con uomo di 60 anni
e per non convertirsi (lei che è cristiana) alla religione musulmana, l’arrivo
a Roma, dove rimane a lavorare onestamente come badante per otto anni, sino a
quella maledetta mattina del mese di febbraio del 2008 quando durante una
perquisizione nel suo appartamento, che lei divideva nella Capitale con altre
quattro ragazze nigeriane, viene trovata della droga. Lei è sola in stanza.
Viene arrestata nonostante gridi subito che lei non c’entra nulla, che non
sapeva niente di quella droga. Viene dal Tribunale di Roma processata e
condannata , per detenzione di sostanze stupefacenti, a quattro anni e quattro
mesi e all’espulsione dall’Italia, subito dopo la fine della pena. Dopo averla
incontrata e ascoltata sono convinto che quella ragazza dice la verità. Kate è
innocente. La ragazza è vittima di un clamoroso errore giudiziario. Chiederemo
per questo la revisione del processo. Per dimostrare la sua innocenza e la sua
buona fede. Kate può dimostrare la sua innocenza, può provare di non aver mai
in vita sua fatto uso di droga, né di alcol, né di aver mai anche solo fumato
una sigaretta. Mi ha detto che in quell’appartamento c’erano le prove della sua
innocenza. La ragazza quella mattina, piangendo, lo ha subito detto agli agenti
che la perquisivano e arrestavano. Perchè quelle carte non sono state acquisite
e portate al processo? Chiederemo che questi documenti, prove inconfutabili
della innocenza della ragazza, vengano acquisite e prodotte nel nuovo processo.
L’assurdo e fatto ancora più disumano e inaccettabile è che Kate dovrebbe
essere espulsa dall’Italia e condannata alla lapidazione in Nigeria (per
essersi opposta al matrimonio combinato e per il suo rifiuto a convertirsi alla
religione musulmana) per un reato (la detenzione di droga) che nel nostro Paese
non ha mai commesso”.
26 agosto 2011
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
La campagna di Diritti
Civili per Kate. Petizione internazionale (appeal to save Kate) di una delle
più importanti Associazioni americane (Care 2) per i diritti umani, per salvare
dalla lapidazione la ragazza nigeriana. Adesioni da oltre 50 Nazioni, di tutti
i cinque Continenti.
Cosenza
Mentre si avvicina il
giorno della scarcerazione (prima decade di settembre) e si spera della
permanenza in Italia (obiettivo purtroppo né semplice, né facile da
raggiungere), prosegue, e varca i confini nazionali (con una straordinaria
petizione on line internazionale, appeal to save Kate - appello per salvare
Kate - indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad opera
di una delle maggiori associazioni mondiali americane per i diritti umani Care
2, petition) la campagna umanitaria (iniziata un mese fa), promossa dal leader
del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, per salvare Kate Omoregbe, la
giovane nigeriana di 34 anni detenuta nel carcere di Castrovillari (dove sta
finendo di scontare una condanna a quattro anni e quattro mesi) che ha chiesto
asilo politico per poter restare in Italia (dove si trova da dieci anni, con
regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa per evitare, nel suo
Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per questo è
stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una persona molto più
grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei che è cristiana)
alla religione musulmana”. Corbelli informa che “sta accadendo qualcosa di
eccezionale, da tutto il mondo arrivano adesioni alla petizione di Care 2,
consultabile sul sito www.thepetitionsite.com. La petizione (appeal to save
Kate) che va avanti da tre giorni ha già fatto registrare adesioni da oltre
cinquanta diverse Nazioni di tutti i cinque Continenti: dall’Europa,
all’Africa, dall’America all’Asia, all’Australia. Adesioni alla campagna di
Diritti Civili per salvare Kate finanche dai Paesi più lontani del Pianeta: dal
Brasile, dal Canada, dal Costarica, dal Bangladesh, dalla Malesia, dall’India,
dal Sudafrica, dal Pakistan, dalla Russia, dal Messico, dalla Colombia,
dall’Australia. Oltre naturalmente a tutti i maggiori paesi europei e altre
nazioni di altri Continenti. Chiunque può aderire e consultare il sito con
l’aggiornamento in tempo reale delle adesioni, che vengono pubblicate con nome,
cognome, orario di arrivo della e-mail e paese di provenienza”. Corbelli dopo
aver ricevuto, nel mese di luglio, una lettera della ragazza (mostrata ieri dal
Tg3, che per la seconda volta in pochi giorni si è occupato del drammatico caso
umano di Kate) con una accorata richiesta di aiuto, giovedì scorso si è recato
nella casa circondariale di Castrovillari per incontrare la ragazza che aveva
chiesto questo incontro. Kate ha raccontato al leader di Diritti Civili la sua
odissea, la sua paura di essere uccisa, la sua fuga dalla Nigeria, durata mesi,
per sfuggire alla lapidazione. L’arrivo in Italia. L’arresto, per uso di droga.
Ha pianto e gridato la sua innocenza. Ha espresso il suo desiderio, la sua
speranza di poter restare in Italia per difendere la sua liberta e la sua fede
cristiana, per riprendere gli studi, laurearsi, rifarsi una vita. A sostegno
della campagna umanitaria di Diritti Civili sono state già presentate due interrogazioni
parlamentari bipartisan, ai ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della
Giustizia, Francesco Nitto Palma, di tredici senatori (Rutelli, Bruno,
Molinari, Russo, Milana, Baio, Digilio, Germontani, Contini, Fistarol, D’Alia,
Negri e il senatore e Sottosegretario all’Economia, Antonio Gentile), si è
registrato anche l’intervento del presidente della Provincia di Cosenza, Mario
Oliverio, del sindaco di Castrovillari, Franco Blaiotta, della Comunità di
Sant’Egidio, del deputato del Pdl Souad Sbai, della Cisl e dell’Islam Moderato
che, raccogliendo l’appello di Corbelli, hanno tutti chiesto un atto umanitario
per evitare l’espulsione di Kate dall’Italia e salvarle in questo modo la
vita”.
25 agosto 2011
Calabria Ora (in prima
pagina e l’intera pag.5)
Di
Un mese fa ho ricevuto
la sua lettera dal carcere di Castrovillari, con l’accorata richiesta di aiuto.
Da allora il Movimento Diritti Civili ha subito promosso una campagna
umanitaria, che ha da qualche giorno varcato anche i confini nazionali (con una
petizione internazionale, per salvarla, per evitare che venga espulsa e
lapidata nel suo Paese.
Giovedì scorso
sono andato a incontrarla nella casa circondariale della città del Pollino.
Voleva incontrami, parlarmi, raccontarmi personalmente la sua odissea, il suo
dramma. Ben volentieri raccolgo l’invito di Calabria Ora di raccontare la
storia di questa giovane nigeriana.
Una
storia incredibile
Kate Omoregbe, 34 anni, detenuta nella casa circondariale della città del
Pollino (dove sta finendo di scontare una condanna a quattro anni e quattro
mesi, uscirà nella prima decade di settembre) ha chiesto asilo politico per
poter restare in Italia (dove si trova da dieci anni, con regolare permesso di
soggiorno) e non essere espulsa per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la
lapidazione e la morte per il suo rifiuto (per questo è stata anche ripudiata
dalla sua famiglia) di sposare una persona molto più grande di lei (che non
ama) e di non volersi convertire (lei che è cristiana) alla religione
musulmana”. E’ una storia incredibile, allucinante. E’ stato un incontro molto
toccante. La ragazza si è commossa ed ha pianto quando mi ha visto e quando le
ho detto dell’attenzione e dell’intervento dei tredici senatori (Bruno,
Rutelli, Molinari, Russo, Milana, Baio, Digilio, Germontani, Contini, Fistarol,
D’Alia, Negri e il senatore e Sottosegretario all’Economia, Antonio Gentile),
del presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, del sindaco di
Castrovillari, Franco Blaiotta, dei media che parlavano di lei. Le ho portato i
quotidiani calabresi e l’Avvenire con gli articoli dedicati al suo caso. Le ho
promesso che glieli conserverò e consegnerò tra pochi giorni quando uscirà dal
carcere.
Il terrore negli occhi
Ho trovato una ragazza assai provata,
terrorizzata dall’ipotesi di essere espulsa dall’Italia, rimpatriata in
Nigeria, dove l’aspetta la condanna alla lapidazione. Piangendo la ragazza mi
ha raccontato la sua storia, la sua odissea che inizia 15 anni fa, quando
appena finita la scuola superiore, i suoi genitori cercano di farle sposare una
persona molto più grande di lei, un anziano proprietario di alcuni camion di
quasi 60 anni che non conosce e non ama. E’ un uomo amico di un suo zio. Una
persona benestante. I genitori la picchiano per obbligarla al matrimonio
combinato e per convincerla a convertirsi alla religione musulmana, lei che è
cristiana. Per anni ha subito le minacce e le vessazioni della sua famiglia.
Kate ha 6 fratelli più grandi lei e una sorella più piccola. Ha chiesto aiuto a
tutti, ha cercato comprensione nel suo paese (è nata nel
La fuga
in Italia
Il suo sogno è l’Italia, Roma, la città
del Vaticano, del Papa, della cristianità. Dal Marocco cerca di arrivare in
Europa. E’ sola, senza documenti. Non può viaggiare con mezzi normali di
trasporto. Deve tentare l’avventura clandestina del mare insieme ad un gruppo
di immigrati. Partono in piena notte dalla Costa del Marocco, per due giorni su
una vecchia imbarcazione, in balia del mare. In quei momenti presa dalla
disperazione pensa di farla finita, la salva un compagno di viaggio, che
accortasi del suo intento suicida la salva prima che si butti in mare. Arriva
sulle coste spagnole dopo un viaggio avventuroso in mare durato due giorni.
Sbarca in Spagna e da qui dopo pochi giorni arriva in Italia, a Roma. Dove
trova lavoro come badante nella Capitale e per un breve periodo anche in
Toscana a Prato. Ottiene il permesso di soggiorno. Divide a Roma un piccolo
appartamento con altre quattro ragazze nigeriane.
L’arresto
Una mattina di febbraio del 2008 mentre è sola in casa, viene perquisita la sua
abitazione e trovata una piccola quantità di droga. Viene arrestata nonostante
la ragazza abbia subito e sempre proclamato la sua innocenza. Lei con quella
droga utilizzata dalle sue amiche non aveva nulla a che fare. La giovane Kate
non solo non si è mai drogata, ma, mi ha detto, non ha mai né bevuto, né fumato
una sigaretta. Viene condannata a quattro anni e quattro mesi di carcere. Resta
dieci mesi a Rebibbia. Viene quindi trasferita nella casa circondariale di
Castrovillari dove si trova da 2 anni e sei mesi. Il suo fine pena è il 16
novembre prossimo, ma per gli abbuoni per la sua buona condotta (è da tutti
definita una detenuta modello e per questo usufruisce anche della possibilità
di lavorare alcune ore al giorno fuori dal carcere) sarà scarcerata tra poche settimane,
nella prima decade di settembre. Per lei a causa della condanna dovrebbe
scattare, finita la detenzione, l’espulsione dall’Italia. E’ questa la sua
paura, il suo terrore, ritornare in Nigeria dove l’aspetta la lapidazione.
Sono, mi ha detto, le regole, non scritte, del nostro Paese: per le donne che
si rifiutano di accettare il matrimonio combinato, c’è lo fregio del viso con
l’acido e la lapidazione, una morte orrenda. Io chiedo solo di poter restare in
Italia, riprendere gli studi, laurearmi. Voglio costruirmi una famiglia, voglio
difendere la mia libertà e la mia fede cristiana. Mi sono augurata tante volte
di morire. Mi ha aiutato la mia fede cattolica. Oggi chiedo solo di essere
salvata da una fine orrenda, dalla lapidazione. Ringrazio il Movimento dei
diritti civili, il signor Corbelli, la mia speranza di salvezza, il direttore
del carcere e tutto il personale per la grande umanità , la stampa e quanti da
ogni parte del mondo mi stanno aiutando.
25 agosto 2011
Settimanale OGGI.it
Immigrati: petizione internazionale per salvare Kate dalla lapidazione
Cosenza, 24 ago. - Una
petizione internazionale (appeal to save Kate) e' stata avvitata da una delle
piu' importanti associazioni americane ''Care 2'' per i diritti umani, per
salvare dalla lapidazione la ragazza nigeriana Kate Omoregbe detenuta a
Castrovillari, in Calabria. In questi giorni sono arrivate ''adesioni da oltre
50 Nazioni, di tutti i cinque Continenti'' fa sapere il leader del movimento
Diritti civili Franco Corbelli, che per primo si e' interessato della vicenda
della ragazza che rischia la lapidazione se rimpatriata perche' si e' rifiutata
di sposare un uomo piu' grande di lei e di convertirsi alla religione
musulmana.
Agenzia AGI
Petizione per Kate. Corbelli, adesioni da 50
Nazioni
24/08/2011 La scarcerazione
dalla casa circondariale di Castrovillari (Cs) è prevista per la prima decade
di settembre e si spera che la donna possa rimanere in Italia;
Per salvare Kate Omoregbe, la giovane nigeriana di 34
anni è stata avviata una petizione on line internazionale, "appeal to save
Kate – appello per salvare Kate", indirizzata al presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, ad opera di una delle
maggiori associazioni mondiali americane per i diritti umani, Care 2, petition
ma la campagna umanitaria promossa dal leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, varca i confini nazionali.,
La donna ha chiesto asilo politico per poter restare
in Italia (dove si trova da dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e
non essere espulsa per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la
morte per il suo rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua
famiglia) di sposare una persona molto più grande di lei e di non volersi
convertire alla religione musulmana. Corbelli informa che «sta accadendo
qualcosa di eccezionale, da tutto il mondo arrivano adesioni alla petizione di
Care 2, consultabile sul sito www.thepetitionsite.com. La petizione (appeal to
save Kate) che va avanti da tre giorni ha già fatto registrare adesioni da
oltre cinquanta diverse Nazioni di tutti i cinque Continenti: dall’Europa,
all’Africa, dall’America all’Asia, all’Australia. Adesioni alla campagna di
Diritti Civili per salvare Kate finanche dai Paesi più lontani del Pianeta: dal
Brasile, dal Canada, dal Costarica, dal Bangladesh, dalla Malesia, dall’India,
dal Sudafrica, dal Pakistan, dalla Russia, dal Messico, dalla Colombia,
dall’Australia. Oltre naturalmente a tutti i maggiori paesi europei e altre
nazioni di altri Continenti. Chiunque può aderire e consultare il sito con
l’aggiornamento in tempo reale delle adesioni, che vengono pubblicate con nome,
cognome, orario di arrivo della e-mail e paese di provenienza».
Corbelli dopo aver ricevuto, nel mese di luglio, una
lettera della ragazza con una accorata richiesta di aiuto, giovedì scorso si è
recato nella casa circondariale di Castrovillari per incontrare la ragazza che
aveva chiesto questo incontro. A sostegno della campagna umanitaria di Diritti
Civili sono state già presentate due interrogazioni parlamentari bipartisan, ai
ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia, Francesco Nitto
Palma, di tredici senatori, si è registrato anche l’intervento del presidente
della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, del sindaco di Castrovillari,
Franco Blaiotta, della Comunità di Sant'Egidio, del deputato del Pdl Souad
Sbai, della Cisl e dell’Islam Moderato.
Cosenza, 24 ago. – (Adnkronos) – Una
petizione internazionale (appeal to save Kate) e’ stata avvitata da una delle
piu’ importanti associazioni americane ”Care
PETIZIONE INTERNAZIONALE PER
SALVARE KATE
ANSA – 24 ag. Una delle piu' importanti
associazioni americane per i diritti umani, Care
che rischia la lapidazione se, dopo la
scarcerazione prevista a settembre, tornera' in patria. La notizia e' resa nota
dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli. ''Mentre si avvicina
il giorno della scarcerazione - afferma Corbelli - e si spera nella permanenza
in Italia, prosegue e varca i confini nazionali con una straordinaria petizione
online internazionale, 'appeal to save Kate' (appello per salvare Kate)
indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad opera di una
delle maggiori associazioni mondiali americane per i diritti umani Care 2. La
campagna in favore di Kate Omoregbe, che ha chiesto asilo politico per poter
restare in Italia, e' stata avviata dal Movimento Diritti Civili. La ragazza
rischia la lapidazione perche' rifiuta di sposare una persona molto piu' grande
di lei''. ''Sta accadendo qualcosa di eccezionale -
aggiunge Corbelli - perche' da tutto il mondo arrivano adesioni alla petizione
di Care 2, consultabile sul sito www.thepetitionsite.com.
La petizione che va avanti da tre giorni ha gia' fatto registrare adesioni da
oltre cinquanta diverse Nazioni di tutti i cinque Continenti. Chiunque puo'
aderire e consultare il sito con l'aggiornamento in tempo reale delle adesioni,
che vengono pubblicate con nome, cognome, orario di arrivo della e-mail e paese
di provenienza. A sostegno della campagna umanitaria di Diritti Civili sono
state gia' presentate due interrogazioni parlamentari bipartisan ai ministri dell'Interno,
e della Giustizia, di tredici senatori, si e' registrato anche l'intervento del
presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, del sindaco di
Castrovillari, Franco Blaiotta, della Comunita' di Sant'Egidio, del deputato
del Pdl Souad Sbai, della Cisl e dell'Islam Moderato che, raccogliendo
l'appello di Corbelli, hanno tutti chiesto un atto umanitario per evitare
l'espulsione di Kate dall'Italia e salvarle in questo modo la vita''. (ANSA).
Cosenza, 24 ago. -
(Adnkronos) - Una petizione internazionale (appeal to save Kate) e' stata
avvitata da una delle piu' importanti associazioni americane ''Care 2'' per i
diritti umani, per salvare dalla lapidazione la ragazza nigeriana Kate Omoregbe
detenuta a Castrovillari, in Calabria. In questi giorni sono arrivate
''adesioni da oltre 50 Nazioni, di tutti i cinque Continenti'' fa sapere il
leader del movimento Diritti civili Franco Corbelli, che per primo si e'
interessato della vicenda della ragazza che rischia la lapidazione se
rimpatriata perche' si e' rifiutata di sposare un uomo piu' grande di lei e di
convertirsi alla religione musulmana. Corbelli afferma che sta accadendo qualcosa
di eccezionale, da tutto il mondo arrivano adesioni alla petizione di Care 2,
consultabile sul sito www.thepetitionsite.com. La petizione (appeal to save
Kate) che va avanti da tre giorni ha gia' fatto registrare adesioni
dall'Europa, all'Africa, dall'America all'Asia, all'Australia. Adesioni alla
campagna di Diritti Civili per salvare Kate finanche dai Paesi piu' lontani del
Pianeta: dal Brasile, dal Canada, dal Costarica, dal Bangladesh, dalla Malesia,
dall'India, dal Sudafrica, dal Pakistan, dalla Russia, dal Messico, dalla
Colombia, dall'Australia''.
Il Quotidiano della Calabria
Castrovillari, petizione internazionale per
La petizione on line internazionale denominata
"appeal to save Kate" indirizzata al presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano
24/08/2011 La
scarcerazione dalla casa circondariale di Castrovillari (Cs) è prevista per la
prima decade di settembre e si spera che la donna possa rimanere in Italia;
Per salvare Kate Omoregbe, la giovane nigeriana di 34
anni è stata avviata una petizione on line internazionale, "appeal to save
Kate – appello per salvare Kate", indirizzata al presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, ad opera di una delle maggiori associazioni
mondiali americane per i diritti umani, Care 2, petition ma la campagna
umanitaria promossa dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli,
varca i confini nazionali.,
La donna ha chiesto asilo politico per poter restare
in Italia (dove si trova da dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e
non essere espulsa per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la
morte per il suo rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua
famiglia) di sposare una persona molto più grande di lei e di non volersi
convertire alla religione musulmana. Corbelli informa che «sta accadendo
qualcosa di eccezionale, da tutto il mondo arrivano adesioni alla petizione di
Care 2, consultabile sul sito www.thepetitionsite.com. La petizione (appeal to
save Kate) che va avanti da tre giorni ha già fatto registrare adesioni da
oltre cinquanta diverse Nazioni di tutti i cinque Continenti: dall’Europa,
all’Africa, dall’America all’Asia, all’Australia. Adesioni alla campagna di
Diritti Civili per salvare Kate finanche dai Paesi più lontani del Pianeta: dal
Brasile, dal Canada, dal Costarica, dal Bangladesh, dalla Malesia, dall’India,
dal Sudafrica, dal Pakistan, dalla Russia, dal Messico, dalla Colombia,
dall’Australia. Oltre naturalmente a tutti i maggiori paesi europei e altre
nazioni di altri Continenti. Chiunque può aderire e consultare il sito con
l’aggiornamento in tempo reale delle adesioni, che vengono pubblicate con nome,
cognome, orario di arrivo della e-mail e paese di provenienza».
Corbelli dopo aver ricevuto, nel mese di luglio, una
lettera della ragazza con una accorata richiesta di aiuto, giovedì scorso si è
recato nella casa circondariale di Castrovillari per incontrare la ragazza che
aveva chiesto questo incontro. A sostegno della campagna umanitaria di Diritti
Civili sono state già presentate due interrogazioni parlamentari bipartisan, ai
ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia, Francesco Nitto
Palma, di tredici senatori, si è registrato anche l’intervento del presidente
della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, del sindaco di Castrovillari,
Franco Blaiotta, della Comunità di Sant'Egidio, del deputato del Pdl Souad
Sbai, della Cisl e dell’Islam Moderato.
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Straordinaria mobilitazione
in Italia per salvare Kate, la ragazza nigeriana. Appello al Presidente della
Repubblica, Napolitano
E’ scattata in Italia una
straordinaria mobilitazione per salvare Kate Omoregbe, la giovane nigeriana di
34 anni detenuta nel carcere di Castrovillari (dove sta finendo di scontare una
condanna a quattro anni e quattro mesi, uscirà nella prima decade di settembre)
che ha chiesto asilo politico per poter restare in Italia (dove si trova da
dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa per
evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo
rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una
persona molto più grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei
che è cristiana) alla religione musulmana”. A promuovere la campagna umanitaria
che va avanti ininterrottamente oramai da un mese è il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, che dopo aver ricevuto una lettera della
ragazza con una accorata richiesta di aiuto, giovedì scorso si è recato nella
casa circondariale della città del Pollino per incontrare la ragazza che aveva
chiesto questo incontro. Kate ha raccontato al leader di Diritti Civili la sua
odissea, la sua paura di essere uccisa, la sua fuga dalla Nigeria, durata mesi,
per sfuggire alla lapidazione. L’arrivo in Italia. L’arresto, per uso di droga.
Ha pianto e gridato la sua innocenza. Ha espresso il suo desiderio, la sua
speranza di poter restare in Italia per difendere la sua liberta e la sua fede
cristiana, per riprendere gli studi, laurearsi, rifarsi una vita. Dopo
l’interrogazione parlamentare bipartisan, ai ministri dell’Interno, Roberto
Maroni, e della Giustizia, Francesco Nitto Palma, di tredici senatori (Rutelli,
Bruno, Molinari, Russo, Milana, Baio, Digilio, Germontani, Contini, Fistarol,
D’Alia, Negri e il senatore e Sottosegretario all’Economia, Antonio Gentile),
l’intervento del presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, del
sindaco di Castrovillari, Franco Blaiotta, che, raccogliendo l’appello di
Diritti Civili, hanno tutti chiesto un atto umanitario per evitare l’espulsione
di Kate dall’Italia e salvarle in questo modo la vita, oggi sono intervenuti a
favore della giovane nigeriana
21 agosto 2011
Cosenza, 20
ago. (Adnkronos) - Continua la battaglia del movimento Diritti civili per Kate
Omoregbe, la donna nigeriana che rischia la lapidazione se quando uscira' dal
carcere di Castrovillari, il prossimo mese di novembre, verra' rimpatriata nel
suo Paese. Dopo l'interrogazione bipartisan ai ministri dell'Interno e della
Giustizia, e tanti altri interventi da parte delle istituzioni, ''oggi -fa
sapere Franco Corbelli del movimento Diritti civili- sono intervenuti a favore
della giovane nigeriana
venga
lapidata''.
quotidiano LIBERO
COMUNITA’ SANT’EGIDIO SI
RIVOLGE A NAPOLITANO PER SALVARE KATE IN CARCERE A CASTROVILLARI
Cosenza,
20 ago. (Adnkronos) - Continua la battaglia del movimento Diritti civili per
Kate Omoregbe, la donna nigeriana che rischia la lapidazione se quando uscira'
dal carcere di Castrovillari, il prossimo mese di novembre, verra' rimpatriata
nel suo Paese. Dopo l'interrogazione bipartisan ai ministri dell'Interno e
della Giustizia, e tanti altri interventi da parte delle istituzioni, ''oggi
-fa sapere Franco Corbelli del movimento Diritti civili- sono intervenuti a
favore della giovane nigeriana
"La
comunita' di Sant'Egidio, con il suo portavoce Mario Marazziti, ha chiesto
-afferma ancora Corbelli- l'intervento del presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano''. Da parte di tutti una richiesta unanime: evitare l'espulsione e
salvare la vita di Kate. Corbelli, si dice fiducioso: ''Vinceremo anche questa
battaglia, salveremo Kate ed eviteremo che venga lapidata''.
CORBELLI
“GRANDE MOBILITAZIONE IN ITALIA PER RAGAZZA NIGERIANA”
ANSA
– 20 ag- E' scattata in Italia una straordinaria mobilitazione per salvare Kate
Omoregbe, la giovane nigeriana di 34 anni detenuta nel carcere di Castrovillari
che ha chiesto asilo politico per poter restare in Italia e non essere espulsa
per evitare che, nel suo Paese, venga sottoposta alla lapidazione perché
rifiuta di sposare una persona molto più grande di lei. A promuovere la
campagna umanitaria che va avanti ininterrottamente oramai da un mese è il
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli. "Sulla vicenda - ha
detto Corbelli - oggi sono intervenuti a favore della giovane nigeriana
AGI e Quotidiano della Calabria
Castrovillari: nigeriana condannata alla
lapidazione, appello a Napolitano
Il caso era stato sollevato qualche giorno fa
dal leader del movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, e ora diventa
nazionale
20/08/2011
E' scattata in Italia la mobilitazione per
salvare Kate Omoregbe, la giovane nigeriana di 34 anni detenuta nel carcere di
Castrovillari (Cs) dove sta finendo di scontare una condanna a quattro anni e quattro mesi, uscirà nella prima decade di settembre.
La donna ha chiesto asilo politico per poter restare
in Italia (dove si trova da dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e
non essere espulsa per evitare, nel suo Paese la lapidazione conseguente al suo
rifiuto di sposare una persona molto più grande di lei che non ama e di non
volersi convertire alla religione musulmana». A promuovere la campagna
umanitaria che va avanti ininterrottamente oramai da un mese è il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che dopo aver ricevuto una lettera
della ragazza con una accorata richiesta di aiuto, giovedì scorso si è recato
nella casa circondariale della città del Pollino per incontrare la ragazza che
aveva chiesto questo incontro.
Kate ha raccontato al leader di Diritti Civili la sua
odissea, la sua paura di essere uccisa, la sua fuga dalla Nigeria, durata mesi,
per sfuggire alla lapidazione. L’arrivo in Italia. L'arresto, per uso di droga.
Ha pianto e gridato la sua innocenza.
Dopo l’interrogazione parlamentare bipartisan, ai
ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia, Francesco Nitto
Palma, di tredici senatori, l’intervento del presidente della Provincia di
Cosenza, Mario Oliverio, del sindaco di Castrovillari, Franco Blaiotta, che,
raccogliendo l'appello di Diritti Civili, hanno tutti chiesto un atto
umanitario per evitare l’espulsione di Kate dall’Italia e salvarle in questo
modo la vita, oggi sono intervenuti a favore della giovane nigeriana
La comunità di Sant'Egidio, con il suo portavoce Mario
Marazziti, - riferisce corbelli – ha chiesto l’intervento del presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano. Da parte di tutti una richiesta unanime:
evitare l’espulsione e salvare la vita di Kate. Corbelli, che si dice fiducioso
«vinceremo anche questa battaglia, salveremo Kate ed eviteremo che venga
lapidata», ringrazia «quanti stanno sostenendo questa campagna umanitaria di
Diritti Civili per salvare Kate», lamenta e denuncia «l'ingiustificato silenzio
della stampa nazionale».
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Gazzetta del Sud «È terrorizzata dall'idea del rimpatrio» Castrovillari (19 agosto)«È stato un incontro molto toccante.
Ho trovato una ragazza assai provata, terrorizzata dall'ipotesi d'essere
espulsa e rimpatriata in Nigeria dove l'aspetta la condanna alla
lapidazione». Franco Corbelli racconta l'incontro avuto ieri nel carcere di
Castrovillari con Kate Omoregbe, la giovane nigeriana che ha chiesto asilo
politico all'Italia dove vive da dieci anni con regolare permesso di
soggiorno. Nel suo paese è stata condannata a morte poiché ha rifiutato di
sposare un uomo molto più grande di lei, che non amava, e non ha voluto
convertirsi alla religione musulmana. «Piangendo – ha insistito il leader del
movimento Diritti civili – mi ha raccontato la sua storia, la sua odissea che
inizia quindici anni fa, quando, appena finita la scuola superiore, i suoi
genitori cercano di farle sposare un anziano autista che lei non conosce e
non ama. I genitori la picchiano per obbligarla alle nozze e per convincerla
a convertirsi alla religione musulmana, lei che è cristiana. Per anni ha subito
le minacce e le vessazioni della sua famiglia, sino a quando una sera di
settembre del 2000 decide di fuggire dalla sua casa e dal suo Paese. Cerca di
arrivare in Europa – insiste Corbelli – dopo un viaggio avventuroso in mare
durato due giorni. Sbarca in Spagna e da qui dopo pochi giorni arriva in
Italia, a Roma. Dove trova lavoro come badante e per un breve periodo anche
in Toscana a Prato. Ottiene il permesso di soggiorno. Divide a Roma un
piccolo appartamento con altre quattro ragazze nigeriane». Corbelli ricostruisce la storia che ha portato all'arresto di
Kate: «Una mattina di febbraio del 2008 mentre è sola in casa, viene
perquisita la sua abitazione e trovata una piccola quantità di droga. Viene
arrestata nonostante la ragazza abbia subito e sempre proclamato la sua
innocenza. Lei con quella droga utilizzata dalle sue amiche non aveva nulla a
che fare. Viene condannata a quattro anni e quattro mesi. Resta dieci mesi a
Rebibbia. Viene quindi trasferita nel carcere di Castrovillari dove si trova
da 2 anni e sei mesi. La fine pena è il 16 novembre prossimo, ma per gli
abbuoni per la sua buona condotta – chiude Corbelli – sarà scarcerata tra
poche settimane, nella prima decade di settembre. Per lei a causa della
condanna dovrebbe scattare, finita la detenzione, l'espulsione dall'Italia».
Alla giovane africana ha espresso «incondizionata solidarietà» il sindaco di
Castrovillari, Blaiotta, il quale si augura che la vicenda possa giungere a
rapida soluzione.(d.m.) |
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Di 19/08/2011 10:24:00
E' una gara di
solidarietà quella per una ragazza nigeriana in carcere ma che rischia la lapidazione
in patria se espulsa dall'Italia. La giovane è stata condannata in Nigeria per
aver rifiutato un matrimonio combinato e per non essersi convertita alla
religione musulmana. "Voglio difendere la mia libertà e la mia fede
cristiana", racconta al leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, che l'ha incontrata in carcere.
Kate Omoregbe è
detenuta nella casa circondariale della città del Pollino (dove sta finendo di
scontare una condanna a quattro anni e quattro mesi, uscirà nella prima decade
di settembre) e ha chiesto asilo politico per poter restare in Italia (dove si
trova da dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa
per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo
rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una
persona molto più grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei
che è cristiana) alla religione musulmana.
Corbelli dopo aver ricevuto una lettera della ragazza con una accorata richiesta
di aiuto, continua ininterrottamente da alcune settimane la battaglia per
salvare la giovane immigrata. "E' una storia incredibile, allucinante. E'
stato un incontro molto toccante. La ragazza si è commossa ed ha pianto quando
mi ha visto e quando le ho detto dell'attenzione e dell'aiuto dei tredici
senatori, del presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, di
Mediaset, dei media calabresi, quando le ho mostrato i quotidiani calabresi e
L'Avvenire che parlavano della sua storia.
Ho trovato una ragazza assai provata, terrorizzata dall'ipotesi di essere
espulsa dall'Italia, rimpatriata in Nigeria, dove l'aspetta la condanna alla
lapidazione. Piangendo la ragazza mi ha raccontato la sua storia, la sua
odissea che inizia 15 anni fa, quando appena finita la scuola superiore, i suoi
genitori cercano di farle sposare una persona molto più grande di lei, un
anziano autista di quasi 60 anni che non conosce e non ama. I genitori la
picchiano per obbligarla al matrimonio combinato e per convincerla a
convertirsi alla religione musulmana, lei che è cristiana. Per anni ha subito
le minacce e le vessazioni della sua famiglia, sino a quando una sera di
settembre del 2000 decide di fuggire dalla sua casa e dal suo Paese. Aiutata da
un amico, cammina per un intera notte. Girovaga per tre mesi tra il Niger, il
Mali e il Marocco. Dorme in alloggi di fortuna. Viene aiutata da una donna, di
fede cristiana, a Rabat. Cerca di arrivare in Europa, dopo un viaggio
avventuroso in mare durato due giorni.
Sbarca in Spagna e da qui dopo pochi giorni arriva in Italia, a Roma. Dove
trova lavoro come badante nella Capitale e per un breve periodo anche in
Toscana a Prato. Ottiene il permesso di soggiorno. Divide a Roma un piccolo
appartamento con altre quattro ragazze nigeriane. Una mattina di febbraio del
2008 mentre è sola in casa, viene perquisita la sua abitazione e trovata una
piccola quantità di droga. Viene arrestata nonostante la ragazza abbia subito e
sempre proclamato la sua innocenza. Lei con quella droga utilizzata dalle sue
amiche non aveva nulla a che fare. La giovane Kate non solo non si è mai
drogata, ma, mi ha detto, non ha mai né bevuto, né fumato una sigaretta. Viene
condannata a quattro anni e quattro mesi di carcere. Resta dieci mesi a
Rebibbia.
Viene quindi trasferita nella casa circondariale di Castrovillari dove si trova
da 2 anni e sei mesi. Il suo fine pena è il 16 novembre prossimo, ma per gli
abbuoni per la sua buona condotta (è da tutti definita una detenuta modello e
per questo usufruisce anche della possibilità di lavorare alcune ore al giorno
fuori dal carcere) sarà scarcerata tra poche settimane, nella prima decade di
settembre. Per lei a causa della condanna dovrebbe scattare, finita la
detenzione, l'espulsione dall'Italia. E' questa la sua paura, il suo terrore,
ritornare in Nigeria dove l'aspetta la lapidazione.
"Sono, mi ha detto, le regole, non scritte, del nostro Paese: per le donne
che si rifiutano di accettare il matrimonio combinato, c'è lo fregio del viso
con l'acido e la lapidazione, una morte orrenda. Io chiedo solo di poter
restare in Italia, riprendere gli studi, laurearmi. Voglio costruirmi una
famiglia, voglio difendere la mia libertà e la mia fede cristiana. Mi sono
augurata tante volte di morire. Mi ha aiutato la mia fede cattolica. Oggi
chiedo solo di essere salvata da una fine orrenda, dalla lapidazione. Ringrazio
il Movimento dei diritti civili, il signor Corbelli, la mia speranza di
salvezza, il direttore del carcere e tutto il personale per la grande umanità e
quanti mi stanno aiutando".
09:59 - E' una gara di solidarietà quella per una ragazza
nigeriana in carcere ma che rischia la lapidazione in patria se espulsa
dall'Italia. La giovane è stata condannata in Nigeria per aver rifiutato un
matrimonio combinato e per non essersi convertita alla religione musulmana.
"Voglio difendere la mia libertà e la mia fede cristiana", racconta
al leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che l'ha incontrata in
carcere.
Kate Omoregbe è detenuta
nella casa circondariale della città del Pollino (dove sta finendo di scontare
una condanna a quattro anni e quattro mesi, uscirà nella prima decade di
settembre) e ha chiesto asilo politico per poter restare in Italia (dove si
trova da dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa
per evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo
rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una
persona molto più grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei
che è cristiana) alla religione musulmana.
Corbelli dopo aver ricevuto una lettera della ragazza con una accorata
richiesta di aiuto, continua ininterrottamente da alcune settimane la battaglia
per salvare la giovane immigrata. "E' una storia incredibile, allucinante.
E' stato un incontro molto toccante. La ragazza si è commossa ed ha pianto
quando mi ha visto e quando le ho detto dell'attenzione e dell'aiuto dei
tredici senatori, del presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, di
Mediaset, dei media calabresi, quando le ho mostrato i quotidiani calabresi e
L'Avvenire che parlavano della sua storia.
Ho trovato una ragazza assai provata, terrorizzata dall'ipotesi di essere
espulsa dall'Italia, rimpatriata in Nigeria, dove l'aspetta la condanna alla
lapidazione. Piangendo la ragazza mi ha raccontato la sua storia, la sua
odissea che inizia 15 anni fa, quando appena finita la scuola superiore, i suoi
genitori cercano di farle sposare una persona molto più grande di lei, un
anziano autista di quasi 60 anni che non conosce e non ama. I genitori la
picchiano per obbligarla al matrimonio combinato e per convincerla a
convertirsi alla religione musulmana, lei che è cristiana. Per anni ha subito
le minacce e le vessazioni della sua famiglia, sino a quando una sera di
settembre del 2000 decide di fuggire dalla sua casa e dal suo Paese. Aiutata da
un amico, cammina per un intera notte. Girovaga per tre mesi tra il Niger, il
Mali e il Marocco. Dorme in alloggi di fortuna. Viene aiutata da una donna, di
fede cristiana, a Rabat. Cerca di arrivare in Europa, dopo un viaggio
avventuroso in mare durato due giorni.
Sbarca in Spagna e da qui dopo pochi giorni arriva in Italia, a Roma. Dove
trova lavoro come badante nella Capitale e per un breve periodo anche in
Toscana a Prato. Ottiene il permesso di soggiorno. Divide a Roma un piccolo
appartamento con altre quattro ragazze nigeriane. Una mattina di febbraio del
2008 mentre è sola in casa, viene perquisita la sua abitazione e trovata una
piccola quantità di droga. Viene arrestata nonostante la ragazza abbia subito e
sempre proclamato la sua innocenza. Lei con quella droga utilizzata dalle sue
amiche non aveva nulla a che fare. La giovane Kate non solo non si è mai
drogata, ma, mi ha detto, non ha mai né bevuto, né fumato una sigaretta. Viene
condannata a quattro anni e quattro mesi di carcere. Resta dieci mesi a
Rebibbia.
Viene quindi trasferita nella casa circondariale di Castrovillari dove si trova
da 2 anni e sei mesi. Il suo fine pena è il 16 novembre prossimo, ma per gli
abbuoni per la sua buona condotta (è da tutti definita una detenuta modello e
per questo usufruisce anche della possibilità di lavorare alcune ore al giorno
fuori dal carcere) sarà scarcerata tra poche settimane, nella prima decade di
settembre. Per lei a causa della condanna dovrebbe scattare, finita la
detenzione, l'espulsione dall'Italia. E' questa la sua paura, il suo terrore,
ritornare in Nigeria dove l'aspetta la lapidazione.
"Sono, mi ha detto, le regole, non scritte, del nostro Paese: per le donne
che si rifiutano di accettare il matrimonio combinato, c'è lo fregio del viso
con l'acido e la lapidazione, una morte orrenda. Io chiedo solo di poter
restare in Italia, riprendere gli studi, laurearmi. Voglio costruirmi una
famiglia, voglio difendere la mia libertà e la mia fede cristiana. Mi sono
augurata tante volte di morire. Mi ha aiutato la mia fede cattolica. Oggi
chiedo solo di essere salvata da una fine orrenda, dalla lapidazione. Ringrazio
il Movimento dei diritti civili, il signor Corbelli, la mia speranza di
salvezza, il direttore del carcere e tutto il personale per la grande umanità e
quanti mi stanno aiutando".
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Corbelli ha incontrato in
carcere la ragazza nigeriana condannata a morte per aver rifiutato matrimonio
combinato (con un anziano) e per non volersi convertire alla religione
musulmana! L’odissea e la paura di Kate in fuga dalla Nigeria per sfuggire alla
lapidazione”
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, ha incontrato, oggi (giovedì) nel carcere di
Castrovillari la giovane nigeriana, Kate Omoregbe, detenuta nella casa
circondariale della città del Pollino (dove sta finendo di scontare una
condanna a quattro anni e quattro mesi, uscirà nella prima decade di settembre)
che ha chiesto asilo politico per poter restare in Italia (dove si trova da
dieci anni, con regolare permesso di soggiorno) e non essere espulsa per
evitare, nel suo Paese, il patibolo, la lapidazione e la morte per il suo
rifiuto (per questo è stata anche ripudiata dalla sua famiglia) di sposare una
persona molto più grande di lei (che non ama) e di non volersi convertire (lei
che è cristiana) alla religione musulmana”. Corbelli dopo aver ricevuto una
lettera della ragazza con una accorata richiesta di aiuto, continua ininterrottamente
da alcune settimane la battaglia per salvare la giovane immigrata.”E’ una
storia incredibile, allucinante. E’ stato un incontro molto toccante. La
ragazza si è commossa ed ha pianto quando mi ha visto e quando le ho detto
dell’attenzione e dell’aiuto dei tredici senatori, del presidente della
Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, di Mediaset, dei media calabresi, quando
le ho mostrato i quotidiani calabresi e L’Avvenire che parlavano della sua
storia. Ho trovato una ragazza assai provata, terrorizzata dall’ipotesi di
essere espulsa dall’Italia, rimpatriata in Nigeria, dove l’aspetta la condanna
alla lapidazione. Piangendo la ragazza mi ha raccontato la sua storia, la sua
odissea che inizia 15 anni fa, quando appena finita la scuola superiore, i suoi
genitori cercano di farle sposare una persona molto più grande di lei, un
anziano autista di quasi 60 anni che non conosce e non ama. I genitori la
picchiano per obbligarla al matrimonio combinato e per convincerla a
convertirsi alla religione musulmana, lei che è cristiana. Per anni ha subito
le minacce e le vessazioni della sua famiglia, sino a quando una sera di
settembre del 2000 decide di fuggire dalla sua casa e dal suo Paese. Aiutata da
un amico, cammina per un intera notte. Girovaga per tre mesi tra il Niger, il
Mali e il Marocco. Dorme in alloggi di fortuna. Viene aiutata da una donna, di
fede cristiana, a Rabat. Cerca di arrivare in Europa, dopo un viaggio
avventuroso in mare durato due giorni. Sbarca in Spagna e da qui dopo pochi
giorni arriva in Italia, a Roma. Dove trova lavoro come badante nella Capitale
e per un breve periodo anche in Toscana a Prato. Ottiene il permesso di
soggiorno. Divide a Roma un piccolo appartamento con altre quattro ragazze
nigeriane. Una mattina di febbraio del 2008 mentre è sola in casa, viene
perquisita la sua abitazione e trovata una piccola quantità di droga. Viene
arrestata nonostante la ragazza abbia subito e sempre proclamato la sua
innocenza. Lei con quella droga utilizzata dalle sue amiche non aveva nulla a
che fare. La giovane Kate non solo non si è mai drogata, ma, mi ha detto, non
ha mai né bevuto, né fumato una sigaretta. Viene condannata a quattro anni e
quattro mesi di carcere. Resta dieci mesi a Rebibbia. Viene quindi trasferita
nella casa circondariale di Castrovillari dove si trova da 2 anni e sei mesi.
Il suo fine pena è il 16 novembre prossimo, ma per gli abbuoni per la sua buona
condotta (è da tutti definita una detenuta modello e per questo usufruisce
anche della possibilità di lavorare alcune ore al giorno fuori dal carcere)
sarà scarcerata tra poche settimane, nella prima decade di settembre. Per lei a
causa della condanna dovrebbe scattare, finita la detenzione, l’espulsione
dall’Italia. E’ questa la sua paura, il suo terrore, ritornare in Nigeria dove
l’aspetta la lapidazione. Sono, mi ha detto, le regole, non scritte, del nostro
Paese: per le donne che si rifiutano di accettare il matrimonio combinato, c’è
lo fregio del viso con l’acido e la lapidazione, una morte orrenda. Io chiedo
solo di poter restare in Italia, riprendere gli studi, laurearmi. Voglio
costruirmi una famiglia, voglio difendere la mia libertà e la mia fede
cristiana. Mi sono augurata tante volte di morire. Mi ha aiutato la mia fede
cattolica. Oggi chiedo solo di essere salvata da una fine orrenda, dalla
lapidazione. Ringrazio il Movimento dei diritti civili, il signor Corbelli, la
mia speranza di salvezza, il direttore del carcere e tutto il personale per la
grande umanità e quanti mi stanno aiutando”.
18 agosto 2011
NIGERIANA CONDANNATA A LAPIDAZIONE: CORBELLI, GOVERNO INTERVENGA.
DOMANI IL LEADER DI DIRITTI CIVILI INCONTRERA’