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Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili chiede a Presidente
Repubblica di conferire Medaglia d’oro alla memoria per il giovane turista eroe
morto domenica a Cetraro, in Calabria, dopo aver salvato due bambine che stavano
annegando
Cetraro
Una Medaglia
d’oro del Presidente della Repubblica per “il gesto eroico del giovane turista
salernitano, Gianluca Sirica, che domenica scorsa nel mare di Cetraro, in
Calabria, ha perso la vita per salvare due bambine che stavano annegando”. E’
quanto chiede il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, al Capo
dello Stato, per, afferma, “non dimenticare e onorare, invece, degnamente
questo valoroso cittadino morto per un gesto di coraggio e eroismo”. “L’Italia è
un Paese che dimentica troppo facilmente e non sa onorare i suoi eroi. Non è
giusto. Chi ha sacrificato la propria vita per gesti di coraggio e eroismo non
deve essere dimenticato ma ricordato e onorato degnamente. Con il conferimento
della Medaglia d’oro alla memoria da parte del Presidente della Repubblica. E’
quello che chiediamo per questo giovane turista salernitano, Sirica, morto dopo
aver salvato, domenica nel mare di Cetraro, due bambine che stavano annegando.
Un gesto straordinario di un giovane che ha rischiato, e purtroppo perso, la
vita, buttandosi in mare, per salvare due bambini, pur consapevole di non saper
nuotare. Un atto che non può essere assolutamente dimenticato. Tre anni fa
Diritti Civili ha chiesto e ottenuto dal Quirinale la medaglia d’oro per altri
sette eroi, che persero la vita nell’adempimento del proprio dovere e per
salvare altre vite umane. Nel 2007 vincemmo la battaglia per ricordare e onorare
degnamente sette eroi (tra cui due valorosi calabresi, la guardia giurata Luigi
Rende di Reggio Calabria e il giovane caporale di Lappano, Eugenio Nigro), morti
tutti durante l’estate di tre anni fa. Dopo le istanze di Diritti Civili, la
Medaglia d’oro venne infatti conferita al manovale bosniaco Dragan Cigan, morto
nel mare di Jesolo, dopo aver salvato due fratellini trevigiani che stavano
annegando; al pilota emiliano dell’aereo canadair della Protezione Civile,
Andrea Golfera, deceduto in Abruzzo mentre coraggiosamente tentava di spegnere
un rogo; al giovane vigilante calabrese Luigi Rende, rimasto ucciso a Reggio
Calabria, mentre si opponeva con coraggio ad una banda di rapinatori; ai due
coraggiosi piloti campani Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone, volontari
dell’Associazione “Humanitas”, che precipitando, e perdendo la vita, con il loro
elicottero antincendio a Marina di Camerota, in provincia di Salerno,
scongiurarono una strage, evitando, con un atto di eroismo, di abbattersi sui
numerosi turisti presenti in quel momento sulla spiaggia; al coraggioso caporale
calabrese Eugenio Nigro, morto mentre cercava di spegnere un incendio che
minacciava il suo piccolo paese di Lappano, alle porte di Cosenza; al giovane
eroe pugliese Pietro Maggiolini che perse la vita dopo aver eroicamente salvato
tre giovani amiche che stavano annegando nel mare di Palinuro (Sa)”.
28 luglio 2010
Comunicato stampa Movimento Diritti Civili
Costi politica e sacrifici
calabresi. Corbelli chiede a Consiglio regionale di tagliare indennità-scandalo,
di piu' addirittura di quelle di Sarkozy e Zapatero!
Catanzaro
Il
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo il taglio delle
indennità dei deputati (meno 1000 euro netti al mese) denuncia “lo scandalo
della mancata riduzione della ricchissima indennità dei consiglieri, assessori
regionali calabresi e dei due presidenti, Consiglio e Giunta, che percepiscono
quasi il triplo dei loro colleghi della Lombardia, addirittura più del Premier
spagnolo Zapatero e quasi il doppio di quanto incassa il presidente della
Francia, Sarkozy: 11316 lo stipendio mensile di un consigliere della Calabria,
3602 l’indennità mensile di un consigliere della Lombardia, 7296 lo stipendio
mensile di Zapatero, 6714 euro l’indennità mensile del Presidente francese. C’è
di più, e più scandaloso, come viene riportato nel libro La Casta delle Regioni
di Emilio Fuccillo: un consigliere regionale della Calabria percepisce al mese
più di quanto incassano, messi insieme, un consigliere belga (5500 euro), uno
tedesco (2280) e uno svizzero (zero euro!) che fanno in totale 7780 euro! Il
mancato taglio delle (ricchissime) indennità dei consiglieri, degli assessori
regionali calabresi e dei presidenti della Giunta e del Consiglio rappresenta
una beffa e uno schiaffo ai cittadini calabresi, chiamati a nuovi sacrifici.
Mentre la Camera dei Deputati dà un primo segnale (anche se ancora
insufficiente) per la riduzione dei costi della Politica, tagliando di mille
euro netti mensili l’indennità dei deputati, e la stessa cosa si appresta a fare
il Senato, il Consiglio regionale non tocca minimamente (nemmeno di un euro!) lo
stipendio dei consiglieri, degli assessori e dei due Presidenti. L’Assemblea di
Palazzo Campanella ha anzi di recente votato e aumentato di molto le spese di
gestione. Uno scandalo nello scandalo. Reso ancora più inaccettabile in una
regione, come la Calabria, alle prese con una crisi gravissima. Diritti Civili
chiede al Consiglio regionale un gesto di dignità, responsabilità e rispetto dei
calabresi, chiamati a fare nuovi sacrifici, soprattutto dei tanti disoccupati e
di chi sopravvive con una pensione sociale-vergogna di 250 euro al mese: la
riduzione del cinquanta per cento delle indennità dei consiglieri, degli
assessori e dei presidenti del Consiglio e della Giunta regionali. Chiediamo che
un consigliere e un assessore regionali abbiano non più della stessa indennità
del… presidente della Francia o al massimo del Premier spagnolo, che certamente
hanno ben altre responsabilità istituzionali nazionali e internazionali
rispetto all’ultimo consigliere regionale calabrese”.
27
luglio 2010
MINACCE A GIORNALISTA: CORBELLI, GOVERNO
SOTTOVALUTA EMERGENZA
(ANSA) - COSENZA, 23 LUG - "E' l'ennesimo atto intimidatorio
nei confronti della stampa calabrese da parte della 'ndrangheta
che tenta di condizionare e imbavagliare l'informazione in
questa regione e che conferma la gravità della situazione
calabrese, una vera e propria emergenza sociale sottovalutata
dal Governo e dalle Istituzioni". E' quanto afferma, in una
nota, il leader di Diritti civili, Franco Corbelli, che esprime
solidarietà al giornalista del Quotidiano della Calabria,
Saverio Puccio.
"La Calabria infatti - prosegue Corbelli - vanta purtroppo
un altro triste primato: è la regione con il maggior numero di
giornalisti minacciati dalla criminalità organizzata. Un dato e
un fatto gravi e inquietanti che non possono essere né
sottovalutati, né ignorati".
Corbelli chiede per questo al "Ministro degli Interni,
Roberto Maroni, di garantire una forma di protezione e di tutela
di tutti quei giornalisti calabresi, impegnati quotidianamente a
raccontare tutte le delicate inchieste di mafia e politica di
questa regione e proprio per questo finiti nel mirino e oggetto
di pesanti minacce della potente e sanguinaria 'ndrangheta
calabrese. Al collega Puccio va la solidarieta' di tutti i
calabresi onesti. Il grave atto intimidatorio da lui subito
inquieta perché evidente appare il mandante e chiaro
l'obiettivo: la mafia e il condizionamento dell'informazione che
Puccio al pari degli altri giornalisti calabresi impegnati, con
i loro giornali, su questo fronte, difficile, delicato e
rischioso, svolge con professionalità e correttezza,
occupandosi, sul suo giornale, di clamorose inchieste di mafia e
politica". (ANSA).
Comunicato stampa Movimento Diritti Civili
Malasanità. Corbelli dopo
neonata calabrese morta per chiusura reparto ospedale e mancanza autoambulanza,
chiede immediata istituzione Garante salute Calabria. “Una tragedia che la
struttura del Garante avrebbe potuto evitare”.
Cosenza
Il
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta
di legge per l’istituzione del Garante della salute della Calabria, approvata,
all’unanimità, dal Consiglio regionale calabrese, il 30 giugno 2008, interviene
sul caso della neonata di Amendolara, deceduta mentre veniva trasportata in
elisoccorso dall’ospedale di Rossano all’Annunziata di Cosenza, dopo che non era
stato possibile ricoverarla a Trebisacce per la chiusura del reparto di
ginecologia del nosocomio locale e per questo ricoverata a Rossano, con un auto
privata per la mancanza di una autoambulanza, parla di “un altro gravissimo caso
di malasanità, l’ennesima vergogna, una nuova drammatica pagina nera della
sanità calabrese, una tragedia che si poteva e doveva evitare, una vicenda che
conferma l’assoluta urgenza e indispensabilità dell’istituzione del Garante
della Salute che se operativo avrebbe potuto evitare un simile tragico epilogo,
perchè una delle principali funzioni di questa innovativa struttura (operativa
24 ore al giorno attraverso un numero verde e una serie di sportelli informativi
per i diversi casi ed emergenze, delle varie patologie; una struttura di
controllo e pronto intervento che viene aggiornata istante per istante)ӏ quella
di programmare e coordinare in tempo reale interventi e ricoveri per casi gravi,
urgenti e particolari. Corbelli “assolve i medici che non hanno, in questo caso,
alcuna responsabilità come del resto ha confermato con grande dignità e onestà
la madre della neonata, e addebita la responsabilità di quanto accaduto
esclusivamente alla cattiva gestione, alla disorganizzazione della sanità
calabrese. Quanto accaduto conferma da un lato l’emergenza sanità in Calabria,
che non è certo scomparsa con l’uscita di Agazio Loiero e il cambio, con
l’arrivo di Giusepe Scopelliti, alla guida della Regione, e dall’altro dimostra
come uno dei problemi più urgenti da affrontare è quello del coordinamento tra
le diverse strutture e unità operative, oggi purtroppo completamente assente.
Manca infatti un punto di riferimento certo, semplice e immediato per i pazienti
cui rivolgersi in caso di necessità. Compito questo che, così come previsto
nell’apposita legge, che Diritti Civili ha promosso ed elaborato e il Consiglio
regionale approvato, all’unanimità, oltre due anni fa, svolge appieno il Garante
della Sanità”. Il leader di Diritti Civili se la prende con tutti, anche con “la
Commissione parlamentare sugli errori sanitari che, afferma, interviene solo
dopo le tragedie, per inutili e propagandistiche iniziative di indagine, e non
riesce invece a promuovere una sola concreta,a efficace, azione di prevenzione,
che non ha speso sino ad oggi una sola parola, che non ha fatto alcun intervento
ufficiale e istituzionale sulla mancata istituzione, a oltre due anni
dall’approvazione della legge, del Garante della Salute della Calabria, la
struttura in grado di scongiurare questi casi di malasanità, di salvare delle
vite umane. Irresponsabilmente e colpevolmente nessuno ne parla. Anche la stampa
nazionale tace sulla mancata istituzione del Garante, preferendo continuare con
la criminalizzazione di una intera regione, dopo ogni caso di malasanità. Una
cosa è certa: non istituire il Garante della salute equivale ad essere
corresponsabili di queste tragedie (in alcuni casi veri omicidi!). Il Consiglio
regionale oggi può (deve) nominare e istituire il Garante della salute
immediatamente. Diritti Civili chiede che la elezione del Garante della salute
venga messa al primo punto dell’ordine del giorno della prossima riunione
dell’Assemblea di Palazzo Campanella”.
22
luglio 2010
MALASANITA' CALABRIA. ALTRI
INTERVENTI NELLA PAGINA POLITICA
'NDRANGHETA E POLITICA.
DIRITTI CIVILI CHIEDE CHIAREZZA SU "CASO REGGIO" (nella pagina Politica)
MONDIALI: CORBELLI, NAZIONALE RESTITUISCA SOLDI A
REGIONE CALABRIA
(AGI) - Catanzaro. - Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo la "debacle
azzurra" chiede al governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, di "interrompere immediatamente la
sponsorizzazione della nazionale di calcio e di chiedere
la restituzione della ingente somma corrisposta sino ad
oggi. Al di la' del divieto imposto dalla manovra
Tremonti, - scrive Corbelli - che dovrebbe impedire agli
Enti Locali di sponsorizzare le squadre di calcio,
chiedo che la Regione Calabria, dopo la vergogna della
nazionale di calcio eliminata in modo inglorioso dai
mondiali, interrompa subito la sponsorizzazione degli
azzurri, che non ha prodotto alcuni risultato utile e
produttivo per il rilancio della regione che anzi dopo
la disfatta mondiale in Sudafrica non solo vanifica i
sacrifici economici fatti a suo tempo dalla Giunta
Loiero, ma ha finito con il danneggiare la stessa
immagine della Calabria, quale sponsor di una squadra
indegna di rappresentare, calcisticamente, il nostro
Paese. Questa nazionale della vergogna, - dice Corbelli
- per colpa del suo allenatore e dei vertici della Figc
che lo hanno difeso contro tutti e tutto, non merita di
essere sponsorizzata con i soldi dei calabresi. Chiedo
al presidente Scopelliti che i milioni di euro della
Regione Calabria destinati alla nazionale vengano dati
invece alle squadre professionistiche calabresi".
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Continua dramma (e ingiustizia)
piccola Jannate, bambina gravemente malata, figlia di immigrati. Nuovo
intervento Presidente Fini dopo appello Corbelli
Cosenza
Continua il
dramma (e l’ingiustizia) della piccola Jannate, la bambina di 2 anni, nata in
Italia, residente a Sant'Onofrio, nel Vibonese, affetta da una rara forma di
malattia genetica, che vive solo grazie ad un respiratore artificiale attaccato
ad una macchina a cui viene negato il diritto ad una piccola pensione,
nonostante il riconoscimento della invalidità al 100%, perché i suoi
giovanissimi e poverissimi genitori non hanno un permesso di soggiorno a tempo
indeterminato, ma un permesso biennale che viene ogni due anni regolarmente
rinnovato. Nonostante l’immediato intervento del Presidente della Camera.
Gianfranco Fini,
dopo l’appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, il caso
non è purtroppo ancora risolto. “Non si è riusciti a sbloccare la situazione,
superare l’assurdo legislativo, far prevalere l’aspetto umano e riconoscere il
diritto della bambina di ricevere dallo Stato italiano la misera piccola
pensione. L’assurdità e disumanità della legge – afferma Corbelli - sta colpendo
la piccola Jannate e la sua poverissima famiglia. La bambina dopo dieci mesi di
ricovero nel reparto di rianimazione pediatrica dell’ ospedale civile di Cosenza
da settembre è ospitata in un piccolo appartamento di fronte al nosocomio
cosentino, per continuare le cure e le terapie. Per avere una idea del dramma
della famiglia e della solidarietà scattata basta ricordare che da settembre il
fitto dell’appartamento viene pagato grazie ad una colletta fatta dal primario e
dagli altri medici di rianimazione dell’Annunziata”. Corbelli, che da oltre un
anno si sta occupando di questo caso, riuscendo a far ottenere il diritto alla
pensione alla bambina (la cui erogazione viene però adesso impedita dall’assurda
legge italiana, perché i genitori della piccola non hanno un permesso di
soggiorno a tempo indeterminato ma biennale) , informa di aver, ieri,
nuovamente, sentito al telefono il consigliere politico del presidente Fini,
dott. Alessio, che lo ha informato del nuovo intervento di Fini per il caso
della bambina. Nel maggio scorso il presidente della Camera, dopo l’appello di
Corbelli, era intervenuto presso la Prefettura di Vibo Valentia e il direttore
generale dell’Inps. “Voglio ancora una volta pubblicamente ringraziare
il presidente
Fini
per la sensibilità dimostrata per il drammatico caso umano (e la grande
ingiustizia che continua a subire) della piccola Jannate, prosegue Corbelli. Il
Presidente della Camera
ha
dimostrato che la sua iniziativa politica, dentro e fuori il Parlamento, a
favore dei diritti degli immigrati, in particolare dei bambini, è giusta,
sacrosanta e doverosa in un Paese civile. Serve soprattutto, come nel caso della
piccola Jannate, ad aiutare bambini poveri e malati ”.
23 giugno 2010
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
DOPO APPELLO DIRITTI
CIVILI, FINI INTERVIENE PER AIUTARE BIMBA GRAVEMENTE MALATA, FIGLIA DI POVERI
IMMIGRATI. LA
SODDISFAZIONE DI CORBELLI CHE RINGRAZIA IL PRESIDENTE DELLA
CAMERA
Vibo Valentia
Immediato intervento del
Presidente della Camera. Gianfranco Fini, dopo
l’appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, per il caso
della piccola Jannate, la bambina di 2 anni, nata in Italia, residente a
Sant'Onofrio, nel Vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica, che
vive solo grazie ad un respiratore artificiale attaccato ad una macchina a cui
viene negato il diritto ad una piccola pensione, nonostante il riconoscimento
della invalidità al 100%, perché i suoi genitori non hanno un permesso di
soggiorno a tempo indeterminato, ma un permesso biennale che viene ogni due
anni regolarmente rinnovato. Lo rende noto, con
soddisfazione, Corbelli, che informa di “aver ricevuto una telefonata del
consigliere politico del presidente Fini, dott. Alessio, che lo ha informato
dell’immediato intervento di Fini presso la Prefettura di Vibo
Valentia e del direttore generale dell’Inps. Corbelli aveva
chiesto al presidente Fini di incontrare, in occasione della sua visita in
Calabria la bambina e i suoi genitori, attualmente ospitati (dopo oltre dieci
mesi di degenza, al reparto di rianimazione dell’ospedale dell’Annunziata) in
un piccolo appartamento di fronte il nosocomio di Cosenza”. Corbelli aveva parlato con la
segreteria particolare del presidente Fini, alla quale aveva recapitato tutta
la documentazione relativa al caso della piccola Jannate e si era detto
fiducioso in un intervento del presidente della Camera. “Voglio pubblicamente
ringraziare il presidente Fini per la sensibilità
dimostrata, afferma Corbelli. Grazie al suo intervento la piccola Jannate potrà
ottenere il diritto a riscuotere la pensioncina che pèrmetterà ai suoi
poverissimi genitori di poter continuare a restare in Italia e curarla. E’ da
un anno che Diritti Civili sta lottando per aiutare questa bambina, insieme al
primario e agli altri medici del reparto di rianimazione pediatrica dell’ospedale di Cosenza. Oggi grazie al
presidente Fini finalmente si vince anche questa importante e bella
battaglia civile e umanitaria. Fini ha dimostrato che
la sua iniziativa politica, dentro e fuori il Parlamento, a favore dei diritti
degli immigrati, in particolare dei bambini, è giusta, sacrosanta e doverosa in
un Paese civile. Serve soprattutto, come nel caso della piccola Jannate, ad
aiutare bambini poveri e malati. Il presidente Fini mi
ha comunicato che in occasione del suo impegno a Cosenza, non incontrerà i
genitori della bambina per evitare strumentalizzazioni politiche. A lui preme
soltanto aiutare quella bambina, far riconoscere il suo diritto. E’ quello che
ha subito fatto, con discrezione, dopo l’appello di Diritti Civili. Evitando la
luce dei riflettori e le strumentalizzazioni. Anche per questo Diritti Civili lo ringrazia”.
maggio 2010
IMMIGRAZIONE: CORBELLI
A FINI, DARE PENSIONE A BIMBA MALATA
(ANSA)
- COSENZA, 15 MAG - Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, ha rivolto un appello al presidente della Camera, Gianfranco Fini,
per il caso della piccola Jannate, la bambina di 2 anni, nata in Italia,
residente a Sant'Onofrio, nel Vibonese. "Alla bimba, affetta da una rara
forma di malattia genetica, che vive solo grazie ad un respiratore artificiale
attaccato ad una macchina - afferma Corbelli - viene
negato il diritto ad una piccola pensione (nonostante il riconoscimento della
invalidità al 100%), perché i suoi genitori non hanno un permesso di soggiorno
a tempo indeterminato, ma un permesso annuale che viene ogni anno regolarmente
rinnovato". "Jannate - prosegue - è figlia di una coppia di
giovanissimi immigrati marocchini (il padre, venditore ambulante, la madre,
casalinga, da più di 10 anni in Italia), per oltre 10 mesi ricoverata e
assistita amorevolmente al reparto di rianimazione dell'Ospedale Civile di Cosenza". Corbelli chiede a
Fini di "intervenire per questa iniziativa umanitaria e questa battaglia
di giustizia sociale a favore di una bambina povera e sfortunata" e invita
il presidente della Camera "a far visita, in occasione della sua prossima
visita in Calabria, martedì 18
a Catanzaro, alla piccola Jannate, quale segno della
vicinanza dello Stato al suo dramma e per rendersi conto di persona, vedendo
quella bimba, quale grande ingiustizia, quale crudeltà, quale barbarie, quale
immane vergogna si sta consumando in Calabria (nell'ignobile silenzio e
disinteresse delle Istituzioni) negando il sacrosanto diritto alla indennità a
questa bambina". (ANSA).
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Diritti Civili denuncia:
“Negato diritto pensioncina a bambina, nata in Italia, gravemente malata e
invalida al 100%, perché figlia di immigrati”!
Vibo Valentia
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia quella che definisce “una grande
ingiustizia, una autentica vergogna, un ignobile
disinteresse delle Istituzioni e il totale abbandono in cui è lasciata una
bambina, Jannate, 2 anni, nata in Italia, residente a Sant’Onofrio, nel
Vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica, che vive solo grazie
ad un respiratore artificiale attaccato ad una macchina, figlia di una
poverissima coppia di giovanissimi immigrati marocchini (il padre, venditore
ambulante, la madre, casalinga, da più di 10 anni in Italia), per oltre 10 mesi
ricoverata (e assistita amorevolmente) al reparto di rianimazione dell’Ospedale
Civile di Cosenza, a cui viene negato il diritto ad una piccola pensione
(nonostante il riconoscimento della invalidità al 100%), perchè i suoi genitori
non hanno un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, ma un permesso
annuale che viene ogni anno regolarmente rinnovato. La pensioncina, anche se
misera, – afferma Corbelli - è assolutamente indispensabile per i poverissimi
genitori perché permetterebbe loro di poter sostenere le spese necessarie per
continuare a curare la bambina, che si trova da poco tempo
ospitata, a Cosenza, in un piccolo appartamento, vicino l’Annunziata,
proprio per poter proseguire le necessarie e indispensabili terapie che va ad
effettuare ogni giorno personale specialistico dell’ospedale civile cosentino,
messo a disposizione dall’ex direttore generale dell’Asp, Franco Petramala.”. Corbelli si occupa di questo drammatico caso umano da oltre un anno e grazie
alle sue denunce e appelli, e all’intervento del direttore generale dell’Asp di
Vibo, Curia, è riuscito a far ottenere, lo scorso anno, la visita dell’Asp di
Cosenza (città dove è ricoverata la bambina), l’inoltro della pratica alla
competente Inps di Vibo Valentia e il riconoscimento del diritto alla pensione
di invalidità. Una legge assurda, vergognosa, disumana, che calpesta i diritti
più elementari, impedisce l’erogazione di questa pensioncina perché i genitori
della bambina non hanno un permesso di soggiorno indeterminato, ma solo
annuale, che viene ogni anno regolarmente rinnovato. Per la legge italiana infatti per poter usufruire del diritto alla pensione,
anche se il bambino invalido è nato in Italia, è necessario che il permesso dei
genitori immigrati sia a tempo indeterminato. Una assurdità
legislativa. Una vergogna. Un fatto indegno di un Paese
civile e di uno Stato di diritto. Di cui nessuno
parla, di cui nessuno si occupa. Come se quella bambina gravemente
malata e quei genitori poveri, dignitosi e disperati
non esistessero! Chiedo che al di là della stessa
legge, iniqua e incostituzionale, si ponga fine a questa ingiustizia, si
cancelli questa onta e si eroghi la pensioncina ai genitori di questa povera e
sfortunata bambina”.
12 maggio 2010
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Diritti Civili chiede
indagine parlamentare per suicidi in carcere. “Una strage. Ogni anno tra 50 e
60 detenuti si tolgono la vita in cella! Quest’anno sono già 24 i suicidi”
Roma
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo l’ennesimo suicidio in carcere (l’ultimo,
in ordine di tempo, quello di un giovane calabrese, nella casa circondariale di
Como, è il 24mo suicidio dall’inizio dell’anno) parla “di una strage che non
può più essere ignorata, che deve essere fermata, scongiurata e chiede che su
queste tragedie venga aperta, insieme alle inchieste
della magistratura competente, una indagine parlamentare per accertare e
denunciare le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere, ammassati
come animali, nelle celle, gli oltre 60 mila detenuti, le violenze, anche da
parte di altri detenuti, che alcuni di loro subiscono e il contesto in cui
questi suicidi maturano”. “Diritti Civili, da venti anni,
lotta per difendere i diritti delle persone detenute. Abbiamo condotto –
afferma Corbelli - innumerevoli battaglie davanti alle carceri di molte città italiane
e di fronte a tutte le sedi Istituzionali a Roma. In questi lunghi anni abbiamo
denunciato il dramma e la vergogna delle carceri italiane, i diritti violati
dei detenuti, soprattutto di quelli più poveri, emarginati e malati. Le nostre
lotte sono finite finanche sul più importante giornale del mondo, The New York
Times, che nel febbraio del 1995 dedicò una inchiesta
alle battaglie del leader di Diritti Civili(Corbelli) in Italia. Con le nostre
iniziative e denunce abbiamo fatto approvare, dal
Parlamento, anche delle leggi importanti, come quella che evita il carcere alle
madri detenute con bambini da 0
a 3 anni da assistere. Abbiamo più volte denunciato il
dramma dei suicidi in carcere. Ogni anno in media in Italia si registrano tra
50 e oltre 60 suicidi. Dall’inizio di quest’anno si è già arrivati a 24 suicidi
in cella. L’ultimo quello di un giovane calabrese nel carcere di Como. Una autentica strage, di cui quasi nessuno parla. E’ ora di
dire basta a questo massacro e di fare luce e giustizia su quello che accade
nelle prigioni italiane. Per questo insieme alla azione
della magistratura occorre che venga promossa una indagine parlamentare che
accerti le condizioni in cui sono costretti a vivere (!) gli oltre 60 mila
detenuti a fronte di una capienza di meno di 50 mila posti. Un Paese civile ha
il dovere di intervenire per cercare di capire ed evitare il dramma dei suicidi
in carcere, che quasi sempre vede come vittime dei
poveri cristi, i senza volto e senza diritti, i dannati e sepolti vivi delle
carceri, condannati all’oblìo, all’emarginazione, alla morte. E’ gente che
non fa notizia neanche quando decide, commettendo un
errore grave e imperdonabile, di suicidarsi. A questi detenuti viene calpestata la dignità e negato di fatto il diritto
alla vita”!
6 maggio 2010
Il dramma dei bambini in
cella. La lunga battaglia di Diritti Civili, iniziata 16 anni fa.
Lettera a
Corbelli di un bambino e della sua mamma “detenuti” in carcere. (Nella Pagina Giustizia)
SANITA. DIRITTI CIVILI
CHIEDE A NUOVO GOVERNATORE CALABRIA INTERVENTI PRIORITARI
(NELLA PAGINA POLITICA)
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Corbelli: “Sono
tutti responsabili. La
Calabria chieda scusa per la violenza razzista di Rosarno”
Reggio Calabria
“La Calabria chieda scusa per
la barbarie di Rosarno. Sono tutti responsabili di aver consentito in questi
anni lo sfruttamento degli immigrati, trattati e pagati come schiavi, costretti
a vivere in condizioni allucinanti e disumane”. E’ quanto afferma, in una nota,
il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, da molti anni
impegnato a fianco di tanti immigrati, poveri e malati. “I fatti di Rosarno
hanno arrecato un danno devastante per la Calabria. E’ stato
come uno tsunami che si è abbattuto sulla regione, sulla sua immagine. Ancora
una volta la Calabria
è stata sbattuta in prima pagina su tutti i media italiani e internazionali per
fatti negativi. Dopo la nomea di mafiosità adesso spunta anche quella di
razzismo. Calabresi mafiosi e razzisti. Dopo Rosarno e la caccia al negro, ci
siamo guadagnati questa nuova offesa. Indigna la violenza razzista così come fa
anche molta rabbia l’ipocrisia di quanti oggi condannano
i fatti di Rosarno e il razzismo ma in tutti questi anni hanno sempre chiuso
gli occhi e taciuto di fronte alla disumanità nella quale sono stati costretti
a vivere gli immigrati nella Piana di Gioia Tauro”.
Una grande
conquista. Dopo Garante Salute Calabria, senatore Marino (Pd), adotta nostra
iniziativa e chiede istituzione Garante Salute Nazionale(segue notizia Agenzia Ansa)
SANITA':CORBELLI,PROPOSTA
MARINO SU GARANTE NOSTRA VITTORIA
(ANSA) -
CATANZARO, "Dopo il Garante della Salute
della Calabria, promosso, per
la prima volta in Italia, dal
leader dal movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, e
approvato, all'unanimità, con
una apposita legge, dal Consiglio
regionale il 30 giugno 2008,
il senatore Ignazio Mario (Pd),
presidente della Commissione
parlamentare d'inchiesta sul
servizio sanitario nazionale,
adotta questa iniziativa e propone
l'istituzione del Garante
della Salute nazionale". E' quanto si
afferma in una nota del
movimento.
"E' una grande vittoria - afferma Corbelli
-e una importante
conquista civile. Il riscatto
di una intera regione, la
Calabria, dopo i tanti
drammatici casi di malasanità. Il
Garante della Salute
calabrese diventa, con la proposta del
senatore Pd e della senatrice
Anna Finocchiaro, il modello di
riferimento per l'intero
Paese. L'iniziativa di Diritti Civili,
una lunga e ininterrotta
battaglia iniziata esattamente due anni
fa, continua dunque a
riscuotere consenso e successo anche fuori
dai confini regionali. Anche
il America il presidente Barak
Obama ha istituito, dopo la Calabria, la stessa
figura, il
Garante pubblico della
sanità".
"C'é da essere non solo soddisfatti -
prosegue Corbelli -
ma orgogliosi, come
calabresi, di aver ideato, istituito e
indicato all'intero Paese il
Garante della Salute, una struttura
innovativa, semplice e
rivoluzionaria per combattere e prevenire
la malasanità, la
disorganizzazione, la violazione, in materia
di assistenza sanitaria, dei
diritti dei cittadini. Meraviglia
comunque che il senatore Marino
ignori, e non dica, che questa
figura e la struttura del
Garante sono state già licenziate in
Calabria, con apposita
proposta di legge presentata da Diritti
Civili, esattamente due anni
fa e recepita e approvata dal
Consiglio regionale
calabrese".(ANSA).
Dopo Garante
Salute Calabria, senatore Marino (Pd), adotta nostra iniziativa e chiede
istituzione Garante Salute Nazionale. Corbelli (Diritti Civili): “Grande
conquista. Riscatto di un’intera regione”.
Catanzaro
Dopo il Garante della Salute della
Calabria, promosso, per la prima volta in Italia, dal leader dal Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, e approvato, all’unanimità, con una apposita
legge, dal Consiglio regionale della Calabria il 30 giugno 2008, il senatore
Ignazio Mario (Pd), presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul
servizio sanitario nazionale, adotta questa iniziativa e propone l’istituzione
del Garante della Salute nazionale. “E’ una grande vittoria. afferma,
soddisfatto e orgoglioso, Corbelli Una importante conquista civile. Il riscatto
di una intera regione, la
Calabria, dopo i tanti drammatici casi di malasanità. Il
Garante della Salute della Calabria diventa, con la proposta del senatore Pd e
della senatrice Finocchiaro, il modello
di riferimento per l’intero Paese. L’iniziativa di Diritti Civili, una lunga e
ininterrotta battaglia iniziata esattamente due anni fa, continua dunque a
riscuotere consenso e successo anche fuori dai confini regionali. Anche il
America il presidente Barak Obama ha istituito, dopo la Calabria, la stessa
figura, il Garante pubblico della sanità. Il disegno di legge del Pd, che vede
primo firmatario il senatore Ignazio Marino, chirurgo di fama internazionale, è
un nuovo, ulteriore, prestigioso riconoscimento all’iniziativa di Diritti
Civili. C’è da essere non solo soddisfatti, ma orgogliosi, come calabresi, di
aver - continua Corbelli - ideato,
istituito e indicato all’intero Paese il Garante della Salute, una struttura
innovativa, semplice e rivoluzionaria per combattere e prevenire la malasanità,
la disorganizzazione, la violazione, in materia di assistenza sanitaria, dei
diritti dei cittadini. La
Calabria, con questa iniziativa di Diritti Civili, ha
indicato all’Italia ( e non solo) la strada da perseguire per una assistenza sanitaria
degna di un Paese civile e soprattutto per salvaguardare i diritti fondamentali
dei cittadini, in particolare di quello meno abbienti. Meraviglia comunque che
il senatore Marino, che ha preannunciato il disegno di legge per l’istituzione
del Garante della salute nazionale, ignori (e non dica) che questa figura e
questa struttura del Garante è stata già
licenziata in Calabria, con apposita proposta di legge presentata da Diritti
Civili, esattamente due anni fa e recepita e approvata dal Consiglio regionale
calabrese, a fine giungo 2008 Stupisce e
indigna infine che il Consiglio regionale della Calabria non abbia ancora
provveduto alla nomina del Garante della Salute nonostante il relativo bando
sia scaduto da 15 mesi, esattamente dal 15 ottobre 2008”.
7 gennaio 2010
Annullate
elezioni primarie in Calabria. Vinta importante battaglia, evitato un enorme
spreco di denaro pubblico (nella pagina Politica)
AUTOVELOX: DIRITTI
CIVILI, NO A SFRUTTAMENTO DA PARTE COMUNI
(ANSA) - CATANZARO, GEN - "C'é uno
sfruttamento da parte
di molti comuni
dell'autovelox per impinguare le casse comunali,
ripianare i debiti ed
evitare la bancarotta". E' quanto
afferma, in una nota,
il leader del movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, che
chiede alla magistratura di "indagare su
questi profittatori,
che con l'installazione di questi controlli
elettronici della
velocità in punti assolutamente inutili,
nascosti, pericolosi,
creano seri rischi di incidenti agli
automobilisti".
Per Corbelli è necessario inoltre che
"le somme incassate,
con autovelox utili
in punti opportuni e critici, vadano non
alle amministrazioni
comunali ma alle famiglie vittime della
strada. Nonostante il
Governo abbia, recentemente, decretato e
stabilito che
l'autovelox possa essere utilizzato solo dalla
Polizia stradale,
questo è quanto è stato annunciato, continua
lo scandalo e, in
alcuni casi, la truffa di molti comuni che
pieni di debiti, per
incapacità amministrative e spreco di
denaro pubblico,
cercano di evitare la bancarotta e far quadrare
in qualche modo i
conti a spese degli automobilisti, di tanta
gente che si reca al
lavoro, in ufficio, a scuola, che va
trovare un parente in
ospedale". (ANSA).
SANITA':CORBELLI A
ORLANDO,CONSIGLIO REGIONE NOMINI GARANTE
(ANSA) - COSENZA, 14 DIC -
"Voglio denunciare al presidente
della Commissione
parlamentare sugli errori sanitari, Leoluca
Orlando, oggi in
Calabria, l'ingiustificato ritardo della nomina
del garante della
Salute da parte del consiglio regionale e del
suo presidente,
Giuseppe Bova". Lo afferma in una nota il
leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore
della proposta di
legge per l'istituzione del Garante della
Salute della Calabria,
approvata, all'unanimità, il 30 giugno
2008, dal Consiglio
regionale calabrese".
"Nonostante - aggiunge - siano passati
14 mesi dalla
scadenza del bando il
consiglio regionale, e nella fattispecie
il presidente Bova,
che dovrebbe per legge esercitare i poteri
sostituivi, in
violazione dello Statuto della Regione, che
impone la nomina del
Garante entro e non oltre 90 giorni dalla
scadenza del bando,
continua irresponsabilmente a rinviare
questa nomina,
nonostante in Calabria si continui, purtroppo, a
morire per la
malasanità e la disorganizzazione. La Commissione
parlamentare
presieduta da Orlando chieda conto al presidente
Bova di questo grave,
incomprensibile e ingiustificato ritardo
della nomina del
Garante".
"Anche il Sole 24Ore, nei mesi scorsi,
ha denunciato -
prosegue Corbelli - e
severamente stigmatizzato questa grave
inadempienza del
Consiglio regionale per la mancata elezione del
Garante. Il Garante
della Salute è una grande, storica
conquista civile, un
esempio di buona sanità, una svolta
epocale e radicale
per la sanità calabrese. Una struttura al
servizio dei
cittadini, per difendere i loro diritti in materia
di assistenza
sanitaria. Un modello, il Garante della Sanità,
da poco istituto
anche negli Usa, da parte del presidente Barack
Obama. il Garante
della Salute è una struttura innovativa,
semplice e
rivoluzionaria per combattere la malasanità, la
disorganizzazione, la
violazione dei diritti dei
malati".(ANSA).
Calabria.
Sanità. Cancellare vergogna ticket sanitario, fatto pagare in ospedale per
misurare la febbre ai bambini!
(Il
comunicato, con la denuncia di Diritti Civili, nella pagina Politica)
UN’ALTRA
IMPORTANTE BATTAGLIA VINTA DA DIRITTI CIVILI
Segue notizia Agenzia ANSA. Hanno dato spazio alla vicenda della
piccola Jannate il TG RAI CALABRIA, LA GAZZETTA DEL SUD(Redazione di Vibo), Il
QUOTIDIANO, CALABRIA ORA, IL DOMANI e altri media calabresi
SANITA':CORBELLI,PRESTO
INDENNITA' A BIMBA CON MALATTIA RARA
(ANSA) - COSENZA, 5 DIC - "Dopo
l'appartamento è stato
finalmente
riconosciuto il diritto alla pensione e
all'indennità di
accompagnamento alla piccola Jannate, la
bambina di 19 mesi,
nata in Italia, residente a Sant'Onofrio,
nel Vibonese, affetta
da una rara forma di malattia genetica,
che vive solo grazie
ad un respiratore artificiale attaccato ad
una macchina".
E' quanto afferma, in una nota, il leader di
Diritti civili,
Franco Corbelli.
La piccola, spiega Corbelli, "é figlia
di una poverissima
coppia di
giovanissimi immigrati marocchini (il padre, venditore
ambulante, la madre,
casalinga, da 10 anni in Italia), da oltre
8 mesi ricoverata
all'Ospedale Civile di Cosenza".
"La bambina, nei mesi scorsi - prosegue
il leader di Diritti
civili - ha avuto il
riconoscimento alla pensione dalla
Commissione medica di
Cosenza e mercoledì scorso la
documentazione è
stata esaminata dalla competente sede Inps di
Vibo che deve adesso
dare l'ok definitivo per l'avvio dell'iter
per la liquidazione
della pensioncina e dell'indennità di
accompagnamento".
"Una nuova bella pagina di solidarietà
sta per essere
scritta. Ancora una
volta Diritti Civili - sostiene ancora
Corbelli - ha
lottato, da solo, con il sostegno dei maggiori
media calabresi, per
aiutare una bambina disabile, bellissima e
sfortunata. Nel
silenzio e disinteresse ignobili delle
Istituzioni, che non
hanno, in questi mesi, mai risposto ai nostri
appelli".(ANSA).
DIRITTI
CIVILI VINCE BATTAGLIA: BERLUSCONI ANNULLA VISITA IN CALABRIA
“ERA SOLO
UN PRETESTO PER EVITARE IL PROCESSO MILLS A MILANO”!
In questa
pagina tutti i nostri interventi, riportati dall’ANSA, dall’AGI, dalle altre
Agenzie di Stampa, da CALABRIA ORA, dal QUOTIDIANO, dal DOMANI.
INFRASTRUTTURE:
A3; CORBELLI, DA BERLUSCONI DOPPIO SCHIAFFO
(ANSA) - COSENZA, 4 DIC - Il leader
del movimento Diritti
Civili,
Franco Corbelli, dopo l'annullamento della visita di
Silvio
Berlusconi in Calabria, "esprime soddisfazione per la
decisione
dei giudici di Milano che non hanno accolto la
richiesta
di legittimo impedimento avanzata dai legali del
premier
per la visita in Calabria, per l'inaugurazione di una
galleria
della Sa-Rc".
"Siamo stati facili profeti. I fatti -
afferma Corbelli -
hanno
dimostrato che avevamo ragione. La visita di Berlusconi in
Calabria
era infatti solo un pretesto per non andare al Processo
di
Milano. Nei giorni scorsi avevamo invitato, con una lettera
aperta, lo
stesso Presidente del Consiglio ad annullare la
visita, a
non venire il 4 dicembre, in Calabria (per partecipare
ad una
inutile passerella per l'inaugurazione di una galleria
dell'A3
in provincia di Reggio Calabria) e a recarsi invece ed
essere
presente in aula a Milano per adempiere ad un suo preciso
dovere
civile, morale e istituzionale, quale imputato di
corruzione
in atti giudiziari nel Processo Mills".
Secondo Corbelli "il premier ha dato
oggi un doppio schiaffo
alla
Calabria; ha cercato di utilizzare la nostra regione per
sfuggire
ai giudici di Milano e quando l'ipotesi giustificazione
non è
stata accolta dai giudici milanesi non ha, Berlusconi,
esitato
un attimo a scaricare la
Calabria ed ad annullare la sua
visita in
provincia di Reggio".
"Quanto accaduto - sostiene il leader
di Diritti civili - è
la
conferma che per il premier la
Calabria è una regione che
non
merita alcuna attenzione e considerazione da parte del suo
Governo.
Non a caso il Presidente-Cavaliere da due anni, da
quando ha
vinto le elezioni, non è mai stato nella nostra
regione
nonostante le solenni promesse elettorali e le tante
drammatiche
emergenze calabresi". (ANSA).
MILLS:CORBELLI
A GIUDICI,ASSENZA BERLUSCONI E'INGIUSTIFICATA
(ANSA) - COSENZA, 3 DIC - Il leader del
movimento Diritti
civili,
Franco Corbelli, ha reso noto di "avere chiesto ai
giudici
milanesi del processo Mills di non accogliere la
giustificazione
dell'assenza del Premier all'udienza di domani e
di
ritenerla assolutamente inaccettabile".
"Diritti Civili, che opera da oltre 20
anni in Calabria,
ogni
giorno, sul fronte sociale e dei diritti - è scritto in
una
nota - ha ritenuto giusto e doveroso, dopo l'appello a
Berlusconi,
rivolgersi direttamente ai giudici di Milano e
informarli
che la visita di Berlusconi in Calabria è
assolutamente
inutile e serve solo a giustificare la sua assenza
all'udienza
del Processo Mills".
"La prova inconfutabile che si tratta
solo di un pretesto -
riporta
ancora il comunicato - è la notizia anticipata
dall'avvocato
del premier, Niccolò Ghedini, venerdì scorso e
ripresa
da tutti i media italiani che Berlusconi non sarebbe
andato
all'udienza del processo Mills il 4 dicembre perché
impegnato
lo stesso giorno in Consiglio dei Ministri. Due giorni
dopo è
cambiata la giustificazione: niente più Consiglio dei
Ministri
ma inaugurazione in Calabria di una galleria, visita
questa,
nella nostra regione, in precedenza, nelle settimane
scorse,
annullata dallo stesso Presidente del Consiglio. Quando
cioé
non serviva per il processo Mills".
"Non è corretto perciò - sostiene
Corbelli - che
Berlusconi
si ricordi e utilizzi la
Calabria, dopo due anni,
dalla
sua vittoria elettorale e dalle sue promesse solenni (di
nominare
un Ministro calabrese; nell'Esecutivo non c'é invece
neppure
uno straccio di sottosegretario calabrese), di assoluta
latitanza
e di totale silenzio sulle mille drammatiche
problematiche
regionali, solo per non farsi processare a
Milano".(ANSA).
MILLS: CORBELLI, PREMIER VADA A PROCESSO E NON IN
CALABRIA
CATANZARO
(ANSA) - CATANZARO, 30 NOV - Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, con una lettera aperta ha rivolto un invito al
Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, affinché annulli la
visita in programma il 4 dicembre in Calabria per partecipare al processo
Mills. Nella lettera Corbelli evidenzia che la "sua presenza alla
inaugurazione di una galleria della Sa-Rc è solo una iniziativa
propagandistica, assolutamente inutile, mentre una sua visita in Calabria
sarebbe stata assai più importante, apprezzata e doverosa in occasione di
altri, recenti drammatici eventi che hanno caratterizzato anche la stessa A3,
in occasione della tragedia di Altilia-Rogliano, quando crollò un pezzo della
medesima autostrada travolgendo e uccidendo degli ignari automobilisti".
Il coordinatore di Diritti Civili ricorda che "Berlusconi, nonostante le
solenni promesse elettorali, fatte in occasione delle Politiche 2008, non sia
mai venuto in Calabria, dopo la vittoria elettorale. Promise pubblicamente alla
Calabria che avrebbe nominato un Ministro calabrese e invece nel suo esecutivo
non c'é neppure uno straccio di Sottosegretario calabrese. Il Premier, negli
ultimi due anni, non è mai stato in Calabria, adesso invece sceglie e utilizza la Calabria per una inutile
passerella, l'inaugurazione di una galleria, per evitare di essere presente al
processo Mills di Milano e quindi per non farsi giudicare. Una offesa per tutti
i calabresi. Ritengo che sia giusto e, ripeto, doveroso che il Presidente del
Consiglio annulli la visita a Reggio Calabria e vada invece in Tribunale a
Milano a farsi processare come qualsiasia altro cittadino. E' questo quello che
si aspetta il Paese dal capo del Governo". "Berlusconi - conclude
Corbelli - lasci stare la parata dell'inaugurazione della galleria dell'A3,
anche perché la sua presenza non è affatto necessaria e anzi certamente
inopportuna in una autostrada-scandalo ridotta ad un colabrodo, una autentica
vergogna nazionale che continua".(ANSA).
Ultimo scippo ai
danni di Cosenza e della Calabria : dopo 115 anni, chiude sede Banca d’Italia.
Notizia Ansa con denuncia Diritti Civili nella pagina Politica
Nella Pagina
Politica la nuova denuncia di Diritti Civili su drammatica emergenza sicurezza
scuole in Calabria
Notizia Ansa e a seguire Comunicato Diritti Civili su caso bambina
malata.
SANITA':CORBELLI, VERGOGNOSO
DISINTERESSE PER PICCOLA MALATA
COSENZA
(ANSA) - COSENZA, 25 NOV - "Sono vergognosi il disinteresse di tutte
le istituzioni, e il totale abbandono in cui è lasciata una bambina,
Jannate, 18 mesi, nata in Italia, residente a Sant'Onofrio, nel
vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica". E' quanto
afferma, in una nota, il leader del movimento Diritti civili Franco
Corbelli. "La piccola, che vive solo grazie ad un respiratore
artificiale attaccato ad una macchina - prosegue Corbelli - è figlia
di una poverissima coppia di giovanissimi immigrati marocchini (il
padre, venditore ambulante, la madre, casalinga, da 10 anni in Italia)
è da oltre 8 mesi ricoverata all'Ospedale Civile di Cosenza. La
coppia, che aspetta di vedersi corrisposto il diritto ad una piccola
pensione, ha assoluto bisogno di un aiuto economico perché deve
lasciare il nosocomio cosentino e trasferirsi in un appartamentino
vicino all'Annunziata per permettere alla famiglia (oltre ai genitori
una sorellina un po' più grande) di poterle stare vicino e assisterla
24 ore al giorno". "Corbelli, nel luglio scorso - riporta la nota -
aveva chiesto agli Organismi competenti di 'riconoscere l'invalidità,
il diritto alla pensione e alla indennità di accompagnamento per la
bambina e alle altre istituzioni preposte di erogare un contributo. Purtroppo
da molti mesi è
tutto fermo. La pensioncina non è stata ancora corrisposta e nessun
aiuto economico è stato dato alla famiglia della bambina. Una
vergogna. Un fatto indegno di un Paese civile, ospitale e solidale. La
bambina è come se fosse stata dimenticata, continua a restare nel
reparto di rianimazione dell'Annunziata, nessuna risposta e nessun
aiuto economico è arrivato da nessun ente". (ANSA)
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili accusa:
“Bambina di 18 mesi, figlia di poverissimi immigrati, gravemente malata (vive
attaccata a respiratore artificiale), da 8 mesi “dimenticata” in ospedale
all’Annunziata, ignorata dalle Istituzioni”.
Cosenza
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia quello che definisce “il vergognoso
disinteresse di tutte le Istituzioni (in particolare il Comune e la Provincia di Cosenza), e
il totale abbandono in cui è lasciata una bambina, Jannate, 18 mesi, nata in
Italia, residente a Sant’Onofrio, nel Vibonese, affetta da una rara forma di
malattia genetica, che vive solo grazie ad un respiratore artificiale attaccato
ad una macchina, figlia di una poverissima coppia di giovanissimi immigrati
marocchini (il padre, venditore ambulante, la madre, casalinga, da 10 anni in
Italia), da oltre 8 mesi ricoverata all’Ospedale Civile di Cosenza, che aspetta
di vedersi corrisposto il diritto ad una piccola pensione, che ha assoluto
bisogno di un aiuto economico perché deve lasciare il nosocomio asentino a
trasferirsi in un appartamentino vicino all’Annunziata per permettere alla
famiglia della piccola (oltre ai genitori una sorellina un po’ più grande) di
poterle stare vicino e assisterla 24 ore al giorno”. Corbelli, nel luglio
scorso, aveva chiesto agli Organismi competenti di “riconoscere l’invalidità,
il diritto alla pensione e alla indennità di accompagnamento per la bambina e
alle altre Istituzioni preposte di erogare un contributo e di mettere a
disposizione un piccolo appartamento nei pressi dell’ospedale dell’Annunziata
per consentire ai genitori di poter riportare la bambina a casa e avere così la
possibilità di portarla e curala quotidianamente al vicino nosocomio bruzio”.
Purtroppo da molti mesi è tutto fermo.
La pensioncina non è stata
ancora corrisposta e nessun aiuto economico è stato dato alla famiglia della
bambina. Una vergogna. Un fatto indegno di un Paese civile, ospitale e
solidale. La bambina è come se fosse stata dimenticata, continua a restare nel
reparto di rianimazione dell’Annunziata, nessuna risposta è arrivata nonostante
i ripetuti pubblici appelli di Diritti Civili, nessuno si è mai degnato di
andare a far visita in ospedale a questa bambina, a incontrare i loro genitori.
Il dramma di quella bambina l’hanno tutti letteralmente ignorato. Provo per
questa triste e drammatica vicenda tanta vergogna e tanta. Solo i medici e i
paramedici del reparto di rianimazione dell’ospedale di Cosenza (che hanno
chiesto nuovamente l’intervento di Diritti Civili) continuano “con grande amore
e impegno ad assistere questa bambina e ad aiutare i loro genitori. Chi ha
aiutato, in questi mesi, la famiglia della piccola Jannate è l’Associazione
Gianmarco De Maria di Cosenza”.
25 novembre 2009
(nella stessa
pagina altri precedenti inetrevnti su questa vicenda)
Comunicato stampa Movimento Diritti Civili
Nave veleni.
Diritti Civili “Basta con questa telenovela che ha distrutto Cetraro”!
Cetraro(Cosenza)
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo le nuove
rivelazioni di un settimanale sul relitto di Cetraro, interviene per “chiedere
a tutti di porre fine alla telenovela della nave dei veleni che ha già prodotto
danni devastanti e, in gran parte, irrimediabili”. “Adesso basta con la storia
della nave dei veleni. Basta con questa telenovela che ha letteralmente
distrutto, in Italia e nel mondo, l’immagine e l’economia di Cetraro. Basta con
questo scontro (più che diversità di vedute), tra diverse Procure e fra
magistrati. Il relitto di Cetraro non è la nave dei veleni. Che si prenda atto
di questo e si chiuda finalmente questa brutta storia, cercando di rilanciare e
riscattare l’immagine della cittadina tirrenica. E’ incomprensibile e
inammissibile quello che sta accadendo.
Nonostante le assicurazioni del Procuratore Nazionale Antimafia, Grasso, e del
Procuratore di Catanzaro, Lombardo, si continuano ad avanzare dubbi e sospetti.
C’è incredibilmente quasi delusione che quel relitto non sia la nave dei
veleni; è come se nel mare di Cetraro si stesse cercando un giacimento di
petrolio, un tesoro e non invece una presunta nave dei veleni. In questa
vicenda hanno sbagliato tutti: il
Governo (per il grave e ingiustificato ritardo dell’intervento, effettuato solo
45 giorni dopo il ritrovamento del relitto), i responsabili dei diversi Enti
calabresi che hanno precise responsabilità per aver, indirettamente, con la
loro condotta, avallato (non contrastando subito e adeguatamente) la campagna (dei grandi media nazionali e internazionali)
di criminalizzazione del mare di Cetraro, per la vicenda della cosiddetta nave
dei veleni. Anziché convocare consigli comunali straordinari e cavalcare la
tempesta mediatica e la protesta popolare si sarebbe dovuto immediatamente
smontare la bufala della nave dei veleni, così come ha fatto sin dall’inizio il
Movimento Diritti Civili. Invece i sindaci hanno purtroppo contribuito, con la
loro condotta, ad alimentare la campagna di demonizzazione e distruzione di
Cetraro. Spero che finalmente si capisca che in Calabria le vere, drammatiche
emergenze ambientali sono altre e non invece la cosiddetta nave (fantasma) dei
veleni”!
14 novembre 2009
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Influenza A.
Diritti Civili denuncia “Un ingiustificato allarmismo sta terrorizzando
l’intero Paese”.
Roma
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli,
denuncia quello che definisce “l’ingiustificato allarmismo che si
continua a provocare e alimentare con lo stillicidio di notizie sui presunti casi
e sulle morti per l’influenza A” e chiede che “responsabilmente i grandi media
nazionali interrompano la divulgazione (e aggiornamento in tempo reale) del
vero e proprio bollettino delle persone colpite e decedute per questa malattia
e osservino invece un doveroso silenzio per quei pazienti, deceduti per altre
gravi patologie preesistenti e che invece vengono tutti associati al virus A
creando panico in tutte le famiglie italiane”. “Quanto sta accadendo è un fatto
gravissimo, un vero e proprio allarme sociale – afferma Corbelli - che va
immediatamente denunciato e cancellato. Così come è accaduto nel recente
passato (che evidentemente non ha insegnato nulla!) per altre emergenze
sanitarie (dalla mucca pazza all’influenza aviaria, tutte fortunatamente rivelatasi
poi solo dei falsi allarmi) si sta letteralmente terrorizzando il Paese con una
informazione assolutamente superficiale e irresponsabile che non tiene conto
della realtà dei fatti ma punta solo alla denuncia clamorosa, al bollettino dei
morti e dei nuovi malati sbattuto ogni giorno e ogni momento in prima pagina,
nei telegiornali e sui giornali. Ogni persona che muore con qualche sintomo
collegabile ad una normale influenza viene subito associato al virus A. Senza ancora nessuna certezza medico scientifica,
senza neppure aspettare i risultati dell’autopsia dei casi di morti sospetti.
Nonostante questo tipo di influenza A sia molto meno grave della comune
influenza stagionale si è riusciti a trasformarla in un incubo per tutti,
buttando il Paese nella paura, nell’angoscia. Questo spiega poi le fila di
genitori con bambini in braccio al
Pronto Soccorso degli ospedali italiani. Bisogna assolutamente arrestare
questa perversa spirale informativa, porre un freno a questo ingiustificato
allarmismo. Per questo Diritti Civili chiede e auspica che i media si limitino
a dare le notizie necessarie sui sintomi, sulle precauzioni, sui comportamenti
da adottare, a fornire un vademecum informativo su questa influenza, evitando
bollettini di morti e nuovi malati, che servono solo a terrorizzare le famiglie
italiane e creare problemi, disagi e quasi sempre falsi allarmi e
ingiustificate paure nelle persone. Sono certo che, così come del resto dicono
anche molti esperti, l’influenza A si rivelerà, così come è stato per la mucca
pazza e la aviaria, solo un falso allarme e i suoi effetti saranno assai meno
gravi di una comune influenza di stagione. Perché allora allarmare e
terrorizzare ancora una volta il Paese?”
3 novembre 2009
Comunicato stampa Movimento Diritti Civili
Nave dei
veleni. Diritti Civili “Risarcire Cetraro per devastanti danni subiti. Concerto
Capodanno dalla cittadina calabrese in diretta su Raiuno”
Un grande evento televisivo, il concerto della notte di Capodanno,
in diretta su Raiuno dal porto di Cetraro, e una raccolta fondi, nella stessa
serata, da destinare ai pescatori, per risarcire, riscattare e rilanciare, in
Italia e nel mondo, la cittadina del Tirreno del devastante danno arrecato
dalla stessa Tv di Stato e dagli altri grandi media televisivi e scritti,
nazionali e internazionali, con la campagna sulla cosiddetta nave del veleni.
E’ l’iniziativa che viene preannunciata dal leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, che, afferma in una nota, “illustrerà nei prossimi
giorni al Governatore calabrese, Agazio Loiero”, e che “si dice certo sarà
sicuramente sostenuta e patrocinata dalla Regione Calabria”. Corbelli auspica
che “l’artista illustre della serata di Cetraro possa essere il cantautore
romano Antonello Venditti, che avrebbe così una grande occasione per riparare
alla sua nota gaffe sulla Calabria di qualche settimana fa”. Il leader di
Diritti Civili, “sin dall’inizio deciso oppositore dell’ipotesi che il relitto
di Cetraro fosse la nave dei veleni”, invita tutti “i partiti, i parlamentari
calabresi dei due schieramenti, i rappresentanti delle Istituzioni e i mezzi
d’informazione locali a mettere da parte le polemiche e a sostenere questa
importante iniziativa, indispensabile e fondamentale per il rilancio di Cetraro
nel mondo”. “A chi vuole il bene di Cetraro e della Calabria chiediamo di
sostenere l’iniziativa di Diritti Civili per la realizzazione del grande evento
televisivo, il concerto di Capodanno, su Raiuno, dal porto cetrarese. Non è più
il tempo delle polemiche e degli scontri politici. Diritti Civili, che ha mille
ragioni per attaccare tutti sulla vicenda della presunta nave dei veleni, mette
da parte le polemiche e lancia la grande idea per il riscatto e il rilancio
dell’immagine di Cetraro, dopo il violento tsunami che l’ha colpita e
devastata. Solo con un grande evento televisivo internazionale si può iniziare
a risalire la china, uscire dal tunnel e far recuperare immagine, credibilità e
splendore alla città del Tirreno Cosentino.
Purtroppo i grandi media nazionali e internazionali, dopo aver per oltre
un mese criminalizzato il mare di Cetraro continuano adesso ad ignorare la
notizia che la cosiddetta nave dei veleni era solo un vecchio piroscafo. La Rai, la Tv di Stato, deve per questo
farsi carico di una azione riparatrice, ospitando un grande evento televisivo,
in diretta su Raiuno, dal porto di Cetraro, la notte di Capodanno”.
1 novembre 2009
Comunicato stampa Movimento Diritti Civili
Corbelli: ”La
cosiddetta nave dei veleni di Cetraro è solo una colossale bufala! Diritti
Civili lo ha, da solo, denunciato per un mese e mezzo”!
Cosenza
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che
“per un mese e mezzo è stato l’unico in Calabria e in Italia ad avanzare forti
dubbi e perplessità, a non credere minimamente alla cosiddetta nave dei veleni,
a denunciare che si trattava di un allarmismo assolutamente ingiustificato che
stava distruggendo l’immagine e l’economia di Cetraro e i paesi costieri
vicini, che quel relitto in fondo al mare era solo una vecchia, innocua
imbarcazione abbandonata”, dopo le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente,
Stefania Prestigiacomo, che ha escluso che il relitto di Cetraro sia la nave
Cunski e che ha anche detto che non è stata rilevata nessuna radioattività sino
a 300 metri
di profondità nel mare della cittadina tirrenica”, afferma, in una nota, che
“viene finalmente, anche se con colpevole ritardo da parte del Governo,
confermato che Cetraro è stato ingiustamente criminalizzato sulla base solo di
ipotesi investigative e giornalistiche (dei grandi media nazionali e
internazionali) basate sul nulla”. Il leader di Diritti Civili si dice comunque
stupito e sconcertato dalla reazione della Regione Calabria, dell’assessore
regionale all’Ambiente, Silvio Greco, e di altri soggetti (politici e
dell’Associazionismo) alla rassicurante comunicazione del Ministro
Prestigiacomo. “Anziché tirare un sospiro di sollievo e rallegrarsi per la fine
di un incubo la
Regione Calabria e altri soggetti incredibilmente e
irresponsabilmente sembra vogliano continuare ad alimentare l’ingiustificato
allarmismo e la campagna di criminalizzazione della vecchia carcassa rinvenuta
nel mare di Cetraro. Una reazione inspiegabile che rischia di vanificare
l’azione e l’iniziativa del Governo che, anche se con grave ritardo, pone fine
alla campagna contro Cetraro. Si prenda atto che il relitto nelle acque di
Cetraro non è la Cunski,
non è la nave dei veleni, che non c’è nessun bidone di rifiuti tossici, nessuna radioattività, che quel
tratto di costa è tra i più belli, puliti e sicuri. Quello che personalmente
avevo detto con una prima dichiarazione alle Agenzie di Stampa giovedì 17
settembre scorso e denunciato continuamente, purtroppo da solo e inascoltato,
in questo mese e mezzo su tutti i media calabresi. Il 23 settembre avevo
rivolto un appello al responsabile della Protezione Civile, Guido Bertolaso,
invitandolo a venire a Cetraro, per affrontare personalmente questa emergenza
ambientale, sociale ed economica. Non lo ha mai fatto in questi 45 giorni. Bertolaso
infatti non si è mai visto in Calabria in questi ultimi mesi. Non mi interessa dire che avevo ragione, che
sono stato l’unico in questo mese e mezzo a non credere assolutamente alla nave
dei veleni, a denunciare la campagna di criminalizzazione, quel che importante
adesso è cercare di riparare in qualche modo al devastante danno arrecato a
Cetraro, ai pescatori, all’economia, di questa cittadina e dei centri vicini.
Bisogna per questo innanzitutto smetterla di avanzare nuovi dubbi e sospetti. Per
il bene di Cetraro e della Calabria. Chi ha sbagliato (e sono tanti a vari
importanti livelli istituzionali) avallando la bufala della cosiddetta nave dei
veleni abbia l’onestà di fare autocritica o stia zitto”.
31 ottobre 2009
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Diritti Civili: “Verità e giustizia per
Crotone, vera drammatica emergenza ambientale calabrese”
Crotone
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, lancia un appello-denuncia per quella che definisce
“la vera drammatica emergenza ambientale della Calabria, quella di Crotone, dei
24 siti inquinati e soprattutto delle scuole contaminate, costruite sui rifiuti
tossici delle fabbriche dei veleni”. Corbelli invita “a non abbassare la
guardia, a tenere accesi i riflettori e l’attenzione delle Istituzioni sul caso
Crotone, sul dramma dei bambini, dei giovani studenti e dei loro genitori che
non sanno ancora oggi se quegli edifici scolastici costruiti sui rifiuti
tossici (veleni delle fabbriche) hanno provocato malattie e gravi danni alla
salute dei loro figli e ancora aspettano, a distanza di anni, delle risposte
certe e soprattutto degli interventi adeguati per affrontare questa gravissima
emergenza”. Corbelli esprime “delusione e preoccupazione per la scarsa
attenzione dedicata dalle Istituzioni e dai grandi media nazionali al caso
Crotone. Il Governo, regionale e nazionale, deve capire che la prima vera
emergenza ambientale (e per la tutela della salute) è Crotone, sono i 24 siti
inquinati, sono soprattutto le scuole al veleno, della città Pitagorica, sono
quei bambini, quei giovani studenti, i loro genitori che devono essere
rispettati, difesi, aiutati, monitorati.. Occorre istituire una task force
medico-scientifica, di alto livello, per il caso Croton, che affianchi e
supporti gli altri organismi già operativi. Per questo bisogna tenere accesi i
riflettori su questa drammatica emergenza. La città crotonese è una polveriera,
una bomba radioattiva, pronta ad esplodere. O forse, purtroppo, in parte già
esplosa. In silenzio e nell’indifferenza generale. Con effetti devastanti.
sulla salute delle persone e in particolare dei bambini, quelli più esposti e
maggiormente a rischio. Verità e giustizia per questi bambini e per Crotone. I
tanti morti di Crotone per tumore sono dovuti ai siti inquinati e alle scuole
contaminate? A queste inquietanti domande bisogna dare, si ha il dovere di dare
delle risposte certe e immediate”.
27 ottobre 2009
NAVE VELENI:
CORBELLI, DISTRUTTA CETRARO PER INNOCUO RELITTO
(ANSA)
- COSENZA, 23 OTT - "Hanno distrutto Cetraro per un
vecchio, innocuo
relitto abbandonato in mare". E' quanto
afferma, in una
nota, il leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli,
che evidenzia "forti dubbi e perplessità
sulla ipotesi dei
bidoni radioattivi che sarebbero contenuti nel
relitto,
rinvenuto nel mare di Cetraro".
Corbelli parla di "una campagna
mediatica nazionale e
internazionale
che irresponsabilmente continua ad additare il
mare della
splendida cittadina tirrenica come la discarica dei
veleni d'Italia,
senza uno straccio di prova, di riscontro, di
verifica, di
certezza, assestando un colpo mortale a questo
centro e ai paesi
vicini. Non c'era certo bisogno del parere
degli esperti,
che spiegano solo oggi, oltre un mese dopo il
ritrovamento
della nave, che quel tipo di fusti, che si
intravedono dalle
immagini, non possono contenere veleni, per
capire che quel
relitto di Cetraro è solo una vecchia innocua
imbarcazione
abbandonata".
Il leader di Diritti civili parla di
"danno d'immagine ed
economico
incalcolabile e irrimediabile per la cittadina
tirrenica e
l'hinterland. E' come se fosse stata colpita da un
violento
tsunami". (ANSA).
Segue comunicato
integrale Diritti Civili su questa vicenda
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
J’accuse di Diritti Civili: “Hanno
distrutto Cetraro per un vecchio, innocuo relitto abbandonato in mare”!
Cosenza
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli,
ribadisce tutti i suoi “forti dubbi e le sue perplessità sulla ipotesi
dei bidoni radioattivi che sarebbero contenuti nel relitto, rinvenuto nel mare
di Cetraro”, denuncia quella che ritiene “una campagna mediatica nazionale e
internazionale che irresponsabilmente continua ad additare il mare della
splendida cittadina tirrenica come la discarica dei veleni d’Italia, senza uno
straccio di prova, di riscontro, di verifica, di certezza, assestando un colpo
mortale a questo centro e ai paesi vicini”
e dichiara in modo perentorio “non c’era certo bisogno del parere degli
esperti (che spiegano solo oggi, oltre un mese dopo il ritrovamento della nave,
che quel tipo di fusti, che si intravedono dalle immagini, non possono
contenere veleni) per capire che quel relitto di Cetraro è solo una vecchia
innocua imbarcazione abbandonata”. Corbelli parla di “danno d’immagine ed
economico incalcolabile e irrimediabile per la cittadina tirrenica e
l’hinterland, è come se fosse stata colpita da un violento tsunami”e addebita
la responsabilità alla “martellante campagna dei grandi media nazionali e
internazionali, al mancato intervento sino ad oggi del Governo Berlusconi che
non ha fatto subito chiarezza su una
vicenda inquietante e ancora oggi caratterizzata da troppi lati oscuri e
misteri, alla Procura di Paola che dopo aver meritoriamente aperto l’inchiesta
non ha fermato lo stillicidio di notizie e ipotesi investigative e
giornalistiche basate sul nulla (le sole immagini di quel relitto) e
all’assoluta incapacità delle diverse Amministrazioni a tutti i livelli
(comunali, provinciali e regionali) di fronteggiare e contrastare sin
dall’inizio questa campagna contro Cetraro. I rappresentanti delle Istituzioni
ed Enti locali calabresi interessati anziché avallare, dall’inizio di questa
vicenda, i grandi media nazionali e mondiali, anziché andare in processione dal
Procuratore di Paola solo per ringraziarlo ed elogiarlo e contribuire così
indirettamente ad alimentare la diffusione di un allarmismo assolutamente
ingiustificato avrebbero dovuto subito chiedere verità e giustizia e
contrastare questa devastante campagna di demonizzazione del mare di Cetraro,
così come del resto anche per la zona di Serra d’Aiello. Per capire che si
tratta(va) di una colossale bufala bastava prendere le dichiarazioni del pentito,
l’ex boss mafioso Francesco Fonti, condannato a oltre 50 anni di carcere per
traffico di droga, che oltre a chiamare in causa per il traffico dei rifiuti
gli ex presidenti del Consiglio, Bettino Craxi e Ciriaco De Mita, e l’ex
ministro degli Esteri,, Gianni De Michelis, con i quali a suo dire si
incontrava regolarmente (!) per concordare le azioni criminali (!), arrivava
addirittura ad accusare l’ex ministro Riccardo Misasi di essere il mandante
dell’affondamento della nave dei veleni nel mare di Cetraro, praticamente nelle
stesse acque dove aveva la villa (in un centro limitrofo) e dove trascorreva le
vacanze e faceva il bagno l’esponente politico calabrese e la sua famiglia!
Eppure non sono bastate neppure queste accuse inverosimili e assurde a fermare
la campagna mediatica contro Cetraro. Il Movimento Diritti Civili è stato
l’unico ad aver manifestato, un mese fa,
subito dopo il ritrovamento del relitto, “forti dubbi” e perplessità
sulla tesi che il mare antistante Cetraro potesse essere stato scelto in questi
anni dalla ‘ndrangheta come pattumiera d’Italia per depositarvi rifiuti
tossici, scorie nucleari, veleni provenienti da ogni parte d’Europa e del
Mediterraneo. Avevamo affermato che prima di presentare, al mondo intero, il
mare di Cetraro come la discarica dei veleni d’Europa era (è) opportuno e
doveroso aspettare il risultato (certo) del contenuto di questo relitto e dei
bidoni che si troverebbero all’interno. Purtroppo invece il danno irrimediabile
è stato già fatto. L’immagine di Cetraro e di quel tratto di mare del Tirreno
Cosentino, in Italia e nel mondo, continua ogni giorno ad essere associata alla
nave dei veleni e della morte”.
23 ottobre
2009
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Dubbi e
perplessità di Corbelli su gravi accuse a Fondazione Campanella di Catanzaro
Catanzaro
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta di legge
per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria, approvata,
all’unanimità, dal Consiglio regionale il 30 giugno 2008, interviene sulla
vicenda della Fondazione Campanella, definita “grave, sconcertante e
inquietante”, manifesta “forti dubbi e perplessità per l’inaudita gravità delle
accuse che se confermate dovrebbero portare, più che ad una segnalazione, come
ha fatto La Guardia
di Finanza, alla Corte dei Conti, all’arresto immediato, ad una condanna
esemplare e al carcere duro per i responsabili di un simile crimine contro
l’umanità, consumato sulla pelle e sulla speranza di tanti malati di cancro e
dei loro familiari”. Corbelli afferma che “se troveranno conferma le gravissime
accuse per la Calabria
sarà un danno devastante, un colpo durissimo all’immagine, alla credibilità
delle stesse Istituzioni, a pochi mesi dalle Elezioni Regionali del 2010. Pur
nel rispetto del lavoro delle Fiamme Gialle di fronte ad una Fondazione
Campanella dipinta come una sorta di Ente fantasma, vero e proprio centro di
malaffare, c’è da restare sconcertati e perplessi. Fortemente perplessi! C’è da
chiedersi come sia stato possibile da parte della Regione erogare ingenti
finanziamenti in modo illegittimo a questa Fondazione, tali da procurare un
danno erariale di 90 milioni di euro; chi doveva effettuare i controlli (e non
li ha eseguiti) cosa ha fatto? Il Presidente Loiero e la sua Giunta erano a
conoscenza dell’operato della Fondazione Campanella? Sono certo che se fossero
vere quelle accuse il primo a denunciarle e a bloccare i finanziamenti sarebbe
stato lo stesso Governatore calabrese! Possibile che questa Fondazione abbia
percepito una somma così ingente e non abbia prodotto in questi anni
completamente nulla, così come sostiene la Finanza? Se è così che fine hanno fatto questi 90
milioni di euro? Sono interrogativi legittimi che meritano una doverosa e
immediata risposta. Per il bene della Calabria (e della Fondazione Campanella)
mi auguro che queste gravissime accuse vengano respinte (in modo inconfutabile)
dagli interessati. Personalmente, e da vecchio garantista, resto con i miei
dubbi e le mie perplessità di fronte a queste accuse mostruose. Rispetto e
apprezzo la Guardia
di Finanza ma non credo che la Fondazione Campanella possa essersi macchiata di
reati così gravi e orrendi”.
20 ottobre 2009
SANITA':COSENZA;CORBELLI,POTENZIARE
REPARTO NEUROCHIRURGIA
COSENZA
(ANSA) - COSENZA, 10 OTT - Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per l'istituzione del
Garante della Salute della Calabria, approvata, all'unanimità, dal Consiglio
regionale della Calabria il 30 giugno 2008, in una nota sostiene che la "nel
reparto di Neurochirurgia dell'Ospedale civile di Cosenza c'é una situazione di
emergenza". "E' necessario - aggiunge - i posti letto per evitare,
come purtroppo continua a succedere, che dei malati vengano sistemati e tenuti
per giorni in un lettino nel corridoio. Serve il potenziamento dell'organico
del personale medico e paramedico. Devo denunciate l'incredibile vicenda che ha
visto alcuni medici di questo reparto acquistare di tasca proprio o anticipare
per un lungo periodo la somma necessaria per acquistare alcuni attrezzi di
lavoro e apparecchiature indispensabili e urgenti per la cura di alcuni
degenti. Il reparto di Neurochirurgia, diretto dal prof. Corriero, è un esempio
di buona sanità, è un fiore all'occhiello dell'ospedale dell'Annunziata, un
centro di eccellenza regionale, vi operano bravi medici e chirurghi che
andrebbero tutti ricordati e ringraziati perché fanno piccoli grandi miracoli
quotidiani. Vengono in questo reparto da tutta la Calabria per farsi curare
e operare. Purtroppo il reparto, che ho visitato nei giorni scorsi, va avanti
solo grazie alla grande professionalità e abnegazione dei medici e alla
collaborazione del caposala e dei paramedici che si letteralmente sacrificano
per far fronte alle numerose e quotidiane esigenze ed emergenze". "Il
reparto - prosegue Corbelli - necessita di alcuni interventi immediati.
L'aumento dei posti letto, il potenziamento dell'organico medico e degli
infermieri. E poi la possibilità di poter acquistare di tutto ciò che serve per
operare al meglio e in condizioni di sicurezza. E' successo infatti che alcuni
attrezzi di lavoro, finanche la macchinetta per il taglio dei capelli dei
pazienti e l'apparecchiatura indispensabile per curare il collo a un giovane
paziente, ed evitargli così di restare paralizzato a letto per molti mesi, lo
abbiano dovuto acquistare due medici del reparto con soldi di tasca propria in
un caso e con l'anticipo della somma nell'altro. Per evitare che si ripetano
episodi del genere e che soprattutto, come è successo lo scorso anno, per un
ricovero mancato di un paziente di fuori provincia, non possibile per
l'assoluta mancanza di posti, venga scelto un capro espiatorio e colpito,
ingiustamente, un medico bravissimo e assolutamente innocente di
Neurochirurgia, l'Azienda ospedaliera cosentina valorizzi questo reparto,
questo centro di eccellenza, ascolti e aiuti tutti i bravi professionisti che
vi operano ogni giorno con grande professionalità, passione, sacrifici e rischi
personali".
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Alluvione Messina e
(mancato) minuto silenzio nei campi di calcio. Diritti Civili attacca Lega
Calcio, chiede dimissioni responsabili e riparazione vergogna nazionale. “Sud
discriminato anche per una tragedia immane, come quella messinese”. Intervento
di Corbelli al “Processo di Biscardi”
Roma
Il coordinatore
del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, condanna “la scelta della Lega
Calcio che ha fatto osservare, domenica, un minuto di silenzio solo per le
partite delle squadre siciliane per ricordare le vittime della drammatica
alluvione di Messina”, parla di “decisione gravissima, assolutamente
ingiustificata, di discriminazione del Sud anche di fronte ad una tragedia
immane, di comportamento irresponsabile dei vertici del calcio italiano, che
dovrebbero dimettersi per questa vergogna nazionale” e chiede che “si ripari a
questa ingiustizia e offesa facendo osservare, per le partite della Nazionale
e, domenica prossima, in occasione delle partite di serie B e degli altri
campionati, un minuto di silenzio in tutti i campi di calcio italiani”. “Quanto
accaduto domenica, con il minuto di silenzio solo per le partite delle squadre
siciliane, è un fatto di inaudita gravità. Una offesa nei confronti di una intera comunità così
pesantemente colpita da una devastante calamità naturale e l’ennesima, ignobile
discriminazione nei confronti del Sud. E’ una scelta che umilia, è come se la
tragedia di Messina fosse un fatto solo siciliano, un lutto solo per una
provincia e una regione e non invece una grande tragedia nazionale, di un
intero Paese. Per la Lega
Calcio (e non solo) una tragedia al Sud (anche se immane come
quella di Messina) è una tragedia di… serie B, che non merita neppure un minuto
di raccoglimento in tutti i campi, ma solo pochi secondi di silenzio nelle
partite delle squadre siciliane. Un fatto indegno di un Paese civile! Chi ha
deciso di far osservare il minuto di silenzio solo per le squadre siciliane
dovrebbe dimettersi o essere immediatamente cacciato. Non può continuare a far
parte di un organismo importante come la Lega Calcio. A questa
vergogna bisogna comunque in qualche
modo riparare. Diritti Civili chiede per questo che domenica prossima e per le
gare della Nazionale di Calcio si osservi un minuto di silenzio in tutti i
campi di calcio. Per ricordare degnamente le vittime della alluvione di
Messina. Come è giusto, corretto e doveroso in una Nazione civile”. Intanto
anche il popolare “Processo di Biscardi” si è occupato della denuncia e della
iniziativa di Diritti Civili, ospitando in diretta, lunedì sera, il leader del
Movimento, Franco Corbelli.
6 ottobre 2009
Emergenza scuola .
Appello mobilitazione
(nella pagina Politica)
Comunicato stampa Movimento Diritti Civili
Relitto
abbandonato nel mare di Calabria. Diritti Civili: “Per Cetraro è peggio di uno
tsunami! Danni devastanti e irreparabili. Dubbi (e ancora nessuna certezza) su
Tirreno cosentino discarica veleni d’Europa! Troppi punti oscuri. Fare subito
chiarezza”.
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene
sul relitto rinvenuto al largo delle acque di Cetraro, parla di “danno
d’immagine ed economico devastante e irrimediabile per la cittadina tirrenica,
è come se fosse stata colpita da un violento tsunami”, chiede che “si faccia
subito chiarezza su una vicenda inquietante e ancora oggi caratterizzata da
troppi lati oscuri e misteri”. Corbelli pur “rispettando le ipotesi
investigative e le confessioni del pentito, pare supportate dalle prime
immagini del relitto”, è l’unico che manifesta “forti dubbi” e si mostra “assai
perplesso sulla tesi che il mare antistante Cetraro possa essere stato scelto
in questi anni dalla ‘ndrangheta come pattumiera d’Italia per depositarvi
rifiuti tossici, scorie nucleari, veleni provenienti da ogni parte d’Europa e
del Mediterraneo”. “Prima di presentare, al mondo intero, Cetraro come la
discarica dei veleni d’Europa era (è) opportuno e doveroso aspettare il
risultato (certo) del contenuto di questo relitto e dei bidoni che si
troverebbero all’interno. Purtroppo invece il danno irrimediabile è stato già
fatto. A prescindere se sarà dimostrato ( oppure no) che siamo in presenza della
cosiddetta nave dei veleni e delle scorie nucleari, per Cetraro e per quello
splendido pezzo di costa tirrenica, è già stato peggio di uno tsunami. Un danno
devastante.:L’immagine di Cetraro e di quel tratto di mare del Tirreno
Cosentino in Italia e nel mondo è oramai
associata alla nave de veleni e della morte. Per la bella cittadina tirrenica e
i paesi limitrofi un danno incalcolabile e irreparabile, al di là di quello che
sarà poi il risultato delle analisi e delle indagini. In questa inquietante vicenda
diversi sono i punti oscuri che vanno tutti immediatamente chiariti e
accertati. Perché dopo tanti anni si (ri)scopre solo adesso la nave dei veleni
al largo di Cetraro? Perché non si è fatto nulla in questi anni? Perché le
diverse Amministrazioni competenti e interessate non hanno chiesto e preteso in
tutti questi anni che si facesse chiarezza su quella nave in fondo al mare di
Cetraro? Perché non si è indagato se nella zona in questi anni si siano
registrati eventuali morti sospette, per malattie tumorali, causate da
inquinamento radioattivo? Risulta invece, come ha dichiarato nei giorni il
primario oncologo dell’ospedale di Paola, Filippelli, che i casi di tumore
riscontrati nella zona sono dovuti a cause diverse dall’inquinamento
radioattivo. Perché nessuno ha dato credito alle rivelazioni del pentito?
Perché non sono state, in questi anni, riscontrate le sue dichiarazioni e le
sue gravissime accuse? E se quel relitto al largo di Cetraro si rivelasse (fra
sei mesi, un anno…) solo una vecchia carcassa abbandonata, senza l’ombra di un
solo bidone di veleni, chi ripagherebbe e riparerebbe al danno immane arrecato
alla cittadina del Tirreno, alla sua immagine, alla sua economia, al suo
futuro?”.
4 ottobre 2009
Comunicato stampa Movimento Diritti
Civili
Sanità. Diritti Civili. ”Garante Salute
istituito in America dal Presidente Obama, ignorato in Calabria da Giunta e
Consiglio regionali”!
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta
di legge per l’istituzione del Garante della Salute, approvata, all’unanimità,
dal Consiglio regionale della Calabria il 30 giugno 2008 e ancora oggi
inattuata, dopo l’approvazione, ieri, da parte della Giunta regionale del piano
per salvare la sanità calabrese (ed evitare il commissariamento), denuncia il
“mancato inserimento e riferimento della figura e della struttura del Garante
nei provvedimenti indicati e adottati dall’Esecutivo Loiero”. Corbelli
sottolinea anche il paradosso che “mentre in Calabria l’istituzione del Garante
della Salute continua ad essere disattesa, in violazione dello stesso Statuto
regionale, la medesima struttura (Garante pubblico della Sanità) viene creata,
un anno dopo l’approvazione della legge in Calabria, in America dal presidente
Barack Obama”. “Nel piano approvato dalla Giunta regionale per salvare la
sanità ed evitare il commissariamento manca finanche un semplice riferimento ad
una struttura importante, una novità assoluta e rivoluzionaria, assai efficace
per denunciare, combattere e prevenire casi di malasanità e di
disorganizzazione: il Garante della Salute, di competenza del Consiglio
regionale e, nella fattispecie, del suo presidente, Giuseppe Bova. Il bando per
il Garante della salute è già scaduto da quasi un anno (dal 15 ottobre 2008) e
Giunta e Consiglio regionale continuano ad ignorarlo. Succede così che il
Garante della Salute sbarca in America e continua invece a mancare, a non
essere nominato in Calabria, la regione letteralmente devastata dalla
malasanità e dalla disorganizzazione (otto morti nel solo mese di agosto per
malasanità)”. Corbelli, che da anni lotta per l’istituzione del Garante della
Salute per combattere la malasanità, esprime “soddisfazione per la stessa
scelta del presidente Obama, che, mentre combatte per far approvare la sua
rivoluzionaria riforma sanitaria che garantisce l’assistenza a tutti gli
americani, ha infatti già deciso l’istituzione e la scelta del Garante della
Sanità, individuando per questo incarico Sanjay Gupta, popolare
giornalista-medico della Cnn”. Ma insieme all’orgoglio per aver creato, per
primi in Italia e nel mondo, “qualcosa di innovativo, una novità assoluta,
rivoluzionaria, fatta propria finanche dal Presidente Usa”, il leader di
Diritti Civili, non nasconde “la sua delusione e la sua amarezza per la mancata
nomina e la non istituzione a tutt’oggi in Calabria di questa struttura, assai
importante per denunciare, combattere e prevenire casi di malasanità, di
disorganizzazione, per coordinare interventi urgenti, per fornire informazioni
utili per la cura di malattie rare, per cancellare la vergogna e le ingiustizie
delle lunghe liste di attesa, per dare, 24 ore al giorno, attraverso un numero
verde, un riferimento immediato e semplice a tutti cittadini in materia di
assistenza sanitaria. Una grande conquista civile per una regione, la Calabria, tristemente
nota in Italia e nel mondo purtroppo anche per la malasanità”.
16 settembre 2009
Comunicato Stampa Movimento
Diritti Civili
Emergenza scuola. Massacro
precari e insegnanti bambini disabili. Diritti Civili chiede a Napolitano di
intervenire e rivedere sua posizione (sbagliata) dello scorso anno
Roma
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un appello al Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, che invita “a rivedere la sua posizione dello
scorso anno a sostegno dei tagli nelle scuole”, e a “intervenire a favore della
giusta e sacrosanta battaglia dei precari” e in particolare per quello che
definisce “il dramma e la grande ingiustizia dei bambini malati e disabili
lasciati soli, senza insegnanti di sostegno, per colpa del decreto del Governo
che taglia professori e cancella classi e scuole. Una situazione
particolarmente grave in Calabria. Corbelli giudica il provvedimento di legge
del Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che toglie l’insegnante di
sostegno ai bambini malati e diversamente abili, “un fatto grave,
incostituzionale, indegno di un Paese civile”. “Il Governo per ridurre i costi
della scuola ha tagliato anche l’insegnante di sostegno a molti bambini
gravemente malati e portatori di gravi handicap. Sono questi gli effetti
devastanti che ha prodotto il decreto del Ministro Gelmini, varato lo scorso
anno. Diritti Civili continua a ricevere segnalazioni di genitori disperati e
indignati, che si sono visti i loro bambini disabili privati dell’insegnante di
sostegno. Se non sarà assegnato un insegnante di sostegno ai loro bambini
malati e diversamente abili molti genitori saranno costretti a non mandare più
a scuola i loro figli. Si tratta di grandi ingiustizie che colpiscono dei
bambini innocenti già così duramente segnati da un destino crudele. Chiediamo
al Presidente della Repubblica di intervenire su questa vera e propria
emergenza sociale della scuola, su queste misure ingiuste e punitive del
Governo nei confronti di migliaia e migliaia di precari, di insegnanti di
sostegno letteralmente buttati in mezzo ad una strada, insieme alle loro
famiglie. Invitiamo il Capo dello Stato ad intervenire in particolare sul dramma
e sulla grande ingiustizia dei bambini disabili abbandonati al loro destino. Lo
scorso anno purtroppo il Presidente della Repubblica, in occasione
dell’inaugurazione dell’anno scolastico, bocciando di fatto tutte le
opposizioni parlamentari che contestavano la falsa riforma della Gelmini,
commise un grave errore parlando di “scelte coraggiose del Governo, di tagli
necessari nella scuola, di non sostenibili posizioni di difesa
dell’esistente…”. Da Napolitano ci aspettiamo e auspichiamo invece una parola
di condanna per una riforma della scuola e per una politica che penalizza i
bambini malati, diversamente abili e le categorie più povere, deboli ed
emarginate”.
14 settembre 2009
Comunicato stampa Movimento
Diritti Civili
Appello Diritti Civili per
bambina di Sant’Onofrio, figlia di immigrati, gravemente malata, da 5 mesi
“dimenticata” in ospedale a Cosenza e che nessuno aiuta!
Vibo Valentia
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un nuovo appello per aiutare una
bambina, la piccola Jannate, 17 mesi, nata in Italia, residente a Sant’Onofrio,
nel Vibonese, affetta da una rara forma di malattia genetica, vive grazie ad un
respiratore artificiale attaccato ad una macchina, figlia di una poverissima
coppia di giovanissimi immigrati marocchini (il padre, venditore ambulante, la
madre, casalinga, da 10 anni in Italia), da 5 mesi ricoverata all’Ospedale
Civile di Cosenza, che ha bisogno di un aiuto economico e di un piccolo
appartamento vicino al nosocomio cosentino per permettere alla famiglia della
piccola (oltre ai genitori una sorellina un po’ più grande) di poterle stare
vicino e assisterla 24 ore al giorno”. Corbelli, nel luglio scorso, aveva
chiesto all’Asp di Vibo Valentia di “riconoscere l’invalidità, il diritto alla
pensione e alla indennità di accompagnamento per la bambina e alle altre
Istituzioni preposte di erogare un contributo e di mettere a disposizione un
piccolo appartamento nei pressi dell’ospedale dell’Annunziata per consentire ai
genitori di poter riportare la bambina a casa e avere così la possibilità di
portarla e curala quotidianamente al vicino nosocomio bruzio”. Dopo l’appello
di Corbelli l’unico ad intervenire è stato il direttore generale dell’Asp di
Vibo Valentia, Curia, che aveva provveduto ad inoltrare la pratica all’Asp di
Cosenza per l’accertamento della invalidità della bambina, presso l’ospedale di
Cosenza. Purtroppo da oltre un mese è tutto fermo. La bambina è come se fosse
stata dimenticata, continua a restare nel reparto di rianimazione dell’Annunziata,
nessuna risposta e nessun aiuto economico è arrivato da nessun Ente. Solo
medici e paramedici del reparto di rianimazione dell’ospedale di Cosenza
continuano “con grande amore e impegno ad assistere questa bambina e ad aiutare
i loro genitori. Bisogna subito completare l’iter per l’assegnazione della
pensioncina e trovare anche un piccolo appartamento nei pressi dell’ospedale di
Cosenza per evitare che i genitori siano costretti ogni giorno ad una fatica
massacrante, recarsi, la mattina presto, da Sant’Onofrio a Cosenza e viceversa,
la sera tardi, per far ritorno a casa. Chi sta aiutando la famiglia della
piccola Jannate è l’Associazione Gianmarco De Maria di Cosenza. Sono queste le
iniziative immediate e urgenti da porre in essere, in attesa di portare la
bambina in qualche centro specializzato in Italia e all’estero, con la speranza
di poterla fare guarire. Da quando è all’ospedale di Cosenza la piccola,
bellissima Jannate ha comunque già fatto registrare dei progressi
straordinari”.
3 settembre 2009
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili denuncia nuovo gravissimo caso malasanità in
Calabria. Muore neonata
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge
per l’istituzione del Garante della Salute, approvata all’unanimità, dal
Consiglio regionale calabrese, il 30 giugno 2008, e a tutt’oggi ancora
inattuata, denuncia e “chiede giustizia per un nuovo gravissimo caso di
malasanità in Calabria”. “Una giovane donna calabrese partoriente non viene
ricoverata e trattenuta in un ospedale della regione, nonostante i chiari
sintomi pre-parto, ma rimandata a casa, perde la bambina che nasce priva di
vita, il giorno successivo, poche ore dopo il mancato ricovero”, si legge nella
nota di Diritti Civili. La giovane donna ha scritto a Corbelli, raccontando la
sua drammatica vicenda, auspicando il suo intervento e chiedendo che questo
nuovo caso di malasanità venga, attraverso Diritti Civili, “fatto conoscere
alle autorità competenti e all’opinione pubblica per chiedere e ottenere
giustizia”. La donna ha chiesto di salvaguardare e rispettare la sua privacy e
il suo dolore. “Se i Commissari del Ministro Sacconi che saranno domani,
lunedì, in Calabria vogliono ascoltarmi - afferma Corbelli - sono pronto a dare
tutte le informazioni su questa drammatica vicenda, chiedendo che si faccia
chiarezza e giustizia su questo nuovo caso di malasanità, rispettando la
privacy di questa donna, così come la stessa, che ho sentito telefonicamente,
mi ha chiesto di fare, con grande dignità”. Corbelli, alla luce anche di questa
nuova tragica vicenda e degli altri gravi casi di malasanità di queste ultime
settimane, ritorna a chiedere “con forza la immediata elezione del Garante
della Salute, il cui bando è scaduto da quasi un anno (dal 15 ottobre 2008)” e
condanna “l’ingiustificato silenzio della stampa nazionale su questa importante
battaglia e sul colpevole ritardo e sulla inadempienza del Consiglio regionale
per l’istituzione del Garante (una grande struttura, operativa 24 ore al
giorno, che serve per combattere e prevenire casi di malasanità e di
disorganizzazione nella sanità). Una battaglia quella per il Garante della
salute sostenuta invece dai maggiori media
calabresi e da Idv di Di Pietro”. “A Diritti Civili continuano ad arrivare
denunce, segnalazioni, richieste di intervento per casi di malasanità, anche
particolarmente gravi e drammatici, di chi ha perso un proprio caro, come nel
caso di oggi della giovane donna partoriente, che anziché alle Istituzioni
sceglie di rivolgersi a chi come il nostro Movimento da oltre venti anni si
batte per difendere i diritti dei cittadini, in particolare per quanto attiene
alla sanità e alla salute. Purtroppo nonostante la drammatica emergenza sanità
in Calabria e una legge approvata da 14 mesi, il Garante della Salute continua
a non essere nominato dal Consiglio regionale calabrese”, conclude
Corbelli.
2 settembre 2009
Ancora Malasanità
e scandalo mancata elezione Garante Salute Calabria (I comunicati nella pagina Politica)
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Emergenza
carceri. Diritti Civili denuncia il dramma e l’ingiustizia di un detenuto, gravemente malato e, da tre anni, in
Calabria, in isolamento in una cella (per le sue gravi patologie) a cui è stata
negata la scarcerazione.
Ancora
una nuova battaglia del leader del Movimento Diritti Civili “a favore dei
diritti dei detenuti, malati gravi e sepolti vivi nella carceri del nostro
Paese”. Franco Corbelli, denuncia oggi il “dramma e l’ingiustizia di un
detenuto, M. P. , rinchiuso in un carcere calabrese, gravemente malato, affetto
da un morbo raro, da epatite cronica e da altre malattie, tenuto, da tre anni,
per le sue gravi patologie, in isolamento in una cella dove riesce a muoversi
solo grazie all’aiuto delle stampelle, a cui viene negata la sospensione della
pena e la scarcerazione per questi gravi motivi di salute”. L’uomo disperato ha
scritto una lettera a Corbelli chiedendo il suo aiuto. Il leader di Diritti
Civili si rivolge ai giudici competenti chiedendo di “voler accogliere la
richiesta di questo detenuto gravemente malato e di mandarlo agli arresti a
casa per permettergli di potersi curare adeguatamente e vivere accanto ai suoi
familiari per essere assistito e per meglio affrontare le brutte malattie che
lo stanno distruggendo giorno dopo giorno.” Corbelli riferisce di aver ricevuto
un accorato appello da parte di questo detenuto che gli descrive “la situazione
drammatica che sta vivendo, la sua condizione di malato grave e la disperazione
per non sapere più cosa fare per poter ritornare a casa, almeno agli arresti
domiciliari, per essere curato e assistito dalla sua famiglia con tutto
l’affetto di cui ha bisogno per affrontare le sue gravissime patologie”.
“Questo detenuto è un malato grave, mi ha descritto tutte le malattie di cui è
affetto. Eppure continua a restare in carcere. E’ uno dei tanti senza volto (e
senza diritti), uno dei disperati delle prigioni, malato e dimenticato in una
cella, addirittura da tre anni in isolamento per le sue gravi malattie. Non
conosco questo detenuto, non sono a conoscenza della sua vicenda giudiziaria.
Non ho personalmente – continua Corbelli - alcuna competenza per intervenire
sotto l’aspetto processuale. Rispetto l’operato dei giudici, ma di fronte ad un
detenuto malato grave chiedo solo un atto di umanità: la sua scarcerazione o
almeno gli arresti domiciliari per consentirgli di affrontare le sue malattie
accanto ai suoi familiari. Auspico soltanto, anche in questo caso e per questa
vicenda giudiziaria, un provvedimento di giustizia giusta e umana”.
24
agosto 2009
Emergenza
carceri. Diritti Civili denuncia il dramma e l’ingiustizia di un detenuto, gravemente malato e, da tre anni, in Calabria,
in isolamento in una cella (per le sue gravi patologie) a cui è stata negata la
scarcerazione.
Ancora
una nuova battaglia del leader del Movimento Diritti Civili “a favore dei diritti
dei detenuti, malati gravi e sepolti vivi nella carceri del nostro Paese”.
Franco Corbelli, denuncia oggi il “dramma e l’ingiustizia di un detenuto, M. P.
, rinchiuso in un carcere calabrese, gravemente malato, affetto da un morbo
raro, da epatite cronica e da altre malattie, tenuto, da tre anni, per le sue
gravi patologie, in isolamento in una cella dove riesce a muoversi solo grazie
all’aiuto delle stampelle, a cui viene negata la sospensione della pena e la
scarcerazione per questi gravi motivi di salute”. L’uomo disperato ha scritto
una lettera a Corbelli chiedendo il suo aiuto. Il leader di Diritti Civili si
rivolge ai giudici competenti chiedendo di “voler accogliere la richiesta di
questo detenuto gravemente malato e di mandarlo agli arresti a casa per
permettergli di potersi curare adeguatamente e vivere accanto ai suoi familiari
per essere assistito e per meglio affrontare le brutte malattie che lo stanno
distruggendo giorno dopo giorno.” Corbelli riferisce di aver ricevuto un
accorato appello da parte di questo detenuto che gli descrive “la situazione
drammatica che sta vivendo, la sua condizione di malato grave e la disperazione
per non sapere più cosa fare per poter ritornare a casa, almeno agli arresti
domiciliari, per essere curato e assistito dalla sua famiglia con tutto
l’affetto di cui ha bisogno per affrontare le sue gravissime patologie”.
“Questo detenuto è un malato grave, mi ha descritto tutte le malattie di cui è
affetto. Eppure continua a restare in carcere. E’ uno dei tanti senza volto (e
senza diritti), uno dei disperati delle prigioni, malato e dimenticato in una
cella, addirittura da tre anni in isolamento per le sue gravi malattie. Non
conosco questo detenuto, non sono a conoscenza della sua vicenda giudiziaria.
Non ho personalmente – continua Corbelli - alcuna competenza per intervenire
sotto l’aspetto processuale. Rispetto l’operato dei giudici, ma di fronte ad un
detenuto malato grave chiedo solo un atto di umanità: la sua scarcerazione o
almeno gli arresti domiciliari per consentirgli di affrontare le sue malattie
accanto ai suoi familiari. Auspico soltanto, anche in questo caso e per questa
vicenda giudiziaria, un provvedimento di giustizia giusta e umana”.
24
agosto 2009
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Appello Diritti
Civili per bambina, figlia immigrati, gravemente malata
Vibo Valentia
Una nuova,
importante battaglia civile e iniziativa umanitaria. Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un appello “a favore di una bambina,
Jannate, 16 mesi, nata in Italia, residente a Sant’Onofrio, nel Vibonese,
gravemente malata, per una rara forma di malattia genetica, vive grazie ad un
respiratore artificiale attaccato ad una macchina, figlia di una poverissima
coppia di giovani immigrati marocchini (il padre, venditore ambulante, la
madre, casalinga, da 10 anni in Italia), da 4 mesi ricoverata all’Ospedale
Civile di Cosenza, che ha bisogno di un aiuto economico e di un piccolo
appartamento vicino al nosocomio cosentino per permettere alla famiglia della
piccola (oltre ai genitori una sorellina un po’ più grande) di poterle stare
vicino e assisterla 24 ore al giorno”. Corbelli a questo proposito rivolge oggi
un appello “all’Asp di Vibo Valentia affinché riconosca ed eroghi la piccola
pensione e la indennità di accompagnamento per la bambina e alle altre
Istituzioni preposte (Comune, Provincia di Cosenza) perché eroghino un
contributo e mettano a disposizione un piccolo appartamento nei pressi
dell’ospedale dell’Annunziata per consentire ai genitori di poter riportare la
bambina a casa e avere così la possibilità di portarla e curala quotidianamente
al vicino nosocomio bruzio”. Corbelli è stato nei giorni scorsi contattato dai
medici del reparto di rianimazione dell’ospedale di Cosenza che stanno “con
grande amore e impegno assistendo questa bambina e aiutando i loro genitori.
Una storia di straordinaria solidarietà. Una vicenda che continua, ogni giorno,
a commuovere tutti”. “Quello che da quattro mesi stanno facendo i medici e
paramedici del reparto di rianimazione per questa bambina e i loro genitori va
sottolineato ed elogiato pubblicamente. Sono stati loro a chiedermi di
intervenire. Cosa che ho subito fatto e continuerò a fare per aiutare questa
bambina e i loro genitori. Intanto va subito riconosciuta e assegnata alla
piccola la pensione e l’indennità di accompagnamento. Va anche trovato un
piccolo appartamento nei pressi dell’ospedale di Cosenza per evitare che i
genitori siano costretti ogni giorno ad una fatica massacrante, recarsi, la mattina
presto, da Sant’Onofrio a Cosenza e viceversa, la sera tardi, per far ritorno a
casa. Chi sta aiutando molto la famiglia della piccola Jannate è anche
l’Associazione Gianmarco De Maria. Si sta provvedendo anche a cambiare la
carrozzina e metterne a disposizione
della bambina una più agevole. Sono queste le iniziative immediate e urgenti da
porre in essere, in attesa di portare la bambina in qualche centro
specializzato in Italia e all’estero, con la speranza di poterla fare guarire.
Da quando è all’ospedale di Cosenza la piccola, bellissima Jannate ha comunque
già fatto registrare dei progressi straordinari. Per questo oggi si è deciso da
parte di tutti di portare all’attenzione dell’opinione pubblica questo caso
umano, per sollecitare i vari interventi delle diverse autorità competenti”.
5 agosto 2009
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
denuncia il dramma di un giovane detenuto calabrese (in carcere da 15 mesi, in
attesa di processo per un piccolo reato) malato terminale di cancro a cui sono
stati negati gli arresti domiciliari!
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia il “dramma di un giovane
detenuto calabrese, R.C. , 38 anni, malato terminale, in carcere da 15 mesi in
attesa di processo, per un piccolo reato (che lui comunque nega
disperatamente), a cui (su richiesta del pm) sono stati negati i domiciliari, e
chiede ai giudici del Tribunale che lo stanno giudicando di voler accogliere
questa richiesta e di mandarlo agli arresti a casa per permettergli di vivere
accanto ai suoi familiari per meglio affrontare la terribile malattia che lo
sta uccidendo giorno dopo giorno.” Corbelli riferisce di aver ricevuto un
accorato appello dalla sorella di questo ragazzo che gli descrive “la
situazione drammatica del proprio congiunto, malato gravemente, e la
disperazione della loro famiglia che non sanno più cosa fare per poterlo
riportare a casa, almeno agli arresti domiciliari, per poterlo assistere con
tutta le cure e l’affetto di cui ha bisogno per affrontare la sua gravissima
patologia”. “Questo giovane è malato
terminale di cancro e ha gravi problemi cardiaci subentrati con la malattia.
Nei giorni scorsi questo detenuto ha avuto un edema polmonare, è stato ricoverato
d’urgenza in ospedale, è rimasto 12 ore in rianimazione. Quindi dal nosocomio è
stato di nuovo riportato in carcere. La gravità della sua malattia è stata
accertata ed è attestata da cartelle cliniche degli ospedali di Bologna,
Napoli, Catanzaro, Cosenza. Eppure continua a restare in carcere, in attesa del
processo che doveva svolgersi nei giorni scorsi e che è stato rinviato. Non
conosco questo detenuto, non sono a conoscenza della sua vicenda giudiziaria.
Mi è stato riferito dalla sorella che ha solo qualche piccolo precedente penale
per piccoli reati. Non ho personalmente – continua Corbelli - alcuna competenza
per intervenire sotto l’aspetto processuale. Rispetto l’operato dei giudici, ma
di fronte ad un malato terminale lasciato in carcere (da 15 mesi, in attesa del
processo) chiedo solo un atto di umanità: la sua scarcerazione o almeno gli
arresti domiciliari per consentirgli di affrontare la sua malattia accanto ai
suoi familiari. Auspico soltanto un provvedimento di giustizia giusta e umana”.
28 luglio 2009
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
denuncia silenzio istituzionale e chiede intervento Ministro Maroni per
testimone giustizia che protesta in Calabria
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, esprime solidarietà alla giovane
testimone di giustizia M. C. , che a Crotone da “una settimana sta protestando
davanti alla Prefettura, attuando lo sciopero della fame per denunciare
l’abbandono da parte dello Stato nei confronti suoi e della sua famiglia” e
chiede al “Ministro degli Interni, Roberto Maroni, di intervenire, incontrare
questa donna e far rispettare i suoi sacrosanti diritti. E’ gravissimo il
silenzio e l’isolamento istituzionale nei confronti di questa giovane testimone
di giustizia. Lo Stato è completamente assente e latitante, nonostante la
disperata protesta. Solo il Prefetto di Crotone .- continua Corbelli - segnala
questo caso ogni giorno al Viminale, ma senza ottenere alcuna risposta e
soluzione a questo drammatico problema. Cos’altro deve accadere perché le
Istituzioni preposte degnino di un minimo di attenzione e di risposta questa
donna, che ha avuto il coraggio 17 anni fa di denunciare le cosche di
Strongoli! Si aspetta un epilogo tragico prima di intervenire? Si può
consentire che a settembre questa donna venga addirittura sfrattata, messa in
mezzo ad una strada e con il rischio di essere uccisa? Si può addirittura
negare , come è avvenuto, a questa testimone di poter stazionare, per qualche
attimo, dentro la
Prefettura per evitare i malori dovuti al grande caldo che
l’hanno costretta (più volte in questi giorni) al ricovero in ospedale? Perché
gli viene negato il reinserimento nel programma di protezione? Perché
continua a tacere il Ministro degli
Interni? Chiediamo al responsabile del Viminale di venire a Crotone,
incontrare, ascoltare le ragioni di questa donna e della sua famiglia e
salvaguardare i suoi diritti. Questo è il compito e il dovere di un Paese
civile, del Governo di una Nazione democratica e di uno Stato di diritto e non
invece abbandonare al suo destino questa coraggiosa testimone di
giustizia”.
25 luglio 2009
Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili
Sanità. Diritti Civili denuncia lo scandalo
di Crotone: “Per problemi di budget, negati (da sei mesi) cateteri, ventilatori
polmonari, sacche per stomia a migliaia di malati”!
Crotone
Il leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per l’istituzione
del Garante della Salute della Calabria, continua la sua ricognizione sulla malasanità
calabrese, denuncia oggi quello che definisce “un nuovo caso di cattiva
gestione della sanità, un fatto gravissimo, assurdo e inaccettabile, indegno di
un Paese civile che penalizza, e mette a rischio, le persone, i malati più
poveri: alla ASP di Crotone permangono non autorizzate da oltre 6 mesi per
problemi di budget: le richieste (oltre 3000 mila le domande sino ad oggi) di
assistenza protesica, si tratta di presidi necessari alla vita quotidiana dei
pazienti (cateteri, sacche per stomia, ventilatori polmonari - tutto bloccato
dal dicembre 2008)”. “Mentre il Consiglio Regionale continua irresponsabilmente
a rinviare la nomina del Garante della Salute in Calabria – afferma Corbelli -
la sanità oltre che essere sommersa in un mare di debiti è letteralmente allo
sbando. Il caso di Crotone è clamoroso, inverosimile e gravissimo: di fatto
viene negata da sei mesi, dal dicembre 2008, l’assistenza protesica a migliaia
di malati che hanno fatto richiesta e aspettano invano di avere dispositivi
vitali, salvavita (immediati e urgenti) quali cateteri, ventilatori polmonari,
sacche per stomia. La giustificazione assurda, incredibile che viene data
dall’Asp di Crotone è che non si possono soddisfare queste richieste per
problemi di budget. Non ci sono soldi per acquistarli. Si può arrivare a tanto? Si può pensare di risparmiare, per
risanare la voragine dei debiti, negando l’assistenza ai malati? Anziché
tagliare i veri, grandi sprechi e scandali della sanità calabrese si colpiscono
le fasce più povere e deboli! Si può negare a questi malati un loro sacrosanto
diritto, garantito dalla legge e dalla Costituzione: il diritto all’assistenza
sanitaria? Si può mettere a rischio la salute e la vita di questi pazienti? La
negazione di questi dispostivi protesici viola nello specifico una legge
precisa, il Dm. 332/99 (recante norme di assistenza protesica) che all’articolo
4. comma 5, recita testualmente che “L’autorizzazione
alla fornitura del dispositivo protesico, dell’ortesi o dell’ausilio prescritto
è rilasciata dall’azienda Usl di residenza dell’assistito previa verifica dello
stato di avente diritto del richiedente. La azienda Usl si pronuncia sulla
richiesta di autorizzazione tempestivamente
e comunque; in caso di prima fornitura, entro venti giorni dalla richiesta. In caso di silenzio
della Usl, trascorso tale termine, l’autorizzazione alla prima fornitura si
intende concessa. . . . . “. In
molti casi sono addirittura passati sei mesi dalla richiesta! Ma al di là della
stessa norma si può giustificare una situazione simile? In nome delle economie
di bilancio e del risparmio è legislativamente previsto (e accettabile) il
blocco arbitrario di qualsiasi tipo di
fornitura ai pazienti? Se per questi ritardi e queste mancate consegne
dei dispositivi protesici qualche paziente muore di chi è la responsabilità?
Giustamente i pazienti sono molto preoccupati, non sanno più a chi rivolgersi
per far valere i loro diritti. Temono per la loro salute e la loro vita. E’
stato chiesto l’intervento di Diritti Civili, che continua a supplire, in
Calabria, alla mancata nomina e presenza del Garante della Salute. Per questo
oggi abbiamo denunciato questa grande ingiustizia, una vergogna, un vero
scandalo, certamente un fatto non degno di un Paese civile e chiediamo che
venga subito cancellato, rispettando i diritti di questi pazienti e fornendo loro tutti il materiale protesico
di cui hanno bisogno per poter continuare a curare la loro patologia e avere
una vita dignitosa”.
17 luglio 2009
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Diritti Civili:
“In molti importanti ospedali della regione la situazione è drammatica. Gravi
carenze. Pazienti a rischio. Eleggere subito Garante Salute Calabria, cui bando
è scaduto da 9 mesi”!
Reggio Calabria
“In molti importanti
ospedali della regione la situazione, soprattutto in questo periodo estivo, è
gravissima, in alcuni casi drammatica, per gravi carenze strutturali e di
organico, per questo c’è l’assoluta necessità e urgenza dell’istituzione della
struttura del Garante della Salute per dare un riferimento , semplice e
immediato, e un aiuto concreto ai cittadini-pazienti (a rischio in queste
condizioni) e agli stessi operatori delle strutture ospedaliere (medici,
paramedici) che non sanno più come fronteggiare questa vera e propria emergenza
sanitaria”. E’ quanto afferma, in una nota, il leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta di legge per
l’istituzione del Garante della Salute della Calabria, licenziata dal Consiglio
provinciale di Cosenza il 17 gennaio 2008 e approvata, all’unanimità, il 30
giugno 2008, dal Consiglio regionale calabrese, che rinnova il suo appello al
Presidente dell’Assemblea di Palazzo Campanella, Giuseppe Bova, e a tutti i
capigruppo e consiglieri regionali che invita a voler subito procedere alla
elezione del Garante, una figura e una struttura destinati a rivoluzionare la
sanità calabrese e diventare un modello di riferimento per l’intero Paese, con
l’istituzione, a breve, anche del Garante della Salute nazionale e soprattutto
dare risposte ai problemi e alle richieste dei pazienti e degli operatori
sanitari”. “Il Garante è una novità assoluta, primo caso del genere in Italia,
adottato e istituito, dopo la
Calabria, anche dal presidente degli Stati Uniti, Barack
Obama, che ha nominato subito dopo il suo insediamento il Garante pubblico
della Salute. Il Garante della Salute della Calabria, ottenuto dopo una lunga
battaglia del Movimento Diritti Civili, è una grande vittoria e una storica
conquista civile, un esempio di buona sanità, una svolta epocale e radicale per
la sanità calabrese. Una struttura al servizio e per difendere i diritti dei
cittadini in materia di assistenza sanitaria e per – afferma Corbelli -
tutelare e mettere gli operatori sanitari (medici, paramedici) in condizioni di
operare al meglio e in sicurezza. Un modello innovativo, semplice e
rivoluzionario per combattere e prevenire la malasanità, la disorganizzazione e
gli scandali del mondo della sanità. Chiedo che il Consiglio regionale, scaduto
già da nove mesi (dal 15 ottobre 2008) il bando, al quale hanno partecipato
moltissimi aspiranti candidati, proceda alla elezione del Garante. Il Garante
della Salute della Calabria, prima struttura del genere in Italia, oltre a
denunciare e accertare casi di cattiva sanità, di disservizi, di
disorganizzazione, di violazione dei diritti dei cittadini, anche dei detenuti,
in materia di assistenza sanitaria, ad effettuare controlli in tutte le
strutture sanitarie e ospedaliere pubbliche, a fornire informazioni utili (e
collaborazione per eventuali ricoveri e visite) sui centri di eccellenza in
Italia e all’estero per la cura di malattie rare e particolarmente gravi, a
combattere la vergogna delle lunghe liste di attesa, opererà in perfetta sinergia
con gli operatori sanitari (medici, paramedici), servirà anche a coordinare
interventi per casi urgenti e drammatici. Attraverso un numero verde, sempre
operativo, 24 ore su 24, verranno raccolte tutte le segnalazioni dei cittadini
per problemi legati alla sanità”.
16 luglio 2009
Comunicato
stampa movimento Diritti Civili
Immigrati:
Diritti Civili attacca Governo: “Calpesta i diritti umani”
Roma
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, critica il Governo Berlusconi per i
“provvedimenti anti-immigrati, parla di “leggi indegni di un Paese civile e
democratico, che calpestano la dignità della persona umana”. “Il Governo di una
grande Nazione democratica non può considerare criminali e negare il diritto
d’asilo politico e soprattutto l’assistenza a persone povere e disperate, in
fuga dai loro Paesi per fame, guerra e persecuzioni. Trasformare il reato la
presenza clandestina in Italia significa calpestare letteralmente i diritti
umani e civili di interi Paesi e popoli, indigenti e affamati. I provvedimenti
razzisti contro gli immigrati sono una delle pagine più nere e vergognose del
Governo Berlusconi-Bossi. Il presidente del Consiglio per assecondare la Lega e per catturare qualche
consenso in più considera criminale chi arriva, da clandestino, in Italia per
chiedere aiuto e per salvarsi. L’Italia anziché accoglierli e aiutarli li
arresta e li respinge, di fatto in questo modo li condanna a morte: condannate
al carcere o uccisi (dalla fame, dalla guerra, dalle malattie o dalla crudele repressione
delle dittature) nei loro Paesi. Diritti Civili da oltre 20 anni continua ad
aiutare tanti immigrati, poveri, malati e onesti. Tanti quelli che anziché
respingere abbiamo aiutato e salvato e che oggi vivono perfettamente integrati
nel nostro Paese, come dimostrano i tanti casi umani di migranti (malati) che
abbiamo fatto restare in Calabria. Gli immigrati non vanno criminalizzati
indiscriminatamente, o deportati come gli Ebrei durante il Nazismo, ma accolti,
identificati e aiutati a vivere dignitosamente. Solo i criminali che arrivano
in Italia e delinquono vanno assicurati alla giustizia e rispediti nei loro
Paesi”.
10 luglio 2009
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Calabria.
Solidarietà. Corbelli rinuncia a 6700 euro (fondi Gruppo Consiliare) per
destinarli ai poveri dell’Africa.
Cosenza
In Calabria va in
scena l’altra faccia della Politica, quella della Solidarietà: un consigliere
provinciale devolve la sua indennità e quella del suo Gruppo Consiliare a favore
dei poveri. Protagonista il leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, che ha reso noto di aver chiesto
agli Uffici competenti dell’Amministrazione provinciale di devolvere
interamente la somma spettante al suo Gruppo Consiliare (maturata sino ad oggi)
ad una iniziativa di solidarietà a favore dei bambini poveri dell’Africa, che
sarà posta in essere dalla Associazione “Stella Cometa onlus” di don Battista
Cimino e Padre Antonio Abbruzzini. Si tratta, si legge in una nota, di una
somma consistente, 6700 euro, accumulata negli ultimi due anni (2008 e 2009),
non utilizzata e risparmiata da Corbelli e destinata oggi ad una bella
iniziativa benefica: la realizzazione di un pozzo della vita in un Paese povero
dell’Africa, per dare acqua a tanti bambini e alla popolazione di un intero
villaggio e l’invio di medicinali per curare gravi malattie. Lo stesso Corbelli
aveva destinato subito dopo il terremoto dell’Abruzzo la sua indennità di
consigliere provinciale agli sfollati dell’Aquila. In questi cinque anni il
leader di Diritti Civili ha utilizzato la sua indennità di consigliere
provinciale (1100 euro al mese) per finanziare decine di iniziative di
solidarietà, campagne umanitarie e per la vita, in Calabria, in Italia e
all’estero. “Il Gruppo consiliare provinciale Diritti Civili ha avuto
assegnata, in questi cinque anni, una somma mensile di 400 euro, che ha
utilizzato esclusivamente per l’acquisto dei quotidiani calabresi, per
promuovere, con inserzioni a pagamento sempre sulla stampa locale, la campagna
per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria e per sostenere
alcune importanti iniziative di solidarietà. Abbiamo risparmiato e accumulato,
come Gruppo Diritti Civili, in questi anni una somma pari a 6700 euro (4700
euro per il 2008 e 2000 per il 2009). Questo importo di oltre 13 milioni di
vecchie lire è stato da me messo a disposizione della Provincia di Cosenza per
essere assegnato all’Associazione ‘Stella Cometa’ dei due frati missionari, don
Battista Cimino e padre Antonio Abruzzini, per
essere utilizzato interamente per realizzare un pozzo della vita in un
villaggio povero dell’Africa (che sarà individuato dai due missionari) e per
portare dei medicinali salvavita. Sono contento e orgoglioso di utilizzare in
questo modo i soldi della mia indennità di consigliere e del Gruppo Diritti
Civili. Ringrazio il presidente Oliverio di aver accolto questa mia richiesta di destinare
queste somme ( a me spettanti) per scopi sociali e campagne umanitarie”.
10 luglio 2009
Comunicato stampa Movimento Diritti Civili
Diritti Civili denuncia il dramma e l’ingiustizia di un
dializzato e invalido(senza una gamba) dimenticato da tutte le Istituzioni.
Cosenza
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia
“il dramma di un dializzato e invalido (con una gamba amputata), F.A. , e della
sua famiglia, dimenticati da tutte le istituzioni”, rende noto il testo di una
lettera fattagli pervenire dalla moglie di quest’uomo e chiede un “immediato
intervento delle autorità competenti, per cancellare la grande e grave
ingiustizia di questa persona in dialisi e con grave disabilità”. Questo il
testo della missiva della donna al leader di Diritti Civili. “Gentile Sig.
Corbelli, mi rivolgo a lei perchè conosco e apprezzo la forza con cui combatte
per far valere i diritti umani. Sono la Sig.ra G. G., vivo a Cosenza nel centro storico
della città. Mi trovo in serie difficoltà per la situazione familiare che sto
vivendo. Mio marito, invalido perchè diabetico, ha subito varie operazioni che
hanno portato all'amputazione di una gamba al di sopra del ginocchio. Tre volte
a settimana viene sottoposto a dialisi e la collocazione della mia abitazione
su di una scalinata non permette un trasporto agevole. Dopo un ricovero
d'urgenza, al nostro ritorno a casa abbiamo trovato tutto allagato a causa dei
forti temporali che quest'inverno hanno causato anche danni al tetto e la
camera dove mio marito si può sistemare è diventata impraticabile, compreso il
letto inutilizzabile. Chiedo una sistemazione della scalinata nel vicolo in cui
abito, la sistemazione fatta non permette neanche di farlo scendere in
carrozzina. Purtroppo non ho ricevuto nessun aiuto. Ho scritto al Sindaco di
Cosenza, lettera che risale a febbraio, ma nessuna risposta. Le istituzioni non
hanno ascoltato la mia richiesta di aiuto e non trovo giusto che mio marito non
possa godere pienamente del diritto alla salute e all'assistenza. La prego di
vagliare la mia situazione. Chiedo sostegno in questa situazione che aumenta il
dramma che già vivo e lede i diritti fondamentali di un cittadino, nonché la
dignità umana della persona”.
1 giugno 2009
Negato diritto
voto a casa a invalidi 100% e paralizzati. Denuncia e appello di Diritti Civili
(Il comunicato nella Pagina
Politica)
Diritti Civili a
Loiero. Annulli ticket sanitario in Calabria. Penalizza i più poveri
(il comunicato
nella pagina Politica)
Immigrati - La
vergogna del Governo italiano
(Il comunicato
nella pagina Politica)
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Sole
24Ore denuncia ritardo nomina Garante Salute Calabria. Diritti Civili chiede
convocazione Consiglio regionale straordinario. “In Calabria si continua a
morire di malasanità e per disorganizzazione e da oltre sei mesi, scaduto il
bando, si aspetta la elezione del Garante”.
Catanzaro
Il
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore
della proposta di legge per l’istituzione del Garante della Salute della
Calabria, approvata, all’unanimità, il 30 giugno 2008, dal Consiglio regionale
calabrese, dopo l’articolo del Sole 24Ore, che, nella prima pagina dell’inserto
Sud, di mercoledì 6 maggio, denunciava la mancata nomina a distanza di oltre
sei mesi dalla scadenza del bando, del Garante della Salute, rivolge un appello
al presidente della Regione, Agazio Loiero, al Presidente dell’Assemblea di
Palazzo Campanella, Giuseppe Bova, e a tutti i capigruppo regionali, che invita
“a rispettare lo Statuto e a convocare un Consiglio straordinario e a procedere
alla elezione del Garante, una figura e una struttura destinati a rivoluzionare
la sanità calabrese e diventare un modello di riferimento per l’intero Paese,
con l’istituzione, a breve, anche del Garante della Salute nazionale”. “Anche
il Sole 24Ore si è occupato, dopo la denuncia di Diritti Civili, del Garante
della Salute e ha denunciato il ritardo della sua elezione, nonostante il bando
sia scaduto da oltre sei mesi (dal 15 ottobre 2008). Il Consiglio regionale
viola purtroppo lo Statuto regionale che impone la nomina del Garante entro e non oltre 90
giorni dalla scadenza del bando. Purtroppo invece la elezione di questa figura
continua ad essere rinviata e nel frattempo in Calabria, come dimostrano i
tragici episodi degli ultimi giorni, si continua a morire di malasanità, per
colpa della disorganizzazione e di una assurda burocrazia. Il Garante della
Salute della Calabria è un’importante vittoria (una delle più belle e
importanti battaglie del Movimento Diritti Civili, nel suo ventennale impegno)
e una grande, storica conquista civile, un esempio di buona sanità, una svolta
epocale e radicale per la sanità calabrese. Una struttura al servizio e per
difendere i diritti dei cittadini in materia di assistenza sanitaria. C’è da
essere non solo soddisfatti ma orgogliosi, come calabresi, di aver - continua
Corbelli - ideato, istituito e indicato
all’intero Paese e al mondo intero (come dimostra l’istituzione, da parte del
presidente Baraci Obama, del Garante
della Sanità anche in America) il Garante della Salute, una struttura
innovativa, semplice e rivoluzionaria per combattere e prevenire la malasanità,
la disorganizzazione, la violazione dei diritti dei malati. Il Consiglio
regionale ha il dovere d’ufficio e istituzionale di procedere subito alla
elezione del Garante della Salute. Chiediamo che questo avvenga immediatamente.
La Calabria,
devastata dalla malasanità, non può più aspettare”.
20
maggio 2009
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Ancora
malasanità in Calabria. Anziano muore per mancato trasporto elisoccorso.
Secondo gravissimo caso negli ultimi quattro mesi. Intervento di Diritti Civili
Cosenza
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ideatore e promotore della proposta
di legge per l’istituzione del Garante della Salute, approvata dal Consiglio
Regionale calabrese il 30 giugno 2008, interviene dopo la morte dell’anziano di
Rossano, investito da un’auto e deceduto per il mancato trasporto in
elisoccorso dall’ospedale rossanese a quello di Cosenza, parla di “un nuovo,
gravissimo caso di malasanità, dopo quello (simile) del giovane di Trebisacce,
morto, nel gennaio scorso, dopo che gli era stato rifiutato il trasferimento in
eliambulanza dalla cittadina dello Ionio all’ospedale di Brindisi”. “E’ una
morte assurda. La seconda in meno di quattro mesi, per colpa del mancato
intervento dell’elisoccorso. Un fatto gravissimo, inaccettabile, indegno di un
Paese civile. Mi domando a cosa serve continuare a tenere in funzione (e
spendere milioni di euro all’anno) quell’elicottero se poi quando serve per
salvare una vita umana non lo fanno levare in volo e lo bloccano a terra per
assurde questioni burocratiche e per clausole contrattuali. Questa nuova
tragedia si poteva e doveva evitare con un minimo di organizzazione e
coordinamento tra le strutture regionali e i responsabili dell’Elisoccorso. Il
Garante della Salute se fosse stato già operativo avrebbe potuto evitare questa
nuova morte assurda, perché uno dei compiti di questa nuova struttura è proprio
quello di coordinare interventi per casi gravi e urgenti, come nel caso
dell’anziano pensionato di Rossano. Il Garante della Salute è in grado di
intervenire tempestivamente, di attivare le procedure di pronto soccorso e far
ricoverare nelle strutture ospedaliere specializzate (anche fuori regione) i
pazienti in gravi condizioni e che rischiano la vita. A parte comunque quello
che sarà il ruolo del Garante della Salute, resta il nuovo dramma, l’assurda
morte dell’anziano di Rossano. Quel pensionato andava subito trasferito in
elisoccorso a Cosenza. Non doveva essere negato il trasporto dai responsabili
regionali dell’elisoccorso. Purtroppo è la seconda negli ultimi quattro mesi
che l’utilizzo dell’eliambulanza viene negato ad una persona malata e ferita
(che poi muore), solo perché il tipo di intervento è considerato secondario e
la convenzione (tra regione e società che gestisce servizio di elisoccorso) non
lo prevede. Questo episodio, finito purtroppo tragicamente, dimostra quanto sia
da cambiare radicalmente l’organizzazione, il coordinamento del sistema
sanitario e di pronto intervento nella sanità soprattutto in Calabria. La morte
di questo 80enne pensionato è un atto di accusa alle inefficienze, alla pessima
organizzazione, alla cattiva sanità. Bisogna che venga subito fatta, da parte
della magistratura competente, chiarezza, verità e giustizia su questo caso di
malasanità e di grave disorganizzazione. Chi ha sbagliato paghi. Quell’anziano
e la sua famiglia meritano rispetto e giustizia”.
5 maggio 2009
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Per non
dimenticare. Nuovo appello Diritti Civili. Aiutiamo le popolazioni dell’Abruzzo
colpite dal violento sisma. Corbelli devolve indennità consigliere provinciale
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, “profondamente turbato come tutti
per l’immane tragedia che ha colpito l’Abruzzo per il violento terremoto del
mese scorso”, esprime solidarietà alle popolazioni colpite, rende noto di aver
devoluto la sua indennità di consigliere provinciale (di Cosenza) alla
iniziativa di raccolta fondi promossa dalla Regione Abruzzo, invita tutti gli
eletti dei vari Enti a devolvere le loro indennità, chiede alle Istituzioni,
Associazioni e cittadini, di “dare un aiuto immediato e concreto, un segno
tangibile di vicinanza e solidarietà, agli sfollati e alle famiglie delle vittime
di questo terribile sisma”. Corbelli chiede in particolare che la Provincia di Cosenza,
che per iniziativa del Gruppo Diritti Civili, è stato il primo Ente pubblico
italiano ad aiutare le popolazioni del Sud Est Asiatico (colpite, nel dicembre
2004, dal violento maremoto), del Pakistan, devastata da un terribile
terremoto, nel 2005, si adoperi concretamente promuovendo una sottoscrizione
popolare (apertura di un conto corrente per una raccolta fondi) e mettendo a
disposizione, come Ente, il massimo delle risorse finanziarie disponibili, per
iniziative eccezionali di solidarietà, per dare un aiuto concreto (in denaro,
come chiede la
Protezione Civile) alle popolazioni così duramente colpite
dal violento sisma”. “La tragedia che ha colpito l’Aquila e la sua provincia
deve far crescere la solidarietà popolare. Dobbiamo tutti fare qualcosa di
fronte ad una catastrofe così grande e alle grida di aiuto che arrivano
dall’Abruzzo. Bisogna aiutare gli sfollati, le famiglie delle vittime del
terremoto. Diritti Civili ha fatto come sempre la sua parte, devolvendo la mia
indennità di consigliere provinciale alla iniziativa promossa dalla Regione
Abruzzo. Indennità che in questi cinque anni ho devoluto per decine di
iniziative di solidarietà e casi umanitari, in Italia e all’estero”.
2 maggio 2009
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Intervento Diritti
Civili dopo ultimi gravissimi fatti di violenza in Calabria: “Una barbarie
inaudita”!
Catanzaro
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene dopo i nuovi gravissimi episodi di
violenza degli ultimi giorni in Calabria, parla di “barbarie inaudita, che
colpisce, devasta e mina alle fondamenta della convivenza civile una intera
regione. Episodi di una brutalità tale che non possono essere etichettati solo
come un fatto di recrudescenza del fenomeno criminale e mafioso, né come un
problema di ordine pubblico, si tratta di un autentico massacro della dignità
umana, della brutale cancellazione di ogni valore, principio cristiano di
rispetto, solidarietà, umanità. Bisogna interrogarsi perchè si arrivi a
uccidere e bruciare, per vendetta dopo una lite o un furto di un’auto, un
giovane, ieri ad Acri, nei mesi scorsi a Lamezia; e sempre ieri un altro cadavere
carbonizzato è stato rinvenuto a Catanzaro. Perché questa ferocia? Perché i
nostri giovani arrivano a tanto odio, a questi episodi di crudeltà inaudita? E’
solo responsabilità del disagio sociale, familiare, dell’alcool, della droga o,
piuttosto, siamo di fronte al fallimento di un modello (scuola, famiglia,
governo, detentori potere) di società mediatica, violenta, insensibile, scevra
da ogni sentimento, priva di idealità, valori, principi positivi, influenzata
(negativamente) dal quotidiano e violento bombardamento dei grandi media, dalla
violenza che ogni giorno ci raccontano i potenti mezzi d’informazione, dalle
scene di crudeltà (e dagli approfondimenti di popolari talk show televisivi,
esperti in dibattiti e racconti dell’horror) che vengono trasmesse da tutte le
grandi televisioni, in un mix, irreale e devastante, tra realtà e fiction, che
non si riesce più a distinguere tra quello che è reale e quello che è solo
finzione televisiva e cinematografica. Tutti dovremmo interrogarci, capire le
ragioni vere, per cercare di prevenire, educare (a partire dalla famiglia,
dalla scuola, dal Governo, dal Parlamento, da chi detiene il controllo e il
potere dei grandi media) alla non violenza, alla legalità, al rispetto, ai
valori, ad iniziare da quelli sacri della dignità umana e della vita. Purtroppo
invece ci si scaglia contro il Papa e la Chiesa quando denunciano il degrado morale e
culturale e richiamano al valore e al rispetto dei principi cristiani; ci si
limita ancora solo a raccontare la violenza e ad accettarla passivamente. Senza
reagire. Quasi con rassegnazione come se uccidere e bruciare una persona, dopo
una lite, o dopo un furto di una macchina, fosse un fatto normale, uno dei
tanti episodi di cronaca quotidiana e non invece un fatto orribile che dovrebbe
scuotere tutte le coscienze e provocare una reazione forte e collettiva”.
2 aprile 2009
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
denuncia dramma e scandalo sospensione (per due anni!) misera pensione (450
euro al mese) accompagnamento ad anziani, poveri, soli, malati e invalidi al
100%, sottoposti ogni anno a visita di revisione. Appello a Governo e Parlamento per eliminare
grave ingiustizia.
Roma
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia quello che definisce “lo
scandalo e il dramma ignorato di tantissimi poveri pensionati, uomini e donne,
invalidi al 100%, non autosufficienti, che, per effetto della visita di
revisione cui vengono sottoposti ogni anno in base ad una legge assurda e
ingiusta, hanno da oltre un anno, e in alcuni casi anche da due anni, sospesa
l’indennità di accompagnamento, con la quale pagano le badanti per l’assistenza
che queste lavoratrici straniere prestano loro 24 ore al giorno”. Corbelli
chiede l’intervento del Governo e del Parlamento per “un immediato intervento
legislativo che superi la burocrazia assurda ed elimini questa ingiustizia”.
“C’è una vergogna, che purtroppo va avanti da molto tempo, che deve essere
subito cancellata. E’ quella di tantissimi poveri pensionati, uomini e donne,
molti rimasti soli, malati, invalidi al 100%, non autosufficienti, che
sopravvivono grazie ad una miseria di pensione (circa 500 euro al mese!) e che
destinano interamente l’indennità di accompagnamento (meno di 450 euro al mese)
per pagare le badanti che li assistono. Succede che questi anziani, nonostante
le loro gravi condizioni di salute, vengono ogni anno (in altri casi due anni)
sottoposte ad una visita di revisione per la riconferma dell’indennità di
accompagnamento. Lo scandalo è che ogni qualvolta vengono chiamati alla visita
di controllo automaticamente gli viene sospesa l’indennità per
l’accompagnatore. La sospensione, per colpa di una burocrazia assurda, di
inaccettabili lungaggini burocratiche, dura incredibilmente, ingiustificatamente
e vergognosamente oltre un anno, spesso anche due anni; si verifica infatti il
paradosso che l’anziano passato l’anno viene richiamato alla nuova visita di
controllo e intanto si ritrova ancora sospesa l’indennità della precedente
visita di revisione (in alcuni casi la sospensione dura da due anni). Domando:
è possibile, è tollerabile in un Paese civile che succeda una cosa del genere,
che si penalizzi e butti nella disperazione questi anziani, queste persone
povere, sole, malate? Come è possibile che una volta superata la visita di
controllo per riottenere di nuovo l’erogazione dell’assegno di accompagnamento
occorrono uno o addirittura due anni? Perché si fanno rimanere queste pratiche
ferme nei vari uffici per mesi e anni? E’ tollerabile una ingiustizia del
genere? Il Governo e il Parlamento hanno una idea della disperazione e della
rabbia di questi pensionati che si vedono sospesa l’indennità e non sanno come
pagare le badanti che le assistono amorevolmente permettendogli di poter fare
una vita dignitosa? Chiediamo che i ministri competenti e il Parlamento
affrontino subito questo drammatico problema ed elimino questa ingiustizia. In
un Paese normale sarebbe giusto, corretto e doveroso che un anziano, malato,
disabile, che viene chiamato a visita e riconosciuto invalido riottenga subito
la sua misera pensione di accompagnamento e non invece dopo due anni di
attesa”.
27 marzo 2009
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Intervento Diritti Civili
dopo omicidio Locri davanti ad una scuola. “Fatto grave e inquietante. Occorre
intervento Istituzioni per affrontare emergenza giustizia Locride e forte
reazione popolare”
Reggio Calabria
Il leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene dopo l’omicidio di Locri, davanti
ad una scuola, parla “di episodio grave e inquietante, di mancata strage di
bambini”, chiede “pene durissime (l’ergastolo) per gli autori di questi
efferati fatti di sangue che mettono a rischio anche la vita di bambini”,
denuncia quella che definisce “continua ad essere l’emergenza giustizia nella
Locride per la totale mancanza di magistrati nella locale Procura, esprime
solidarietà alla città di Locri e annuncia che chiederà al sindaco, Macrì, di
organizzare una grande manifestazione popolare per dire no alla criminalità e
alla violenza, per risvegliare le coscienze e far rinascere e ripartire quella
Primavera di legalità e libertà locrese che , nata dopo l’omicidio di Francesco
Fortugno, tante speranze aveva suscitato in tutti i calabresi e non solo”.
“L’omicidio di Locri, davanti ad una scuola inquieta, preoccupa e allarma.
L’agguato (mortale) poteva avere conseguenze ancora più drammatiche e tragiche
e trasformarsi in una nuova strage di bambini innocenti, che stavano per uscire
dalla scuola. Chi spara davanti ad un edificio scolastico, in presenza di
bambini, merita pene pesantissime: l’ergastolo. Occorre condannare duramente
chi mette a rischio la vita dei bambini. Non è bastata la tragedia vissuta lo
scorso anno dal piccolo Antonio, il bambino di Melito Porto Salvio, che nel
corso di un agguato mafioso davanti all’asilo, rimase gravemente ferito e
miracolosamente si salvò, grazie a Dio,
dopo mesi di cure e sofferenza, per fermare la mano omicida e la crudeltà di
assassini feroci che programmano un agguato mortale davanti ad una scuola
mentre stanno per uscire dall’edificio scolastico i bambini. Sconcerta inoltre
che l’omicidio sia avvenuto a pochi metri di distanza dal Palazzo di Giustizia
di Locri, lo stesso (la
Procura) che paradossalmente anziché essere potenziato per
fronteggiare questa escalation criminale e mafiosa, e garantire, insieme alla
forze dell’ordine, la legalità e la sicurezza dei cittadini e dei bambini, tra
pochi mesi resterà solo con il Procuratore capo e due sostituti, dopo la richiesta (accolta) di trasferimento in altre
sedi degli altri quattro pm e il rifiuto di giovani magistrati e giudici a
venire nella Locride e in altre Procure e Tribunali a rischio della Calabria. La Locride si trova a
fronteggiare una emergenza giustizia,
che continua e si aggrava giorno dopo giorno, al di là delle motivazioni del
fatto di sangue di ieri. Non può per pertanto questa parte di Calabria essere
abbandonata dal Governo e dalle Istituzioni”.
22 marzo 2009
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Istituto Papa
Giovanni. Corbelli: ”Gravissimo errore trasferimento forzato malati in altre
strutture. Spettacolare e spropositato intervento forze dell’ordine. Serra
d’Aiello come Beirut”
Cosenza
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, si schiera a fianco dei pazienti e
dei lavoratori del Papa Giovanni XXIII,
la casa di cura per disabili gravi di Serra d’Aiello, in provincia di
Cosenza, definisce un “gravissimo errore il trasferimento forzato dei malati in
altre (lontane) strutture”. Corbelli parla di “un intervento spettacolare e
spropositato delle forze dell’ordine, adatto più ad un teatro e ad una azione
di guerra che non al trasferimento di alcune centinaia di pazienti disabili”.
“Prima la criminalizzazione (mediatica nazionale) della casa di cura di Serra
d’Aiello, con ipotesi di reato inverosimili e allucinanti (traffico di organi,
sparizioni e, addirittura, omicidi di pazienti), tutte da verificare e
dimostrare. Oggi il blitz delle forze dell’ordine. Rispetto ma non condivido la
decisione della Procura di Paola di trasferire i malati del Papa Giovanni in
altre strutture sanitarie. Non condivido soprattutto l’incredibile e massiccio
schieramento di carabinieri, polizia e guardia di finanza, addirittura in
tenuta antisommossa, come se anziché in una casa di cura per disabili si
dovesse entrare e attaccare un covo di terroristi. Sono allibito e amareggiato per quanto
accaduto. Questa mattina più che a Serra d’Aiello sembrava di essere a Beirut.
La magistratura non può sostituirsi alla politica. Il problema del Papa
Giovanni doveva essere risolto dalle Amministrazioni e Istituzioni competenti e
dal Governo centrale, che non può chiamarsi fuori da questa drammatica
emergenza dei malati e disabili gravi dell’istituto di Serra d’Aiello. Il
destino dei malati e della struttura di Serra d’Aiello non lo può stabilire e
decidere la magistratura. I magistrati fanno bene (adempiendo ad un loro
preciso dovere) ad intervenire in presenza di ipotesi di reato, per individuare
e perseguire i responsabili, per far rispettare la legalità. A proposito
aspettiamo adesso di vedere gli sviluppi e i risultati dell’altra clamorosa
indagine della magistratura sulle gravissime e inquietanti ipotesi di reato di
traffico d’organi, sparizioni e, addirittura, omicidi di pazienti dell’istituto
Papa Giovanni. Aspettiamo di vedere provate queste allucinanti ipotesi di
reato. Ma il Papa Giovanni resta un problema essenzialmente politico e
amministrativo che non può certo essere risolto con il trasferimento forzato
dei malati in altri istituti lontani. Togliere e allontanare i degenti dal Papa
Giovanni e chiudere questa struttura
significa non solo penalizzare i dipendenti ma arrecare disagi e un
danno incalcolabile agli stessi pazienti, che andavano invece particolarmente
tutelati proprio per la loro condizione di grave disabilità. Il problema del
Papa Giovanni si doveva risolvere garantendo una condizione dignitosa (e di
sicurezza) ai malati nella stessa struttura di Serra d’Aiello, in quella che è
da sempre la loro casa”.
20 marzo 2009
(Altro precedente
intervento, sull’istituto Papa Giovanni, nella stessa pagina)
Carenza magistrati.
Drammatica emergenza giustizia in Calabria. Intervento Diritti Civili (Il comunicato nella pagina Politica)
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Istituto Papa
Giovanni. Corbelli: ”No alla criminalizzazione. Non credo a quelle accuse agghiaccianti
e inverosimili di sparizioni e omicidi di pazienti”
Cosenza
“No alla
criminalizzazione dell’istituto Papa Giovanni XXIII. Mi rifiuto di credere che
possano essere vere quelle agghiaccianti accuse di sparizioni e addirittura di
assassini di pazienti e malati commessi all’interno della struttura di Serra
d’Aiello. Se fossero vere e provate queste notizie di reato (così orribile)
l’Istituto Papa Giovanni andrebbe non solo chiuso ma letteralmente raso al
suolo e i responsabili di questi crimini così orrendi condannati all’ergastolo,
senza alcuna attenuante. Queste accuse terribili vengono fuori adesso mentre
sta per essere effettuato lo sgombero e il trasferimento dei malati dalla
struttura di Serra d’Aiello in altri istituti dislocati nella provincia
cosentina. Chiedo che la
Procura di Paola vada fino in fondo per l’accertamento dei
gravissimi fatti denunciati (e resi noti oggi da La Repubblica e dal
Quotidiano della Calabria) e soprattutto per tutelare i pazienti (e i
dipendenti) dell’istituto Papa Giovanni XXIII”. E’ quanto afferma, in una nota,
il leader del Movimento Diritti Civili. Franco Corbelli, sin dall’inizio
schierato a fianco dei pazienti e dei lavoratori del Papa Giovanni. Corbelli
continua a ritenere un “grave errore il trasferimento dei malati in altre
lontane strutture”. “Le accuse di sparizioni e assassini di pazienti del Papa
Giovanni di Serra d’Aiello lasciano letteralmente sgomenti e senza parola. Sono
talmente atroci da apparire per questo inverosimili, improbabili. Aspetto le risultanze
dell’indagine della magistratura per credere a questi orrori. Intanto sino a
quando tutto ciò non sarà provato in modo assolutamente incontrovertibile i
pazienti del Papa Giovanni non devono essere trasferiti. Quell’istituto non
deve essere criminalizzato, per accuse così orribili e infamanti. Al Papa
Giovanni ci sono stati malaffare, truffe, ruberie su cui sta indagando la Procura di Paola. Ma
trasformarlo e farlo apparire adesso anche come una clinica degli orrori, degli
assassini dei malati, senza aspettare prima i risultati dell’indagine della
magistratura, è un fatto grave, inaccettabile, che va respinto con forza, nel
rispetto della Costituzione. In quell’istituto di Serra d’Aiello, va ricordato,
hanno, per anni, lavorato tante persone, medici e paramedici con grande
passione e dedizione per gli ammalati. Bisogna rispettare questi lavoratori e
gli stessi pazienti. Non trasformare il Papa Giovanni in clinica degli orrori e
degli omicidi senza uno straccio di prove, di riscontri oggettivi, sulla base
solo di supposizioni e suggestioni”.
13 marzo 2009
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
chiede al Ministro Maroni di venire in Calabria, visitare e chiudere la ex
cartiera-vergogna di Rosarno. “Situazione grave, disumana, indegna di un Paese
civile”.
Reggio Calabria
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo la nuova denuncia della stampa
calabrese, sulla “ex cartiera vergogna di Rosarno, dove quasi mille immigrati,
vivono ammassati in condizioni disumane e allucinanti”, rivolge un nuovo
appello al Ministro degli Interni, Roberto Maroni, che invita a “venire in
Calabria, nella cittadina del reggino, visitare e chiudere questa ex fabbrica,
una onta immane, un caso di crudeltà, il massacro dei diritti umani, la
negazione della civiltà e della solidarietà, di fronte a cui un popolo civile
non può e non deve restare immobile e silente, ma deve reagire e ribellarsi”.
Corbelli giudica “la vicenda, coraggiosamente denunciata ancora una volta dai
maggiori media calabresi, della ex cartiera di Rosarno, dove vivono ammassati
come delle bestie centinaia e centinaia di immigrati, un fatto indegno di un
Paese civile”, e chiede che “venga realizzato un centro di prima accoglienza
nella piana di Gioia Tauro, requisendo qualcuno degli immobili confiscati alla
mafia. “A Rosarno purtroppo non è cambiato nulla. Si è avviata solo la
vaccinazione. La situazione degli immigrati ammassati come animali nell’ex
cartiera resta grave, disumana (e a forte rischio) per le condizioni brutali in
cui sono costretti a vivere centinaia di persone. La ex cartiera di Rosarno va
per questo immediatamente chiusa e gli immigrati trasferiti in un luogo, dove
venga rispettata la loro dignità di essere umani. Non possono più essere
lasciati in quelle condizioni in attesa che si decida quale soluzione adottare.
La ex cartiera della disumanità e della inciviltà va immediatamente
smantellata. Quel museo dell’orrore deve essere subito chiuso e cancellato. E’
questo il dovere di un Paese civile e democratico. Le vergogna di quella ex
cartiera, quel lager di immigrati è un colpo a cuore per ogni essere umano e
una vergogna per il nostro Paese. Si intervenga subito, senza perdere più
tempo. Si requisisca magari, se c’è la possibilità, qualche immobile sequestrato
alla ‘ndrangheta e lo si destini per questo scopo sociale e umano, quale centro
di accoglienza per questi immigrati di
Rosarno. Il Ministro Maroni (a cui compete l’intervento, secondo quanto ha
dichiarato nelle settimane scorsi, a margine di un incontro con il Presidente
della Regione, Agazio Loiero, il responsabile della Protezione Civile, Guido
Bertolaso) venga anche in Calabria a visitare la cartiera-vergogna di Rosarno,
per rendersi personalmente conto che è assolutamente urgente la sua chiusura”.
9 marzo 2009
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Il Garante
della Salute sbarca in America. Barack Obama
adotta lo stesso “modello calabrese” per rivoluzionare sanità americana.
La grande soddisfazione di Diritti Civili che ha ideato, promosso e fatto
approvare in Calabria, lo scorso anno, questa figura.
Catanzaro
Secondo quanto
riportato nei giorni scorsi dal Washington Post, il Presidente degli Stati
Uniti, Barack Obama, avrebbe deciso l’istituzione e la scelta del Garante della
Sanità (si tratterebbe di Sanjay Gupta, popolare giornalista-medico della
Cnn,). Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che per primo
in Italia e nel mondo ha ideato e promosso, un anno e mezzo fa, questa figura e
questa struttura (il Garante della Salute), licenziata dal Consiglio
provinciale di Cosenza il 17 gennaio 2008 e approvata definitivamente dal
Consiglio regionale della Calabria il 30 giugno 2008, esprime grande
soddisfazione ed esulta per quella che definisce “una grande conquista civile”
e, oggi, dopo la scelta del Presidente americano di adottare, per la sanità,
negli Usa, lo stesso modello di garanzia “calabrese”, un “motivo di orgoglio
per una intera regione (la
Calabria) tristemente nota in Italia e nel mondo solo
purtroppo per fatti di ‘ndrangheta e violenza”. “La Calabria, in questo caso,
recependo e approvando la proposta di Diritti Civili del Garante della Salute,
ha dato una prova di grande responsabilità, sensibilità e lungimiranza”. Lo
stesso Corbelli ricorda che un senatore del Pd, Ignazio Marino, dopo
l’approvazione della proposta di legge di Diritti Civili per la creazione del
Garante della Salute della Calabria (“una battaglia sostenuta dalla sola stampa
calabrese, che va pubblicamente ringraziata ed elogiata per il fondamentale
contributo dato anche per questa importante conquista civile”), aveva
preannunciato, nei mesi scorsi, la presentazione in Parlamento di un disegno di
legge per l’istituzione del Garante della Salute nazionale. “Per una volta la Calabria, dopo tanti record
negativi, può orgogliosamente rivendicare un primato positivo a livello
mondiale, una novità rivoluzionaria e assoluta nella sanità che la più grande
potenza del mondo, gli Usa, ha fatto propria: il Garante pubblico della Sanità.
Dopo la nomina di un italo-americano (di origine calabrese), Leon Panetta, alla
direzione della Cia, il nuovo presidente degli Usa sembra guardare alla
Calabria anche per rivoluzionare la sanità in America, per salvaguardare i
diritti di tutti all’assistenza sanitaria, con l’istituzione appunto del
Garante della Salute. Un esempio di buona politica e buona sanità. E’ singolare
e significativo che sia proprio la
Calabria, la regione criminalizzata proprio (e anche) per la
malasanità, a indicare la strada, il modello da seguire per difendere i diritti
di tutti all’assistenza sanitaria, per combattere la cattiva sanità, la
disorganizzazione, la violazione dei diritti elementari dei cittadini, per
prevenire nuovi casi di malasanità e altre tragedie. In un paese normale (e
giusto) anche questa Calabria positiva e propositiva dovrebbe trovare spazio e
attenzione sui grandi media, nazionali e internazionali. E non solo per fatti
di cronaca e di criminalità”.
5 marzo 2009
(Tutti gli altri comunicati
sul Garante della Salute della Calabra sono nella pagina Politica)
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Maltempo.
Calabria. Appello Diritti Civili a Bertolaso per drammatica emergenza sfollati
e cimitero Fagnano. La disperazione di 500 famiglie e di una intera comunità.
Cosenza
Il leader del
Movimento Diritti Civili e consigliere provinciale, Franco Corbelli, dopo aver
chiesto, nel corso del Consiglio provinciale di lunedì scorso, l’intervento
della Provincia di Cosenza per affrontare e coordinare insieme alle altre
amministrazioni e Istituzioni preposte, l’emergenza sfollati, interviene oggi
per denunciare il dramma che oltre 500 famiglie stanno vivendo in provincia di
Cosenza, dopo essere state costrette ad abbandonare le loro abitazioni, a causa
del maltempo. Corbelli chiede di sapere quanti sono gli sfollati, quali i paesi
interessati, quali gli interventi concreti posti subito in essere, come viene
affrontata questa emergenza. Lo stesso coordinatore di Diritti Civili aveva
chiesto, lunedì in Consiglio al Presidente Mario Oliverio la convocazione di un
immediato summit, una riunione operativa, alla presenza di tutti i sindaci dei
comuni interessati al problema sfollati ed emergenza frane. Corbelli aveva
anche sollecitato l’erogazione di un contributo straordinario per queste
famiglie, rimaste senza casa. Aveva chiesto che il Consiglio di lunedì si
occupasse esclusivamente dell’emergenza maltempo. “Mi dispiace dover prendere
atto che nessuna delle mie richieste è stata accolta. Purtroppo mi sono
scontrato con la rigidità del regolamento(assurdo) che non ha addirittura
neppure consentito l’accoglimento della mia proposta di dedicare la seduta del
Consiglio di lunedì, anziché alla trattazione di vecchi punti (presentati in
alcuni casi molti mesi fa) all’ordine del giorno, solo all’emergenza maltempo e
al drammatico problema degli sfollati. Almeno questo (il richiamo al
regolamento) è quanto ha risposto il presidente Trento. Resta oggi la gravità
della situazione sfollati e l’emergenza frane e viabilità, che va riconosciuto
l’assessorato alla Viabilità di Arturo Riccetti sta affrontando con grande
impegno. Quanti sono e chi si occupa degli sfollati? Come e dove sono stati
sistemati? In che condizioni (difficili e precarie) vivono? Il compito di
affrontare l’emergenza sfollati è stato delegato dal responsabile della
Protezione Civile, Guido Bertolaso, ai comuni. I sindaci, da soli e senza fondi
sufficienti e strutture adeguate, sono in grado di far fronte a questa
emergenza? Chiedo che le autorità competenti diano delle risposte a queste
legittime e doverose domande. I comuni non devono essere lasciati da soli per
affrontare questo drammatico problema. La Protezione Civile
nazionale intervenga come ha fatto per casi simili in altre regioni del Paese
per affrontare il problema sfollati. Ci sono 500 famiglie che hanno perso la
casa che vivono nella disperazione assoluta. Non si possono abbandonare o
dimenticare queste persone e nuclei familiari. Non può calare il silenzio
istituzionale su questo drammatico problema”. Altra emergenza denunciata da
Diritti Civili quella del cimitero di Fagnano Castelo(Cs) in parte
letteralmente crollato e con 230 bare penzolanti, che rischiano di aprirsi e di
provocare una vera e propria epidemia. Corbelli ha effettuato un sopralluogo
direttamente sul posto.
18 febbraio 2009
Comunicato stampa Movimento Diritti Civili
Diritti Civili denuncia caso bambino diabetico disprezzato e
discriminato a scuola per sua malattia!La lettera della mamma del piccolo
Roma
Il Movimento Diritti Civili denuncia “il caso di un bambino
calabrese, diabetico (del quale non viene fatto il nome per ragioni di privacy
e tutela dei diritti dei minori), che per la sua malattia non è stato portato
in gita scolastica e viene disprezzato e discriminato in classe ”. Il leader di Diritti Civili, Franco Corbelli,
esprime “grande indignazione” per quello che definisce “un fatto gravissimo,
una vergogna. una barbarie nei confronti di un bambino malato, un fatto indegno
di un Paese civile”, chiede “il rispetto di tutti i bambini, e una particolare
attenzione per quelli malati e disabili”, auspica “l’intervento delle autorità
scolastiche preposte per la soluzione di questa vicenda” e rende noto il testo
della dignitosa lettera che la mamma del bambino gli ha fatto recapitare,
chiedendogli di divulgarla. “Egr. dott Corbelli, sono la mamma di un bambino
diabetico di 12 anni, ammalatosi all’età di 7. Dopo un comprensibile sconforto
iniziale, ho insegnato a mio figlio che la malattia faceva parte della sua vita
ma non era la sua vita, che poteva svolgere tutte le attività alla pari dei
suoi coetanei, e vivere a pieno ogni esperienza. Lui vive la sua condizione in
modo egregio, si fa tutte le iniezioni da solo, ed è un bambino intelligente e
vivace. Durante il suo percorso scolastico da allora ha dovuto affrontare più
volte l’ignoranza, i pregiudizi, ma non da chi ci si aspetta crudeltà, non dai
bambini, certo no, ma proprio da alcuni insegnanti, che non hanno dimostrato la
minima sensibilità, né un accenno di vocazione alla professione. Ho promesso a
mio figlio di non lasciare mai più cadere nel nulla un tale comportamento. Il
mio bambino quando frequentava le Elementari non è stato portato in gita
scolastica a causa della sua malattia. Adesso una docente , nella scuola che
lui frequenta, si è lasciata andare ad uno sfogo immotivato a dire anche di
tutta la classe, nei riguardi di mio figlio, senza alcun rispetto per la sua
malattia. Una giovane insegnante ha poi trovato mio figlio in lacrime e ha
informato dell’accaduto la direzione scolastica. Si discute tanto
dell’educazione alla legalità nella nostra regione, del bullismo nelle classi e
dell’educazione scarsa che viene data ai nostri figli sul rispetto, sui valori
e poi ci si comporta in questo modo nei confronti di un bambino malato. Si
dovrebbe vergognare chi si comporta in questo modo nei confronti di un bambino
malato, vergognarsi dal profondo per il suo comportamento. Lui è un bambino,
lui come altri affrontano ogni giorno la propria debolezza fisica. Lui è un
ragazzino che merita rispetto. Naturalmente farò in modo che la giustizia
faccia il suo corso. Il diverso come tale ha una ricchezza inestimabile da
donare agli altri. E questo è un valore fondamentale che ogni società civile ha
il dovere di difendere. Invece ho visto l'imbarazzo di molti quando mio figlio
si buca in pubblico, se pranziamo in un ristorante. I veri invalidi sono
le persone che non hanno la sensibilità, l'intelligenza, la forza, di vedere
con gli occhi del cuore. Le chiedo di aiutarmi, di intervenire e far conoscere
questa vicenda che le ho descritto”.
3 febbraio 2009
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Maltempo.
Emergenza scuole. Corbelli chiede immediata verifica condizioni sicurezza edifici
scolastici in Calabria. Anche il Governo, dopo la lunga battaglia di Diritti
Civili, ha finalmente preannunciato controlli in tutte le scuole del Paese.
Catanzaro
Il
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che da anni si batte per
la sicurezza delle scuole, esprime soddisfazione e apprezza gli interventi
preannunciati nei giorni scorsi dal Governo per una verifica di tutti gli
edifici scolastici del nostro Paese, parla, dopo la violenta ondata di maltempo
che ha colpito la Calabria,
di “vera e propria emergenza sicurezza delle strutture scolastiche più
fatiscenti e obsolete”, chiede alle Amministrazioni competenti (Comuni,
Province, Regione) di voler “disporre, in attesa degli interventi governativi,
che hanno tempi burocratici lunghi, una immediata verifica delle condizioni di
stabilità di tutti gli edifici scolastici della regione particolarmente a
rischio”. “Dopo l’ondata di maltempo e la pioggia incessante che hanno
investito la Calabria,
causando frane, smottamenti e la tragedia sull’A3, c’è, insieme a quella delle
strade, una emergenza scuole che va affrontata immediatamente, senza perdere
tempo. Apprezziamo gli interventi preannunciati nei giorni scorsi dal Ministro
della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, per un controllo in tutte le
scuole italiane. Finalmente i nostri appelli sono stati accolti dal Governo.
Non vogliamo rivendicare alcun merito, per quella che è una lunga e vecchia
battaglia che Diritti Civili in solitudine, con il sostegno della sola stampa
calabrese, sta portando avanti, da anni, in Calabria e nel resto del Paese.
L’ultimo nostro appello lo avevamo lanciato alla vigilia di Natale chiedendo ai
sindaci, ai presidenti delle Province di approfittare della chiusura delle
scuole per le Festività Natalizie per verificare le condizioni di sicurezza di
tutti gli edifici scolastici. Oggi vogliamo richiamare l’attenzione delle
autorità preposte sulla assoluta priorità e urgenza di una verifica immediata
delle condizioni di sicurezza delle scuole in Calabria. I controlli
preannunciati oggi dal Governo richiederanno purtroppo tempi burocratici
lunghi. Occorre per questo che, così come stiamo chiedendo da tempo, siano le
amministrazioni competenti a intervenire subito con un controllo della
stabilità degli edifici scolastici, almeno di quelli fatiscenti, vecchi e
particolarmente a rischio. Bisogna fare in fretta. L’acqua incessante di questi
giorni può avere arrecato danni enormi a queste vecchie strutture con il
rischio di possibili cedimenti strutturali e crolli. Queste scuole per questo
motivo vanno subito monitorate e se il caso chiuse, in attesa di essere messe in sicurezza. Non
vanno assolutamente dimenticati, né certamente sottovalutati i tanti episodi di
crolli che si sono verificati nei mesi scorsi in Calabria e in Italia,
miracolosamente in molti casi senza provocare vittime e in una occasione
purtroppo anche con una tragedia, come nel Liceo di Rivoli, in Piemonte, dove
per la caduta di un pezzo di soffitto della scuola ha perso la vita un
giovanissimo studente. Dobbiamo assolutamente evitare che si ripetano simili
tragedie. Bisogna prevenire, soprattutto
considerando che oltre il 50% delle scuole in Italia sono a rischio, come
denunciato nei mesi scorsi dalla Protezione Civile”.
30
gennaio 2009
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Tragedia su A3
ed emergenza maltempo in Calabria. Diritti Civili denuncia silenzio e abbandono
Istituzioni.
Cosenza
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo la frana e il crollo di un
pezzo della A3, nei pressi di Rogliano, che ha travolto e ucciso due persone,
denuncia oggi “l’abbandono e il silenzio del Governo e del responsabile della
Protezione Civile, Guido Bertolaso, di fronte a questa tragedia e alla
drammatica emergenza maltempo che sta affrontando, da sola, la Calabria”. Corbelli
accusa inoltre l’Esecutivo Berlusconi e Bertolaso “non solo di non essersi
ancora recati in Calabria ma di non aver neppure fatto alcun intervento su
questa emergenza e neanche espresso una sola parola di cordoglio per le due
vittime”. “La Calabra sprofonda, l’A3
crolla, due persone perdono la vita travolte da una frana sulla stessa
autostrada, una strage è stata evitata solo per un miracolo, la regione di
fatto è quasi isolata e il Governo e Bertolaso continuano a tacere e latitare,
mentre addirittura vergognosamente dei tg(e gr) Rai hanno già cancellato la
notizia dai notiziari! Dov’è Berlusconi, dove sono i Ministri competenti, dov’è
Bertolaso, dove sono le Istituzioni? Perché nessuno è intervenuto, perché
nessuno ha speso una sola parola su questa tragedia e sulla drammatica
emergenza che sta affrontando, in perfetta solitudine, la Calabria? Perché lo
stesso Bertolaso, nessun Ministro, né il presidente del Consiglio, Berlusconi,
si sono recati in Calabria? Perché addirittura nessuna Istituzione del Paese ha
espresso una sola parola di cordoglio per le due vittime? Per altre tragedie ed
emergenze meno gravi di quella calabrese il Governo e Bertolaso sono
prontamente intervenuti, recandosi immediatamente sul posto, promettendo e
subito deliberando aiuti. Le massime Istituzioni del Paese, per altre tragedie,
non hanno fatto mancare un loro messaggio di cordoglio. Per la Calabria invece solo
silenzio e abbandono. Ancora una volta questa regione anche nelle tragedie paga
un prezzo assurdo di discriminazione ed emarginazione. Un comportamento da
parte di tutte le Istituzioni che offende e umilia tutti i calabresi”.
27 gennaio 2009
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Il Garante
della Salute sbarca in America. Barack Obama
adotta lo stesso “modello calabrese” per rivoluzionare sanità americana.
La grande soddisfazione di Diritti Civili che ha ideato, promosso e fatto
approvare in Calabria, lo scorso anno, questa figura.
Catanzaro
Secondo quanto riportato
nei giorni scorsi dal Washington Post, il Presidente degli Stati Uniti, Barack
Obama, avrebbe deciso l’istituzione e la scelta del Garante della Sanità (si
tratterebbe di Sanjay Gupta, popolare giornalista-medico della Cnn,). Il leader
del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che per primo in Italia e nel
mondo ha ideato e promosso, un anno e mezzo fa, questa figura e questa
struttura (il Garante della Salute), licenziata dal Consiglio provinciale di
Cosenza il 17 gennaio 2008 e approvata definitivamente dal Consiglio regionale
della Calabria il 30 giugno 2008, esprime grande soddisfazione ed esulta per
quella che definisce “una grande conquista civile” e, oggi, dopo la scelta del
Presidente americano di adottare, per la sanità, negli Usa, lo stesso modello
di garanzia “calabrese”, un “motivo di orgoglio per una intera regione (la Calabria) tristemente
nota in Italia e nel mondo solo purtroppo per fatti di ‘ndrangheta e violenza”.
“La Calabria,
in questo caso, recependo e approvando la proposta di Diritti Civili del
Garante della Salute, ha dato una prova di grande responsabilità, sensibilità e
lungimiranza”. Lo stesso Corbelli ricorda che un senatore del Pd, Ignazio
Marino, dopo l’approvazione della proposta di legge di Diritti Civili per la creazione
del Garante della Salute della Calabria (“una battaglia sostenuta dalla sola
stampa calabrese, che va pubblicamente ringraziata ed elogiata per il
fondamentale contributo dato anche per questa importante conquista civile”),
aveva preannunciato, nei mesi scorsi, la presentazione in Parlamento di un
disegno di legge per l’istituzione del Garante della Salute nazionale. “Per una
volta la Calabria,
dopo tanti record negativi, può orgogliosamente rivendicare un primato positivo
a livello mondiale, una novità rivoluzionaria e assoluta nella sanità che la
più grande potenza del mondo, gli Usa, ha fatto propria: il Garante pubblico
della Sanità. Dopo la nomina di un italo-americano (di origine calabrese), Leon
Panetta, alla direzione della Cia, il nuovo presidente degli Usa sembra
guardare alla Calabria anche per rivoluzionare la sanità in America, per
salvaguardare i diritti di tutti all’assistenza sanitaria, con l’istituzione
appunto del Garante della Salute. Un esempio di buona politica e buona sanità. E’
singolare e significativo che sia proprio la Calabria, la regione
criminalizzata proprio (e anche) per la malasanità, a indicare la strada, il
modello da seguire per difendere i diritti di tutti all’assistenza sanitaria,
per combattere la cattiva sanità, la disorganizzazione, la violazione dei
diritti elementari dei cittadini, per prevenire nuovi casi di malasanità e
altre tragedie. In un paese normale (e giusto) anche questa Calabria positiva e
propositiva dovrebbe trovare spazio e attenzione sui grandi media, nazionali e
internazionali. E non solo per fatti di cronaca e di criminalità”.
22 gennaio 2009
(Tutti gli altri
comunicati sul Garante della Salute della Calabra sono nella pagina Politica)
Banche e Usura. Intervento
Diritti Civili
(Il comunicato nella Pagina
Politica)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Malasanità. “Verità
e giustizia per giovane donna di Reggio, morta in ambulanza senza medico.
Loiero apra indagine interna”. Il marito della donna ha chiesto l’intervento di
Diritti Civili
Reggio Calabria
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta di legge
per l’istituzione del Garante della Salute della Calabria, approvata dal
Consiglio regionale calabrese il 30 giugno scorso, chiede che venga fatta
“verità e giustizia sulla morte della giovane donna di Reggio Calabria,
Antonella Laganà, 47 anni, deceduta, dopo un malore nel suo negozio, su
un’ambulanza, sprovvista di medici a bordo, mentre veniva trasportata in
ospedale”. Corbelli, in attesa degli sviluppi dell’indagine avviata dalla
magistratura reggina, chiede al Presidente della Regione e assessore regionale
alla sanità, Agazio Loiero, l’apertura di una indagine interna su questo “caso
di malasanità”. L’intervento di Corbelli è stato chiesto dal marito della
sfortunata donna, Antonino Sorbo. L’uomo ha telefonato al leader di Diritti
Civili per chiedergli di aiutarlo in questa “battaglia di verità e giustizia
per la morte della moglie”. “L’assurda morte di quella povera donna non può
essere dimenticata e archiviata come un fatto accidentale. Si ha il dovere di
fare piena luce su quanto accaduto. Sul
perchè su quell’ambulanza, che ha prestato soccorso alla donna, non vi fosse
nessun medico a bordo, ma solo un autista e un barelliere. Non basta certo la
giustificazione dei responsabili del 118 che si trattava di un codice giallo e
che le due altre ambulanze medicalizzate fossero, in quel momento, impegnate
per altri interventi urgenti. Tutte le ambulanze devono essere attrezzate con
un medico a bordo per affrontare una emergenza, come nel caso della donna
reggina, poi deceduta. Quanto accaduto è un fatto gravissimo. A quella donna di
fatto non è stata purtroppo fornita alcuna assistenza medica. L’ambulanza si è
limitata infatti solo a trasportarla agli ospedali Riuniti di Reggio. Il marito
della signora Laganà ha lanciato accuse gravissime. L’autopsia stabilirà se un
intervento medico immediato avrebbe potuto salvare la vita alla giovane donna
reggina. Resta il fatto che è inaccettabile che ci siano ambulanze sprovviste
di personale medico e paramedico specializzato a bordo. L’ambulanza non è una
taxi. Serve per assicurare al paziente il primo intervento medico-specialistico
che in molti casi può salvare la vita. La tragedia di Reggio sembra già cancellata
e archiviata, come una disgrazia, in attesa di qualche novità dal fronte
giudiziario. Si ha il dovere invece di mantenere alta l’attenzione su questo
caso, di non far calare il silenzio e l’oblio su questa tragedia. Di non
lasciare da soli i familiari (il marito e i due figli) di questa donna a
combattere la loro battaglia di verità e giustizia. Per questo Diritti Civili
chiede al Presidente Loiero di promuovere una inchiesta interna per accertare,
e nel caso perseguire, eventuali responsabilità ai vari livelli. Si chiede solo
giustizia per la morte assurda di una giovane donna di 47 anni, sposata e madre
di due figli”.
9 gennaio 2009
Comunicato Stampa Movimento Diritti Civili
Diritti Civili chiede al presidente Loiero di creare in Calabria Centro
grandi ustionati. I casi degli ultimi giorni e l’appello di un genitore, con un
bambino, gravemente ustionato e in cura, da due anni, fuori regione
Catanzaro
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta
di legge per l’istituzione del Garante della Salute, approvata dal Consiglio
regionale calabrese il 30 giugno scorso, chiede all’Assessore regionale alla
Sanità e presidente della Regione, Agazio Loiero, la creazione in Calabria di
un Centro grandi ustionati, “assolutamente indispensabile e urgente come
purtroppo dimostrano – afferma - i due episodi degli ultimi giorni del bambino
di Reggio colpito da un petardo, gravemente ferito e trasferito al Centro
ustionati di Catania e il giovane bruciato a Curinga, nel Lamentino, e anche
lui destinato a Catania”. Corbelli, che da tanto tempo si batte per questa
conquista civile del Centro ustionati, rende noto l’appello di un genitore
calabrese con un bambino di due anni, rimasto gravemente ustionato nel 2007,
all’età di 15 mesi, e costretto da quasi due anni a recarsi ogni mese per le
cure nel Centro grandi ustioni di Brindisi. L’uomo ha chiesto aiuto a Corbelli
per questa battaglia civile. La lettera di questo padre è una denuncia su
alcune carenze della sanità calabrese. “In Calabria abbiamo tanti ospedali
fotocopia, tanti reparti di medicine, tante cardiologie perchè manca proprio un
Centro per ustionati? Scrivo questo non perchè vivo personalmente tutti i
disagi che implica la mia situazione, ma per evidenziare un serio problema
che può coinvolgere chiunque. Sarei felice se lei dott. Corbelli portasse
avanti questa battaglia civile. Perché negare anche a noi poveri cristi
calabresi il diritto di cure in Calabria?”. La risposta del leader di Diritti Civili
non si è fatta attendere. “La Sicilia ha 2 Centri Grandi
Ustioni, la Puglia
altri 2, la Campania
ne ha 1, poi rimane Cesena, Roma e il Nord. Anche la Calabria ha tutto il
diritto – afferma Corbelli - di avere un Centro grandi ustioni. Per quanti,
piccoli e adulti, rimasti gravemente
feriti, come nel caso di questi ultimi giorni del bambino di Reggio e del
giovane di Curinga, hanno immediato e continuo bisogno di queste strutture
specializzate e di questo tipo di cure. Chiedo per questo e confido nell’intervento
e nella sensibilità del Governatore Loiero, che sono certo attiverà subito
tutte le procedure per la creazione di un Centro grandi ustionati anche in
Calabria”.
6 gennaio 2009
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili denuncia
baraccopoli rom (con molti bambini) disumana e pericolosa a Cosenza e chiede
realizzazione struttura accoglienza.
Cosenza
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia “la situazione di degrado,
di disumanità e di pericolo in cui vivono numerose famiglie rom (con la
presenza di molti bambini), in delle baraccopoli dietro la stazione ferroviaria
Vaglio Lise e a ridosso dell’ex mercato ortofrutticolo, chiede l’intervento del
Sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, la realizzazione, da parte del comune
bruzio insieme all’Amministrazione Provinciale, di una struttura di accoglienza
per questi immigrati poverissimi”. “La
tragedia della povertà dei giorni scorsi a Roma, con la morte del bambino
rumeno e della sua mamma, per l’incendio nella loro baracca, è servita a
richiamare l’attenzione e ad accendere i
riflettori sul dramma dimenticato della comunità rom che vive in
tende-vergogna, in alloggi di fortuna, pericolosi, in condizioni igieniche
allucinanti e disumane. A Cosenza purtroppo questo problema continua, anche
dopo lo sgombero forzato, dello scorso anno, delle baracche lungo il fiume
Crati. La città bruzia infatti è purtroppo un luogo simbolo in Italia delle
baracche-vergogne dei rom. Oggi la situazione è di nuovo assai grave e
preoccupante. Le nuove baraccopoli di Vaglio Lise e dell’ex mercato
ortofrutticolo sono una onta, un fatto indegno di un Paese civile. Occorre
intervenire immediatamente, eliminando queste vergogne, aiutando quelle
famiglie, dando un’assistenza dignitosa a quei bambini che in quelle condizioni
si ammalano e rischiano la vita. Quanto accaduto a Roma deve essere un monito e
un campanello d’allarme. Bisogna agire prontamente, per prevenire, prima che
sia troppo tardi. Bisogna evitare che si ripeta una tragedia come quella di
Roma. Per questo chiedo che il sindaco Perugini intervenga subito, dia corso a
quel progetto di realizzazione di un campo sosta per i rom, che pare sia stato
accantonato per mancanza di risorse. A questo proposito, anche nella mia veste di
consigliere provinciale, chiedo al Presidente della Provincia, Mario Oliverio,
di voler sostenere, con un adeguato finanziamento, la realizzazione di questa
struttura di accoglienza. Bisogna aiutare questa povera gente che viene da noi
in cerca di lavoro e di fortuna. Bisogna non chiudere gli occhi di fronte al
dramma di quei bambini innocenti e dei loro genitori. Ricordo a tutti che a
volte in quelle baracche si consumano immani tragedie, a tutti sconosciute,
come nel caso dei due fratellini rom non vedenti, Marko (vede da un solo
occhio) e Branko (completamente cieco), che 7 anni fa Diritti Civili scoprì
proprio in una di quelle tende-vergogne di Vaglio Lise. I due fratellini,
ciechi, da allora sono riuscito a togliere da quella baracca, a farli ospitare,
insieme alla loro famiglia, dal luglio del 2001, in una casa di Rende
(messa a disposizione gratuitamente dal comune di Rende), a farli iscrivere a
scuola. Da sette anni questi fratellini continuano a restare in Italia (grazie
a dei permessi straordinari di soggiorno che faccio rinnovare ogni anno dalla
Questura di Cosenza), ad essere curati e operati a Bologna, a vivere una vita
dignitosa. La stessa (vita dignitosa) che chiedo per tutti gli altri bambini
rom della baraccopoli di Vaglio Lise”.
29 dicembre 2008
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
chiede a Governo varo decreto che preveda ergastolo per chi spara ai bambini
Roma
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, dopo “il grave fatto di sangue di
Briatico, nel Vibonese, esprime grande preoccupazione per la nuova strage
familiare e per il ripetersi di episodi di violenza ai danni di bambini
innocenti” e chiede al Governo un “intervento immediato con un decreto ad hoc
che preveda un inasprimento della pena (sino all’ergastolo per i casi più
gravi) per questo tipo di reato contro i bambini”. “Nei giorni scorsi a
Briatico si è sfiorata una tragedia ancora più atroce di quella accaduta. Quei
colpi sparati sull’autista dello scuolabus avrebbero potuto provocare una strage
di bimbi innocenti, che grazie a Dio è stata evitata. Ancora una volta dei
bambini vengono fatti oggetti di episodi di violenza. Un fatto gravissimo. Chi
spara su un bambino è il peggiore dei criminali, non merita alcuna pietà. Anche
se si tratta di un presunto pazzo. Basta con la violenza sui bambini! Occorre
reagire. Far capire che i bambini non si toccano, che bisogna rispettarli, che
a nessuno, neanche a un pazzo o criminale, è consentito di sparare contro dei
bambini e di restare impunito o cavarsela con un piccola condanna.. Diritti
Civili chiede al Governo un intervento immediato, un decreto ad hoc che
inasprisca la pena, sino all’ergastolo, per chiunque spari e faccia del male ad
un bambino”.
23 dicembre 2008
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Giovane di
colore, figlio adottivo di italiani, ucciso da pirata strada in Campania. La
battaglia dei genitori. Diritti Civili chiede giustizia.
Roma
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, chiede che “venga
fatta luce e resa giustizia al giovane di colore, Luigi Ciaramella, 19 anni,
figlio adottivo di una coppia di italiani, residenti ad Aversa, in provincia di
Caserta, investito da un pirata della strada e tragicamente scomparso il 31
luglio 2008 mentre si recava al Lido di Ischitella a lavorare”. Corbelli ha
ricevuto, nei giorni scorsi, una richiesta di aiuto dal papà di Luigi, che da
tre mesi si batte per conoscere la verità sulla tragica scomparsa di suo figlio
e che con grande amarezza denuncia come “nessuno lo ascolta solo perché il suo
ragazzo era uno di colore”. Il leader di Diritti Civili ha chiesto, nei giorni
scorsi scorsi, l’intervento del Ministro di Grazia e Giustizia, Alfano. Dopo
gli appelli di Corbelli di questo caso si è occupato venerdì 5 dicembre un
popolare programma di Raiuno. “Il mio Luigi – ha scritto il papà del giovane a
Corbelli - era molto amato in paese ed era molto responsabile nella vita,
poiché in inverno studiava e accompagnava a scuola i bambini della città di
Aversa e in estate lavorava come bagnino in un noto lido di Ischitella. Mio
figlio, di carnagione scura, era di origini brasiliane, in quanto io e mia
moglie Elena lo avevamo adottato fin dalla tenera età, crescendolo con tanto
amore e rispetto verso il prossimo. In un incidente stradale ha perso la vita
mio figlio di soli 19 anni. Era la mattina del 31 Luglio 2008 e Luigi si
apprestava a raggiungere in auto il Lido per iniziare una nuova giornata di
lavoro. Mentre percorreva la strada che collega Trentola Ducenta a Ischitella
si presume che un'auto o furgone o trattore di colore blu lo abbia spinto in un
fossato dove era collocato un grande palo dell'Enel, schiantandosi e perdendo
la vita. Da quel momento per noi è iniziato un incubo, in quanto non solo come
genitori abbiamo perso la nostra unica ragione di vita ma nello stesso tempo
abbiamo riscontrato delle grandi irresponsabilità verso quelle persone che
hanno prestato i primi soccorsi. Alcuni elementi ci hanno fatto dubitare fin
dall'inizio dell'operato di tutte le persone coinvolte, in quanto abbiamo
riscontrato delle discriminazioni razziali determinate dal colore della pelle
di Luigi e, grazie alla forza che ci trasmette ancora nostro figlio, con
perseveranza stiamo proseguendo nella ricerca della verità. Quando è successo
l’incidente erano circa le ore 07.45 del mattino del 31 luglio 2008: la strada
notoriamente è molto trafficata e dunque com'è possibile che nessuno abbia
visto niente? Sull'accaduto si ha il dovere di fare chiarezza, oltre ogni
possibile dubbio. Perché si voleva subito chiudere questo caso? Non si può
giustificare una così profonda lesione della dignità umana e dei diritti
fondamentali. Per tutto il mese di Agosto ho chiesto spiegazioni ovunque ma trovavo solo uffici
chiusi o personale che scaricava su altri il problema. Dai primi di settembre
il cerchio si sta stringendo in quanto i nuovi responsabili del caso hanno
ricostruito l’accaduto e di conseguenza le dinamiche dell'incidente. Un
genitore ha il diritto di sapere come è morto il proprio figlio, ha il diritto
di sapere chi l'ha scaraventato nel fossato, ha il diritto di chiedere se
qualcuno abbia visto qualcosa, ha il diritto di sensibilizzare l'opinione
pubblica, i media. Prego il Movimento Diritti Civili di aiutarmi, ditemi
qualcosa e datemi delle prove certe che non mi facciano pensare che nel 2008
mio figlio sia stato lasciato morire perchè "Negro".
7 dicembre 2008
(seguono, in
questa pagina, precedente intervento su questo caso e lettera aperta del papà
di Luigi Ciaramella)
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Diritti
Civili denuncia situazione esplosiva e drammatica carcere Castrovillari e caso
detenuto malato TBC.
Cosenza
Il
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia la “drammatica ed
esplosiva situazione in cui versa il carcere di Castrovillari, il caso di uno
dei detenuti, un cittadino extracomunitario con sospetto di TBC e la mancata
protezione sanitaria nei confronti del personale dell’istituto penitenziario,
che per ragioni del proprio servizio viene in contatto con questo recluso” e
chiede l’intervento del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano. “Il carcere
di Castrovillari è in una situazione drammatica ed esplosiva, è sovraffollato
all'inverosimile soprattutto da detenuti stranieri. In una cella di due metri
per due ci sono fino a tre detenuti stipati in letti a castello. Vi è un grande
spreco di denaro pubblico, difatti parte dei detenuti proviene dalle carceri
del nord Italia. Ma siccome nelle sedi di provenienza non hanno concluso i
processi si verifica che, dopo poche settimane che hanno raggiunto
Castrovillari, debbano essere ricondotti al nord per espletare le cause in
corso, con grande dispendio di uomini e mezzi della Polizia Penitenziaria.
Il personale di Polizia Penitenziaria – afferma Corbelli - espleta turni
di otto ore in sezioni detentive sovraffollate, da solo, deve badare fino a 40
detenuti. Al personale di Polizia Penitenziaria non gli viene garantito il
riposo a seguito del turno notturno e neppure il congedo dopo le molte ore di
straordinario effettuate. In questa realtà drammatica e pericolosa c’è da
registrare poi il caso di un detenuto extracomunitario con sospetto di TBC. Per
affrontare questa situazione particolarmente delicata,ma per fortuna curabile e
sanabile, l'Amministrazione non ha previsto alcuna protezione sanitaria
nei confronti del personale che per ragioni del proprio servizio viene in
contatto con il detenuto. Questa vicenda sta provocando comprensibile
preoccupazione tra tutti gli altri detenuti e lo stesso personale del carcere.
Chiedo al Ministro della Giustizia, Alfano, di intervenire per garantire il
diritto all’assistenza sanitaria del detenuto malato, condizioni umane, di
tutela e di rispetto dei diritti di tutti i reclusi e per il personale del
carcere, costretto ad operare per garantire la legalità in situazioni di
oggettiva difficoltà e in violazione, spesso, di diritti elementari e
fondamentali”.
4
novembre 2008
Comunicato
stampa Movimento Diritti Civili
Caso giovane colore, figlio
adottivo italiani, ucciso da pirata strada. Appello Diritti Civili al Ministro
Alfano.
Roma
Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, chiede l’intervento
del Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, perché “venga fatta luce e resa giustizia
al giovane di colore, Luigi Ciaramella, 19 anni, figlio adottivo di una coppia
di italiani, residenti ad Aversa, in Campania, investito da un pirata della
strada e tragicamente scomparso il 31 luglio 2008 mentre si recava al Lido di
Ischitella a lavorare”. Corbelli ha ricevuto una richiesta di aiuto dal papà di
Luigi, che da tre mesi si batte per conoscere la verità sulla tragica scomparsa
di suo figlio e che con grande amarezza denuncia come “nessuno lo ascolta solo
perché il suo ragazzo era uno di colore”. “Il mio Luigi – scrive il papà del
giovane a Corbelli - era molto amato in paese ed era molto responsabile nella
vita, poiché in inverno studiava e accompagnava a scuola i bambini della città
di Aversa e in estate lavorava come bagnino in un noto lido di Ischitella. Mio
figlio, di carnagione scura, era di origini brasiliane, in quanto io e mia
moglie Elena lo avevamo adottato fin dalla tenera età, crescendolo con tanto
amore e rispetto verso il prossimo. In un incidente stradale ha perso la vita
mio figlio di soli 19 anni. Era la mattina del 31 Luglio 2008 e Luigi si
apprestava a raggiungere in auto il Lido per iniziare una nuova giornata di
lavoro. Mentre percorreva la strada che collega Trentola Ducenta a Ischitella
si presume che un'auto o furgone o trattore di colore blu lo abbia spinto in un
fossato dove era collocato un grande palo dell'Enel, schiantandosi e perdendo
la vita. Da quel momento per noi è iniziato un incubo, in quanto non solo come
genitori abbiamo perso la nostra unica ragione di vita ma nello stesso tempo
abbiamo riscontrato delle grandi irresponsabilità verso quelle persone che
hanno prestato i primi soccorsi. Alcuni elementi ci hanno fatto dubitare fin
dall'inizio dell'operato di tutte le persone coinvolte, in quanto abbiamo riscontrato
delle discriminazioni razziali determinate dal colore della pelle di Luigi e,
grazie alla forza che ci trasmette ancora nostro figlio, con perseveranza
stiamo proseguendo nella ricerca della verità. Quando è successo l’incidente
erano circa le ore 07.45 del mattino del 31 luglio 2008: la strada notoriamente
è molto trafficata e dunque com'è possibile che nessuno abbia visto niente?
Sull'accaduto si ha il dovere di fare chiarezza, oltre ogni possibile dubbio.
Perché si voleva subito chiudere questo caso? Non si può giustificare una così
profonda lesione della dignità umana e dei diritti fondamentali. Per tutto il
mese di Agosto ho chiesto spiegazioni ovunque ma trovavo solo uffici chiusi o
personale che scaricava su altri il problema. Dai primi di settembre il cerchio
si sta stringendo in quanto i nuovi responsabili del caso hanno ricostruito
l’accaduto e di conseguenza le dinamiche dell'incidente. Un genitore ha il
diritto di sapere come è morto il proprio figlio, ha il diritto di sapere chi
l'ha scaraventato nel fossato, ha il diritto di chiedere se qualcuno abbia
visto qualcosa, ha il diritto di sensibilizzare l'opinione pubblica, i media.
Vi prego, ditemi qualcosa e datemi delle prove certe che non mi facciano
pensare che nel 2008 mio figlio sia stato lasciato morire perchè "Negro".
Corbelli chiede al Ministro Alfano: “Perchè per questo ragazzo, investito e
ucciso da un pirata della strada, la Giustizia italiana continua a tacere? Perché si
trattava, come denuncia il suo genitore, solo di un giovane negro?”!
31 ottobre 2008
LETTERA APERTA
GIUSTIZIA PER LUIGI CIARAMELLA
Come tutti ben sanno, le
vicende degli ultimi giorni in Italia sono state caratterizzate da annunci
apparsi sui vari media dove l'argomento principale, mio malgrado nel 2008 è
ancora il razzismo, argomento che riesce dopo tanti secoli a calpestare la
dignità umana solo per la differenza del colore della pelle. E' assurdo che
nell'era consumistica, dove un afroamericano si appresta a diventare il
Presidente del paese più potente del mondo, sentiamo ancora frasi del tipo
"6 NERI UCCISI A CASERTA" e riscontriamo che solo se si accendono i
riflettori su casi estremi come questi, i colpevoli vengono arrestati in pochi
giorni. Ma di cosa stiamo parlando? Ci rendiamo conto del razzismo che vive
ancora nel nostro paese, giudicando persone in base al colore della loro pelle.
Addirittura ci sono episodi che vedono persone responsabili che chiudono casi
anticipatamente, in quanto giudicato con superficialità solo per il colore
della pelle delle vittime. Premesso questo, sento la necessità di raccontarvi
ciò che è avvenuto nello scorso mese di Luglio, dove in un incidente stradale
ha perso la vita mio figlio di soli 19 anni. Era la mattina del 31 Luglio 2008
e Luigi ragazzo di 19 anni si apprestava a raggiungere in auto il Lido per
iniziare una nuova giornata di lavoro. Luigi era molto amato in paese ed era
molto responsabile nella vita, poiché in inverno studiava e accompagnava a
scuola i bambini della città di Aversa e in estate lavorava come bagnino in un
noto lido di Ischitella. Luigi, di carnagione scura, era di origini brasiliane,
in quanto io e mamma Elena lo avevamo adottato fin dalla tenera età,
crescendolo con tanto amore e rispetto verso il prossimo. Mentre percorreva la
strada che collega Trentola Ducenta a Ischitella si presume che un'auto o
furgone o trattore di colore blu lo abbia spinto in un fossato dove era
collocato un grande palo dell'Enel, schiantandosi e perdendo la vita. Da quel
momento per noi è iniziato un incubo, in quanto non solo come genitori abbiamo
perso la nostra unica ragione di vita ma nello stesso tempo abbiamo riscontrato
delle grandi irresponsabilità verso quelle persone che hanno prestato i primi
soccorsi. A tal proposito vi elenchiamo alcuni elementi che ci hanno fatto
dubitare fin dall'inizio dell'operato di tutte le persone coinvolte, in quanto
abbiamo riscontrato delle discriminazioni razziali determinate dal colore della
pelle di Luigi e, grazie alla forza che ci trasmette ancora nostro figlio, con
perseveranza stiamo proseguendo nella ricerca della verità:
Erano circa le ore 07.45 del mattino del 31 luglio 2008: la strada notoriamente
è molto trafficata e dunque, com'è possibile che nessuno abbia visto niente?
Come mai nella mattinata della tragedia sul luogo dell'incidente non è sceso
nessuno? Visto che era il 31 luglio, non è che forse erano tutti frettolosi per
partire per le vacanze?
Quando chiamai mio figlio sul suo cellulare con sorpresa mi risposero e senza
un minimo di sensibilità mi dissero che dovevo andare a "piangermi"
il ragazzo all'obitorio dell'Ospedale di Caserta. Forse mi scambiarono per il
padre del "Negro"?
Dal portafoglio di mio figlio sparirono dei soldi che io personalmente diedi la
stessa mattina e addirittura sparirono anche le sue scarpe. I primi
soccorritori mi dissero che mio figlio finì nel fossato da solo mentre
successivamente riscontrando della vernice di colore blu diversa dalla vernice
dell'auto su cui viaggiava, dimostrai che la versione redatta dai soccorritori
era incorretta e che forse dopo l'incidente mio figlio poteva essere ancora
vivo e bisognoso di aiuto.
Sull'accaduto si rende necessario fare chiarezza, oltre ogni possibile dubbio,
sullo svolgimento dei fatti. E’ mio diritto sapere come nostro figlio è
tragicamente scomparso. Non si può giustificare una così profonda lesione della
dignità umana e dei diritti fondamentali. Per tutto il mese di Agosto ho
chiesto spiegazioni ovunque ma trovavo solo uffici chiusi o personale che
scaricava su altri il problema. Devo però dire che dai primi di settembre il
cerchio si sta stringendo in quanto i nuovi responsabili del caso, affiancati
da professionisti di stimata capacità come l'Avv. Ferdinando Trasacco, e l'Ing.
Dott Carbonelli del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, hanno ricostruito il
caso e di conseguenza le dinamiche dell'incidente. Un genitore ha il diritto di
sapere come è morto il proprio figlio, ha il diritto di sapere chi l'ha
scaraventato nel fossato, ha il diritto di chiedere se qualcuno abbia visto
qualcosa, ha il diritto ha sensibilizzare l'opinione pubblica, i media. Prego
il Movimento Diritti Civili di aiutarmi, ditemi qualcosa, datemi delle prove
certe che non mi facciano pensare che nel 2008 mio figlio sia stato lasciato
morire perchè "Negro".
Biagio Ciaramella, papà di Luigi
31 ottobre 2008
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
“Non lasciamo soli coniugi Scutellà. Sosteniamo loro battaglia per verità e
giustizia morte giovanissimo figlio per malasanità”.
Reggio Calabria
“Non lasciamo soli
i genitori di Flavio Scutellà. Sosteniamo la loro battaglia di verità e
giustizia sulla assurda morte del loro giovanissimo figlio”. E’ l’appello del
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, promotore della proposta
di legge per l’istituzione del Garante della Salute, licenziata il 17 gennaio
2008 dal Consiglio provinciale di Cosenza e approvata il 30 giugno scorso,
all’unanimità, dal Consiglio regionale calabrese. Il coordinatore di Diritti
Civili si dice molto colpito “dalla dignitosa e coraggiosa protesta dei
genitori di Flavio Scutellà che giustamente chiedono giustizia per la morte del
loro figlioletto. Uno Stato di diritto ha il dovere di dare delle risposte a
questi genitori, che per colpa della malasanità hanno perso il loro bambino. Le
stesse risposte devono essere date a tutti i familiari delle vittime degli
altri casi di malasanità. Uno dei compiti più importanti del Garante della
Salute, che tra breve, dopo la lunga battaglia di Diritti Civili, sarà eletto dal
Consiglio regionale, è quello di sostenere le battaglie di verità e giustizia
sui casi di malasanità. Ai coniugi Scutellà, così duramente colpiti nei loro
affetti familiari più cari, esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza,
assicuro l’impegno del nostro Movimento a combattere con loro questa sacrosanta
battaglia. Da un anno continuano a soffrire per la perdita del loro adorato
figlio, non è giusto, non è accettabile che debbano essere costretti anche a
incatenarsi e fare lo sciopero della fame per ottenere verità e giustizia per
la assurda morte del loro Flavio. Chiedo alle autorità preposte che si proceda
con l’indagine con assoluta celerità e chi ha sbagliato paghi. Come è giusto
e doveroso in un Paese civile, nel
rispetto della legge e del giovanissimo Flavio. La memoria di questo ragazzino
calabrese deve essere onorata facendo piena luce e giustizia sulla sua morte e
non lasciando i responsabili impuniti e ai loro posti”.
30 ottobre
2008
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Bambina disabile
senza insegnante sostegno è caduta a scuola e si è fatta male. Silenzio
Istituzioni.
Catanzaro
La bambina
disabile calabrese, Martina, 7 anni, nata senza un braccino, senza un piedino e
con paresi facciale, rimasta senza
insegnante di sostegno alle Elementari di Catanzaro, è caduta a scuola e si è
fatta male. Lo rende noto il leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, che ritorna ad attaccare il ministro dell’Istruzione, Mariastella
Gelmini, e il Presidente del Consiglio, Berlusconi, “insensibili e silenti
di fronte a questo caso umano e di
ingiustizia” e a chiedere il ritiro del decreto (taglia insegnanti e cancella
istituti) del Governo sulla scuola. “Il Ministro Gelmini e il suo presidente (tutore)
Berlusconi, stanno calpestando i diritti dei bambini malati e disabili (gravi),
come la piccola Martina, che ha avuto assegnata solo per due ore al giorno
l’insegnante di sostegno, costringendo di fatto i suoi genitori a ritirarla e
non mandarla più a scuola. Il caso di questa bambina è una crudeltà, un fatto
indegno di un Paese civile. Solo per questa vergogna la Gelmini e il suo
presidente-tutore dovrebbero dimettersi. Invece continuano, insieme all’altro
ministro spaccone, Brunetta, a provocare i cittadini, gli studenti e operatori
del mondo della scuola, arrivando addirittura a penalizzare anche i bambini
malati e diversamente abili. Questi personaggi e questo Governo stanno portando
il Paese letteralmente verso il baratro, con il rischio che dalla protesta di
piazza si arrivi alla violenza. Ieri a Milano ci sono state purtroppo le prime
avvisaglie in questo senso. E le irresponsabili dichiarazioni di oggi di
Berlusconi (repressione dura contro le proteste degli studenti) non fanno che
buttare benzina sul fuoco. Il caso della bambina disabile calabrese è di
inaudita gravità ed è emblematico dei danni devastanti prodotti del decreto
legge Gelmini sulla scuola, con i tagli indiscriminati degli insegnanti precari
e di sostegno e la cancellazione di migliaia di istituti. Questa bambina, nonostante
le sue condizioni di salute, non ha più l’insegnante di sostegno. Solo per due
ore al giorno c’è chi a scuola si prende cura di lei, dopo viene di fatto
lasciata sola e la mamma è costretta ad andare a prendersela e, se non riavrà
l’insegnante, a ritirarla definitivamente da scuola. Nei giorni scorsi la
bambina ha avuto, a scuola, una crisi, è caduta e si è fatta male. Domando al
Ministro Gelmini e al suo presidente-tutore: si può togliere l’insegnante di
sostegno a questa bambina, senza un braccino, senza un piedino, con una paresi
facciale, si possono così brutalmente calpestare i diritti sacrosanti di questa
bambina, già così duramente colpita e segnata dal destino? E’ questa la riforma
per cambiare la scuola? Quella di penalizzare i bambini malati e portatori di
gravi handicap?”.
25 ottobre 2008
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Bambini malati
e disabili (gravi) senza insegnante sostegno. Corbelli al Ministro Gelmini.
“Venga in Calabria ad incontrarli, per rendersi conto del dramma e dell’ingiustizia che stanno
vivendo”!
Catanzaro
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rivolge un appello al Ministro
dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che invita “a venire in Calabria per
incontrare i due bambini malati e diversamente abili calabresi, il piccolo
Paolo, 6 anni, sordomuto, invalido al 100%, affetto da rara e grave patologia,
e la piccola Martina , 7 anni, nata senza un braccino, senza un piedino e con
paresi facciale, rimasti senza insegnante di sostegno e impossibilitati a
frequentare le loro scuole, la Scuola Materna e la Prima Elementare
di Catanzaro, per colpa del decreto del Governo che ha tagliato circa 90 mila
docenti precari e cancellato migliaia di scuole”. Continua così, senza sosta,
la battaglia del Movimento Diritti Civili a favore di questi due bambini
calabresi, malati e disabili(gravi). “Intanto dopo la stampa calabrese, che nei
giorni scorsi ha dedicato particolare attenzione al dramma e all’ingiustizia
dei due bambini, anche Unomattina, il popolare programma di Raiuno, ha ospitato
in studio a Roma i genitori di uno dei due bimbi disabili, il piccolo Paolo.
Quella a favore dei due piccoli portatori di gravi handicap è una battaglia di
giustizia, civiltà e umanità. Gli appelli di Diritti Civili a favore di questi
due bambini – afferma Corbelli - sono purtroppo sino ad oggi caduti nel vuoto.
L’ingiustizia continua. I genitori dei due bambini mi hanno telefonato per
informarmi che non è ancora cambiato nulla. Chiediamo che vengano rispettati i
diritti di questi piccoli portatori di gravi handicap. I due bambini devono
avere il loro insegnante di sostegno. E’ doveroso in un Paese civile. Il caso
dei piccoli disabili di Catanzaro è di particolare gravità. Deve essere subito
cancellata questa ingiustizia, una vera e propria disumanità. Devono essere
rispettati i sacrosanti e fondamentali diritti di questi due bimbi malati e
disabili (gravi). Non ci fermeremo sino a quando non sarà assegnato un
insegnante di sostegno a questi due bambini. Il Ministro dell’Istruzione non
dice il vero quando afferma che nessun insegnante di sostegno è stato tagliato:
a Martina e Paolo li hanno tolti. La
Gelmini si occupi invece di questi due bambini malati e con
gravi disabilità. Compia un gesto bello, solidale e significativo. Venga in
Calabria ad incontrare i due bambini e i loro genitori. Basta vederli i piccoli
Paolo e Martina per rendersi conto della grande ingiustizia, una vera crudeltà,
commessa ai loro danni”.
20 ottobre 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Battaglia vinta.
Loiero risponde all’appello di Diritti Civili. Avrà assistenza sanitaria in
classe bambina calabrese affetta da grave allergia, che rischia la vita per
andare a scuola.
Una nuova,
importante battaglia civile e umanitaria è stata vinta. A lieto fine in
Calabria la commovente storia di una bambina calabrese, B. , 5 anni, residente
in un piccolo centro in provincia di Cosenza, affetta da una gravissima
allergia che vuole andare a scuola, anche a rischio della propria vita, e della
sua mamma che lotta e si sacrifica (restando con lei in classe, per assisterla,
tutta la giornata) per la sua figlioletta per esaudire questo suo desiderio e
far rispettare il suo sacrosanto diritto: avere una figura professionale
specializzata che può, in caso di bisogno, prestarle assistenza, un primo
soccorso in classe, determinante per salvarle la vita. Grazie al presidente
della Regione, Agazio Loiero, questa bambina avrà un infermiere specializzato a
disposizione a scuola. Il Governatore calabrese ha prontamente risposto
all’appello del leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che aveva
nei giorni scorsi chiesto il suo intervento e quello del Ministro
dell’Istruzione, Maristella Gelmini. “Una nuova, importante battaglia civile e
umanitaria è stata vinta. Oggi ho sentito al telefono il Presidente Loiero e il
direttore generale dell’Asp di Cosenza, Franco Petramala, e ho avuto le bella
notizia che la Regione
si farà carico del problema e metterà a disposizione di questa bambina una
assistenza sanitaria a scuola. Ringrazio il presidente Loiero per la grande
sensibilità e umanità dimostrate anche in questa occasione, insieme al
direttore Petramala. A differenza del Ministro Gelmini, che non risponde agli
appelli umanitari, il Governatore calabrese, andando al di là delle stesse
competenze della Regione, ha subito preso a cuore il dramma di questa bambina e
della sua famiglia ed ha immediatamente avviato a soluzione questo problema.
Già a partire dalla prossima settimana il direttore Petramala distaccherà
infatti una figura sanitaria specializzata a scuola per questa bambina”. La
madre di questa bimba aveva chiesto aiuto al leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, che era subito intervenuto, rivolgendo un appello al
Ministro Gelmini e al Presidente Loiero. La mamma di questa bambina aveva anche
scritto allo stesso Ministro dell’Istruzione ma senza ottenere alcuna risposta.
La donna nel suo appello a Corbelli aveva scritto: “Mia figlia ha 5 anni
compiuti il 30 gennaio di quest'anno ed il 15 settembre ha iniziato la scuola
primaria. Un inizio difficile, poiché la mia bambina è affetta da una
gravissima forma di allergia (a tutte le proteine del latte animale e quindi
derivati e conservanti) nonché soggetto asmatico e costretta ad assumere una
medicina ed in caso di shock anafilattico un altro tipo di medicinale (che
porta sempre con se nello zainetto). E’ sotto cura al Gemelli di Roma. Nel mese
di febbraio 2008 mi
sono recata presso la Scuola
elementare del mio comune per portare a conoscenza del problema la Direttrice didattica ed
in seguito ho scritto una lettera sempre alla stessa, per far si che mia figlia
possa andare a scuola in tutta tranquillità e non rischiare di morire. La mia
bambina non può sentire né odori né toccare tutto ciò che riguarda latte e
quindi merendine, cioccolate, prodotti conservati con lattosio,creme, biscotti
etc., praticamente lei deve stare in un ambiente dove i bambini non usino
creme, profumi e merende fatte di latte. Nei giorni scorsi in classe si è
sentita male, non riusciva a respirare aveva un attacco di broncospasma ed è
stata portata da noi genitori d'urgenza in Ospedale a Cosenza. La mia è una
richiesta da Mamma che non vuole perdere una figlia. A tutt'oggi dopo colloqui
con Direttrice, Sindaco e Carabinieri il problema c'è e non riescono a
risolverlo. Basterebbe che le venisse assegnata una figura professionale che
l’assistesse in classe, in caso di bisogno”. Il sogno di questa bambina e della
sua mamma sarà adesso esaudito.
11 ottobre 2008
(in questa pagina
il nostro precedente intervento su questo caso)
Delusione per
silenzio Presidente Repubblica sui casi, ricordati in questa pagina, dei
bambini malati e disabili (gravi) privati del loro insegnante di sostegno,
"grazie" al decreto del Governo, elogiato dallo stesso Napolitano
(il comunicato nella pagina
Politica)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Appello di Diritti
Civili a Istituzione Presidenza Consiglio Ministri per i due bambini disabili
calabresi, piccolo sordomuto e bimba senza un braccino e senza un piedino,
rimasti senza insegnante di sostegno e impossibilitati a frequentare la scuola.
Roma
Continua la
battaglia del Movimento Diritti Civili a favore dei due bambini malati e
diversamente abili calabresi, il piccolo P. , 6 anni, sordomuto, invalido al
100%, affetto da rara e grave patologia, e la piccola M. , 7 anni, nata senza
un braccino, senza un piedino e con paresi facciale, rimasti senza insegnante
di sostegno e impossibilitati a frequentare le loro scuole, la Scuola Materna e la Prima Elementare
di Catanzaro, per colpa del decreto del Governo che ha tagliato circa 90 mila
docenti precari e cancellato migliaia di scuole. Il leader di Diritti Civili,
Franco Corbelli, rivolge oggi un appello al Presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, a favore di questi due bambini. “Quella a favore dei due piccoli
portatori di gravi handicap è una battaglia di giustizia, civiltà e umanità.
L’appello di Diritti Civili a favore di questi due bambini, diffuso grazie alla
sensibilità dei media calabresi, è purtroppo sino ad oggi caduto nel vuoto. Il
Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, continua infatti a tacere.
L’ingiustizia prosegue. Per questo oggi mi rivolgo direttamente al Presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, al quale chiedo di far rispettare – afferma
Corbelli - i diritti di questi piccoli portatori di gravi handicap. I due
bambini devono avere il loro insegnante di sostegno. E’ doveroso in un Paese
civile. Il caso dei piccoli disabili di Catanzaro è di inaudita gravità. Deve
essere subito cancellata questa ingiustizia, una vera e propria disumanità, un
fatto vergognoso che non fa certo onore alla scuola e al Governo italiano.
Devono essere rispettati i sacrosanti e fondamentali diritti di questi due
bimbi malati e disabili (gravi). Se necessario Diritti Civili è pronto a
promuovere anche eclatanti iniziative di protesta. Insieme ai genitori e ai
loro bambini. Sono proprio i piccoli P. e M., i due bambini disabili (gravi),
con la loro innocenza e sofferenza a far comprendere il dramma e l’ingiustizia
che stanno vivendo insieme alle loro famiglie. Si può togliere e negare
l’insegnante di sostegno a due bambini, uno sordomuto, invalido al 100% e
affetto da rara e grave patologia e l’altra, nata senza un braccino, senza un
piedino e con una paresi facciale? Per un fatto di umanità prima ancora che di
giustizia vanno aiutati questi due bambini già così duramente colpiti e segnati
da un destino crudele! Auspichiamo che il presidente Berlusconi, messo a
conoscenza di questi due casi umani, dei drammi di questi due bambini e delle
loro famiglie, voglia personalmente e prontamente intervenire per esaudire le
legittime aspettative, i desideri e il sogno di questi due bambini, di avere,
come è loro diritto, un insegnante di sostegno. Il Cavaliere metta per un
attimo da parte i suoi problemi giudiziari (e le polemiche con i giudici) e
compia un gesto di grande significato e valore umano, che sarebbe apprezzato da
tutti nel Paese. Se si vuole risparmiare sui costi eccessivi dello Stato, si
eliminino gli sprechi, gli scandali, ma non si privino due piccoli malati e
disabili (gravi) del loro insegnante di sostegno”.
4 ottobre 2008
(seguono nostri
precedenti interventi sui due piccoli disabili)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Grazie al Decreto
del Governo!
Senza insegnante
sostegno bambina disabile calabrese, senza un braccino, senza un piedino e con
paresi facciale! Appello al Presidente della Regione Calabria e al Ministro
dell'Istruzione
Il Movimento
Diritti Civili denuncia un “nuovo, gravissimo caso di una bambina disabile
calabrese, rimasta senza insegnante di sostegno, per colpa del decreto taglia
professori e cancella scuole del Ministro dell’Istruzione, Maristella Gelmini”.
Il nuovo caso denunciato viene definito dal leader di Diritti Civili “di
inaudita gravità, una vergogna, una disumanità”. “Si tratta di una bambina di
sette anni, M. , nata dopo un parto sbagliato, senza un braccino, senza un
piedino e con una paresi facciale, iscritta alla Prima Elementare. La bambina,
figlia di due giovani disoccupati calabresi, ha bisogno naturalmente di un
insegnante di sostegno che la segua per tutta la giornata scolastica, così come
è avvenuto lo scorso anno alla scuola materna statale, dove era iscritta.
Quest’anno invece dopo il decreto(scure!) del Governo sulla scuola la piccola
M. non ha più l’insegnante di sostegno per tutta la mattinata. Ma solo per due
ore! Il Governo Berlusconi per risparmiare ha tagliato anche l’insegnante di sostegno
per questa bambina senza un piedino, senza un braccino e con una paresi facile.
Sono questi i risultati gravi, vergognosi e drammatici che ha prodotto il
decreto del Governo sulla scuola. La mamma della piccola M. mi ha telefonato
per parteciparmi il suo dramma e la ingiustizia che stanno vivendo e per
chiedermi di aiutarla. Se non sarà assegnata una insegnante di sostegno i
genitori di questa bambina saranno costretti a non mandarla più a scuola.
Domando: si può arrivare a tanto, ad una simile ingiustizia, vera e propria
crudeltà nei confronti di una bambina in quelle condizioni, senza un piedino,
senza un braccino e con una paresi facciale? Si rendono conto il ministro
dell’Istruzione, Gelmini, e il presidente del Consiglio, Berlusconi, cosa hanno
prodotto, quali effetti devastanti, quali grandi ingiustizie e drammi umani
hanno causato con il loro decreto massacra insegnanti? Chiedo alle autorità
preposte, di intervenire, cancellare questa grande ingiustizia nei confronti di
questa piccola disabile e riparare uno dei più gravi danni prodotto con il
decreto taglia insegnanti e cancella scuole. Questa bambina ha tutto il diritto
di avere un suo insegnante di sostegno e di andare a scuola. Per lo Stato e il
Governo invece questo diritto non esiste. Un fatto indegno di un Paese civile”!
2 ottobre 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Bambina affetta da
grave allergia (che rischia la vita per andare a scuola) senza assistenza
sanitaria in classe! Appello al Presidente della Regione Calabria
Il caso di una
bambina, B. , 5 anni, affetta da una gravissima allergia che vuole andare a
scuola, anche a rischio della propria vita, e della sua mamma-coraggio che
lotta e si sacrifica per la sua figlioletta per esaudire questo suo desiderio e
far rispettare il suo sacrosanto diritto. La madre di questa bimba ha scritto e
chiesto aiuto al leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che
subito è intervenuto. Corbelli rivolge oggi pubblicamente un appello al
Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, e al Presidente della
Regione, Agazio Loiero, per questa bambina che non può andare a scuola, nel suo
piccolo paese in Calabria, perchè affetta da una gravissima forma di allergia e
non ha una figura professionale (un infermiere specializzato) che può, in caso
di bisogno, prestarle assistenza, un primo soccorso in classe, determinante per
salvarle la vita. La mamma di questa bambina, B., ha già scritto anche allo
stesso Ministro Gelmini. “La storia di questa bambina sta commuovendo tutto il
suo piccolo paese. Sono tutti mobilitati per aiutarla: la direttrice della
scuola, il comune, finanche i carabinieri. Il coraggio della mamma di questa
bambina è ammirevole, afferma Corbelli. Continua a combattere contro
l’indifferenza delle Istituzioni preposte, vuole giustamente che sua figlia
possa frequentare la scuola. Ma per la particolare e grave patologia di cui
soffre la piccola B. ha bisogno in classe di un assistente professionale ad
hoc, un infermiere specializzato, che possa prestarle soccorso in caso di
necessità e salvarle la vita. Purtroppo sino ad oggi questo diritto le viene
negato. Per questo rivolgo oggi un appello al Ministro Gelmini e al presidente
Loiero, sollecitando un personale intervento per aiutare ed esaudire il sogno
di questa bambina. Compete infatti alla Regione, d’accordo con il Ministero
dell’Istruzione, distaccare e assegnare questa figura professionale alla
bambina”. Scrive la mamma della piccola B. nel suo appello a Corbelli.
“Mia figlia ha 5 anni compiuti il 30 gennaio di quest'anno ed il 15 settembre
ha iniziato la scuola primaria. Un inizio difficile, poiché la mia bambina è
affetta da una gravissima forma di allergia (a tutte le proteine del latte
animale e quindi derivati e conservanti) nonché soggetto asmatico e costretta
ad assumere una medicina ed in caso di shock anafilattico un altro tipo di
medicinale (che porta sempre con se nello zainetto). E’ sotto cura al Gemelli
di Roma. Nel mese di febbraio 2008
mi sono recata presso la Scuola elementare del mio
comune per portare a conoscenza del problema la Direttrice didattica ed
in seguito ho scritto una lettera sempre alla stessa, per far si che mia figlia
possa andare a scuola in tutta tranquillità e non rischiare di morire. La mia
bambina non può sentire né odori né toccare tutto ciò che riguarda latte e
quindi merendine, cioccolate, prodotti conservati con lattosio,creme, biscotti
etc., praticamente lei deve stare in un ambiente dove i bambini non usino
creme, profumi e merende fatte di latte. Nei giorni scorsi in classe si è
sentita male, non riusciva a respirare aveva un attacco di broncospasma ed è
stata portata da noi genitori d'urgenza in Ospedale. La mia è una richiesta da
Mamma che non vuole perdere una figlia. A tutt'oggi dopo colloqui con
Direttrice, Sindaco e Carabinieri il problema c'è e non riescono a risolverlo.
Basterebbe che le venisse assegnata una figura professionale specializzata che
l’assistesse in classe, in caso di bisogno”. “Intanto, proprio oggi, la
mamma-coraggio ha vinto una prima battaglia e ha ottenuto l’autorizzazione per
restare lei in classe, da sola, con la sua bambina per l’intera giornata. Un
grande sacrificio (questa donna ha infatti dovuto rinunciare anche al lavoro)
in attesa – conclude Corbelli - che venga però subito assegnata alla piccola B.
la figura professionale specializzata, come è suo diritto, come è giusto e
degno di un paese civile”.
27 settembre 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Appello di Diritti
Civili per bambino disabile calabrese, ritirato dalla scuola, perchè senza
insegnante di sostegno! Sono questi i risultati del decreto del Ministro
dell'Istruzione, Gelmini!
Catanzaro
“Un bambino
calabrese di 6 anni, P. C. , invalido al 100%, sordomuto, affetto da una
patologia rara, non può frequentare la scuola materna, ed è stato per questo
ritirato dai suoi genitori, perché per colpa dei tagli del decreto del Ministro
dell’Istruzione, Gelmini, non ha più un insegnante di sostegno”. A denunciare
questo drammatico caso e a chiedere l’intervento delle autorità preposte è il
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, a cui ha telefonato,
oggi, per chiedere aiuto il papà del bambino. “La vicenda del piccolo P.
dimostra quali danni devastanti ha prodotto il decreto taglia insegnanti del
Ministro Gelmini. Questo bambino sordomuto, invalido al 100%, affetto da una
malattia rara, non può andare a scuola perché manca un insegnante di sostegno,
che è stato tagliato dal decreto del Governo. Il papà di questo piccolo
disabile oggi mi ha telefonato per raccontarmi questa triste vicenda e questa
grande ingiustizia. Questo bambino che per la sua patologia rara, viene da
alcuni anni portato, dai genitori, con grandi sacrifici, in alcuni centri
specialistici italiani, l’anno scorso ha potuto frequentare regolarmente l’anno
scolastico a Bologna, dove è dovuto rimanere per cure e terapie, e dove ha
avuto, dalle autorità scolastiche e comunali bolognesi, tutta l’assistenza
necessaria. Quest’anno, ritornato in Calabria, dove risiede con la sua
famiglia, il papà l’ha iscritto ad una scuola materna della sua città, ma
incredibilmente per colpa del decreto Gelmini questo bambino di fatto è senza
insegnante di sostegno. Nella scuola dov’è iscritto infatti c’è un insegnante
di sostegno ma deve occuparsi di tre bambini disabili. Questo insegnante però
si trova ad operare in tre plessi scolastici diversi. Di conseguenza può
dedicarsi al piccolo P. un solo giorno la settimana. Per questo motivo il padre
del bambino si è visto costretto, con amarezza e sofferenza, a ritirarlo dalla
scuola materna. Il genitore è andato ad esporre il problema e a parlare con il
direttore della scuola materna che l’ha però indirizzato al Comune,
all’assessorato all’istruzione, dove non hanno previsto alcun tipo di
intervento e di aiuto per questo piccolo disabile sordomuto. Da qui la denuncia
del padre, la telefonata e la richiesta di aiuto a Diritti Civili. Questi sono
i risultati che ha prodotto il decreto taglia scuola e massacra precari del Governo
Berlusconi. Chiedo che le autorità preposte, governative, scolastiche,
comunali, pongano subito fine a questa grande ingiustizia, una autentica
vergogna, un fatto indegno di un Paese civile e rispettino i diritti di questo
bambino disabile, sordomuto, invalido al 100% e affetto da patologia rara, che
ha tutto il diritto e il bisogno di andare a scuola ed avere il suo insegnante
di sostegno”!
23 settembre 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
chiede scarcerazione detenuto calabrese, omosessuale e sieropositivo,
violentato e picchiato in cella e critica Guardasigilli e Governo per silenzio
e mancato intervento. “I teppisti di Napoli, che hanno devastato un treno,
subito liberi, questo giovane, stuprato, da tre mesi ancora in carcere per
tentato furto di un tubo di rame”!
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, chiede l’immediata scarcerazione,
con la revoca degli arresti domiciliari, del giovane detenuto calabrese, 40
anni, omosessuale e sieropositivo, stuprato, picchiato e minacciato in
prigione, messo quindi (per un mese) in isolamento in una cella con topi e
scarafaggi e trasferito, prima di essere mandato (dieci giorni fa) agli arresti
domiciliari, dalla casa circondariale calabrese, teatro della violenza (il
carcere Siano di Catanzaro), in un altro carcere siciliano (quello di
Siracusa), in un reparto riservato ai condannati per reati sessuali! Corbelli
denuncia inoltre “il silenzio del Ministro della Giustizia, Alfano, e del
Governo su questo drammatico e gravissimo caso”. Il coordinatore di Diritti
Civili con un esposto-denuncia, aveva chiesto al Guardasigilli di intervenire
“per fare luce e giustizia su questa turpe e disumana vicenda, indegna di un
Paese civile”. “Dal Guardasigilli e dal Governo non è arrivata alcuna risposta,
nessun intervento, nessuna presa di posizione. Solo un silenzio vergognoso!
Come possono continuare a tacere il Ministro Guardasigilli e il Governo su
quanto accaduto in Calabria, dove un giovane omosessuale e malato di Aids, dopo
essere stato brutalmente stuprato, picchiato e minacciato da altri detenuti
quando hanno appreso che era sieropositivo, e messo in isolamento per trenta
giorni, con topi e scarafaggi, e trasferito, successivamente, in un carcere
siciliano, in un reparto con condannati per reati sessuali, è da tre mesi
ancora in carcere (da 10 giorni ai domiciliari) con l‘accusa di aver tentato di
rubare un tubo di rame! Il processo inizierà alla fine di settembre. Mentre a
Napoli dei (pseudo) tifosi teppisti devastano un treno e vengono subito
scarcerati, in Calabria un giovane, innocuo, inerme, omosessuale e
sieropositivo, bisognoso di continue cure mediche, orfano di entrambi i
genitori, viene tenuto in carcere da oltre 90 giorni per un tentativo di furto.
E’ questa la giustizia giusta (e umana) che vuole e invoca il Governo
Berlusconi? Perché il Guardasigilli, dopo la denuncia di Diritti Civili,
l’interpellanza urgente degli onorevoli Paola Concia e Roberto Giochetti del Pd
e l’intervento del presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, non è ancora
intervenuto? Perché nessun esponente del Governo ha chiesto scusa a questo
giovane? Perché questo giovane continua ancora a restare detenuto, sotto forma
di arresti domiciliari? Perché nessuno ha chiesto la immediata scarcerazione di
questo ragazzo gay e sieropositivo, che deve ogni giorno sottoporsi per la sua
malattia a tre ore di terapia in ospedale e che per la sua malattia, e il reato
contestato del tutto irrilevante, non doveva essere neanche e mai arrestato?
Stupisce il silenzio del Ministro e del Governo e indigna quello del giornale
L’Unità che è stato l’unico quotidiano di sinistra a non aver dedicato neppure
un rigo allo stupro del giovane omosessuale. Evidentemente è questo il nuovo
corso del giornale diretto da Concita De Gregorio: ignorare le battaglie per i
diritti civili”. Il giovane subito dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari
aveva, nei giorni scorsi, telefonato a Corbelli per denunciare, piangendo, la
brutale violenza subita in carcere.
18 settembre
2008
(Seguono, in
questa stessa pagina, precedenti interventi su questo caso)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili ha
chiesto intervento Ministro Giustizia per caso detenuto calabrese,
omosessuale e sieropositivo, violentato e picchiato in cella. Il giovane voleva
suicidarsi. Lo abbiamo salvato
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ha recapitato un esposto-denuncia al
Ministro di Grazia e Giustizia, Angelino Alfano, per il caso del giovane
detenuto calabrese, 40 anni, omosessuale e sieropositivo, stuprato, picchiato e
minacciato in prigione, messo quindi (per un mese) in isolamento in una cella
con topi e scarafaggi e trasferito, prima di essere mandato (pochi giorni fa) agli
arresti domiciliari, dalla casa circondariale calabrese, teatro della violenza,
in un altro carcere siciliano, in un reparto riservato ai condannati per reati
sessuali! Corbelli ha chiesto al Guardasigilli di intervenire “per fare luce e
giustizia su questa turpe e disumana vicenda, indegna di un Paese civile”. Il
leader di Diritti Civili rivela oggi altri particolari che aggravano la
drammaticità di questa storia. Questo detenuto infatti vive da solo, è orfano
di entrambi i genitori. Corbelli rivela di aver con il suo intervento e la sua
denuncia salvato la vita di questo giovane. “Quando mi ha telefonato per
raccontarmi il suo dramma, la sua sofferenza per la brutale violenza subita ho
avuto la netta sensazione di trovarmi dall’altra parte del telefono una persona
disperata, rassegnata, per il quale, come mi ha detto piangendo, la vita non
aveva più alcun senso. Ho temuto fortemente che potesse compiere qualche insano
gesto, che volesse suicidarsi. Nell’istanza presentata al Gip per chiedere la
scarcerazione di questo detenuto si faceva esplicito riferimento al forte
rischio suicidio. Ho cercato di rasserenarlo, assicurandogli il mio intervento
e il mio aiuto. Oggi l’ho risentito. L’ho trovato più sereno. Mi ha ringraziato
per averlo salvato. Sta cercando adesso di superare il difficile momento. La
sua situazione familiare purtroppo è drammatica. Questo giovane infatti vive da
solo, è orfano di entrambi i genitori. Ogni giorno adesso ha il permesso di
uscire alcune ore la mattina per recarsi in ospedale per sottoporsi alla
terapia. Vuole giustizia per quello che ha subito. E’ quello che ho chiesto
anch’io, con il mio esposto, al Ministro della Giustizia, al quale naturalmente
ho rivelato l’identità del detenuto e il carcere catanzarese dove ha subito la
brutale violenza. Ci sarà adesso l’apertura di una immediata inchiesta del
Guardasigilli, per rispondere anche alla interrogazione parlamentare
presentata, dopo la denuncia di Diritti Civili, da due deputati e
all’intervento del presidente di Arcigay. La storia è allucinante. Il giovane
detenuto arrestato per tentato furto, nel giugno scorso, viene rinchiuso in un
carcere calabrese. Dichiara subito al medico dell’istituto di pena la sua
omosessualità e sieropositività. In cella agli inizi di luglio subisce una violenza
bestiale, viene ripetutamente violentato da alcuni detenuti, che quando poi
scoprono che è sieropositivo lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. Il
giovane viene per questo messo in isolamento in una cella con topi e
scarafaggi, vi resta per oltre un mese. Successivamente viene quindi trasferito
dalla Calabria in un carcere siciliano e incredibilmente e irresponsabilmente
rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali! Vi
resta solo pochi giorni. Viene quindi riportato nel carcere calabrese. Da pochi
giorni il giovane ha ottenuto gli arresti domiciliari. Intanto chi lo ha
violentato in cella e anche gli altri detenuti, dell’intera struttura
ospedaliera, che sono venuti a contatto con lui, vivono con l’incubo di aver
contratto l’Aids.
30 agosto 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Corbelli denuncia:
“Giovane detenuto calabrese, omosessuale e sieropositivo, stuprato, picchiato e
minacciato in cella. Messo in isolamento con topi e scarafaggi. Nel carcere
adesso è incubo Aids”
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, denuncia quella che definisce “una
barbarie indegna di un Paese civile, il dramma e la inaudita violenza subita in
carcere da un giovane detenuto calabrese, 40 anni, omosessuale e sieropositivo
(per rispetto della privacy, evitiamo di fare nome e iniziali del recluso e
quello della casa circondariale calabrese), stuprato, picchiato e minacciato in
prigione, messo quindi in isolamento in una cella con topi e scarafaggi”. “E’
un episodio di una brutalità e disumanità inaudite. Un giovane calabrese di 40
anni da qualche giorno agli arresti domiciliari mi ha raccontato per
telefono la sua allucinante e dolorosa odissea. Arrestato per tentato furto,
nel giugno scorso, viene rinchiuso in un carcere calabrese. Dichiara subito
alla direzione dell’istituto di pena calabrese la sua omosessualità e
sieropositività. In cella agli inizi di luglio subisce una violenza bestiale,
viene ripetutamente violentato da alcuni detenuti, che quando poi scoprono che
è sieropositivo lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. Il giovane viene
per questo messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi.
Successivamente viene quindi trasferito in un carcere di un’altra regione e per
alcuni giorni incredibilmente e irresponsabilmente rinchiuso in un reparto
riservato a detenuti condannati per reati sessuali! Intanto chi lo ha
violentato in cella e anche gli altri detenuti, dell’intera struttura
ospedaliera, che sono venuti a contatto con lui, vivono con l’incubo di aver
contratto l’Aids. Da pochi giorni il giovane ha ottenuto gli arresti
domiciliari. Mi ha telefonato per raccontarmi, piangendo, con rabbia e dignità,
il suo dramma, la sua sofferenza, la sua disperazione. Sono profondamente
indignato per quanto accaduto. Chiedo che venga fatta luce e giustizia su
questo gravissimo episodio, accertate e perseguite le responsabilità a tutti i
livelli. Quel giovane merita rispetto, solidarietà e giustizia. Naturalmente
chiedo che in questo carcere venga fatto un attento esame per verificare se a
seguito della violenza al giovane omosessuale sieropositivo si siano registrati
casi di infezione da Hiv in altri detenuti che devono naturalmente essere
seguiti con attenzione e curati adeguatamente per evitare il dilagare della
malattia e per scongiurare che si diffonda in questa casa circondariale della
Calabria la psicosi Aids”.
29 agosto 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Continua battaglia
Diritti Civiliper verità e giustizia su morte detenuto iracheno. Denuncia
silenzio Istituzioni e grandi media (quotidiani e tg Rai, Mediaset e La 7) e
appello a Istituzione Quirinale.
L'appello di Corbelli
(diffuso da Agi, Ansa e Adnkronos) ripreso da Corriere della Sera e Rainews24.
Roma
Non si placano le
polemiche e non si ferma la battaglia e la richiesta di verità e giustizia, del
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, per la morte del giovane
detenuto iracheno, Ali Juburi, 40 anni, nel carcere dell’Aquila. Corbelli oggi
fa una pesante denuncia, si offre per pagare le spese del viaggio in Italia
della madre del giovane immigrato (che vive in Iraq) e chiede l’intervento del
Presidente della Repubblica e Presidente del Csm, Giorgio Napolitano.
“Quel giovane iracheno, condannato ad un anno per tentata rapina, non doveva
restare in carcere. Perché non gli sono stati riconosciuti i benefici previsti
per condanne inferiori ai tre anni? Perché nessuno lo ha ascoltato durante il
suo sciopero della fame, attuato per gridare la sua innocenza e durato tre
mesi? Perché nessun parlamentare è andato a fargli visita in cella, mentre in
un carcere vicino, quello di Sulmona, c’era la fila di deputati e senatori per
andare a trovare l’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco?
Perchè tutti i cosiddetti pseudogarantisti e i grandi quotidiani nazionali e Tg
(e Gr) Rai, Mediaset, La 7 (tranne il Corriere della Sera e Rainews24)
continuano a tacere su questa grande ingiustizia, vera e propria barbarie, un
fatto indegno di un Paese civile e di uno Stato di diritto? Perché né il
Ministro della Giustizia, al quale ieri abbiamo rivolto un appello, ripreso dal
Corriere della Sera e da Rainews24, né nessun altro rappresentante
istituzionale e di governo è ancora intervenuto su questa vicenda, che calpesta
i diritti fondamentali, la dignità e cancella la vita di una persona e copre di
vergogna il nostro Paese? Di fronte alla latitanza del Governo e delle altre
alte cariche istituzionali e al silenzio dei tg nazionali e dei grandi giornali
(tranne pochissime eccezioni), asserviti e proni al nuovo potere politico,
chiedo l’intervento del Presidente della Repubblica e Presidente del Csm. Anche
se in vacanza il Capo dello Stato intervenga pubblicamente per evitare che la
morte di questo giovane detenuto, questa grande ingiustizia, questa vergogna
nazionale venga subito dimenticata, cancellata e rimossa. A Napolitano, nella
sua qualità anche di Presidente del Csm, chiedo di attivare tutte le procedure,
secondo quelle che sono le sue prerogative costituzionali, per evitare che cali
il silenzio e venga invece fatta piena luce e giustizia su questo gravissimo
fatto, non degno di un Paese democratico. La verità, al di là della vicenda
processuale, è che questo giovane iracheno è morto per colpa di un clima ostile
e di una sorta di criminalizzazione degli immigrati che il Governo Berlusconi
ha scatenato nel Paese. Ha ragione e condivido per questo la posizione e le
forti critiche all’Esecutivo del settimanale cattolico Famiglia Cristiana. Il
Movimento Diritti Civili è pronto a farsi carico delle spese di viaggio per
permettere alla madre del giovane, che vive in Iraq, di venire in Italia per
riprendersi il corpo di suo figlio che un Paese non civile, non democratico,
non giusto e non umano, non ha saputo rispettare, aiutare e salvare”.
15 agosto 2008
(Segue precedente
intervento su questa vicenda)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Corbelli(Diritti
Civili) chiede intervento Ministro Giustizia per morte detenuto iracheno a
L'Aquila
Roma
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, da oltre 20 anni impegnato a
difendere i diritti delle persone in carcere, chiede l’intervento del Ministro
della Giustizia, Angelino Alfano, per il caso del giovane detenuto iracheno
morto, nella casa circondariale dell’Aquila, dopo uno sciopero della fame,
iniziato per gridare a tutti la sua innocenza. Il giovane immigrato era stato
condannato ad un anno di reclusione dal Tribunale di Milano per tentata rapina.
Corbelli chiede l’apertura di una immediata inchiesta per “accertare eventuali
responsabilità a tutti i livelli per quanto accaduto e per acclarare perché il
giovane iracheno continuasse a restare in carcere e non godesse dei benefici
previsti per condanne inferiori ai tre anni e perché nonostante lo sciopero
della fame, iniziato per gridare la sua innocenza, nessuno lo ha ascoltato ed è
intervenuto”. “Un detenuto che muore in carcere non fa più notizia, Se poi si
tratta di un immigrato, non interessa a nessuno. Su questo drammatico caso –
afferma Franco Corbelli – non deve invece calare il silenzio. Chiedo verità e
giustizia per questa morte. Il Ministro della Giustizia oltre a inventarsi Lodi
per evitare e bloccare i processi al suo padrone politico e Presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, si occupi anche, come è suo dovere, di questi
casi, di queste ingiustizie, di questi fatti indegni di un Paese civile e di
uno Stato di diritto. Si occupi il Guardasigilli dei sepolti vivi, dei senza
volto e senza diritti delle prigioni. Non calpesti questo Governo i loro
diritti, la loro dignità. Questo Esecutivo non indichi e non additi
all’opinione pubblica gli immigrati come dei delinquenti, e quelli in carcere
tutti colpevoli comunque e a prescindere, calpestando letteralmente il
principio di presunzione di innocenza. Non dedichi il Ministro la sua
attenzione solo ai personaggi eccellenti finiti dietro le sbarre o quelli
famosi che rischiano di finirci. Un giovane iracheno è morto in cella gridando
(inascoltato) la sua innocenza. E se veramente era innocente? Chi pagherà per
questa morte? Il Ministro Guardasigilli faccia il suo dovere ed apra una
immediata inchiesta, al di là di quella che doverosamente sarà avviata anche
dalla magistratura competente”.
12 agosto 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Appello Diritti
Civili per bambino calabrese di 6 mesi, gravemente malato, al cui genitore
(sottoposto a misura prevenzione) è stata negata autorizzazione per
accompagnarlo in ospedale
Catanzaro
Appello del leader
del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, per un bambino calabrese
gravemente malato, di appena 6 mesi, che deve essere immediatamente ricoverato
in un ospedale della regione, che ha il papà S.P., 36 anni sottoposto alla
misura di prevenzione, al quale è stato negato dal giudice il permesso per
poterlo accompagnare nel nosocomio. “Ho ricevuto la telefonata dell’avvocato
del papà di questo bambino – afferma Corbelli - che mi ha chiesto di
intervenire subito per aiutare quest’uomo e consentirgli di poter accompagnare
il suo bambino in ospedale, dove deve essere subito ricoverato. Il papà del
piccolo è da venerdì scorso sottoposto a misura di prevenzione e non può
allontanarsi dal suo piccolo e lontano comune dove risiede con la famiglia Gli
è stata negata l’autorizzazione a poter accompagnare il suo figlioletto, con la
motivazione che non si ritiene necessaria la sua presenza accanto al bambino.
Rispetto come sempre l’operato della magistratura ma mi chiedo solo come si fa
a negare ad un padre di accompagnare in ospedale il suo bambino di 6 mesi,
gravemente malato? Chiedo pertanto al giudice competente di revocare subito
questo divieto e permettere all’uomo di poter accompagnare il suo bambino in
ospedale”.
10 agosto 2008
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Appello di Corbelli
per pensionato calabrese invalido, solo al mondo, vive con 257 euro al mese,
che disperato ha espresso la volontà di farla finita. “Sono preoccupato per la
sorte di quest’uomo”!
Catanzaro
Un invalido civile
calabrese di 54 anni, rimasto solo, senza parenti, che sopravvive con una
pensione di 257 euro al mese, ha telefonato al leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, chiedendogli di aiutarlo, di interessarsi del suo
drammatico caso, raccontandogli, piangendo, tutta la sua disperazione e la sua
volontà di porre fine alla sua esistenza e alla sua sofferenza. Corbelli, che
ha reso noto la notizia, spiega di essere rimasto molto colpito dalla
telefonata e dalla drammatica vicenda di quest’uomo. “Un uomo
cinquantaquattrenne, rimasto solo al mondo, disperato, costretto a sopravvivere
con una pensione vergogna di invalidità civile di 257 euro al mese, mi ha
telefonato martedì sera per raccontarmi il suo dramma, l’ingiustizia che sta
vivendo e per manifestarmi piangendo, la sua volontà di farla finita. Ho
cercato di tranquillizzarlo, gli ho promesso che il Movimento Diritti Civili
cercherà in tutti i modi di aiutarlo, che continuerà a battersi per far
aumentare queste pensioni-vergogna, che lotteremo per aiutare persone come lui,
sole al mondo, emarginate, che (soprav)vivono in condizioni di assoluta
indigenza. Quello che mi ha telefonato era un uomo disperato, che piangendo,
singhiozzando mi ha detto che non ce la fa più a vivere, che preferisce farla
finita, per non continuare più a soffrire. Ho cercato di rasserenare questo
poveruomo. Rendo nota questa telefonata perché è mio dovere farlo, perché
gliel’ho promesso, perché l’opinione pubblica, le Istituzioni, il Governo, il
Parlamento sappiano quali sono i dramma veri che si consumano nel silenzio e
nell’indifferenza generali. Mi chiedeva quest’uomo piangendo: come si fa a
vivere con 257 euro al mese? Come si fa a rispondere a una domanda del genere?
Perché non si aumentano queste pensioni-vergogna? Perché tutti i partiti
presenti in Parlamento non si occupano di questi problemi reali e drammatici di
tanta povera gente? Cosa si aspetta prima di intervenire? Che quell’uomo si
suicida? Sono preoccupato per la sorte di quest’uomo, che non conosco, che non
so dove abita, che cosa faccia, che non ho più sentito dopo la drammatica
telefonata di martedì sera. A questo povero pensionato rinnovo il mio appello
ad avere fiducia, a superare questo momento di disperazione. A chi di
competenza, alle Istituzioni, ai nostri Governanti, al Parlamento, chiedo di
occuparsi del problema delle pensioni-miseria di 257 euro, che li si porti, con
un decreto legge importante, immediato, urgente, ad almeno 500 euro, per
aiutare (e salvare) in questo modo tanta povera gente, malata, sfortunata, per
consentirgli di (soprav)vivere in modo dignitoso”.
27 luglio 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
chiede intervento Istituzione Quirinale per difendere e proteggere magistrato
Manzini.
Vibo Valentia
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene sul caso del pm della Dda
Marisa Manzini, a cui hanno “quasi azzerato la scorta” e chiede l’intervento
del Presidente della Repubblica e Presidente del Csm, Giorgio Napolitano, per
“difendere, proteggere e non lasciare sola questo coraggioso magistrato, che
rischia la vita per combattere la ‘ndrangheta e per difendere la legalità”.
“L’inspiegabile, ingiustificata riduzione, quasi una cancellazione totale, del
servizio di scorta a questo magistrato antimafia è un grave errore ed equivale
ad un segnale negativo e inquietante, una sorta di resa alla criminalità
organizzata, una sconfitta dello Stato. Bisogna tutelare questo magistrato e
quanti come lei combattono la ‘ndrangheta, mettendo a rischio anche la propria
vita. Occorre una risposta forte, un messaggio preciso, un intervento
autorevole. Per questo chiedo al Presidente della Repubblica di intervenire, al
di là di quelle che sono le sue prerogative costituzionali. Faccia sentire la
presenza e la vicinanza dello Stato a questo coraggioso giudice, al quale deve
essere subito ridato e confermato il servizio di scorta che aveva sino a pochi
giorni fa. Il Capo dello Stato faccia anche una telefonata a questo magistrato.
Sarebbe un gesto particolarmente significativo e, da tutti, molto apprezzato.
Se cediamo anche sul fronte della legalità è la fine di ogni speranza per la Calabria e per i
calabresi onesti, che sperano e lottano per poter cambiare questa regione e
vivere in una terra finalmente libera dal potere mafioso”.
5 luglio 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
chiede intervento Ministro Frattini per profughi afgani che chiedono
riconoscimento status rifugiati e asilo politico in Italia per sfuggire
vendetta e condanna a morte dei talebani
Roma
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, interviene a favore dei cittadini e
profughi afgani (complessivamente oltre un centinaio, attualmente ospiti del
Centro di prima accoglienza di Crotone) che da giorni stanno protestando per
chiedere il riconoscimento dello status di rifugiati e l’asilo politico che gli
permetterebbe di sfuggire alla feroce vendetta dei talebani. Corbelli chiede
l’intervento del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, per sbloccare e
risolvere questa vicenda, nel rispetto delle leggi nazionali e internazionali e
dei diritti di questi profughi afgani. “Un grande Paese democratico come
l’Italia non può non rispettare i diritti civili, politici e umani di chi come
questi cittadini, profughi afgani, chiede la protezione internazionale e il
riconoscimento dello status di rifugiati, per sfuggire alla vendetta e condanna
a morte dei talebani. Il problema di questi profughi, che portano sul proprio
corpo i segni della violenza dei talebani, è legato al rispetto delle leggi
nazionali ed europee che prevedono che il provvedimento per riconoscere lo
status di rifugiato spetta al Paese europeo dove si è arrivati e registrati per
primi. Nella fattispecie si tratta della Grecia, dove questi cittadini afgani
sono arrivati provenienti dall’Afghanistan. Occorre dare una risposta a questi
cittadini e profughi afgani. L’asilo politico è un loro diritto. Per questo
chiedo al Ministro degli Esteri, Frattini, di intervenire, di sbloccare questa
vicenda e di evitare che questi cittadini vengano rimandati in Afghanistan dove
li aspetterebbe la vendetta dei talebani. Un Paese civile, uno Stato di diritto
deve saper distinguere tra immigratati irregolari, che vanno comunque accolti,
trattati con spirito di solidarietà e se non in regola con la nostra legge
sull’immigrazione rimandati nei loro paesi, e i profughi e i rifugiati a cui va
riconosciuto l’asilo politico”. Corbelli ricorda che cinque anni fa, nel 2003,
dopo una battaglia di Diritti Civili iniziata nel settembre del 2002 e durata
diversi mesi, fece ottenere l’asilo politico in Italia ad un giovane profuga e
patriota cubano, Oriel De Armas Peraza, residente da diversi anni a Vicenza,
che se espulso dal nostro Paese rischiava il carcere, la tortura e la condanna
a morte, emessa a Cuba nei suoi confronti, per le sue idee politiche, dal
regime di Fidel Castro.
29 giugno 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Bambino di Melito
Porto Salvo, rimasto ferito durante sparatoria. Appello di Diritti Civili
Reggio Calabria
Il coordinatore
del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, chiede ai rappresentanti del
Governo, delle Istituzioni e alla magistratura di dare una risposta
all’accorata richiesta di giustizia della mamma del piccolo Antonio, il bambino
calabrese, rimasto gravemente ferito venerdì 6 giugno, nel corso di una
sparatoria a Melito Porto Salvo. “Il dignitoso, sofferto sfogo e la richiesta
di giustizia della mamma del piccolo Antonio, pubblicati questa mattina dalla
Gazzetta del Sud, devono smuovere le coscienze di tutti: dei rappresentanti
delle Istituzioni e dei semplici cittadini. Chi sa qualcosa parli. Aiuti la
magistratura e gli inquirenti – afferma Corbelli - a fare luce sul grave
episodio. Basta con l’omertà. Si raccolga il disperato grido di aiuto di quella
donna. Non lasciamo soli i genitori del piccolo Antonio. Combattiamo insieme a
loro per questa giusta causa. La stampa, continui pure a censurare gli
interventi e gli appelli di Diritti Civili, ma tenga almeno alta l’attenzione
sul dramma di questo bambino e sulla battaglia di verità e giustizia dei suoi
genitori. E’ inoltre grave e assolutamente ingiustificato che nessun
rappresentante del Governo, né delle altre Istituzioni nazionali del Paese,
abbia pensato di far visita in ospedale al bambino, per portare una parola di
conforto ai genitori e una testimonianza di impegno e presenza dello Stato.
Sono passati quasi dieci giorni, da quando il piccolo Antonio è ricoverato al
Bambin Gesù, e nessun rappresentate del Governo e delle Istituzioni nazionali è
andato a fargli visita in ospedale. Ai genitori di Antonino – continua Corbelli
- voglio ribadirgli tutta la mia vicinanza, tutto il mio affetto, il mio
augurio per il loro bambino e dirgli che da quel maledetto venerdì sera il mio
pensiero e quello di tanta altra gente è per Antonino. Aspetto, come tutti,
ogni istante, di avere notizie positive del piccolo Antonio. In questo momento
la sola cosa importante è la guarigione e salvezza del bambino. I responsabili
di questa barbarie non potranno sfuggire alla giustizia e pagare duramente per
quello che hanno fatto. Adesso però il pensiero, l’augurio, la preghiera
continua è solo e soltanto per il piccolo Antonio. Aspettiamo il miracolo dai
bravi medici dell’ospedale Bambin Gesù, che stanno facendo di tutto per salvare
quel bambino innocente e fare questo bellissimo regalo alla sua famiglia e a
tutti noi che stiamo continuando a vivere con ansia e a soffrire per questo
dramma”.
17 giugno 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Appello Diritti
Civili a Rino Gattuso per piccola Erika, bambina calabrese affetta da rara
malattia, che può essere curata e salvata solo negli Usa.
Appello del leader
del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, al calciatore Rino Gattuso per
la piccola Erika, la bambina calabrese di 5 anni, affetta da Encefalopatia post
vaccinica, che può essere curata e salvata solo in un centro altamente
specializzato negli Usa. La famiglia della piccola non ha i mezzi finanziari
per pagare i costi di questo viaggio della speranza: occorrono oltre 250 mila
euro. Erika a luglio deve essere ricoverata a New York. I genitori della
piccola, che portano avanti la loro battaglia, con grande dignità e dedizione,
per salvare la loro bambina, nel mese scorso, hanno incontrato e chiesto aiuto
a Corbelli. Il coordinatore di Diritti Civili invita tutti a sostenere (anche
con un piccolo contributo) questa iniziativa di solidarietà che va avanti
da tempo in Calabria. Un appello particolare Corbelli lo rivolge al calciatore
calabrese Rino Gattuso, bandiera del Milan e della Nazionale Azzurra, campione
in campo e fuori, per la sua grande sensibilità, umanità e disponibilità ad
aiutare chi ha bisogno. “Purtroppo nonostante la buona volontà di molti non si
è ancora riusciti a raccogliere la somma necessaria per coprire le enormi spese
previste per il ricovero della bambina in America. Occorre per questo un nuovo,
grande gesto di generosità dei calabresi e delle istituzioni per compiere
questo primo miracolo. Personalmente ho fatto il mio dovere e ho dato il mio
contributo. Un grande aiuto lo può dare Gattuso, calciatore campione dentro e
fuori il campo, così come ha fatto in altre simili occasioni. A lui chiedo, più
che un aiuto economico, un intervento, un appello sulla stampa a favore di
questa bambina. Sono certo che Gattuso risponderà positivamente a questa
richiesta di Diritti Civili e non farà mancare il suo sostegno a questa causa
umanitaria. La
Regione Calabria ha già dato il suo contributo. La Provincia di Cosenza
farà altrettanto. Purtroppo non basta, perché la somma da raccogliere è assai
elevata. Per questo bisogna rilanciare la gara di solidarietà e aiutare la
piccola Erika, dobbiamo dare a lei la possibilità di essere curata e, ci
auguriamo, guarita. Al Movimento Diritti Civili è stato chiesto di
intervenire per questo nuovo, drammatico caso umano. Abbiamo subito accolto
l’accorato appello di una mamma coraggiosa e ci impegneremo a continuare a sostenere
questa causa umanitaria, insieme a tutti quei calabresi che non negano mai il
loro aiuto alle persone bisognose, in particolare ai bambini più poveri e
sfortunati. Per questo abbiamo pensato a Gattuso, campione di calcio e di
solidarietà. Intanto l’appello che rivolgo ai calabresi è quello di dare ognuno
anche solo un piccolo contributo, con un versamento sul conto corrente aperto
dai genitori di Erika. Queste le coordinate per il bonifico bancario. C/c bancario 000000103766. Codice paese: IT
; Cin Ibam 79 ; Cin Bban N ; Abi 07062 ; Cab 80580. Intestato a Marino Rosetta.
Causale: "Aiutate a far volare Erika”.
16 giugno 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Lettera
Quirinale.“Presidente Repubblica non ha in agenda, per i prossimi mesi, una
visita in Calabria”. Diritti Civili rinnova l'appello al Capo dello Stato
Roma
“Il Presidente
della Repubblica non ha in agenda per i prossimi mesi, per i suoi molteplici
impegni istituzionali, una visita in Calabria; la vicenda, che lei con solerzia
ci segnala, sarà tenuta presente in occasione di un futuro eventuale viaggio
del Presidente in questa regione”. E’ quanto scrive la Presidenza della
Repubblica in una lettera recapitata al leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, che informa di aver ricevuto la missiva del Quirinale dopo il
suo appello al Capo dello Stato con l’invito a venire in Calabria. Corbelli
rinnova oggi il suo appello a Napolitano: “Signor Presidente trovi un giorno nella
sua agenda ma venga presto in Calabria, come segnale di attenzione dello Stato
per questa Regione, in un momento particolarmente difficile e drammatico per
questa terra, aggredita dalla ‘ndrangheta, emarginata, discriminata e
penalizzata dal Governo Centrale, dai Partiti e dalle Istituzioni e quale
messaggio di speranza per il futuro. Con rispetto mi permetto di insistere e
chiederle, anche alla luce del gravissimo fatto di sangue accaduto venerdì
scorso a Melito Porto Salvo, di venire in Calabria e di iniziare la sua visita
proprio dal paese e dalla famiglia di quel bambino, vittima innocente di un
agguato mafioso, che lotta tra la vita e la morte all'ospedale Bambin Gesù di
Roma e per il quale tutti noi calabresi, addolorati e indignati, preghiamo”.
7 giugno 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Immigrazione e
solidarietà. Battaglia vinta. Corbelli: “I due fratellini Rom non vedenti,
Marko e Branko 9 e 10 anni, resteranno in Italia per essere curati e operati,
lunedì prossimo, a Bologna”
Dalla Calabria una
storia diversa, di solidarietà vera, legata al dramma dell’immigrazione
clandestina. Marko e Branko, i fratellini Rom di 10 e 9 anni, nati in Italia (a
Cosenza), non vedenti (il primo vede da un solo occhio, il secondo completamente
cieco), potranno restare nel nostro Paese e continuare a curarsi. Lunedì
prossimo saranno ricoverati e operati a Bologna. Ancora una volta il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, è riuscito a vincere una importante
battaglia civile e a far ottenere un nuovo permesso straordinario che consente
ai due bambini di poter usufruire delle cure in Italia. Sono stati
infatti rilasciati i due tesserini sanitari, che erano scaduti da tempo e che
impedivano il ricovero dei piccoli all’ospedale di Bologna, dove vengono
periodicamente sottoposti a cure e piccoli, delicati interventi per eliminare i
dolori, evitare infezioni e mantenere la vista all’unico occhio dal quale vede
uno dei due bambini, Marko. “I due bambini potranno così essere subito
ricoverati e operati, lunedì prossimo, a Bologna. Per ottenere questo
importante risultato e farli restare e curare in Italia è stato necessario
forzare la stessa, severa legge sull’immigrazione. In mancanza infatti del
permesso di soggiorno, non ancora consegnato ai genitori (una coppia di
immigrati irregolari, da 15 anni in Italia), non era possibile rilasciare i
tesserini sanitari, indispensabili per il ricovero nella struttura ospedaliera
bolognese. Per superare questo assurdo burocratico e ottenere una
autorizzazione straordinaria – afferma Corbelli - ho fatto visitare nei giorni
scorsi i due bambini all’ospedale di Cosenza, dove è stata certificata
l’urgenza del ricovero all’ospedale Maggiore di Bologna. La documentazione
medica dell’Annunziata è stata quindi subito portata in Questura a Cosenza e
all’Asl competente dove sono stati rilasciati dal dirigente responsabile (che
ho contattato telefonicamente) i due tesserini. I due bambini saranno adesso
subito ricoverati a Bologna, dove lunedì saranno visitati e operati. Ancora una
volta, in Calabria, ha prevalso e vinto la solidarietà per i due bambini rom
non vedenti. Purtroppo sono sette anni che devo ogni anno lottare chiedendo e
ottenendo, grazie alla collaborazione di persone sensibili e coraggiose, anche
una forzatura della stessa legge per evitare l’espulsione dal nostro Paese e
far restare in Italia e continuare a curare questi due bambini. La storia di
questi due fratellini è un esempio di come si possa coniugare la solidarietà
con la legalità, con riferimento al problema e al dramma dell’immigrazione”.
Branko e Marko hanno rischiato, sei anni fa, di finire tragicamente la loro
esistenza nella tenda-vergogna, accanto ad una discarica, alle porte di
Cosenza, città dove sono nati e hanno sempre vissuto. Li ha salvati Corbelli,
nel giugno dl 2001, togliendoli dalla piccola tenda, dove vivevano in
condizioni igieniche disumane e allucinanti, sistemandoli in una casa (messa a
disposizione dal comune di Rende, città dove si sono perfettamente integrarti e
dove tutti li vogliono bene), facendoli ricoverare e operare negli ospedali di
Cosenza e Bologna, iscrivendoli a scuola, facendogli ottenere ogni anno (dopo
manifestazioni di protesta, denunce e appelli alle massime Istituzioni del
Paese da parte del Movimento Diritti Civili) un permesso straordinario di
soggiorno per permettergli di restare nel nostro Paese per continuare le cure e
fare una vita dignitosa insieme ai loro poveri genitori.
6 giugno 2008
(In questa stessa
pagina tutti gli altri interventi sulla lunga battaglia per Marko e Branko)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Iniziativa Diritti
Civili. Medaglia d’Oro per tutti sette giovani eroi morti estate scorsa. In
occasione del 2 Giugno, Festa della Repubblica, consegnate Onorificenze.Nomi
Eroi: Dragan Cigan, Andrea
Golfera, Luigi Rende, Eugenio Nigro, Giovanni Baldi, Pierluigi
Schiavone, Pietro Maggiolini.
Roma
I sette giovani eroi morti l’estate
scorsa mentre coraggiosamente tentavano di spegnere degli incendi, per difendere
la legalità e per salvare altre vite umane sono stati tutti ricordati e
onorati, in occasione del 2 Giugno, Festa della Repubblica, con il conferimento
e la consegna alla memoria della Medaglia d’Oro al Valor Civile. Una battaglia
civile condotta e vinta dal leader del Movimento Diritti Civili, Franco
Corbelli, che ha chiesto e ottenuto dal Presidente della Repubblica
l’assegnazione della Medaglia d’Oro per gesti di coraggio ed eroismo per
sette eroi, un cittadino bosniaco e sei italiani. L’alta onorificenza è stata
consegnata sabato scorso, 31 maggio, a Brindisi, alla famiglia del giovane eroe
pugliese Pietro Maggiolini, morto l’11 agosto scorso, dopo aver coraggiosamente
ed eroicamente salvato tre ragazze sue amiche che stavano annegando nel mare di
Palinuro, in provincia di Salerno; sempre sabato è avvenuta la consegna, a
Reggio Calabria, dell’onorificenza alla famiglia del giovane vigilante
calabrese Luigi Rende, rimasto ucciso a Reggio il primo agosto scorso, mentre
si opponeva con coraggio ed eroismo ad una banda di rapinatori; il 2 giugno è
stata invece assegnata a Cosenza la
Medaglia d’Oro al giovane caporale Eugenio Nigro, morto
lunedì 6 agosto dello scorso anno, all’età di 21 anni, nel coraggioso ed eroico
gesto di spegnimento di un incendio che minacciava il suo paese di Lappano,
nella Presila, alle porte di Cosenza. Medaglia d’oro anche per il manovale
bosniaco Dragan Cigan, morto nel mare di Jesolo, il 22 luglio scorso, dopo aver
eroicamente salvato due fratellini trevigiani che stavano annegando; per il
pilota emiliano dell’aereo Canadair della Protezione Civile, Andrea Golfera,
deceduto lunedì 23 luglio mentre coraggiosamente tentava di spegnere un rogo in
Abruzzo; per i due piloti campani Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone,
volontari dell’Associazione “Humanitas”, precipitati con l’elicottero a Marina
di Camerota, in provincia di Salerno, il 9 agosto scorso, mentre erano
impegnati in operazioni antincendio; evitarono eroicamente di abbattersi sulla
spiaggia, affollata di turisti. “Questi eroi non saranno dimenticati, ma
ricordati e onorati degnamente con il conferimento della Medaglia d’oro”,
afferma, soddisfatto, Corbelli, che per mesi ha perorato questa causa in
contatto con il Quirinale da dove è stato, in questo periodo, continuamente informato
sugli sviluppi delle sue diverse istanze per il conferimento della Medaglia
d’oro alla memoria di questi sette eroi. Proprio sabato mattina è stata
recapitata dal Quirinale una nuova lettera a Corbelli, con la quale il
Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari Giuridici, Alberto
Ruffo, informa del conferimento, da parte del Capo dello Stato, in data 2
maggio, della Medaglia d’oro al Valor Civile, alla memoria del signor Pietro
Maggiolini. Una missiva giunta al leader di Diritti Civili poche ore prima
della consegna della Medaglia d’oro ai familiari di Maggiolini, avvenuta sabato
mattina, alle ore 11 a
Cisternino (Brindisi) nella villetta Papa Giovanni Paolo II, e dalla stessa
famiglia del giovane eroe pugliese comunicata a Corbelli.
4 Giugno 2008
(Seguono in questa stessa pagina
gli altri precedenti interventi su questa iniziativa)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Storia di
solidarietà per piccoli Rom. Appello Diritti Civili per fratellini nomadi non
vedenti, Marko e Branko:“Manca permesso soggiorno e non possono essere
ricoverati a Bologna, dove devono essere subito operati”.
Dalla Calabria una storia diversa,
di solidarietà per i bambini Rom. Mentre in Italia è guerra e caccia al popolo
Rom, in Calabria vince la solidarietà e continua a commuovere l’odissea dei
piccoli Marko e Branko, fratellini nomadi nati in Italia, di 10 e 9 anni, non
vedenti (il primo vede da un solo occhio, il secondo completamente cieco), che
grazie ad una lunga battaglia, che va avanti ininterrottamente da 7 anni, del
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, non sono stati espulsi
dall’Italia, dove invece continuano a rimanere ed essere adeguatamente curati.
Oggi i due bambini devono essere ricoverati urgentemente a Bologna, ma un
intoppo burocratico non permette il ricovero nell’ospedale del capoluogo
emiliano: occorre infatti rinnovare i tesserini sanitari dei due bambini, che
sono scaduti da tempo. Per farlo però occorre che venga prima concesso il
permesso di soggiorno, che a tutt’oggi non è ancora stato consegnato ai
genitori (due immigrati irregolari) dei piccoli Marko e Branko. Corbelli
rivolge a questo proposito un appello al Questore di Cosenza, Raffaele Salerno,
che ha dimostrato attenzione per questi bambini Rom, ricevendoli lo scorso anno
insieme ai loro genitori e allo stesso Corbelli, in occasione del rinnovo del
permesso di soggiorno per motivi umanitari. “I due bambini devono essere subito
ricoverati a Bologna per essere sottoposti a controlli e piccoli interventi per
eliminare i dolori, evitare infezioni e per salvare l’unico occhio dal quale
vede uno dei due fratellini, Marko. E’ necessario consegnare il permesso di
soggiorno per poter ottenere i tesserini sanitari dei due bambini, necessari
per il ricovero nella struttura ospedaliera bolognese. Per questo mi appello al
Questore di Cosenza e confido in un suo pronto intervento. La storia di questi
due bambini è un esempio di come si possa coniugare la solidarietà con la
legalità, con riferimento al problema e al dramma dell’immigrazione”, afferma
Corbelli. Branko e Marko hanno rischiato, sei anni fa, di finire tragicamente
la loro esistenza nella tenda-vergogna, accanto ad una discarica, alle porte di
Cosenza, città dove sono nati e hanno sempre vissuto. Li ha salvati Corbelli,
nel giugno dl 2001, togliendoli dalla piccola tenda, dove vivevano in
condizioni igieniche disumane e allucinanti, sistemandoli in una casa (messa a
disposizione dal comune di Rende, città dove si sono perfettamente integrarti e
dove tutti li vogliono bene), facendoli ricoverare e operare negli ospedali di
Cosenza e Bologna, iscrivendoli a scuola, facendogli ottenere ogni anno (dopo
manifestazioni di protesta, denunce e appelli alle massime Istituzioni del
Paese da parte del Movimento Diritti Civili) un permesso straordinario di
soggiorno per permettergli di restare nel nostro Paese per continuare le cure e
fare una vita dignitosa insieme ai loro poveri genitori.
19 maggio 2008
(Gli altri precedenti comunicati su
Marko e Branko sono in questa stessa pagina)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Iniziativa e
appello di Diritti Civili : "Aiutiamo le popolazioni della Birmania e
della Cina colpite da gravissime calamità naturali"
Roma
Il leader del Movimento Diritti
Civili e capogruppo provinciale Franco Corbelli, chiede al Presidente della
Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, di erogare, come Ente, un contributo a
favore delle popolazioni della Birmania e della Cina, colpite da due devastanti
calamità naturali, che hanno provocato migliaia di morti, feriti e senza tetto.
Corbelli, che denuncia anche il silenzio e la mancata sottoscrizione di
raccolta fondi da parte dei grandi media italiani per queste tragedie, ricorda
come la Provincia
di Cosenza in questi anni, abbia sempre puntualmente e immediatamente risposto
agli appelli di Diritti Civili e sia ogni volta intervenuta di fronte a grandi
catastrofe umanitarie: come nel caso del maremoto che sconvolse il 26 dicembre
2004 il Sud Est Asiatico e per il violento terremoto che devastò il Pakistan,
nel 2005. “La Provincia
di Cosenza, continua a dimostrarsi nei fatti, come quella più solidale
d’Italia. A parte tutte le iniziative di solidarietà in ambito locale, che
spesso vanno al di là delle competenze specifiche dell’Amministrazione e del
Consiglio provinciali, la
Provincia di Cosenza è stata in assoluto in Italia il primo
Ente a intervenire, nel 2004, con un aiuto economico dopo il maremoto che
sconvolse il Sud Est Asiatico; la stessa cosa abbiamo fatto, l’anno dopo,
nel 2005, in
occasione de terribile terremoto che devastò il Pakistan e che venne da tutti
subito dimenticato e ignorato. Oggi di fronte alle due nuove, grandi tragedie
che hanno colpito la Birmania
e la Cina chiedo
al presidente Oliverio, ben conoscendo e apprezzando la sua sensibilità e
attenzione per queste iniziative di solidarietà e campagne umanitarie, di
aiutare anche, con l’erogazione di un contributo, anche questi due Paesi.
Quello dell’Amministrazione e del Consiglio provinciale di Cosenza sarà un atto
di grande solidarietà e impegno civile e umanitario che ci auguriamo venga
imitato anche da tutti gli altri Enti pubblici italiani. Tutti i colleghi
capigruppo e consiglieri provinciali sono da sempre particolarmente sensibili e
attenti al sociale e ai drammi dell’umanità più povera e sofferente. Purtroppo
anche per queste due grandi catastrofe ci tocca invece registrare in Italia il
silenzio e l’indifferenza generali. Le due tragedie sono già scomparse dalle
prime pagine dei grandi media e nessuna sottoscrizione è stata aperta né dai
giornali, né dalla Rai e né da Mediaset, come invece è stato fatto nel passato
per eventi assai meno gravi delle tragedie che hanno colpito la Birmania e la Cina. Purtroppo anche
il silenzio e l’indifferenza, che accompagnano queste immani tragedie,
continuano ad uccidere. Queste catastrofi sembra che non commuovano nessuno.
Come è possibile, infatti, che a tutt’oggi telegiornali Rai, Mediaset e la 7 e
grandi giornali non abbiano non solo non promosso alcuna sottoscrizione (come
invece hanno fatto per altri eventi meno importanti, anche solo per un po’ di
danni a qualche teatro italiano!), ma neppure reso noto i conti correnti che
alcune Associazioni di volontariato nazionali e internazionali hanno aperto per
la raccolta di fondi a favore della popolazione della Birmania e della Cina?
Tanta gente che vuole fare un’offerta non sa a chi rivolgersi e come fare!
Tutto ciò oltre che profondamente ingiusto è anche vergognoso, scandaloso,
indegno di un Paese civile”.
16 maggio 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Nuova battaglia di
Diritti Civili. Appello-denuncia
“Detenuto calabrese
non può recarsi a casa e stare accanto ai suoi due gemellini usciti dal coma e
ancora gravemente malati dopo drammatico incidente stradale. L’uomo non vede i
suoi due bambini da un anno”!
Il leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, denuncia il dramma di due gemellini calabresi di otto
anni, rimasti gravemente feriti e in coma per alcuni giorni, dopo un drammatico
incidente stradale, mentre si recavano a trovare il loro papà, M. C. , 46 anni,
in carcere e che da un anno non vedono più il loro genitore che vorrebbero
avere accanto e riabbracciare. “Ancora una volta viene chiesto al Movimento
Diritti Civili di intervenire per un caso umano e di ingiustizia che vede,
questa volta, vittime innocenti due bambini, due gemellini di 8 anni, un maschietto
e una femminuccia, residenti con la loro mamma in provincia di Reggio Calabria,
rimasti in coma per giorni dopo un grave incidente, che chiedono di poter avere
accanto il loro papà, attualmente detenuto, per scontare i restanti due anni di
carcere di una pena complessiva di quattro anni, in un lontano istituto di pena
del cosentino. I bambini a seguito di quel drammatico sinistro hanno riportato
gravi lesioni e devono essere costantemente e adeguatamente curati. Non vedono
il loro genitore da un anno. Chiedono di poterlo avere vicino. Purtroppo, mi
scrive un fratello del detenuto e zio dei bambini, tutte le istanze di
trasferimento in un carcere vicino casa sono state respinte. Rigettate anche le
richieste del detenuto di permessi per incontri con i figli minori , gravemente
malati. I due gemellini miracolosamente usciti dal coma e scampati alla morte
non possono vedere il loro papà, detenuto in carcere. Non può certo questa
definirsi una giustizia giusta e umana, degna di un Paese civile e di uno Stato
di diritto. Purtroppo nessuno si occupa di questi drammatici casi umani e di
ingiustizia, nella fattispecie, dei diritti negati di due fratellini malati e
del loro papà, uno dei tanti senza volto delle prigioni italiane. Tacciono i
garantisti, i Ministri, i partiti, i neoparlamentari nominati dai leader
politici. Tacciono i grandi media nazionali e addirittura anche certa stampa
locale. Questi sepolti vivi, fantasma delle carceri e i loro familiari chiamano
Diritti Civili per avere giustizia e rispetto dei loro diritti, almeno di
quelli fondamentali. Soprattutto, come in questo caso, se si tratta di bambini
innocenti, miracolosamente usciti dal coma e gravemente malati. Rivolgo
un appello e chiedo al giudice competente di questa vicenda giudiziaria di
porre subito fine a questa ingiustizia, di permettere subito a questo detenuto
di recarsi a casa dai suoi due gemellini malati e bisognosi di cure e di
affetto. Chiedo inoltre che venga accolta la istanza di trasferimento di questo
detenuto in un carcere vicino casa, per permettergli di scontare il resto della
sua condanna, avendo la possibilità di poter vedere, incontrare e stare insieme
ai suoi due bambini malati”.
13 maggio 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
vince nuova importante battaglia umanitaria. Esaudito il desiderio del piccolo
Marco, bambino calabrese gravemente malato. Il suo papà, detenuto ad Ancona,
mandato ai domiciliari in Calabria per stargli vicino, assisterlo e aiutarlo a
vincere la sua brutta malattia.
Una nuova, importante battaglia
civile e umanitaria vinta dal Movimento Diritti Civili. “Un bambino calabrese,
Marco, 8 anni, gravemente malato, che chiedeva, per vincere la sua malattia, di
aver accanto il papà D. L., 48 anni, detenuto nel carcere di Ancona (per
scontare una condanna per un reato non grave), ha avuto esaudito il suo
desiderio. Il genitore infatti ha ottenuto gli arresti domiciliari ed è nella
sua abitazione, in un piccolo centro della Calabria, ad assistere il suo
bambino. “Un atto di giustizia giusta e umana, degno di un Paese civile e
di uno Stato di diritto”, l’ha definito Franco Corbelli, che per perorare
questa causa e vincere questa difficile battaglia si è battuto lo scorso anno,
per mesi, con denunce sulla stampa e appelli “all’allora Ministro della
Giustizia, Mastella, che non ha mai risposto, e al Presidente della Repubblica,
Napolitano, che è invece intervenuto”. E il leader di Diritti Civili dopo aver
appreso, oggi, dal legale della famiglia del piccolo Marco, del lieto fine di
questa storia, ringrazia il Capo dello Stato “ancora una volta sensibile,
pronto a rispondere agli appelli di Diritti Civili a favore di un bambino
malato e a intervenire”. Corbelli aveva denunciato questo caso, nel maggio del
2007, dopo aver ricevuto un appello della mamma del piccolo Marco. “Più volte
avevo denunciato il dramma e l’ingiustizia di questo bambino malato che da 8
mesi non vedeva il suo genitore detenuto nel lontano carcere di Ancona. Il
piccolo Marco, residente con la mamma, in un paese della Calabria, per la sua
malattia è in cura presso un centro specializzato della regione, la Divisione di Ematologia
dell’Azienda Ospedaliera di Reggio Calabria, come attesta la documentazione
medica che mi era stata consegnata un anno fa dal legale del genitore del
bambino. Il piccolo per combattere la sua brutta malattia aveva bisogno di
avere accanto il suo genitore. Per questo un anno fa, dopo aver inutilmente
chiesto l’intervento dell’allora ministro della Giustizia, Mastella (che non ha
mai risposto agli appelli di Diritti Civili) mi rivolsi a Napolitano scrivendo
tra l’altro: “Signor presidente della Repubblica, un bambino, gravemente
malato, le chiede di aiutarlo a realizzare il suo desiderio e il suo sogno:
poter aver, a casa, il suo papà, detenuto in un carcere lontano dalla Calabria,
attualmente si trova ad Ancona. Vuole accanto il suo genitore per poter, con il
suo affetto, combattere e vincere la sua brutta malattia che non gli permette
di poter lasciare la sua casa in Calabria per andare a trovare il suo papà.
Presidente quello che questo bambino le chiede, con tutto il candore dei suoi 7
anni, è solo un atto di giustizia giusta e di pietà umana. Può un Paese civile,
uno Stato di diritto negare il sacrosanto diritto di questo bambino malato? Lo
chiedo a Lei signor Presidente, Garante supremo delle Istituzioni del nostro
Paese, tutte silenti e latitanti, al pari della cosiddetta società civile e dei
grandi media nazionali (tutti tranne Libero) di fronte alle ingiustizie e ai
drammi della povera gente e dei bambini innocenti e indifesi”. Il presidente
Napolitano aveva successivamente risposto a Corbelli comunicandogli che era
intervenuto, chiedendo informazioni su questo caso al Dap (Dipartimento
Amministrazione Penitenziaria). Oggi la notizia che il detenuto ha ottenuto gli
arresti domiciliari e il piccolo Marco ha di nuovo così accanto il suo papà che
l’aiuterà a vincere la sua malattia.
7 maggio 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Sit-in di Corbelli
a Reggio per manifestare solidarietà a Gratteri e invitare la Calabria a reagire contro
la ‘ndrangheta
Reggio Calabria
Il leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, questa mattina a Reggio Calabria ha attuato un sit-in
davanti al Tribunale per manifestare solidarietà al pm antimafia Nicola
Gratteri ,dopo il ritrovamento di una microspia nel suo ufficio, e per lanciare
significativamente da un luogo simbolo, il Palazzo di Giustizia reggino, un
appello alla Calabria alla mobilitazione contro la ‘ndrangheta e a favore dei
magistrati coraggiosi come il sostituto procuratore Gratteri. Corbelli ha
voluto manifestare personalmente, con la sua presenza davanti al Tribunale di
Reggio, “la sua vicinanza al magistrato Gratteri, particolarmente impegnato
nella lotta alla ‘ndrangheta e per questo assai esposto e a rischio”. Corbelli
paragona Gratteri “ai giudici-eroi Falcone e Borsellino e si dice fortemente
preoccupato per l’incolumità e la vita del magistrato reggino, dopo la
microspia scoperta nella sua stanza, all’interno della Procura reggina”.
Corbelli con la sua iniziativa ha “voluto manifestare solidarietà a Gratteri, a
tutti quei magistrati come lui coraggiosamente impegnati sul fronte antimafia e
per la difesa della legalità in Calabria e a quegli imprenditori e
amministratori che trovano il coraggio di resistere e ribellarsi alla
‘ndrangheta”. Parole di sdegno ha usato il leader di Diritti Civili anche per
condannare il gravissimo attentato di Gioia Tauro ai danni dell’imprenditore
Princi. “Siamo alla barbarie”, ha detto Corbelli. “Occorre per questo una forte
e immediata reazione dello Stato e della società civile. La Calabria deve reagire,
non può più restare silente e immobile di fronte a questi gravissimi attacchi
alle Istituzioni. Gratteri è un giudice simbolo, da oltre 20 anni vive blindato
per combattere la potente e sanguinaria ‘ndrangheta. Oggi rischia la vita. La
microspia scoperta nel suo ufficio è un campanello d’allarme, un segnale
inquietante e allarmante che c’è qualcuno che, dopo averlo spiato, lo vorrebbe
eliminare. Gratteri è diventato un magistrato scomodo, un ostacolo da
eliminare. Bisogna per questo creare intorno a lui una grande rete di
protezione da parte dello Stato e una straordinaria catena di solidarietà umana
da parte della società civile calabrese. Non bisogna lasciarlo, né farlo
sentire solo e isolato. Deve avvertire intorno a sé la presenza delle
Istituzioni e della sua gente. Bisogna scuotere le coscienze dei calabresi. Far
capire che è giunto il momento di reagire per vincere la difficile battaglia.
C’è bisogno di una rivoluzione culturale, sociale e morale per una nuova
primavera calabrese. Ne va del futuro della nostra regione. Per queste ragioni
sono andato oggi a Reggio, davanti al Palazzo di Giustizia. Difendere Gratteri
significa difendere la legalità, la legge, mantenere viva la speranza che la Calabria potrà un giorno
debellare il fenomeno della
‘ndrangheta”.
28 aprile 2008
(In questa stessa pagina e nella
pagina Politica gli altri interventi sul caso Gratteri)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
denuncia “Gratteri rischia come Falcone e Borsellino” e invita “Calabria e
movimento studentesco alla mobilitazione”.
Reggio Calabria
Il leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, dopo il ritrovamento di una microspia nell’ufficio del
pm antimafia Nicola Gratteri , parla di “fatto gravissimo e inquietante”,
chiede alle Istituzioni preposte dello Stato di non lasciare solo il coraggioso
magistrato e invita la
Calabria e in particolare i giovani del mondo della scuola a
scendere in piazza per manifestare vicinanza e solidarietà al sostituto
procuratore reggino e per dire no alla mafia, in una regione, la Calabria, aggredita e in
balìa della criminalità organizzata, come purtroppo conferma il gravissimo
attentato di ieri all’imprenditore Princi di Gioia Tauro. Corbelli vede molte
analogie tra quanto accaduto a Gratteri e quanto accadde a Palermo ai giudici
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Attenti a non sottovalutare l’episodio della
microspia. E’ un segnale allarmante, significa – afferma Corbelli - che
Gratteri è nel mirino non solo della ‘ndrangheta. Gratteri come Falcone e
Borsellino, eroici giudici antimafia, traditi, spiati primi di essere uccisi.
Per questo il magistrato reggino va adeguatamente protetto dallo Stato e
sostenuto dalla società civile e dall’opinione pubblica. Invito tutti in
Calabria (e non solo) a manifestare solidarietà a Gratteri. In particolare
rivolgo un appello alla mobilitazione al mondo studentesco, ai tanti giovani, a
cui il magistrato antimafia reggino si sente molto legato e che continua a
incontrare in tante scuole della Calabria, e in altre regioni italiane, per
educare alla legalità, per spiegare la difficoltà e i rischi della lotta alla
mafia, la pericolosità della potente ‘ndrangheta, per insegnare il senso dello
Stato, il rispetto della legge, il perseguimento di una giustizia giusta e
uguale per tutti. Ai giovani dico: fate sentire forte la vostra voce e la
vostra solidarietà a questo coraggioso magistrato, che significa dire un forte
no alla mafia. Fatelo nelle forme che ritenete più opportune. In piazza, a
scuola, con una riflessione, un dibattito, uno sciopero bianco, uno striscione
appeso alle finestre dei vostri edifici scolastici. Ma fatevi sentire. Fate
sentire forte la voce della Calabria pulita, onesta, che non si arrende alla
mafia e che si schiera con i magistrati coraggiosi, come Nicola Gratteri”.
27 aprile 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Istituzione Quirinale
risponde ad appello Diritti Civili e interviene per detenuto calabrese,
gravemente malato, cieco, che rischia di morire in cella.
Roma
Il Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha subito risposto all’appello del leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, ed è immediatamente intervenuto per il caso del
detenuto calabrese, A. G. , 47 anni, cieco, gravemente malato, che rischia di
morire nel carcere della Calabria dove si trova recluso, per scontare un
residuo pena di due anni e due mesi, di una condanna complessiva di quattro
anni. Corbelli, che da oltre un mese porta avanti ininterrottamente, e come
sempre da solo, la sua battaglia per salvare questo detenuto cieco e morente,
dopo aver più volte denunciato “il silenzio e il disinteresse di tutti su
questo dramma e su questa grande ingiustizia” aveva rivolto, martedì 15 aprile,
un appello al capo dello Stato e Presidente del Csm, Napolitano. “Immediato,
come al solito, è stato l’intervento di Napolitano”. dichiara Corbelli. Oggi è
infatti arrivata dal Quirinale al leader di Diritti Civili la missiva con la
risposta del capo dello Stato. Il Direttore dell’Ufficio per gli Affari
dell’Amministrazione della Giustizia del Quirinale, Loris D’Ambrosio, ha
informato Corbelli dell’intervento della Presidenza della Repubblica presso il
Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Il leader di Diritti
Civili ringrazia il presidente Napolitano “che, afferma, dimostra ancora una
volta la sua grande sensibilità e particolare attenzione nei confronti delle
persone più deboli ed emarginate. Napolitano è un presidente realmente e
concretamente accanto agli ultimi, a quelli che, gravemente malati, soffrono,
spesso dimenticati nelle carceri del nostro Paese. E’ grazie a lui, e al suo
predecessore Carlo Azeglio Ciampi, che Diritti Civili da anni riesce a portare
all’attenzione, a risolvere tanti casi umani e a cancellare molte
ingiustizie. Purtroppo i tanti (pseudo) garantisti di questo Paese,
pronti a scendere in piazza e promuovere petizioni per i personaggi eccellenti
indagati e arrestati, continuano a tacere su questo grave caso di giustizia
negata nei confronti di un povero cristo, uno dei tanti senza volto e senza diritti
delle prigioni. Un uomo, cieco, gravemente malato, sta morendo in un carcere
calabrese, e nessuno pensa di intervenire, di spendere una sola parola.
Nonostante gli appelli di Diritti Civili dei giorni scorsi, hanno taciuto e
chiuso gli occhi tutti i partiti e tutti i candidati-nominati alle passate
Elezioni Politiche. E’ questo il trattamento e il destino che tocca ai poveri
cristi, ai dannati e sepolti vivi delle carceri. Condannati all’oblìo,
all’emarginazione, alla morte. E’ gente che non fa notizia neanche quando
decide, commettendo un errore grave e imperdonabile, di suicidarsi. A questi
detenuti di fatto viene negato il diritto alla assistenza sanitaria e
calpestata la dignità. Per fortuna c’è il presidente Napolitano che ci aiuta a
combattere e vincere queste ingiustizie. Con il suo autorevole intervento
otterremo giustizia e aiuteremo anche questo detenuto cieco e molto malato,
prima che sia troppo tardi”.
23 aprile 2008
(Segue, in questa pagina, il
precedente intervento su questo caso con l'appello al Presidente Napolitano)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Appello Diritti
Civili a Istituzione Quirinale per detenuto calabrese, gravemente malato,
cieco, che rischia di morire in cella.
Reggio Calabria
Il Movimento Diritti Civili
continua la sua battaglia per salvare il detenuto calabrese, A. G. , 47 anni,
gravemente malato, che sta diventando completamente cieco e rischia di morire
in carcere, denuncia “il silenzio e il disinteresse su questo dramma e su
questa grande ingiustizia” e rivolge oggi un appello al capo dello Stato e
Presidente del Csm, Giorgio Napolitano. Franco Corbelli si chiede che “fine
abbiano fatto i (pseudo) garantisti di questo Paese, perché continuano a tacere
su questo grave caso di giustizia negata”. “Un uomo, cieco, gravemente malato,
sta morendo in un carcere calabrese, e nessuno pensa di intervenire, di
spendere una sola parola. Nonostante l’appello di Diritti Civili dei giorni
scorsi, hanno taciuto e chiuso gli occhi tutti i partiti e tutti i candidati-nominati
alle Elezioni Politiche. E’ questo il trattamento e il destino che tocca ai
poveri cristi, ai senza volti e senza diritti delle prigioni. Condannati
all’oblìo, all’emarginazione, alla morte. E’ gente che non fa notizia
neanche quando decide, commettendo un errore grave e imperdonabile, di
suicidarsi. A questi detenuti di fatto viene negato il diritto alla assistenza
sanitaria e calpestata la dignità. Mentre i politici, con elezioni
incostituzionali, continuano a dividersi scranni parlamentari e poltrone, io da
20 anni lotto, da solo, per difendere i diritti di queste persone recluse e
malate. Ho tolto dalle prigioni in questi anni tanti poveri cristi, diversi
extracomunitari, malati e innocenti. Continuerò a combattere per aiutare
e salvare questa persona malata e non vedente, per porre fine a questa grande
ingiustizia”. Questo detenuto ha scritto a Corbelli, nei giorni scorsi,
chiedendogli di aiutarlo, “prima che sia troppo tardi”. Il leader di Diritti
Civili chiede che “vengano rispettati i diritti elementari e fondamentali di
questa persona reclusa all’assistenza sanitaria, stante il suo grave stato di
salute, assolutamente incompatibile con il regime carcerario. Per questo va
immediatamente scarcerato e mandato ai domiciliari o in una struttura
ospedaliera in grado di curare le sue gravi patologie. Di fronte al silenzio e
alla insensibilità di tutte le Istituzioni rivolgo un appello al Presidente
della Repubblica e del Csm, Giorgio Napolitano. Confido, così come è avvenuto
per altri appelli di Diritti Civili per diversi casi umanitari e di
ingiustizia, in un suo autorevole e decisivo intervento”.
15 aprile 2008
Comunicato
Stampa Movimento Diritti Civili
Giovani
fratelli imprenditori calabresi si ribellano e denunciano ‘ndrangheta. Costretti
a fuggire dalla Calabria sono da 18 mesi abbandonati dallo Stato. Hanno scritto
al Movimento Diritti Civili.
Reggio Calabria.
Il leader del
Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rende nota la dignitosa e drammatica
denuncia recapitatagli dal papà dei tre giovani fratelli imprenditori calabresi
, ex titolari del noto ristorante “Al Valantain” di Villa San Giovanni, vittime
della mafia del racket, che “dopo aver coraggiosamente denunciato la
‘ndrangheta, abbandonati dallo Stato, hanno dovuto chiudere il loro locale e
lasciare, fuggire dalla Calabria per non perire; da 18 mesi – come scrivono
nella loro e-mail a Corbelli - vivono poveri, senza aver mai avuto un solo euro
dal Governo, in un luogo sconosciuto, per motivi di sicurezza, ospiti di un
industriale che gli ha dato un lavoro, si ritrovano in solitudine,
nell’emarginazione totale, nella disperazione, nel dolore, in condizioni
indicibili, da latitanti forzati, volontari e esiliati dal potere occulto”.
Corbelli si era subito schierato al loro fianco e due anni fa, nel febbraio
2006, li aveva accompagnati dall’allora Prefetto di Reggio Calabria, Luigi De
Sena, per perorare la loro giusta causa. “Da allora purtroppo lo Stato non ha
fatto nulla per aiutarli, anzi, come mi scrive il padre di questi giovani
imprenditori, li ha abbandonati e perseguiti, con istanze di fallimento e
ingiunzioni di pagamento. Chiedo che vengano rispettati – afferma Corbelli - i
diritti di questi giovani imprenditori che hanno avuto il coraggio di
ribellarsi alla ‘ndrangheta. Lo Stato ha il dovere di aiutarli ad uscire dal
buio e dalla disperazione dove sono sprofondati. Per comprendere il dramma e la
sofferenza che questi giovani e i loro genitori stanno vivendo pubblichiamo
integralmente sul nostro sito internet, a seguire in questa stessa pagina, la
loro drammatica lettera, indirizzata anche al presidente di Confindustria, Luca
Cordero di Montezemolo, il quale non ha mai risposto agli appelli di questi
giovani imprenditori. Spero che serva a porre fine a questa grande ingiustizia.
Questi giovani devono essere aiutatati. Lo chiedo al Governo, non importa se
provvisorio, al Ministro degli Interni, Amato, al vice ministro degli Interni,
il reggino Marco Minniti, che ben conosce questa storia ma che non mi risulta
abbia fatto sino ad oggi nulla di concreto per aiutare questi giovani e la loro
famiglia”. Continua con la pubblicazione della lettera.
27 febbraio 2008
Questa
la coraggiosa lettera a Diritti Civili del papà dei giovani fratelli
imprenditori anti-'ndrangheta
Stimato
Dottore,
con la presente per parteciparle le vicende di coloro i quali hanno denunziato
la ndrangheta e che, fuggiti per non perire, sono ora nella posizione di
”latitanti forzati, volontari ed esiliati dal potere occulto”. Sono il papà di
V. , E. e A. , titolari del fù Ristorante “Al Valantain”di Villa San Giovanni, ubicato in un sito dove la natura si è veramente
sbizzarrita come bellezza e scenari, a pochi km da Reggio Calabria. Mi sono
chiesto infinite volte, perché nella mia vita ormai sono infinite le occasioni,
dove risiede il senso della speranza e dell’attesa, quando ti trovi nel mezzo
del dolore, e dell’orrore, della disperazione, in una solitudine e nell’
emarginazione totale, se ne è valso veramente la pena vivere 18 mesi di
iniraccontabile, stressante vita in una solitudine indicibile. Le domando e mi
domando: perché la solitudine? Essa è per tanti versi più terribile della
ndrangheta stessa. E se la speranza e l’attesa, avendo lì un luogo, avessero
anche parole per esprimerle che non fossero stupide banalità di circostanza, ma
parole di verità; perché la speranza, è verità o non lo è !! Ma mi domando: può
fare qualcosa il Governo o lo Stato, quando la massa del popolo è lontana,
distratta sonnolente? Allontanati tacitamente, da uno Stato impotente, sbattuti
in una realtà, per amore di Dio anche migliore, improvvisamente lasciati in una
solitudine che come un anaconda ha avviluppato tutta la famiglia; eccoci adesso
agnelli azzannati dai lupi, i lupi che sono stati e rimangono forti a tutto.
Eccoci colpevolizzati e perseguiti dallo Stato, si quello Stato a cui con tanta
fiducia ci siamo rivolti per tutelarci, ed al quale certamente senza alcuna
remore mi rivolgerei e mi rivolgo ancora. Lo Stato di diritto, lo Stato che ci
ha sempre detto e in questi tempi urla “io ci sono!” ma che tante volte nelle
sue peripezie sonnecchia. La nostra partenza avrà fatto pensare a qualche
buontempone che la nostra famiglia ha preso i…..soldi di questo Stato , orbene
confermo che dalle vicende “Al Valantain”, o da altro, la mia famiglia non ha
percepito nessun euro, in contraltare ha ricevuto notifiche d’istanza
fallimentare, solleciti con ingiunzioni e avvisi di garanzia per calunnia,
istanze dalla banca, si quella banca che appurate le nostre determinazioni a
denunziare le minacce da ignoti, con grande fretta convocò mia figlia titolare
del conto per parteciparLe la chiusura del conto in quanto “cliente a
rischio”…ma siamo seri, su!! diciamo a tutti compreso al Dr. Montezemolo e alle
Ass.ni Industriali siciliane, alle quali la presente è stata inviata e in
riscontro ho ricevuto un silente silenzio, quando scegli di essere dalla
parte dei giusti diventi appestato, infame (come si dice da noi) e sei solo!!
Sì, solo contro tutti , e con l’indigenza del vivere quotidiano che ti
stritola. Dicano piuttosto, e di questo mi appello a Lei , che cosa è la” legge
44/99 ” cui noi siamo stati destinatari dal prefetto De Sena , cosa
effettivamente garantisce a chi decide di denunziare quali i suoi sviluppi
concreti a tutela del denunziante-nessuna o quasi rispecchia le grandi frasi
apposte su manifesti in ogni caserma dei CC. Polizia o GDF-
Tutto ciò concorda con quanto predetto sempre dagli uomini politici di quello
Stato, che in ordine di tempo si affacciano, secondo la gravità delle
circostanze , di fatti delittuosi, in Calabria, “Denunziate e non sarete soli,
lo Stato sarà con voi” , e spesso elargiscono bellissime corone di fiori o
pomposi funerali di stato (sic!) sempre spesso ahimé ..a futura memoria.
Finiamola con gli editti o con le passerelle in televisione, e con tutti questi
esperti che pontificano , ma che ne sanno della verità? Della molotov lanciata
dentro con te e la tua famiglia con le pallottole a casa con gli attentati
quasi giornalieri con statue incappiate o con attese ad appuntamenti in
sperdute piazzole dell’Aspromonte . E tanto altro ancora…Mi dica, è giusto
tutto ciò? Dopo 18 mesi di lotta e tribolazioni con vessazioni minacce e
terrore subite da tutta la mia famiglia da un ignoto nemico? E soltanto per
aver detto no! E mi creda lo ripeterei , il no all’arroganza. Lo Stato in
questa circostanza credo abbia perso, si il silenzio anche da parte dello Stato
questo non lo annoveravo assolutamente, i miei figli , tutti insieme, avevano
creato una propria attività investito un gruzzoletto speravano di poter
lavorare in pace, in fondo non era altro che un semplice ristorante, sì un
semplice ristorante in un posto dove adesso campeggiano i grandi capannoni
dell’A3 e a conferma dei tempi mi conferma, il perchè il locale non è stato
bruciato o fatto saltare. E’ giusto infine parteciparLe che la somma degli anni
dei miei figli, neofiti imprenditori, è di 73 anni complessivi ….. e per lo
Stato sono protestati e vicini al fallimento…!e che la mia giovane prima figlia
a causa delle tensioni vissute ha abortito della creatura che portava in
grembo. La presente, dopo quasi due anni di silenzio, è dovuta alla rabbia,
alla violenza cui mi sento oggetto alla luce degli ultimi eventi , “onore alla
Mafia con fiction, spazi incredibili a soggetti che meriterebbero solo
l’applicazione delle leggi dello Stato. La storia del Ristorante Al Valantain,
documentata, è avallata da due cartoni di “cartacce”è stata riportata dai mass
media nazionali e locali , Rai International e SKY. La nostra famiglia non ha
inteso non intende e non intenderà mai avere denaro dallo Stato avrebbe gradito
viceversa la sua presenza e la sua tutela e non la solitudine cui ci siamo
trovati, la grandissima riconoscenza va ad imperituro ad un operatore industriale
, si un cittadino, che con grande trascendo di solidarietà ci ha accolti, dato
un lavoro, una casa e la tranquillità facendoci riconquistare la dignità ci
tutela; sì, il “supplente di uno Stato” che nei fatti concreti e giornalieri
dei suoi “ non Eroi ma disperati” è latitante.!!! La prego voglia tenere, alla
Sua discrezione professionale sia i nostri nomi e principalmente il luogo in
cui ci troviamo, per la nostra sicurezza. Grazie.
27 febbraio 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Dopo istanza
Diritti Civili, concessa Medaglia d’oro a giovane eroe calabrese Eugenio Nigro.
Grazie Presidente.
Il Presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, concede la
Medaglia d’oro al giovane eroe calabrese Eugenio Nigro. Lo
rende noto il leader di Diritti Civili, Franco Corbelli, che informa di aver
ricevuto una lettera della Presidenza della Repubblica, con la quale viene
informato del positivo esito finale dell’istruttoria per il conferimento della
massima onorificenza alla memoria del giovane caporale Eugenio Nigro, che ha
perso la vita, lunedì 6 agosto, per “l’eroico gesto di spegnimento di un
incendio che minacciava il suo paese di Lappano, nella Presila, alle porte di
Cosenza”. Corbelli dopo aver presentato, mercoledì 8 agosto, l’istanza al Capo
dello Stato e dopo alcune telefonate aveva ricevuto il 9 settembre scorso la
prima comunicazione del Quirinale, che lo informava che era stata avviato
l’iter previsto per l’assegnazione della Medaglia d’oro al Caporale Nigro. Il
21 dicembre con una nuova lettera, a firma del Consigliere per gli Affari
Interni della Presidenza della Repubblica, Alberto Ruffo, veniva comunicato a
Corbelli che, dopo la relazione del Prefetto di Cosenza, la istanza per la Medaglia d’oro al
Caporale Eugenio Nigro era all’esame della Commissione per le ricompense al
Valore e Merito Civile presso il Ministero degli Interni. Adesso la terza
lettera del Quirinale, a firma sempre del Consigliere Ruffo, con la quale si
informa Corbelli che “ la
Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile,
nella seduta del 10 gennaio, ha espresso parere favorevole alla Concessione
della Medaglia d’oro al Valor Civile alla memoria del caporale Eugenio Nigro,
deceduto il 6 agosto, mentre era impegnato nello spegnimento di un incendio”. Si
aspetta adesso, nei prossimi giorni, la convocazione dei genitori di Nigro al
Quirinale per la consegna della Medaglia d’oro. Corbelli ringrazia il capo
dello Stato per aver accolto l’istanza di Diritti Civili e ricorda che anche il
presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, aveva chiesto, nell’ottobre
scorso, l’assegnazione della Medaglia d’oro alla memoria del 21enne eroe
calabrese Eugenio Nigro. “Eroi come il giovane militare Nigro non saranno
dimenticati, ma ricordati e onorati degnamente con l’assegnazione della
Medaglia d’oro. I genitori e la sorella di Eugenio Nigro meritavano questo
grande e significativo riconoscimento per il loro eroe. Il presidente della
Repubblica, che ringrazio, nonostante i suoi impegni istituzionali
particolarmente gravosi in questi giorni di crisi di governo, continua a
dimostrare una grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi, come il
giovane caporale Nigro, ha sacrificato la propria vita per salvare il suo paese
da un incendio. La Medaglia
è stata assegnata a Nigro, così come è stata concessa, grazie sempre al
presidente Napolitano, che ha accolto le diverse istanze di Diritti Civili, ad
altri eroi che come il militare calabrese hanno perso la vita l’estate scorsa
mentre cercavano di spegnere dei roghi, dopo aver salvato altre vite umane e
mentre difendevano la legalità”.
4 febbraio 2008
Flash. Approvata
dal Consiglio provinciale di Cosenza la proposta di legge promossa da Diritti
Civili per l'istituzione del Garante della Salute della Calabria. Prima
struttura del genere in Italia.
(i particolari
nella pagina
Politica)
Solidarietà
Aiutiamo le vittime
dell’acciaieria di Torino
Sosteniamo la
iniziativa di solidarietà “Per le vittime dell’acciaieria di Torino – Fondo 581”, promossa dalla
Fondazione La Stampa Specchio
dei Tempi, supplemento del quotidiano La Stampa di Torino.
Queste le coordinate per il
versamento
Bonifico bancario su C/c Bancario n. 100000120118
Abi 03069 Cab 01000 Cin V
Banca
Intesa Sanpaolo Spa
Piazza S. Carlo 156 - Torino
Intestato a: “Fondazione La
Stampa Specchio dei tempi”
Causale:
“Per le vittime dell’acciaieria di Torino – Fondo
581”
Per ulteriori
informazioni www.specchiodeitempi.org
Dicembre 2007 - Gennaio
2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
critica parlamentari (“per colletta-vergogna”), si appella a Istituzioni per
aiutare famiglie operai morti rogo acciaieria Torino.
Roma
Il leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, si dice “profondamente indignato dalla mancata
solidarietà di tutti i parlamentari (che come ha rivelato nei giorni scorsi Il
Giornale di Milano hanno dato solo un contributo di 9 euro a testa) ai sette
operai dell’acciaieria di Torino, deceduti nel dicembre scorso nell’incendio
sviluppatosi all’interno della loro fabbrica”, informa che “da circa un mese,
dopo aver devoluto la sua indennità di consigliere provinciale, sta sostenendo
sul sito internet di Diritti Civili una iniziativa di solidarietà (sopra
riportata, in questa stessa pagina) a favore delle famiglie di questi
coraggiosi e sfortunati lavoratori”. Corbelli, profondamente deluso dal
comportamento dei deputati e senatori, chiede ai Presidenti della Camera e del
Senato un “gesto riparatore per non dimenticare, ma onorare degnamente la
memoria dei sette operai e aiutare economicamente le loro famiglie” . “Un Paese
civile ha il dovere di aiutare le famiglie di tutte le vittime degli incidenti
sul lavoro, una strage continua che giustamente continua a denunciare il
Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché non venga ignorata e
soprattutto scongiurata per il futuro. Oggi non vanno dimenticate ma aiutate e
sostenute – continua Corbelli - le famiglie dei sette operai della Thyssenkrupp
di Torino (Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino,
Rocco Marzo, Rosario Rondino, Giuseppe Demasi) “morti mentre tentavano di
salvare i loro compagni dal rogo della loro fabbrica. I parlamentari con la
colletta-vergogna (meno di 10 euro da parte di ogni deputato e senatore a
favore delle famiglie dei sette operai morti nell’acciaieria) hanno scritto una
pagina indegna che non fa certo onore all’intero Parlamento. Bisogna subito
cancellare questo atto ignobile. I presidenti della Camera e del Senato
provvedano a riparare a questa onta nella forma e nei modi che riterranno
opportuni e possibili. I sette operai hanno perso la vita per cercare di
salvare dalle fiamme altri loro compagni. Vorrei che questo gesto di coraggio
non venisse dimenticato, ma doverosamente ricordato e onorato. Tra i sette
operai c’è anche un giovane calabrese, Giuseppe Demasi. Auspico per questo che,
così come ha fatto Diritti Civili, anche le istituzioni calabresi partecipino
alla gara di solidarietà per aiutare le famiglie del giovane operaio calabrese
e degli altri suoi colleghi”.
Gennaio-Giugno 2008
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili,
battaglia vinta. Medaglia d’oro per i sette eroi morti l’estate scorsa e subito
dimenticati dai grandi media.
Roma
Una Medaglia d’oro del Presidente
della Repubblica per tutti i sette eroi che questa estate hanno perso la vita
per salvare altre vite umane, per difendere la legalità e per spegnere gli
incendi che hanno devastato molte regioni italiane. E’ la battaglia vinta dal
leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, che per mesi si è battuto
per “non far dimenticare e onorare, invece, degnamente questi sette eroi caduti
nell’adempimento del proprio dovere e per gesti di coraggio e eroismo”.
Corbelli ringrazia il capo dello Stato, che con grande sensibilità ha accolto
le istanze di Diritti Civili, e lamenta invece il “silenzio dei media sui
riconoscimenti a questi eroici personaggi che con grande coraggio sacrificando
la propria esistenza hanno salvato altre giovani vite ed evitato delle stragi”.
“L’Italia è un Paese che dimentica troppo facilmente i suoi eroi. Non è giusto.
Chi ha sacrificato la propria vita per gesti di coraggio e eroismo non deve
essere dimenticato ma ricordato e onorato degnamente. Così come ha fatto il
Presidente Napolitano con il conferimento della Medaglia d’oro. Così come
invece non hanno fatto i media nazionali, che li hanno subito dimenticati e ignorati finanche quando è
stato ad essi assegnato, dopo le istanze di Diritti Civili, il massimo riconoscimento
dalla Presidenza della Repubblica. Dalla fine di luglio Diritti Civili ha
iniziato la sua battaglia per ricordarli e onorali degnamente questi sette
eroi. Ci siamo riusciti. Tre medaglie d’oro sono state già assegnate. Le altre
quattro, già definite, stanno per essere firmate dal Presidente Napolitano
proprio in questi giorni. Alla vigilia di Natale è giusto e doveroso ricordarli
e indicarli questi eroi come esempio per tutti”. Corbelli ricorda che, dopo le
istanze di Diritti Civili, la
Medaglia d’oro è stata già conferita al manovale bosniaco
Dragan Cigan, morto nel mare di Jesolo il 22 luglio scorso, dopo aver salvato
due fratellini trevigiani che stavano annegando; al pilota emiliano dell’aereo
canadair della Protezione Civile, Andrea Golfera, deceduto il 23 luglio in
Abruzzo mentre coraggiosamente tentava di spegnere un rogo; al giovane
vigilante calabrese Luigi Rende, rimasto ucciso a Reggio Calabria l’1 agosto
scorso, mentre si opponeva con coraggio ad una banda di rapinatori. La Medaglia d’oro, sempre su
richiesta di Diritti Civili,.sta per essere conferita dal Presidente Napolitano
anche ai due coraggiosi piloti campani Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone,
volontari dell’Associazione “Humanitas”, che precipitando, e perdendo la vita,
con il loro elicottero antincendio il 9 agosto a Marina di Camerota , in
provincia di Salerno, hanno scongiurato una strage, evitando, con un atto di
eroismo, di abbattersi sui numerosi turisti presenti in quel momento sulla
spiaggia; al coraggioso caporale calabrese Eugenio Nigro, morto, il 6 agosto,
mentre cercava di spegnere un incendio che minacciava il suo piccolo paese di
Lappano, alle porte di Cosenza; al giovane eroe pugliese Pietro Maggiolini che
l’11 agosto ha perso la vita dopo aver eroicamente salvato tre giovani amiche
che stavano annegando nel mare di Palinuro (Sa).
29 dicembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Bambino gravemente
malato. Appello di una madre coraggio a Corbelli
Il leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, risponde all’accorato e disperato appello di una madre
coraggio, Angela, di un piccolo centro dell’Alto Tirreno Cosentino, che vive da
sei anni, insieme al marito, entrambi disoccupati, il dramma del suo bambino
Vito, 10 anni, gravemente malato, affetto dalla sindrome di Lennox Gestaut e
bisognoso di continue cure e terapie. La donna dopo aver scritto alle diverse
Istituzioni, tra cui anche l’ex Assessore regionale alla Sanità, Doris Lo Moro
e il Ministro della Salute, Livia Turco, e non aver ottenuto alcuna risposta e
nessun aiuto, nei giorni scorsi ha rivolto un accorato appello sulla stampa a
Corbelli, chiedendo il suo intervento perché “venga riconosciuto il diritto ad
una vita dignitosa a un bambino gravemente malato e ai genitori che l’assistono”.
“Signor Corbelli , mi rivolgo a lei, ha scritto la signora Angela in una
struggente lettera aperta, con la speranza che possa ascoltare questa mia
disperata richiesta di aiuto”. Il dramma di questa famiglia e del loro bambino
inizia 6 anni fa, il 26 ottobre 2001, quando il piccolo Vito che allora aveva 4
anni venne colpito per la prima volta da un attacco di epilessia. Da quel
momento inizia il calvario, il lungo e doloroso percorso per ospedali, centri
riabilitativi, terapie finché nel 2003 non venne diagnosticato al bambino, alla
neuropsichiatria infantile del Careggi Cto di Firenze, la sindrome di Lennox
Gestaut. “Da allora tutti i nostri sogni sono svaniti, siamo stati catapultati
in una realtà drammatica. La stupenda famiglia che avevamo creato con tanti
sacrifici non c’era più. Ad accudire il nostro bambino siamo io, mio marito e
l’altra nostra figlia quindicenne. Abbiamo combattuto contro tutto e tutti –
scrive questa madre coraggio nella lettera aperta a Corbelli - per ottenere
quello che crediamo sia un nostro sacrosanto diritto. Oggi siamo stanchi.
Continuiamo a lottare per nostro figlio ma le forze sento che vengono a
mancare; subentra la stanchezza fisica e mentale, i problemi economici e lo
stress. Siamo anche noi degli essere umani. Il nostro Vito necessita di
assistenza continua, bisogna portarlo alla terapia riabilitativa tre volte alla
settimana; bisogna imboccarlo, lavarlo, stargli sempre accanto. Mio marito per
assisterlo ha fatto troppe assenze e ha perso anche il posto di lavoro e da
allora è disoccupato. Quando capita a va a fare qualche giornata, ma niente di
più. E’ sempre alla ricerca di un lavoro che non riesce a trovare. Perché non
viene dato un lavoro a noi genitori di bambini diversamente abili? Bambini che
noi dobbiamo curare e aiutare a crescere. Chi tutela noi genitori dandoci un
lavoro per aiutare e poter continuare a curare e assistere i nostri bambini
disabili? Chi tutela noi genitori quando dietro a un finto sorriso nascondiamo
tutte le nostre lacrime, il nostro dolore, la rabbia , la dignità calpestata
per il loro bene? Restano l’amarezza, la solitudine, la delusione che gli
altri, comprese le Istituzioni, ti fanno sentire. Signor Corbelli, ci aiuti,
ascolti il nostro disperato grido di aiuto”. Corbelli, rimasto profondamente
colpito da questa triste e drammatica vicenda, chiede che questo appello
dignitoso e accorato di questa madre coraggio non resti inascoltato. “Chi può
(il Sindaco del paese dove abita questa famiglia, la Provincia, La Regione, il Ministro della
Salute) aiutino i genitori di questo bambino. Mi impegnerò subito perché questa
donna e il suo bambino vengano aiutati. E’ solo per aiutare questa povera gente
che, disperata si rivolge a me quale ultima speranza, che continuo a combattere
anche di fronte al silenzio, alla indifferenza e insensibilità di tutti”.
18 dicembre 2007
Giustizia.
Concessi arresti
domiciliari giovane detenuto disabile foggiano, costretto sedia a rotelle.
FOGGIA
Ha ottenuto gli
arresti domiciliari ed ha lasciato il carcere di Foggia il giovane detenuto
pugliese paraplegico Andrea B. , 25 anni, disabile al 100%, costretto alla
sedia a rotelle. Un'altra battaglia civile vinta dal Movimento Diritti Civili
10 dicembre
2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Malasanità. Dopo
nuova tragedia di Vibo, Diritti Civili: “Fermare massacro giovani vite umane,
giustizia per morte studentessa e appello a Consiglio Regionale: Istituire
subito Garante Salute Calabria”
Il Movimento Diritti Civili dopo la
nuova tragedia di Vibo Valentia, la tragica scomparsa della giovane studentessa
Eva Ruscio, durante un intervento alle tonsille, chiede che venga fatta luce e
giustizia su questa morte assurda e rivolge un appello al Consiglio Regionale
della Calabria sollecitando “l’immediata istituzione del Garante della Salute,
una “struttura assolutamente urgente e indispensabile per monitorare
costantemente la situazione in tutti gli ospedali e strutture sanitarie della
regione, coordinare interventi urgenti e prevenire casi di malasanità”. Franco
Corbelli invita gli esponenti dei partiti politici a “evitare polemiche, a non
strumentalizzare queste disgrazie e a lavorare tutti uniti per dare risposte ai
problemi della gente, soprattutto della salute, e per evitare che si ripetano
tragedie del genere”. “Non si può continuare a morire in questo modo. Non si
possono spezzare delle giovanissime vite umane, e buttare per sempre nel dolore
atroce e nella disperazione delle intere famiglie, per delle banali operazioni.
Occorre reagire. Fare qualcosa per fermare questo massacro di giovani vite
umane. Alla magistratura chiediamo di andare fino in fondo, di accertare e
punire i responsabili della scomparsa della giovane Eva. Dopo questa nuova,
assurda morte di questa studentessa e alla luce dei tanti casi di malasanità
che continuano purtroppo a verificarsi in Calabria, rivolgo un appello al
Consiglio Regionale, nella sua interezza, invitandolo ad accogliere la proposta
di Diritti Civili, che ha già ottenuto il parere favorevole della Prima
Commissione Consiliare della Provincia di Cosenza, e a istituire subito,
superando le lungaggini burocratiche e istituzionali, la struttura del Garante
della salute. Pur consapevole che questa figura del Garante non riuscirà
purtroppo a risolvere tutti i problemi della sanità e ad evitare tutte le
tragedie sono assolutamente convinto della straordinaria utilità ed efficacia
di questa struttura, una grande opportunità per i calabresi. Il Garante della
salute rappresenta una priorità per la Calabria; è una vera e propria rivoluzione nel
campo della sanità calabrese, nell’interesse e a difesa dei diritti dei
cittadini. Dopo la nuova tragedia di oggi a Vibo, la morte della giovane Eva,
che fa seguito a quelle dell’altra studentessa vibonese Federica Monteleone,
del giovanissimo Flavio Scutellà e alla luce delle numerose denunce sui casi di
malasanità (le ultime, purtroppo finite tragicamente, sono proprio di questi
ultimi giorni) diventa ancora più importante e urgente l’istituzione della
figura del Garante della Salute, proprio per difendere e garantire i diritti di
tutti i cittadini. La proposta servirà a dotare la Regione Calabria
della struttura del Garante della Salute per controllare ininterrottamente la
situazione nelle strutture ospedaliere della regione, verificare eventuali
disservizi, casi di disorganizzazione, violazioni dei diritti dei degenti,
coordinare interventi per casi urgenti e drammatici. La struttura del Garante
raccoglierà, attraverso un numero verde, operativo 24 ore, le segnalazioni e le
denunce dei cittadini sui casi di malasanità; provvederà quindi ad effettuare
le verifiche e i relativi controlli. Il Garante è una figura istituzionale
autorizzata ad avere accesso in qualsiasi struttura sanitaria pubblica della
Regione, chiedere e ottenere tutte le informazioni utili alle indagini
esperite, naturalmente nel rispetto della privacy della persona. Il Garante
della salute sono certo servirà non solo a denunciare ma a scongiurare in
futuro tanti casi di malasanità, evitando così nuove tragedie umane”.
5 dicembre 2007
Solidarietà
AIUTIAMO I BAMBINI
DEL BANGLADESH E DI KIEV
Sosteniamo le campagne umanitarie
dell'Unicef per il Bangladesh, colpito dal violento ciclone (www.unicef.it)
e quella di Soleterre per i bambini malati gravi di Kiev (www.soleterre.it)
Novembre - Dicembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili
chiede intervento Ministro Salute, Turco, per casi malasanità e diritti negati
dei malati
Il Movimento Diritti Civili
interviene per chiedere giustizia e rispetto dei diritti delle persone vittime di
casi di malasanità, di operazioni chirurgiche andate male e malattie contratte
in ospedale, da degenti, personale medico e paramedico, durante il loro lavoro.
Franco Corbelli, che chiede e sollecita l’intervento del Ministro della Salute,
Lidia Turco, nella fattispecie richiama il caso, reso noto oggi dal Domani
della Calabria, della donna, Adriana M., 61 anni, di Catanzaro, che da 15 anni
aspetta ancora di essere risarcita per il cattivo esito di una operazione di
ernia del disco cui si era sottoposta, e che le ha rovinato la vita;
dell’infermiere calabrese in pensione Antonio B. , 59 anni, che ha contratto,
nell’ospedale dove lavorava, un’infezione e che anche lui aspetta invano di
avere l’indennizzo, i benefici così come previsto dalla legge 210/1992, della
vicenda del paziente in coma non trasferito in elisoccorso, per un ritardo di
tre minuti, dell’ambulanza, e della neonata di Corigliano, deceduta dopo essere
stata dimessa dall’ospedale. “Ieri ho ricevuto la lettera di un ex infermiere
in pensione, il signor Antonio B., che mi denunciava il suo dramma e
l’ingiustizia che sta subendo e mi chiedeva di aiutarlo. Oggi Il Domani della
Calabria ha reso noto la drammatica storia di una donna che dopo un intervento
chirurgico, di cattivo esito, si è vista la vita, sua e del marito distrutta,
aspetta da 15 anni, dopo due sentenze del Tribunale a lei favorevoli, di avere
ancora quantificato il risarcimento. Sono due storie di ingiustizie, di diritti
negati. Così come il caso del paziente in coma non trasportato con
l’elisoccorso dall’ospedale di Lamezia a quello di Rossano per un ritardo di
tre minuti dell’ambulanza o il dramma della neonata morta a Corigliano. Chiedo
al Ministro della Salute, Livia Turco, di intervenire, di far rispettare i
diritti di queste sfortunate persone e dei loro familiari. Un Paese civile ha
il dovere di adempiere ai propri doveri che sono quelli di rispettare i diritti
di tutte le persone, delle vittime di casi di malasanità e disorganizzazione,
di operazioni andate male, di malattie infettive contratte durante lo
svolgimento del proprio lavoro, come nel caso del paziente in coma di Lamezia,
della signora di Catanzaro, dell’ex infermiere, della neonata di Corigliano.
Purtroppo per questa povera gente i diritti non esistono, vengono negati e
calpestati. Al Ministro Turco chiedo di assicurare che ci sia giustizia per
queste persone e per tutte quelle che ogni giorno sono vittime di malasanità,
di ingiustizie e diritti negati. Sono proprio questi casi drammatici che
dimostrano quanto sia importante e indispensabile la struttura del Garante
della Salute che Diritti Civili sta portando avanti, nelle sedi istituzionali,
e che presto diventerà legge regionale della Calabria, primo e unico caso del
genere in Italia”.
2 Dicembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Appello di Diritti
Civili per due fratellini rimasti orfani di entrambi i genitori e poverissimi
Il Movimento Diritti Civili rivolge
un appello per due fratellini calabresi, Samuele e Verena, di Acquaformosa, piccolo
centro in provincia di Cosenza, rimasti, da pochi giorni, dopo la morte del
padre e la scomparsa, tre anni fa, della mamma, orfani di entrambi i genitori e
poverissimi. Per aiutare questi due piccoli orfani il comune di Acquaformosa e
la locale Parrocchia hanno aperto un conto corrente postale per la raccolta di
fondi. Il coordinatore di Diritti Civili, che domani stesso devolverà un suo
contributo, invita tutti ad aderire a questa gara di solidarietà e chiede alla
Regione Calabria e alla Provincia di Cosenza di erogare un contributo per
questi due sfortunati fratellini. “La tragedia che ha colpito questa famiglia e
il destino crudele che si è accanito contro questi due fratellini ha molto
colpito tutti noi. Questi due orfanelli, Samuele, che studia all’Industriale di
Castrovillari e Verena, che frequenta la seconda media ad Acquaformosa, dopo
aver perso la mamma, Filomena, 35 anni, pochi anni fa, dopo una lunga malattia,
nei giorni scorsi hanno visto morire all’improvviso anche il loro papà,
Francesco, 39 anni, operaio, colpito da un infarto. Sono rimasti da soli, senza
il sostegno economico dei loro genitori. Per questo vanno aiutati. Non possiamo
lasciarli soli, non dobbiamo abbandonarli, né dimenticarli. Bene hanno fatto il
Comune di Acquaformosa e la
Parrocchia locale – afferma Franco Corbelli - ad aprire un
conto corrente per la raccolta fondi. Quello che possiamo e dobbiamo fare è
dare ognuno di noi un aiuto. Chiedo alla Regione e al suo presidente Agazio
Loiero, alla Provincia di Cosenza e al presidente Mario Oliverio di erogare un
contributo. Rendo noto questo appello, sulla stampa e anche sul nostro sito
Internet www.diritticivili.it , perché l’iniziativa del Sindaco e della Chiesa
di questo piccolo centro albanese del cosentino non resti inascoltata e non
cada nel vuoto, ma venga amplificata, attraverso i media, supportata dalle
Istituzioni, dai cittadini e da chi, come il Movimento Diritti Civili, da
sempre promuove e partecipa a queste gare di solidarietà per aiutare chi ha
bisogno, come nel caso, drammatico, dei due piccoli orfani. Aiutiamoli. Chiedo
a tutti un piccolo gesto di solidarietà”. Queste
le coordinate del conto corrente postate aperto dal Sindaco di Acquaformosa e
dalla locale Parrocchia. Conto corrente postale n. 85613677. Intestato a
Giovanni Manoccio e Amedeo Vittorio Marchianò. Causale versamento. “Per Samuele
e Verena”.
1 Dicembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Grande successo
maratona televisiva su TELEUROPA NETWORK per OCCHIOBAMBINO, con raccolta fondi
per acquisto strumento per diagnosticare e prevenire gravi patologie agli occhi
nei neonati. Servono 160 mila euro.
Cosenza
Grande successo della maratona
televisiva per la raccolta di fondi per sostenere Occhiobambino, la gara di
solidarietà per l’acquisto di un importante strumento diagnostico, Ret Cam II,
per la cura di gravi patologie agli occhi nei neonati, il cui costo è di 160
mila euro. L’iniziativa è stata promossa dal leader del Movimento Diritti
Civili, Franco Corbelli, e dall’emittente regionale Teleuropa Network. Lo
speciale televisivo è andato in onda in diretta giovedì 29 novembre, dalle ore
15 alle 17 e dalle 20,30 alle 22,30, ed è stato condotto dalla giornalista
Rosalba Baldino. Insieme a lei in studio erano presenti lo stesso Corbelli, il
promotore dell’iniziativa Occhiobambino, il dottor Alessandro Tortorella,
dirigente medico dell’Unità Operativa di Oculistica dell’Annunziata, il
primario di Oculistica dello stesso ospedale civile di Cosenza, dott. Aurelio
Scrivano. Corbelli, in una nota, parla di “una importante iniziativa e di un
grande impegno e sforzo televisivo reso possibile grazie alla disponibilità e
alla sensibilità dell’editore di Ten, Antonio Gatto, del direttore e della
intera redazione del network regionale. Questa maratona televisiva per la
raccolta di fondi, per l’acquisto dell’importante strumento che serve a
diagnosticare e prevenire gravi patologie agli occhi nei neonati, voluta da
Diritti Civili e subito sostenuta dall’editore di Ten, servirà a dare un aiuto
concreto alla lodevole iniziativa del dottor Tortorella e del primario Scrivano
che purtroppo sino ad oggi ha raccolto solo una piccolissima parte della somma
necessaria per l’acquisto di questa fondamentale apparecchiatura per
curare neonati con problemi di vista che se non diagnosticati in tempo
portano alla cecità assoluta. Sino ad oggi infatti sono stati raccolti solo 12
mila euro. Ne servono altri 140 mila, che speriamo di raccogliere con questa
maratona televisiva”. Il leader di Diritti Civili, per questa
iniziativa si batte da mesi, ha rivolto un appello anche ai sindaci dei 155
comuni della provincia cosentina per quella che definisce “una grande battaglia
civile per il raggiungimento di un straordinario obiettivo e la creazione di
una importante struttura diagnostica al servizio di tutti i futuri nascituri,
soprattutto di quelli figli di persone più povere. Serve una mobilitazione
straordinaria e una grande gara di solidarietà Dotare il reparto di
oculistica dell’ospedale dell’Annunziata di questo moderno e sofisticato
apparecchio – conclude Corbelli - significa salvare la vista a molti bambini
che nascono (tanti in provincia di Cosenza e in Calabria) purtroppo con gravi
patologie che se non individuate e curate in tempo portano purtroppo alla
perdita della vista”. Nel corso della maratona televisiva Corbelli ha
illustrato anche la sua proposta di legge per l’istituzione del Garante della
Salute della Calabria. Per
dare un contributo a questa iniziativa di solidarietà, queste sono le
coordinate del conto corrente aperto dal dott. Tortorella per Occhiobambino. Banca Bcc Mediocrati – Filiale di Cosenza.
C/c n. 103117. Abi: 07062. Cab: 16200. Causale: “Per iniziativa Occhiobambino”.
30 Novembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Dopo istanza
Diritti Civili e relazione Prefetto Salerno sottoposta a Commissione Ricompense
Valore e Merito Civile richiesta conferimento Medaglia d’oro a piloti-eroi
Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone.
Napoli
Il Movimento Diritti Civili ha reso
noto che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sottoposto
all’esame della Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile la sua
istanza per il conferimento della Medaglia d’oro alla memoria per i due piloti
campani Giovanni Baldi e Pierluigi Schiavone, volontari dell’Associazione
“Humanitas”, precipitati con l’elicottero a Marina di Camerota, in provincia di
Salerno, il 9 agosto scorso, mentre erano impegnati in operazioni antincendio.
Dopo la richiesta di Corbelli, recapitata al Quirinale il 10 agosto, il capo
dello Stato ha subito avviato l’istruttoria per l’assegnazione della massima
onorificenza alla memoria per i due piloti-eroi. Il coordinatore di Diritti
Civili il 9 settembre aveva ricevuto una prima lettera della Presidenza della
Repubblica con la quale lo si informava dell’avvio dell’istruttoria per
l’assegnazione della Medaglia d’oro. Oggi è stata recapitata a Corbelli la
nuova missiva del Quirinale, a firma del Consigliere del Presidente della
Repubblica per gli Affari Interni, Alberto Ruffo. Questo il testo della
lettera. “Gentile Dottore, di seguito alla mia lettera del 7 settembre scorso,
Le comunico che, sulla base degli elementi acquisiti dal Prefetto di Salerno, è
stato sottoposto all’esame della Commissione per le ricompense al Valore e
Merito Civile il gesto di coraggio compiuto dai piloti Sig. Giovanni Baldi e
Sig. Pierluigi Schiavone, volontari dell’Associazione “Humanitas”, precipitati
a Marina di Camerota, con un elicottero impegnato nel servizio di avvistamento
incendi. Mi riservo di farLe pervenire ulteriori notizie. Cordialissimi saluti.
Alberto Ruffo”. Corbelli ha ringraziato il capo dello Stato per aver
accolto l’istanza di Diritti Civili. “Eroi come i due piloti Baldi e Schiavone
non saranno dimenticati, ma ricordati e onorati degnamente con il conferimento
della Medaglia d’oro. Il Presidente della Repubblica ha ancora una volta
dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi ha sacrificato
la propria vita per spegnere degli incendi, appiccati da piromani assassini. La Medaglia d’oro, già
conferita, dopo le istanze di Diritti Civili, ad alcuni valorosi, sarà
assegnata a Baldi e Schiavone e ad altri eroi ancora che come i due piloti
campani hanno perso la vita l’estate scorsa mentre cercavano di spegnere dei
roghi, dopo aver salvato altre vite umane e mentre difendevano la legalità”. Il
Movimento Diritti Civili incassa dunque un nuovo importante risultato con
l’oramai prossimo conferimento della Medaglia d’oro ai due piloti. La Presidenza della Repubblica
nelle settimane scorse ha informato Corbelli che, dopo le istanze di Diritti
Civili, la Medaglia
d’oro è stata conferita al manovale bosniaco Dragan Cigan, morto nel mare
di Jesolo, il 22 luglio scorso, dopo aver eroicamente salvato due fratellini
trevigiani che stavano annegando; al pilota emiliano dell’aereo canadair della
Protezione Civile, Andrea Golfera, deceduto lunedì 23 luglio in Abruzzo mentre
coraggiosamente tentava di spegnere un rogo; al giovane vigilante calabrese
Luigi Rende, rimasto ucciso a Reggio Calabria l’1 agosto scorso, mentre si
opponeva con coraggio ad una banda di rapinatori.
15 Novembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili su
trasferimento Vescovo antimafia, Giancarlo Bregantini
Reggio Calabria
Il Movimento Diritti Civili
definisce il trasferimento del Vescovo Giancarlo Bregantini una “perdita, una
sciagura per la Calabria,
un tradimento della Chiesa nei confronti dei calabresi e di quanti si battono
contro la ‘ndrangheta, il malaffare, per il cambiamento e riscatto di
questa regione”. Perchè viene all’improvviso trasferito Monsignor Bregantini?
Il coordinatore di Diritti Civili avanza dei dubbi inquietanti. “Bregantini
viene trasferito per le sue coraggiose denunce antimafia? Per le sue prese di
posizione sul caso Fortugno? Per aver denunciato che il collaboratore di
giustizia Bruno Piccolo, morto suicida, era stato abbandonato dallo Stato? Per
il suo viaggio a Duisburg, per pregare sul luogo della strage di Ferragosto e
per incontrare i familiari delle persone uccise? Perché si manda via il Vescovo
Antimafia ma anche quello del dialogo, della ricerca del confronto con quelli
che sbagliano e uccidono? Chi e perché ha deciso di mandare via il Vescovo
scomodo? Se non sono stati i poteri forti e occulti dicano e spieghino la Chiesa e il Vaticano le
ragioni (vere) di questo trasferimento. Non basta parlare di normale
avvicendamento , perché Bregantini, per la sua storia, il suo impegno civile e
antimafia, per quello che rappresenta nell’immaginario collettivo, per il suo
forte carisma, non è un Vescovo qualsiasi, uno dei tanti. Se la Chiesa non vuole perdere la
credibilità e la fiducia, non solo dei calabresi, spieghi le ragioni vere di
questo provvedimento e, soprattutto, annulli (se è ancora in tempo) questo
trasferimento, lasci Bregantini nella sua diocesi di Locri a continuare la sua
opera evangelica, il suo impegno sociale e contro la ‘ndrangheta. Una cosa è
certa: la Calabria
senza Bregantini diventa ancora più povera e abbandonata. Ci lasciano sempre
più soli a combattere contro la ‘ndrangheta e il malaffare”.
7 Novembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Dopo istanza
Diritti Civili avviata istruttoria per assegnazione Medaglia d’oro a giovane eroe
pugliese Pietro Maggiolini.
Bari
Il Movimento Diritti Civili rende
noto che, a seguito della sua istanza, recapitata al Quirinale nell’agosto
scorso, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha avviato
l’istruttoria per l’assegnazione della Medaglia d’oro alla memoria al giovane
eroe pugliese Pietro Maggiolini, morto l’11 agosto scorso, dopo aver
coraggiosamente ed eroicamente salvato tre ragazze sue amiche che stavano
annegando nel mare di Palinuro, in provincia di Salerno. Franco Corbelli,
coordinatore di Diritti Civili, dopo aver recapitato, ad agosto subito dopo la
tragedia, l’istanza al capo dello Stato ha ricevuto oggi la comunicazione del
Quirinale. Il Consigliere per gli Affari Interni della Presidenza della
Repubblica, Alberto Ruffo, ha informato ufficialmente, con una missiva,
Corbelli che l’istruttoria per la concessione della Medaglia sta per essere
completata. Ecco il testo della lettera della Presidenza della Repubblica a
Corbelli. “Gentile Dottore, mi riferisco alla cortese istanza che Ella ha
inteso far pervenire all’indirizzo del Signor Presidente della Repubblica,
auspicando la concessione di un riconoscimento onorifico alla memoria del
Signor Pietro Maggiolini per il gesto di coraggio compiuto in data 11 agosto
scorso. In proposito desidero informarLa che - acquisiti gli elementi
informativi di rito dal Prefetto di Salerno – questo Segretariato Generale ha
provveduto a sottoporre la questione alla competente Commissione per le
ricompense al Valore e Merito Civile del Ministero dell’Interno. Mi riservo di
farLe pervenire ulteriori notizie. Cordialissimi saluti. Alberto Ruffo”.
Corbelli ringrazia il capo dello Stato per il suo immediato intervento. “Eroi
come il giovane pugliese Maggiolini non saranno dimenticati, ma ricordati e
onorati degnamente con il conferimento della Medaglia d’oro. Il presidente
della Repubblica ha ancora una volta dimostrato grande attenzione e sensibilità
nei confronti di chi, come il giovane pugliese, ha sacrificato la propria vita
per salvare tre giovani sue amiche. La Medaglia d’oro sarà assegnata da Napolitano
subito dopo il parere favorevole della Commissione del Ministero dell’Interno”.
Il Movimento Diritti Civili vince dunque una nuova battaglia “per non
dimenticare, ma ricordare e onorare degnamente con la Medaglia d’oro eroi come
il giovane pugliese Pietro Maggiolini. Diritti Civili ha chiesto nei mesi
scorsi il massimo riconoscimento onorifico per sette eroi morti tragicamente in
Italia durante la scorsa estate per spegnere degli incendi, per difendere la
legalità e per salvare, come nel caso di Maggiolini, altre vite umane. Nelle
settimane e nei giorni scorsi il Quirinale ha informato Corbelli che la
medaglia d’oro è stata, a seguito delle diverse istanze di Diritti Civili,
conferita al manovale bosniaco Dragan Cigan, morto nel mare di Jesolo, il
22 luglio scorso, dopo aver eroicamente salvato due fratellini trevigiani che
stavano annegando; al pilota emiliano dell’aereo Canadair della Protezione
Civile, Andrea Golfera, deceduto lunedì 23 luglio mentre coraggiosamente
tentava di spegnere un rogo in Abruzzo e al giovane vigilante calabrese Luigi
Rende, rimasto ucciso a Reggio Calabria il primo agosto scorso, mentre si
opponeva con coraggio ed eroismo ad una banda di rapinatori.
31 Ottobre 2007
Comunicato stampa
Movimento Diritti Civili
Dramma
immigrazione. Diritti Civili “Aiutare i profughi e i familiari delle vittime”
Il Movimento Diritti Civili
interviene sul dramma dell’immigrazione, chiede al Governo, nel rispetto delle
leggi vigenti, di aiutare i profughi (ed economicamente anche i familiari delle
vittime) che arrivano sulle nostre coste e afferma che la Calabria, anche in
occasione del tragico sbarco di Roccella, ha “mostrato il suo vero volto, che è
quello dell’accoglienza, della solidarietà e dell’umanità”. “La Calabria di fronte alla
tragedia dell’immigrazione, ad un problema immane che come ha denunciato oggi
il Presidente della Repubblica, Napolitano, dovrebbe interessare l’intera
Europa, ha ancora una volta dato una risposta di grande civiltà, solidarietà e
umanità. Dall’impegno della Regione Calabria a quello straordinario della
Chiesa, delle Associazioni di volontariato e delle forze dell’ordine che si
sono subito attivate e prodigate per dare assistenza ai profughi e per
collaborare alle ricerche dei clandestini dispersi in mare. C’è da essere fieri
di questa Calabria, di questa terra ospitale. Questa regione solidale e
positiva purtroppo non fa notizia. E’ la stessa Calabria che accoglie i due
fratellini Marko e Branko, piccoli profughi serbi, non vedenti e, grazie al
questore di Cosenza, Raffaele Salerno, che ha accolto l’appello di Diritti
Civili, li fa restare in Italia per poterli continuare a curare. Chi arriva nel
nostro Paese fuggendo da guerra, fame e miseria deve, nel rispetto delle leggi
vigenti, essere accolto e aiutato. Soprattutto quando si tratta di bambini e di
persone malate. Bisogna evitare che si ripetano tragedie come quelle accadute
in queste ore in Calabria e in Sicilia. Non compete a noi dare risposte e
indicare soluzioni per questo drammatico problema dell’immigrazione
clandestina. Ci sono i Governi delle varie Nazioni preposti a farlo. Il nostro
Paese ha invece il dovere di accogliere e aiutare chi sbarca sulle nostre
coste, anche se da clandestino, in cerca spesso di una salvezza. La Calabria questi profughi
li accoglie e li aiuta, grazie all’opera meravigliosa dei tanti volontari e
delle Istituzioni locali. E’ di questa regione positiva, tollerante e
accogliente che si dovrebbe parlare sui grandi media nazionali. E non invece
della solita Calabria, terra di ‘ndrangheta e di scandali”. Corbelli chiede al
Governo Prodi di aiutare economicamente i familiari delle persone rimaste
vittime durante gli sbarchi di ieri in Calabria e in Sicilia.
29 Ottobre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Dopo istanza
Diritti Civili e parere favorevole Ministero Interno concessa medaglia d’oro a
eroico vigilante calabrese Luigi Rende.
Reggio Calabria
Il Movimento Diritti Civili vince
una nuova, importante battaglia per “non dimenticare e onorare degnamente la
memoria di quanti hanno perso la vita per un gesto di coraggio e di eroismo e
nell’adempimento del proprio dovere”. Il Presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha concesso la medaglia d’oro al giovane vigilante calabrese Luigi
Rende, rimasto ucciso mercoledì 1 agosto scorso a Reggio Calabria, mentre
coraggiosamente affrontava e si opponeva ad una banda di rapinatori. Lo rende
noto il leader di Diritti Civili, Franco Corbelli, che aveva a questo proposito
presentato, il 5 agosto, una istanza al capo dello Stato, chiedendo il
conferimento della Medaglia d’oro per il vigilante Rende “per il gesto di
coraggio e di eroismo”. Oggi la
Presidenza della Repubblica ha, con una missiva, comunicato
ufficialmente a Corbelli la notizia della concessione della medaglia d’oro alla
guardia giurata. L’ok definitivo è stato dato martedì scorso, 23, dalla
Competente Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile. Questo il
testo della lettera, a firma del Consigliere del Presidente della Repubblica
per gli Affari Interni, dott. Alberto Ruffo, recapitata questa mattina a
Corbelli. “Egregio Dottore, di seguito all’unita nota del 20 settembre scorso,
Le comunico che la
Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile,
nella seduta del 23 c.m., ha espresso parere favorevole alla concessione della
Medaglia d’oro al Valor Civile alla memoria di Luigi Rende. L’occasione mi è
gradita per inviarle cordiali saluti. Alberto Ruffo”. Il Quirinale aveva
già comunicato al leader di Diritti Civili, con due missive, una che viene
richiamata nella lettera di oggi e un’altra, del 7 settembre scorso, che “per
la richiesta di Diritti Civili per la medaglia d’oro a Luigi Rende era stato
subito interessato il Prefetto di Reggio Calabria per l’avvio dell’istruttoria
di rito” e nell’altra missiva del 20 settembre che “l’istanza era passata
all’esame della competente Commissione per le Ricompense al Valore e Merito
Civile del Ministero dell’Interno”. Corbelli ringrazia il capo dello Stato per
aver accolto le diverse istanze di Diritti Civili e per le cortesi e tempestive
comunicazioni da parte dei competenti Uffici del Quirinale. “Il Movimento
Diritti Civili da 20 anni si batte contro le ingiustizie, per una giustizia
giusta, per aiutare chi ha bisogno e lotta, con successo, perché eroi come il
vigilante Rende, e altri per i quali ho chiesto (e in due casi già ottenuto) le
massime onorificenze alla memoria, non vengano dimenticati, ma ricordati e
onorati degnamente con il conferimento della Medaglia d’oro. Il presidente
della Repubblica, che non mi stancherò mai di ringraziare, ha ancora una volta
– afferma Corbelli - dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti
di chi, come il vigilante calabrese, ha perso la vita per difendere la
legalità, opponendosi eroicamente ad una banda di rapinatori. Diritti Civili ha
vinto una nuova, importante battaglia civile: la Medaglia d’oro assegnata
a Luigi Rende e ad altri eroi che come la guardia giurata calabrese hanno perso
la vita l’estate scorsa mentre cercavano di difendere la legalità, di salvare
altre vite umane e nel tentativo eroico di spegnere gli incendi appiccati da
piromani assassini. Da calabrese affermo con orgoglio che la Calabria vera è quella di
Luigi Rende e dell’altro nostro eroe, il giovane militare cosentino Eugenio
Nigro, morto, questa estate, mentre coraggiosamente cercava di spegnere un
incendio che minacciava il suo paesino di Lappano, alle porte di Cosenza; anche
lui presto, così come da Diritti Civili chiesto, sarà insignito della medaglia
d’oro”. Corbelli incassa dunque un nuovo successo nella sua battaglia
“per non dimenticare, ricordare e onorare degnamente gli eroi morti questa
estate in Italia”. Alla fine di settembre il Presidente della Repubblica,
accogliendo una istanza dello stesso leader di Diritti Civili, ha conferito la
medaglia d’oro al manovale bosniaco Dragan Cigan, 31 anni, con moglie e due
figli, residente a San Martino di Lupari nel Padovano, morto annegato, il 22
luglio scorso, dopo aver salvato due fratellini trevigiani, di sette e dieci
anni, che stavano affogando nel mare di Jesolo. La Medaglia d’oro, si legge
nella nota di Diritti Civili, sta per essere conferita anche al pilota emiliano
Andrea Golfera, precipitato il 23 luglio scorso mentre a bordo dell’aereo
canadair della Protezione Civile cercava di spegnere un incendio in Abruzzo. Lo
ha comunicato, alla fine di settembre, la Presidenza della Repubblica a Corbelli.
27 Ottobre 2007
(Seguono in questa stessa pagina gli
altri precedenti comunicati su questa iniziativa)
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Dopo istanza
Diritti Civili sarà conferita medaglia d’oro a pilota emiliano Andrea Golfera.
Roma
Il presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, conferirà la medaglia d’oro al pilota emiliano Andrea
Golfera, morto, lunedì 23 luglio scorso, mentre coraggiosamente a bordo di un
aereo canadair della Protezione Civile tentava di spegnere un incendio in
Abruzzo. Lo rende noto il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli,
che aveva a questo proposito presentato, mercoledì 8 agosto, una istanza al
capo dello Stato, chiedendo il conferimento della Medaglia d’oro per il pilota
Golfera “per il gesto di coraggio”. Il Quirinale ha comunicato ufficialmente,
con una missiva, a Corbelli che la richiesta di Diritti Civili per la medaglia
d’oro a Golfera è all’esame della competente Commissione per le Ricompense al
Valore e Merito Civile del Ministero dell’Interno. Questo il testo della
lettera del Consigliere del presidente della Repubblica per gli Affari Interni,
Alberto Ruffo, al leader di Diritti Civili. “Gentile dottore, dopo le cortesi
istanze che Ella ha inteso far pervenire all’indirizzo del Signor Presidente
della Repubblica, auspicando la concessione di riconoscimenti onorifici alla
memoria del pilota Andrea Golfera e altri (che vengono citati nella lettera del
Quirinale) La informiamo che sono state interessati i Prefetti delle Province
ove si sono verificati gli eventi, per l’avvio dell’istruttoria di rito. La
vicenda della tragica morte del pilota del canadair della Protezione Civile,
Andrea Golfera, precipitato in data 23 luglio scorso è all’esame della
Commissione per le ricompense al Valore e Merito Civile del Ministero
dell’Interno. Mi riservo di farle pervenire ulteriori notizie”. Corbelli
ringrazia il capo dello Stato per aver accolto la istanza di Diritti Civili.
“Il Movimento Diritti Civili si batte perché eroi come il pilota Golfera, e
altri per i quali ho chiesto le massime onorificenze alla memoria, non vengano
dimenticati, ma ricordati e onorati degnamente con il conferimento della
Medaglia d’oro. Il presidente della Repubblica ha ancora una volta – afferma
Corbelli - dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti di chi, come
il pilota Golfera, ha perso la vita per tentare di spegnere un incendio in
Abruzzo, appiccato da piromani assassini. La Medaglia d’oro sarà
assegnata a Golfera e ad altri eroi che come il pilota emiliano hanno perso la
vita l’estate scorsa mentre cercavano di spegnere dei roghi, dopo aver salvato
altre vite umane e mentre difendevano la legalità”. Pochi giorni fa il
Presidente della Repubblica accogliendo una istanza dello stesso
Corbelli, ha conferito la medaglia d’oro al manovale bosniaco Dragan
Cigan, 31 anni, con moglie e due figli, residente a San Martino di Lupari nel
Padovano, morto annegato, il 22 luglio scorso, dopo aver salvato due fratellini
trevigiani, di sette e dieci anni, che stavano affogando nel mare di Jesolo.
26 Settembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Scritta oggi in
Calabria una pagina di grande solidarietà. Piccola festa in Questura a Cosenza
per i due fratellini Rom non vedenti
Rilasciato un
permesso straordinario di soggiorno per motivi umanitari. Un fatto, questo,
nuovo e di grande importanza.
Il Questore e
Corbelli, entrambi commossi, definiscono l’avvenimento di oggi un “segnale
importante per l’intero Paese”.
Una pagina di grande solidarietà,
da Libro Cuore, è stata scritta oggi in Calabria. Una piccola festa, con tanto
di regali, palloncini, un piccolo buffet, voluta dal Questore di Cosenza,
Raffaele Salerno, e organizzata all’interno della Questura per festeggiare i
due fratellini Rom non vedenti e il lieto fine di una storia che da sei anni
continua a commuovere tutti in Calabria e nel resto del Paese. I piccoli Branko
e Marko non saranno espulsi e potranno continuare a restare in Italia, per
essere curati. Il Questore Salerno ha voluto incontrare i piccoli Branko e
Marko, 9 e 8 anni, i loro genitori e il leader del Movimento Diritti Civili,
Franco Corbelli, che per questa causa umanitaria si batte ininterrottamente dal
giugno del 2001, da quando ha tolto i due fratellini dalla tenda-vergogna, alle
porte della città di Cosenza, dove erano nati e dove avevano vissuto in
condizioni igieniche disumane. Il Questore ha consegnato ai genitori di Branko
e Marko il nuovo permesso straordinario di soggiorno. L’autorizzazione speciale
a differenza del passato non è più per ragioni di salute ma per motivi umanitari.
“Un segnale importante per l’intero Paese”, lo hanno definito il nuovo
Questore, da poco nella città bruzia, e Corbelli. Il coordinatore di Diritti
Civili ha ringraziato il Questore Salerno per quello che ha definito un “gesto
bellissimo, di grande valore e significato”. E’ stato un incontro molto
cordiale e toccante. Insieme al Questore erano presenti anche il dirigente
Polizia Amministrativa e dell’Immigrazione, Franco Massimino, il dirigente
dell’Ufficio Immigrazione, Francesca Parasporo, il capo di Gabinetto, Paola
Fabris. Il Questore, visibilmente commosso, ha regalato ai due bambini e ai
loro tre fratelli un berretto e uno zainetto della Polizia. Il Questore Salerno
ha ringraziato Corbelli, al quale ha regalato un berretto della Polizia di Stato,
per il suo continuo impegno a favore di questi due bambini e della loro
famiglia, ha espresso la sua soddisfazione e ha definito quella di oggi “una
giornata importante che serve a far capire che si può benissimo coniugare la
legalità, il diritto con la solidarietà nei confronti degli immigrati e non
solo. La Polizia
è una grande famiglia al servizio della collettività. Il nostro compito è
quello di far rispettare la legge e di aiutare chi ha bisogno. Oggi tutti
insieme abbiamo portato a termine una iniziativa molto bella e di grande
significato”. Corbelli, anche lui felice e commosso, ha ricordato il suo
continuo impegno che va avanti da 6 anni per i piccoli Marko e Branko. “E’ dal
giugno 2001 (da quando l’amico e collega Pino Nano mi telefonò una sera per
informarmi di questo dramma umano e per chiedermi di intervenire) che combatto
ininterrottamente per far rispettare i diritti di questi due bambini, per farli
restare in Italia, per farli curare, per aiutarli a risolvere i diversi
problemi. Quella che è stata scritta oggi nella Questura di Cosenza è una
pagina di grande e vera solidarietà, che fa onore alle Istituzioni e a tutto il
Paese”. I genitori di Marko e Branko hanno espresso parole di ringraziamento
“per Corbelli (da sei anni il nostro angelo custode) per il Questore, per il
Comune di Rende” e hanno definito questa giornata “un sogno che abbiamo sempre
sperato un giorno si avverasse”. Ottenuto il permesso, e quindi il
tesserino sanitario, i due bambini accompagnati dai genitori la prossima settimana
si recheranno di nuovo all’ospedale Maggiore di Bologna, per essere sottoposti
a nuovi piccoli, delicati interventi. Marko deve essere operato per
mantenere la vista dall’unico occhio vedente e l’altro, Branko, completamente
non vedente, deve continuare le terapie per evitare infezioni ed eliminare i
dolori.
17 Settembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Diritti Civili:
“Vinta nuova, importante battaglia. Resteranno in Italia fratellini Rom non vedenti.
Nuovo permesso straordinario di soggiorno”
I due fratellini Rom non vedenti
non saranno espulsi e potranno restare in Italia. Una nuova, difficile
battaglia vinta dal Movimento Diritti Civili. “La più importante e la più bella
di tutte le nostre innumerevoli battaglie fatte in 20 anni, a cui sono
particolarmente affezionato. Una grande conquista civile che fa onore alle
Istituzioni e all’intero Paese”, afferma Franco Corbelli, soddisfatto e
contento. Otterranno un nuovo permesso straordinario, per motivi umanitari, e
potranno continuare a rimanere nel nostro Paese, per essere curati, i piccoli
Branko e Marko, 8 e 9 anni, i due bambini Rom non vedenti, nati a Cosenza,
figli di immigrati irregolari, che rischiavano di essere mandati via
dall’Italia domani, venerdì 14 settembre, alla scadenza dell’ultima
autorizzazione speciale di soggiorno, concessa loro nel marzo scorso, per
motivi di salute, dalla Questura di Cosenza. Il nuovo permesso sarà concesso
domani. A renderlo noto è lo stesso Corbelli che questa mattina ha accompagnato
alla Questura di Cosenza i due bambini e i loro genitori. Il coordinatore di
Diritti Civili ha incontrato la dirigente dell’Ufficio immigrazione, Francesca
Parasporo, che da anni segue, insieme alla sua collega Tocci, la vicenda dei
due bambini e che, afferma Corbelli, “come al solito ha dimostrato grande
disponibilità, sensibilità e umanità e per questo voglio ringraziarla. Per il
settimo anno consecutivo siamo riusciti ad ottenere un provvedimento straordinario,
che permette ai bambini e ai loro genitori di restare in Italia. Il rinnovo del
permesso di soggiorno non è una operazione semplice. Ogni volta infatti si
tratta di una forzatura della legge sull’immigrazione. Ma su tutto per fortuna
prevale l’umanità, il rispetto del dramma e del bisogno di assistenza sanitaria
dei due fratellini non vedenti. Adesso la speranza è che i genitori dei
bambini, nati in Italia, possano finalmente ottenere la cittadinanza italiana
essendo nel nostro Paese, con regolari permessi di soggiorno, da oltre 5 anni.
C’è infatti in discussione in Parlamento una proposta di legge che prevede il
riconoscimento della cittadinanza per quegli immigrati che abbiano trascorso,
regolarmente autorizzati, almeno 5 anni in Italia. Come appunto nel caso dei
bambini e dei loro genitori. Aspettiamo a proposito della cittadinanza anche un
intervento e una risposta del Ministro degli Interni, Giuliano Amato, al nostro
appello”. Corbelli ininterrottamente da oltre 6 anni aiuta e si batte per
questi due bambini. Li ha salvati togliendoli, nel giugno dl 2001, dalla
piccola tenda-vergogna, dove vivevano in condizioni igieniche disumane e
allucinanti, sistemandoli in una casa (messa a disposizione dal Comune di
Rende), facendoli ricoverare e operare negli ospedali di Cosenza e Bologna,
iscrivendoli a scuola, facendogli ottenere ogni anno un permesso straordinario
di soggiorno per permettergli di restare nel nostro Paese per continuare le
cure e i piccoli, continui interventi a cui devono sottoporsi i due bambini
all’ospedale Maggiore di Bologna, dove i due piccoli si recheranno di nuovo
agli inizi di ottobre. Marko deve essere operato per mantenere la vista
dall’unico occhio vedente e l’altro, Branko, completamente non vedente, curato
per evitare infezioni ed eliminare i dolori.
13 Settembre 2007
Comunicato Stampa
Movimento Diritti Civili
Appello Diritti
Civili a Ministro Amato e Questore Cosenza per fratellini Rom non vedenti,
Marko e Branko. Venerdì scade l’ultimo permesso straordinario di soggiorno e i
due bambini e i loro genitori (immigrati irregolari) rischiano di essere
espulsi dal nostro Paese
Appello del leader del Movimento
Diritti Civili, Franco Corbelli, al Ministro degli Interni, Giuliano Amato, e
al nuovo Questore di Cosenza, Raffaele Salerno, a favore dei piccoli nomadi
Branko e Marko, i due fratellini non vedenti, nati a Cosenza, figli di
immigrati irregolari, che rischiano di essere, tra 48 ore, espulsi dall’Italia,
perché dopodomani, venerdì 14 settembre, scadrà l’ultimo permesso straordinario
di soggiorno, concesso loro nel marzo scorso, per motivi umanitari, dalla
Questura di Cosenza. Se infatti non si otterrà un nuovo provvedimento
straordinario i due fratellini e i loro genitori dovrebbero lasciare il nostro
Paese. Lo rende noto lo stesso Corbelli, grazie al cui incessante impegno che
va avanti ininterrottamente da oltre 6 anni, i due bambini rom, Branko e Marko,
8 e 9 anni, non vedenti (il più piccolo, Branko, completamente cieco, l’altro,
Marko, vede da un solo occhio), figli di una coppia di immigrati clandestini,
continuano a restare nel nostro Paese per essere curati e assistiti. Corbelli
li ha salvati togliendoli, nel giugno dl 2001, dalla piccola tenda-vergogna,
dove vivevano in condizioni igieniche disumane e allucinanti, sistemandoli in
una casa (messa a disposizione dal Comune di Rende), facendoli ricoverare e
operare negli ospedali di Cosenza e Bologna, iscrivendoli a scuola, facendogli
ottenere ogni anno (dopo manifestazioni di protesta, denunce e appelli alle massime
Istituzioni del Paese da parte del Movimento Diritti Civili, che hanno fatto
registrare gli interventi dell’ex presidente del Consiglio Berlusconi e l’anno
scorso del Presidente della Repubblica, Napolitano) un permesso straordinario
di soggiorno per permettergli di restare nel nostro Paese per continuare le
cure e i piccoli, continui interventi a cui devono sottoporsi i due bambini
all’ospedale Maggiore di Bologna; uno, Marko, per mantenere la vista dall’unico
occhio vedente e l’altro, Branko, completamente non vedente, per evitare
infezioni ed eliminare i dolori. “Continuano ancora oggi purtroppo le peripezie
di questi due fratellini. Ogni anno infatti – afferma Corbelli - rischiano di
essere espulsi dall’Italia. Dopodomani, venerdì, scade l’ultimo loro permesso
straordinario di soggiorno e i due bambini e i loro genitori se non otterranno
una nuova autorizzazione speciale dovrebbero lasciare il nostro Paese. Per loro
sarebbe la fine di ogni speranza. Non hanno più un Paese, il loro villaggio
nell’ex Jugoslavia, dove vivevano i genitori, è stato distrutto dalla guerra.
Ancora una volta mi appello alle Istituzioni competenti, al Ministro degli
Interni, Amato, e al nuovo Questore di Cosenza, Salerno, che essendo da poco
nella città brucia non conosce questa vicenda, perché si eviti questa
ingiustizia. L’espulsione dall’Italia di questi bambini e dei loro genitori
sarebbe una crudeltà inaudita, un fatto indegno di un Paese civile. Chiedo che
venga concesso un nuovo permesso straordinario di soggiorno e venga finalmente
riconosciuto il diritto alla cittadinanza italiana a questi bambini (nati in
Italia) e ai loro genitori per permettergli di restare nel nostro Paese per
continuare così a curarsi nei centri specializzati. Ho fatto preparare ai
genitori dei bambini tutta la documentazione necessaria. Il certificato medico
lo ha rilasciato il primario di Oculistica dell’ospedale Civile di Cosenza,
Aurelio Scrivano, che ho sentito ieri al telefono. Per il settimo anno
consecutivo domani mattina accompagnerò personalmente in Questura i piccoli
Marko e Branko e i loro genitori. Mi auguro che non ci sia bisogno di inscenare
una protesta per ottenere un diritto sacrosanto dei due bambini. La situazione
purtroppo – continua Corbelli - si è fatta ancora più difficile e drammatica
per l’aggravarsi delle condizioni del piccolo Branko. Agli inizi di ottobre i